
La prima che ho notato è stata una ragazzina americana in una competizione giovanile disputata in Italia, il Trinacria d’oro. Ai Mondiali del 1989 la squadra femminile americana era arrivata quarta con la sua prima atleta, Brandy Johnson, che si era piazzata solo settima nel concorso individuale. Lo so, nell’occasione la Silivas è arrivata addirittura dodicesima, ma soltanto perché non ha minimamente provato a rimanere sulla trave dopo da delusione del 10,00 (giustamente) ottenuto da Svetlana Boginskaya che le aveva matematicamente impedito di conquistare il titolo assoluto. La Johnson avrebbe poi vinto un bronzo al volteggio, specialità che non amo, e sarebbe stata l’unica medaglia femminile americana. La squadra avrebbe avuto solo altre due finaliste nel volteggio.
Tifare per un’americana? Terribilmente improbabile, c’erano altre atlete che mi piacevano di più. La stessa Boginskaya, che per me era una rivale ma che non potevo fare a meno di ammirare. Eppure nel Trinacria sono stata colpita da questa ragazzina di 13 anni. Avrebbe partecipato ai suoi primi Mondiali solo l’anno dopo, vincendo un argento alle parallele con cui avrebbe iniziato la sua collezione di sei medaglie d’oro (due nel concorso individuale), tre d’argento e due di bronzo fra Mondiali e Olimpiadi nelle competizioni individuali. Il suo nome era Shannon Miller. Ovviamente ha vinto la gara. Questo è il suo esercizio alla trave: