
Le speranze del pattinaggio per una medaglia non poggiavano tutte sulle sue spalle. Nell’occasione, dopo quattro anni di pausa, erano tornati sul ghiaccio Barbara Fusar-Poli e Maurizio Margaglio, già vincitori di tutto il possibile nel 2001 (le tre tappe del Grand Prix disputate, la finale, gli Europei e i Mondiali) e di un bronzo Olimpico nel 2002 (più svariate medaglie importanti fra il 2000 e il 2002) nella danza su ghiaccio. Dopo degli straordinari obbligatori, capaci di portarli in testa alla classifica, però, Barbara e Maurizio erano caduti sul rotational lift della danza originale, dando l’addio a ogni speranza di medaglia. Decima danza originale, ottava danza libera per un complessivo sesto posto finale. Gli altri italiani all’epoca non avevano ambizioni di medaglia, Federica Faiella e Massimo Scali, che nel 2010 avrebbero conquistato un argento europeo e un bronzo mondiale nella danza, sono arrivati tredicesimi. Fra gli uomini c’era il pattinatore di origine ceca Karel Zelenka, i cui record sono un settimo posto agli Europei del 2007 e un sedicesimo ai Mondiali del 2008, ma un venticinquesimo posto nel programma corto olimpico lo ha portato a essere il primo dei pattinatori che non hanno eseguito il lungo. Nelle coppie di artistico l’Italia non aveva nessuno, ora può sembrare stano visto il livello degli atleti azzurri ma per molto tempo in questa specialità l’Italia non è riuscita a portare nessuno sulla scena internazionale. E poi c’erano le donne.
Silvia Fontana, la più esperta, alla sua seconda Olimpiade dopo la decima posizione conquistata nel 2002 (fra i suoi piazzamenti ricordo anche due decimi posti ai Mondiali nel 2001 e 2002 e il settimo posto agli Europei del 2001). Per la verità Silvia si era ritirata nel 2002, come Barbara e Maurizio, ma la possibilità di disputare un’Olimpiade in casa era troppo ghiotta per lasciarsela scappare, anche se poi il risultato finale è stato un ventiduesimo posto. E Carolina, la giovane promessa. Suppongo che non abbia retto alla pressione. L’Italia di medaglie ne ha portate a casa undici in quell’Olimpiade, cinque ori e sei bronzi, in discipline quali slittino, pattinaggio di velocità, sci nordico, sci di fondo, short track e bob.
Quell’anno l’Italia aveva fra gli uomini Samuel Contesti, alla fine diciottesimo (per lui un argento europeo nel 2009 e un quinto posto mondiale nello stesso anno) e Paolo Bacchini, alla fine ventesimo (nel 2011 dodicesimo agli Europei e ventunesimo ai Mondiali). Nelle coppie di artistico c’era già Nicole Della Monica, che all’epoca pattinava con Yannick Kocon. Per loro dodicesimo posto finale (erano già stati sesti agli Europei del 2009 e 2010 e diciottesimi ai Mondiali del 2009. Con il nuovo partner, Matteo Guarise, Nicole è arrivata ancora sesta agli Europei del 2015 e 2016, e undicesima ai Mondiali del 2016). Nella danza erano presenti i già citati Federica Faiella e Massimo Scali, che si sono classificati al quinto posto, e Anna Cappellini e Luca Lanotte, alla fine dodicesimi (campioni mondiali ed europei nel 2014, e capaci di salire sul podio nelle ultime cinque edizioni degli Europei). Fra le donne, complice un pessimo Mondiale del 2009 con una Kostner autrice di un libero privo di salti tripli puliti e relegata in dodicesima posizione, l’Italia aveva un solo posto.
Come ci si riprende da una batosta così? Lavorando tanto, e su questo non c’è dubbio, ma è a questo punto che la Kostner si è dimostrata davvero forte. Non la conosco, non so quanto lavoro abbia fatto, di quanto sostegno abbia avuto bisogno, quel che è certo è che se prima aveva ottenuto alcuni risultati importantissimi grazie al suo talento a questo punto la sua carriera ha preso una svolta. Una volta l’ho sentita dichiarare che prima dei salti si interrogava su quel che sarebbe accaduto se fosse caduta, poi ha iniziato a interrogarsi su cosa sarebbe accaduto se fosse rimasta in piedi. L’atteggiamento positivo, ispiratole probabilmente anche dallo psicologo da cui si è fatta aiutare, è stato determinante. Non tanto nei successivi Mondiali, chiusi comunque al sesto posto, perché per un cambiamento importante serve tempo. Dall’inizio della stagione successiva però è salita sul podio e non ne è più scesa.
Prima ai campionati italiani di fine 2010 e 2012, mentre nel 2011 non è andata per infortunio, prima nelle quattro “gare minori” disputate nel successivo quadriennio, prima e terza nelle due gare di Grand Prix, e seconda nella relativa finale, alla fine del 2010, seconda agli Europei e terza ai Mondiali nel 2011.
Seconda in due gare del Grand Prix, prima in un’altra e nella finale, e prima a Europei e Mondiali nella stagione 2011-2012.
Niente Grand Prix l’anno dopo, con una breve indecisione riguardo a un possibile ritiro, poi nuova partecipazione a Europei e Mondiali nel 2013 con un primo e un secondo posto.
Nella stagione olimpica hanno iniziato ad arrivare alcune fortissime ragazzine russe a complicare la vita a tutte le altre. Seconda e terza nelle due tappe del Grand Prix, e quindi niente finale, terza agli Europei dietro a due russe, Yulia Lipnitskaya e Adelina Sotnikova. Le russe non avevano la sua eleganza ma saltavano di più. Era possibile batterle? E a livello mondiale o olimpico le avversarie sarebbero aumentate con la sudcoreana Kim Yuna e la giapponese Mao Asada in vesti di favorite e le americane Gracie Gold e Ashley Wagner da tenere presenti come pericolose rivali.
Dopo tanti anni al vertice e chissà quanti momenti di dubbio superati grazie alla passione per lo sport e alla forza di volontà Carolina si è fermata un attimo, e qui è arrivata la mazzata più forte. Un fidanzato dopato e una squalifica di oltre due anni per una semplice frase, l’affermazione che lui non fosse nella sua casa quando lei era convinta che l’unica colpa di lui fosse stata quella di aver dato un indirizzo di reperibilità sbagliato e che il barattolino custodito nel frigorifero contenesse solo vitamine. Una squalifica pesante per un momento di ingenuità, perché una persona di cui lei si fidava si dopava senza che lei ne sapesse nulla.
Ancora una volta Carolina ha scoperto che la voglia di pattinare era più forte di tutto, ha accettato le restrizioni, l’impossibilità di partecipare ad alcune esibizioni per paura che ci fossero ripercussioni sugli altri atleti presenti (ma cos’era, infettiva? Li avrebbe contagiati dicendo che quello che ormai era il suo ex fidanzato non era in casa? A volte i regolamenti sono davvero assurdi) e appena ha potuto si è rimessa a lavorare.
Poi ci sono stati i campionati italiani, con il successo in entrambi i segmenti di gara e quindi complessivo, ma anche con una Roberta Rodeghiero capace di fare meglio di lei da un punto di vista tecnico nel programma lungo. Valeva davvero la pena rischiare? L’ultima immagine di Carolina era quella della squalifica per doping, anche se lei non si è mai dopata, ma c’era una striscia di 27 podi consecutivi che rischiava di essere interrotta dalla supremazia delle terribili russe, e un’immagine di eleganza legata alle sue ultime apparizioni sul ghiaccio che sarebbe stato un peccato veder rovinare. Pensiamo a Mao Asada, solo settima ai Mondiali del 2016, sesta e nona alle due gare di Grand Prix di questa stagione, e dodicesima agli ultimi campionati giapponesi, e stiamo parlando di un’atleta capace di conquistare tre ori, un argento e un bronzo mondiali e un argento olimpico. O anche a Elizaveta Tutkamysheva, che nella stagione 2014-2015 ha conquistato otto ori (fra cui quelli Mondiale, Europeo e della finale di Grand Prix) e un argento nelle nove gare disputate ma che, con due ottavi posti nelle ultime due stagioni ai campionati russi, non riesce più a partecipare alle competizioni più importanti. Per quanto forte possa essere un atleta, per quanto talento possa avere, l’equilibrio fra forma fisica, capacità tecniche e doti interpretative è talmente delicato che basta un niente per distruggerlo, e risultati che prima sembravano facili (chi l’avrebbe creduto, nel 2015, che la Tutkamysheva non avrebbe dominato per il successivo quadriennio olimpico?) possono non arrivare più. Valeva la pena per la Kostner rischiare?
Se più in su avevo citato le musiche del corto di quest’anno, quella del lungo è il Nisi Domini (Cum Dederit) di Antonio Vivaldi. Mi spiace non essere riuscita a ritrovare l’intervista in cui Carolina spiegava perché ha scelto questa musica, un omaggio alla forza delle donne. Comunque vada, la Kostner si è dimostrata un’atleta straordinaria e una persona dal carattere molto forte. Da ammirare.