Di giudici, giurie e giudizi equi/6. 1977-1988

1977, Campionato europeo

Il giudice sovietico Evgenia Bogdanova piazza i tre atleti sovietici, Vladimir Kovalev, Juri Ovchinikov e Konztantin Kokora al primo, secondo e terzo posto. La classifica finale invece li ha visti al secondo, quarto e sesto posto. Se Kovalev era comunque un pattinatore importante, al suo attivo ci sono un argento olimpico, due ori, due argenti e un bronzo mondiali, e un oro, quattro argenti e un bronzo europei, gli altri pattinatori non erano così forti. Ovchinikov ha vinto solo un bronzo europeo, Kokora al massimo si è qualificato sesto all’Europeo. Per Bogdanova i migliori erano loro, per tutti gli altri no, e Bogdanova ha ricevuto due anni di sospensione per national bias (Bianchetti Garbato, pag. 62)

1978

Secondo quanto scrive Bianchetti Garbato, nel novembre del 1978, in una gara internazionale svoltasi a Praga, il giudice austriaco Herbert Rothkappl ha fatto pressioni sui giudici di altre federazioni per ottenere sostegno a favore dei pattinatori austriaci. Risultato? Nel 1979 gli è stata comminata una sospensione di dieci anni (pagg. 29-30).

1970-1978

Ovvero, quando ancora si usava sospendere i giudici che si comportavano in modo scorretto. In questi anni sono stati sospesi 38 giudici per un periodo compreso fra uno e tre anni, 9 sovietici, 7 inglesi, 6 francesi, 3 canadesi, 3 americani, uno ciascuno per Austria, Jugoslavia, Germania Occidentale, Olanda, Italia, Australia, Norvegia e Svezia. Da quel che ci dice Bianchetti Garbato (pag. 62), tendenzialmente gli inglesi erano incompetenti o facevano errori, i francesi e i sovietici erano partigiani. Il caso più interessante è quello di Valentin Piseev, che in seguito sarebbe diventato presidente della federazione sovietica, che è stato sospeso, fino al momento in cui è stato eletto, con un solo voto di scarto, a membro della Commissione Tecnica per il Pattinaggio Artistico. A quel punto la sua sospensione è stata forzatamente trasformata in una lettera di ammonizione. Molto bene, quindi questo signore che non dev’essere uno specchio di onestà se viene sospeso, può candidarsi a una carica importante e farla franca. Forse c’è qualcosa che non va nella gestione interna dell’ISU. Poi non dovremmo stupirci se Didier Gailheguet, avendo fatto quel che ha fatto, ha rischiato di diventare presidente dell’ISU.

Visto che Bianchetti Garbato ci fa la cortesia di elencare tutti i giudici sospesi in questi anni, io trascrivo l’elenco, perché certi nomi è bene ricordarli. In grassetto ho evidenziato gli habitué, quelli che evidentemente hanno così gradito la prima sospensione da spingere l’ISU a comminargliene una seconda.

Anno Giudice Nazionalità Anni di sospensione
1970 Hans Meixner Austria 1
Jeanine Donnier-Blanc Francia 1
Sieglinde Schlieter Germania Orientale 1
Leonore Jennings Gran Bretagna 2
1972 Joy Forster Canada 1
Liliane Caffin-Maudale Francia 1
Claude Lambert Francia 1
Mollie Phillips Gran Bretagna 1
Tatiana Danilenko Unione Sovietica 1
Igor Kabanov Unione Sovietica 1
Dorothy Burkholder USA 2
Dora May Coy USA 1
Riko Presinger Jugoslavia 2
1974 Alain Calmat Francia 3 (ridotti a 2 nel 1976)
Hugette Guyonneau Francia 1
Gerhard Frey Germania occidentale 2
Helga von Wiecki Germania Orientale 1
J. Hameka-Otte Olanda 1
Boris Anokhin Unione Sovietica 2
Tatiana Danilenko Unione Sovietica 2
Valentin Piseev Unione Sovietica 1
Norman Fuller USA 1
1975 William Lewis Canada 2
Mary Groombridge Gran Bretagna 1
Lino Clerici Italia 1
Evgenia Bogdanova Unione Sovietica 1
Igor Kabanov Unione Sovietica 2
1976 Suzanne Francis Canada 1
Walburga Grimm Germania Orientale 1
Lenore Jennings Gran Bretagna 1
Harry Lawrence Gran Bretagna 1
Mikhail Drei Unione Sovietica 1
1977 Sydney Croll Australia 1
Jeanine Donnier-Blanc Francia 1
Ingeborg Nilsson Norvegia 1
Evgenia Bogdanova Unione Sovietica 1
FEDERAZIONE SOVIETICA 1
Evert Lagerstrand Svezia 1
1978 Mary Groombridge Gran Bretagna 2
Pamela Peat Gran Bretagna 1
Dorothy Burkholder USA 1

Quelli che hanno fatto il bis sono la francese Jeanine Donnier-Blanc, i sovietici Tatiana Danilenko, Evgenia Bogdanova e Igor Kabanov, l’americana Dorothy Burkholder e le inglesi Mary Groombridge e Lenore Jennings. Abbiamo pure un caso di un’intera federazione sospesa, quella sovietica. Questo perché

quando i giudici di una nazione, per anni, si sono dimostrati incompetenti o insoddisfacenti, nonostante la federazione sia stata avvisata, quella federazione perde il diritto di nominare giudici per i campionati dell’anno successivo. La concezione che ha ispirato questa regola (che ancora oggi è nel regolamento dell’ISU [il libro è del 2005, non so se poi le cose siano cambiate]) si basa sul principio che, dal momento che le federazioni nazionali sono responsabili dell’istruzione e della preparazione dei propri giudici, quando questi si dimostrano insoddisfacenti la responsabilità ricade sulla federazione di appartenenza. (Bianchetti Garbato, pag. 66)

Milton spiega che

The common belief – much of it eventually borne out – was that the Soviet Union (later Russia) had power over its satellites and allies to command certain desired results. Austria was said to had similar skating political power right through the 1950s, but in the 1970s and 1980s, that influence had swung to the URSS because of its political and economical control of Iron Curtain countries. (Figure skating’s…, pagg. 64-65)

Milton, che cita l’episodio anche a pagina 122, ci dice anche che è merito di Bianchetti Garbato che questi giudici sono stati sospesi, quindi se lei muove una critica è perché sa esattamente di cosa sta parlando:

It got so bad that by 1978, at the suggestion of technical chairperson Sonia Bianchetti, the Soviet Union was barred from providing international judges for an entire season (Figure Skating’s…, pag. 65).

1980, Giochi olimpici

there was always suspicion that interest groups could form judging blocs to promote one skater over another by keeping one too far behind in compulsories to catch up in the free.

That was the accusation in the 1980 Olympics, when it appeared reigning world champion Linda Fratianne of the U.S. was the victim of some agreement between judges of the then divided Germany in the compulsory figures. Too far behind after figures, Fratianne finished second overall to East German Anett Pötzsch, with West Germany’s Dagmar Lurz third. (Milton, Figure Skating’s…, pag. 60)

Da quel che ho letto altrove Pötzsch era effettivamente la migliore nelle figure, mentre Fratianne era forte soprattutto da un punto di vista atletico, quindi con il regolamento dell’epoca è quasi sicuro che questo risultato sia corretto, ma il fatto che circolino dubbi e dicerie, l’allenatore di Fratianne, Frank Carroll, avrebbe dichiarato “I thought 1980 smelled” (Milton, Figure Skating’s…, pag. 60), non crea una bella atmosfera e probabilmente a qualcuno toglie la giusta serenità.

1982, Campionato nazionale statunitense

Questo è un episodio che sto aggiungendo quattro mesi dopo la pubblicazione del post, ma mi sono imbattuta in un interessante articolo di M.G. Piety e l’aggiunta mi sembra doverosa. Piety cita un testo che ho letto anch’io, ma una volta sola e diversi anni fa, quando ancora non ero interessata agli episodi controversi del pattinaggio. Questo significa che l’episodio di cui si parla è uscito dalla mia memoria con la stessa rapidità con cui vi è entrato. Il libro è l’autobiografia di Scott Hamilton Landing It.

Nel 1982 il campionato nazionale statunitense è stato vinto da Hamilton (seconda delle sue quattro vittorie consecutive, Hamilton era il campione del mondo in carica) davanti a Robert Wagenhoffer, David Santee (medaglia d’argento all’ultimo Campionato del mondo) e al giovane Brian Boitano, che aveva da poco esordito nel circuito internazionale con un terzo posto a Skate America. Secondo Hamilton, Santee

was given “lifetime achievement marks” for his substandard performance. That is, his marks were inflated because of his status in the sport, because he had been around a long time and had proven that he could perform at the international level.

Quindi i giudici in questo caso, e viene da chiedersi se lo abbiano fatto anche in altre occasioni, hanno assegnato voti in base alla carriera del pattinatore e non in base a quanto aveva appena fatto sul ghiaccio. Andiamo bene… Il resto dell’articolo (che, per la verità, riguarda Mirai Nagasu e il fatto che, per le Olimpiadi del 2014, le è stata preferita Ashley Wagner) lo potete leggere qui: https://www.counterpunch.org/2014/01/14/why-has-us-ladies-bronze-medalist-mirai-nagasu-been-shut-out-of-the-olympics/.

1983, Campionato del mondo

Gara delle coppie di artistico. I canadesi Barbara Underhill/Paul Martini pattinano per ultimi. Alla fine del loro programma

it appeared that they had beaten champions Elena Valova and Oleg Vasiliev but seven of the nine judges saw it differently, and they finished third (Milton, Figure Skating’s…, pag. 155).

Terzi dopo la prima parte di gara, i canadesi avrebbero vinto l’oro se avessero vinto il libero. Su youtube c’è un video di pessima qualità, ma è quanto basta per vedere cosa è successo. Alla fine della loro prova Underhill/Martini e gli spettatori sono esaltati. Il punteggio però non arriva, l’attesa è lunghissima, così come è stata lunghissima in qualche occasione nella stagione 2019-2020. Quando infine i voti vengono diffusi, il sorriso sul volto degli atleti si gela, mentre il commentatore inizia a dire “I can’t believe it!”. Terzo libero, e medaglia di bronzo finale dietro ai sovietici Valova/Vasiliev e ai tedeschi dell’Est Baess/Tierbach.

Solo la finlandese Hely Abbondati e l’inglese Sally-Anne Stapleford hanno piazzato al primo posto i canadesi, gli altri hanno ritenuto che i migliori siano stati Valova/Vasiliev (la canadese Suzanne Francis, il sovietico Mikhail Drei, che compare nell’elenco più in alto, la cecoslovacca Dagmar Rehakova, la statunitense Virginia LeFevre e la tedesca dell’Est Ingrid Linke) o i Baess/Thierbach (la tedesca dell’Ovest Ingrid Reetz e il giapponese Hideo Sugita), con i tedeschi che hanno ricevuto un numero di preferenze per il secondo posto superiore rispetto a quelle dei canadesi.

1984, Giochi olimpici

Il favorito della gara maschile è il campione del mondo in carica, ma fra i pattinatori che potevano aspirare al podio c’è senza dubbio il tedesco dell’Ovest Norbert Schramm. Ok, aveva perso il titolo europeo dopo due vittorie consecutive, ma avendo vinto l’argento agli ultimi due Campionati del mondo andava certamente considerato fra i favoriti.

Peccato che, il giorno prima dell’inizio della gara, Tomas Bach sia andato dai suoi genitori per dirgli di aver sentito un “official” russo (non so se si riferisca a un giudice o a un altro membro della delegazione) dire che Schramm sarebbe arrivato nono. E, con il nono posto nelle figure obbligatorie e piazzamenti lievemente migliori negli altri due segmenti di gara, Schramm ha effettivamente concluso la gara al nono posto.

Secondo Schramm la squadra tedesca era suddivisa in due fazioni, e quella che aveva più potere era quella che sosteneva Rudi Cerne, più grande di lui di un anno e mezzo, mai sul podio mondiale, argento europeo davanti a Schramm poco prima dei Giochi olimpici (è la sua unica medaglia in un campionato ISU) e quarto nelle Olimpiadi di Sarajevo.

L’episodio è stato raccontato da Schramm in quest’intervista: https://www.abendzeitung-muenchen.de/sport/norbert-schramm-wird-60-ich-bin-mit-mir-im-reinen-art-491240.

1988, Giochi olimpici

La gara di danza è stata vinta da Natalia Bestemianova/Andrei Bukin davanti a Marina Klimova/Segei Ponomarenko e Tracy Wilson/Robert McCall. Steve Milton ha ricordato la danza tribale di Isabelle e Paul Duchesnay, con coreografie di Christopher Dean (quell’uomo non è stato solo un pattinatore straordinario, è un genio, punto).

Although triumphant artistically, the Duchesnays were rejected by the judges, and were ranked eighth in a suspicious competition, during which the top 14 couples stayed in the same order from the first compulsory dance to the end of the competition (Figure Skating’s…, pagg. 187-188).

Milton è persino gentile a notare solo le prime 14 coppie, di fatto nell’intera competizione c’è stata una sola inversione di posizione dopo la prima danza obbligatoria, fra la quindicesima e la sedicesima coppia. Ma questa non era una classifica decisa fin dall’inizio, vero?

I Duchesnay hanno decisamente sconvolto i giudici, che con loro non sapevano che pesci pigliare (io so che sono stati la prima coppia di danza di cui mi sono innamorata). Faccio notare che il referee è Alexander Gorshkov. Ricordiamocelo questo nome, e non perché è stato campione olimpico nella danza su ghiaccio nel 1976 insieme a Lyudmila Pakhomova, ma perché lo ritroveremo più avanti. Intanto faccio un salto al podio, occupato da due coppie russe e una canadese, quando

Several ISU members have since told Wilson that they should have been first at Calgary, especially in the free dance (Milton, Skate Talk, pag. 40).

Vedo, proprio al primo posto sono stati messi.

1988, Campionato del Mondo

Torniamo alle figure obbligatorie e alla loro importanza all’interno di una gara, perché a un certo punto

i giudici avevano cominciato a sopravvalutare le figure obbligatorie dei pattinatori che eccellevano nel libero. Proprio l’opposto di quanto avveniva in passato, quando i pattinatori che eccellevano nelle figure venivano sopravvalutati nel libero.

I punteggi ottenuti da Katarina Witt negli obbligatori ne erano la conferma. Katarina è stata una grandissima campionessa, una stupenda pattinatrice e una delle migliori interpreti, dotata di grande personalità, ma le sue figure erano un’altra storia. E tuttavia ricevevano punteggi spropositati, senza i quali Katarina non avrebbe potuto vincere. Se da un lato ero contenta che il titolo europeo e mondiale fosse vinto da una pattinatrice straordinaria come lei, […] non potevo certo essere d’accordo con questo modo di giudicare: le nostre gare stavano diventando una farsa! (Bianchetti garbato, pag. 87).

Vediamo allora i piazzamenti di Katarina nelle singole fasi di gara.

CP SP FS Classifica Vincitrice
1979 Europeo 18 ? 7 14 Anett Potzsch
1980 Europeo ? ? ? 14 Anett Potzsch
Mondiale 20 9 7 10 Anett Potzsch
1981 Europeo 8 6 3 5 Denise Biellmann
Mondiale 11 1 3 5 Denise Biellmann
1982 Europeo 6 1 1 2 Claudia Kristofics-Binder
Mondiale 9 1 2 2 Elaine Zayak
1983 Europeo 2 1 1 1
Mondiale 8 1 2 1 Rosalynn Sumners
1984 Europeo ? ? ? 1
Giochi olimpici 3 1 1 1
Mondiale 1 1 1 1
1985 Europeo 1 4 1 1
Mondiale 3 1 1 1
1986 Europeo 2 3 1 1
Mondiale 3 4 1 2 Debi Thomas
1987 Europeo 4 1 1 1
Mondiale 5 1 1 1
1988 Europeo 2 1 1 1
Giochi olimpici 3 1 2 1
Mondiale 1 2 1 1

CP sta per Compulsory Figures, figure obbligatorie, magari prima o poi spiegherò come si è modificato il sistema di punteggio nel corso del tempo. Ho elencato le vincitrici delle singole gare quando le vincitrici non si chiamavano Katarina Witt, negli altri casi ho ritenuto ridondante inserire il suo nome. Anett Pötzsch era una specialista delle figure obbligatorie, e ancora all’inizio degli anni ’80 le figure avevano un peso considerevole nel punteggio. Denise Biellmann l’abbiamo quanto meno sentita nominare tutti per via della trottola Biellman, Elayne Zayak ha vinto il mondiale con un libero che comprendeva sei tripli, quattro toe loop e due Salchow, quando le altre di tripli ne facevano un paio. La Zayak rule la dobbiamo proprio a questo programma. Ma chi è Claudia Kristofics-Binder? Giuro, ho dovuto cercarla, perché il suo nome non mi diceva niente. Due bronzi mondiali (1981 e 1982), un oro (1982) e un bronzo (1981) europei, quindi qualcosa di importante lo ha vinto. Nel 1982 all’Europeo ha superato Witt con le migliori figure obbligatorie (che la televisione non trasmetteva perché da guardare erano noiose) e il terzo posto sia nel programma corto che nel libero. Non credo che abbia particolarmente colpito l’immaginario di chi l’ha vista, potrei sbagliarmi ma io non la ricordo menzionata nei libri che ho letto. Alla fine del 1982 Kristofics-Binder si è ritirata, ma non è possibile che i giudici abbiano alzato i voti nelle figure di Katarina Witt perché pattinava benissimo ed era pure una bella ragazza? L’aspetto conta, non so quante volte ho sentito dire, seguendo le gare, che nei punteggi Midori Ito veniva penalizzata perché secondo gli standard occidentali non era bella. Witt era bella, e sapeva presentarsi nel modo giusto.

All’inizio della carriera la classifica di Katarina nelle figure obbligatorie era davvero bassa, sempre molto inferiore rispetto a quella del libero. Poi, pur restando una liberista, la sua classifica è migliorata. Davvero le sue figure sono migliorate così tanto come ci dice la classifica? Anche Steve Milton, pur senza fare il nome di Witt, ha notato che

it was amazing how during the final decade of figures’ existence a skater often scored much better in figures the year after making a huge smash as a free skater. (Figure Skater’s…, pag. 60)

Il Mondiale del 1988 si è disputato il mese successivo al secondo oro olimpico vinto da Witt.

Katarina nelle figure combinò un vero disastro. Io e la mia assistente, la svedese Britta Lindgren, la piazzammo al sesto posto; sei giudici su nove, invece, la misero prima: Mickail Drei, Unione Sovietica; Eugenia Karnolska, Bulgaria; Jürg Badraun, Svizzera; Reinhard Mirmsecker, Germania orientale; Jan Olesinki, Polonia; Bojan Lipovcak, Jugoslavia. Gli altri la misero terza: sempre troppo avanti a mio avviso.

Durante la riunione della giuria, dichiarai apertamente che il primo posto alla Witt nelle figure non poteva che definirsi uno scandalo e un evidente caso di bloc judging. Badraun, che era l’unico giudice dell’Europa occidentale ad averla messa prima, si sentì offeso dalle mie parole. […] Dopo la gara tornammo più volte sull’argomento e sono convinta che nel suo caso di fosse trattato solo di un clamoroso abbaglio. (Bianchetti Garbato, pagg. 87-88)

1988, Campionato del mondo

Danza su ghiaccio. La classifica ha visto sul podio due coppie sovietiche, Natalia Bestemianova/Andrei Bukin, Marina Klimova/Sergei Ponomarenko, e una canadese, Tracy Wilson/Robert McCall. È la stessa classifica dei Giochi olimpici, nella danza le classifiche sono molto stabili, è difficile scalare posizioni, specie se non ci sono circostanze esterne ad aiutare, magari anche cose come il passaporto giusto Vediamo cosa è cambiato fra le due gare:

Ben poco. Tre coppie si sono ritirate prima del Campionato del mondo (per la verità la coppia cinese ha partecipato ad altre tre edizioni dell’NHK Trophy, ma non ha più partecipato a un Campionato del mondo o ai Giochi olimpici). Otto coppie hanno mantenuto la loro posizione di classifica, sette l’hanno migliorata e due l’hanno peggiorata. Sette l’hanno migliorata? Solo se ci limitiamo a guardare i numeri. Karyn e Rodney Garossino, per esempio, sono passati dal dodicesimo posto olimpico all’undicesimo mondiale, ma solo perché una delle coppie che li aveva preceduti si è ritirata. Di fatto sono solo due i casi in cui una coppia ne ha scavalcata un’altra: i francesi Isabelle e Paul Duchesnay hanno superato gli ungheresi Klara Engi/Attila Toth, e gli statunitensi Susan Wynne/Joseph Druar hanno superato gli italiani Lia Trovati/Roberto Pellizzola. In coda alla classifica hanno perso posizioni le uniche due coppie asiatiche che hanno disputato entrambe le gare. I giapponesi Tomoko Tanaka/Hiroyuki Suzuchi sono arrivati dietro non solo alla coppia statunitense e a quella francese che hanno sostituito le coppie di connazionali che si erano ritirati, ma anche a una seconda coppia tedesca che ai Giochi olimpci non c’era. Gli australiani Monica MacDonald/Rodney Clarke hanno concluso dietro ad altre due coppie che ai Giochi non c’erano, i finlandesi Susanna Rahkamo/Petri Kokko e la seconda coppia ungherese Krisztina Kerekes/Csaba Szentperi, e se hanno perso solo due posti e non tre probabilmente è solo grazie al ritiro di Liu Luyang/Zhao Xiaolei.

Tutto questo per dire che la classifica è statica. Gli spostamenti sono davvero pochi. Cosa succede allora se non hai disputato i Giochi olimpici, sei al tuo secondo Campionato del mondo e quindi sei poco noto, e provieni da un paese che ha vinto la sua ultima medaglia mondiale, un bronzo (fra gli uomini, neppure in una disciplina di coppia), nel 1933? Arrivi ventesimo.

Susanna Rahkamo and Petri Kokko of Finland have always battled the opinion of judges. “Sorry, you come from the wrong country,” one apologetic member of the ISU told them after they finished twentieth at the 1988 world championship in Budapest. (Smith, pag. 209)

Questo commento può fare tranquillamente il paio con ciò che aveva detto anni prima Stanislav Zhuk, allenatore di Irina Rodnina/Alexei Ulanov:

Figure skaters representing a country can win an international title only after someone from their own country earns prestige for their national school. For Irina and Alexei, the way to the top had been paved by the Protopopovs.” (Hines, pag. 212).

Insomma, secondo Zhuk se Liudmila Belousova/Oleg Protpopov, i primi sovietici capaci di vincere medaglie nelle coppie di artistico (due ori olimpici in tre partecipazioni, quattro ori, tre argenti e un bronzo mondiali in dieci partecipazioni) non ci fossero stati, Rodnina/Ulanov avrebbero vinto meno, e non fin da subito. Però erano sovietici e Irina, che era una pattinatrice straordinaria, con Ulanov ha vinto undici delle tredici competizioni internazionali a cui ha preso parte, accontentandosi dell’argento in una competizione minore, il Prize of Moscow News, e del quinto posto al Campionato europeo d’esordio. Al Campionato del mondo d’esordio, giusto per far capire quale fosse, a suo giudizio, il posto che le competeva, ha vinto l’oro.

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