Il pattinaggio artistico ha una storia lunghissima, ufficialmente il primo campionato del mondo è stato disputato nel 1896. I partecipanti erano solo quattro, nell’ordine finale di classifica il tedesco Gilbert Fuchs, l’austriaco Gustav Hugel e i russi Georg Sanders e Nikolai Poduskov. C’erano già state gare internazionali in passato, questa è stata la prima riconosciuta ufficialmente dall’ISU, che ancora non si chiamava così, ma che faceva le cose nel modo giusto fin dall’inizio, perché se quanto c’è scritto su Wikipedia è vero,
In 1895, the International Skating Union organized the first World Figure Skating Championships committee, which consisted of 5 people. This committee was entrusted with preparation and presentation of the figure skating rules. ISU also confirmed that World Figure Skating Championships will be held and that in the meantime men skaters should comply with the rules not yet published.
Regole non ancora pubblicate… peccato che non sia indicata una fonte che posso consultare, sarebbe stato bello leggere da dove deriva questo passaggio. In questa lunghissima storia all’inizio hanno dominato le nazioni europee, prima della Prima Guerra Mondiale tutte le medaglie del Campionato del mondo, 19 ori, 19 argenti e 17 bronzi (sia nel 1900 che nel 1901 i partecipanti sono stati solo due). Non che non ci fossero gare in Nord America, ma visto che quello che è diventato l’ISU è nato in Europa, i Campionato del mondo li organizzava in Europa, e all’epoca viaggiare non era tanto semplice. I primi Campionati del mondo disputati in Nord America risalgono al 1930 e 1932, voluti dall’allora presidente dell’ISU, tal Ulrich Salchow. Dopo la Seconda guerra mondiale, con le piste europee distrutte dai bombardamenti, è iniziato il dominio dei nordamericani. Gli asiatici sono arrivati in tempi piuttosto recenti, mentre Oceania e Africa ancora non hanno avuto atleti capaci di vincere medaglie importanti. Non solo il pattinaggio è uno sport costoso, se mancano le strutture manca qualsiasi possibilità di dedicarsi alla disciplina, e il campione non arriverà mai. In alcune zone è possibile pattinare in inverno sui laghi ghiacciati, il pattinaggio è nato così secoli fa ed è sui laghi ghiacciati che si allenavano, per esempio, i primi pattinatori giapponesi che hanno partecipato a gare internazionali. Questa, per continenti, è la mappa delle medaglie olimpiche e mondiali nel settore maschile. Magari prima o poi farò qualcosa di analogo anche per le altre tre discipline.

Il CIO non riconosce più l’associazione fra i colori e i continenti perché non c’è la certezza che quest’associazione sia stata fatta dal barone Pierre de Coubertin, l’unica cosa di cui siamo sicuri è che lui ha disegnato i cinque cerchi intrecciati e che li ha colorati. L’Europa domina nettamente per vittorie e per numero di medaglie conquistate, sia nei Giochi olimpici che al Campionato del mondo, anche se dopo la Seconda Guerra Mondiale a dominare è stato il Nord America, gli Stati Uniti in particolare. L’Asia ha vinto molto meno e, in campo maschile, le medaglie sono state conquistate principalmente dai pattinatori giapponesi.
Ho ripercorso rapidamente la carriera, indicando i rispettivi piazzamenti, di tutti i pattinatori che sono saliti sul podio almeno una volta nei Giochi olimpici o al Campionato del mondo.
Le righe grigie indicano gli anni in cui le gare non si sono svolte, ho voluto lasciare gli anni visibili per mostrare come alcuni pattinatori abbiamo avuto la carriera pesantemente condizionata da anni in cui le gare non ci sono state. Per citare un nome famoso, Werner Rittberger, il signore che l’ISU sembra voglia dimenticare chiamando loop e non Rittberger il salto da lui inventato, ha vinto tre argenti mondiali prima della guerra, ma fra il 1915 e il 1921 la gara non è stata disputata. Dopo la guerra ha vinto un argento e un bronzo europei, si è classificato quarto al Mondiale del 1926 e nel 1928, a 36 anni, si è ritirato dai Giochi olimpici dopo il dodicesimo posto nelle figure obbligatorie. Quanto di più avrebbe potuto vincere? Da notare che i Giochi olimpici sono ricominciati nel 1920, il Campionato del mondo solo nel 1922.
I Giochi olimpici sono evidenziati in grassetto, ma visto che non mi sembravano abbastanza distinguibili dal campionato del mondo le relative caselle con il risultato hanno anche un bordo nero. Credo che il significato dei colori sia facilmente intuibile, tranne in un caso, dove per tre caselle, due Campionati del mondo e i Giochi olimpici del 1908, ho usato un giallo chiaro. Il fatto è che quel pattinatore ha effettivamente vinto l’oro, ma non era un pattinatore. Era una pattinatrice. Nel 1902 Madge Syers, approfittando del fatto che il regolamento non specificava che i concorrenti dovessero essere uomini, si è iscritta al Campionato del mondo, e ha pure vinto l’argento alle spalle di Salchow. L’ISU è immediatamente corsa ai ripari cambiando il regolamento poi, con calma, ha iniziato a organizzare anche gare femminili. Per parecchi anni però le gare si sono svolte in località differenti perché la gara femminile non era importante, quindi la si poteva anche far disputare altrove.
Due pattinatori, Ulrich Salchow e Karl Schafer, hanno decisamente dominato la loro epoca, un altro, Gillis Grafstrom, ha vinto meno medaglie di loro perché del Campionato del mondo gli importava poco, è andato solo tre volte e quelle tre volte ha vinto, in compenso amava i Giochi olimpici, al punto da stabilire il record di ori e pure di medaglie: tre ori e un argento, vinto a 38 anni, dopo aver completamente sbagliato una delle figure obbligatorie (si è distratto e invece di fare quella che gli avevano chiesto ne ha fatta un’altra), ed essersi scontrato con un fotografo durante il libero.
Parte di questo screenshot riprende dati del precedente, volevo guardare quei pattinatori che hanno avuto la carriera condizionata dalla guerra. L’inglese Grahan Sharp, campione del mondo nel 1939, ha disputato ancora due gare importanti dopo la guerra, ma cosa gli hanno sottratto quegli anni? Sempre meglio di quello che hanno sottratto al suo connazionale Freddie Tomlins, argento nel 1939, che faceva parte della RAF e il cui aereo è stato abbattuto nel 1943.
L’austriaco Edi Rada aveva gareggiato anche prima della guerra, ma non è l’unico. Lo svizzero Hans Gerschwiler, il primo campione del mondo del dopoguerra. aveva preso parte al Campionato europeo nel 1939, anche a lui la guerra ha notevolmente accorciato la carriera. Il 1961 è l’anno dello schianto del Sabena Flight 548, con la morte dell’intera squadra americana. È stata l’ultima volta, prima della pandemia, che un Campionato del mondo è stato cancellato. È dopo la guerra che i pattinatori europei sono stati affiancati da tantissimi statunitensi, canadesi e dal primo asiatico, Minoru Sano.
La carriera di Evgeni Plushenko è stata molto lunga, perciò lui (e qualcun altro che nella tabella si trova vicino a lui) compare due volte, perché ha gareggiato davvero contro tantissimi pattinatori.
Qualcuno ha avuto una carriera molto lunga, qualcun altro l’ha avuta brevissima. Queste tabelle ne mostrano l’estensione, ma vedere chi ha vinto più medaglie, in quale gara e di che colore è lungo. Per questo ho fatto altre tabelle. I pattinatori che sono saliti sul podio sono tanti, io ho controllato solo quelli che hanno vinto almeno un oro in una delle due competizioni. Ho mantenuto i colori, e il bordo nero e il grassetto, per distinguere le gare e i risultati.
Nelle colonne PS-QF ho affiancato tutte le medaglie vinte dai pattinatori ai Giochi olimpici o al Campionato del mondo. A dominare è Ulrich Salchow, seguito da Karl Schafer e Willy Bockl, pattinatore che avrebbe vinto molto di più se la Prima Guerra Mondiale non si fosse piazzata fra le sue prime due medaglie mondiali, un argento nel 1913 e un bronzo nel 1914, e le altre sette, compresi quattro ori, a partire dal 1922. I dominatori per numero di medaglie hanno pattinato agli albori della disciplina – l’ordine con cui sono elencati è cronologico, legato all’anno in cui hanno vinto la prima medaglia – quando gli avversari erano pochi e i salti singoli o doppi, quindi il rischio di un infortunio era molto minore. Salchow ha conquistato l’ultima medaglia nel 1911 (quell’anno ha vinto l’oro alla sua ultima partecipazione mondiale, ma nel 1913 avrebbe vinto un oro europeo, e nel 1920 avrebbe partecipato ai Giochi olimpici, se non ci fosse stata la guerra avrebbe quasi certamente vinto altre medaglie), Bockl, lo ha fatto nel 1928, Schafer lo ha fatto nel 1936. Dopo di loro c’è Yuzuru Hanyu con nove medaglie, due olimpiche e sette mondiali. Hanyu sta caratterizzando un’epoca come nessuno aveva più fatto dal tempo di Schafer. Jan Hoffman, Brian Orser, Elvis Stojko ed Evgeni Plushenko vengono dopo con otto medaglie complessive.
Dopo una colonna bianca ho riportato gli stessi risultati, ma separando in modo più evidente i risultati olimpici (QI-QL) da quelli mondiali (QM-QY). Già che c’ero ho aggiunto le medaglie del campionato continentale, ma questa è una gara che conta meno. Ci sono periodi in cui i pattinatori più forti appartengono a un continente, e chi vince l’altra gara continentale magari è forte, ma magari non ha rivali. Io ero una tifosa di Javier Fernandez, sono contenta che avvia vinto sette campionati europei, ma per lui vincere il campionato europeo era più semplice di quanto non sia stato in questi anni vincere il Four Continents Championship per un nordamericano o un asiatico. E le gare non hanno la stessa tradizione, né la stessa importanza. Il Campionato europeo è nato nel 1891, il Four Continents Championship nel 1999, oltre un secolo dopo. Per questo nel campionato continentale ho considerato anche il North American Championship, che si è svolto fra il 1923 e il 1971. In questo modo ho potuto contare anche qualche medaglia, per esempio, per i fratelli Jenkins, Hayes Anan e David, anche se questa gara crea ancora più problemi del Four Continents Championship. Innanzi tutto era biennale, quindi esistono la metà delle edizioni rispetto a un Campionato europeo. E poi era aperta solo a statunitensi e canadesi, perciò i fratelli Jenkins, o anche Donald Jackson, hanno potuto vincere, Nobuo Sato, che nel 1964 è arrivato quarto al Campionato del mondo e l’anno successivo è arrivato quinto, quindi era un pattinatore forte, non ha potuto partecipare perché giapponese. In più il Campionato europeo ha una data migliore, più lontana dal Campionato del mondo e soprattutto dai Giochi olimpici. Nella stagione olimpica è frequente che i pattinatori più forti non vadano al Four Continents Championship, è più raro (ma accade) che un europeo salti il Campionato europeo.
Non contenta di aver fatto tabelle in cui si vede chi ha conquistato più medaglie a colpo d’occhio, ho fatto gli elenchi con i numeri. Questi sono i pattinatori che hanno vinto una medaglia ai Giochi olimpici. A sinistra i pattinatori sono elencati in ordine cronologico, io trovo affascinante anche vedere l’evoluzione nel tempo. In centro l’elenco è legato al valore delle medaglie, da chi ha vinto più ori (Gillis Grafstrom, tre) a chi ha vinto meno bronzi (sette pattinatori). A destra l’ordine è per numero di medaglie, indipendentemente dal colore, Grafstrom rimane in testa ma Plushenko sale al secondo posto.
Ho fatto lo stesso tipo di elenchi affiancando medaglie olimpiche e medaglie mondiali, quindi stavolta i tre elenchi comprendono a loro volta tre gruppi di numeri: medaglie olimpiche, medaglie mondiali e somma. Gli ordini sono prima cronologico, poi per maggior numero di medaglie d’oro e infine per maggior numero di medaglie.
Con il campionato continentale non ho fatto lo stesso tipo di tabelle, sarebbero troppo sbilanciate a favore degli europei. Ne ho fatta invece una un po’ più ampia, anche se è vero che tutte le gare, Europei esclusi, sono state disputate solo per un periodo di tempo limitato, perciò non tutti hanno avuto la possibilità di parteciparvi. Ho accostato le medaglie, prima quelle d’oro, poi quelle d’argento e infine quelle di bronzo. Le medaglie olimpiche sono in grassetto e il quadrato ha il bordo nero. Le medaglie mondiali sono scritte in nero. La scritta in rosso è dedicata a medaglie di diversi tipi: medaglie continentali (European Championship, Four Continents Championship o North American Championship), i Goodwill Games, di cui sono state disputate quattro edizioni, fra il 1990 e il 2001 e che all’epoca erano importanti, e la finale di Grand Prix, che è difficile tanto quanto un Campionato del mondo.
Il pattinatore che ha vinto più medaglie di una certa importanza è Plushenko, con 32, seguito da Hanyu con 25, da Salchow con 24 e da Schafer con 22. Tre di loro hanno vinto due o più medaglie olimpiche, solo Salchow non c’è riuscito, probabilmente solo perché il pattinaggio artistico ha fatto parte dei Giochi solo nel 1908 e poi nel 1920, e lui non ha avuto troppe occasioni per partecipare alla gara, ma non c’è dubbio sul fatto che tutti e quattro abbiano lasciato un segno indelebile nel pattinaggio.
Già che c’ero ho guardato tutte le gare del circuito Grand Prix. Molte gare esistevano da prima, ma il circuito è nato nella stagione 1995-1996, perciò non ho considerato i risultati delle gare prima di quel momento. Ci sono stati anche cambiamenti, fino alla stagione 2003-2004 una delle gare si svolgeva in Germania, poi è stata sostituita dalla Cup of China. Nel 2019 la Cup of China non c’è stata, sostituita, per una stagione sola, dal Grand Prix di Helsinki.
La gara nelle colonne più a sinistra è la più importante, la finale, le altre sono elencate in ordine alfabetico per nazione. Nelle colonne più a destra ci sono i totali. I pattinatori sono elencati per numero di medaglie vinte, a parità di numero complessivo è più in alto chi ha vinto il maggior numero di medaglie pregiate.
Ho fatto un controllo anche sulle nazioni. Per qualche secondo mi ero chiesta se farlo anche per Giochi olimpici e Campionato del mondo, ma non avevo voglia di controllare quando le varie nazioni si sono unite o divise, e negli ultimi anni il problema non c’è. Per la verità c’è un pattinatore, Igor Pashkevich, che fino alla stagione 1995-1996 (quindi prima stagione di Grand Prix) ha pattinato per la Russia, poi per due stagioni a pattinato per l’Azerbaigian, perciò ho diviso le sue medaglie fra le due nazioni.
Accanto alla nazione ho indicato quanti pattinatori diversi, per quella nazione, sono saliti sul podio. Tre nazioni, Russia, Stati Uniti e Giappone, dominano, con un numero di podi molto simile, anche se le prime due nazioni lo hanno fatto con un maggior numero di pattinatori. Le ultime due colonne riguardano i podi monopolizzati dai pattinatori di una sola nazione. Nel 1998 sul podio della Rostelecom Cup (non ho intenzione di controllare in quali anni la gara ha cambiato nome) sono saliti Alexei Urmanov, Evgeni Plushenko e Alexander Abt, nel 2019 lo hanno fatto Alexander Samarin, Dmitri Aliev e Makar Ignatov. Nel 2006 sul podio dell’NHK Trophy sono saliti Daisuke Takahashi, Nobunari Oda e Takahiko Kozuka (non conto il 2020, come non lo faccio per la Cup of China: con gli eventi domestici è un’affermazione che non ha senso). Nel 2012 sul podio di Skate America sono saliti Takahiko Kozuka, Yuzuru Hanyu e Tatsuki Machida. Ci sono stati altri podi monopolizzati da pattinatori statunitensi, nel 1981, nel 1988 e nel 1992, ma visto che il circuito Grand Prix non esisteva non li ho considerati. Infine nel 2004 a Skate Canada sono saliti sul podio Emanuel Sandhu, Ben Ferreira e Jeffrey Buttle.
Se ancora qualcuno aveva il dubbio sul fatto che io sia un po’ fissata con i numeri, credo di averglielo tolto…