Skate Canada è terminato, quindi posso tornare sulla terra. Alzarmi in piena notte per cercare streaming in russo o in cinese è stata un’esperienza… insolita. E guardare un intero programma pregando intensamente, con uno dei Winnie the Pooh di mia figlia stretto fra le mani… non so neanch’io come definire certe cose. Va bene, è passato, per ora l’ansia si è un po’ placata, in attesa del prossimo NHK Trophy. Quest’anno, noto, Yuzuru Hanyu è iscritto alle stesse tappe di Grand Prix del 2015. L’inizio è stato migliore, finalmente una vittoria a Skate Canada, e con due signori programmi, vedremo come proseguirà. Ora torno al passato.
Tappe per diventare una fanyu.
Dopo la nascita delle figlie ho fatto molta fatica a seguire il pattinaggio, e non solo perché la programmazione della Rai è fantasiosa e io non ho Sky. Semplicemente avere qualche minuto in santa pace era impossibile, e visto che non ha senso guardare il primo minuto di un programma di pattinaggio, perdere il minuto successivo e poi tornare davanti allo schermo, fino a quando non ho avuto la speranza di riuscire a vedere qualcosa – non tutto – senza essere disturbata ho quasi smesso di seguire le gare, il che significa che mi sono persa tutta la prima parte della carriera di Hanyu e ho dovuto recuperarla in seguito. Ho scoperto della sua esistenza in una gara di Grand Prix dell’autunno 2013, non ricordo se Skate Canada o il Trophée Bompard, ma certo non era stata una delle sue prove migliori, perciò ho sentito dire che era un pattinatore promettente ma non ne sono rimasta colpita. Poi so di aver visto il Campionato Europeo, tanto è vero che all’Olimpiade tifavo per Javier Fernandez e anche per Daisuke Takahashi, che mi era capitato di vedere chissà quando in passato. Però la gara maschile non era quella che mi interessava di più, il tifo vero era per Yuna Kim, di cui mi ero innamorata al suo primo Campionato del Mondo senior, per Tessa Virtue-Scott Moir e, in misura minore, per Carolina Kostner. Degli uomini ho visto il libero, non proprio la gara migliore per farmi innamorare di Hanyu. Stesso discorso per il libero del Campionato del mondo 2015. Di mezzo l’ho visto qualche volta? Non credo. Però nell’autunno del 2015 ho sentito che Hanyu aveva stabilito il nuovo record del mondo nel programma libero dell’NHK Trophy così ho cercato il video e quel che ho visto mi è piaciuto tantissimo. Tendenzialmente io non sono per i programmi classici, preferisco quelli più originali, con musiche moderne, ma quel che aveva portato in pista Hanyu era magico e mi ha incantata. Tappa 1.
Il giorno dopo ho sentito che Hanyu aveva stabilito un altro record del mondo. Il mio pensiero è stato “di nuovo?”. Ho cercato anche questo video. Quello che mi sono trovata davanti è stato Seimei. In quel momento ho capito una cosa: Hanyu era il più forte. Punto. Non c’erano discussioni. Avrebbe potuto perdere gare – avrebbe perso gare – ma se pattinava al meglio la vittoria era sua. Javi è diventato il mio secondo pattinatore preferito del momento, il primo posto è stato preso da Yuzu. Tappa 2.
Gennaio 2019. Ho visto un video sulla vittoria olimpica di Hanyu. Stavolta l’Olimpiade l’ho vista, ho visto quasi tutte le gare in diretta, ho tifato e sono stata quasi completamente soddisfatta del risultato. Avrei preferito vedere Fernandez sul secondo gradino del podio e Uno sul terzo, ma pazienza. Altre olimpiadi sono state molto più deludenti di questa. Voglio dire… sono da sempre tifosa di Kurt Browning. Vogliamo parlare dei suoi risultati olimpici? Però, per quanto i risultati possano essere importanti, per me conta di più ciò che fanno gli atleti. Quello che è successo a PyeongChang è stato meraviglioso, a colpirmi è stato scoprire come Yuzuru sia arrivato a quella gara, e qui torniamo al video che avrei visto alcuni mesi più tardi, in gennaio appunto. Sapevo dell’infortunio, ma umanamente parlando com’è possibile allenarsi come ha fatto Hanyu e arrivare a vincere? Quel ragazzo non è umano, è qualcosa di più. Se i kami possono prendere forma umana, lui è uno di loro. Tappa 3.
Ho iniziato a guardare video su di lui, le gare ma anche le interviste e i documentari sottotitolati in inglese (le persone che fanno a me e a tutte le altre persone che non conoscono il giapponese questo regalo avranno per sempre la mia riconoscenza) e pure i video scemi, quelli in cui scherza con chiunque gli capita a tiro e dimostra che accanto alla belva feroce che vuole vincere tutte le gare e che non è soddisfatta di qualsiasi cosa che non sia la perfezione (e la sua idea di perfezione è un po’ più complicata della mia) coesiste un ragazzo, ora un giovane uomo, che ha voglia di scherzare, che ha un’enorme attenzione nei confronti degli altri, che è intelligente, generoso, sensibile e non so quante altre definizioni potrei usare. Semplicemente è lui. Tappa 4, che mi ha portata a cercare dirette notturne stringendo un peluche fra le mani alla tenera età di cinquant’anni.
L’NHK Trophy del 2015 per me è una gara troppo importante per racchiuderla in un solo post. È l’inizio di un percorso che mi ha trasformata in una fanyu. Questo è il programma corto, da ammirare in religioso silenzio:
Lo stesso programma nella versione con commento di Angelo Dolfini e Massimiliano Ambesi. Qui la qualità dell’immagine è peggiore, ma come si fa a non seguire un commento che si conclude con “Benvenuti sul pianeta Hanyu”?
