11 marzo: l’oscurità e le stelle

11 marzo. Per un giapponese questa data ha un significato preciso: è stato l’11 marzo del 2011 che si è verificato il terremoto del Tohoku. Io lo ricordo, ricordo le preoccupazioni dell’epoca, e il dispiacere, ma come qualcosa di lontano. Il Giappone è dall’altra parte del mondo, all’epoca non avevo neppure mai parlato con un giapponese, ed è umano guardare con un certo distacco le catastrofi lontane, altrimenti non riusciremmo più a vivere. In passato avrei potuto parlare in modo molto vago di un evento che ha spazzato via la vita di circa 18.000 persone e che ha creato, e in troppi casi sta ancora creando, enormi difficoltà a un numero molto più alto di persone. Ad attirare la mia attenzione su quel terremoto nello specifico, come chiunque mi legge può facilmente immaginare, è stato il coinvolgimento di Yuzuru Hanyu. Nel 2010, e l’ho scoperto solo ora perché non avevo guardato le date ed è stato uno dei miei contatti a farmele notare, l’11 marzo il quindicenne Hanyu, pattinando il miglior programma libero (il suo miglior libero di sempre nella categoria junior, e il miglior libero quello specifico giorno) è risalito dal terzo posto che occupava dopo il programma corto e ha vinto il Campionato del mondo junior. Le stelle, il momento di gioia. Questo è il libero:

L’anno successivo è arrivata l’oscurità, con un terremoto di magnitudo 9.0 e un’onda di tsunami capace di raggiungere, con l’onda più alta, i 40 metri. Per un certo periodo ho visto diversi video incentrati su Hanyu, con alcune immagini del terremoto e i suoi commenti su come questa terribile esperienza abbia modificato la sua vita. Questo è un breve frammento di uno dei video, con il mio ringraziamento a tutti coloro che inseriscono i sottotitoli per far capire le sue parole anche a chi non conosce il giapponese:

Dell’esibizione di Kobe, quella in cui si è esibito in pubblico per la prima volta dopo il terremoto, ho sempre visto solo alcuni frammenti. Il programma che ha portato in pista era il corto della stagione appena conclusa, White Legend. Un programma che parte da una sensazione di sofferenza, di lotta, e che apre le ali alla speranza. Lo ha riproposto, fra l’altro, come gala all’Olimpiade del 2014. Non ho trovato un video che contenga solo quell’esibizione, perciò il link è a un video ufficiale di Olympic Channel dedicato a tutti i programmi eseguiti da Hanyu nelle due edizioni dell’Olimpiade a cui ha partecipato. White Legend inizia a 19:26:

Yuzuru ha donato le royalties delle due autobiografie alle opere di ricostruzione, oltre a non so quanti soldi. Da qualche parte ho trovato un elenco notevole di donazioni. Io, fra le altre cose, sto cliccando tutti i giorni su questo link:

https://www.webbellmark.jp/

Cliccando sul pulsante rosso e ritwittando il link il sito dona uno yen per la ricostruzione delle scuole in tre prefetture danneggiate dal terremoto. È un piccolo gesto, ma è qualcosa che posso fare facilmente, e che mi sono presa l’impegno di fare. Mi sto anche documentando, e un paio di giorni fa ho visto un video che mi colpita profondamente. Sapere, a livello intellettuale, e vedere, possono essere due cose ben diverse.

All’inizio siamo impressionati dalla forza dell’acqua, ma non abbiamo una sensazione di pericolo imminente. Ci sono anche due ciclisti che, protetti da quell’alto muro, stanno andando chissà dove. E poi…

E poi. Due giorni fa, l’11 marzo, l’Organizzazione mondiale della sanità ha dichiarato che il coronavirus è una pandemia. Sembrava qualcosa di pericoloso ma tutto sommato controllabile, fino a quando all’improvviso non si sono rotti gli argini e tutto quello che si trovava sul percorso dell’onda è stato travolto, fino a quando l’onda stessa non ha esaurito la sua forza. È quello che avverrà, di nuovo, anche se non possiamo prevedere quanto sarà forte l’onda e cosa travolgerà. Ma ci sarà un dopo.

Nel 2011 un ragazzo di 16 anni ha perso la sua casa, anche se solo per quattro giorni, la sua pista per diversi mesi e le sue certezze. Ma la sera, quando è uscito dalla scuola che ha ospitato lui e la sua famiglia, insieme ad altre 400 persone, ha visto il cielo trapunto di stelle. When is dark enough, you can see the stars. Per quanto possa essere buio, oltre l’oscurità ci sono le stelle. E nel 2018, senza lasciarsi fermare da una serie di difficoltà notevoli, quel ragazzo, ormai diventato uomo, ha vinto il suo secondo titolo olimpico e nel gala ha proposto Notte stellata.

Edit: questa stagione agonistica è finita, guardiamo avanti e pensiamo alla prossima, perché anche le difficoltà attuali passeranno. Da Jason Brown, Jun-hwan Cha, Ekaterina Kurakova e Yuzuru Hanyu:

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3 Responses to 11 marzo: l’oscurità e le stelle

  1. Pingback: Sportlandiaより「3月11日:暗闇と星」 | 惑星ハニューにようこそ

  2. pianetahanyu says:

    Grazie per bellissimo articolo e pingback!

    • You’re welcome! I’ve too much things to do, even now that Italy is in quarantine, otherwise I will write much more, but I must, from time to time, to write something about Yuzu to find sunshine in the days. He is really sunshine, so a little ray of sunshine can enlight the day of everyone.
      Thanks to you for spreading what I write, a pingback it’s the least I can do.

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