Su internet si trovano commenti assurdi di tutti i tipi. Nella maggior parte dei casi decido che non vale la pena perderci tempo e li ignoro ma a volte, quando le assurdità si accumulano, vale la pena fare qualche precisazione. Il commento più assordo riguarda il fatto che, al di fuori delle Olimpiadi, Yuzuru Hanyu non avrebbe vinto quasi nulla, perché al Campionato del mondo ha un bilancio di due vittorie e sei sconfitte e al Campionato dei Quattro continenti ha un bilancio di una vittoria e tre sconfitte. Il commento fa il paio con un altro che avevo visto qualche giorno prima secondo cui, ogni volta che noi citiamo le due vittorie olimpiche consecutive di Hanyu, i fan di Malinin possono citare i suoi tre Campionati del mondo consecutivi, come se le due gare avessero la stessa importanza.
Ma davvero la persona che ha elencato le “sconfitte” di Hanyu pensa di aver scritto una cosa seria? “A parte i giochi olimpici“. E davvero l’altra persona pensa che tre ori mondiali possano essere paragonati a due ori olimpici? Anche se non per tutti gli sport è così, nel pattinaggio i Giochi olimpici sono l’obiettivo più importante. Giusto per capire la differenza di interesse che c’è sul pattinaggio durante i Giochi olimpici e quella che c’è negli altri periodi, ho fatto un controllo su Google trends.

È evidente che l’interesse sul pattinaggio aumenta in modo esponenziale ogni 4 anni. Per il pattinaggio l’oro olimpico non è un dettaglio, ma fa la differenza, e chi non lo riconosce è prevenuto oppure di pattinaggio non sa nulla. L’oro olimpico è imprescindibile. Due ori olimpici e non uno solo? Ecco, qui siamo in un’altra categoria ancora.
Chi ha scritto il commento sulle poche vittorie di Hanyu è chiaramente prevenuto, come confermato anche dal fatto che nelle gare da lui elencate c’è il Campionato dei Quattro continenti ma non la finale del Grand Prix. Se il tweet non avesse sminuito in modo assurdo i Giochi olimpici, avrei parlato di una curiosa dimenticanza, visto che alla finale del Grand Prix partecipano sempre tutti i pattinatori più forti, mentre a volte questo non succede ai Campionati continentali. Quasi sempre nelle stagioni olimpiche i pattinatori più forti evitano il Campionato dei Quattro continenti. Ilia Malinin non vi ha mai partecipato. Nathan Chen vi è andato una sola volta, nel 2017. Shoma Uno ha smesso di parteciparvi dopo la sua vittoria nel 2019, Yuma Kagiyama dopo la sua vittoria nel 2024. Nessuno di loro ha mai rinunciato a partecipare a una finale del Grand Prix per la quale si era qualificato. Da quel che ricordo, l’unico che ha rinunciato a una finale del Grand Prix per la quale si era qualificato è stato Hanyu, nel 2018, e non perché non era interessato alla gara ma a causa di un infortunio. La scelta fatta da quella persona di ignorare la finale del Grand Prix, gara che Hanyu ha vinto quattro volte, è evidentemente la scelta di qualcuno che vuole sminuire Hanyu e che quindi ha deciso di far finta che quelle quattro vittorie non esistano, citando invece una gara meno importante perché Hanyu l’ha vinta una volta sola.
Ok, ora allarghiamo un po’ lo sguardo. Hanyu ha vinto 7 medaglie in 8 partecipazioni mondiali. Malgrado ciò che quella persona ha scritto, che Hanyu avrebbe vinto due volte e perso sei, anche se Hanyu avrebbe voluto arrivare primo, una medaglia mondiale non è esattamente una sconfitta. Nel Dopoguerra, è Hanyu il pattinatore che ha vinto il maggior numero di medaglie mondiali insieme a Jan Hoffman, sette, in otto partecipazioni (Hoffmann ha partecipato al Mondiale 10 volte). Ma Hanyu non è rimasto al vertice solo per 7-8 stagioni, quelle in cui ha partecipato al Campionato del mondo. Lo ha fatto per 12 stagioni, visto che nella stagione 2010-11 ha vinto una medaglia al Campionato dei Quattro continenti e nel 2022 ha sfiorato il podio olimpico piazzandosi al quarto posto, e con il terzo libero.
Per 11 stagioni di fila Hanyu ha vinto almeno una medaglia internazionale importante:
1010-11 argento al Campionato dei Quattro continenti
2011-12 bronzo al Campionato del mondo
2012-13 argento alla finale del Grand Prix e al Campionato dei Quattro continenti
2013-14 oro alla finale del Grand Prix, ai Giochi olimpici e al Campionato del mondo
2014-15 oro alla finale del Grand Prix e argento al Campionato del mondo
2015-16 oro alla finale del Grand Prix e argento al Campionato del mondo
2016-17 oro alla finale del Grand Prix, argento al Campionato dei Quattro continenti e oro al Campionato del mondo
2017-18 oro ai Giochi olimpici
2018-19 argento al Campionato del mondo
2019-20 argento alla finale del Grand Prix e oro al Campionato dei Quattro continenti
2020-21 bronzo al Campionato del mondo
Undici stagioni con almeno una medaglia. Nella dodicesima si è piazzato “solo” quarto ai giochi olimpici con un punteggio, 283.21 punti, che ai Giochi olimpici del 2026 sarebbe valso la medaglia d’argento. E questo dopo aver perso circa 14 punti nel programma corto a causa di un buco nel ghiaccio che gli ha impedito di eseguire il quadruplo salchow, e pur avendo pattinato il libero con una caviglia slogata. Come possiamo vedere su SkatingScores, nella stagione 2021-22 sono stati solo cinque i pattinatori capaci di ottenere un punteggio più alto di un Hanyu danneggiato da un episodio sfortunato, e pure infortunato.
Direi che a 27 anni Hanyu era ancora competitivo ad altissimi livelli. Non solo. Nel 2022 Kagiyama ha vinto gli argenti olimpico e mondiale, Uno ha vinto il bronzo olimpico e l’oro mondiale. Nella loro intera carriera nessuno dei due ha mai superato il punteggio ottenuto da Hanyu quella stagione al Campionato nazionale.
Uno e Kagiyama non sono mai arrivati al livello del miglior Hanyu. Un Hanyu senza problemi fisici e senza buco nel ghiaccio sarebbe salito sul podio olimpico. E, nonostante tutti i problemi, il punteggio ottenuto da Hanyu alle Olimpiadi sarebbe stato sufficiente per salire sul podio mondiale (Vincent Zhou ha vinto il bronzo con 277.38 punti), solo che a quel Campionato del mondo Hanyu non è andato perché aveva una caviglia slogata. Questo per dire che quel quarto posto viene ritenuto deludente solo perché lo ha ottenuto Hanyu, e da Hanyu tutti si aspettavano una medaglia, ma per chiunque altro, con la sola eccezione di Chen, vincitore degli ultimi Campionati del mondo, sarebbe stato un risultato importante.
Le 12 stagioni ad alto livello di Hanyu comprendono 49 gare internazionali individuali, con 42 medaglie. In una sola occasione, quando aveva 15 anni, nella sua seconda gara senior, Hanyu è arrivato settimo, e questo perché ha infranto la Zayak rule. Ha involontariamente trasformato quello che sarebbe dovuto essere il 4T iniziale in un 3T, non se ne è ricordato, e ha ripetuto un salto di troppo, perdendo il valore della combinazione 3Lz+2T. È stata la seconda e ultima volta che Hanyu ha infranto la Zayak rule in un programma libero. Se durante il programma si fosse reso conto del suo errore e, poco prima, avesse eseguito la combinazione 3A+2T, invece della pianificata combinazione 3A+3T, il 3Lz non sarebbe diventato il terzo triplo del suo programma a essere ripetuto tre volte, non sarebbe uscito dal punteggio e lui avrebbe terminato la gara al quarto posto.
Una sola gara in cui Hanyu è arrivato settimo, a 15 anni, e a causa di un errore che anche pattinatori più esperti di come era lui in quel momento commettono (vedi Javier Fernandez alle Olimpiadi del 2014 o Patrick Chan, vincitore degli ultimi due argenti mondiali, in quella stessa gara, e di nuovo alla finale del Grand Prix 2012, o ancora Michal Brezina al Campionato del mondo 2015. Quanto a Nobunari Oda, l’infrazione alla Zayak rule gli è costata una medaglia al Campionato del mondo 2006 e ancora al Campionato del mondo 2011). E poi nei risultati di Hanyu ci sono un quarto posto quando aveva 15 anni, nella sua prima gara senior e un altro quarto posto quando aveva 16 anni. Tre settimane più tardi Hanyu sarebbe diventato uno dei soli tre pattinatori (gli altri sono Evgeni Plushenko e Patrick Chan) a vincere una gara del Grand Prix prima di aver compiuto 17 anni. In quella stessa stagione Hanyu si è piazzato quarto anche nella finale del Grand Prix (i suoi coetanei gareggiavano nella categoria juniores), un piazzamento ottenuto alle spalle di, a parte Chan, Daisuke Takahashi, che ha ottenuto 11.62 punti più di lui nei PCS e che lo ha preceduto di 3.30 punti, e Javier Fernandez, che ha ottenuto 5.12 punti più di lui nei PCS e che lo ha preceduto di 1.73 punti. Un altro quarto posto Hanyu lo ha ottenuto al Campionato del mondo 2013 quando, pur gareggiando con il ginocchio sinistro e la caviglia destra infortunati, Hanyu è stato il migliore dei giapponesi, in una gara che fungeva anche da qualificazione per i successivi Giochi olimpici e in cui su di lui, campione nazionale in carica, la pressione era altissima. Gli altri due quarti posti sono arrivati all’NHK Trophy 2014, quando Hanyu non era ancora guarito dalle ferite riportate nello scontro con Han Yan che si era verificato tre settimane prima, e ai Giochi olimpici del 2022.
Sei quarti posti e un settimo, in 12 anni, e ogni volta quel risultato, guardato nel contesto in cui si è verificato, è legato a problemi indipendenti dalle capacità di Hanyu, con la sola eccezione di un’infrazione alla Zayak rule quando era giovanissimo. Nessun sesto o nono posto mondiale, un piazzamento al 9° posto come peggior risultato in un programma di gara, nessun 17° programma corto o 15° programma libero. Dodici stagioni senior ad altissimo livello. Per Patrick Chan le stagioni ad alto livello sono state 9 (contando anche la sua ultima stagione, in cui ha vinto l’oro nel Team Event, una gara che io inizierò a prendere sul serio il giorno in cui Misato Komatsubara/Tim Koleto vinceranno una medaglia in un Campionato ISU), per Shoma Uno 8 (contando anche la stagione 2019-20, in cui le sue gare del Grand Prix sono state il festival degli orrori e non ha partecipato a Campionati ISU), per Javier Fernandez 7 (contando anche il successo al Campionato Europeo 2019, anche se sapevamo che Fernandez non sarebbe andato avanti e che per lui la stagione sarebbe consistita in quell’unica gara), per Nathan Chen 6, per Yuma Kagiyama al momento sono 6, in futuro si vedrà, per Ilia Malinin al momento solo 4, per Mikhail Shaidorov al momento solo 2. Se guardiamo tutti i vincitori dell’oro olimpico dal Dopoguerra, nessuno è rimasto al vertice per 12 stagioni dal momento in cui ha vinto la sua prima medaglia importante. Chi ci è andato più vicino è Plushenko, al vertice per 9 stagioni consecutive, quindi totalmente fermo per tre stagioni, di nuovo al vertice per la sua decima stagione, quando ha vinto l’oro europeo e l’argento olimpico, e in seguito presente solo a un Campionato europeo, dopo due anni, e a un Team Event olimpico, dopo altri due anni. Button ha letteralmente dominato il pattinaggio, ma per sole 5 stagioni, con una carriera internazionale durata 6 stagioni. Gli unici che dalla loro prima medaglia importante sono stati al vertice per un periodo superiore a 8 anni, due cicli olimpici completi, sono pattinatori che hanno vinto l’oro mondiale, magari anche più volte, in qualche caso che hanno vinto anche una medaglia olimpica, ma mai l’oro olimpico: Alain Giletti, Jan Hoffmann, Elvis Stojko, Todd Eldredge e Brian Joubert. Nel Dopoguerra nessuno è stato al vertice del pattinaggio tanto a lungo quanto Hanyu.
La carriera agonistica di Hanyu è finita nel 2022, con una caviglia slogata. Purtroppo non è stato un episodio isolato, già nel 2018, da fresco vincitore del secondo oro olimpico, Hanyu non era andato al Campionato del mondo a causa di una caviglia slogata. Tralascio le gare a cui ha partecipato nonostante la caviglia slogata, e pure l’attacco d’asma prima del libero al Campionato del mondo del 2021, e cito un’altra gara a cui Hanyu non ha potuto partecipare, il Campionato del mondo del 2020, che non è stato disputato a causa del covid, e quasi certamente in entrambe le gare Hanyu avrebbe vinto una medaglia (ricordo che da dicembre 2014 a dicembre 2021 Hanyu è salito sul podio in tutte le gare a cui ha partecipato). Parlando di gare a cui Hanyu non ha partecipato per problemi fisici, l’elenco comprende la finale del Grand Prix 2018, a cui si era qualificato vincendo entrambe le sue gare, e quasi certamente quella del 2017 (era arrivato secondo nella prima gara, per qualificarsi per la finale gli sarebbe bastato arrivare quarto nella seconda, con un punteggio di 245.96 punti, un punteggio per lui assolutamente banale). Quanto alla stagione 2021-22, quello che di fatto è il suo unico punteggio internazionale stagionale sarebbe stato sufficiente a fargli vincere un argento all’NHK Trophy e l’oro alla Rostelecom Cup, e quindi a qualificarsi per un’altra finale del Grand Prix (anche se poi pure quella gara sarebbe stata annullata).
Guardando il Campionato dei Quattro continenti, e dando per scontata la sua assenza nelle stagioni olimpiche, Hanyu avrebbe potuto parteciparvi nel 2015 se non si fosse operato allo stomaco poco più di un mese prima, nel 2016 se non avesse avuto problemi con la lesione di Lisfranc, nel 2019 se non avesse avuto la caviglia slogata, e nel 2021 se la gara non fosse stata annullata a causa del covid. Hanyu ha vinto tanto, avrebbe potuto vincere di più se solo avesse potuto partecipare a numerose gare a cui, per cause indipendenti dalla sua volontà, non ha potuto partecipare. Per quanto riguarda le gare a cui ha partecipato, sono consapevole che fino all’autunno del 2013 Patrick Chan era più forte di Hanyu, ma cosa è successo dopo?
Nel 2015 Hanyu si è piazzato secondo al Campionato del mondo, meno di tre mesi dopo un’operazione allo stomaco. Io vorrei sapere quanti atleti, in qualsiasi sport, hanno vinto una medaglia mondiale in queste condizioni. Ce ne sono altri? Se sì, complimenti a loro per ciò che sono riusciti a fare, perché si tratta di un risultato straordinario. Perché questo è l’argento ottenuto da Hanyu nel 2015: un risultato straordinario. Pure Javier Fernandez, se è in vena di essere onesto con se stesso, sa di aver vinto solo perché Hanyu aveva problemi fisici (e fra l’altro sono sempre i problemi fisici quelli che hanno fatto sì che Hanyu mancasse il podio all’NHK Trophy di novembre 2014, altrimenti non avrebbe vinto medaglie in 26 gare internazionali individuali consecutive, ma in 34). Nel 2016 Hanyu si è nuovamente piazzato secondo al Campionato del mondo. Nell’occasione Fernandez ha pattinato un libero straordinario, complimenti a lui, ma anche qui, sapevamo tutti che il più forte era Hanyu. Hanyu non ha perso perché l’altro è stato più bravo o perché lui non è stato capace di gestire la gara, ma perché stava combattendo con un infortunio che avrebbe potuto stroncare la sua carriera.
Hanyu ha vinto due soli ori mondiali. Certo, è andata così. Sappiamo benissimo chi era il più forte, ma sappiamo anche che non sempre vince il più forte, anche quando il più forte ha lottato al meglio di quello che, in quel momento, il suo fisico gli consentiva di fare.
Una cosa citata spesso sono gli ultimi quattro anni della sua carriera agonistica, con Hanyu che non ha mai superato Nathan Chen. Non entro per scelta nel discorso punteggi. Bisognerebbe guardare in che modo i giudici hanno assegnato i loro voti, ma so che molte persone non sono in grado di accettare questo tipo di analisi, perciò lascio stare. Guardiamo altro. Per esempio, Hanyu aveva davvero bisogno di gareggiare fra la stagione 2018-19 e la stagione 2021-22?
Nel febbraio del 2018 Hanyu aveva già vinto due ori olimpici, due ori, due argenti e un bronzo mondiali e quatto ori e un argento alla finale del Grand Prix. Aveva 23 anni. Nathan Chen si è ritirato dopo aver vinto un oro olimpico, tre ori mondiali e tre ori alla finale del Grand Prix, a 22 anni. Kagiyama, a 23 anni, ha sentito il bisogno di fermarsi per una stagione, e questo dopo che già aveva perso l’intera stagione 2022-23 per infortuno. Al suo attivo due argenti olimpici, quattro argenti e un bronzo mondiali e due argenti e un bronzo alla finale del Grand Prix, e con la pressione di due sole stagioni disputate da numero 1 della squadra giapponese (per Hanyu erano state 6 fino ai 23 anni, 10 in tutto). La pressione la sente anche Malinin, a 21 anni, con 4 anni da numero 1 degli Stati Uniti, tre ori e un bronzo al Campionato del mondo, tre ori e un bronzo alla finale del Grand Prix e un flop colossale ai Giochi olimpici (Hanyu ha vinto il suo primo oro olimpico a 19 anni). Gli ultimi 4 anni della carriera agonistica di Hanyu sono un di più, qualcosa che lui ha fatto perché aveva voglia di farli, ma che non erano necessari, perché la sua carriera era già leggendaria. Lui era già il pattinatore più grande di tutti i tempi, il GOAT (Greatest of All Time).
Una classifica precisa degli atleti più grandi di sempre, in qualsiasi sport, è impossibile da fare, perché nel tempo sono cambiate tante cose. I risultati vanno rapportati all’epoca in cui sono stati ottenuti e all’impatto che hanno avuto. Sapendo questo, e sapendo che nulla è paragonabile ai Giochi olimpici, possiamo provare a guardare qualche dettaglio.
Fino alla Seconda guerra mondiale il pattinaggio era uno sport quasi esclusivamente europeo. Anche in quello che vengono definiti Campionati del mondo, non c’erano asiatici (due sole eccezioni: due soli pattinatori giapponesi nella gara maschile del 1932, e quattro uomini e una donna, tutti giapponesi, nel 1936), non c’erano africani, né pattinatori dell’Oceania, e i pochi americani, presenti comunque in un numero limitato di competizioni, erano solo statunitensi e canadesi (alle Olimpiadi del 1908 ha partecipato un argentino, ma la famiglia di Horatio Torromé si era trasferita in Gran Bretagna quando lui era piccolissimo, e a diverse gare Torromé ha rappresentato la Gran Bretagna). Anche fra le nazioni europee, quelle dove si praticava pattinaggio erano poche (per esempio il primo spagnolo, Dario Villalba, presente alle Olimpiadi e al Campionato del mondo del 1956, era figlio di un console, e aveva scoperto il pattinaggio quando viveva negli Stati Uniti. Dopo di lui non ci sono più stati spagnoli in un Campionato del mondo fino alla partecipazione di Gloria Mas nel 1979).
Senza sminuire i risultati dei vari Ulrich Salchow, Gillis Grafstrom, Karl Schafer, o dei pattinatori che all’epoca hanno vinto medaglie olimpiche e mondiali, c’era meno concorrenza. Chi era davvero forte, aveva meno rivali da affrontare. Chi si sarebbe aspettato, nel 1920, o anche oltre ottan’tanni più tardi, nel 2002, che potesse esserci un pattinatore spagnolo forte? La Spagna era quasi senza piste e senza tradizione. Proviamo a togliere i risultati dei tennisti spagnoli dalle gare di questo millennio, e vediamo come cambiano i risultati di Hanyu. E non è solo un unico spagnolo a essere arrivato a lottare per le medaglie più importanti, perché per tanto tempo l’Asia non è esistita nel mondo del pattinaggio. Non è solo un discorso di viaggi lunghi e costosi, che non tutti si potevano permettere di fare, o di mancanza di piste nel proprio paese. È anche un discorso di mancanza di conoscenza. I giapponesi presenti alle Olimpiadi del 1932 non avevano allenatori, e avevano studiato da autodidatti leggendo alcuni manuali. Come potevano essere competitivi? E il Giappone è stata la prima nazione asiatica ad avere pattinatori forti, ma la prima medaglia mondiale vinta da un pattinatore asiatico è arrivata solo nel 1977 grazie a Minoru Sano. Ora ci sono pattinatori asiatici forti provenienti da diverse nazioni, la concorrenza è maggiore.
Passiamo al Dopoguerra. Nel 1948 Dick Button vince per la prima volta i Giochi olimpici, nel 1952 li vince per la seconda volta. Bravo, nessuno lo mette in dubbio. Dei 16 pattinatori che hanno gareggiato nel 1948, 12 hanno iniziato a partecipare alle gare internazionali dopo la Seconda guerra mondiale. Di quelli che avevano partecipato al Campionato del mondo prima della guerra, il venticinquenne austriaco Edi Rada aveva partecipato a due Campionati del mondo, piazzandosi una volta al quarto posto. Agli austriaci non era stato concesso di partecipare al Campionato europeo, e al Campionato del mondo, nel 1947, perciò per loro il 1948 è stato il primo anno di gare, per Button era il secondo. Il trentenne britannico Graham Sharp aveva partecipato a sei Campionati del mondo, vincendo un oro e tre argenti, e alle Olimpiadi del 1936, piazzandosi al quinto posto. Un pattinatore importante, che però dubito sia riuscito ad allenarsi molto fra il 1939 e il 1945, visto che ha prestato servizio nella Royal Army in Francia, nord Africa e Italia. Il ventisettenne austriaco Hellmut May, 14° alle Olimpiadi del 1936, forzatamente arruolato, ha trascorso non so quanto tempo in un Campo di prigionia. Quanto al trentacinquenne danese Per Cock-Clausen, aveva partecipato a due Campionati del mondo, piazzandosi come miglior risultato al nono posto nel 1939. Freddie Tomlins, argento mondiale nel 1939, a 19 anni, e descritto dagli articoli dell’epoca come molto talentuoso, era morto nel 1943, abbattuto mentre era al servizio della RAF. Gli altri vincitori di medaglie mondiali prima della guerra non erano tornati a gareggiare. Sia Button che Hanyu hanno vinto alla loro prima partecipazione olimpica, ma la differenza fra affrontare pattinatori ugualmente inesperti o il tre volte campione del mondo in carica e altri tre pattinatori che, nelle due stagioni precedenti, erano saliti sul podio mondiale ed erano più esperti di lui, è notevole. E ad aiutare Button c’era stato un altro dettaglio: in Europa molte piste erano state distrutte, ed era difficile allenarsi, ma anche reperire cose necessarie per pattinare come… un paio di pattini. Forse, per un americano forte, vincere due volte di fila nel 1948 e nel 1952 era più semplice che per chiunque in questo inizio di millennio. Quello che ha fatto Hanyu è più significativo di quel che ha fatto Button non perché Hanyu ha completato il Super Slam e Button no, entrambi hanno vinto gare che l’altro non ha vinto (ma entrambi hanno vinto tutto ciò che potevano vincere nell’epoca in cui hanno gareggiato), ma perché Hanyu ha vinto superando avversari molto più competitivi, e senza essere avvantaggiato dal fatto di potersi allenare quando voleva mentre gli altri non lo potevano fare.
C’è un’altra cosa da considerare: la pressione. Quanta poteva essercene nell’immediato Dopoguerra? Le dirette televisive sono iniziate nel 1960, e sono servite diverse edizioni perché il numero di spettatori diventasse davvero elevato. Nel 1972 la crescente importanza della televisione ha portato a cambiare il regolamento e a introdurre il programma corto. Nel 1994, con la vicenda Kerrigan-Harding, l’audience è cresciuta a dismisura. Con internet, e con i social media, l’attenzione sui pattinatori è diventata ancora più elevata. La pressione mediatica che i pattinatori hanno affrontato nel 2002 è superiore rispetto a quella di… per esempio, cinquant’anni prima, nel 1952. La pressione affrontata da Hanyu è molto superiore rispetto alla pressione affrontata da Button, e come ben sappiamo la pressione può avere effetti devastanti. Ilia Malinin è crollato sotto questa pressione. È un pattinatore forte, non è il più grande di sempre perché non è stato capace di gestire la difficoltà e si è letteralmente sciolto, presentando il quindicesimo libero e concludendo la gara all’ottavo posto.
C’era una pressione altissima su Malinin? Certo. Aveva vinto gli ultimi due ori mondiali, e due mesi prima aveva completato un programma contenente 7 quadrupli. Però già nella gara a squadre si era reso conto di faticare a gestire la tensione. Avrebbe potuto semplificare il programma, oltretutto dopo i programmi non esattamente perfetti di Yuma Kagiyama, Adam Siao Him Fa e Daniel Grassl, e con Mikhail Shaidorov, Shun Sato, Stephen Gogolev e Petr Gumennik che avevano perso terreno già dal programma corto, per vincere gli sarebbe bastato fare molto meno di quello che aveva fatto un paio di mesi prima per vincere la finale del Grand Prix. Facile da dire stando a casa? Certo, facile da dire. Io non sono un campione, però posso guardare come si comportano i campioni. Malinin alle Olimpiadi aveva 21 anni, era nettamente il favorito, con due nuovi record del mondo stabiliti questa stagione nel programma libero, e già quattro partecipazioni al Campionato del mondo e tre alla finale del Grand Prix come esperienze di gara importanti.
In molti hanno fatto notare che per Malinin si trattava della prima partecipazione olimpica. Anche per Hanyu quella del 2014 era la prima partecipazione olimpica, però lui di anni ne aveva 19, non 21, e lui non si è sciolto. Anche Hanyu aveva partecipato a tre finali del Grand Prix, ma solo a due campionati del mondo, perciò la sua esperienza era minore. Hanyu i record del mondo li aveva stabiliti nel programma corto, uno in dicembre e l’altro nel programma corto olimpico, la prima volta che un pattinatore ha superato i 100 punti, e questo dettaglio ha fatto molto clamore. Malinin aveva su di sé le aspettative della sua nazione, così come Hanyu aveva su di sé le aspettative della sua nazione. Quando si è verificato il Terremoto del Tohoku, Hanyu aveva 16 anni. Lo hanno soprannominato la “speranza del Tohoku”. Quanto è pesante portare un titolo così per anni, da quando era un adolescente? E alla finale del Grand Prix che precedeva le Olimpiadi, anche Hanyu aveva proposto una prestazione straordinaria, attirando su di sé le attenzioni di tutti. Hanyu ha fatto errori nel libero? Sì, ha sentito pure lui la pressione. Però, invece di sciogliersi ha lottato fino in fondo. È stato lui ad avere il TES più alto e il secondo valore base, ed è stato il suo il miglior programma libero della giornata. Quello di Malinin è stato il 21° valore base, con il 16° TES (dei suoi GOE negativi, uno è arrivato su un salto singolo, uno su un doppio, perciò l’effetto sul punteggio di quei GOE non è stato elevato). Sentire la tensione, fare errori, e comunque presentare uno dei migliori programmi mai presentati da chiunque fino a quel momento, non è la stessa cosa che sentire la tensione e fare tutti gli errori fatti da Malinin.
Ok. Hanyu ha vinto nel 2019, a 19 anni. Nel 2023, a 23 anni, ha vinto di nuovo. Certo, era più grande e più esperto, ma quanta pressione c’era su di lui in quel momento? Dopo che nel 2010 Plushenko aveva mancato il secondo oro olimpico, nel 2018 Hanyu era diventato il primo pattinatore a poter ripetere il doppio successo, a 66 anni di distanza da Dick Button. La pressione era enorme, lui aveva una sola caviglia funzionante, l’altra era tenuta assieme da forza di volontà e antidolorifici, e ha vinto. Miglior programma corto, libero con un paio di imperfezioni, comunque il secondo della giornata. E, a differenza di Button, Hanyu ha continuato a gareggiare anche dopo il secondo successo olimpico, nonostante la pressione enorme che gravava su di lui.
La maggior parte dei pattinatori si ferma dopo un oro olimpico. Lo hanno fatto Hayes Alan Jenkins (1956), David Jenkins (1960), Manfred Schnelldorfer (1964), Wolfgang Schwarz (1968), Ondrej Nepela (1972, lui in realtà è andato avanti ancora una stagione perché il Campionato del mondo del 1973 si sarebbe svolto nella sua città natale, Bratislava), John Curry (1976), Robin Cousins (1980), Scott Hamilton (1984), Brian Boitano (1988, lui è tornato dopo 6 stagioni, quando ormai era un ex campione e non più il campione olimpico in carica, e si è ritirato di nuovo subito dopo il 6° posto olimpico), Viktor Petrenko (1992, lui è tornato dopo una stagione, ritirandosi di nuovo subito dopo il 4° posto olimpico), Ilia Kulik (1998), Alexei Yagudin (2002), Evan Lysacek (2010) e Nathan Chen (2022). Alcuni di loro non hanno neppure partecipato al Campionato del mondo postolimpico. Le eccezioni all’addio alle gare sono pochissime. Mikhail Shaidorov ha vinto quest’anno, ha deciso di continuare a gareggiare, solo in futuro scopriremo se riuscirà a difendere il suo titolo. Alexei Urmanov (1994) ha continuato a gareggiare per 4 stagioni senza più vincere medaglie mondiali. Dick Button (1948 e 1952) si è ritirato al termine della sua seconda stagione olimpica. Quanto a Evgeni Plushenko, ha pattinato per nove stagioni ad altissimo livello vincendo l’argento olimpico nel 2002, alla sua quinta stagione senior, e l’oro nel 2006, alla nona stagione. Quindi si è fermato, senza neppure partecipare al Campionato del mondo. Non ha continuato a gareggiare con la pressione di essere il campione olimpico in carica. Dopo una pausa di tre stagioni è tornato per una gara del Grand Prix, il Campionato europeo e le Olimpiadi, dove ha vinto un argento. E si è fermato di nuovo. Complici anche alcuni infortuni, nelle quattro stagioni successive ha partecipato a sole due gare internazionali, tre campionati nazionali e il team Event olimpico. Hanyu non si è mai fermato. Ha saltato alcune gare per infortunio, ha sempre partecipato almeno alla gara più importante della stagione e a un’altra gara. A quante gare ha partecipato Hanyu con il peso di essere il campione olimpico in carica?

La differenza è impressionante. Riuscire a gestire la pressione e a continuare a ottenere risultati, come ha fatto Hanyu, per così tante gare e così tanto tempo, non è normale. Come ha notato Scott Russell, Hanyu è in grado di dare il meglio di sé nei momenti più importanti. Qualcosa che solo i campioni sanno fare e che lui ha fatto gara dopo gara, anno dopo anno.
Ci sarebbero tante altre cose da dire, la completezza in tutti gli aspetti del pattinaggio, nei salti, nelle trottole, nei passi, nell’interpretazione, il ruolo fondamentale ricoperto da Hanyu per la nascita dell’epoca dei quadrupli, i record del mondo, il suo impatto in coloro che hanno assistito alle sue prestazioni, e quello che sta facendo ora, dopo aver lasciato le gare. Ho già scritto troppo, per il momento mi fermo qui, riservandomi di tornare su queste cose in futuro.
Quasi sempre ogni quattro anni abbiamo un nuovo campione olimpico, ma se il titolo olimpico è imprescindibile per essere il GOAT, un titolo olimpico non è sufficiente. Quelle 12 stagioni, illuminate dai due ori olimpici, ci dicono che Hanyu è il GOAT.


















































