Yuzuru Hanyu: tre anni da professionista/3

English translation here.

Terza e ultima parte del mio lunghissimo post dedicato a ciò che ha fatto Yuzuru Hanyu da quando è passato al professionismo. Quando ho scritto il post erano trascorsi solo due anni e nove mesi e non tre, ma il titolo preciso sarebbe stato bruttino. E visto che il titolo che ho scelto parla di tre anni, ho modificato il post aggiungendo alcune cose fatta da Hanyu negli ultimi tre mesi del suo terzo anno da professionista. La prima parte del post, dedicata ai programmi che possiamo vedere su internet, si trova qui. La seconda parte, dedicata ai solo show e agli show incentrati su di lui, Notte stellata e Challenge, si trova qui.

Stars on Ice  and  Fantasy on Ice

Hanyu si è esibito in due show tradizionali,  Stars on Ice  e  Fantasy on Ice. 

https://figureskate-soi.com/2023

Dieci date in tre città diverse: Osaka (30 e 31 marzo, 1 aprile), Oshu (3, 4 e 5 aprile) e Yokohama (6, 7, 8 e 9 aprile). Quasi tutte le date hanno avuto una copertura televisiva solo in Giappone, purtroppo i solo show sono gli unici per i quali abbiamo una trasmissione internazionale perché sono gli unici interamente gestiti da Hanyu, e per lui è importante offrire anche a noi la possibilità di guardarli. Per gli altri possiamo continuare a chiedere una diretta internazionale a pagamento agli organizzatori, magari prima o poi ci ascolteranno.

Hanyu ha coreografato la sua parte nel numero di gruppo iniziale, All These Things That I’ve Done, e si è esibito su tre programmi diversi: Il fantasma dell’Opera il primo giorno in ogni città, Ashura-chan il secondo giorno in ogni città e il quarto giorno a Yokohama, e One Summer’s Day il terzo giorno in ogni città. In Ashura-chan e One Summer’s Day, la cui coreografia non prevede salti, ha aggiunto un 3Lo.

Fantasy on Ice nel 2023 è stato costituito da due parti chiamate Tour A e Tour B, entrambe composte da sei show. Il Tour A ha fatto tappa a Makuhari (26, 27 e 28 maggio) e Miyagi (2, 3 e 4 giugno), il Tour B ha fatto tappa a Niigata (16, 17 e 18 giugno) e Kobe (23, 24 e 25 giugno). In entrambi i tour Hanyu ha partecipato ai numeri di gruppo, coreografati da Jeffrey Buttle, e presentato un programma nuovo, coreografato da lui stesso. Nel Tour A i numeri di gruppo sono stati Ain’t no mountain high enough/Rising Heart e USA, il suo programma If… Nel tour B i numeri di gruppo sono stati History Maker e Stars, il suo programma Glamorous Sky. Purtroppo nemmeno Fantasy on Ice ci assiste con le immagini, tutto quello che ho trovato fra i video ufficiali è stato un 3F in Glamorous Sky.

L’ultimo show tradizionale a cui Hanyu ha partecipato è stato Fantasy on Ice nel 2024, solo nel Tour A. Due città, Makuhari (24, 25 e 26 maggio) e Aichi (31 maggio, 1 e 2 giugno), sei show in tutto. I numeri iniziale e finale, coreografati da Jeffrey Buttle, sono stati Ray of Light e High Pressure. Oltre ad aver guidato i numeri di gruppo, Hanyu ha interpretato due programmi, Danny Boy e Meteor, un programma nuovo coreografato da lui. Di ufficiale abbiamo un video relativo alle prove ufficiali del primo numero di gruppo (con Hanyu che si era ferito in una caduta il giorno prima e ha un vistoso cerotto vicino a un occhio):

In più ci sono un paio di foto, una in pista e una nel backstage, condivise da Takanori Nishikawa, l’interprete del brano musicale.

Alcuni numeri

Ho deciso di scrivere questa sezione per riassumere in qualche numero e in qualche dato cosa ha fatto Hanyu in questi tre anni.

Show:

  • Prologue – 5 date fra novembre e dicembre 2022
  • Major’s Cup – 1 data, dicembre 2022 (il pubblico c’era, perciò questa è un’esibizione)
  • Gift – 1 data, febbraio 2023
  • Notte stellata – 3 date, marzo 2023
  • Stars on Ice – 10 date, marzo-aprile 2023
  • Fantasy on Ice – 12 date, maggio-giugno 2023
  • Re_Pray – 8 date, novembre 2023-aprile 2024
  • Notte stellata – 3 date, marzo 2024 (bonus: il pubblico ha potuto assistere a due prove)
  • Fantasy on ice – 6 date, maggio-giugno 2024
  • Challenge – 1 data, settembre 2024
  • Echoes of Life – 7 date, dicembre 2024-febbraio 2025
  • Notte stellata – 3 date, marzo 2025 (bonus: il pubblico ha potuto assistere a due prove)
  • The First Skate – 1 data, luglio 2025 (in questo caso ho aggiunto la segnalazione dello show dopo aver pubblicato il post)

Il totale dice 13 show, 61 date. Hanyu non si è certo rilassato dopo aver lasciato le gare, anzi, lavora più di prima, e crea show, o anche programmi autonomi, straordinari. Di questi show, otto sono stati trasmessi in diretta internazionale, di quattro esistono DVD o Blu ray. Meglio che niente, anche se per i miei gusti è un po’ poco. Non per nulla sto chiedendo alle piattaforme di streaming di inserire gli show di Hanyu nel loro catalogo, i solo show e anche Notte stellata. O, se non le piattaforme di streaming, sarebbe bello se le televisioni giapponesi ci fornissero la possibilità di acquistare un biglietto per il livestream, per Notte stellata o anche per eventuali altri show a cui Hanyu dovesse partecipare, perché anche nei programmi di gruppo lui dà sempre il massimo, e If…Glamorous Sky e Meteor, programmi che difficilmente Hanyu proporrà in altre occasioni, sono meravigliosi.

Questi sono i programmi pattinati interamente o in parte da Hanyu in questi tre anni (non considero quelli su cui si è limitato a eseguire un salto, come Ten to chi to durante la SharePractice). Nell’elenco specifico se si tratta di un programma creato in queste tre stagioni e, se è noto un coreografo diverso da Hanyu, il nome del coreografo. Conto anche i programmi di gruppo non solo perché Hanyu ha dovuto imparare la coreografia, ma anche perché lui è sempre in una posizione di rilievo, con gli occhi di tutto il pubblico su di lui. Se esiste un video ufficiale online, inserisco il link. Nel caso video di gara che comprendono numerosi pattinatori, il link rimanda direttamente a quando sul ghiaccio c’è Hanyu.

  • Hana ni nare
  • Seimei [Giochi olimpici 2018]
  • White Legend [Giochi olimpici 2014]
  • Introduzione e rondò capriccioso
  • Change
  • Dreamy Aspiration (programma nuovo)
  • Let’s Go Crazy
  • Otoñal [Campionato nazionale 2019]
  • Étude in D-sharp minor
  • Spartacus [Asian Novice Championship 2005]
  • Hello, I Love You
  • Mission: Impossible II
  • Somebody to Love
  • Sing, Sing, Sing
  • Romeo + Juliet
  • A Fleeting Dream (programma nuovo. Non considero A Fleeting Dream_RE come un programma diverso, anche se il modo in cui interpreta il programma è diverso)
  • Haru yo, koi [Giochi olimpici 2022]
  • Parisienne Walkways [Giochi olimpici 2014]
  • From Russia with Love
  • Sasanqua (programma nuovo)
  • The Final Time Traveler
  • L’uccello di fuoco
  • Hope and Legacy [Campionato del mondo 2017]
  • One Summer’s Day (programma nuovo, coreografia di David Wilson)
  • Ballade No. 1 in G minor by Chopin [Giochi olimpici 2018]
  • Let Me Entertain You [Campionato del mondo 2021]
  • Ashura-chan (programma nuovo)
  • Il fantasma dell’Opera
  • Notte stellata [Giochi olimpici 2018]
  • Boku no koto
  • Conquest of Paradise (programma nuovo in collaborazione con Kohei Uchimura, in parte coreografato da David Wilson – qui è possibile vedere quasi 20 secondi del programma senza musica)
  • Dynamite (programma nuovo interpretato in studio)
  • Song of Hope (programma di gruppo nuovo coreografato da David Wilson)
  • Requiem of Heaven and Earth
  • All These Things That I’ve Done (tecnicamente è un programma di gruppo, ma per la sua parte, circa un minuto coreografato da Hanyu, Hanyu è in pista da solo)
  • Notre-Dame de Paris
  • Ain’t no mountain high enough/Rising Heart (numero di gruppo nuovo coreografato da Jeffrey Buttle)
  • If… (programma nuovo coreografato da Hanyu, con suggerimenti di Mikiko)
  • USA (numero di gruppo nuovo coreografato da Jeffrey Buttle)
  • History Maker (numero di gruppo nuovo coreografato da Jeffrey Buttle)
  • Glamorous Sky (programma nuovo)
  • Stars (numero di gruppo nuovo coreografato da Jeffrey Buttle)
  • Gate of Living (programma nuovo coreografato da Mikiko)
  • Megalovania (programma nuovo)
  • The Darkness of Eternity (programma nuovo)
  • Lufia II: Rise of the Sinistrals (programma nuovo)
  • Goliath (programma nuovo)
  • Aqua’s Journey (programma nuovo)
  • Carmina Burana (programma nuovo in collaborazione con Mao Daichi, coreografato da Shae-Lynn Bourne e Rino Masaki – qui è possibile vedere 4 minuti del programma)
  • Permission to Dance (programma nuovo interpretato in studio – un frammento del programma di una decina di secondi)
  • Danny Boy (programma nuovo coreografato da David Wilson – pochi secondi del programma senza musica + Dopo che ho scritto questo post Hanyu ha caricato sul suo canale due versioni di Danny Boy che aveva registrato in aprile all’Ice Rink di Sendai: full version e short version).
  • Ray of Light (numero di gruppo nuovo coreografato da Jeffrey Buttle)
  • Meteor (programma nuovo)
  • High Pressure (numero di gruppo nuovo coreografato da Jeffrey Buttle)
  • Taiko drum (in mancanza di un nome ufficiale definisco così il numero di gruppo coreografato da Akiko Suzuki e rifinito da Hanyu sul suono dei taiko per lo show Challenge – qui vediamo quasi 30 secondi del programma, ma su una musica diversa da quella originale)
  • Que sera sera (nuovo numero di gruppo coreografato da Akiko Suzuki e rifinito da Hanyu)
  • Last Ambient (programma nuovo)
  • First Pulse (programma nuovo – in questo video possiamo sentire la musica e vedere alcune immagini dell’intero show)
  • “First Echo” and “Circulation” (programma nuovo)
  • Utai IV: Reawakening (programma nuovo coreografato da Mikiko)
  • Mass Destruction: Reload (nuovo programma coreografato da emmy, Mikiko e Hanyu)
  • Piano Collection (programma nuovo coreografato da Jeffrey Buttle)
  • Eclipse/Blue (programma nuovo)
  • Gate of Steiner – Aesthetics on Ice (programma nuovo)
  • Hymn of the Soul (programma nuovo)
  • Bow and Arrow (programma nuovo)
  • Bolero (programma nuovo in collaborazione con Mansai Nomura e altri cinque pattinatori, coreografato da Shae-Lynn Bourne – questo video comprende un minuto e mezzo del programma)
  • Seimei (nuova versione rivista interpretata con Mansai Nomura – circa 2:40 del programma si trovano qui – aggiungo anche la versione del video con commento in inglese)

Se non ho perso il conto, sono 68 programmi, più della metà sono programmi nuovi e molti sono stati coreografati da lui. Se a questo aggiungiamo l’ideazione di quattro solo show, il montaggio dei video del suo canale, il ruolo da lui ricoperto in Notte stellata, vediamo che lo sforzo creativo è enorme. Uno sforzo creativo che ha portato anche alla nascita di un libro per bambini illustrato dalle Clamp per Gift.

Questo il sito ufficiale del libro Gift: https://sp.clamp-fans.com/ja/gift/

Per questa collaborazione è stato girato anche un video:

Per Echoes of Life invece Hanyu ha scritto racconto:

Il numero e la varietà dei programmi può solo dare un’idea delle sue doti interpretative, affinate nel continuo studio e nel continuo lavoro di perfezionamento. Nel caso dei tour, chi guarda tutti gli show è in grado di apprezzare i cambiamenti apportati da Hanyu per cercare di migliorare ciò che propone al pubblico, così come quando gareggiava continuava a perfezionare i programmi durante tutta la stagione agonistica. A livello tecnico/atletico vediamo qualche cifra.

Una gara è costituita da programma corto e programma libero, che vengono pattinati in due giorni diversi e complessivamente durano meno di 7 minuti. In Prologue il tempo di pattinata si aggira sui 30 minuti, in Gift sfiora i 43, più o meno come in Re_Pray, in Echoes of Life sfiora i 50 minuti. Le trottole in Prologue erano state 11, in Gift erano diventate 16, in Re_Pray 20, il solo Megalovania ne contiene 6, in Echoes of Life ce ne sono 15, una della lunghezza di un minuto. Sommando i due programmi, in gara i pattinatori fanno 6 trottole. Il numero degli elementi di salto in una gara è 10, 3 nel programma corto (per i migliori si tratta di una combinazione quadruplo+triplo, un altro quadruplo e un 3A), e 7 nel libero (tre combinazioni, solo una può essere di tre salti, almeno un 3A, con un’unica eccezione i migliori pattinatori fanno 4 o 5 quadrupli, gli altri sono salti tripli). In ogni solo show ci sono almeno 4 quadrupli, diversi 3A e diversi altri tripli, e il numero di salti con almeno tre rotazioni è superiore rispetto al numero di salti tripli o quadrupli che un pattinatore può eseguire sommando i due programmi di gara. E poi c’è tutto il resto.

Questi i diversi tipi di salti eseguiti da Hanyu dopo il suo passaggio al professionismo (non considero quante volte li ha fatti, solo la varietà di salti e combinazioni, e non mi soffermo neppure sui passaggi di transizione inseriti spesso immediatamente prima o dopo il salto):

  • 1Lo ritardato
  • 1A ritardato
  • 2T con le braccia allargate per scelta coreografica
  • 3T
  • 3S
  • 3Lo
  • 3Lo+1Eu+3S
  • 3F
  • 3Lz
  • 3Lz+2T+2T
  • 3A
  • 3A+2T versione rippon
  • 3A+3T
  • 3A+3T+3Lo
  • 3A+1Eu+3S
  • 3A+1Eu+3S+1Eu+3S
  • 4T
  • 4T+2T
  • 4T+3T
  • 4T+1Eu+3S (lo abbiamo visto per l’ultima volta nel febbraio del 2025)
  • 4T+1Eu+3S+1Eu+3S
  • 4T+3A
  • 4S
  • 4S+3T (lo abbiamo visto per l’ultima volta nel marzo del 2025)
  • 4Lo (non lo esegue negli show, ma lo abbiamo visto per l’ultima volta nel marzo 2025)
  • 4Lo+3T
  • 4Lo+3A (lo abbiamo visto per l’ultima volta nel luglio del 2024)
  • 4Lz (marzo 2025)
  • 4A<< (lo abbiamo visto per l’ultima volta nel dicembre del 2022)

I salti per me non sono la cosa più importante, ma Hanyu è ancora in grado di fare quattro tipi diversi di quadrupli, e tre in combinazioni importanti, oltre ad aver completato combinazioni che in gara sono molto rare o proibite dal regolamento. E se è vero che qualche volta è caduto, è vero anche che è riuscito a completare almeno una data in tutti gli show (con l’eccezione di Gift, che ha avuto una data sola) senza commettere errori.

Televisione e altri impegni

Al di là del pattinaggio, che siano show o video, Hanyu ha fatto un’infinità di altre cose. Una non sorprendente è che ha lavorato con i suoi sponsor. Con alcuni di loro la collaborazione è terminata. ANA è fra questi, ed è un peccato, perché avevano realizzato diversi video molto belli. Sono terminate anche le collaborazioni con Nishikawa Down e con Sekkisei, mentre proseguono quelle con Ajinomoto, Citizen, Phiten e Towa Pharmaceutical. Due sponsor nuovi, Haier e Aqua, hanno realizzato degli spot all’Ice Rink di Sendai:

Altro sponsor nuovo è Gucci, per il quale Hanyu ha realizzato prima un breve filmato

e poi il classico “what’s in my bag” in collaborazione con Elle:

Per Gucci Hanyu è stato protagonista di due mostre fotografiche, YUZURU HANYU: A JOURNEY BEYOND DREAMS featured by ELLE e In Focus: Yuzuru Hanyu Lensed by Jiro Konami (qui è visibile un breve video) È stato anche intervistato da giornali che normalmente non si occupano di pattinaggio quali Elle JapanGQNewsweekBrutusGinzaGoetheKateigahoToyo Keizai e SO-EN.

Un altro bellissimo video realizzato da Hanyu per Gucci si trova sul sito ufficiale.

A volte le riviste che realizzano un servizio fotografico su Hanyu pubblicano i dietro le quinte. Questo è quello di Figure Skating Life Extra.

Questo è quello di Aera. La fotografa è Mika Ninagawa.

Un altro video pubblicato da Aera si trova qui.

Il 29 settembre del 2022 Hanyu ha partecipato alla cerimonia dedicata ai 50 anni dell’instaurazione delle relazioni diplomatiche fra Cina e Giappone.

Nel dicembre dello stesso anno gli è stato conferito il Kikuchi Kan Award per aver contribuito a diffondere la cultura giapponese, anche se, essendo impegnato con Prologue, Hanyu non ha potuto partecipare alla cerimonia e ha mandato un breve video per ringraziare del premio. I premi da lui ricevuto sono numerosi, fra l’altro nel 2023 è stato nominato “Persona dell’anno” dalla Public Relations Society of Japan e ha ricevuto lo Special Achievement Awards dalla Japan Skating Federation.

Hanyu è stato incluso in diverse liste prestigiose, è stato fra gli atleti più ricercati su Google nel 2022, fra gli atleti olimpici più rappresentativi del XXI secolo stilata da ESPN, fra i 10 atleti più importanti secondo l’Associazione dei giornalisti professionisti e fra i 30 straordinari leader under 30 dell’Asia Pacific Young Leaders nella categoria “Cultura/sport/arte”.

Numerose sono anche le partecipazioni televisive. La più importante per la continuità e il suo significato è quella di News Every, dove ricopre il ruolo di Special Messanger. In diverse occasioni Hanyu ha parlato di calamità naturali, di prevenzione dei disastri, e si è recato in aree che avevano subito una calamità. Parte di queste trasmissioni sono state caricate come video su YouTube con sottotitoli in inglese.

Altri video relativi a sue partecipazioni alla trasmissione, solo in giapponese, sono stati caricati da News Every sul loro canale YouTube nel dicembre 2022, nel gennaio 2023, nel marzo 2023, nel luglio (1 e 2) 2023 e nel dicembre 2023. L’elenco completo dei video si trova qui.

Il canale di News Every comprende anche un video dedicato all’ideazione di Notte stellata 2023 insieme a Kohei Uchimura:

Hanyu è comunque molto attivo per tutte le calamità naturali, non solo per Sendai o per il Tohoku. Si è recato a Wajima, riportando l’attenzione sulla Prefettura di Ishikawa, mesi dopo il terremoto, dopo che nell’immediato aveva donato soldi (come aveva donato soldi dopo il terremoto in Turchia), e ha realizzato poster e manifesti per aiutare il turismo della regione. Con Re_Pray si è recato a Saga, rivitalizzando la regione. E non ha dimenticato l’Hokkaido, colpito da un terremoto nel 2018.

Tornando a Sendai, l’importanza che la sua città riveste per lui si vede anche nel video, questo sottotitolato in inglese, che ha realizzato come ambasciatore del turismo della città.

Si è anche adoperato per migliorare le possibilità di pattinare a Sendai, donando cifre molto alte all’Ice Rink e sostenendo il progetto di rinnovamento della Xebio Arena, la cui riapertura è prevista per il prossimo luglio.

Hanyu ha partecipato a un’infinità di trasmissioni televisive, ma purtroppo nella maggior parte dei casi quelle trasmissioni a cui ha partecipato Hanyu non sono visibili fuori dal Giappone, anche se a volte su YouTube si trovano video caricati dai fan, spezzoni di show, alcuni programmi, e anche parti di apparizioni in programmi televisivi, a volte con sottotitoli in inglese. Sicuramente ne sto dimenticando qualcuna, per quelle che ricordo inserisco il link a un video ufficiale o a uno dei numerosi articoli dedicati a quella trasmissione. Hanyu ha incontrato in diverse occasioni Shuzo Matsuoka, la prima volta subito dopo il suo addio alle gare. Nell’immediato ha anche rilasciato un’intervista a Tokyo TV, disponibile online in giapponese suddivisa in parte 1parte 2 e parte 3.

Nel settembre del 2022 Hanyu è stato ospite della trasmissione locale Saturday Watchin! In seguito la televisione ha caricato il video sul suo canale YouTube suddiviso in parte 1parte 2 e parte 3. Lo stesso è avvenuto con Oh! Bandess. In questo caso abbiamo la parte 1parte 2parte 3parte 4 e parte 5. Hanyu è stato ospite della stessa trasmissione anche nel marzo del 2023 e nei due anni successivi, sempre in una data vicina a quella del Terremoto del Tohoku. Un’altra trasmissione in cui è apparso è Teremasa.

Sono trasmissioni normali, non speciali creati appositamente per lui, e in cui lui si è recato come ospite, All Night Nippon Gold di Yuming il, Kohaku Uta Gassen in cui ha ricoperto la funzione di giudice il 31 dicembre 2022, Classic TV di Shinya Kiyozuka, la Tetsuko’s Room di Tetsuko Kuroyanagi, Ogensan to Issho di Gen Hoshino, la Switch Interview con Kochi Domoto nell’ottobre del 2023 e Lucky Bags di Mansai Nomura. Questo video risale a quando Hanyu è stato ospite di Tetsuko Kuroyanagi nella Tetsuko’s Room:

Se tutte queste trasmissioni sono state rivolte a un pubblico giapponese, della conversazione che si è svolta nel 2024 fra Hanyu e Shigesato Itoi, il creatore del videogioco Mother, abbiamo una traduzione ufficiale in inglese.

Non esiste una traduzione ufficiale in nessuna lingua occidentale dei due libri autobiografici pubblicati da Hanyu nel 2023, dopo quelli che aveva pubblicato nel 2012 e nel 2016.

Che io sappia di pubblicazioni giapponesi con anche il testo in inglese ne esistono solo due, un libro fotografico e un calendario perpetuo. In entrambi i casi le foto sono accompagnate da brevi didascalie in giapponese e in inglese. Ho scelto di non elencare la maggior parte dei numerosi libri fotografici o riviste incentrati su Hanyu, neppure quelli che ho comprato, perché si tratta di tante pubblicazioni e questo post è fin troppo lungo. In questo caso però faccio un’eccezione perché è un segnale di apertura degli editori giapponesi a un pubblico internazionale. Il libro, e il calendario, si chiamano G.O.A.T.

Come ho ricordato prima, nella primavera del 2023 Hanyu si è recato brevemente in Canada. A testimonianza di questo viaggio ci sono diverse foto dei pattinatori che si allenano a Toronto e un breve video pubblicato da Tracy Wilson.

Hanyu è stato protagonista anche di due eventi nel Metaverso, eventi a cui era possibile accedere da tutto il mondo. Nel 2023, per il suo compleanno, eravamo in 35.000. Lo scorso marzo in tre giorni siamo stati in 130.000 a entrare nel Metaverso. Lui era lì in incognito ma, in entrambe le occasioni, chi era presente ha potuto guardare due programmi dell’ultimo tour.

Da ricordare almeno un articolo di Hanyu e una conversazione. L’articolo è stato pubblicato su Bungeishunju, un giornale estremamente prestigioso a cui contribuiscono personalità importanti della cultura giapponese, e che a un atleta sia richiesto un contributo è decisamente raro. La conversazione, pubblicata a puntate da Deep Edge Plus, si è svolta fra Hanyu e la filosofa Rei Nagai, autrice di Underwater Phylosophy, e che un atleta conversi con un filosofo è un’altra cosa che non avviene tanto spesso.

Un’ultima cosa, anche se Hanyu non ha fatto nulla di particolare per questo progetto e, semplicemente, il regista si è focalizzato (anche) su di lui. Hanyu è uno dei protagonisti del docufilm Beijing 2022, dedicato ai Giochi olimpici del 2022. Peccato che in Italia questo film non sia stato quasi trasmesso nonostante abbia vinto la Guirlande d’Honneur al Milano International Sport Movies & TV Festival nel 2023.

Sono trascorsi tre anni da quando Hanyu è passato al professionismo. Non ho elencato tutto quello che ha fatto, tutti i servizi fotografici, le apparizioni televisive, le interviste, le collaborazioni con gli sponsor. Quello che Hanyu sta facendo è straordinario, e sono sicura che continuerà a stupirci anche in futuro.

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Yuzuru Hanyu: tre anni da professionista/2

The English translation is here.

Seconda parte del mio lunghissimo post dedicato a ciò che ha fatto Yuzuru Hanyu da quando è passato al professionismo. Quando ho scritto il post erano trascorsi solo due anni e nove mesi e non tre, ma il titolo preciso sarebbe stato bruttino. E visto che il titolo che ho scelto parla di tre anni, ho modificato il post aggiungendo uno show di cui, nel momento in cui ho scritto la maggior parte del testo, non sapevamo ancora nulla. La prima parte del post, dedicata ai programmi che possiamo vedere su internet, si trova qui.

Solo show

I solo show. Qualcosa che prima di Hanyu era inimmaginabile, perché chi poteva pensare che un pattinatore da solo potesse avere le energie per pattinare un intero show? Abbastanza carisma da catturare gli spettatori per la durata di uno show invece che per soli pochi minuti? E cosa avrebbe guardato il pubblico nel tempo impiegato dal pattinatore a cambiarsi? Giusto per citare alcuni dei problemi…

Il primo show è stato Prologue. Due date a Yokohama, il 4 e il 5 novembre 2022, tre date a Hachinohe, il 2, 3 e 5 dicembre. Questo il sito ufficiale:

https://prologue-official.jp

Prologue è stato trasmesso solo in Giappone, anche se all’epoca ero riuscita a vederlo e lo avevo commentato. Ora è possibile comprare il DVD o il Blu ray relativo all’ultimo spettacolo su Amazon.co.jp (e su diversi altri siti giapponesi, nel sito ufficiale dello show si trovano i link). Qui potete guardare un breve trailer relativo al DVD:

La scaletta dello show è simile per tutte le date, con due soli programmi che variano a seconda dello show in base alle indicazioni del pubblico:

  • warm up
  • Seimei
  • Change
  • Let’s Go Crazy / Hana ni nare Otoñal Étude in D-sharp minor
  • Spartacus Hello, I Love You / Mission: Impossible II Somebody to Love Sing, Sing, Sing
  • Romeo + Juliet
  • A Fleeting Dream (programma inedito coreografato da Hanyu)
  • Haru yo, koi
  • (bis) Parisienne Walkways
  • (bis ultimo giorno) From Russia with Love

Gli abbonati al canale YouTube di Hanyu possono vedere Seimei così come Hanyu lo ha pattinato nel primo dei due show di Yokohama.

L’ultimo giorno di Prologue Hanyu ha annunciato il suo secondo solo show, Gift.

Questo il sito ufficiale (nella versione in inglese):

https://gift-official.jp/index_en.html

Gift si è svolto il 26 febbraio 2023 al Tokyo Dome, la prima volta che nella prestigiosa arena è stata allestita una pista di ghiaccio. C’erano 35.000 persone ad assistere dal vivo allo show, altre 30.000 che vi hanno assistito da numerosissime sale cinematografiche in Giappone, e c’era la diretta, televisiva in Giappone, su internet tramite Globe Coding nel resto del mondo, con sottotitoli in varie lingue, inglese compreso. Hanyu si è accorto della presenza di numerosi fan internazionali, e da quel momento ha sempre fornito la diretta di uno dei giorni dei suoi solo show in ciascuna delle città in cui si è esibito. Non esce dal Giappone – per quel che lo sappiamo dopo Pechino si è allontanato una sola volta dal Giappone, per un viaggio privato che lo ha visto tornare per pochi giorni al Toronto Cricket Club – ma possiamo comunque assistere almeno a parte di ciò che fa (anche se sarebbe bello poter vedere tutto).

Dal luglio 2023 e fino a non troppo tempo fa Gift è stato disponibile su Disney+ con sottotitoli in italiano, spero che in futuro decideranno di riproporlo perché qui siamo parlando di arte. Al momento l’unica possibilità per guardare Gift è ordinare il DVD o il Blu ray dal Giappone, ma purtroppo al suo interno non ci sono i sottotitoli.

A suo tempo avevo commentato Gift in due parti che si trovano qui e qui. Qui invece c’è una recensione di Gift realizzata da una persona che non sa nulla di pattinaggio e che, proprio per questo ci aiuta a capire che impatto ha lo show su qualcuno che non è fan di Hanyu. Disney Singapore ha realizzato un trailer con sottotitoli in inglese per promuovere lo show:

Gift è più lungo di Prologue, ha una storia più articolata, filmati più elaborati, musica suonata dal vivo e una compagnia di ballerine che in alcuni momenti accompagna i video o le prestazioni di Hanyu, ed è diviso in due tempi. Questa la scaletta:

  • L’uccello di fuoco
  • Hope and Legacy
  • One Summer’s Day (programma inedito coreografato da David Wilson)
  • Ballata N° 1 di Chopin
  • warm up
  • Introduzione e rondò capriccioso
  • ——–
  • Let Me Entertain You
  • Ashura-chan (programma inedito coreografato da Hanyu)
  • Il fantasma dell’Opera
  • A Fleeting Dream
  • Notte stellata
  • (bis) Haru yo, koi
  • (bis) Seimei

Ho pubblicato una recensione di Gift su FantasyMagazine. È possibile ascoltare parte del brano Gift, composto da Satoshi Takebe per questo show, qui.

Nella stagione 2023-24 Hanyu ha organizzato un vero e proprio tour, Re_Pray.

Questo il sito ufficiale:

https://repray-icestory.jp

Sarebbero dovute essere sei date in tre città, visto l’enorme successo sono diventate otto date in quattro città:

Saitama, 4 e 5 novembre 2023
Saga, 12 e 14 gennaio 2024
Yokohama, 17 e 19 febbraio 2024
Miyagi, 7 e 9 aprile 2024

In Giappone sono stati trasmessi tutti gli show, in parte in diretta e in parte in differita. Il primo spettacolo di Saitama, e il secondo delle altre città, sono stati trasmessi in diretta internet internazionale su Beyond Live con sottotitoli in numerose lingue. Al momento non ci sono notizie relative a DVD, possiamo solo sperare che Hanyu riesca a ottenere i diritti per pubblicare il suo spettacolo in un formato che possiamo acquistare e conservare. Ma se anche non dovesse riuscirci, è importante ricordare che la diretta c’è stata, che se seguiamo le sue pagine social siamo in grado di guardare ciò che fa. E possiamo provare a chiedere alle varie piattaforme di streaming di inserire Re_Pray, e anche tutti gli altri show di Hanyu, nel loro catalogo. Magari se riceveranno abbastanza richieste decideranno di acquistare i diritti.

Di Re_Pray ho trovato due diversi trailer:

Re_Pray è legato al mondo dei videogame, e a un certo punto lo show propone una scelta, così come potrebbe avere una scelta chi sta giocando una partita. A seconda della scelta compiuta, Hanyu interpreta l’uno o l’altro di due diversi programmi. Questa la scaletta:

  • A Fleeting Dream
  • Gate of Living (programma inedito coreografato da Mikiko)
  • Hope and Legacy / Ashura-chan
  • Megalovania (programma inedito coreografato da Hanyu)
  • warm up
  • The Darkness of Eternity (programma inedito coreografato da Hanyu)
  • ——–
  • A Fleeting Dream_RE
  • Requiem of Heaven and Earth
  • One Summer’s Day
  • Haru yo, koi
  • (bis) Let Me Entertain You
  • (bis) Seimei
  • (bis) Introduzione e rondò capriccioso

Ho pubblicato un’analisi di Re_Pray su FantasyMagazine.

L’ultimo solo show in ordine di tempo è il tour Echoes of Life.

Il sito ufficiale:

https://echoesoflife.jp

In questo caso Hanyu si è esibito in tre città, per un totale di sette show:

Saitama, 7, 9 e 11 dicembre 2024
Hiroshima, 3 e 5 gennaio 2025
Chiba, 7 e 9 febbraio 2025

Anche per Echoes of Life ci sono state oltre alle solite dirette giapponesi di parte degli show e di differite degli altri, le dirette internazionali su Beyond Live del primo show di Saitama e del secondo di Hiroshima e Chiba. Insieme ai sottotitoli su Beyond Live, stavolta Hanyu ha realizzato anceh un’audioguida in inglese per chi non conosce il giapponese e avrebbe visto lo show dal vivo. E visto che Hanyu apre sempre la vendita dei biglietti ai fan internazionali, stavolta ho partecipato anch’io alle lotterie e ho vinto la possibilità di comprare i biglietti per i due show di Chiba. Ho raccontato le mie impressioni sugli show che ho visto dal vivo qui.

Su X esistono due trailer dello show. Alcune immagini compaiono in entrambi i trailer, altre solo in uno dei due.

Sulle pagine social di Hanyu è possibile vedere qualche altro breve filmato con allenamenti e alcune immagini della fase preparatoria o del dietro le quinte: https://x.com/echoesoflife_jp

Se Prologue era autobiografico, e Gift era ancora molto legato alle vicende personali di Hanyu, pur trasfigurandole in modo da renderle universali, a livello narrativo Hanyu è cresciuto show dopo show. Re_Pray era straordinario, con la narrazione che ormai era staccata dalle vicende personali di Hanyu, Echoes of Life è narrazione pura, ed è superiore a Re_Pray. Io ne ho pubblicato una presentazione su FantasyMagazine. Anche in questo caso non esistono DVD o altri supporti per vedere lo show. Spero che Hanyu riesca ad acquistare i diritti per pubblicare lo show, ma è qualcosa che scopriremo solo in futuro.

Se escludiamo i bis, Echoes of Life è quasi interamente composto da programmi nuovi. La Ballata di Chopin doveva essere posta in un momento ben preciso per una questione narrativa, perché è il programma corto del secondo oro olimpico di Hanyu, quello che ha posto le basi per il successo, e poi ci sono tre programmi del periodo professionistico, due dei quali erano stati proposti solo su YouTube. Gli altri sono tutti programmi nuovi. Non ne abbiamo la certezza ma probabilmente tutti tranne due sono stati coreografati da Hanyu, che per mesi ha studiato danza e che in alcune fasi ha improvvisato i movimenti per esprimere al meglio le emozioni del momento. La scaletta:

  • First Pulse (programma inedito)
  • “First Echo” and “Circulation” (programma inedito)
  • Utai IV: Reawakening (programma inedito coreografato da Mikiko)
  • Mass Destruction: Reload (programma inedito)
  • Piano Collection (1: No. 3 Ballade in G minor by Brahms – 2: Prelude and Fugue in C minor, BWV 847 by Bach – 3: Keyboard sonata in D minor, K. 141 by Scarlatti – 4: Étude Op. 25, No. 12 in C minor – Ocean by Chopin – 5: Étude Op. 10, No. 4 in C-sharp minor – Torrent by Chopin), programma inedito coreografato da Jeffrey Buttle
  • Ballade No. 1 in G minor by Chopin
  • Goliath
  • ——–
  • Aqua’s Journey
  • Eclipse/Blue (programma inedito)
  • Gate of Steiner – Aesthetics on Ice (programma inedito)
  • Danny Boy
  • Hymn of the Soul (programma inedito)
  • (bis) Let Me Entertain You
  • (bis) Ashura-chan / Megalovania
  • (bis) Seimei

Hanyu ha pubblicato un video in cui, sulla musica di First Pulse, possiamo vedere alcuni momenti dello show:

Notte stellataChallenge e The First Skate

Notte stellata, inteso come programma di esibizione, è stato coreografato da David Wilson per la stagione 2016-17. Hanyu lo ha proposto, fra l’altro, nel gala dei Giochi olimpici di PyeongChang:

Il nome di questo programma è diventato anche il nome di uno show. Questo il sito ufficiale:

https://nottestellata.com

Lo spettacolo si svolge nella Sekisui Heim Super Arena di Rifu, vicino a Sendai, in un fine settimana di marzo, in date il più vicino possibile a quelle del terremoto che l’11 marzo del 2011 ha devastato il Tohoku. Gli spettacoli sono tre, uno al giorno. Nel 2023 si è trattato di 10, 11 e 12 marzo, nel 2024 di 8, 9 e 10 marzo, quest’anno di 7, 8 e 9 marzo. S tratta di un evento commemorativo del terremoto, ma c’è anche un aiuto concreto, con parte degli incassi che sono stati devoluti in beneficenza e la presenza sul posto di persone che sono state colpite da quel terremoto o, quest’anno, anche da persone colpite dal terremoto che il 1 gennaio 2024 ha devastato la Penisola di Noto.

In questo caso Hanyu non è il produttore dello show, anche se lo show è incentrato su di lui. Si tratta di uno show più tradizionale, con un cast di pattinatori che affianca Hanyu. Sono, in ordine alfabetico, Violetta Afanasieva, Shae-Lynn Bourne, Jason Brown, Javier Fernandez (solo dalla seconda edizione), Rika Hongo, Satoko Miyahara, Tahakito Mura, Akiko Suzuki e Keiji Tanaka. Più tradizionale, comunque, non significa che sia uno show come tutti gli altri. Ciascun pattinatore interpreta uno o più programmi, ci sono i numeri di gruppo iniziale e finale (Hanyu ha partecipato al numero finale su Song of Hope, con coreografia di David Wilson), una collaborazione fra due pattinatori, Afanasieva che propone programmi diversi da quelli tradizionali perché è una specialista dell’hula hoop, e poi ci sono l’ospite speciale e Hanyu. Potete trovare l’elenco completo delle performance sulla pagina inglese di Wikipedia.

Ciascuna delle tre edizioni è stata aperta da Hanyu, che si è esibito su Notte stellata. L’ultimo programma della prima metà è un programma di collaborazione fra Hanyu e l’ospite speciale. Nel 2023 l’ospite era il ginnasta Kohei Uchimura. Insieme, Hanyu in pista e Uchimura in pedana, hanno proposto Conquest of Paradise, programma nuovo che, nelle parti di Hanyu, è stato coreografato da David Wilson e Hanyu stesso. Verso la fine dello show Uchimura si è esibito da solo, in un programma di ginnastica, e subito dopo Hanyu ha interpretato Haru yo, koi. La prima metà dello show era stata aperta da un numero di gruppo con Bourne, Hongo, Mura e Suzuki che si erano esibiti su Dynamite, e Hanyu che aveva interpretato il brano insieme a loro in un video mostrato sul megaschermo. Un pezzetto di Hanyu sul megaschermo, senza musica e con i pattinatori che al momento si sono fatti da parte, si vede in questo tweet, anche se è troppo poco per capire davvero come è il programma.

Nel 2024 la struttura dello show è stata simile, con Notte stellata all’inizio, Permission to Dance a metà, con Hanyu ancora sul megaschermo e lo stesso gruppo di pattinatori più Tanaka sul ghiaccio, e Danny Boy alla fine. Questa è stata la prima volta che Hanyu ha interpretato Danny Boy, programma nuovo coreografato per lui da David Wilson. In questo caso l’ospite speciale è stata l’attrice Mao Daichi, che alla fine si è esibita su uno dei suoi numeri storici. La prima metà dello show si è conclusa con la straordinaria collaborazione fra Daichi e Hanyu su Carmina Burana. La coreografia è stata realizzata da Shae-Lynn Bourne e Rino Masaki, coreografa abituale di Daichi.

Qualche immagine di Danny Boy (oltre che di Notte stellata, di Haru yo, koi e dello show Challenge) si vede in questo video, purtroppo senza la musica per ragioni di copyright.

Lo show di quest’anno è stato un po’ diverso. Ancora Notte stellata all’inizio e di nuovo Haru yo, koi alla fine, ma stavolta Hanyu si è sempre esibito in pista, non sul megaschermo. L’ospite è stato Mansai Nomura, e le collaborazioni sono state due. Nella prima Nomura e Hanyu, più Bourne, Miyahara, Mura e Tanaka, hanno proposto un’inedita versione di Mansai Bolero, sulle note del Bolero di Ravel e con coreografia di Shae-Lynn Bourne per le parti sul ghiaccio. All’inizio della seconda metà Hanyu è tornato in pista, ha fatto il suo warm up, e poi è uscito. A quel punto vicino alla pista è arrivato l’onmyoji Abe no Seimei, per l’occasione interpretato da Nomura. L’onmyoji ha evocato il suo shikigami per combattere contro le forze del male, e Hanyu è tornato in pista. Questo Seimei è teatro allo stato puro.

Piccolo problema: Notte stellata non ha un livestream internazionale. Molti fan internazionali, io compresa, lo stiamo chiedendo, per il momento non abbiamo ricevuto risposta. Quello che possiamo vedere su internet sono alcuni video in inglese che parlano del dietro le quinte, della preparazione, e che mostrano alcune immagini delle tre edizioni di Notte stellata.

Esiste la versione in DVD o in Blu ray delle edizioni 2023 e 2024 (quest’ultima è appena stata pubblicata, spero che fra un anno pubblicheranno il DVD dell’edizione 2025), anche se purtroppo anche per quest’acquisto ci doppiamo rivolgere ai siti giapponesi.

Nel titolo di questa sezione ho indicato altri due show. Il primo è Challenge. Lo show è stato voluto da Hanyu per dare un aiuto concreto alle aree colpite dal terremoto della Penisola di Noto. A Challenge è dedicato quest’articolo in inglese:

https://olympics.com/en/news/hanyu-yuzuru-back-kanazawa-figure-skating-earthquake

Il 1 gennaio 2024 la Prefettura di Ishikawa è stata devastata da un terremoto. Qualche mese più tardi Hanyu si è recato a Wajima, una delle città più colpite, e ha incontrato persone del posto:

Il 15 settembre 2024 insieme a Satoko Miyahara, Takahito Mura e Akiko Suzuki (e ad alcuni artisti del posto, un gruppo di suonatori di tamburi e uno di una scuola di calligrafia) si è esibito nello show Challenge, il cui ricavato è andato alle aree devastate dal terremoto. Challenge è stato trasmesso solo in Giappone da un servizio on demand. Hanyu ha pattinato in due numeri di gruppo, uno iniziale su musiche dei taiko e uno finale su Que sera sera, con coreografie di Akiko Suzuki e sue, e ha riproposto Haru yo, koi.

L’altro show è The First Skate. In questo caso non si tratta di uno show benefico, ma dello show inaugurale della rinnovata Xebio Arena di Sendai. Allo show, che si è svolto il 5 luglio, hanno partecipato alcuni pattinatori di Sendai, oltre a Takeshi Honda, Rika Hongo e Akiko Suzuki. Hanyu ha partecipato a un numero di gruppo sulla Turandot e poi ha proposto Haru yo, koi e Let Me Entertain You. Gli organizzatori hanno fatto sapere che stanno lavorando per rendere disponibile la visione dello show online, previo l’acquisto di un biglietto. Ancora non sappiamo se questa possibilità sarà data solo ai fan giapponesi o se il biglietto sarà acquistabile da tutto il mondo.

L’ultima parte del mio sguardo sulla carriera professionistica di Hanyu si trova qui.

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Yuzuru Hanyu: tre anni da professionista/1

Quando ho scritto questi post, non erano ancora trascorsi tre anni da quando Yuzuru Hanyu aveva deciso di lasciare le gare e passare al professionismo. Ma cos’è il professionismo nel pattinaggio? Non ci sono associazioni, regole, percorsi predeterminati. Di fatto è tutto nelle mani dei singoli pattinatori.

Molti di loro vanno avanti esibendosi negli show. Quelli in Giappone sono un’infinità: Stars on Ice (nato negli Stati Uniti ma che da parecchi anni si è espanso con tour in Canada e Giappone), Prince Ice World, Fantasy on Ice, Dreams on Ice, Friends on Ice… E poi ci sono carriere legate al pattinaggio come quella di allenatore, o coreografo, o all’interno della federazione, o anche di giornalista sportivo. Molti pattinatori intraprendono una o più di queste carriere.

In questa realtà, Hanyu si è creato un suo spazio, con un percorso diverso da quello di chiunque altro e un ruolo di primo piano. Certo, ha partecipato agli show tradizionali, a Stars on Ice nella prima stagione, a Fantasy on Ice per due stagioni, e ha anche collaborato a creare uno show nel quale si esibisce al fianco di altri pattinatori, come già avevano fatto diversi campioni del passato. Però ha creato anche i solo show, qualcosa che prima di lui non era neppure immaginabile, e che difficilmente sarà replicata da qualcun altro. Ha ideato coreografie, anche se le ha ideate solo per sé, ma ha anche interpretato coreografie ideate da altri, perché il numero di programmi da lui interpretato in questi tre anni è altissimo. Ha aperto un suo canale YouTube, come tanti altri pattinatori, eppure è un canale diverso, non solo perché i suoi pochi video hanno attirato un’attenzione notevole, ma anche per come ha realizzato questi video. In televisione ci va, anche se non come giornalista. Più o meno non come giornalista, perché più volte ha ricoperto il ruolo di “Special Messanger”. In soli tre anni Hanyu ha fatto un’infinità di cose. Vediamo quali.

Edit: per motivi di leggibilità ho deciso di suddividere questo lunghissimo post in più parti. La seconda parte si trova qui.

YouTube

Il 7 agosto 2022 Hanyu ha aperto il suo canale YouTube. Ha messo subito in chiaro che sarebbe stato un canale dedicato al pattinaggio, non alla sua vita privata, che è solamente sua. In ottobre ha aperto anche una sezione riservata agli abbonati. La maggior parte dei video per gli abbonati sono video in cui parla di ciò che ha fatto o accenna ai suoi progetti futuri. Sono in giapponese, ma in alcuni casi esistono i sottotitoli in inglese, in altri casi esistono fra i commenti traduzioni in inglese realizzate dai fan. Alcuni dei video comprendono anche una manciata di secondi dedicata a un salto. Io mi soffermo sui video pubblici. Il canale è questo:

https://www.youtube.com/@hanyuyuzuru2624

In seguito Hanyu ha aperto anche i suoi profili su X (e poi ha aperto anche profili legati ai singoli show) e su Instagram.

Il primo video, molto breve e solamente in giapponese, è un semplice saluto, l’informazione che Hanyu ha aperto il canale.

Nel secondo video iniziamo a vedere un po’ di pattinaggio, un 3A, un 3Lz, una trottola e un 4T, i primi tre elementi ripresi da un’angolazione molto particolare, con la telecamera posta sul ghiaccio. Fra un elemento e l’altro Hanyu fornisce qualche informazione sul canale e dà l’appuntamento per il giorno dopo, quando terrà un allenamento in diretta internet.

L’allenamento, da lui chiamato SharePractice, per alcuni mesi non è stato visibile fuori dal Giappone. A quanto pare ci sono stati problemi di copyright. Quando lo è venuto a sapere, Hanyu si è attivato per risolvere il problema. Ora la SharePractice è nuovamente accessibile per tutti,

L’allenamento, di circa due ore, si è svolto in parte “a secco”, nei corridoi dell’Ice Rink, e in parte su pista. E in pista Hanyu ha eseguito diversi salti e riproposto alcune parti di suoi programmi del passato quali Hana ni nare, Ten to chi to e Hope and Legacy (di questi due programmi ha proposto solo un pezzetto per eseguire alcuni quadrupli) e, alla fine, White Legend (su una diversa musica per questioni di copyright). Il culmine si è avuto quando ha pattinato in modo perfetto Seimei con il layout che aveva ideato per i Giochi olimpici del 2018: 4S, 4T, 3F, 4S+3T, 4T+1Eu+3S, 3A+2A, 3Lo, 3Lz.

Hanyu ha fatto vedere ai suoi abbonati parte di un altro allenamento. Nell’estate del 2023 ha pubblicato nella membership un video di una dozzina di minuti contenente numerosi salti.

In ottobre Hanyu ha iniziato a pubblicare sul suo canale interi programmi. Il nuovo video contiene un suo programma storico, Change, da lui interpretato in esibizione per la prima volta quando ancora gareggiava nella categoria junior, e il primo programma nuovo da lui coreografato, Dreamy Aspiration. Parte delle telecamere sono collocate sul ghiaccio, le inquadrature sono particolari, e queste caratteristiche le ritroveremo in tutti i programmi di Hanyu. Spesso Hanyu passa vicinissimo alla telecamera, con effetti notevoli. Quanto agli effetti speciali inseriti in fase di editing, vedremo migliorare le abilità di Hanyu un video dopo l’altro.

Fra i due video Hanyu parla un po’ e per la prima volta il video contiene sottotitoli ufficiali in inglese. Nella membership è possibile vedere entrambi i programmi senza alcun editing, con la ripresa fatta da un’unica telecamera, la dimostrazione che il montaggio è una scelta ma che lui i programmi li pattina davvero dall’inizio alla fine, senza interruzioni.

Sasanqua è un programma nuovo coreografato da Hanyu e legato a Prologue. Degli show parlerò più in basso. Di fatto, questa musica accompagna uno dei video di Prologue, e anche parte delle immagini che vediamo nel video, in precedenza Hanyu le aveva mostrate nello show.

È invece un programma di gala del suo periodo agonistico The Final Time Traveler, interpretato per l’occasione all’Ice Rink Sendai.

Dopo Gift Hanyu ha caricato sul suo canale Boku no koto, programma nuovo coreografato da lui che aveva usato in Gift per i titoli di coda. Nella membership è possibile vedere il programma, con i suoi 5 quadrupli, ripreso da un’unica telecamera: Hanyu ha davvero pattinato Boku no koto così come lo vediamo.

L’11 marzo del 2023, il giorno del 12° anniversario del Terremoto del Tohoku, Hanyu ha pubblicato sul suo canale Requiem of Heaven and Earth, uno dei numerosi programmi da lui dedicati al terremoto e interpretato nei gala durante la sua carriera agonistica.

Il programma successivo è un programma storico di Hanyu, Notre-Dame de Paris. È il programma libero della stagione 2012-13, il primo coreografato per Hanyu da David Wilson e mai pattinato da Hanyu alla perfezione perché all’epoca non aveva abbastanza energie per riuscire a completare il contenuto tecnico al meglio (senza considerare che nelle ultime due gare in cui lo ha proposto non era proprio nelle migliori condizioni fisiche). Qui il programma è perfetto, ma lo possono guardare solo gli abbonati.

A distanza di mesi, nel dicembre del 2023, Hanyu ha pubblicato Goliath, programma nuovo coreografato da lui. Nella membership è possible vedere lo stesso programma interpretato non sul ghiaccio ma nella palestra dell’Ice Rink.

Insieme a Goliath Hanyu ha pubblicato un altro programma nuovo, Aqua’s Journey, e anche in questo caso la coreografia è sua. Nella membership esiste un’altra versione di questo programma.

Per i titoli di coda del tour Re_Pray Hanyu ha interpretato Estpolis II, altro programma nuovo coreografato da lui. Per la verità Estpolis II è il titolo in giapponese del videogioco di cui Hanyu ha usato la musica, il titolo in inglese è Lufia II: Rise of the Sinistrals. Se cliccate sul titolo, vi rimanda alla pagina inglese di Wikipedia dedicata al videogioco. Per Hanyu le musiche sono importanti, perciò dove possibile ho inserito i link a una spiegazione. In italiano, se esiste ed è abbastanza completa, oppure in inglese.

I costumi indossati da Hanyu in questo video sono quelli dei programmi nuovi di Re_Pray: A Fleeting Dream e A Fleeting_RE (il primo in realtà è un programma nato per Prologue, ma qui, con la seconda versione del programma, la musica per solo pianoforte e un costume di diverso colore, assume un nuovo valore), Gate of Living, Megalovania e The Darkness of Eternity. In questo caso per gli effetti speciali si è avvalso della collaborazione di GEEKPICTURES.

Ultimo programma in ordine di tempo caricato da Hanyu sul suo canale è Last Ambient. Ancora una volta la coreografia è sua, la musica di Taisei Miyakawa. Per questo programma nella sezione dedicata agli abbonati è possibile vedere parte del lavoro di ideazione della coreografia realizzato in palestra.

Edit: dopo che ho pubblicato questo post Hanyu ha caricato sul suo canale due versioni di Danny Boy. La versione completa:

La versione breve (parliamo di tempo, considerando che qui c’è un 4T dura di meno, ma non è più semplice):

Edit 2: Il 19 luglio 2025 Hanyu ha pubblicato sul suo canale un altro video. Si tratta di Mass Destruction: Reload, programma che fa parte dello show Echoes of Life, da lui interpretato fra dicembre 2024 e febbraio 2025.

Eventi speciali

Nel 2022 Hanyu ha partecipato per l’ultima volta a 24-hour. Il programma che ha interpretato nell’occasione è stato Introduzione e Rondò capriccioso. Dopo questo programma, anche se nel video non si vede, ha aggiunto un bis, la sequenza coreografica di Seimei.

In dicembre Hanyu ha fatto un’apparizione a sorpresa alla Major’s Cup di Sendai, una gara par pattinatori ancora alle prime armi nata grazie ai soldi da lui donati dopo il suo secondo successo olimpico. Prima dell’inizio della gara Hanyu si è esibito su Parisienne Walkways, incoraggiando poi i pattinatori locali a divertirsi, a fare del loro meglio e a continuare a inseguire i loro sogni.

Nel 2025 Kenshi Yonezu ha voluto Hanyu per il video di Bow and Arrow, sigla iniziale dell’anime Medalist. Nel momento in cui ha ideato la coreografia, Hanyu ha cercato di essere quanto più fedele possibile all’anime, solo facendo cose un po’ più difficili.

Questa è la versione “programma corto”, con il solo Hanyu che pattina, mentre di Yonezu sentiamo solamente la voce:

Yonezu ha pubblicato sul suo canale anche un’interessante conversazione fra lui e Hanyu relativa alla nascita di questo programma. È possibile attivare i sottotitoli e impostarli sulla traduzione automatica in inglese, ma se si guardano i commenti qualcuno ha realizzato una vera e propria traduzione:

Nel marzo del 2025 Hanyu ha interpretato e filmato due diverse versioni di Danny Boy. I video sono stati trasmessi da NHK nell’ambito della puntata conclusiva della trasmissione Ogensan to Issho, condotta da Gen Hoshino. Nell’estate del 2023 Hanyu era stato invitato da Hoshino in una sua trasmissione, e nell’occasione Hoshino aveva parlato del brano Danny Boy come di uno dei suoi preferiti. Pochi mesi più tardi Hanyu aveva iniziato a interpretare Danny Boy, coreografato da David Wilson, all’interno di diversi show: Notte stellata 2024, Fantasy on Ice e Echoes of Life. Al momento in internet non esistono versioni ufficiali del programma, menzionato in quest’articolo (per gli articoli in giapponese è consigliabile usare la traduzione automatica in inglese):

https://worldfigureskating-web.jp/news/12191/

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Medalist e il pattinaggio artistico

Quella di Medalist è una storia di fantasia. Il manga ha iniziato a essere pubblicato in Giappone nel 2020 da Tsurumaikada, mangaka di cui si sa ben poco, se non che è della prefettura di Aichi, non per nulla la storia è ambientata a Nagoya, capitale della prefettura di Aichi. In Italia il manga è arrivato nel 2023 grazie all’editore J-POP. Al momento sono stati pubblicati 10 volumi, l’11° è previsto per giugno, mentre in Giappone è stato da poco pubblicato il 12°. L’anime ha iniziato a essere trasmesso in Giappone e in Italia (su Disney+) nello stesso periodo, gennaio 2025.

La storia è quella di Inori Yuitska, un’undicenne innamorata del pattinaggio, e del suo allenatore, Tsukasa Akeuraji, ex pattinatore arrivato tardi al pattinaggio e che ha dovuto lasciare lo sport per problemi economici.

La storia di Medalist la lascio a Medalist, ci sono già il manga e l’anime a raccontarla. Ma se qualcuno vuole capire qualcosa di più del contesto in cui la storia è ambientata, qualche spiegazione può essere utile. Questi gli argomenti di cui mi sono occupata:

  • Per iniziare…
  • Gli elementi tecnici
  • Le gare
  • Il pattinaggio in Giappone
  • I punteggi
  • Il video ufficiale

Per iniziare…

Le gare di pattinaggio si svolgono su una pista di ghiaccio. Le dimensioni di una pista olimpica sono 30×60 metri. Per gare internazionali, Campionati del mondo compresi, sono accettate anche piste lievemente più piccole. Per le gare locali non esiste un regolamento unico, ciascuna federazione nazionale stabilisce il proprio regolamento e, fra le altre cose, indica i requisiti richiesti alle varie piste.

L’attrezzatura fondamentale dei pattinatori sono i pattini. Tradizionalmente sono neri per gli uomini e bianchi o beige per le donne, anche se talvolta qualche pattinatore li copre con un tessuto colorato per abbinare il colore dei pattini a quello del proprio costume. Si tratta di stivaletti con il tacco, sotto ai quali è fissata una lama con delle viti. La lama è lievemente più lunga dello stivale, con dei dentini nella parte anteriore che vengono usati per alcuni salti. Nella danza su ghiaccio la lama è più corta rispetto a quella usata nelle altre discipline perché i pattinatori pattinano stando molto vicini, e con una lama lunga il rischio di colpirsi è più alto.

Per quanto si chiami lama, la lama del pattinaggio non è sottile o affilata come la lama di un coltello, anche se può tagliare. Il suo spessore è di circa un paio di millimetri, lievemente curva e con al centro una scanalatura. Questo fa sì che non abbia un unico filo ma due. I fili vengono chiamati interno (quello dal lato dell’alluce) ed esterno, e tutte le curve e i passi del pattinaggio sono basati sul cambio di fili oltre che di direzione. Più è profondo il filo su cui pattina il pattinatore (visibile dall’inclinazione del suo corpo), più il movimento è difficile e stancante ma anche bello da guardare.

In queste due immagini vediamo Akiko Suzuki e Mao Asada pattinare su un filo interno.

Qui invece vediamo Suzuki pattinare su un filo esterno molto profondo. Se per caso non lo sapete, Suzuki è la principale coreografa delle parti su ghiaccio di Medalist. Per realizzare l’anime lei è stata la persona su cui è stata utilizzata la tecnologia motion capture.

Esistono numerosi tipi di passi che possono essere fatti passando da un piede all’altro o su un piede solo, cambiando il filo, o la direzione della pattinata, o la curva su cui il pattinatore si sta muovendo, o anche una combinazione di queste variazioni, ma per imparare a distinguerli serve tempo, e questa breve guida diventerebbe troppo lunga. Mi limito a dire che il passo incrociato, il più comune dei passi semplici, viene eseguito con due piedi ed è usato per prendere velocità. Sono invece passi difficili (in realtà non sono esattamente passi, steps, infatti in inglese si chiamano turns, rotazioni) venda (rocker in inglese), controvenda (counter), rocker, bracket, twizzle e loop. Se per caso nell’anime sentite dire una di queste parole, significa che stanno parlando di un passo difficile. Tutti i pattinatori imparano a farli, a fare la differenza nel punteggio è la qualità di esecuzione, il numero di questi passi, e il modo in cui sono inseriti nel programma. Per quanto riguarda i termini, alcuni nomi sono usati indifferentemente in tutte le lingue, mentre in altri casi in italiano viene usato un particolare termine, ma il nome ufficiale è quello in inglese che indico fra parentesi.

Gli elementi tecnici

Gli elementi tecnici sono di tre tipi: salti, trottole e sequenze, che possono essere di passi o coreografiche. Esistono regole precise per le sequenze di passi e le sequenze coreografiche, le sequenze di passi valgono di più quando sono particolarmente complesse, mentre nelle sequenze coreografiche viene valutata solo la qualità di esecuzione.

Mi soffermo solo su un paio di movimenti della sequenza coreografica, che è costituita da elementi in cui i pattinatori si lasciano scivolare sul ghiaccio come gli angeli (spiral), raffigurati nell’immagine di Asada e nella seconda immagine di Suzuki che ho postato qui sopra. Il piede libero può essere tenuto in posizioni diverse, così come non è rlevante il fatto di andare in avanti o all’indietro. Altri movimenti di scivolata sono le lune (spread eagle) e le ina bauer. Qui sotto vediamo una luna interna (i pattini si trovano sul filo interno) eseguita da Satoko Miyahara. Le punte dei pattini sono rivolte in direzioni opposte l’una rispetto all’altra, la pattinatrice è inclinata in avanti, verso l’interno del cerchio che sta percorrendo, con i piedi che si trovano sulla stessa linea. Nella luna esterna i pattinatori sono inclinati all’indietro.

In questo caso mi sposto su un uomo, Yuzuru Hanyu, che vediamo nell’esecuzione prima di una luna esterna e, subito dopo, di una luna interna, con l’inclinazione del suo corpo che cambia in modo molto evidente.

Nella ina bauer i piedi sono sempre rivolti uno in avanti e uno all’indietro, ma si trovano su linee parallele e non più sulla stessa linea ideale, e la gamba davanti è piegata. Il busto può essere dritto o inclinato all’indietro. In questo caso si dice che è una ina bauer rovesciata. Qui vediamo Mao Shimada in una ina bauer rovesciata.

Pattinatori particolarmente flessibili (in genere si tratta di donne, ma anche qualche uomo ne è capace) riescono a inclinare la schiena in modo molto accentuato. Questa è una ina bauer di straordinaria qualità eseguita da Shizuka Arakawa.

Se qualcuno è interessato, nella versione inglese di Wikipedia esiste un glossario dei termini del pattinaggio, e il glossario comprende anche passi e posizioni particolari eseguite dai pattinatori: https://en.wikipedia.org/wiki/Glossary_of_figure_skating_terms.

Un elemento a cui è dedicato tanto spazio nell’anime sono i salti, anche perché è ai salti che è legata la maggior parte del punteggio.

Esistono sei tipi di salti: toe loop, salchow, loop, flip, lutz e axel, elencati più o meno in ordine di difficoltà, anche se le difficoltà sono soggettive, alcuni pattinatori riescono a fare un salto teoricamente più difficile e non uno teoricamente più facile. I salti possono essere singoli, cioè con una sola rotazione, doppi, con due rotazioni, tripli, con tre rotazioni, e quadrupli, con quattro rotazioni. Al momento nessuno ha mai provato un salto quintuplo. Tutti gli uomini più forti al mondo sanno fare uno o più tipi diversi di salti quadrupli. In campo femminile alcune donne sanno eseguire un quadruplo, pochissime più di uno, la maggior parte di loro esegue solo salti tripli. Lo stacco e l’atterraggio avvengono sempre all’indietro, con una sola eccezione che vedremo più in basso.

I salti possono essere di due tipi: puntati o staccati dal filo. Nel salto puntato il pattinatore, che sta pattinando su un solo piede, poggia per un attimo sul ghiaccio la gamba libera, si aiuta con il secondo piede a darsi lo slancio, e salta. In questo caso vediamo Akiko Suzuki che sta facendo la puntata del toe loop. Suzuki sta pattinando sulla gamba destra e ha allungato la gamba sinistra all’indietro per la puntata. Fra un attimo il suo piede toccherà il ghiaccio e lei compirà le sue rotazioni, ruotando in senso antiorario.

L’atterraggio avviene sulla gamba destra per tutti i salti. Questo almeno per i pattinatori destrorsi. Un mancino per il toe loop pattina sulla gamba sinistra, fa la puntata con il piede destro, ruota in senso orario e atterra sul piede sinistro. In teoria l’atterraggio dovrebbe avvenire su una gamba sola, se il pattinatore atterra su due piedi o mette una o due mani sul ghiaccio, o cade, incorre una penalità, tanto più alta quanto più grave è l’errore.

Nei salti staccati dal filo il pattinatore non fa la puntata, e per saltare può contare solo sulla rapidità e sulla correttezza dei suoi movimenti. Il salchow, che vediamo in un’esecuzione di Mone Chiba, è un salto staccato dal filo, che stacca dal piede sinistro e atterra sul piede destro (anche se nello screenshot Chiba non ha ancora spostato il peso sul piede sinistro). Come vediamo dall’immagine, le gambe della pattinatrice sono larghe.

Visto che stiamo parlando di un anime ambientato in Giappone, per le immagini ho scelto di usare principalmente pattinatrici giapponesi. Questa è l’unica immagine che ho preso dell’italiana Carolina Kostner. Kostner è mancina, e quindi esegue tutti i salti con il piede opposto rispetto alle mie spiegazioni. Quello che vediamo è un loop, un altro salto staccato dal filo. Per un destrorso il loop ha lo stacco e l’atterraggio sul piede destro, mentre Kostner fa tutto con il sinistro. Sono stata indecisa se usare un’immagine di Kostner proprio perché lei è mancina, ma quest’immagine è perfetta. Se la confrontiamo con la precedente immagine, Chiba aveva le gambe larghe. Kostner invece le ha incrociate, quindi è molto più difficile saltare da questa posizione. E se guardate il piede sinistro, il filo è molto profondo, il rischio di scivolare è alto.

Altro loop, questo eseguito da una pattinatrice destrorsa, Kaori Sakamoto. Anche qui vediamo le gambe incrociate, e anche qui vediamo il filo profondo che la pattinatrice sta tenendo con il piede destro.

Mao Asada esegue un flip. Siamo di nuovo a un salto puntato, infatti vediamo che Asada sta pattinando sul piede sinistro e ha allungato la gamba destra all’indietro per la puntata. Il filo su cui si trova il pattino sinistro è un filo interno. Se fosse piatto o esterno Asada riceverebbe una penalizzazione.

Questo fatto dalla sudcoreana Yuna Kim invece è un lutz. È sempre un salto eseguito pattinando sul piede sinistro e con la puntata fatta con il piede destro, ma stavolta il piede sinistro si trova su un filo esterno, cosa che da quest’inquadratura è particolarmente evidente. Come per il flip, se il filo fosse sbagliato (nel caso del lutz è il filo interno a essere sbagliato) o piatto la pattinatrice riceverebbe una penalità. Di solito il lutz è riconoscibile dalla lunga rincorsa che lo precede, perché i pattinatori ruotano in senso orario subito prima della puntata e in senso antiorario quando sono in aria, e per riuscire a fare la controrotazione hanno bisogno di tempo per prepararsi.

L’ultimo salto, il più difficile, è l’axel. La maggior parte delle donne lo esegue solo doppio, anche se la pattinatrice che vediamo, Asada, sta eseguendo un triplo axel. Sul numero di rotazioni dovete prendere la mia parola sulla fiducia, questi sono tutti tripli, lo so perché so che salti ho scelto, ma dallo stacco è impossibile capirlo. Dallo stacco si capisce solo di che tipo è il salto, il resto va guardato.

Asada, contrariamente a tutte le altre pattinatrici che ho postato qui sopra, è rivolta in avanti. L’axel è l’unico salto che viene effettuato andando in avanti. L’atterraggio è sempre all’indietro. Questo significa che un axel singolo comprende una rotazione e mezza, un axel doppio due rotazioni e mezza, un axel triplo tre rotazioni e mezza e un axel quadruplo, salto rarissimo, provato in gara da tre soli pattinatori e atterrato da uno soltanto, comprende quattro rotazioni e mezza. Ecco, se vedete qualcuno che sta andando in avanti e poi salta, ha fatto un axel. Di Asada ho ripreso due momenti molto ravvicinati, quando si sta dando lo slancio.

Tutti questi salti possono essere eseguiti da soli oppure in combinazione. Cosa significa in combinazione? Significa che il pattinatore esegue il primo salto, atterra, e subito dopo esegue il secondo salto, senza fare nessun passo fra il primo e il secondo salto. Il primo salto può essere uno qualsiasi dei salti che ho elencato, il secondo salto, per la dinamica del piede di atterraggio e di quello di stacco, deve per forza essere un toe loop o un loop. Se il pattinatore vuole eseguire un salchow o un flip, deve fare di mezzo un salto più piccolo, chiamato euler, con cui cambia piede. Se invece il secondo salto è un axel, si dice che il pattinatore ha eseguito una sequenza di salti, perché fra il primo e il secondo salto gli serve un po’ di tempo per girarsi e passare dall’atterraggio all’indietro del primo salto allo stacco in avanti del secondo, il tutto senza mettere sul ghiaccio il secondo piede).

L’ultimo elemento tecnico che i pattinatori fanno durante le gare sono le trottole. Esistono tantissime variazioni, le trottole possono essere flying, saltate, o avere l’ingresso in salto, avere o no un cambio di piede, essere eseguite per tutto il tempo in un’unica posizione o contenere diverse variazioni. Fondamentalmente si dividono in tre grandi gruppi: trottola alta (upright spin), trottola bassa (sit spin) e trottola angelo (camel spin).

Qui vediamo due trottole alte, Midori Ito, in posizione rovesciata, e di nuovo Asada, che sta eseguendo una trottola alta in posizione biellmann, una posizione che richiede parecchia flessibilità.

Nella posizione bassa la gamba di appoggio dei pattinatori, dal sedere al ginocchio, deve essere quanto meno parallela al ghiaccio (se il sedere dei pattinatori si trova più in basso rispetto al ginocchio va bene, il contrario no). La posizione di Asada è corretta.

Rivediamo Asada anche nella trottola angelo. In questo caso la gamba libera, dall’anca al ginocchio, deve essere quanto meno parallela al ghiaccio. Se il ginocchio è più in alto dell’anca va bene, il contrario no.

Le gare

Le specialità olimpiche sono quattro: individuale maschile, individuale femminile, coppie di artistico e danza su ghiaccio. Nelle prime due i pattinatori gareggiano da soli. Inori gareggia nell’individuale femminile mentre il suo allenatore, Tsukasa, ha gareggiato nella danza su ghiaccio.

La differenza principale fra le coppie di artistico e la danza su ghiaccio è che nelle coppie i pattinatori saltano, eseguono salti lanciati, sollevamenti sopra la testa e altri movimenti molto atletici, mentre la danza su ghiaccio è molto più simile alla danza tradizionale (anche se pure i danzatori devono avere una preparazione atletica notevolissima). A volte i pattinatori passano da una disciplina all’altra, come ha fatto Tsukasa. In Giappone il caso più famoso è quello di Daisuke Takahashi, che ha gareggiato per anni nell’individuale maschile, arrivando anche a vincere un bronzo olimpico e tre medaglie mondiali, di cui una d’oro, poi ha smesso di gareggiare per qualche anno, e quando ha ricominciato a partecipare alle gare internazionali lo ha fatto nella danza, insieme a Kana Muramoto.

La gara più importante sono i Giochi olimpici. Si svolgono ogni quattro anni e possono parteciparvi fino a tre atleti o coppie di atleti per nazione, il numero preciso viene stabilito circa un anno prima nella gara di qualificazione. Dal 2014 alle quattro gare tradizionali è stata aggiunta anche una gara per nazioni.

Il pattinaggio artistico è uno sport che ha una storia lunghissima, la prima edizione del Campionato del mondo si è svolta nel 1896, la prima volta che lo sport ha fatto parte dei Giochi olimpici è stato nel 1908. Si tratta di uno sport nato in Europa e che entro breve si è sviluppato anche nell’America del Nord, i pattinatori giapponesi hanno iniziato a partecipare alle gare nel 1932, i pattinatori appartenenti anche alle altre nazioni asiatiche ancora più tardi. Queste sono le medaglie olimpiche vinte dai pattinatori giapponesi:

Per decenni i pattinatori giapponesi, e quelli asiatici in generale, non hanno lasciato traccia nell’albo d’oro delle grandi competizioni, ma nel momento in cui la scuola giapponese ha iniziato a vincere, ha ottenuto risultati straordinari, soprattutto nelle gare individuali. La prima medaglia olimpica è arrivata nel 1992 grazie a Midori Ito, il primo oro nel 2006 grazie a Shizuka Arakawa. Complessivamente nelle ultime cinque edizioni della manifestazione i pattinatori giapponesi hanno vinto tre ori (due li ha vinti Yuzuru Hanyu), quattro argenti e tre bronzi.

Per importanza seguono i Campionati del mondo, che si svolgono tutti gli anni. Anche in questo caso possono partecipare fino a tre atleti per nazione in ogni specialità. Il Giappone ha vinto la sua prima medaglia mondiale, un bronzo, nella gara maschile nel 1977 grazie a Minoru Sano. Due anni più tardi Emi Watanabe ha vinto un bronzo nella gara femminile. Midori Ito è stata la prima giapponese a vincere due medaglie, un oro nel 1989 e un argento nel 1990. Dopo di lei Yuka Sato ha vinto un oro nel 1994. Cinque medaglie in tutto. Nel nostro millennio il numero di medaglie è notevolmente aumentato, grazie a numerosi pattinatori. Nelle ultime 24 edizioni nelle gare individuali del Campionato del mondo (fra il 2000 e il 2024) i pattinatori giapponesi hanno vinto 5 ori, 12 argenti e 4 bronzi nella gara maschile, 9 ori, 4 argenti e 6 bronzi in quella femminile, un totale di 40 medaglie, di cui 14 d’oro. Le nazioni che si piazzano dietro, in questa classifica, sono gli Stati Uniti con 28 medaglie, 9 d’oro, la Russia con 26 medaglie, 12 d’oro, e il Canada con 12 medaglie, 5 d’oro. Per questo per Tsukasa, che ha scoperto il pattinaggio tardi, era praticamente impossibile competere anche a livello nazionale: i pattinatori giapponesi sono fortissimi. Nella danza su ghiaccio il Giappone non è riuscito a raggiungere gli stessi risultati, il piazzamento migliore sono due undicesimi posti ottenuti uno nel 2018 e uno nel 2023.

Altra gara molto importante è il Four Continents Championship. È l’equivalente del Campionato europeo per i pattinatori non europei. Vi partecipano pattinatori di quattro continenti, ma in realtà il pattinaggio non è molto praticato nelle nazioni extraeuropee. Nel 2025 al Campionato europeo hanno partecipato 112 pattinatori o coppie di pattinatori provenienti da 34 nazioni, al Four Continents Championship 68 pattinatori o coppie di pattinatori provenienti da 15 nazioni. Questo non significa che sia una gara di livello inferiore rispetto al Campionato europeo. A rendere la gara più o meno difficile è chi partecipa, e in questo momento la maggior parte dei pattinatori più forti non è europea. Delle 12 medaglie messe in paio al Campionato del mondo del 2024, i pattinatori europei hanno vinto solo 3 bronzi. I pattinatori nordamericani (statunitensi o canadesi) hanno vinto 5 medaglie, tre medaglie sono andate ai pattinatori giapponesi, con Kaori Sakamoto che ha vinto l’oro nella gara femminile, mentre l’ultima medaglia, un bronzo, è stato vinto da una pattinatrice della Corea del Sud. Qualche giorno dopo aver pubblicato questo post, si è svolta l’edizione 2025 del Campionato del mondo, e delle 12 medaglie in palio solo tre sono andati a pattinatori europei, due nella gara delle coppie e una nella danza su ghiaccio.

In autunno si svolge il circuito del Grand Prix, sei gare molto importanti. I pattinatori più forti possono partecipare a due di queste gare. Per i risultati ottenuti in queste gare si guadagnano dei punti. Alla fine delle sei gare viene stilata una classifica, i migliori sei pattinatori della classifica si affrontano nella finale. La finale del Grand Prix ha la stessa importanza del Campionato del mondo perché possono parteciparvi tutti i pattinatori più forti, indipendentemente dalla loro nazionalità.

Sia il circuito Grand Prix, con la relativa finale, che il Campionato del mondo, vengono disputati sia a livello senior che a livello junior, mentre il Campionato europeo e il Four Continents Championship vengono disputati solo a livello senior.

L’età per gareggiare nella categoria junior e nella categoria senior negli anni è stata modificata più volte. Il pattinaggio è uno sport invernale, le stagioni vanno dal 1 luglio al 30 giugno dell’anno successivo. In questo momento siamo verso la fine della stagione 2024-25. Con le regole attuali i pattinatori (con l’eccezione dell’uomo nelle coppie) devono aver compiuto 13 anni entro il 1 luglio scorso per poter gareggiare nella categoria junior, e non aver compito i 20. Chi lo desidera può iniziare a gareggiare nella categoria senior se ha già compiuto 17 anni prima dell’inizio della stagione.

Il pattinaggio in Giappone

Come ho detto, il Giappone negli ultimi anni ha avuto ha tantissimi atleti di assoluto valore mondiale. Di seguito elenco le principali medaglie che hanno vinto dalla stagione 1999-2000 in poi. Queste le sigle che uso per avere una tabella non enorme:

M = gara maschile (Men)
W = gara femminile (Women)
P = gara delle coppie (Pairs)
D = danza su ghiaccio (Ice Dance)

Ho distinto i pattinatori per disciplina anche tramite colore di sfondo che ho usato per l’area contenente il loro nome. I colori sono quelli usati dalla federazione internazionale per distinguere le gare. Ci sono alcune aree grigie chiare nella zona dei risultati. Quando quel pattinatore ha gareggiato nella categoria junior, quella gara non veniva disputata.

OG = Giochi olimpici (Olympic Games)
WC = Campionato del mondo (World Championship)
4CC = Four Continents Championship
GPF = Finale del Grand Prix
JWC = Campionato del mondo junior (Junior World Championship)
JGPF = Finale junior del Grand Prix

Per Takeshi Honda ho indicato una gara fra parentesi, al Four Continents Championship, perché in un’occasione Honda ha vinto la competizione prima del periodo da me considerato. Alcuni dei nomi sono in grassetto per evidenziare quei pattinatori che ancora partecipano alle gare. Se un pattinatore appartiene ancora alla categoria junior, accanto al suo nome ho scritto (J). Mancano i risultati dell’edizione del Campionato del mondo del 2025. Nell’occasione il Giappone ha vinto un bronzo nella gara maschile con Yuma Kagiyama, un argento e un bronzo in quella femminile con Kaori Sakamoto e Mone Chiba, e l’oro nella gara delle coppie con Riku Miura/Ryuichi Kihara

Nella tabella compaiono 21 uomini, 27 donne, tre coppie di artistico e due di danza. Il numero di pattinatori forti presenti in Giappone è enorme.

Inori è a un livello basso, può partecipare alle gare per principianti e intanto è impegnata in una serie di test necessari per partecipare alle gare più importanti. Se dovesse riuscirci, potrebbe partecipare al Campionato regionale. Le gare regionali sono divise in sei grandi aree: Tohoku/Hokkaido, Kanto, Tokyo, Chubu (Inori è di Nagoya, la sua gara regionale è questa), Kinki e Chugoku. Alla fine dell’episodio 13 di Medalist nei sottotitoli italiani viene menzionata la “gara di blocco”. Si tratta di una traduzione infelice per indicare le gare regionali, le cui sei aree sono definite “block”. Di fatto, la gara che viene indicata con quell’epressione è il Campionato regionale. Gli atleti migliori di ogni gara regionale si qualificano per il Campionato nazionale.

Il Campionato nazionale è suddiviso in varie fasce d’età. La prima è la Novice B, più o meno sui 9-10 anni, ma la cosa dipende anche da quando i pattinatori compiono gli anni, vi si può partecipare anche a 11 anni, per un massimo di due partecipazioni. Hikaru ha vinto due volte il Campionato Novice B. La fascia d’età successiva è la Novice A, anche a questa gara si può partecipare due volte. I migliori pattinatori di questo campionato sono ammessi al Campionato nazionale Junior, al quale si può accedere anche tramite le gare di qualificazione, che siano le sei gare regionali oppure i due campionati del Giappone orientale e del Giappone occidentale.

Sopra del livello Junior c’è il Campionato nazionale Senior. Anche per questa gara è necessario partecipare alla gara regionale di qualificazione, a meno di aver ottenuto un buon piazzamento nella gara junior (quest’anno sono stati ammessi i primo 8 classificati, la regola ha subito diverse variazioni nel corso degli anni), di essere saliti sul podio nell’edizione dell’anno prima o di essere impegnati in una gara internazionale negli stessi giorni in cui si svolge la gara di qualificazione.

È la federazione che decide chi partecipa alle gare internazionali, e a quali gare, in base ai risultati ottenuti nella stagione precedente o nelle precedenti gare della stagione in corso.

I punteggi

Nelle gare senior e junior i pattinatori presentano due programmi, il programma corto e il programma lungo o programma libero. Il programma corto dura 2:40 minuti, il libero 4:00 minuti. A livello novice ciascuna federazione nazionale decide autonomamente cosa richiedere ai propri atleti. In Giappone la gara è basata sul solo programma libero.

Ci sono diverse differenze nelle richieste fatte ai pattinatori a seconda se sono uomini o donne, senior o junior. In generale nel programma corto a livello di salti vanno eseguiti un axel doppio o triplo, un salto da solo (triplo o quadruplo per gli uomini, triplo per le donne, doppio o triplo per le junior, in quest’ultimo caso con il tipo di salto deciso dalla federazione) e una combinazione di due salti, di cui almeno un triplo e un doppio (gli uomini senior possono fare anche un quadruplo, le pattinatrici junior possono fare due doppi). Tutti i programmi possono comprendere fino a tre trottole, che devono essere di tre tipi diversi, e una sequenza di passi.

Nel libero gli elementi di salto sono sette, possono esserci tre combinazioni, e una di queste può essere di tre salti. In più ci sono tre trottole e due sequenze, una di passi e una coreografica per i senior, solo la sequenza coreografica a livello junior. A livello Novice le richieste sono differenti. Questo è il protocollo della pattinatrice che ha vinto il Campionato giapponese Novice B lo scorso ottobre. Ho evidenziato con i colori alcuni dettagli.

A sinistra, circondati di arancione, sono indicati gli elementi eseguiti dalla pattinatrice. Per brevità sul protocollo vengono usate delle sigle. Ciascun elemento ha un valore base, cioè un valore fisso per tutti i pattinatori. Il primo elemento è un triplo flip (3F, il numero iniziale nella sigla relativa ai salti indica le rotazioni). Per tutti i pattinatori, indipendentemente dal sesso o dalla categoria in cui si gareggia, il triplo flip vale 5.30 punti. Poi però c’è il modo in cui la pattinatrice lo ha eseguito. I voti dei giudici si trovano nel rettangolo grigio, e sulla riga del triplo flip vediamo una serie di voti che vanno dal -2 al -4. I giudici possono assegnare voti che vanno da +5 a -5. Con questi voti sicuramente la pattinatrice non è atterrata bene. Potrebbe essere atterrata su due piedi, o aver messo una o due mani sul ghiaccio, impossibile dirlo senza vedere il programma. L’unica cosa sicura è che ha fatto un errore. Esistono tabelle che indicano quanto va aggiunto o tolto a ogni elemento in base ai voti assegnati dai giudici. In questo caso alla pattinatrice sono stati tolti 1.59 punti, come vediamo nel rettangolo azzurro. Questo significa che il suo salto, che in partenza aveva un valore base di 5.30 punti, le ha fatto guadagnare solo 3.71 punti, come vediamo nel rettangolo blu a destra.

Sul salto successivo le cosa sono andate peggio, e infatti ho evidenziato l’elemento con il rettangolo rosso. C’è una “e” ripetuta in due punti. Il salto è stato eseguito con il filo errato. È un lutz (Lz), il filo sarebbe dovuto essere esterno, ma evidentemente il filo della pattinatrice era interno. Poi c’è una “q”, uno dei tre diversi tipi di indicazione (il meno grave) per segnalare che la rotazione del salto non era completa. E infine c’è una “F” per indicare una fall, una caduta. La caduta, oltre al voto negativo, si paga con una penalità, che nel caso della categoria novice significa -0.50 punti, detrazione che vediamo indicata in tre diversi punti del protocollo e che ho evidenziato in rosso. Ovviamente i voti, il GOE (grado di esecuzione) sono tutti -5. Questo salto ha portato alla pattinatrice davvero pochi punti. Tutti gli altri elementi però sono stati eseguiti bene, infatti vediamo solo voti positivi e il punteggio che dal valore base (rettangolo verde) riceve un grado di esecuzione positivo (rettangolo azzurro) per un buon punteggio finale (rettangolo blu).

Nel rettangolo arancione ho indicato tre elementi con un pallino verde. Sono le trottole. La sigla indica il tipo di trottola. Il numero indica il livello. Più dettagli difficili contiene la trottola, più il livello sale dal livello B (Base) fino al livello 4. Ovviamente il punteggio varia di conseguenza, i valori base di queste trottole sono rispettivamente 2.30, 3.00 e 1.90 punti. Nel momento in cui Inori impara a fare una trottola più complessa rispetto a quella che faceva prima, il livello della sua trottola è più alto e di conseguenza anche il suo valore base. Con il pallino azzurro ho indicato la sequenza coreografica, ma come detto le sequenze coreografiche hanno tutte lo stesso valore base.

Il rettangolo rosa all’interno del rettangolo blu indica la somma dei punteggi ottenuti dalla pattinatrice in tutti gli elementi. Questo è il punteggio tecnico, Total Element Score o TES, che viene riportato anche nell’area in alto.

Il rettangolo giallo indica le componenti del programma, o Progam Component Score, PCS. I voti non sono legati a un singolo elemento tecnico ma al modo in cui i pattinatori pattinano: se sono sicuri, se fanno tanti passi difficili, se interpretano la musica… I voti possono andare da 0.25 a 10.00. Tolti il voto più alto e quello più basso (questo viene fatto anche per il GOE) si fa la media degli altri voti, che vediamo nel rettangolo viola. A questo punto si fa la fattorizzazione, moltiplicando il risultato per un numero fisso che, in questo caso, è 2.67, ma varia a seconda della disciplina e del segmento di gara. La somma dei voti fattorizzati si trova nel rettangolo rosa in basso. Questo totale viene poi riportato in alto.

La pattinatrice ha ottenuto 82.16 punti, che sono la somma del punteggio tecnico (41.71 punti) e dei components (40.95 punti), con la detrazione per la caduta (-0.50 punti).

Il punteggio quindi è legato a numerosissimi fattori: la difficoltà di quanto eseguito, il modo in cui gli elementi sono stati eseguiti, ma anche l’effetto d’insieme del programma. Per questo è possibile che un pattinatore che esegue elementi più semplici, ma li esegue bene, batta un pattinatore che presenta un programma un po’ più complicato ma commette errori. D’altra parte, anche in caso di errori, è possibile vincere purché il programma presentato sia molto più complesso di quello degli avversari.

Questo è il protocollo della pattinatrice che è arrivata seconda. Lei non ha fatto errori e le sue trottole sono tutte di livello 4, però ha fatto solo salti doppi, mentre chi ha vinto ha eseguito cinque salti tripli, anche se su due ha fatto errori, e questo ha comportato una notevole differenza nel punteggio tecnico (c’è anche una notevole differenza nei PCS, evidentemente la pattinatrice che ha vinto al momento sa fare tutto meglio di chi le è arrivata alle spalle).

Il video ufficiale

Chi ha realizzato Medalist ha voluto fare le cose per bene, sotto tutti gli aspetti. Inori migliora un po’ troppo in fretta rispetto a quanto avviene nella realtà, questo fa parte della finzione narrativa, ma le dinamiche fra i personaggi sono tratteggiate bene, e i problemi che devono affrontare sono reali. Il pattinaggio è uno sport costoso, in molti smettono di pattinare per quel motivo. Le piste non sono sufficienti, spesso sono affollate. Ci sono casi di problemi alimentari. E potremmo andare avanti. Allo stesso modo, i movimenti di pattinaggio sono movimenti reali, basati su quelli di Suzuki, una pattinatrice che un bronzo mondiale lo ha vinto e che ha partecipato due volte ai Giochi olimpici. Le spiegazioni delle regole, dei tipi di gare o dei dettagli tecnici sono corrette, o almeno sono corrette in inglese, a volte la traduzione italiana non lo è del tutto. Per quanto riguarda il video…

La sigla iniziale è scritta e cantata da Kenshi Yonezu, cantante molto affermato in Giappone (e non solo in Giappone), che ha interpretato diverse sigle di anime. Per il video Yonezu ha voluto Yuzuru Hanyu. Chi meglio di lui? Se leggete la sua lunga pagina su Wikipedia, vedrete che ciò che ha fatto e che sta ancora facendo Hanyu è più incredibile di ciò che sta facendo Inori. E Hanyu essendo Hanyu, non solo un due volte campione olimpico ma anche uno che fa sempre tutto al meglio, il video non è un video qualsiasi. Per stare al tempo con la musica, Hanyu pattina a una velocità incredibile. Inizia con dei twizzle bassi, dei passi difficili, al buio, cosa che rende il tutto ancora più difficile, e va avanti proponendo elementi difficilissimi come il quadruplo lutz, il triplo axel con ingresso e uscita molto difficili e la combinazione quadruplo salchow-triplo toe loop. Le trottole sono basate su quelle fatte da Inori e Hikaru, compresa una biellmann. Se questo programma fosse eseguito in gara, con queste difficoltà e questa qualità, stabilirebbe un nuovo record del mondo. Ne ha già stabiliti 19 Hanyu, avrebbe potuo stabilirne altri se non avesse deciso di lasciare le gare per dedicarsi agli show. E ai video, come questo Bow and Arrow, sigla iniziale di Medalist:

Per concludere, anche se non è legato a Medalist, se qualcuno è interessato a conoscere meglio il pattinaggio, un anno fa ho pubblicato un libro dal titolo Quattro salti sul ghiaccio.

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Echoes of Life in Chiba – English

The Italian version is here.

I visited some beautiful places in Japan (in Italian, with photos: 1 and 2). It wasn’t for those places, though, that I made the trip. It was for Echoes of Life. Everything else was an afterthought, because after deciding to spend that money on plane tickets and accept the tiredness that came with a 15-hour trip, my friend and I chose to spend a few days there. But that was a decision made after we had won the first ticket, not the reason that pushed us to leave.

After we won the first ticket. Every fanyu knows that buying a ticket for a Yuzuru Hanyu show is not easy. The demand is so high that tickets are sold by lottery. If you don’t win the lottery, you can’t buy the ticket.

I have always ignored the other lotteries. I don’t think there was an option for international fans to participate at the one for Prologue, but I definitely ignored the ones for Gift, Re_Pray, and all the editions of Notte stellata. Instead, I lost the lotteries for Echoes of Life in Saitama, then I lost the ones for Echoes of Life in Hiroshima, and finally, in the first lottery, I won the ticket for February 9th in Chiba. I won, but I should say we won, because all the practical matters were handled by my friend, who also advanced the money for the ticket, and who helped me register my cell phone, otherwise I wouldn’t have been able to do it alone. At that point we started participating in the lotteries for the 7th, separately, to increase our chances of winning. In the second lottery, I won the ticket for the 7th, but she failed all the lotteries and of the 7th she only has the stories of me and the other people who entered the arena. And she wasn’t the only person I know who won only one ticket. In Chiba I met with four Italians. Only one of them managed to attend both shows, one attended only the show on the 9th, two attended the show on the 7th live and the show on the 9th from the cinema. For those who won only one ticket, it would have been better to win the ticket for the show on the 7th, since liveviewing was available for the 9th.

I went to the LaLa Arena pretty early both days. Fear of getting lost, sure, there was a little of that too, because it was the first time I was moving alone, even if I had pushed the doubts to the back of my mind as something irrational. But even irrational fears can make themselves felt. I never remember my dreams, and yet on the night between the 6th and the 7th I dreamed that a few days after arriving in Japan, for some reason I had returned briefly to Italy (briefly? with all the time needed for the flight? Ok it was a dream, and dreams aren’t rational), on the evening of the 6th I had suddenly realized that the next day there would be the show, and I had desperately started looking for a way to return to Japan in time. After a dream like that, could I be calm? I had to get to the arena as soon as possible.

There it was, in all its glory. It was a beautiful sunny day, the arena could be seen in the distance from the subway exit, and when I arrived there were very few people around. But I was there. I was there, and in a few hours the show would be held.

It wouldn’t have been the first time I saw Yuzu live. I had already seen him in 2019, at the Grand Prix Final in Turin. Short program on Thursday 5th, official rehearsals on Friday 6th (the ones where he tried the 4A, I left those rehearsals terrified), free program on Saturday 7th. No gala for me, I was at work that day. Yuzu was wonderful, despite the mistakes, and the judges, who deserved to be slapped. I had already seen Yuzu in 2019, so I knew, within certain limits, what effect he could have. Because Yuzu is not a skater like the others.

I watched all the competitions in Turin. 48 skaters or pairs of skaters between juniors and seniors. In the junior category there were several promising skaters, some would have won important medals. In the senior category eight skaters – nine counting Hanyu – now have at least one Olympic medal around their necks, all but one have won at least one medal in a senior ISU Championship. I had watched all the warm-ups, two competition segments for four specialties in two different categories, a total of 16 warm-ups. And I had watched the Friday practices. I don’t remember what else I watched besides the men’s practice, but I did watch some other practices. I watched all the skaters. Someone would try an element of the program, be it a jump or a sequence of steps, and in that moment I would look at him/her/them, then I would shift my attention to someone else and look at him/her/them. Except when the senior men were on the rink.

It wasn’t a conscious decision. There was simply only one skater on the ice for me. My eyes were glued to him, whether he was trying a jump or drinking from his water bottle, I couldn’t look away. I was several meters away, last row of the second level, according to the official website the second level is over 4 meters high, the third is 8. I was far enough away that I couldn’t throw my Winnie the Pooh onto the ice, I know it for sure because someone picked up my gifts from where they had fallen and threw them in turn, thus making them reach the ice. And yet Yuzu was magnetic, despite the distance, despite the disappointment of the missed combination in the short program, despite everything. He was him, the others were background, as were the judges and everything around us.

The show on the 7th wouldn’t have been the first time I saw Yuzu live. And this time there wouldn’t have been any anger for marks awarded without any respect for the rules. The nightmare had been just a nightmare, and I was in Japan, in front of the arena I don’t know how many hours before the show started. A pity the absence of the beautiful posters that I saw photographed by some fanyu in front of the other arenas, here there was only a giant screen with the official poster.

I had organized myself for the meeting with the fandom by bringing with me five copies of Sette containing the interview with Yuzu by Costanza Rizzacasa d’Orsogna, and three packages of Italian chocolates.

They weren’t enough. I really had no idea how overwhelming the fanyus could be. The festive atmosphere in front of the arena was magnificent. I don’t know how many gifts I received, and many gifts were expensive, or took time to prepare, or both. These are the gifts that arrived home. What I could eat is missing, because I ate it while I was still in Japan, otherwise I would have had to buy an extra suitcase for the return trip.

I chatted with some fans, and I have no idea who they are or how to contact them, it was just a one-day meeting, but it was a wonderful day. I met a Japanese lady who lives in Italy, who I had already met a couple of times, and I met the PlanetHanyu group.

https://twitter.com/theplanethanyu/status/1887741860912775634

A mandatory stop was the merchandising. Two of the Italians had not signed up for the lottery, the two who had signed up drew very high numbers, over 4,000, and for just one day, with over 5,000 people who had applied to go and buy the merchandising.

I… I really took the wild card. I had no idea what I was doing, when someone on the staff asked me something I showed them my cell phone, with the trust that he or she would know what to do. Which screen did they want to see? I had no idea, I tried everything, and they were there patient, available, doing their best to help me.

I had already ordered the Storybook from Italy, and I had also already read it, several times because I wanted to understand well. And besides, during the flight, and the evenings in the hotel, I read The Trouble with Being Born by Emil Cioran. I wanted to understand as much as possible.

I still want to understand. In the future I will try to read Underwater Philosophy by Rei Nagai. I had decided to buy it, if I could find it when I went to Japan, and when I had it in my hands in the bookstore I decided to wait and I put it back on the shelf. I made a different attempt, because Google lens works better if I have a screen at my disposal instead of a book page, with the inevitable deformations of the kanji due to the fact that the page is not flat.

Back at the hotel I opened a new Amazon account. From Japan. This means that I can now buy Japanese books and magazines in digital version. It is a deliberate choice. There are countless magazines that contain a feature on Yuzu, or an interview with him, but international shipping costs a lot. More than the magazine itself. As interesting as the magazines may be, there is a limit to how much I can spend. But, without the unnecessary expenses, I have already bought several magazines, and also Nagai’s book. We are talking about a book of philosophy, so not an easy book to read, of a culture different from mine, probably there are concepts that for a Japanese are normal and that are foreign to me, and the translation will be that of an automatic translator, so it will be poor. Will I understand something? I don’t know, I only know that I want to try to read the book. If I will read it to the end, I will find out in the future.

Nagai’s book aside, and Storybook aside, because that’s where I started from, I already had some of the merchandising because a friend who had been to Echoes of Life in Saitama had bought it for me. So I only had to buy something for myself, and something that several friends had asked me for, including the one who had bought it for me in December, because apparently there’s always something more to buy, and shipping costs are high. So on the 7th I got in line to shop, with my number 36. Yes, I really did pick 36. I bought a few things, not even that many because most of the requests were made after, and I went back to the group. And that same day I discovered that my personal merchandising wasn’t enough. One of the things I had said to myself, looking at the official website, was that I didn’t need the acrylic stands.

Really, what do I do with a little acrylic figure to put on a shelf? I already had one, but that one had arrived by itself, as an insert in the GOAT calendar. I hadn’t exactly bought it: if it hadn’t been in the calendar, nothing would have changed for me. The calendar was what I wanted. Except that that evening, while the other Italians and I were on the subway heading to the hotel, a fanyu approached us. Between Echoes of Life bags, a Gift jacket (not me), the Gift neck warmer and Winnie the Pooh and various gadgets hanging from our clothes and bags, it was clear that we were fanyu. That fanyu gave us each a door and disappeared down the stairs, while we stood there looking at each other in amazement.

I had a door, what was I supposed to do? I had signed up for the merchandising lottery for the 9th too, I had the 1,700 and something, so much so that I didn’t find a bag that a friend asked me because it was already sold out. However, I bought my acrylic stand model B.

I took the photo after receiving permission from the staff.

I thought I was okay. Except that after I went to the merchandising, and before entering the arena, another fanyu gave me the capsule containing the algae. What was I supposed to do? On the 11th, in Kyoto, I went to the cinema, and since the acrylic stand model C was sold out, I bought the model A.

And then… well, there were the clear files. I know, the clear files were also at the arena, but I didn’t buy them at the arena. The sales counter at the arena was well organized. Next to each employee there was a complete list of merchandise, with photos and prices, so no matter what language we spoke, we just had to point to the item and say with our fingers how many copies we wanted of that item. Just for the t-shirts and the hoodies (I didn’t buy any hoodie) we also had to specify the size. The merchandise was in numerous boxes stacked behind the employees, so I didn’t see it. At the cinema, however, it was on display, the clear files were nice, and I ended up buying both sets. And the postcards too. I couldn’t buy the clear files binder (although between the clear files I bought and the ones the fanyus me as gifts, I have quite a few by now) because the binder wasn’t there. Anyway, it will arrive, in the order I made from home. Because I had to order the official book. I buy all the official books. So, while I was there to place the order, I also ordered the clear files binder. And also the book cover and the book box. I would have had to pay the shipping costs anyway.

At a certain point I decided it was time to stop, especially when I went into some bookstore, otherwise I would have had to buy another suitcase. I already had to bring an extra bag on the plane as hand luggage, in addition to my personal handbag. And I left a pair of shoes in Kyoto. They were old. Comfortable, but used to the point of I had almost destroyed them, so I left Italy with the knowledge that, if necessary, those shoes would remain in Japan. They remained in the wastebasket of the hotel in Kyoto. Only later did I learn that of the other Italian women, one had left a pair of shoes in the wastebasket of her hotel in Tokyo, the other in Sendai. The others chose to buy an extra suitcase.

The Season Photobook is the last one, the one for the 2023-24 season, I had already bought the others, but how many other books have I seen? How many have I not bought because I didn’t have enough space in my suitcase? Not surprisingly, I bought the Irene gloves. I bought all the Hochi issues, even if for space reasons only the page with Yuzu arrived in Italy. I bought the Gift DVD in Sendai, the Prologue one, which I hadn’t been able to find, I ordered on Amazon and had it sent to my hotel in Kyoto. I wanted to buy the Mirrorball for years, so a visit to the Phiten shop in front of the arena was inevitable. And since I was already there, I also bought a pair of socks.

Am I done shopping? Of course not. I’m done shopping in Japan, but I can also shop from Italy, it’s year that I’m doing shopping from Italy, and now that I have my account I plan to buy the next issue of S-Style in digital version, and the DVD of Notte stellata 2024 that has already been announced. The program booklet for this year, and the official book for last year, will be given to me by a friend who bought them a few days ago, when she was in Sendai for Notte stellata. As for the rest, we’ll see what they’ll publish.

On February 11th, after seeing both shows live, and knowing that I would be returning home on the 16th and would have the Beyond Live archive at my disposal for a week, my friend and I went to the movies.

Why?

Because we had to see the show again, because it wasn’t enough. She had seen one, I had seen two, but it wasn’t enough. Even though we had known the story since December, because we had seen the Saitama and Hiroshima shows. Every show is a different show. The execution changes, and this is inevitable when it comes to performing arts, and if what is performed is at the limit of the performer’s abilities (not because the performer is not up to it, because no one else could do what Yuzu did, but because what was planned is very difficult), the risk of error is high. This adds tension. But he also changes the interpretation. Some parts are improvised, as Yuzu himself explained, others are modified by choice. This is the same moment in Hymn of the Soul, the first day of Saitama and the second of Chiba, and even if the trajectory of the skating is the same, the two positions are deliberately different.

Before Aqua’s Journey Yuzu skates back and forth on the rink. The path is straight, sometimes skating forward, sometimes skating backward. And it’s different every day. There are so many details that change, which is obvious when you watch two different shows in a short amount of time. Not to mention that a new viewing allows you to appreciate many more details.

In the cinema it’s different from home, and not just because there’s a big screen. There’s a party atmosphere that, if it’s not exactly that of the arena (also because it was a delayed viewing, there was no uncertainty about how the show would unfold, we all knew that the jumps wouldn’t create problems), was still beautiful. That was a moment of joy for everyone. We also did the choreography of Let Me Entertain You at the cinema (actually I also did it when I was at home alone, but in company it’s more fun).

But the cinema is not the arena. I wrote that I took the best card in the deck. Before flying to Japan I drew a heart with cranes and took a picture of it, and from this photo I had a banner made. It wasn’t big, only 50 centimeters on each side, because I didn’t want to risk disturbing my neighbors.

It was inevitable that I would do so, since Yuzu likes to look at the audience’s banners. And apparently the banner was useful to me too, because it helped me find myself inside the video.

Now I can say I’m in the same photo with Yuzu. And a few hundred other people. Thousands, if we think about how many of us were in the arena.

Here is the 9th. The day I was furthest away, because my ticket for the 7th was for the arena. The first day I didn’t have my banner but the Italian group‘s, because that day I was the one closest to the rink. Second row. On both days I was on the left side looking at the big screen, and I’m a little sad, because I would have liked to see Utai IV: Reawakening from the other side at least once, but with the luck I had I can’t complain.

Yuzu said he did his best to give everyone a unique experience, and that’s true. I’ve been to two different seats, I can only speak for those two seats, but it’s true that what you see changes, and that in each case it’s an extraordinary experience. From the second row I was very close to the ice, even though there is still the black barrier that you see in the screenshot, and there is the setup around the rink that keeps a bit of distance.

I took these photos on the 7th, just getting close to the barrier that separated me from the rink. From my seat I also tried to photograph the doors above, I would have liked to take a nice photo to upload to Wikipedia, but the floodlights made photos very difficult.

As we know from the newspapers (and from the fact that people who wanted to buy tickets failed to do so), the show was sold out. The central level in front of me was clearly a reserved area for guests; tickets for those seats were not put on sale. There were also a few free seats immediately below, but only because there are cameras, and the cameramen needed space to work and an unobstructed view. For example, on the first day, even though I was very close to the ice, I was not able to see clearly the 4S in Chopin because right along that line of sight there was the head of a person taller than me. It happens, but it’s obvious that this wasn’t supposed to happen to the cameras.

This is the view I had on the 9th.

From the height I was at on 7th, I could see Yuzu’s expressions very well, at least when he was facing my direction, because the director always tries to get the best shot on the screen, but from the stands the point of view is only one, and to face all sides, Yuzu sometimes turns his back on us. On 9th, being higher up, I saw the projections on the ice that I hadn’t seen on 7th, and I think that those who were higher up than me saw the projections even better. One of the Italians who was higher up than me said that when Yuzu was behind the curtains, in the Piano collection, she saw him in transparency, and even though it wasn’t a direct view, the unusual effect was beautiful.

I was lateral. I was more or less in the positions indicated by the yellow stars, closer on the 7th, further but still close on the 9th. This means that on 7th, when Yuzu was to my right, if Elevenplay were also performing… I’m very sorry for them, but for me it was as if they weren’t there. My head turned to follow Yuzu. He was the sun, and I, like a sunflower, followed his movements. On 9th I was still lateral, but I was practically on the short side, and there were times that I had a perfect view of Yuzu and two of the Elevenplay behind him. And that view was extraordinary. At some moments their movements were in perfect unison, at others they were deliberately different, and the effect was remarkable. I hope that Yuzu manages to make a DVD of the tour, even if I know that obtaining the rights to everything is not easy. If he were to succeed, I would also like to have a camera just on the Elevenplay among the extras. For the extraordinary ballet they do in the last minutes before Chopin’s Ballade above all, but also for the rest, because their presence is important for the show. They enrich it. Although even when it was dark I watched Yuzu, who landed a perfect 4T+1Eu+3S combination both days. On the second day, towards the end of the warm-up, he also did a 2S. Deliberately double, I suppose he was focused on the body axis.

A program that I saw better from home is Hymn of the Soul. I didn’t realize it, but the cameras focuses on Yuzu, and on the screen we always see what he does. When it’s better to, the director moves from one camera to another. In the arena, when Yuzu is behind a door… he’s behind the door, and we have to wait for him to get to an area where we can see him. My impression is that from higher up you have a different perspective, that you can see him better, I know that on both days I appreciated that program live less than at home, and it’s a pity, because it’s a beautiful program.

I could have used the audio guide in English, but I chose not to. I am grateful to Yuzu for making the audioguide. If I had gone to the Saitama shows, it would have been very important, because it would have allowed me to understand the story. In Chiba, I already knew the story. I didn’t remember the exact sentences, but I knew what was happening. So I chose to listen to Yuzu’s voice, and to listen to all the sounds as best I could. And, without the effort of reading the subtitles of the videos like I did when I watched the shows on Beyond Live, I was able to better appreciate the videos. Videos that were made by top-notch professionals, and it shows.

That being said, how is the show?

Yuzu is everywhere. I wrote that he is the sun, and that like a sunflower I followed his movements. It’s true. He is very fast, I had already noticed this years ago in Turin, and he is everywhere. The other skaters seemed slow in comparison, they didn’t have the same ability to fill the rink. That ability remained. The rink is not of regular dimensions, I had noticed it even before Yuzu mentioned the detail, and I would like to know the exact measurements. But, regardless of the dimensions, that is his space, he is the absolute Lord of it. He is magnetic, impossible to take your eyes off him. Even if the show doesn’t start with him. It begins with the Elevenplay inside the capsules, and Yuzu who can be seen for a moment in the video, also inside a capsule, before his face is replaced by the dark screen that, with its writing, gives us the first information. And already there I started to hold my breath in surprise.

In person the colors are much more intense. At home you can’t tell. The colors are increasingly more intense, for the entire duration of the show. At certain moments around the central mega screen there is a red light that you can’t see from home, but which has a remarkable effect from the arena. In Danny Boy the predominant color is the pink of sakura, of life, but on Yuzu there is a green ray, the color of buds, of regeneration, which you can’t see in the videos. And at the beginning there isn’t just a black screen with white dots. Those dots are actually colored, the effect is much more vivid. And the writings aren’t just writings that appear on the monitor. There is a white laser that crosses the arena. It starts from the short side, flies over the entire rink, and arrives on the monitor on the other side. I turned my head to look at it. There is a spatiality that you can’t perceive on the two dimensions of a monitor, you can only experience it live.

That laser. The lights that come from different areas, and that sometimes expand on the audience. The Hanyu on the megascreen, with the detail of the hand, and at the same time the Hanyu in the capsule that makes the same gesture, multiplying it for the spectator in the arena, while the public at home can only see one of the two. The curtains that come down from above, and that are not always at the same height. The doors, whose location we can understand on the monitor thanks to what we see behind them, or the path taken by Yuzu after crossing them, but which in person really have a precise location in space, with the different distance that separates us from them each time. The chair.

Yes, the chair. I hadn’t noticed it at the show on December 7th in Saitama. I don’t know when I first became aware of its existence. This time I watched it, as it was slowly lowered from above, and delicately placed on the ice, first two feet and then the other two. It wasn’t just curiosity about how the technical elements fit into the environment, like when I noticed that the capsules containing the Elevenplays are brought in and out of the stage by a track on which they slide laterally.

The chair is put down slowly because it must not ruin the ice, of course. But it is also a tiptoe entrance, a delicately looking out into the room, so as not to disturb, because we are not sure of our place in the room. In life.

The first time Yuzu enters the room, he sits on the chair. Standing in front of him, the guide uses words to lead him on the path to finding answers to his questions. I had wondered why in the video Yuzu was sitting. Now I know. The room is the arena. We are Yuzu. He questions life, we question life. When Yuzu is in the room, before First Cry (technically the music is a fusion of the songs First Echo and Circulation, from the movie Wolf Children), there are many chairs suspended in the air. In the arena, most of the time, there is one chair suspended in the air. After First Cry, however, for the time of one video, the chair is lowered onto the ice. When Yuzu enters the room again, we no longer see him. We see the guide speaking, and the chair in the center of the rink, which is completely dark except for the ray of light shining on the chair. The chair is empty. But it is not really empty. We are the ones sitting on the chair. The guide is talking to us. This is strongly felt from the arena. We are the ones called into question by the guide, the ones who have to search for the meaning of our lives.

The spaces are carefully studied. Our gaze is guided in precise directions, involving us in the story, pushing us to be part of it. Expanding the narrative beyond the limits of the ice. Not only with the lights that sometimes illuminate part of the audience and create designs on people.

The narration is on the central mega screen. The guide is on the central mega screen. Yuzu goes through the door (a door that opens towards the inside of the room, while when he is on the rink he goes through all the doors in the opposite direction) wearing Nova’s costume, and a computer elaboration shows us the new version of the character, with the costume he will have when he enters the rink, in the center, under the central mega screen. The computer elaboration, however, takes place on the lateral giant screens. I don’t think I can explain it in words, the scene has to be seen to understand its power. If there had been only a different image on the screen… we would have simply had another shot, we would have had a narration of what was happening. But Yuzu really moved, he went from the central mega screen to the lateral ones, and then to the rink, and each time his body was reworked, first with the change of costume and then with the fact that he entered the rink in flesh and blood. In this way we followed his change in its entirety, we experienced it. It is not simple narration, it is something real, happening in front of our eyes.

The main difference between watching the show at home or in the arena is this. At home it’s cinema. Great cinema, that involves you, that makes you tremble, because you don’t know if Yuzu will really be able to do what he wants to do, and that shocks you, because the doubts he raises are real doubts, that torment us too, but from the arena it’s life. He’s there, in front of you, in front of us, and in a certain sense he is us. Emotionally the grip is much stronger. You’re there, in the arena, and you experience the atmosphere. You’re in space, you feel it. You feel it in the sounds that envelops you, in the rustle of clothes moved by the wind, in the air you breathe. There’s a whole world around you, with its depth, and with very intense colors. The sound is incredible.

Do we want to talk about the sound? The acoustic system is top notch, the music envelops you, enters you, but without ever becoming invasive. And along with the music there is the sound of the blades on the ice.

Other times I have heard the sound of blades on ice. In events I have attended live, competitions or shows, sometimes even on television. Here it is much louder, and it is beautiful. I have no idea if there are microphones pointed towards the rink, but hearing the sound of blades on ice is another nuance of music, because the sound is more intense when Yuzu is closer, it follows the rhythm of his movements. I know, in theory it is an obvious thing, necessarily the sound is linked to the type of movement made by the skaters. But Nova’s power is the power of sound, and it is with sound that he destroys, or gives life. In several moments Yuzu clearly played with sound, hitting the ice with force or performing fluid movements that produced harmony.

Harmony, yes. The beauty of what I saw was stunning. The beauty of the costumes that floated while he skated, the beauty of his movements. The fast ones, in which he reached everywhere, the slow ones, made as if they were the simplest thing in the world, while all his muscles had to work at maximum for the effort, screaming at him to hurry up, to hurry up, to finish that gesture because they couldn’t take it anymore from the effort of maintaining that invisible tension, and he made us admire every gesture in all its beauty. The softness, the fluidity. Liquid gold, a commentator once said to try to make people understand how incredible, how perfect, his gestures were. From home you can see them, but it’s not the same thing, because the camera changes. From home you can see many details better, you don’t see the continuity, the flow from one movement to another, from one place to another. Otherworldly.

Each program is different from the other, each has its own individuality. It should always be like this, but how many times do skaters always skate the same program, even with different music, because it’s the only thing they know how to do? Yuzu doesn’t. The programs are alive, each of them is unique, a besti squat in Utai IV: Reawakening is not like a besti squat in Aqua’s journey (one of the two days I had a perfect vision of Yuzu’s perfect position, to the point that I was left breathless by the beauty of that moment). They cannot be confused. If we saw them without being able to hear the music, performed with the same training suit and not the different costumes, we would still recognize them. Different, but all fundamental and woven together in a way that they are telling a single story.

And then there are the jumps. Yuzu uses them to tell his story. He already did it when he was competing, I remember well the explanations of why in Ten to chi to he chose to perform a 3A+2T combination, with the second jump with his arms raised, and immediately after a 3Lo. Jumps can be also narration, sport is too. And jumps are capable of moving. In that Ten to chi to, the first time I saw it, I started crying on a jump, the simpler, the euler of the last combination, for the intensity of what I was experiencing. Because I was no longer watching a competition program, I was living it. And here the jumps are narration.

Delayed single loop. Delayed single axel. Triple loop. Double toe loop with his arms outstretched. Quadruple toe loop, landed in silence, with the music starting because he landed, and it doesn’t matter that for safety’s sake there’s someone checking when the music should start. On a narrative level it’s perfect. Triple axel. Everything perfect.

He made mistakes on his jumps a few times. Especially in Hiroshima. Bad days happen sometimes. In Chiba the only real mistake was a flip that should have been a triple and instead became a single, on the first of the two shows. In one of the encores, Let Me Entertain You, not during the narration. For the rest, in the two shows that I was so lucky to watch live, he always completed the expected rotations, and all the jumps would have deserved a positive GOE. A couple only a +2, all the others +5.

+5? Since when do you give marks to a show? Since when do you give marks to art? Art is either art or it isn’t. The jumps I saw, almost all of them, were perfection. They were a sporting gesture, and at the same time they were art. And that… you can even explain art if you want, assuming you can find the words, but above all you admire it. You live it. Yuzu jumped, and there was no way he could make a mistake. Every moment was pure harmony. There was no preparation, then take-off, then rotation in the air and then the landing, the normal gestures of an athlete. There were no different, separate technical movements. There was one unique movement. Yuzu merged with the music, flowed in space, hovered in the air, until he moved towards the cosmos and the cosmos in turn moved towards him, with their separation that had only been temporary, Yuzu and the cosmos were destined to meet again, and Yuzu returned to the ice. Paf. Perfection, as witnessed by the pure sound created by the movement of the blade on the ice. A ballet, with the two actors who had moved away and returned to reunite, because each could only be complete in the presence of the other.

I have seen so many skaters live over the years. Not only at the 2019 Turin final, but also on other occasions. At different times I have seen all the skaters who have stood on the Olympic podium in the men’s competition in the last edition. I have seen some other Olympic champion too. No one has ever come close to doing what Yuzu has done. None of them have ever come close to his abilities, not only interpretative, but also technical. And this was clear even in 2019. The others perform technical elements, what Hanyu presents is beyond the technical gesture. I do not understand how any judge could assign a score other than +5, when Hanyu has completed something perfectly. Hanyu has made mistakes in his career, he has never been the most consistent athlete in the world. But when he did what he was doing at the best of his abilities… you can’t not see it. A score other than +5 should have earned the person who assigned it an immediate disbarment from the judges’ register, because he was not able to understand what he had seen, much less evaluate it.

I’m probably forgetting a lot of things, and there are a lot of things I can’t express in words (especially not in English). I went to Japan because others organized the trip for me. I left Italy full of doubts, and I visited wonderful places. But the best moments, the reason I made the trip and what would be worth returning for in the future, are the two shows I saw live. As I wrote to a friend trying to convey my impressions of Echoes of Life, everything we see on the monitor, we see multiplied in person. The lights, the music, the sound of the blades, the depth of space, the possibility of seeing things that the camera doesn’t capture, the atmosphere of the arena… and then there’s him. Regal, magnetic, intense, heartbreaking, very fast, ethereal… Yuzu is Yuzu, and that’s it. On the screen he’s extraordinary. Then you see him live, and you realize that on the screen you didn’t perceive anything.

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Echoes of Life in Chiba – italiano

La versione in inglese si trova qui.

In Giappone ho visitato alcuni luoghi bellissimi. Non è stato per quei luoghi, però, che ho fatto il viaggio. È stato per Echoes of Life. Tutto il resto è stato un di più, perché dopo aver deciso di spendere quei soldi nei biglietti dell’aereo e di accettare la stanchezza derivante da un viaggio di circa 15 ore, la mia amica e io abbiamo scelto di trascorrere un po’ di giorni sul posto. Ma questa è stata una decisione a posteriori, dopo che avevamo vinto il primo bliglietto, non il motivo che ci ha spinte a partire.

Dopo che avevamo vinto il primo biglietto. Lo sanno tutti i fanyu, comprare il biglietto per uno spettacolo di Yuzuru Hanyu non è facile. La richiesta è così alta che i biglietti vengono venduti tramite lotteria. Se non vinci la lotteria, il biglietto non lo compri.

Io ho sempre ignorato le altre lotterie. Per Prologue non mi pare ci fosse la possibilità di partecipare per i fan internazionali, ma ho sicuramente ignorato quelle per Gift, per Re_Pray e per tutte le edizioni di Notte stellata. Ho invece perso le lotterie per Echoes of Life in Saitama, poi ho perso quelle per Echoes of Life in Hiroshima, e infine, alla prima lotteria, ho vinto il biglietto per il 9 febbraio in Chiba. Ho vinto, ma dovrei dire abbiamo vinto, perché tutte le questioni pratiche le ha gestite la mia amica, che ha anche anticipato i soldi del biglietto, e che mi ha aiutata nella registrazione del mio cellulare, altrimenti io da sola non ci sarei riuscita. A quel punto abbiamo iniziato a partecipare alle lotterie per il 7, separatamente, per aumentare la nostra probabilità di vincere. Alla seconda lotteria io ho vinto il biglietto per il 7, lei invece ha fallito tutte le lotterie e del 7 ha solo i racconti miei e delle altre persone che sono entrate nell’arena. E lei non è stata l’unica persona che conosco che ha vinto un solo biglietto. A Chiba mi sono incontrata con quattro italiane. Solo una di loro è riuscita ad assistere a entrambi gli spettacoli, una ha assistito al solo spettacolo del 9, due hanno assistito allo spettacolo del 7 dal vivo e a quello del 9 dal cinema. Per chi ha vinto un solo biglietto, era meglio vincere il biglietto per lo show del 7, visto che per il 9 c’era a disposizione il liveviewing.

Sono andata alla LaLa Arena piuttosto presto entrambi i giorni. Paura di perdermi, certo, un po’ c’era anche quella, perché era la prima volta che mi muovevo da sola, anche se i dubbi li avevo ricacciati in fondo alla mente come qualcosa di irrazionale. Ma anche le paure irrazionali possono farsi sentire. Io non ricordo mai i miei sogni, eppure nella notte fra il 6 e il 7 ho sognato che qualche giorno dopo essere arrivata in Giappone, per non so quale motivo ero tornata brevemente in Italia (brevemente? con tutto il tempo necessario per il volo? Ok era un sogno, non posso pretendere razionalità), la sera del 6 mi ero improvvisamente resa conto che il giorno dopo ci sarebbe stato lo show, e avevo iniziato disperatamente a cercare un modo per tornare in Giappone in tempo. Dopo un sogno di questo tipo, potevo essere tranquilla? Io dovevo arrivare all’arena il prima possibile.

Eccola, in tutto il suo splendore. Era una bella giornata di sole, l’arena si vedeva in lontananza già dall’uscita della metropolitana, e quando sono arrivata io di persone in giro ce n’erano davvero poche. Però erò lì. Ero lì, e nel giro di qualche ora ci sarebbe stato lo show.

Non sarebbe stata la prima volta che vedevo Yuzu dal vivo. Lo avevo già visto nel 2019, alla finale del Grand Prix a Torino. Programma corto giovedì 5, prove ufficiali venerdì 6 (quelle in cui ha provato il 4A, sono uscita da quelle prove terrorizzata), programma libero sabato 7. Niente gala per me, quel giorno ero al lavoro. Yuzu meraviglioso, nonostante gli errori, i giudici da prendere a sberle. Avevo già visto Yuzu nel 2019, perciò sapevo, entro certi limiti, che effetto poteva fare. Perché Yuzu non è un pattinatore come gli altri.

Io a Torino ho guardato tutte le gare. 48 pattinatori o coppie di pattinatori fra junior e senior. Nella categoria junior c’erano diversi pattinatori promettenti, qualcuno avrebbe vinto medaglie importanti. Nella categoria senior otto pattinatori – nove contando anche Hanyu – ora hanno al collo almeno una medaglia olimpica, tutti tranne uno hanno vinto almeno una medaglia in un Campionato ISU senior. Avevo assistito a tutti i warm up, due segmenti di gara per quattro specialità in due categorie diverse, un totale di 16 warm up. E avevo assistito agli allenamenti del venerdì. Non ricordo cos’altro ho visto oltre all’allenamento maschile, ma qualche altro allenamento l’ho visto. Guardavo tutti i pattinatori. Qualcuno provava un elemento del programma, che fosse un salto o una sequenza di passi, e in quel momento guardavo lui/lei/loro, poi spostavo la mia attenzione su qualcun altro e guardavo lui/lei/loro. Tranne quando in pista c’erano gli uomini della categoria senior.

Non è stata una decisione consapevole. Semplicemente per me in pista c’era un solo pattinatore. I miei occhi erano incollati su di lui, che stesse provando un salto o bevendo dalla sua borraccia, non potevo distogliere lo sguardo. Ero distante parecchi metri, ultima fila del secondo livello, secondo il sito ufficiale il secondo livello si trova a oltre 4 metri d’altezza, il terzo a 8. Ero abbastanza lontana da non riuscire a lanciare Winnie the Pooh sul ghiaccio, lo so perché qualcuno ha recuperato i miei omaggi da dove erano caduti e li ha lanciati a sua volta, facendoli così arrivare in pista. Eppure Yuzu era magnetico, nonostante la distanza, nonostante la delusione per la mancata combinazione nel programma corto, nonostante tutto. Lui era lui, gli altri erano sfondo, come erano sfondo i giudici e tutto quanto ci circondava.

Non sarebbe stata la prima volta che vedevo Yuzu dal vivo. E stavolta non ci sarebbe stata la rabbia per voti assegnati senza alcun rispetto per il regolamento. L’incubo era stato solo un incubo, e io ero in Giappone, davanti all’arena non so quante ore prima dell’inizio dello show. Peccato per l’assenza dei bellissimi poster che ho visto fotografati da alcuni fanyu davanti alle altre arene, qui c’era solo un megaschermo con il poster ufficiale.

Mi ero organizzata per l’incontro con il fandom portando con me cinque copie di Sette contententi l’intervista a Yuzu di Costanza Rizzacasa d’Orsogna, e tre confezioni di cioccolatini italiani.

Non sono bastati. Io davvero non avevo idea di quanto potessero essere travolgenti i fanyu. L’aria di festa che si respirava davanti all’arena era magnifica. Non so quanti regali ho ricevuto, e molti regali sono costosi, o hanno richiesto tempo per la preparazione, o entrambi. Questi sono i regali che sono arrivati a casa. Manca ciò che potevo mangiare, perché l’ho mangiato mentre ero ancora in Giappone, altrimenti per il rientro avrei dovuto comprare una valigia in più.

Con alcuni fan ho chiacchierato, e non ho idea di chi siano nè di come contattarli, è stato solo un incontro di un giorno, ma è stato un giorno magnifico. Ho rivisto una giapponese che vive in Italia, e che avevo già incontrato un paio di volte, e ho incontrato il gruppo di PlanetHanyu.

https://twitter.com/theplanethanyu/status/1887741860912775634

Una tappa obbligata è stata quella al merchandising. Due delle italiane non si erano iscritte alla lotteria, le due che lo avevano fatto hanno pescato numeri altissimi, oltre il 4.000, e per un solo giorno, con oltre 5.000 persone che avevano fatto domanda per poter comprare il merchandising.

Io… io ho davvero preso il jolly. Non avevo idea di quel che facevo, quando qualcuno dello staff mi chiedeva qualcosa io facevo vedere il cellulare, con la fiducia che lui o lei avrebbe saputo cosa fare. Quale schermata volevano vedere? Non ne avevo idea, le provavo tutte, e loro lì pazienti, disponibili, che facevano del loro meglio per aiutarmi. Lo Storybook lo avevo già ordinato dall’Italia, e lo avevo anche già letto, più volte perché volevo capire bene. E del resto durante il viaggio in aereo, e le sere in albergo, ho letto L’inconveniente di essere nati di Emil Cioran. Volevo capire il più possibile.

Voglio ancora capire. In futuro proverò a leggere Underwater Philosophy di Rei Nagai. Avevo deciso di comprarlo, se lo avessi trovato quando fossi andata in Giappone, e quando l’ho avuto in mano ho deciso di aspettare. Ho fatto un tentativo diverso, perché Google lens funziona meglio se ho a disposizione uno schermo invece di una pagina di un libro, con le inevitabili deformazioni dei kanji dovute al fatto che la pagina non è piatta.

Tornata in albergo ho aperto un nuovo account Amazon. Dal Giappone. Questo significa che ora posso comprare libri e riviste giapponesi in versione digitale. Si tratta di una scelta precisa. Sono un’infinità le riviste che contengono un servizio su Yuzu, o un’intervista a lui, ma la spedizione internazionale costa parecchio. Più della rivista stessa. Per quanto la rivista possa essere interessante, c’è un limite a quel che posso spendere. Tolte le spese inutili, ho già comprato diverse riviste, e anche il libro di Nagai. Stiamo parlando di un libro di filosofia, quindi non un libro facile, di una cultura diversa dalla mia, probabilmente ci sono concetti che per un giapponese sono normali e che a me sono estranei, e la traduzione sarà quella di un traduttore automatico, perciò sarà scadente. Capirò qualcosa? Non lo so, so solo che un tentativo di leggere il libro voglio farlo. Se andrò avanti fino alla fine, lo scoprirò in futuro.

Libro di Nagai a parte, e Storybook a parte, perché è da qui che ero partita, parte del merchandising lo avevo già perché lo aveva comprato per me un’amica che era stata a Echoes of Life in Saitama. Quindi dovevo comprare solo qualcosa per me, e qualcosa che mi era stato chiesto da svariate amiche, compresa quella che in dicembre aveva fatto gli acquisti per me, perché a quanto pare c’è sempre qualcosa in più da comprare, e le spese di spedizione sono alte. Perciò il 7 mi sono messa in coda per fare acquisti, con il mio numero 36. Sì, ho davvero pescato il 36. Ho comprato alcune cose, neppure tante perché la maggior parte delle richieste mi sono state fatte dopo, e sono tornata dal gruppo. E la sera stessa ho scoperto che il mio personale merchandising non era sufficiente. Una delle cose che mi ero detta, guardando il sito ufficiale, era che non mi servivano gli acrylic stand.

Davvero, cosa me ne faccio di una figuretta in acrilico da piazzare su una mensola? Ne avevo già una, ma quella era arrivata da sola, come inserto nel calendario GOAT. Non l’avevo esattamente comprata: se nel calendario non ci fosse stata, per me non sarebbe cambiato nulla. Era il calendario quello che io volevo. La figuretta in acrilico era stata un bonus. Solo che quella sera, mentre le altre italiane e io eravamo in metropolitana dirette all’albergo, una fanyu si è avvicinata a noi. Fra borse di Echoes of Life, giubbotto di Gift (non io), scaldacollo di Gift e Winnie the Pooh e gadget vari appesi ai vestiti e alle borse, era evidente che eravamo fanyu. La fanyu in questione ci ha regalato una porta a testa ed è sparita giù dalle scale, mentre noi siamo rimaste a guardarci stupite.

Avevo una porta, cosa avrei dovuto fare? Mi ero iscritta alla lotteria del merchandising anche per il 9, avevo il 1.700 e qualcosa, tanto è vero che non ho trovato una borsa che mi ha chiesto un’amica perché era già andata esaurita. Però il mio acrylic stand modello B l’ho comprato. La foto l’ho scattata dopo aver ricevuto il permesso dallo staff.

Pensavo di essere a posto. Solo che dopo essere stata al merchandising, e prima di entrare dentro l’arena, un’altra fanyu mi ha regalato la capsula contenente le alghe. Cosa avrei dovuto fare? L’11, a Kyoto, sono andata al cinema, e visto che l’acrylic stand modello C era finito, mi sono comprata il modello A.

E poi… beh, lì c’erano i clear files. Lo so, c’erano anche all’arena, ma all’arena non li avevo comprati. Il banco di vendita all’arena era organizzato bene. Al fianco di ciascun addetto c’era la lista completa del merchandising, con tanto di foto e prezzo perciò, indipendentemente dalla lingua che parlavamo, ci bastava indicare l’articolo e dire con le dita quante copie volevamo di quell’articolo. Giusto per le magliette e la felpa (non ho comprato nessuna felpa) bisognava specificare anche la taglia. Il merchandising si trovava in numerosi scatoloni impilati alle spalle degli addetti, perciò non lo vedevo. Al cinema invece era esposto, i clear files erano belli, e ho finito con il comprare entrambi i set. E anche le cartoline. Non ho potuto invece comprare il raccoglitore dei clear files, anche se fra i clear files che ho comprato e quelli che mi hanno regalato ormai ne ho un po’, perché non c’era. Comunque arriverà, nell’ordine che ho fatto da casa. Perché io dovevo ordinare il libro ufficiale. I libri ufficiali li compro tutti. Già che ero lì a fare l’ordine, ho piazzato dentro anche il raccoglitore di clear files. E anche il book cover e il bookbox. Tanto le spese di spedizione avrei comunque dovuto pagarle.

A un certo punto ho deciso che era arrivato il momento di smetterla, soprattutto quando entravo nelle librerie, altrimenti mi toccava comprare un’altra valigia. Già così ho dovuto portare una borsa in più in aereo come bagaglio a mano, oltre alla borsetta personale. E lasciare un paio di scarpe a Kyoto. Erano vecchie. Comode, ma usate fino quasi a distruggerle, perciò ero partita dall’Italia con la consapevolezza che, in caso di necessità, quelle scarpe sarebbero rimaste in Giappone. Sono rimaste nel cestino dell’albergo di Kyoto. Solo in seguito ho saputo che delle altre italiane, una aveva lasciato un paio di scarpe nel cestino del suo albergo a Tokyo, l’altra a Sendai. Le altre hanno optato per comprare una valigia in più.

Il Season Photobook è l’ultimo, quello della stagione 2023-24, gli altri li avevo già comprati, ma quanti altri libri ho visto? Quanti non ne ho comprati perché non avevo abbastanza spazio nella valigia? Mi spiace però di aver comprato solo i guanti Irene e non anche il mausepad. I numeri di Hochi li ho comprati tutti, anche se per motivi di spazio in Italia è arrivata solo la pagina con Yuzu. Il DVD di Gift l’ho comprato a Sendai, quello di Prologue, che non ero riuscita a trovare, l’ho ordinato su Amazon e me lo sono fatto spedire nell’albergo di Kyoto. La Mirrorball la guardavo da anni, perciò una visita allo shop Phiten davanti all’arena era inevitabile. Già che ero lì, mi sono comprata un paio di calze.

Ho finito? Certo che no. Ho finito di fare acquisti in Giappone, ma posso fare acquisti anche dall’Italia, li faccio da anni, e ora che ho il mio account conto di comprare il prossimo numero di S-Style in versione digitale, ed è già stato annunciato il DVD di Notte stellata 2024. Il libretto di sala di quest’anno, e il libro ufficiale dello scorso anno, me li darà un’amica che li ha comprati qualche giorno fa, quando è stata a Sendai per Notte stellata. Per il resto, verdemo cosa pubblicheranno.

L’11 febbraio, dopo aver visto i due show dal vivo, e sapendo che il 16 sarei tornata a casa e che avrei avuto a disposizione per una settimana l’archivio su Beyond Live, io e la mia amica siamo andate al cinema.

Perché?

Perché dovevamo rivedere lo show, perché non ci era bastato. Lei ne aveva visto uno, io due, ma non era sufficiente. Anche se la storia la conoscevamo da dicembre, perché avevamo visto gli show di Saitama e di Hiroshima. Ogni show è uno show diverso. Cambia l’esecuzione, e questo è inevitabile quando si tratta di arti performative, e se poi ciò che viene eseguito è al limite delle capacità del performer (non perché il performer non è all’altezza, perché nessun altro riuscirebbe a fare ciò che ha fattoYuzu, ma perché ciò che è stato pianificato è difficilissimo), il rischio di errore è alto. Questo aggiunge tensione. Ma cambia anche l’interpretazione. Alcune parti sono improvvisate, come ha spiegato Yuzu stesso, altre sono modificate per scelta. Questo è lo stesso momento in Hymn of the Soul, il primo giorno di Saitama e il secondo di Chiba, e anche se la traiettoria della pattinata è la stessa, le due posizioni sono deliberatamente diverse.

Prima di Aqua’s Journey Yuzu pattina avanti e indietro sulla pista. Il percorso è rettilineo, a volte fatto pattinando in avanti, a volte pattinando all’indietro. Ed è diverso ogni giorno. I dettagli che cambiano sono tantissimi, cosa evidente quando si guardano due show diversi in un breve arco di tempo. Senza considerare che una nuova visione consente di apprezzare molti più dettagli.

Nel cinema è diverso da casa, e non solo perché c’è un megaschermo. C’è un’atmosfera di festa che, se non è esattamente quella dell’arena (anche perché era differita, non c’era l’incognita su come si sarebbe svolto lo show, sapevamo tutti che i salti non avrebbero creato problemi), era comunque bella. Quello era un momento di gioia per tutti. La coreografia di Let Me Entertain You l’abbiamo fatta anche al cinema (per la verità io l’ho fatta anche quando ero in casa da sola, ma in compagnia è più divertente).

Il cinema però non è l’arena. L’ho scritto che ho preso il jolly. Prima di partire ho disegnato un cuore con le gru e gli ho scattato una foto, e da questa foto ho fatto realizzare uno striscione. Non era grande, solo 50 centimetri di lato, perché non volevo rischiare di disturbare i miei vicini di posto.

Era inevitabile che lo facessi, visto che a Yuzu piace guardare gli striscioni del pubblico. E a quanto pare lo striscione è stato utile anche a me, perché mi ha aiutata a ritrovarmi all’interno del video.

Qui è il 9. Il giorno in cui ero più lontana, perché il mio biglietto del 7 era per l’arena. Il primo giorno non avevo il mio striscione ma quello del gruppo italiano, perché quel giorno ero io quella che si trovava più vicina alla pista. Seconda fila, entrambe le volte ero sul lato sinistro guardando il megaschermo, e un po’ mi spiace, perché avrei voluto vedere almeno una volta Utai IV: Reawakening dall’altro lato, ma con la fortuna che ho avuto non posso certo lamentarmi.

Yuzu ha detto che ha fatto del suo meglio per dare a tutti un’esperienza unica, ed è vero. Io sono stata in due posti diversi, posso parlare solo per quei due posti, ma è vero che cambia quello che si vede, in ciascun caso è un’esperienza straordinaria. Dalla seconda fila ero molto vicina al ghiaccio, anche se c’è comunque la barriera nera che si vede nello screenshot, e c’è l’allestimento intorno alla pista che mantiene un po’ di distanza.

Queste foto le ho scattate il 7, avvicinandomi appena alla barriera che mi separava dalla pista. Dal mio posto ho provato a fotografare anche le porte in alto, avrei voluto scattare una bella foto da caricare su Wikipedia, ma i riflettori rendevano le foto difficilissime.

Come ben sappiamo anche dai giornali (oltre che dal fatto che persone che avrebbero voluto comprare i biglietti non sono riuscite a farlo), lo show ha fatto registrare il tutto esaurito. Il livello centrale di fronte a me era chiaramente un’area riservata agli ospiti, i biglietti per quei posti non sono stati messi in vendita. C’è qualche posto libero anche immediatamente sotto, ma solo perché ci sono le telecamere, e ai cameramen serviva lo spazio per lavorare e una visibilità non ostruita da nulla. Per dire, il primo giorno, pur essendo vicinissima alla pista, io non ho visto bene il 4S in Chopin perché proprio lungo quella visuale c’era la testa di una persona più alta di me. Capita, ma è ovvio che alle telecamere questo non doveva capitare.

Questa invece è la vista che avevo il 9.

Dall’altezza a cui ero il 7, vedevo benissimo le espressioni di Yuzu, almeno quando era rivolto dalla mia parte, perché il regista cerca sempre di avere sullo schermo l’inquadratura migliore, ma dagli spalti il punto di vista è unico, e per rivolgersi verso tutti i lati, a volte Yuzu ci dà le spalle. Il 9, essendo più in alto, ho visto le proiezioni sul ghiaccio che il 7 non avevo visto, e penso che chi era più in alto di me abbia visto le proiezioni ancora meglio. Una delle italiane che si trovava più in alto rispetto a me ha raccontato che quando Yuzu era dietro ai teli, nella Piano collection, lei lo vedeva in trasparenza, e per quanto non fosse una visione diretta, l’effetto insolito era bello.

Io ero laterale. Più o meno io mi trovavo nelle posizioni indicate dalle stelle gialle, più vicina il 7, più lontana ma comunque vicina il 9. Questo significa che il 7, quando Yuzu si trovava alla mia destra, se per caso si stavano esibendo anche le Elevenplay… mi spiace tanto per loro, ma per me era come se non ci fossero. La mia testa si girava per seguire Yuzu. Lui era il sole, e io come un girasole seguivo i suoi spostamenti. Il 9 continuavo a essere laterale, ma ero praticamente sul lato corto, e nei momenti giusti avevo una visione perfetta di Yuzu e di due delle Elevenplay dietro di lui. E quella visione era straordinaria. In alcuni momenti i loro movimenti erano in perfetto unisono, in altri erano deliberatamente diversi, e l’effetto era notevole. Io spero che Yuzu riesca a realizzare un DVD del tour, anche se sono consapevole che ottenere i diritti per tutto non è facile. Se dovesse riuscirci, mi piacerebbe avere fra gli extra anche una camera solo sulle Elevenplay. Per lo straordinario balletto che fanno negli ultimi minuti prima della Ballata di Chopin soprattutto, ma anche per il resto, perché la loro presenza è importante per lo show. Lo arricchiscono. Anche se pure quando c’era buio io guardavo Yuzu che atterrava una combinazione 4T+1Eu+3S perfetta entrambi i giorni. Il secondo giorno, verso la fine del riscaldamento, ha fatto anche un 2S. Deliberatamente doppio, suppongo stesse riflettendo sull’asse del corpo.

Un programma che ho visto meglio da casa è Hymn of the Soul. Non me ne ero resa conto, ma la telecamera inquadra Yuzu, e sullo schermo vediamo sempre ciò che fa. Quando è il caso, la regia si sposta su un’altra telecamera. Nell’arena, quando Yuzu si trova dietro una porta… è dietro la porta, e dobbiamo aspettare che arrivi in un’area dove lo vediamo. La mia impressione è che da più in alto si abbia una prospettiva diversa, che si veda meglio, io so che in entrambi i giorni quel programma dal vivo l’ho apprezzato meno che da casa, ed è un peccato, perché è un programma bellissimo.

Avrei potuto usare l’audioguida in inglese, ho scelto di non farlo, anche se sono felice che Yuzu l’abbia realizzata. Fossi andata agli show di Saitama, sarebbe stata importantissima, perché mi avrebbe consentito di capire la storia. A Chiba la storia la conoscevo. Non ricordavo esattamente le frasi, ma sapevo cosa stava avvenendo. Perciò ho scelto di sentire la voce di Yuzu, e di ascoltare al meglio tutti i suoni. E, senza l’impegno di leggere i sottotoli dei video come ho fatto quando ho guardato gli show su Beyond Live, ho potuto apprezzare al meglio i video. Video che sono stati realizzati da professionisti di primo livello, e si vede.

Detto questo, com’è lo show?

Yuzu è dappertutto. Ho scritto che lui è il sole, e che io come un girasole seguivo i suoi spostamenti. È vero. È velocissimo, lo avevo già notato anni fa a Torino, ed è dappertutto. All’epoca gli altri mi erano sembravati lenti al confronto con lui, non avevano la stessa capacità di riempire la pista. Quella capacità è rimasta. La pista non è di dimensioni regolari, me ne ero accorta anche prima che Yuzu menzionasse il dettaglio, e mi piacerebbe conoscere le misure precise. Ma, indipendentemente dalle dimensioni, quello è il suo spazio, lui ne è l’assoluto Signore. È magnetico, impossibile togliergli gli occhi di dosso. Anche se lo show non inizia con lui. Inizia con le Elevenplay dentro le capsule, e Yuzu che si vede per un attimo nel video, a sua volta dentro una capsula, prima che il suo viso venga sostituito dallo schermo scuro che, con le sue scritte, ci fornisce le prime informazioni. E già lì ho iniziato a trattenere il fiato per la sorpresa.

Dal vivo i colori sono molto più intensi. Da casa non si capisce. I colori sono sempre più intensi, per l’intera durata dello show. In alcuni momenti intorno al megaschermo centrale c’è una luce rossa che da casa non si vede, ma che dall’arena fa un effetto notevole. In Danny Boy il colore predominante è il rosa dei sakura, della vita, ma su Yuzu c’è un raggio verde, il colore dei germogli, della rigenerazione, che nei video non si percepisce. E all’inizio non c’è solo uno schermo nero con dei puntini bianchi. Quei puntini in realtà sono colorati, l’effetto è molto più vivo. E le scritte non sono scritte che compaiono sul monitor e basta. C’è un laser bianco che attraversa l’arena. Parte dal lato corto, sorvola tutta la pista, e arriva sul monitor dall’altro lato. Ho girato la testa per guardarlo. C’è una spazialità che sulle due dimensioni di un monitor non si può percepire, la si può solo vivere dal vivo.

Quel laser. Le luci che arrivano da aree diverse, e che a volte si espandono sul pubblico. L’Hanyu sul megaschermo, con il dettaglio della mano, e allo stesso tempo l’Hanyu nella capsula che compie lo stesso gesto, moltiplicandolo per lo spettatore dell’arena, mentre quello da casa può vedere solo uno dei due. I teli che scendono dall’alto, e che non sono sempre alla stessa altezza. Le porte, la cui collocazione riusciamo a immaginare anche dal monitor grazie a quello che vediamo dietro di loro, o al percorso compiuto da Yuzu dopo averle attraversate, ma che dal vivo hanno realmente una collocazione precisa nello spazio, con la differente distanza che di volta in volta ci separa da loro. La sedia.

Già, la sedia. Nello show del 7 dicembre a Saitama non l’avevo notata. Non so quand’è che mi sono resa conto per la prima volta della sua esistenza. Stavolta l’ho guardata, come veniva calata lentamente dall’alto, e poggiata sul ghiaccio con delicatezza, prima due piedi e poi gli altri due. Non è stata solo curiosità per il modo in cui gli elementi tecnici si inserivano nell’ambiente, come quando ho notato che le capsule entro cui si trovano le Elevenplay vengono portate dentro e fuori dalla scena da un binario su cui scorrono lateralmente.

La sedia viene poggiata lentamente perché non deve rovinare il ghiaccio, certo. Ma è anche un ingresso di scena in punta di piedi, un affacciarsi nella stanza con delicatezza, per non disturbare, perché non siamo sicuri del nostro posto nella stanza. Nella vita.

La prima volta che Yuzu entra nella stanza, si siede sulla sedia. In piedi di fronte a lui, la guida usa le parole per condurlo sul cammino in cui può trovare le risposte ai suoi interrogativi. Mi ero chiesta perché Yuzu fosse seduto. Ora lo so. La stanza è l’arena. Noi siamo Yuzu. Lui si interroga sulla vita, noi ci interroghiamo sulla vita. Quando Yuzu è nella stanza, prima di First cry (tecnicamente la musica è una fusione dei brani First Echo e Circulation, dal film Wolf Children), ci sono tante sedie sospese in aria. Nell’arena, per la maggior parte del tempo, c’è una sedia sospesa in aria. Dopo First cry, però, per la durata di un video, la sedia viene calata sulla pista. Quando Yuzu entra di nuovo nella stanza, noi non lo vediamo più. Vediamo la guida che parla, e la sedia in centro alla pista che è completamente buia, con l’eccezione del raggio di luce puntato sulla sedia. La sedia è vuota. Ma non è vuota davvero. Siamo noi a essere seduti sulla sedia. La guida sta parlando a noi. Questo dall’arena si percepisce con forza. Siamo noi a essere chiamati in causa dalla guida, a dover cercare il senso delle nostre vite.

Gli spazi sono studiati con cura. Il nostro sguardo viene guidato in direzioni precise, coinvolgendoci nella storia, spingendoci a farne parte. Espandendo la narrazione oltre i limiti della pista. Non solo con le luci che a volte illuminano parte del pubblico e creano disegni sulle persone.

La narrazione è sul megaschermo centrale. La guida è sul megaschermo centrale. Quindi Yuzu oltrepassa la porta (una porta che si apre verso l’interno della stanza, mentre quando è in pista oltrepassa tutte le porte nella direzione opposta) con indosso il costume di Nova, e un’elaborazione al computer ci mostra la nuova versione del personaggio, con il costume che avrà quando entrerà in pista, in centro, sotto il megaschermo centrale. L’elaborazione al computer, però, avviene sui megaschermi laterali. Non credo di riuscire a spiegarlo a parole, la scena va vista per capirne la forza. Se ci fosse stata solo una diversa immagine sullo schermo… avremmo semplicemente avuto un’altra inquadratura, avremmo avuto una narrazione di ciò che stava accadendo. Ma Yuzu si è spostato davvero, è passato dal megaschermo centrale a quelli laterali, e poi alla pista, e ogni volta il suo corpo è stato rielaborato, prima con il cambio di costume e poi con il fatto che lui è entrato in pista in carne e ossa. In questo modo abbiamo seguito per intero il suo cambiamento, lo abbiamo vissuto. Non è semplice narrazione, è realtà.

La differenza principale fra il guardare lo show da casa o dall’arena è questa. A casa è cinema. Grande cinema, che ti coinvolge, che ti fa tremare, perché non sai se Yuzu riuscirà davvero a fare ciò che vorrebbe fare, e che ti sconvolge, perché i dubbi che si pone sono dubbi veri, che tormentano anche noi, ma dall’arena è vita. Lui è lì, davanti a te, davanti a noi, e per certi versi lui siamo noi. Emotivamente la presa è molto più forte. Sei lì, nell’arena, e ne vivi l’atmosfera. Sei nello spazio, lo percepisci. Lo percepisci nei suoni che ti avvolgono, nel fruscio degli abiti mossi dal vento, nell’aria che respiri. C’è un intero mondo intorno a te, con la sua profondità, e con colori intensissimi. Il suono è incredibile.

Vogliamo parlare del suono? L’impianto acustico è di primo livello, la musica ti avvolge, ti entra dentro, ma senza mai diventare invadente. E insieme alla musica c’è il suono delle lame sul ghiaccio.

Altre volte ho sentito il suono delle lame sul ghiaccio. Negli eventi a cui ho assistito dal vivo, gare o show, a volte anche in televisione. Qui è molto più forte, ed è bellissimo. Non ho idea se ci siano microfoni puntati verso la pista, ma sentire il suono delle lame sul ghiaccio è un’altra sfumatura della musica, perché il suono è più intenso quando Yuzu è più vicino, segue il ritmo dei suoi movimenti. Lo so, in teoria è una cosa cosa ovvia, per forza di cose il suono è legato al tipo di movimento compiuto dai pattinatori. Ma il potere di Nova è il potere del suono, ed è con il suono che lui distrugge, oppure dona la vita. In parecchi momenti ha chiaramente giocato con il suono, colpendo il ghiaccio con forza o eseguendo movimenti fluidi che producevano armonia.

Armonia, già. La bellezza di ciò che ho visto era stordente. La bellezza dei costumi che fluttuavano mentre lui pattinava, la bellezza dei suoi movimenti. Quelli veloci, in cui lui arrivava ovunque, quelli lenti, fatti come se fossero la cosa più semplice del mondo, mentre tutti i suoi muscoli dovevano lavorare al massimo per la fatica, urlandogli di fare più in fretta, di sbrigarsi, di concludere quel gesto perché non ne potevano più per lo sforzo di mantenere quella tensione invisibile, e lui ci faceva ammirare ogni gesto in tutta la sua estensione, esaltandone la bellezza. La morbidezza, la fluidità. Liquid gold, ha detto una volta una commentatrice per cercare di far capire quanto fossero incredibili, quanto fossero perfetti, i suoi gesti. Da casa si vedono, ma non è la stessa cosa, perché la telecamera cambia. Da casa si vedono meglio numerosi dettagli, non si vede la continuità, il fluire da un movimento all’altro, da un posto all’altro. Otherworldly.

Ciascun programma è diverso dall’altro, ciascuno ha una sua individualità. Dovrebbe essere sempre così, ma quante volte i pattinatori pattinano sempre lo stesso programma, pur se con musiche diverse, perché è l’unica cosa che sanno fare? Yuzu no. I programmi sono vivi, ciascuno di loro è unico, un besti squat in Utai IV: Reawakening non è come un besti squat in Aqua’s journey (uno dei due giorni ho avuto una visione perfetta della posizione perfetta di Yuzu, al punto che sono rimasta senza fiato per la bellezza di quell’istante). Non si possono confondere. Se li vedessimo senza poter sentire la musica, interpretati con la stessa tuta di allenamento e non con i diversi costumi, li riconosceremmo comunque. Diversi, ma tutti fondamentali e capaci di narrare insieme un’unica storia.

E poi ci sono i salti. Yuzu li usa per narrare la sua storia. Lo faceva già quando gareggiava, ricordo bene le spiegazioni del perché in Ten to chi to ha scelto di eseguire una combinazione 3A+2T, con il secondo salto a braccia alzate, e subito dopo un 3Lo. Anche i salti sono narrazione, anche lo sport lo è. E sono capaci di commuovere. In quel Ten to chi to, la prima volta che l’ho visto, mi ero messa a piangere su un salto, il più semplice, l’euler dell’ultima combinazione, per l’intensità di ciò che stavo vivendo. Perché non stavo più guardando un programma di gara, lo stavo vivendo. E qui i salti sono narrazione.

Loop singolo ritardato. Axel singolo ritardato. Triplo loop. Doppio toe loop con le braccia allargate. Quadruplo toe loop, atterrato nel silenzio, con la musica che inizia perché lui è atterrato, e poco importa che per sicurezza ci sia qualcuno a controllare quando deve iniziare la musica. A livello narrativo è perfetto. Triplo axel. Tutto perfetto.

Qualche volta ha fatto errori sui salti. A Hiroshima soprattutto. A volte le giornate negative capitano. A Chiba l’unico vero errore è stato un flip che sarebbe dovuto essere triplo e che invece è diventato singolo, il primo dei due giorni. In uno dei bis, Let Me Entertain You, non durante la narrazione. Per il resto, nei due show a cui io ho avuto la fortuna di poter assistere dal vivo, ha sempre completato le rotazioni previste, e tutti i salti avrebbero meritato un GOE positivo. Un paio solo un +2, tutti gli altri +5.

+5? Da quando si danno i voti a uno show? Da quando si danno le valutazioni all’arte? L’arte, o è arte, o non lo è. I salti che ho visto io, quasi tutti, erano la perfezione. Erano un gesto sportivo, e allo stesso tempo erano arte. E l’arte… volendo la si può anche spiegare, ammesso di riuscire a trovare le parole, ma soprattutto la si ammira. La si vive. Yuzu saltava, e non c’era verso che potesse sbagliare. Ogni istante era pura armonia. Non c’era la preparazione, poi lo stacco, quindi la rotazione in aria e infine l’atterraggio, i normali gesti di un atleta. C’era un movimento unico. Yuzu si fondeva con la musica, fluiva nello spazio, si librava nell’aria, fino a quando lui si muoveva incontro al cosmo e il cosmo a sua volta si muoveva verso di lui, con la loro separazione che era stata solo temporanea, Yuzu e il cosmo erano destinati a incontrarsi di nuovo, e Yuzu tornava sul ghiaccio. Paf. La perfezione, testimoniata dal suono puro creato dalla lama nel suo movimento sul ghiaccio. Un balletto, con i due attori che si erano allontanati ed erano tornati a riunirsi, perché ciascuno poteva essere completo solo in presenza dell’altro.

Ho visto dal vivo tantissimi pattinatori negli anni. Non solo alla finale di Torino del 2019, ma anche in altre occasioni. In momenti diversi ho visto tutti i pattinatori che sono saliti sul podio olimpico della gara maschile nell’ultima edizione. Ho visto altri campioni olimpici. Nessuno è mai arrivato vicino a fare quel che ha fatto Yuzu. Nessuno di loro si è mai avvicinato alle sue capacità, non solo interpretative, ma anche tecniche. Gli altri eseguono elementi tecnici, quello che Hanyu presenta è oltre il gesto tecnico, e si vedeva anche nel 2019. Io non capisco come abbia potuto qualsiasi giudice assegnare un voto diverso dal +5, quando Hanyu ha completato qualcosa alla perfezione. Hanyu ha fatto errori nella sua carriera, non è mai stato l’atleta più regolare al mondo. ma quando ha fatto al meglio quello che stava facendo… non è possibile non vederlo. Un voto diverso dal +5 avrebbe dovuto far guadagnare a chi lo aveva assegnato una radiazione immediata dall’albo dei giudici, perché non era in grado di capire cosa aveva visto, men che meno di valutarla.

Probabilmente sto dimenticando tantissime cose, e ci sono tante cose che non riesco a esprimere con le parole. Sono andata in Giappone perché altri hanno organizzato il viaggio per me. Sono partita piena di dubbi, e ho visitato luoghi meravigliosi. Ma i momenti più belli, il motivo per cui ho fatto il viaggio e ciò per cui varrebbe la pena di tornare ancora in futuro, sono i due spettacoli a cui ho assistito dal vivo. Come ho scritto a un’amica cercando di trasmetterle le mie impressioni di Echoes of Life, tutto quello che vediamo dal monitor, dal vivo lo vediamo moltiplicato. Le luci, la musica, il suono delle lame, la profondità dello spazio, la possibilità di vedere cose che la telecamera non cattura, l’atmosfera dell’arena… e poi c’è lui. Regale, magnetico, intenso, struggente, rapidissimo, etereo… Yuzu è Yuzu, ed è tutto. Dallo schermo è straordinario. Poi lo vedi dal vivo, e capisci che dallo schermo non hai percepito nulla.

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Viaggio in Giappone parte 2

Dopo aver pubblicato il mio post su Sendai, un’amica mi ha detto che avrei potuto intitolarlo “come essere buttati fuori dalla confort zone a pedate ma va bene così”. Io ho sempre faticato a trovare i titoli, ho il sospetto che i testi brevi mi stiano stretti. E naturalmente anche questo titolo fa schifo, ma pazienza.

Una volta che ci siamo lasciate alle spalle Sendai, ci siamo lasciate alle spalle anche il freddo. Quello vero, intendo. A Chiba la temperatura era accettabile, e uno degli ultimi giorni uscendo dall’albergo a Kyoto, in una bella giornata di sole, ho pensato “che bello, oggi finalmente fa caldo”. A quel punto mi sono resa conto che potevo vedere una nuvola enorme che usciva dalla mia bocca mentre respiravo. Caldo? Forse sarebbe più corretto dire che faceva meno freddo che a Sendai. Ho letto un commento di una persona che vive in un paese tropicale che sarebbe andata a Sendai per Notte stellata, e che non aveva gli abiti adatti per il clima che avrebbe trovato. Spero non abbia sofferto troppo, lei e tutti gli altri, perché forse la temperatura era un po’ più alta rispetto a quella che trovato io, ma certamente io sono più abituata a temperature basse, ed è stato impegnativo.

La mattina del 6 abbiamo lasciato Sendai e ci siamo dirette prima a Tokyo e poi a Chiba, e nell’albergo ho trovato ad aspettarmi una gru. È un modello diverso da quello che faccio io, ma è comunque una gru.

Prima di partire avevo stampato e tagliato abbastanza fogli da poter continuare a fare una gru al giorno anche dal Giappone. Ho anche tenuto conto del fuso orario, in modo che per chi vive in Italia è stata davvero una gru al giorno, giorni dei voli intercontinentali inclusi, anche se in un orario un po’ diverso dal solito. Per il 16 febbraio mi ero messa un foglio nel bagaglio a mano, in modo da poter piegare e fotografare la gru mentre ero in aeroporto in Germania, in attesa di poter finalmente tornare in Italia.

Nel pomeriggio abbiamo fatto un giro in monorotaia.

Non ditelo a nessuno, ma io riesco ad avere le vertigini sulle ruote panoramiche. Qui invece non ho avuto nessun problema.

Di Chiba ho visto davvero poco, giusto quel che potevo ammirare dai finestrini della monorotaia, il porto, dove la mia amica e io siamo arrivate quando ormai era buio, e un piccolo tempio in cui ci siamo imbattute nel cammino di ritorno verso l’albergo.

La vedete quella stella nel cartello che si trova a destra? Ovvio che appena l’abbiamo vista abbiamo usato il traduttore del cellulare e sì, si tratta di un tempio dedicato ad Abe no Seimei. La luce, purtroppo, non era delle migliori.

Sulla pagina di Chiba della Wikipedia giapponese sono elencati 37 luoghi storici (compresi numerosi templi, non il tempio dedicato a Seimei perché è un tempio piccolo e l’elenco comprende solo i più importanti), più una gran quantità di attrazioni turistiche e musei. Dalle foto di Wikipedia l’impressione è che siano belli, ma io non ero a Chiba per i templi, e la mattina del 10 sono partita per Kyoto.

Lo so, ci sono tre giorni di mezzo. L’8 sono stata a Tokyo in compagnia di alcune fanyu italiane. Sul 7 e sul 9 mi soffermerò un’altra volta.

Avevo visto il monte Fuji dal finestrino dell’aereo, anche se io non ero vicino al finestrino, l’ho rivisto dal finestrino dello shinkansen. Solo all’andata, al ritorno era nascosto dalla nebbia.

Kyoto, dunque. Nell’albergo ho preso una cartina per turisti, troppo poco dettagliata per poterla utilizzare davvero, ma mi piace comunque guardare l’insieme. Mi fa capire le distanze, le proporzioni, anche se uno dei templi che ho visitato qui non c’è perché si trova più a sud, più in basso rispetto alla stazione ferroviaria, che ho evidenziato con un rettangolo rosso.

La prima tappa non poteva che essere al tempio di Seimei, quel tempio che l’imperatore Ichijō fece erigere là dove il vero Abe no Seimei era vissuto. Nella mappa l’ho circondato con un rettangolo viola. Per quanto questo tempio sia più grande di quello di Chiba, si tratta di un tempio piccolo in una città che vanta circa 2.000 templi, 1.600 buddisti e 400 shintoisti.

Anche una semplice passeggiata, senza un obiettivo preciso, può riservare sorprese lungo il cammino. Credo che questo sia parte del Sentiero del filosofo.

E in qualsiasi momento si può incappare in qualcosa che cattura l’attenzione.

Lo so, questa non è un’attrazione turistica, ma quando ci siamo trovate davanti un negozio Phiten, non potevamo evitare di entrare a visitarlo. Avevo già comprato la mirrorball e un paio di calze in Chiba prima del primo show, ma non potevo proprio non comprare un altro paio di calze, vero?

Tornando alla mappa, l’area all’interno del rettangolo giallo è il Nijo-jo castle, la residenza dello shogun, e una volta che si varcano i cancelli sembra davvero di essere in un altro mondo.

Il complesso comprende diversi edifici. Nel Ninomaru non era possibile fare foto, né entrare con le scarpe, visto che si cammina sul pavimento degli usignoli. Per fortuna ero attrezzata per l’eventualità.

Gli occhi e le orecchie sono nascosti dai pantaloni, non ho idea di quale animale sia quello che si trova sulle mie calze antiscivolo, ma considerando il freddo che comunque filtrava dai tatami, sono stata contentissima di averle portate con me. E questa non è stata l’unica volta che ho adoperato le calze. Purtroppo non siamo riuscite a visitare tutto perché alcuni edifici non erano visitabili e a un altro si poteva accedere solo tramite prenotazione.

Qui siamo nel centro di Kyoto. Davvero. E questo non è neppure il complesso più grande. Il più grande è il Palazzo imperiale, quello che nella mappa ho indicato con il rettangolo verde.

In mezzo alla bellezza c’è anche lo spazio per la memoria nella forma di un paulownia, un albero nato dal seme di un altro paulownia, che si trovava a soli 1.3 chilometri dal luogo dell’esplosione della bomba atomica a Hiroshima, e che è sopravvissuto all’esplosione.

Al Palazzo imperiale, purtroppo, siamo arrivate tardi. Anzi, non siamo neppure arrivate. Tutto quello che siamo riuscite a percorrere è stato il sentiero a sud del parco Gyoen, da ovest a est, prima che diventasse troppo buio per vedere qualsiasi cosa.

La luce ci stava decisamente abbandonando, e con lei se ne andava ogni possibilità di scattare foto. Però uno dei templi aveva la sua luce, e quello che era illuminato non poteva non colpirmi. Chissà perché vedere le gru su di me ha un certo effetto, anche se conservo le mie in una scatola e non ho la minima intenzione di appenderle.

L’ultima area che ho indicato sulla mappa, usando il colore azzurro, è un tempio buddista, il Nishi-Honganji, che abbiamo visitato per il semplice fatto che era sulla strada fra la stazione e il nostro albergo e che sembrava bello. Era bello, non si limitava a sembrarlo, infatti dopo la prima visita forzatamente interrotta perché era orario di chiusura, siamo tornate qualche giorno più tardi.

Gli edifici poggiano su pilastri perché in passato erano circondati dall’acqua.

Più a sud, in una zona che non compare nella mappa che ho pubblicato più in alto, c’è una pagoda.

Luoghi meravigliosi, tutti quanti. Quanto non abbiamo visto? Tantissimo. Kyoto è una città straordinaria, e mi spiace aver ignorato un’infinità di luoghi, ma ho sempre preferito visitare pochi luoghi, e visitarli con calma, piuttosto che correre dall’uno all’altro, come se dovessi raccogliere timbri.

Timbri? I luoghi turistici, così come le stazioni dei treni, hanno il loro timbro, che può essere impresso su un quaderno, se lo si ha con sé, o a volte su fogli messi a disposizione dalla località proprio per i timbri, come ricordo del luogo in cui si è stati. Io ne ho raccolti alcuni sulla mia agenda, la mia amica li cercava dappertutto.

Da Kyoto abbiamo fatto due brevi viaggi. Suppongo che il kanji hane sia familiare a tutti.

Potevo non andare allo Yuzuruha shrine di Kobe?

Quanti erano gli ema dedicati a Hanyu? Non lo so, non li ho contati. Decine. Alcuni con semplici scritte, altri con foto, o con disegni. I fan hanno dimostrato una notevole creatività, gli ema erano diversissimi, ma sicuramente tutti accomunati da uno stesso forte sentimento. Io non ho lasciato nessun ema qui, ne avevo lasciato uno a Sendai. Nessun disegno, solo poche parole in italiano. Ciò che conta sono i sentimenti.

Altra città a cui abbiamo dedicato davvero troppo poco tempo è stata Nara. Sapevo che nella città, o almeno in un’area della città, i cervi circolavano liberamente, ma saperlo e vederlo sono due cose diverse. Lo abbiamo scoperto appena scesi dal pullman, quando un cervo si è avvicinato a noi e ha mangiato un pezzo della cartina che la mia amica aveva in mano. Ovviamente io ho messo via la mia all’istante. Comunque abbiamo dovuto fare attenzione, perché i cervi sembravano intenzionati a rosicchiare di tutto, dalle nostre giacche ai piccoli peluche che la mia amica teneva appesi alla sua borsa.

Non fatevi ingannare da quell’aria innocente, è tutta una finta.

Come avvisano i cartelli, è bene fare attenzione 😀

Le corna non le hanno, immagino che le taglino per motivi di sicurezza, perché i cervi camminano davvero in mezzo alle persone e non si fanno problemi a inseguirle, se pensano di poter mangiare qualcosa, come ha scoperto la mia amica quando ha comprato una confezione di quei crackers per cervi che vendono sul posto.

Questa è l’area del tempio Tōdai-ji, al cui interno è conservata una statua gigantesca del Budda.

L’ho detto che i cervi non si fanno problemi a mangiare quel che trovano. Comprese le corde che delimitano le aree in cui i turisti non possono entrare.

Ultima notte a Tokyo. Dalla finestra dell’albergo potevo vedere gli aerei in fase di atterraggio, anche se nella mia foto non ne compare nessuno. Ciao, ciao, Giappone.

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Sendai

Alla fine sono andata in Giappone anch’io. Non è stata esattamente una mia decisione. L’appuntamento per fare il passaporto lo ha preso mio marito per me, altrimenti io non lo avrei fatto. Continuavo a dire “adesso lo fisso, adesso lo fisso, adesso lo fisso”, e (deliberatamente) non facevo nulla. Ed è stato lui a insistere per mesi che dovevo assistere a uno degli show di Hanyu dal vivo. Hanyu—no, Yuzu. Per me è Hanyu quando parlo di lui in modo professionale. Quando scrivo un articolo, quando spiego qualcosa. Ma nella mia testa e nel mio cuore è sempre Yuzu. Una persona che non conoscerò mai, ma che per me è importantissima.

Al marito si è aggiunta un’amica, che ha fatto tutto quello che poteva fare al posto mio e che mi ha aiutata a fare ciò che dovevo fare io, perché da sola non sarei stata in grado di cavarmela con i siti giapponesi. Non sarei riuscita a registrare il mio numero di telefono e a iscrivermi alla lotteria di Asahi. Non sarei stata neppure in grado di cavarmela con l’organizzazione del viaggio, io che fuori dall’Italia non sono quasi mai andata e che mi sentivo come Marcus Brody ad Alessandretta in Indiana Jones e l’ultima crociata. A differenza di Brody io non parlo greco antico, e non c’è neppure qualcuno che mi sta cercando per rapirmi, ma lo spaesamento era lo stesso. Enorme, così come i sensi di colpa per essermi lasciata alle spalle un marito che lavorava e due figlie che studiavano per andare dall’altra parte del mondo a divertirmi. Divertirmi…

In alcuni momenti è stata dura. Il mio inglese fa schifo. L’ho imparato da autodidatta nel 2002 perché volevo leggere La Ruota del Tempo di Robert Jordan, la cui traduzione italiana era stata interrotta nel 1995. Lavoravo in libreria da qualche mese, vendevo corsi di lingua, un giorno ne ho comprato uno anch’io e l’ho studiato. Leggo senza problemi. Fatico a scrivere, anche se mi aiuto con un traduttore automatico. Faccio tantissimi errori e non sono in grado di usare le sfumature, limite che in alcune occasioni si è rivelato un problema enorme. Faccio ancora più fatica quando devo capire quello che viene detto. E quando devo parlare… la frustrazione del non essere in grado di esprimermi era enorme. Non avevo parole.

In più mi sentivo trascinata in un mondo che non capivo, con la sensazione costante di sbagliare qualcosa. L’impatto con il cibo non è stato dei migliori. Non capivo cosa avevo davanti. Non lo riconoscevo con gli occhi, e anche quando usavo il traduttore troppo spesso quello che leggevo non mi diceva nulla. A un certo punto ho rinunciato a capire e mi sono limitata a mangiare cose a caso, sperando di non imbattermi in qualcosa che davvero detestavo. A volte è andata bene, a volte no. È passato, così come sono passati quei momenti in cui avrei voluto essere in Italia perché mi sentivo sopraffatta da tutto.

19 giorni, tanto è durato il mio viaggio. Partenza il 29 gennaio da Milano, arrivo a Tokyo il 30, con cambio aereo in Germania. Partenza il 16 febbraio da Tokyo, con cambio aereo in una diversa città in Germania, arrivo a Milano il 16, con 5 ore di ritardo perché il primo aereo è partito in ritardo, è arrivato in ritardo all’aeroporto di scambio, e mi ha fatto perdere il volo successivo, e l’aereo su cui sono salita in sostituzione di quello perso ha fatto a sua volta ritardo. Sendai, Chiba e Kyoto, con puntate a Tokyo, Kobe e Nara. Sembra assurdo, sono andata in Giappone ma io Tokyo non l’ho vista. Sono atterrata lì, ho preso lo shinkansen per Sendai e poi di nuovo al ritorno, andando subito a Chiba, l’8 ho visitato la mostra di Ryuichi Sakamoto (ora posso dire di essere stata cacciata fuori da un museo perché era orario di chiusura anche in Giappone), quindi passaggio nelle stazioni di Tokyo tornando da Chiba per prendere lo shinkansen per Kyoto, e ultima notte in Giappone a Tokyo, con camera vista aeroporto (le piste no, ma gli aerei in fase di atterraggio e decollo sì) per essere sicura di non avere problemi a prendere l’aereo il giorno dopo. Tokyo? Qualcun altro l’avrà vista, io no. Neppure i luoghi che di solito attraggono i fanyu. Librerie, cartelloni pubblicitari, vere e proprie attrazioni turistiche… suppongo che esistano, ma io non so dove siano.

Prima tappa, Sendai. Inevitabile, visto chi è il suo tourist ambassador.

Nel video Yuzu elenca un buon numero di posti. Ovviamente le feste le ho mancate, non era la stagione giusta. E in inverno e senza macchina non era esattamente neppure il momento per andare negli onsen in montagna. In compenso ho fatto un giro alla baia di Matsushima, che Yuzu non ha citato. Bellissima, come bellissima è la sala da the che si trova non distante dal mare. Qui lo tsunami non è arrivato perché la conformazione della costa e le isole della baia hanno protetto l’area. Un piccolo angolo di paradiso che si è salvato dalla devastazione che ha colpito con forza la regione.

Come si intuisce dal mio abbigliamento, faceva freddo. Indosso due maglioni e il cappello di lana in questa foto, entrambe cose che normalmente non faccio perché non ne sento la necessità. Sempre meno freddo di quello che ho provato un paio di giorni dopo, in una bella giornata di sole ma con un vento gelido che penetrava fin dentro le ossa. Lì le tracce della devastazione erano evidenti, perché ero andata alla scuola elementare di Arahama, e mentre camminavo in quell’area, mentre guardavo le foto, pensavo alle persone il 3 marzo del 2011. So che a Sendai ha nevicato quel giorno, perciò la temperatura era bassa. Centinaia di persone si sono rifugiate nella scuola, unico edificio dell’area che ha resistito a onde che hanno raggiunto il secondo piano. Persone che dalla scuola hanno visto le loro case spazzate via dalle onde, insieme a tante altre persone. Sconosciuti. Semplici conoscenti. Vicini. I loro cari. Qui davvero non ci sono parole per raccontare le emozioni.

L’orologio si è fermato all’ora dello tsunami. Era una zona residenziale, il mare non si vedeva dal terrazzo posto sopra il quarto piano, perché c’erano case e alberi a nasconderlo. Ora a nasconderlo non c’è più nulla.

Le case…

A Matsushima e alla scuola di Arahama bisogna andare, nel primo caso con un treno, nel secondo con un pullman. A volte abbiamo preso la metropolitana, per la maggior parte abbiamo camminato. Nella via dello shopping, che era vicina al nostro albergo, e in vie a caso, vedendo case una diversa dall’altra. Case antiche e moderne, grandi e piccole, palazzi altissimi e costruzioni che sparivano nella loro ombra. Qui, nelle altre città. Secchi davanti alle case come protezione dagli incendi, e mi chiedo se più di quel paio di litri d’acqua contenuta nei secchi non sia una protezione maggiore pregare in uno di quei numerosissimi templi che si incrociano lungo il cammino.

Un cammino, a Sendai, che non poteva non portare allo Zuihōden, il mausoleo di Date Masamune e della sua famiglia. In realtà il complesso originale, designato tesoro nazionale nel 1931, è stato distrutto nel 1945, quando i bombardamenti americani hanno raso al suolo Sendai. Quella che vediamo oggi è una ricostruzione realizzata nel modo più fedele possibile al complesso originario.

Ciò che non è stato ricostruito è il Castello di Aoba, di cui rimangono solo una delle torri di guardia e poche rovine, al cui fianco campeggia la statua di Date Masamune.

Sendai…

La vista è da quel castello che non c’è più. In questo momento il cielo si era rasserenato, quel lieve nevischio che ci aveva accompagnate alla torre di guardia era sparito, anche se qualche volta è tornato ad accompagnare il nostro cammino. Come quando siamo andate a trovare una kokeshi.

Ma un percorso in Sendai non poteva non portare ai luoghi di Yuzu, luoghi che tutti i fanyu conoscono bene. E tracce della presenza di Yuzu si incontrano fin dalla stazione.

Tappa obbligata all’Ice rink, dove ho pattinato peggio del solito. Non che esista un solito per me, io non pattino abitualmente, l’ultima volta che avevo indossato i pattini era stato oltre 8 anni fa. Però almeno ero in grado di stare in piedi e muovermi, seppure lentamente, mentre stavolta ho fatto la classica fanyu che si aggrappa alla balaustra come se ne dipendesse la sua vita, e che arranca per completare il giro. Uno solo, perché quando l’ho finito ci hanno fatto uscire dalla pista per il rifacimento ghiaccio, e dopo io ho deciso di non rientrare. Ero all’inizio del mio viaggio, non potevo permettermi di slogare una caviglia, e io di caviglie slogate sono un’esperta. Non nella cura delle slogature, ma nel più semplce gesto di slogarmi la caviglia, cosa che ho fatto non so quante volte. Meglio smettere prima di fare danni e fare altro, come visitare il piccolo museo dell’Ice rink. Mi spiace che a parte l’area iniziale il museo non possa essere fotografato. Capisco il divieto in pista, dove ci sono bambini, questo mi lacia perplessa, ma pazienza. Non poteva mancare nappure un salto nel parcheggio per guardare i pullman ufficiali con i loro autisti, o il piccolo tempio che si trova alle spalle della pista.

Da qui, non ci vuole molto a raggiungere il Nanakita Park, anche se purtroppo l’inizio di febbraio non è il momento migliore per coglierne la bellezza.

Se ora il centro del pattinaggio a Sendai (e, per quanto mi riguarda, del mondo) si trova all’Ice Rink, il pattinaggio ha iniziato a essere praticato in Giappone al laghetto di Goshikinuma, non lontano dal quale si trovano un museo cittadino, con tanto di mezzobusto di Date Masamune, e l’International Center.

Se ho fatto le foto con le due pose di Parisienne Walkways e di Seimei? Ovvio che le ho fatte, ma queste le tengo per me, come la maggior parte delle altre foto che ho scattato. Non ho fatto, invece, la foto con la layback ina bauer di Shizuka Arakawa, se solo ci avessi provato la mia schiena mi avrebbe abbandonata all’istante. E ovviamente ho fatto il confronto delle mani.

Fra i luoghi di visita obbligati ci sono state anche numerose librerie. La quantità di libri giapponesi in casa mia sta aumentando a dismisura. Non contenta, mentre ero a Sendai ho anche aperto una nuova casella di posta e un nuovo account Amazon, in modo da poter comprare le versioni digitali delle riviste che mi interessano.

Per quanto riguarda la foto, la commessa a cui ho chiesto il permesso dopo avermi detto che era ok mi ha mostrato un QR code per guardare il video di un dietro le quinte di un servizio fotografico.

Durante la notte fra il 5 e il 6 ha nevicato. Al mattino partenza per Tokyo, per la tappa più importante del viaggio in Giappone. Bye bye Sendai.

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FantasyMagazine e Yuzuru Hanyu

Ho iniziato a scrivere su FantasyMagazine nel 2006. Come è evidente dal nome stesso della testata, io e gli altri collaboratori ci occupiamo di fantasy, o meglio di fantastico, in senso lato. Né io né il direttore ci siamo mai preoccupati troppo di catalogare i generi in modo rigido, un’opera di qua, un’altra di là, un’altra ancora ancora più in là. Alcune catalogazioni servono come impostazione generale, per avere un ordine, ma il valore di un’opera non è legato alla sua catalogazione. Perciò un giorno ho deciso che come avevo scritto centinaia di articoli su libri e non so quanti altri articoli su telefilm (Il trono di spade soprattutto), film, mostre, appuntamenti e probabilmente su qualche altra cosa, potevo anche scrivere un articolo sul pattinaggio artistico. Per la verità un articolo sul pattinaggio lo avevi scritto in tempi non sospetti, nel 2008, quando Carolina Kostner aveva partecipato ad alcuni spettacoli di Winx on Ice. In tempi non sospetti perché all’epoca non sapevo neppure dell’esistenza di un giovane pattinatore di nome Yuzuru Hanyu (né conoscevo le Winx, se non di nome, le avrei conosciute meglio negli anni successivi, quando le mie figlei avrebbero iniziato a guardarle). Un articolo più semplice di quel che avrei voluto, perché dopo essermi presa l’impegno di scriverlo c’era stato un imprevisto che mi aveva tolto quasi tutto il tempo che avevo a disposizione, ma comunque io avevo scritto di pattinaggio. Su FantasyMagazine. Certo, le Winx sono fate. E Hanyu ha interpretato un mago, Abe no Seimei, oltre a svariati programmi che in vario modo rientrano nell’ambito del fantastico.

Ogni tanto mi dico che dovrei scrivere qualcosa di serio sulle interpretazioni di opere fantasy date dai pattinatori. Sarebbe un lavoro enorme e per forza di cose incompleto, anche se mi limitassi a chi ha partecipato a un Campionato del mondo negli ultimi decenni. Chissà, per ora è solo un pensiero. Quello che ho concretizzato è stata la scrittura di alcuni articoli su Hanyu per FantasyMagazine, e la cosa buffa è che ogni volta che ne ho scritto uno, almeno fino a tutto il 2023, ho pensato “questo è l’ultimo”. Ora non lo penso più. Se ne avrò l’occasione scriverò altri articoli su Hanyu, dipende da ciò che farà lui. Però in fantasyMagazine, come in tutte le testate, dopo un po’ gli articoli tendono a diventare invisibili, nascosti da articoli più recenti. Per questo ho deciso di ripubblicarli qui, magari anche con una traduzione nel mio inglese sgrammaticato.

Questo è il primo, la semplice segnalazione che Gift sarebbe diventato disponibile su Disney+, con sottotitoli in non so quante lingue, compreso l’italiano, Purtroppo dopo circa un anno e mezzo, la piattaforma ha tolto Gift dai suoi programmi, perciò al momento l’unico modo per guardarlo è comprare il DVD o il Bly ray su Amazon.co.jp, ma si tratta di una versione senza sottotitoli.

L’articolo:

GIFT, la storia su ghiaccio di Yuzuru Hanyu prossimamente su Disney+

Con GIFT Yuzuru Hanyu ha realizzato uno spettacolo su ghiaccio innovativo capace di fondere pattinaggio, musica e tecnologia in un’unica storia.

Fra i programmi che Disney+ trasmetterà nel mese di luglio, al fianco di serie televisive e film più o meno attesi, c’è anche uno show di pattinaggio. Non uno show qualsiasi, come quelli che normalmente vengono trasmessi in televisione nel periodo natalizio, ma qualcosa che non ha precedenti, visto che lo show in questione è GIFT, ideato, prodotto e interpretato da Yuzuru Hanyu.

Per chi segue il pattinaggio l’immagine di Hanyu sarà per sempre legata a quella del mago, perché è interpretando il mago e astrologo di corte Abe no Seimei, realmente vissuto in Giappone nel X secolo, che Hanyu ha fatto capire di essere il più grande pattinatore di sempre vincendo il suo secondo oro olimpico, qualcosa che nel dopoguerra si era verificato solo una volta, quando ancora la televisione non aveva scoperto i Giochi olimpici. Anche se limitare al solo SEIMEI un atleta capace di dare vita a un’infinità di musiche è riduttivo.

Il pattinaggio artistico unisce all’aspetto atletico un aspetto interpretativo altrettanto importante, spaziando dalla musica classica a quella etnica o a quella rock, fino alla reinterpretazione di grandi classici del cinema o del teatro. E se nei 14 anni della sua carriera agonistica internazionale Hanyu ha proposto interpretazioni memorabili, che gli sono valse il successo in tutte le competizioni più importanti, nel momento in cui ha lasciato le gare si è lasciato alle spalle anche il concetto di singolo programma di gara per creare qualcosa che in precedenza era inimmaginabile.

In autunno il suo primo one-man-show, un formato inedito per uno spettacolo di pattinaggio a causa dell’enorme impegno fisico richiesto, Prologue, ha fatto il tutto esaurito nelle arene. Due delle cinque date sono state trasmesse in diretta televisiva, e hanno consentito a Hanyu, ideatore, produttore interprete dello show, di vincere l’Original Program Awards, uno dei sei premi assegnati dalla Japan Satellite Broadcasting Association

Prologue, come dice il titolo, è il prologo della carriera professionistica di Hanyu, che è proseguita il 26 febbraio 2023 con GIFT. Uno show che partendo da quanto fatto in Prologue lo ha sviluppato, fondendolo con idee nuove. Quello a cui gli spettatori hanno assistito, definito da Hanyu il suo regalo per il pubblico, ha smesso di essere una successione di programmi e si è trasformato in un’intera storia, che va molto al di là di qualunque cosa era stata fatta in precedenza su una pista da ghiaccio.

GIFT

Sinossi

Il primo spettacolo sul ghiaccio in assoluto al Tokyo Dome, “GIFT” è una storia che racconta la vita e il futuro di Yuzuru Hanyu sul ghiaccio. Questo film è prodotto dal pattinanatore professionista Yuzuru Hanyu e diretto da MIKIKO, nota per l’utilizzo delle più moderne tecnologie di produzione scenica.

Lo show, della durata di due ore e mezza e capace di fare registrare il tutto esaurito al Tokyo Dome, è stato diretto da MIKIKO. Fra le collaborazioni importanti sono da segnalare la Tokyo Philarmonic Orchestra per le musiche, i Rhyzomatiks per l’aspetto tecnologico e il corpo di ballo delle Elevenplay. Ora GIFT, che ha già avuto una sua trasmissione in diretta su Disney+ in Giappone e nel resto del mondo su Globe Coding, tornerà disponibile in tutto il mondo su Disney+, dal 30 giugno in Giappone e dal 14 luglio in numerose nazioni, Italia compresa.

Il trailer

(in giapponese con sottotitoli in inglese)

Regia

Nata a Tokyo l’11 agosto 1977, MIKIKO è la coreografa e direttrice della compagnia di danza high-tech Elevenplay e ha collaborato con artisti quali Perfume, Sakura Gakuin e BABYMETAL. Ha diretto la presentazione del Giappone alla cerimonia di chiusura delle Olimpiadi estive del 2016.

Ideazione, produzione e interpretazione

Nato a Sendai il 7 dicembre 1994, Yuzuru Hanyu ha vinto due ori olimpici nel pattinaggio artistico su ghiaccio (2014 e 2018), due ori mondiali (2014 e 2017) e complessivamente sette medaglie mondiali (fra il 2012 e il 2021) e quattro ori alla finale di Grand Prix (2013-2016). Con il successo nel Four Continents Championship (2020) è diventato il primo pattinatore capace di completare il Super slam nella categoria maschile, vincendo tutte le competizioni più importanti a livello junior (Finale di Grand Prix, 2009; Campionato del mondo, 2010) e senior. Ha stabilito per 19 volte il record per il punteggio più alto.

Il sito ufficiale (in inglese): https://gift-official.jp/index_en.html

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L’epopea del pattinaggio di figura fra sport e arte. Verso Milano-Cortina 2026

Il 14 novembre 2024 nell’ambito di BookCity si è svolta la presentazione del mio libro Quattro salti sul ghiaccio. Insieme a Costanza Rizzacasa d’Orsogna e Massimiliano Ambesi ho chiacchierato di pattinaggio di figura.

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