Straordinari, ma troppo pochi

Straordinari, ma troppo pochi. Il pattinaggio artistico è uno sport costoso, che non tutti si possono permettere, e che è diffuso solo in parte del mondo, perché non esiste la cultura del pattinaggio e non esistono le piste. Ce ne sono in Africa? Non ho idea, ed è un continente, non un paesello di campagna. In Australia ce ne sono, e qualche pattinatore australiano lo abbiamo visto, comunque pochi in rapporto all’estensione del territorio. I paesi del Centro e Sud America non stanno messi tanto bene, anche se ogni tanto qualche pattinatore partecipa a gare importanti. Di fatto pattinaggio su ghiaccio significa Europa, Stati Uniti, Canada, e qualche (pochi) paese asiatico. E anche qui non è che tutti abbiano le stesse opportunità, il discorso economico non va dimenticato, e l’essere un’eccezione, in qualsiasi ambiente, rende tutto più difficile. Ci sono stati pattinatori sul ghiaccio di colore prima di Debi Thomas? Ad alto livello credo di no, anche se potrei sbagliarmi.

Quanti pattinatori straordinari ci siamo persi perché non hanno avuto l’opportunità di pattinare a causa del colore della loro pelle? Quante persone hanno sofferto e stanno ancora soffrendo per qualcosa che non dovrebbe essere più importante del colore degli occhi o della forma del naso? Sul podio mondiale io ricordo solo quattro pattinatori di colore. Tutti atleti e artisti straordinari, ma sono davvero troppo pochi.

La statunitense Debi Thomas ha partecipato a quattro Campionati del mondo e un’Olimpiade nel quadriennio compreso fra il 1985 e il 1988. In quel periodo è salita quattro volte sul podio nel campionato nazionale, alternandosi sui primi due gradini con Jill Trenary.

All’esordio mondiale si è classificata quinta, l’anno successivo ha dominato vincendo, oltre a una gara minore a St. Ivel e a Skate America, al Campionato del mondo, dove si è lasciata alle spalle una certa Katarina Witt (per lei questa è stata l’unica sconfitta in cinque anni, a fronte di due ori olimpici, quattro mondiali, cinque europei e qualche altro successo in gare meno importanti) e la connazionale Tiffany Chin.

Nel 1987 Debi è scesa al secondo posto.

Nel 1988 ha conquistato il bronzo sia all’Olimpiade che al Campionato del mondo.

Subito dopo è passata al professionismo, ha vinto tre edizioni consecutive del Campionato del mondo professionistico, quindi ha appeso i pattini al chiodo e si è laureata in medicina. L’esibizione sulle musiche di James Bond è il primo programma che le ho visto interpretare. È stato amore a prima vista.

La cassiera della francese Surya Bonaly è stata decisamente più lunga. Il debutto al Campionato del mondo è avvenuto nel 1989 a Parigi. All’epoca era giovanissima, quell’anno si è sì laureata per la prima volta campionessa nazionale, titolo che ha vinto per nove anni di fila, prima di doversi accontentare dell’argento, ma ha anche vinto il bronzo al Campionato del mondo junior. L’anno dopo ha vinto l’argento. E il successivo l’oro. Io Surya la ricordo fin dal Mondiale dell’89. Mi ero imbattuta nell’ultimo gruppo della gara femminile, mi sono divertita, il giorno dopo ho guardato il gala e Surya, che si era classificata nona, è stata fra gli atleti che mi hanno colpita. Non era la mia preferita, all’inizio apprezzavo di più Midori Ito e Kristi Yamaguci, e pure Tonya Harding, poi Oksana Baiul… ce n’era sempre almeno una che mi piaceva di più, ma la sua forza di volontà era straordinaria, così come la sua carica di energia. Ha iniziato a vincere il Campionato europeo nel 1990, alla sua terza partecipazione, collezionando cinque ori di fila, quindi un argento, prima di doversi accontentare di posizioni di rincalzo anche a causa di problemi fisici. Al Campionato del mondo ha vinto tre argenti, nel 1993,

https://www.youtube.com/watch?v=NL2Jlg-O_lU

nel 1994

https://www.youtube.com/watch?v=juOCgiClp8E

e nel 1995, in otto partecipazioni complessive. All’Olimpiade si è classificata quinta nel 1992,

quarta nel 1994,

decima nel 1998.

È stata penalizzata dalle giurie perché era di colore? È possibile, anche se non lo sapremo mai con certezza. Non era elegante, ma a livello atletico non era inferiore a nessuna. Ha provato diverse volte a eseguire un quadruplo, anche se purtroppo ha sempre concluso la rotazione sul ghiaccio e il salto non le è mai stato riconosciuto. In compenso sapeva fare il flip all’indietro, quello che viene comunemente chiamato salto mortale. E se tutti atterrano su due piedi, lei atterrava su un piede solo. Non avrà vinto un Campionato del mondo, ma ha comunque segnato la sua epoca.

Il tedesco Robin Szolkowy non è esattamente di colore, e non è esattamente bianco. Il padre è nato in Tanzania, la madre è tedesca, e la carnagione di Robin nel pattinaggio è piuttosto rara. Anche il talento è raro, io credo di aver iniziato a tifare per lui e per la sua partner, Aljona Savchenko, nell’anno della loro prima Olimpiade. Frima di fare coppia con Aljona Robin aveva gareggiato con due pattinatrici i cui nomi non mi dicono nulla, la coppia ha iniziato a partecipare alle competizioni internazionali nella stagione 2004-2005. Quarti e sesti al Campionato europeo e al Campionato del mondo di quella stagione, ancora sesti sia all’Olimpiade che al Campionato del mondo della stagione successiva, poi sono saliti sul podio e non sono più scesi. Il bilancio parla di due bronzi olimpici nel 2010 e nel 2014 – risultati che Aljona non ha gradito tanto, e sappiamo tutti come ha reagito (se sapessi come fare i cuoricini qui ne potrebbe partire qualcuno) – di cinque ori, due argenti e un bronzo mondiali e di quattro ori e tre argenti europei, oltre a un’infinità di medaglie in gare di Grand Prix.

Europei 2007:

Campionato del mondo 2009:

Olimpiade 2010:

https://www.youtube.com/watch?v=-GTCIxqHiHk

Campionato europeo 2011:

Finale di Grand Prix 2011:

Campionato del mondo 2014, l’ultima gara di Robin. Il corto:

Il free:

La francese (circa, è nata in Canada, ha vissuto a lungo negli Stati Uniti, visto che suo padre è delle Bermuda ha potuto ottenere la cittadinanza inglese, cosa che le ha consentito di rappresentare la Gran Bretagna al Campionato del mondo junior nell’individuale) Vanessa James ha partecipato all’Olimpiade del 2010 con Yannick Bonheur, prima coppia nella quale entrambi i partner erano di colore a partecipare all’Olimpiade.

Per loro il quattordicesimo posto olimpico, due dodicesimi posti mondiali e un decimo e un settimo posto europei.

Al termine della stagione olimpica la coppia si è sciolta, lui è andato avanti un anno solo, senza molto successo, con Adeline Canac, lei ha fatto coppia con Morgan Ciprès. Ho tifato per loro, ma dal momento delle accuse di molestie rivolte a Morgan, stiamo parlando di qualche mese fa, le cose non sono più state le stesse. Il disagio, in attesa dell’esito delle indagini e dell’eventuale processo, è legato al comportamento di lui, non al colore della pelle di lei. Sono due cose molto diverse. Vista la situazione mi limito a ricordare che James-Ciprès hanno vinto il bronzo europeo nel 2017, il bronzo mondiale nel 2018 e l’oro europeo nel 2019.

Edit: aggiungo una serie di link in cui mi sto imbattendo relativi a pattinatori che non hanno vinto medaglie mondiali e che hanno dovuto lottare anche contro i pregiudizi.

Questa è un’intervista rilasciata da un pattinatore che non conoscevo, Asher Hill. Insieme a Kharis Ralph  Hill si è classificato tredicesimo nella danza sul ghiaccio al Campionato del mondo del 2012, e sesto e quarto al Four Continents Championship rispettivamente nel 2010 e nel 2014.

https://www.youtube.com/watch?v=qhsgS_2ybXY

Loro invece le conosco da anni: una chiacchierata fra Kiira Korpi e Maé-Bérénice Méité:

 

Una pattinatrice della quale non ho trovato nulla, al di là della sua pagina instagram: Louisa Warwin.

Starr Andrews vorrebbe partecipare alla prossima Olimpiade. Non sarà facile, all’ultimo campionato nazionale si è classificata sesta, e almeno al momento le prime tre sembrano molto lontane, ma la determinazione di lottare fino in fondo c’è tutta:

Un’intervista a Elladj Baldé: https://www.ifsmagazine.com/titles-medals-do-not-define-a-career/.

 

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