Jon Jackson: On Edge/6. Il Campionato del mondo 2002

Stavolta non copro neppure un intero capitolo, non ci riesco. Lo scandalo di Salt Lake City è stato chiuso con l’assegnazione di una seconda medaglia d’oro a Salé/Pelletier, quindi per il grande pubblico la cosa è finita lì. Per l’ISU, le varie federazioni nazionali e i giudici no. Quando si scopre che c’è qualcosa che non va bisogna rimediare per risolvere il problema, giusto? Secondo me sì, secondo qualcun altro è meglio lavorare per nascondere l’esistenza di eventuali problemi.

John [LeFevre] e Phyllis [Howard] argued that every person in figure-skating who has spoken out in the past has somehow been punished by the ISU. (Pag. 213)

Meno male che io non faccio parte dell’ISU, allora. Ma qualcuno nell’ISU lo ha letto questo libro? Se io ne avessi il potere mi interrogherei, farei partire indagini interne. Magari quello di Jackson è desiderio di vendetta perché è stato punito, ma magari in quello che ha scritto c’è una quantità di verità sufficiente a far saltare qualche poltrona, a livello di dirigenza così come fra i giudici. Certo, se le indagini non si fanno non è possibile cambiare nulla. In una situazione confusa, al Campionato del mondo 2002 sono presenti molti giudici, alcuni per giudicare, altri per fare politica.

Fabio Bianchetti, son of the much respected Italian and former Technical Committee Chair Sonia Bianchetti, was also there. He was politicking for a spot on the Technical Committee (the same spot LeGougne might have campaigned for a second time, having been turned away by an overwhelming vote against her the year before the Olympics). (Pag. 213)

Oh, ecco che entra in scena l’attuale presidente della commissione tecnica per il pattinaggio artistico, Fabio Bianchetti, colui che qualche mese fa ha affermato che la tecnica per eseguire un triplo flip e un triplo Lutz è la stessa:

Se è così, perché un pattinatore che esegue uno dei due tripli non incappa nella Zayak rule quando esegue il secondo? Non è che i due salti siano un pochino diversi? Giusto per chiarezza inserisco di nuovo il link a un thread di Elisa, bravissima in tutte le spiegazioni tecniche (proporrei lei a capo della commissione tecnica dell’ISU se avessi diritto di voto, mi sa che ne capisce più di tanti altri):

Perché ho notato la presenza di Bianchetti, che “was there, politicking for a spot on the Technical Committee”? Perché per un certo periodo la commissione tecnica aveva ritenuto giusto equiparare il valore base di quadruplo loop, quadruplo flip e quadruplo Lutz perché, secondo statistiche che non sono state diffuse,

the quad loop very likely s the most difficult quad

come affermato nel breve testo a cui ho dedicato lo screenshot. Non avendo statistiche ufficiali, tempo fa io mi ero fatta le mie guardando tutti i protocolli delle gare più importanti, junior e senior degli ultimi anni. Potete trovare le cifre complete su tutti i cinque tipi di quadrupli fino a ora realizzati qui. Ora mi concentro solo sui tre più difficili, loop, flip e Lutz, usando SkatingScores, che nelle schede dedicate ai singoli pattinatori elenca tutti gli elementi che hanno eseguito, quando li hanno eseguiti, e il relativo GOE. Non considero le competizioni nazionali, né quelle della stagione 2020-2021, queste ultime perché il teatrino dei valori dei salti è avvenuto prima, durante l’estate. E neppure il Japan Open, non riesco proprio a considerarlo una gara seria. Se non ho perso nessuno per strada nei miei controlli, in estate la situazione era questa:

Ho distinto, per i tre salti, se sono stati eseguiti con GOE positivo o negativo. Ma, anche se il diverso GOE ha un’influenza enorme sul punteggio e sul risultato finale delle gare, per me è più importante il numero di tentativi, il fatto che un pattinatore inserisca un determinato salto nel suo programma. L’esecuzione varia di volta in volta, il progetto ha una portata più vasta. In alto ho elencato i singoli pattinatori, in basso li ho raggruppati per nazionalità. Nella seconda tabella ho considerato Larry Loupolover bulgaro perché nelle ultime gare che ha disputato era tesserato per la federazione bulgara.

Bianchetti non ci ha detto in base a quali statistiche il loop sia il salto meno diffuso, ma dai miei calcoli sono stati eseguiti, con più o meno successo, 63 quadrupli loop (da sette pattinatori diversi), 102 quadrupli flip (da nove pattinatori, comprese due donne) e 220 quadrupli Lutz (da diciassette pattinatori, comprese tre donne), concordo con Bianchetti. Il quadruplo loop è decisamente il salto meno diffuso, il che significa che o è molto più difficile degli altri e ben pochi sono in grado di eseguirlo, o in rapporto alla sua difficoltà è pagato molto poco, e non vale la pena eseguirlo. In entrambi i casi il suo valore è troppo basso, infatti il comitato tecnico presieduto da Bianchetti aveva deciso di equiparare il valore dei tre quadrupli. Dopo poco, però, la modifica è stata cancellata, con la scusa ridicola che non era corretto un cambiamento di questo tipo perché con la pandemia in corso non tutti potevano allenarsi regolarmente. Vale a dire, anche se vediamo una stortura non la correggiamo, non sarebbe corretto nei confronti di chi fino a ora è stato avvantaggiato da una regola sbagliata, che continuerà a essere avvantaggiato. In compenso l’ISU ha implementato la regola della q, quella secondo cui il pannello tecnico dovrebbe individuare i salti atterrati esattamente con un quarto di rotazione in meno, anche se quegli stessi pannelli tecnici sono capaci di giudicare corretti salti a cui manca mezza rotazione, non un quarto. Un esempio? Il triplo Axel del programma corto di Shoma Uno all’Internationaux de France 2019, atterrato completamente in avanti ma misteriosamente giudicato completo dal pannello tecnico, il Technical Controller Wendy Enzmann, il Technical Specialist Vanessa Gusmeroli e l’Assistant Technical Specialist Monika Kustarova.

Perciò non correggiamo un chiaro sbilanciamento nel modo in cui vengono calcolati i punteggi, ma richiediamo ai giudici una precisione maggiore rispetto a prima, pur sapendo che già prima non erano in grado di fare valutazioni corrette e senza fornire loro strumenti migliori che possano aiutarli nelle loro valutazioni.

I numeri della tabella che ho inserito in alto mi sembrano abbastanza chiari, ma visto che è parecchio che non inserisco nessun grafico lo faccio ora. Sì, amo i grafici.

Ora chiediamoci, fra le nazioni forti, quale poteva avere il maggiore interesse a continuare a considerare il quadruplo Lutz il salto più difficile, e il quadruplo loop il salto più semplice. Difficile da immaginare, vero? E io perché ho divagato così tanto? Perché il signor Fabio Bianchetti si dedicava alla politica cercando un posto all’interno del comitato tecnico nello stesso periodo in cui il russo Alexander Lakernik diventava vicepresidente dell’ISU per il pattinaggio artistico.

Fabio made his allegiances clear when he gave Slutskaya the win over a near-perfect performance of Kwan, and he did so in the Presentation mark. (Pag. 214)

La vittoria è andata a Slutskaya per 5 voti a 4, della giuria faceva parte un giudice russo, mentre non c’era un giudice statunitense. Non conosco i nomi dei giudici al di là di quello dell’italiano Bianchetti, lo screenshot proviene da un video che mostra insieme entrambi i voti ricevuti da Kwan, che ha pattinato dopo la sua avversaria, e la classifica che le hanno assegnato i giudici. La nazionalità dei giudici l’ho aggiunta io copiandola da un altro video nel quale la grafica del punteggio era peggiore.

Fabio was not the only judge to give it to Slutskaya, as the Russian flexed their muscle for all to see. The freeskate made it obvious that Kwan should have won. Slutskaya’s win was an in-your-face flipping of the Soviet middle finger to anyone who questioned Russia’s involvement in the Olympic Pair scandal. (Pag. 214)

Io non mi sento abbastanza competente per dire quale, fra le due pattinatrici, meritasse la vittoria, anche perché le valutazioni vanno fatte con il regolamento dell’epoca, non con quello attuale. Però queste parole meriterebbero almeno un’indagine, no?

Chiuso il capitolo donne Jackson torna alle coppie, soffermandosi, fra l’altro, su Tamara Moskvina, allenatrice sia di Berezhnaya/Sikharulidze che di Ina/Zimmerman e, secondo lui,

former KGB agent (pag. 214)

Ah. Sapevo che Ingo Steuer era stato un informatore della Stasi – ho pure tifato per lui, scoprire qualcosa sulla vita degli atleti fuori dalla pista a volte può essere molto spiacevole – ma di Moskvina lo leggo qui. Agente del KGB. Questo sì che è tranquillizzante.

I watched in Salt Lake as she jumped into the spin campaign in defense of her Russian pair and ignored John and Kyoko. (Pag. 214)

Jackson ha la tendenza a esaltare gli statunitensi, che siano Kwan, Ina/Zimmerman o qualcun altro, e ad apprezzare meno i loro diretti rivali (ma va notato che ai Giochi olimpici del 2002 la lotta per l’oro era fra una coppia canadese e una russa, gli statunitensi lottavano per un posto sul podio), quindi le sue parole vanno sempre prese con una certa cautela, ma non possono essere ignorate senza nemmeno porsi qualche domanda. Moskvina ha difeso l’oro vinto dai russi anche contro l’evidenza e non ha fatto nulla per gli statunitensi che avrebbero potuto meritare un piazzamento migliore. Zimmerman è un altro la cui immagine si è deteriorata negli ultimi mesi, insieme a quella di sua moglie Silvia Fontana, per il loro ruolo nel coprire Morgan Ciprès, attualmente sotto indagine per abusi sessuali. Bleah.

Sperando che la giustizia faccia davvero il suo corso, torno al 2002, per la precisione al programma corto del Campionato del mondo. Nell’occasione Ina/Zimmermann hanno eseguito un programma notevole, al termine del quale Jackson, che era sul posto, ha notato che Moskvina si è voltata e

she shot a look of concern up into the stands, shrugging her shoulders as if to say, “What can I do?” […] I turned to look up into the stands to see who Moskvina might have been apologizing to, and saw the very stern look of Valentin Piseev, the president of the Russian Federation. The unpleasant look on Piseev face confirmed that the apology had not been accepted. (Pag. 214)

Ovviamente stiamo parlando dello stesso Valentin Piseev che ho citato più volte, e che è sposato con Alla Shekhovtseva. Perché Piseev non gradisce il risultato? Perché Ina/Zimmerman lottavano per un posto sul podio, forse anche per l’oro, oltre che con una coppia cinese, con due coppie russe. Questa la classifica finale:

Con questa classifica nel programma corto, chi fra Shen/Zhao, Totmianina/Marinin e Ina/Zimmerman avesse eseguito il miglior libero, avrebbe vinto la gara. Petrova/Tikhonov avrebbero potuto vincere solo se avessero vinto il libero e Shen/Zhao non si fossero classificati secondi. Ina/Zimmerman quindi non erano in testa, ma disturbavano la seconda coppia russa, e comunque se avessero fatto meglio della prima coppia russa nel libero, avrebbero concluso la gara davanti a loro. L’insoddisfazione di Piseev è comprensibile, ma perché Moskvina si sarebbe dovuta scusare per aver fatto il suo lavoro, insegnando bene a una coppia statunitense? Capisco il tifo per qualcuno quando non si è coinvolti direttamente, ma se quando si è coinvolti non si fa del proprio meglio per vincere, o per far vincere gli atleti con cui si collabora (ovviamente senza infrangere i principi di correttezza sportiva), significa che c’è qualcosa che non va.

La gara maschile, che non ho citato, è stata vinta dal russo Alexei Yagudin davanti allo statunitense Timothy Goebel e al giapponese Takeshi Honda, quella femminile ha visto la vittoria, non proprio incontestata, della russa Irina Slutskaya davanti alla statunitense Michelle Kwan e alla giapponese Fumie Suguri. Quella delle coppie di artistico, al termine di programmi liberi fallosi sia da parte dei russi che degli statunitensi, è stata vinta dai cinesi Shen/Zhao davanti a Totmianina/Marinin e Ina/Zimmerman. Resta la danza, di cui ho già parlato qui , con tanto di controllo sui voti dei giudici. Ho citato le polemiche, ma è interessante vedere come ne parla Jackson. L’oro è andato ai russi Irina Lobacheva/Ilia Averbukh davanti ai canadesi Shae-Lynn Bourne/Viktor Kraatz. I problemi sono arrivati più in basso, con il bronzo che è andato agli israeliani Galit Chait/Sergei Sakhnovski davanti ai lituani Margarita Drobiazko/Povilas Vanagas,

who many believed had had the performance of the night. (Pag. 217)

Più tardi in albergo i pattinatori hanno scritto una petizione per contestare il risultato. Ripropongo la classifica in modo da vedere chi ha partecipato alla gara, anche se non posso dire con certezza chi abbia firmato la petizione.

They prepared a petition challenging the result. The petition requested that the Ice Dance Technical Committee investigate the political deal. For the Ice Dancers, this event was their Salt Lake Pair scandal. So clear was the result, nearly every skater in the Ice Dance event signed the petition–except of course, the Israelis, as might be expected.

Later that evening, Galit’s father Boris got wind of the petition. […] When he heard about the petition, he went ballistic, stormed into a room of coaches, and allegedly made threats.

Later, in the wee hours of the morning, the American judge on the panel, ones of the judges who had placed the Lithuanians ahead of the Israelis, received a phone call from a male who threatened to cut of her head. (Pag. 217)

Il giudice americano è stato l’unico a piazzare i lituani al secondo posto, davanti anche a Bourne/Kraatz, perciò per lui la differenza era netta. Comunque considerando che non ho nemici, se io dovessi sparire o morire in circostanze misteriose suggerisco di indagare nel mondo del pattinaggio. La domenica dopo la gara il comitato tecnico, presieduto dal britannico Courtney Jones, vincitore di quattro ori e un argento nella danza con due partner diverse al Campionato del mondo fra il 1956 e il 1960, tiene un seminario. È in quest’occasione che i pattinatori presentano la loro petizione. Jones però

let it be known that he thought the petition was absurd, that there would be no investigation (pag. 218)

e che la carta su cui l’avevano scritta potevano usarla per… lo devo dire?

So at the 2002 Nagano Worlds, over the Ice Dance competition and final placement of the partecipants, there were threats to kill people and threats to cut off the heads of judges. And despite all that, Courtney Jones, a member of Cinquanta’s hand-picked minion-staff of Gucci loafer-lickers and much more literate yes-men, decided that there was no corruption and there would be no investigation.

Vanagas was outraged, quoted by the San Diego Union-Tribune as saying “It’s just unfortunate that the system kills the competitive nature of the sport. . . . It seems like [Chait] and some of the ISU think they are “The Godfather.”” (Pag. 218)

Anche a distanza di anni, io un’indagine la farei. Ci sono cose che non dovrebbero essere ignorate.

In the end, from the official standpoint, nothing untoward marred the final results of the 2002 World Ice Dance Competition. […]

The Olympic pair-judging investigation was evidently already one scandal too many for the ISU, and they were doing their best to get out of that one too! They certainly wanted to sweep both incidents collectively under a rug.

When I left Nagano, I had a sense that the corruption I had witnessed in Salt Lake was rampant throughout the sport, and completely out of control. The power-hungry people in charge would do or say anything to keep the status quo. (Pagg. 218-219)

Purtroppo temo che non sia cambiato molto, la cosa più importante non è la correttezza delle gare ma evitare che ci siano scandali. Mi fermo di nuovo, questo libro si è rivelato davvero impegnativo.

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2 Responses to Jon Jackson: On Edge/6. Il Campionato del mondo 2002

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