Quanti programmi perfetti ha interpretato Yuzuru? Non ne ho idea. Volendo potrei guardare l’elenco delle gare a cui ha partecipato e contarli, contare i record del mondo e aggiungervi alcuni programmi che il record non l’hanno stabilito ma che sono stati ugualmente straordinari. Programmi come lo Chopin olimpico, tanto per intenderci, o il Ten to Chi to dell’ultimo campionato nazionale, ma neppure questo sarebbe sufficiente. Il programma più intenso, e perfetto in ogni gesto, dall’inizio alla fine, dell’ultimo Campionato del mondo non è stato un programma di gara ma l’Hana wa Saku del gala. Non il programma più intenso di Hanyu in quei giorni, ma il programma più intenso del Mondiale, tutti i pattinatori considerati, e l’intensità che hanno espresso Sui/Han è qualcosa che ben pochi sono in grado di eguagliare. E, se parliamo di programmi straordinari indipendentemente dall’occasione in cui li ha interpretati, ci sono il Requiem del Campionato del mondo 2016 e tanti, tanti altri programmi, in gara, nei gala e nei tour di esibizione.
È facile elogiare qualcuno quando tutto va bene, quando tutto è perfetto. È facile elogiare chi vince. Non sto dicendo che sia sbagliato, anch’io mi esalto per le vittorie, ameno quando m’importa della gara. All’ultimo World Team Trophy non mi sarebbe potuto importare meno del risultato, perciò ho guardato la maggior parte dei programmi, ne ho apprezzato una parte, e mi sono interessata ad altro. Alla forza di un uomo che dopo aver vinto tutto ha deciso di voler eseguire un salto che nessuno ha mai eseguito, e che non si fa scoraggiare nemmeno dalle cadute più dolorose. Alle emozioni destate ancora una volta da Hana wa Saku, con un omaggio spontaneo da parte del pubblico che dimostra, più di mille parole, quanto siano forti i sentimenti che legano Yuzuru al suo pubblico. Sentimenti legati non tanto ai risultati, alle gare, alle capacità tecniche e interpretative, che sono ciò che ce lo ha fatto conoscere ma non ciò che ci ha legati a lui, che ci portano ad amare anche l’imperfezione. Perché se è facile amare il campione che vince, l’amore vero rimane al di là dei risultati.
Io non so se Yuzuru deciderà di tenere Let Me Entertain You anche per la prossima stagione. Il programma è bellissimo, e in gare internazionali lo ha interpretato solo due volte, ma è una decisione che spetta a lui. Avrebbe potuto stabilire il nuovo record del mondo con quel programma, se avesse eseguito il suo solito triplo Axel, perché fra il GOE che ha perso per strada e i PCS che probabilmente sarebbero stati un po’ più alti, il punteggio che sarebbe arrivato non è tanto distante da quello del Four Continents Championship 2020. Avrebbe vinto il programma corto invece di arrivare secondo. E allora?
Nel programma libero del Four Continents 2017 Hanyu Hanyu ha eseguito un Salchow doppio invece che quadruplo. È umano, può sbagliare, anche perché i suoi salti non arrivano dopo una rincorsa di 40 metri. Una pista di pattinaggio, per chi non lo sapesse, è lunga 60 metri, chi usa gli occhi lo capisce se qualcuno si prende una rincorsa di 40 metri. Quel Salchow, e lo stesso errore fatto nel programma corto, gli sono costati il titolo. E allora? La cosa più importante di quella gara è il recupero incredibile che ha fatto dopo, con il quadruplo toe loop che ha sostituito il secondo triplo Axel, e il triplo Axel che ha chiuso il programma al posto del previsto triplo Lutz. Quel recupero, nonostante una classifica finale che non piace a lui, non piace a me e non piace a nessuno dei suoi fan, è più straordinario di un programma perfetto. Il programma perfetto ce lo ha regalato un mese dopo a Helsinki, del programma in Corea ammiriamo l’imperfezione. E di un altro programma in Corea ammiriamo molto più l’imperfezione del triplo Lutz, la sua determinazione a rimanere in piedi, del salto precedente, un triplo loop perfetto che nella sua perfezione è scivolato fuori dalla nostra memoria.
Stavolta, con una gara il cui risultato era importante per pochi, per i pattinatori russi che non avevano mai vinto, per qualcuno che si è esaltato per programmi dai punteggi alti, indipendentemente dalla loro rispondenza con quanto espresso in pista, la cosa di cui abbiamo parlato di più, almeno se restiamo strettamente sui programmi di gara, è un elemento sbagliato. Il quadruplo Salchow e la combinazione quadruplo toe loop-triplo toe loop con cui Hanyu ha aperto il programma corto (e anche diversi elementi di salto nel libero) sono da +5 perché rispecchiano non cinque, ma ben sei bullet, e che la maggior parte dei voti siano sbagliati è qualcosa che dovrebbe spingere l’ISU a fare una formazione migliore ai suoi giudici, perché se i pattinatori danno tutto ciò che hanno nelle gare, i giudici dovrebbero fare altrettanto, non regalando i voti ma assegnando i voti alti quando questi voti sono meritati. E quando c’è la perfezione, l’unico voto concepibile è il +5.
L’ultimo elemento di salto è stato il triplo Axel e, incredibilmente, Hanyu lo ha sbagliato. E mentre avremmo potuto trascorrere il tempo a parlare della bellezza dei due salti iniziali, che sono stati giustamente elogiati, la maggior parte dei commenti che ho letto riguardavano l’Axel. Ed erano commenti divertiti di persone che scherzavano chiedendo il bullet per l’uscita difficile o creativa, o di persone rimaste senza parole per il coraggio e l’incoscienza dimostrati da Hanyu, che piuttosto che rischiare una detrazione per mano sul ghiaccio ha portato indietro le mani. Ha rischiato la faccia, fidandosi dello straordinario controllo che ha sul suo corpo. Tanto per cambiare ha avuto ragione lui, è rimasto in piedi, e subito dopo essersi raddrizzato ha pure fatto la sgambata, altissima come al solito, ed è andato avanti come se non fosse successo nulla. Quando dice che ha scommesso la sua vita sul pattinaggio, si riferisce anche a questo. I risultati non sono tutto, e se quel Salchow e quella combinazione sono la perfezione, l’Axel, nella sua imperfezione, merita di essere ammirato ancora di più.

Per me potrebbe bastare così, ma dato che ho visto qualcuno in dubbio sulla valutazione del salto, questi sono i bullet:
Sono presenti l’1, ottime dimensioni sia in lunghezza che in altezza, il 4, passo prima del salto (una controvenda) e il 6, elemento eseguito sulla musica, +3. A questo punto si applicano le detrazioni.
L’unica detrazione applicabile è quella per weak landing. Pur con tutta la mia ammirazione per il salvataggio, considerate le dimensioni dello sbilanciamento io applicherei la detrazione massima, -3.
Perciò se al +3 dato dai bullet applichiamo un -3 per l’atterraggio (e si potrebbe anche essere meno severi), il voto finale è 0. I cinque giudici (cinque su sette!) che hanno assegnato al salto un -1 hanno sbagliato ad applicare il regolamento.