Push Dick’s Button/2

Dopo un paio di post dedicati ad altro, torno sul libro di Dick Button riprendendolo da dove mi ero fermata, la difficoltà nel controllare che i giudici votino in modo corretto. Visto che con il codice di giudizi 6.0 ci sono stati imbrogli, Ottavio Cinquanta ha creato l’ISU judging system. Ricordiamoci che fino alla stagione 2015-2016 compresa noi non sapevamo quale giudice avesse assegnato un particolare voto, le identità erano segrete. Se i voti fossero stati ancora segreti, non ci sarebbe stata l’evidenza per sospendere Salome Chigogidze (1, 2 e 3). Altro particolare importante, e che continua a esserlo, è che noi non sappiamo quali siano i bullet e le detrazioni assegnati dai giudici a ciascun elemento, quindi alla fine ciò che abbiamo sono comunque numeri arbitrari. Button decisamente non è un fan del nuovo codice di punteggi, ma vale la pena di riflettere un attimo sulle sue parole.

the purpose of this new system was to try to solve the frequent judging disaster, such as cheating and “bloc judging,” (multiple judges from different countries voting as a unit). Everything was to be based on points and little on subjectivity. The real purpose, however, was to make everything as secret (invisible) as possible and thus prevent the occurrence of another scandal like one in 2002 Salt Lake City. (pagg. 154-155)

Questo è ciò che è sempre interessato a Cinquanta: evitare altri scandali. Nel 2002 il CIO ha fatto pressioni su Cinquanta perché risolvesse in fretta lo scandalo legato alla confessione di Marie Reine Le Gougne, e Cinquanta ha deciso di non trovarsi più nella stessa condizione. Come risolvi il problema? Io controllerei attentamente tutti i giudici, indagherei in modo approfondito ogni volta che ho il sospetto che qualcosa non va, e sospenderei o squalificherei i giudici, e magari anche la loro federazione, ogni volta che riuscissi a provare che c’è stato un comportamento scorretto. Poi il sistema di giudizio si poteva cambiare come si poteva non farlo, ma è sui giudici e sulle federazioni che bisogna agire. Invece per Cinquanta i giudici non sono un problema suo. Come ha spiegato a Phil Hersh parlando del pannello di giuria nella gara femminile delle Olimpiadi del 2014,

“I can’t suspend a person for life for a minor violation. (Balkov) is a matter for the Ukraine federation because they chose to send him.”

La violazione minore a cui si riferisce Balkov è bloc judging, e non me ne vengono in mente molte di violazioni peggiori, probabilmente solo lo stupro e l’aggressione, fisica o psicologica. Il doping, per quanto grave (per gli atleti dopati io sono per la squalifica a vita), secondo me lo è meno del bloc judging. A ulteriore conferma che ciò che conta è evitare gli scandali, c’è la recente proibizione per la televisione di inquadrare i giudici durante le gare. Vengono presentati all’inizio, e poi basta. Abbiamo avuto casi di giudici filmati, come Sviatoslav Babenko e Alfred Koritek, che si scambiavano segnali, o di Walter Toigo, che allungava il collo per controllare i voti assegnati dagli altri giudici, che sono stati sospesi proprio perché esistono filmati che provano il loro comportamento scorretto, ma se i giudici non possono essere filmati, e ora è così, non abbiamo speranza di liberarci dei giudici scorretti. E comunque non è una priorità dell’ISU.

Lasciamo in pace i giudici (per ora) e passiamo a un’affermazione di Oleg Protopopov. Se non sapete chi è cercatelo, ne vale la pena. Lui e sua moglie Ludmila Belousova hanno vinto due ori olimpici e quattro mondiali nelle coppie di artistico fra il 1964 e il 1968. L’aspetto atletico non era importante come ora, e loro erano arte allo stato puro. Di Belousova/Protopopov parlerò quanto meno in un testo che sto scrivendo per commentare il libro di Alexei Mishin The Secrets of the Ice, mi sono imbattuta in un episodio… interessante. Per ora mi limito a riportare un’affermazione di Protopopov:

You cannot have technical merit without artistry, but neither you have artistry without technical merit. (pag. 162)

I grandi campioni concordano, chiedere per conferma a tal Scott Moir (se qualcuno mi farà avere il link del suo commento lo aggiungerò). O, se c’è ancora qualche dubbio, si può sempre chiedere per conferma a tal Yuzuru Hanyu.

Per riferimento, il giornalista che fa la domanda a cui Hanyu sta rispondendo si presenta al minuto 13:25 di questo video:

Guardate il video su youtube, e mettete anche il like. Se non ci sono altri modi per ringraziare chi ci ha donato la traduzione dell’intervista, almeno questo possiamo farlo.

Oh… mi ero dimenticata che anche Button ha scritto di Babenko&Koritek. Visto che lui li cita, come potrei io non citare lui?

In the 1999 World Championship in Helsinki, Canadian TV caught on camere two judges, Yuri Babenko of Russia and Alfred Koritek of the Ukraine, signaling to each other, by tapping their feet with the placement numbers they would give. I quickly referred to them as the “tap-dancing judges.”

Both were suspended by the ISU. Both suspensions were short (one and two years). Both suspensions were later reduced. Both judges were back judging in no time at all.

Hello!!! (pagg. 175-176)

A volte trovo eccessivo il tono colloquiale di Button, qui è perfetto. E, visto che non vi ho ancora esortati a farlo, comprate il suo libro. Io commento alcuni passaggi, ma ci sono tante altre considerazioni interessanti per cui vale la pena spendere qualche euro (e vale la pena, se ve lo potete permettere, spenderli anche per i passaggi che sto citando. Li leggete da me, lo so, ma se qualcuno scrive qualcosa, a meno che non decida di regalarlo come sto facendo io pubblicando le mie considerazioni e una gran quantità di statistiche su un blog, è giusto che ne abbia un guadagno).

Appena più sotto Button ricorda che

Judges who lived in Moscow frequently judged for other smaller countries (like Belarus) that might not have had any creditable judges but needed to keep their Federations alive. This also allowed the mother country (Russia) to control more votes. (pag. 176)

E se più giudici danno compatti voti assurdi, i voti assurdi non spiccano, e diventa più difficile sanzionare i giudici scorretti. Noto che Button, da statunitense, punta il dito contro la Russia, e secondo me ha ragione a farlo, ma altre nazioni possono comunque allearsi fra loro e votare in modo compatto, anche se sono nazioni diverse. Sto lavorando in questo senso per cercare qualche voto particolare, ma non so se riuscirò a provare qualcosa, ci sono troppi fattori di mezzo che possono sfasare le statistiche. Se troverò qualcosa, ve lo farò sapere.

Poco più avanti Button ci ricorda che Ottavio Cinquanta proviene dal mondo del pattinaggio di velocità. Nulla di male in questo, le due discipline hanno la stessa dignità, però mi domando se l’unione di due discipline così diverse nella stessa federazione porti la federazione a interessarsi ugualmente di entrambe. La prossima frase non è nulla di sconvolgente, però mi ha fatto ridere e quindi la leggete pure voi.

I would like to dedicate this chapter (but not the whole book) to Mr. Cinquanta for his

HONESTY!!!

in stating repeatedly,

“I am a speed skater. I know nothing about figure skating.” (pag. 177)

A proposito delle due discipline,

Some countries needed the skaters to get high rankings to get their government’s financial support (no money if they did not have a skater who qualified for the Olympics). Some countries needed to get money from the ISU from television income for their own sport’s operations. Some individuals just wanted income to pay for their own support.

Figure skating had considerabli more income than speed skating. Guess which organization provided the support for the other organization? Guess which sport OC came from? (pag. 180)

In un modo o nell’altro si arriva sempre ai soldi. Soldi che servono alle federazioni per far funzionare il pattinaggio artistico, ma anche quello di velocità. Sul rapporto fra le due discipline si è dilungata anche Sonia Bianchetti Garbato in Crepe nel ghiaccio (e ricordo che il libro esiste anche in inglese con il titolo Cracked Ice). Questo problema lo tralascio, purtroppo tanti discorsi li lascio solo accennati perché non ho materialmente il tempo per scrivere tutto. Poco dopo Button spiega come è stato approvato l’ISU judging system, qualcosa di cui si sono occupati sia Bianchetti Garbato che Jon Jackson in On Edge. Per farla breve, essendo norme tecniche avrebbero dovuto essere discusse nella riunione riservata al pattinaggio artistico, invece Cinquanta ha portato il suo progetto nella riunione generale, dove sapeva di avere i voti del pattinaggio di velocità. Lì ha ripetutamente affermato che il suo era solo un progetto, e cio che è stato approvato è un progetto su cui si sarebbe dovuto lavorare ulteriormente per valutarne l’applicabilità. Peccato che quando è stato pubblicato il nuovo regolamento ufficiale, il progetto era diventato una regola. Anche se riconosco che se i voti fossero assegnati in modo corretto il nuovo codice di giudizi sarebbe migliore di quello vecchio, questo codice è stato approvato con l’inganno. E quando chi è al vertice di una federazione inganna i suoi stessi collaboratori, quanta onestà possiamo aspettarci da quella federazione?

Non mancano molte pagine per la conclusione del libro, ma le rimando a un’altra occasione.

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5 Responses to Push Dick’s Button/2

  1. AA says:

    Sui giudici di un paese che vengono invitati ai campionati nazionali di altri, è ancora abbastanza diffuso nelle piccole federazioni. Non solo nel blocco sovietico. Soprattutto per quanto riguarda i technical specialists, succede anche in altre federazioni europee. L’alternativa sarebbe avere technical panel con una sola persona (come succede in alcuni campionati nazionali).

    Per le piccole federazioni, spesso accade che anche la formazione (seminari, ecc.) dei loro giudici nazionali venga fatta da giudici/specialists di altre federazioni perché loro non hanno nessuno internamente in grado di formarli. In molti casi, non c’è niente di losco, semplicemente, mancanza di know-how interno.
    Per esempio, recentemente la formazione di technical specialist nazionali per la Federazione malese è stata fatta da una technical controller (in pensione) belga. La commissione di esame per technical specialist della federazione austriaca nelle coppie è stata presieduta da un giudice olandese. Una giudice italiana ha tenuto il seminario di aggiornamento ai giudici austriaci di danza.

    Sui rapporti tra giudici e altre federazione, noto che ci sono molti technical specialists che rappresentano una federazione (quella della loro nazione di nascita) ma che da anni vivono e lavorano in un altro paese. E spesso questo paese sono gli Stati Uniti.
    Ad Est, invece, noto vari passaggi da una federazione all’altra: una era bielorussa adesso è georgiana; una era azera ed adesso è ucraina, uno era ucraino ed adesso è azero.

    • Martina Frammartino
      Martina Frammartino says:

      In Crepe nel giaccio ho letto di Sonia Bianchetti che ha fatto seminari in varie nazioni. Fino a quando si tratta di uniformare i parametri di giudizio, migliorare la conoscenza della disciplina per quelle federazioni che ancora non hanno una grande storia o contribuire a formare un pannello di giuria competente perché una nazione non ha abbastanza giudici per me non c’è nessun problema. La Georgia, di cui abbiamo parlato in qualche occasione, ha due soli giudici internazionali, però ha avuto un pattinatore sul podio maschile del Campionato europeo e, una decina di anni fa, una pattinatrice sul podio della gara femminile. Come lo fai un pannello di giuria capace di giudicare pattinatori di questo livello? Che ci siano giudici di altre nazioni è comprensibile, un’alternativa è fare come con il Four National Championships, che riunisce i pattinatori, e quindi i giudici, di Repubblica Ceca, Repubblica Slovacca, Polonia e Ungheria.
      La semplice esistenza di contatti stretti non implica che siano disonesti, semplicemente li terrei d’occhio, perché è inevitabile che si formino amicizie, e con l’amicizia l’imparzialità tende a sparire. Però ogni cosa va verificata, non si può accusare qualcuno semplicemente perché ha parlato con qualcun altro.

      Per lo più di parlando di russi che vivono negli Stati Uniti mi vengono in mente allenatori, ma gli Stati Uniti non hanno attirato solo russi visto che vi si sono trasferiti almeno due italiani e una giapponese di una certa importanza. Se parliamo di technical specialist, io ho presente Evgeny Martinov, non ho idea di chi altro ci sia. Anche di passaggi di federazione ne ho notati alcuni, ma sicuramente la maggior parte mi sono sfuggiti. Mi sa che devo iniziare a compilare una lista di quelli che trovo, con tutti i controlli che sto facendo ormai le cose che conservo solo nella mente stanno diventando un po’ troppe.

  2. AA says:

    “Se parliamo di technical specialist, io ho presente Evgeny Martinov, non ho idea di chi altro ci sia.”

    Negli Stati Uniti, mi vengono in mente anche Kostantin Kostin (Lettonia), Gilberto Viadana (Italia), Fabio Moscarello (Italia), Natalia Ponomareva (Uzbekistan), Heather Celestine Lehnert (Germania).
    Poi Shin Amano (Giappone) in Canada.

    Poi situazioni con Kristen Fraser nella danza. Gareggiava per l’Azerbajan (con il marito che era appunto originario dell’Azerbaijan) ma era americana. E’ diventata TS e ha tenuto l’affiliazione azera. Così nella gare di club USA è “Kristen Fraser, Livingston, New Jersey)” e la settimana dopo nell gara internazionale è “Kristen Fraser, Azerbajan”.

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