Di giudici, giurie e giudizi equi/3. 1947-1956

1947, Campionato del mondo

È il primo Campionato del mondo dopo la Seconda Guerra Mondiale. A vincere è lo svizzero Hans Gerschwiler, uno dei pochi pattinatori che aveva disputato qualche gara anche prima della guerra. Alle sue spalle, staccato davvero di poco, il giovanissimo statunitense Dick Button. Milton non entra nei dettagli, ma dice che forse questa gara avrebbe dovuto vincerla Button (Figure Skating’s…, pag. 117).

1948, Campionato europeo

Un mese più tardi si svolgeranno le Olimpiadi, quindi questa è l’ultima gara importante che le precede. Possono partecipare pattinatori provenienti da tutto il mondo, solo dal 1949 la gara sarà riservata ai soli pattinatori europei. È possibile che il risultato finale delle gare sia corretto, ma nessuno può averne la certezza. La gara si è svolta in una pista all’aperto, a Praga, e come ha ricordato il vincitore della prova maschile, Dick Button, in Push Dick’s Button (pag. 101),

The weather was poor and the soft wind that blew down the river and over the rink warmed the ide and melted it. There was water everywhere, and no one could see a figure that was skated. There was little to judge except positions and style

Questo significa che, non per colpa dei giudici, le valutazioni sono state fatte in modo molto  approssimativo. Le figure si sono concluse con un distacco ridotto fra i pattinatori – Button in questo caso sta parlando solo della gara maschile, non so come si è svolta quella femminile – e Button ha superato Hans Gerschwiler vincendo il libero e la gara. Cosa sarebbe successo se ci fosse stato bel tempo? I pattinatori avrebbero ricevuto valutazioni diverse? Se Gerschwiler avesse avuto un vantaggio maggiore, come era avvenuto l’anno prima, magari avrebbe vinto. E se l’Europeo fosse stato vinto da Gerschwiler, siamo sicuri che non sarebbe cambiato anche il risultato delle Olimpiadi? Non lo potremo mai sapere, per quel che sappiamo tutti hanno fatto del loro meglio e Button è stato il più forte. Rimane il dubbio che problemi atmosferici possano aver condizionato uno o più risultati.

1948, Campionato del mondo

Nel 1947 i fratelli statunitensi Karol e Peter Kennedy avevano vinto l’argento, nel 1948 si classificano quarti. James R. Hines nota che “Questions were raised about that placement”, pur facendo capire che secondo lui il risultato potrebbe essere corretto.

Still, some judging was open to question. The French and the Hungarian judges placed the Americans second, and the Swiss judge placed them ninth (Hines, pag. 168).

Possono esserci differenze di giudizio, ma queste sembrano un po’ eccessive. Domanda: tutti i giudici hanno assistito alla stessa gara?

1949, Campionato del mondo

L’austriaca Eva Pawlik, che l’anno prima aveva raccolto tutti gli argenti a disposizione (Giochi olimpici, Campionato europeo e Campionato del mondo) vince l’oro al Campionato europeo del 1949 nonostante un piccolo problema, un’appendicite. Considerando che l’unica pattinatrice che l’aveva battuta l’anno prima al Campionato del mondo, Barbara Ann Scott, si era ritirata, la favorita al Campionato del mondo era lei. Peccato che

her skate mysteriously broke at the heel and she was not permitted to borrow one in order to continue (Lawrence).

C’è il sospetto di un sabotaggio nella rottura del suo stivaletto, ma non sono mai state trovate prove. L’episodio da un lato ci dice che non sono esattamente tutti amici, c’è chi è disposto a fare di tutto pur di far vincere un determinato atleta, dall’altro che la giuria è stata decisamente severa, impedendo a Pawlik di pattinare con un paio di pattini presi in prestito, anche se era stata vittima di un’ingiustizia. Ma davvero ci dobbiamo preoccupare se un pattinatore subisce ingiustizie?

Dopo questa gara Pawlik si è ritirata, la sua carriera internazionale è durata esattamente una stagione (nel 1947 non ha potuto partecipare alle gare in quanto austriaca, non tutte le nazioni sono state immediatamente riammesse alle competizioni dopo la conclusione della Seconda Guerra Mondiale) più un Campionato europeo, visto che quello che sarebbe dovuto essere il suo secondo Mondiale è stato teatro di un episodio a dir poco vergognoso. Certo, qualcuno le avrebbe prestato i pattini se i giudici non lo avessero vietato, perché c’è sempre chi sa davvero cosa significhi essere sportivi, peccato che non so di chi si tratti per riportarne il nome. Subito dopo Pawlik, che aveva seri problemi economici, è passata al professionismo con una carriera che le ha dato un bel po’ di soddisfazioni.

1952

Il Consiglio dell’ISU sospende a vita gli austriaci Hans Gruanauer e Adolf Rosdol per “condotta scorretta in gare internazionali”. Cos’avevano fatto?

“Gruanauer aveva messo in piedi una specie di “ufficio contabile” per calcolare, durante lo svolgimento della gara, l’esatto piazzamento assegnato da ogni giudice a ciascun pattinatore. Lo scopo di questo marchingegno era quello di poter informare il giudice austriaco circa la posizione corrente del proprio pattinatore e suggerirgli, tramite speciali segnali, quale punteggio assegnare. E sempre Gruanauer per anni aveva cercato di influenzare direttamente o indirettamente giudici di altre federazioni, stringendo anche accordi e proponendo scambi di favori tra federazioni con atleti ai massimi livelli, allo scopo di ottenere mutui vantaggi.

Il caso di Rosdol era ancora più clamoroso in quanto lui era il presidente della Commissione Tecnica per il Pattinaggio Artistico dell’ISU. Già nel 1949 Rosdol era stato colto in fragrante e nel 1951 era stato sospeso per due anni per aver cercato di fare pressioni su un giudice affinché sostenesse il pattinatore austriaco. […] Nella motivazione della sua sospensione a vita, così come appare nel comunicato ISU, sta scritto: “perché ha agito deliberatamente in modo non compatibile con i suoi doveri e a favore degli interessi della sua federazione” (pag. 29).

La squalifica di Gruanauer è rimasta in vigore fino alla sua morte, nel 1976, quella di Rosdol è stata sospesa nel 1977. E Ottavio Cinquanta ha parlato di squalifica giusta parlando dei tre anni assegnati a Le Gougne e Gailhaguet!

1952, Campionato del mondo

La gara si è svolta a Parigi. Fra le donne ha vinto la francese Jacqueline du Bief (già argento l’anno prima e bronzo ai recenti Giochi olimpici) davanti alle statunitensi Sonya Klopfer (bronzo l’anno prima e quarta ai Giochi, quindi in entrambi i casi già battuta da du Bief) e Virginia Baxter (quinta ai Giochi). Quello che noi oggi possiamo vedere è che, fatte salve le prime due classificate dei Giochi olimpici, Jeannette Altwegg, che si è ritirata subito dopo il successo, e Tenley Albright, che ha saltato questo Mondiale ma che negli anni successivi ha vinto un bel po’ di medaglie, da una gara all’altra le tre pattinatrici hanno conservato le loro rispettive posizioni in classifica. Non c’era la televisione, non ancora,

but the spectators saw plenty: one judge gave du Bief a perfect mark of 6.0, even though she had fallen twice, once skidding across the width of the rink on her backside. When she won the event over Sonya Klopfer of the United States by only one judge, the crowd erupted noisily, throwing glass bottles and anything else at hand onto the ice […]

Du Bief, who had no involvement in the incident, later wrote a book in which she conceded the gold medal to Klopfer […] The two have remained good friends. (Smith, pag. 80)

I pattinatori non hanno colpa se qualche giudice vota in modo molto fantasioso, e fra loro possono anche essere in ottimi rapporti, ma l’ingiustizia, in questo caso contro Klopfer, rimane.

1956, Giochi olimpici

La gara delle coppie di artistico è stata vinta dagli austriaci Sissy Schwarz/Kurt Oppelt davanti ai canadesi Frances Defoe/Norris Bowden. Il distacco con le altre coppie è notevole, è stata una gara a due decisa da una differenza minima. Beverley Smith spiega che gli austriaci

worked very hard behind the scenes to make sure the political lines of voting were structured to make sure that Schwarz and Oppelt won.

“The Austrian board of directors for the amateur association was the same of directors for the… Austrian professional show,” Dafoe says. “So they needed a few titles.”

Spectators threw oranges at the judges and referees after that decision, and the ice had to be cleared three times before the event could proceed. (Pagg. 81-82)

Cioè, gli atleti dovevano rimanere dilettanti e non potevano guadagnare se volevano continuare a gareggiare, ma chi dirigeva la federazione aveva in mano anche la gestione degli spettacoli e per attirare pubblico aveva bisogno che, prima di passare al professionismo, gli atleti che ingaggiava avessero vinto medaglie importanti. Suppongo che il loro massimo interesse fosse il bene dello sport… Comunque a rileggere questi episodi mi viene da pensare che io, che mi sono limitata a un paio di Buuu!!! (non so fischiare) quando ho visto voti assurdi, sono stata fin troppo gentile. I fischi degli spettatori, e il lancio di arance e oggetti vari, sono ricordati anche da Milton (Figure Skating’s, pag. 129).

1956, Campionato del mondo

Ancora coppie di artistico e Schwarz/Oppelt contro Defoe/Bowden. Ai Giochi olimpici il successo era andato agli austriaci, ma i canadesi avevano vinto le due precedenti edizioni del Campionato del mondo contro un argento e un bronzo dei loro rivali. Hines, il cui libro, come ho detto, è “Copublished with the World Figure Skating Museum and Hall of Fame”, si limita a riportare che

The Olympic results were hotly debate, partly because Dafoe and Bowden had defeated Schwartz and Oppelt consistently for four years, but the controversy related primarly to the Canadians’ overhead lifts, which, some critics claimed, violated ISU rules (pag. 170).

Per lui quindi è una questione di regole poco chiare, che i giudici hanno interpretato in senso restrittivo, prima di cambiarle negli anni successivi in modi che Dafoe e Bowden avrebbero apprezzato, se fossero stati ancora in attività, ma Beverley Smith racconta altri dettagli.

Il giorno prima della gara ai canadesi è stato detto che erano stati sorteggiati sette giudici, uno dei quali era il giudice svizzero, considerato neutrale.

Quando sono scesi in pista, però, Dafoe e Bowden si sono trovati di fronte una giuria composta da nove giudici. In qualche modo ne erano stati aggiunti due, che non vengono indicati, e naturalmente, come ha ricordato Dafoe,

“They were friends of the Austrians. It was game over as soon as we saw that.” (Smith, pag. 82)

Secondo Dafoe è stata la loro competizione migliore, e si è conclusa con un secondo posto, con cinque giudici che hanno preferito gli austriaci e solo quattro i canadesi.

After the competition, Arnold Gerschwiler, who trained the Austrians, approached Dafoe and Bowden, and “he was really upset,” Dafoe said. “He said, ‘This is a terrible blot on figure skating, but I do want to shake the hands of the real champions.’”

That night, after a meeting, most of the coaches at the event asked the ISU to declare the competition null and void. The ISU refused. At the closing banquet, when medals were given out and Dafoe and Bowden were referred to as “the most outstanding skaters,” the Austrian team rose en masse and left. (Smith, pag. 82)

Il fatto che la “backroom influence” dei giudici austriaci sia costata a Bowden/Dafoe sia il titolo olimpico che quello mondiale viene rapidamente citato da Milton alla pagina 115 di Figure Skating’s… E, per gradire, visto che ci sono state polemiche, e che i due pattinatori si erano educatamente lamentati di quanto avvenuto alla gara, sia Senft che Milton (pag. 129) ricordano che per alcuni anni la loro federazione gli ha impedito di diventare giudici. Insomma, cornuti e mazziati.

Per la prossima parte vi rimando a domani.

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2 Responses to Di giudici, giurie e giudizi equi/3. 1947-1956

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