Pechino 2022

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A volte capita di sorprendersi da soli e di fare qualcosa che non si pensava si sarebbe mai fatto. Mi traduco in italiano. Alcuni giorni fa ho scritto un testo, che ho intitolato Beijing 2022. L’ho scritto in italiano, poi l’ho tradotto in inglese e ho pubblicato la traduzione. E non ho conservato il testo originale, anche se dopo tutti questi anni avrei dovuto imparare che non si butta mai via niente. Ora sul gruppo italiano di Facebook dedicato a Hanyu mi hanno chiesto se di ciò che ho scritto esiste una versione italiana. E quindi… questa è la mia traduzione da me stessa.

Sono trascorsi due mesi dai Giochi Olimpici di Pechino e non ne ho ancora scritto. Sì, nell’immediato ho scritto un testo (qui c’è la versione in italiano, qui quella in inglese), subito dopo la conclusione del programma corto, poi non sono più tornato sulla gara, non ho scritto nulla di quello che è successo dopo e di cosa mi è rimasto. Ci provo adesso, tralasciando i discorsi politici e l’analisi dei punteggi. Quelli li farò in un altro post, ora provo a tornare all’ingenua me stesso, a quello che per tanti anni ha guardato le gare senza conoscere le regole, e che accettava i risultati senza metterli in discussione.

Ora non solo conosco le regole, ma sono anche in grado di apprezzare la qualità di ciò che vedo molto meglio di prima, e la qualità della patinata per me è molto più importante di un salto quadruplo, ma questa è un’altra cosa su che mi soffermerò più a lungo in un’altra occasione.

Il programma corto è Introduzione e Rondò Capriccioso, una musica che Yuzu ha sempre amato, tanto è vero che la cita nel primo Aoi Honoo. Per lui è una musica importante, e l’interpretazione che ha scelto è ancora più importante. Avrebbe potuto prendere una delle innumerevoli interpretazioni esistenti, ha scelto di farne realizzare una apposta per lui perché voleva pattinare su un pezzo per pianoforte. Pattinare su un brano per pianoforte è più difficile che pattinare su un brano per violino o orchestra perché le note sono molto più nitide, non sfumano l’una nell’altra, e se si perde tempo anche per una frazione di secondo, si vede. Eppure Yuzu si è complicato la vita, perché voleva una musica che sentiva davvero. Cosa ci dice questo sulla sua integrità? Cosa ci dice il fatto che l’unità artistica del programma è più importante di ogni altra considerazione?

Shinya Kiyozuka-san ha iniziato a suonare e Yuzu si è calato nella musica. Totalmente. Lui è diventato le note. Lo stesso Kiyozuka, dopo il Campionato nazionale, si è dichiarato stupito di come Yuzu sia riuscito a cogliere ogni nota, al punto che secondo lui anche assegnare a Hanyu un 10.00 nell’interpretazione della musica non era sufficiente. Ok, 10.00 è il punteggio più alto, il 12.00 scherzosamente suggerito da Kiyozuka non può essere dato, e chi guarda le competizioni non deve necessariamente conoscere quell’intervista. Ma la capacità di Hanyu di cogliere ogni nota dovrebbe essere evidente a tutti. E poi è arrivato il salchow.

Se gli guardiamo il viso possiamo vedere chiaramente la sua sorpresa per quello che è successo, vedere il suo sguardo rivolto al ghiaccio e a quella buca che ha praticamente distrutto le sue possibilità di vincere senza che lui potesse farci nulla. Cosa si fa in un caso come questo? Io ricordo tanti pattinatori che dopo un errore, o dopo un episodio sfortunato, non sono riusciti a proseguire il loro programma e hanno commesso un errore dopo l’altro. È successo anche a lui. Penso, per esempio, al programma libero di Skate America 2012. Non stavolta. Non più. Guardiamo i secondi. Yuzu è nell’aria, atterra e nel giro di un secondo entra nella pianificata luna.

Yuzu non si limita a eseguire la luna, la interpreta. Vediamo chiaramente che alza un braccio per cogliere una nota.

Quanti altri pattinatori, subito dopo aver perso circa 14 punti, sarebbero riusciti a rimanere nell’interpretazione così? Quel gesto, per quanto semplice, è di una bellezza mozzafiato. È l’essenza dell’arte.

Gli atleti partecipano alle gare per vincere, o per ottenere il miglior risultato possibile in rapporto alle loro capacità. Yuzu va alle competizioni per vincere, non può accettare un obiettivo inferiore. Ma l’obiettivo agonistico non è l’unica cosa importante. Yuzu va sul ghiaccio per scavare nel profondo del suo animo e per cercare il contatto con il pubblico, indipendentemente dal fatto che sia una competizione o uno show.

Ognuno di noi reagisce a modo suo alle avversità della vita. Io sarei rimasta paralizzato. C’è chi non riesce a guardare questi programmi, pensando a quella medaglia che sarebbe dovuta arrivare e che non è arrivata. Io guardo i programmi e rimango incantato da quello che vedo. Non che tutto sia perfetto, la prima trottola è viaggiata, ma si tratta dell’unico vero errore, e non è un errore troppo grave.

La combinazione è straordinariamente bella, arricchita da passaggi di transizione che mi lasciano senza fiato. Non che non ci siano transizioni anche prima dello stacco, ma ci sono più abituata. Le amo, ma non mi colgono di sorpresa. Questa volta atterra, dopo una combinazione in cui ha la stessa eleganza dei migliori ballerini (e quando mai lui non è elegante?), poi lavora un po’ con il filo destro, quindi appoggia il sinistro sul ghiaccio e cambia direzione, con una naturalezza che nessun altro ha, ed entra nella trottola che ho appena citato. Il suo solo piccolo errore, qualcosa che non incide sull’intero programma.

Io non ho le competenze tecniche necessarie per analizzare nel dettaglio tutto ciò che ha fatto. Mi limito a evidenziare un particolare, l’atterraggio del triplo axel. Lui esegue il suo stacco da una controvenda da così tanti anni (stagione 2011-2012, Étude in D-sharp minor) che a qualcuno evidentemente sembra uno staccoo normale, anche facile. Lo vediamo dai voti che, seppure alti, sono troppo spesso inferiori a quanto dovrebbero essere. Mi chiedo, se questo stacco è tanto facile, perché gli altri pattinatori non lo fanno. Kevin Aymoz è l’unico che ci prova, ma non è esattamente la stessa cosa. Per Yuzu, invece, dev’essere semplice, visto che l’ingresso è stato complicato dall’aggiunta di un paio di cross roll, con movimenti delle braccia molto accentuati, giusto per mettere alla prova un po’ di più il suo senso dell’equilibrio, e all’atterraggio fa qualcosa che non ho mai visto fare da nessuno.

Piega il braccio sinistro.

Non è un gesto fatto per caso, in allenamento si vede che lo allena. Mentre tutti allargano le braccia per stabilizzarsi, lui fa un gesto asimmetrico, sul quale è molto facile perdere l’equilibrio. All’atterraggio di un triplo axel. Perché in questo modo interpreta meglio la musica.

Per quanto riguarda la sequenza dei passi, è di una complessità che non ha eguali. Sinceramente mi piacerebbe vedere gli altripattinatori pattinare in questo programma. Con il loro normale layout di salto, certo, ma dubito che anche Jason Brown, con il suo triplo lutz e triplo flip, sarebbe in grado di fare tutte le transizioni, tutti i movimenti, che ci sono in Rondò. Ed è vero che Brown non sa fare i quadrupli, ma sa pattinare. Come se la cacverebbero quei pattinatori capaci di esegurire diversi quadrupli… dopo tanti incrociati?

Il punteggio non mi è piaciuto, non poteva piacermi. Il programma è straordinario. E il fatto che Yuzu l’abbia completato, continuando a pattinare come ha pattinato, è una prova della sua grandezza.

Nel libero il suo obiettivo era il quadruplo axel. Lo sappiamo da anni. Ne parlava quando era ancora un bambino, lo ha fissato come suo obiettivo dopo il secondo oro olimpico. Chi elogia il campione del momento dovrebbe ricordare che c’è un nuovo campione in quasi ogni edizione. Ma il nuovo campione ha dimostrato di essere il più forte in quella singola competizione e basta, altrimenti ad ogni nuova edizione avremmo un nuovo GOAT. Serve più di una vittoria per essere il migliore. Anche qualcosa di più di un successo olimpico unita a qualche vittoria al Campionato del mondo. I successi ci devono essere, ma non sufficienti. Yuzu ha i titoli, e una visione del pattinaggio che nessun altro ha.

Alexei Mishin gli ha consigliato di non provare il quadruplo axel, dicendogli che avrebbe solo reso felici i suoi avversari. Noi lo sappiamo, Yuzu lo sapeva meglio di noi. Al Campionato Nazionale 2020 il quadruplo loop gli aveva portato 14.10 punti. Negli undici 4Lo che ha provato da quando esiste questo codice dei punteggi, il suo punteggio più basso è stato un 5.74, il punteggio medio 11.18, il punteggio più alto 14.55 punti. Se si considerano solo i sei salti su cui ha avuto un GOE positivo, il suo punteggio medio è stato di 13.54 punti. Al Campionato nazionale 2021 il 4A << gli ha portato 4.11 punti. Quanti punti ha perso scegliendo di provare un 4A invece di eseguire un 4Lo? Impossibile dirlo con precisione, dipende da come lo avrebbe eseguito, ma lui sapeva benissimo che quasi sicuramente avrebbe perso punti. Ha provato comunque il quadruplo axel, conoscendo i rischi e accettandoli.

E a parte questo… Yuzu ha trascorso quattro anni interrogandosi su come fare un salto che nessuno ha mai fatto. Si è avventurato nell’ignoto, e questo è qualcosa che fa sempre paura. È caduto innumerevoli volte e poi si è rialzato. Quanta determinazione ci vuole per andare avanti così, giorno dopo giorno, anno dopo anno? Quanta determinazione ci vuole per continuare a farlo quando vedi che i tuoi risultati sono al di sotto delle aspettative? Perché non è che lui va alle competizioni per divertirsi, va alle competizioni per vincere, e quando non vince si interroga su cosa può fare meglio la volta successiva.

E, parlando di punteggi, non ci vuole molto per capirlo. Se avesse inserito un quadruplo lutz nel programma corto invece del quadruplo salchow, avrebbe alzato il valore base di 1.80 punti. Lo stesso per il libero. E se, invece di sostituire un quadruplo con un altro, avesse sacrificato qualche passaggio di transizione, per aggiungere il quinto quadruplo, i punti in più che avrebbe ottenuto sarebbero stati davvero tanti. Non lo ha fatto. Sono sicura che ci ha pensato. A Torino nel 2019 ha completato cinque quadrupli, anche se da oltre due anni non si allenava più su un layout con cinque quadrupli.

Lo so, alla fine era senza fiato e non è riuscito a eseguire la sequenza 3A+3A. Come ho scritto, non si era allenato su un layout con cinque quadupli dall’infortunio del 2017, e non è che una cosa del genere sia tanto semplice da improvvisare. Ed è entrato nell’axel dalla controvenda, perché per lui le transizioni non possono essere sacrificate. Dopo ha spiegato di aver utilizzato tutte le sue energie per lo stacco e di non averne più per chiudere il corpo. Se avesse usato un ingresso semplice, probabilmente sarebbe stato in grado di completare la sequenza. Senza allenamento. E se si fosse allenato? Sono passati più di due anni da quella finale di Grand Prix. Ha scelto un’altra strada. Una strada che ha percorso da solo.

Si allena da solo da due anni. Scambiarsi messaggi con allenatori che si trovano in un altro continente non è come allenarsi con loro. Nel 2019 Shoma Uno è rimasta senza allenatore per sei mesi. Quasi senza allenatore, nei salti è stato assistito da Takeshi Honda, e Uno ha fatto anche qualche breve ritiro con Eteri Tuberidze in Russia e Stephane Lambiel in Svizzera. Diamo un’occhiata ai suoi risultati dell’autunno 2019. Senza un allenatore i risultati di Uno sono peggiorati drasticamente, all’Internationaux de France ho avuto davvero paura che potesse infortunarsi. E non uso Uno come esempio perché non tifo per lui, lo cito perché conosco la sua storia. Cambiando sport, nel 1995 Stefan Edberg ha deciso di giocare senza essere assistito dal suo allenatore di lunga data, Tony Pickard. Aveva già vinto sei tornei del Grande Slam, era stato tra i primi 10 al mondo per un decennio, non era un novellino. I suoi risultati sono peggiorati. Nel giro di pochi mesi Edberg e Pickard sono tornati insieme e, anche se gli è servito un po’ di tempo, i suoi risultati sono migliorati. Quelli degli anni d’oro non sono più tornati, ormai i problemi alla schiena erano cronici, ma la differenza nei risultati fra quando Edberg aveva l’allenatore al suo fianco e quando non lo aveva è evidente. Detto da qualcuno che si considera ancora una fan di Edberg, che pagherebbe volentieri per andare ad ammirarlo in un’esibizione, ma che andrebbe a vedere una partita tra due terraioli solo se fosse pagata per farlo.

Nonostante le difficoltà, Yuzu è migliorato ed è andato avanti per la sua strada senza compromessi. Il distacco da Nathan Chen era di 18.82 punti, impossibile da colmare senza un disastro da parte di Chen, non tanto per le capacità tecniche quanto per il modo in cui vengono assegnati i voti, ma questo è qualcosa su cui tornerò un altro giorno. Con Yuma Kagiyama e Shoma Uno, invece, la situazione era diversa. Non ho mai considerato gli altri, Junhwan Cha, Morisi Kvitelashvili, Jason Brown ed Evgeni Semenenko, il gap era piccolo e loro non avevano un valore base tale da poter rimanere davanti a Yuzu, se lui avesse pattinato anche solo al 70% delle sue possibilità. Di fatto, non gli sono rimasti davanti.

Il distacco da Kagiyama era di 12.97 punti, quello da Uno di 10.75. Un gap recuperabile, a prescindere da cosa avrebbero fatto, se Yuzu avesse pattinato al meglio. Sia Kagiyama che Uno hanno stabilito il loro record personale a Pechino, Uno in tutti i programmi, Kagiyama solo nel programma corto e nel totale. È stato un festival di punteggi altissimi, tra i primi otto classificati l’unico a non stabilire il record personale in nessuno dei tre punteggi è stato proprio Hanyu. E, nonostante questo, partendo dal suo 95.15, se Yuzu avesse replicato i 215.83 punti del Campionato nazionale 2020, avrebbe ottenuto un punteggio più alto di quello che ha consentito a Kagiyama di vincere la medaglia d’argento. Per battere Uno a Yuzu sarebbe bastato ripetere non solo quei 215.83 punti, ma anche i 212.99 punti di Skate Canada 2019, i 211.05 punti del Campionato nazionale 2021, o i 206.10 punti del Campionato del mondo 2019. Un punteggio alla sua portata. Tutto quello che doveva fare era fare il quadruplo loop invece del quadruplo axel, e pattinare al meglio.

Nel 2013 il Giappone ha rischiato di perdere i tre posti per Sochi. Dopo il programma corto Daisuke Takahashi era quarto, Yuzu nono, Takahito Mura undicesimo. 4+9=13, i tre posti si ottengono con una somma uguale o inferiore a 13. Se uno fra Takahashi e Yuzu avesse perso anche solo un posto, il Giappone avrebbe ottenuto solo due posti. Yuzu era il campione nazionale, sentiva la responsabilità di portare i tre posti alla sua nazione. Yuzu era infortunato, al ginocchio sinistro e alla caviglia destra. Brian Orser gli ha suggerito di fare due quadrupli toeloop nel libero, perché il quadruplo salchow… leggendo i commenti dell’epoca ho visto battute sul fatto che fosse una caduta coreografata. In Notre-Dame de Paris Yuzu faceva un quadruplo toeloop, poi cadeva sul salchow, quindi passava al triplo flip… Le percentuali di successo dei due salti erano molto diverse. Nonostante questo, il diciottenne Hanyu, alla sua seconda partecipazione mondiale, non ha rinunciato al programma che aveva deciso di presentare. Il quadruplo salchow è stato sottoruotato, ma lo ha atterrato senza cadere. Il suo è stato il pattino libero della giornata, per un quarto posto finale. Alla fine, con il quarto posto di Hanyu e il sesto di Takahashi (superato non solo da Hanyu, ma anche da Javier Fernandez) il Giappone ha ottenuto i tre posti.

Nel 2014 la situazione era per certi versi simile. Il quadruplo salchow aveva una percentuale di successo del 17%, il quadruplo toe loop del 77%. Orser ha suggerito a Yuzu di fare due toe loop, proprio come faceva Patrick Chan. Yuzu è andato avanti per la sua strada. Fare quello che aveva in mente era più importante di una medaglia d’oro olimpica. Quanto aveva vinto fino a quel momento? Un oro e un argento nella finale del Grand Prix, un bronzo mondiale, due argenti nel Four Continents Championship. Era uno dei pattinatori più forti del momento, il più forte rivale di Chan, ma nessuno avrebbe pensato a lui se avesse dovuto indicare i pattinatori più forti di sempre. Yuzu ha provato il quadruplo salchow, è caduto, si è rialzato ed è andato avanti. Il programma è più importante delle medaglie. Per questo quando ha chiesto a Jeffrey Buttle di coreografare Rondò, si è concentrato non sul valore di base ma sull’aspetto artistico, e in Ten to Chi to ha deciso di fare un quadruplo axel e non un salto che già sapeva fare. Ha scelto la sua strada, ed è andato avanti fino alla fine.

Il 9, durante l’allenamento, si è infortunato. La caviglia è il suo punto debole, ormai lo sappiamo. Non ci vuole molto e si fa male di nuovo. E quando si fanno dei passi prima di un salto, o quando si prova un salto che nessuno ha idea di come fare, il rischio di una caduta disastrosa è molto più alto. È caduto e si è fatto male. Quando lo abbiamo visto stringere i lacci delle scarpe abbiamo pensato tutti a Boston. Certo, lui ha fatto finta di niente. Anche in Cina nel 2014 ha detto che stava bene. Quel giorno non ha avuto una commozione cerebrale, come ho letto in più occasioni, solo una contusione, ma dire che stava bene è di gran lunga un’esagerazione. E io ho visto una foto della sua caviglia.

Nel mio piccolo, io sono un’esperta di caviglie slogate. Se parliamo di lesione di Lisfranc, o uraco, la mia conoscenza è legata alle ricerche che ho fatto su internet. Se parliamo di asma, le mie idee sono un po’ più chiare, ma è una conoscenza distaccata, dall’esterno, perché non ho questo problema. Ma se parliamo di caviglie slogate… ecco, io, con una caviglia come la sua, fatico a zoppicare fino al bagno. E lui ha usato quella caviglia per pattinare. Per presentare un programma che prevedeva quattro salti quadrupli.

Ha provato il quadruplo axel ed è caduto.

E si è rialzato.

La posa finale del salto, l’uscita, non era necessaria. Quella posa non gli fa guadagnare un solo centesimo di punto. Yuzu non sapeva come sarebbe stata giudicata la rotazione, ma sapeva che il GOE sarebbe stato -5 e che avrebbe ricevuto la detrazione per la caduta. Nella migliore delle ipotesi quel salto avrebbe potuto portargli 5.25 punti, nella realtà gliene ha portati 4.00. Eppure Yuzu è tornato nel suo ruolo all’istante.

Io ero in lacrime quella notte, e non per la medaglia. La medaglia non contava più nulla. Ero in lacrime per la forza mostrata nell’andare avanti contro ogni avversità. Nel non fuggire dalla sfida, nella scelta di non intraprendere la strada più facile.

Cos’è che ci rende umani? Dove risiede la grandezza? Le capacità tecniche di Yuzu sono straordinarie. Non c’è mai stato nessuno che gli si sia avvicinato, indipendentemente dai risultati delle gare degli ultimi quattro anni. Eppure non sono le sue straordinarie capacità tecniche, o il suo amore per il pattinaggio, a renderlo diverso dagli altri. A renderlo così diverso.

Yuzu ha corso un rischio e ne ha pagato il prezzo. Anche nel salto successivo. È caduto anche sul quadruplo salchow, un salto che ora potrebbe fare quando dorme, e che a Pechino non ha voluto collaborare. In realtà sul salchow è atterrato, solo che la caviglia non lo ha sostenuto e Yuzu è caduto di nuovo. Succede. A volte nella vita le cose non vanno per il verso giusto, anche se non è colpa nostra. Ma siamo noi a decidere come affrontare le avversità, a decidere se lasciarci andare, perché tanto il risultato che volevamo ottenere, per il quale abbiamo tanto lavorato, è ormai fuori dalla nostra portata, oppure se rialzarci e continuare a fare del nostro meglio.

Sono trascorsi 12 secondi dal momento in cui si è ritrovato con le mani sul ghiaccio per la seconda volta. E la combinazione che ha fatto, con una caviglia slogata, sapendo che qualunque cosa avesse fatto avrebbe comunque ottenuto un punteggio basso, è straordinaria.

Anche con due cadute, quel programma è straordinario. È straordinario per la forza d’animo mostrata da Yuzu, ma lo è anche dal punto di vista tecnico. Se guardiamo al protocollo, il solo Chen ha un valore base più alto del suo, ma se guardiamo ai passaggi di transizione nessuno degli altri programmi è così complesso, così ben costruito e interpretato, e quelli che gli si avvicinano di più sono stati interpretati da pattinatori che hanno provato non più di due quadrupli.

L’attenzione ai dettagli è qualcosa che non ha paragoni. Il momento in cui si ferma, quando Uesugi Kenshin è incerto sulla strada da percorrere, mi ha commosso dalla prima volta che l’ho visto, quando non avevo idea di chi fosse Uesugi Kenshin. E la precisione nel porgere la spada, un gesto modificato rispetto a quello dello scorso anno, testimonia la continua ricerca della perfezione, perché è una cosa che non ha influenza sul punteggio, che lui non aveva bisogno di fare, ma che ha fatto lo stesso perché era giusto farlo.

Per lui ogni programma non è una semplice ripetizione di qualcosa che ha già fatto, è una nuova interpretazione. Se ci si rende conto di poter migliorare qualcosa che è già stata fatta in passato, allora va migliorata. Non farlo, perché finora è andata bene così, è la via più semplice, non quella giusta.

Sette elementi di salto, tre trottole, una sequenza di passi, una sequenza coreografica. Elementi tecnici, che devono essere inseriti nel programma, e che per molti pattinatori sono tutto ciò che deve essere fatto. Arricchirli, fare qualcosa tra il primo e il secondo quadruplo toeloop, complica il programma, ma lo rende anche più ricco. E questa posizione è diventata il salvaschermo del mio cellulare (lo sfondo è l’inizio di SEIMEI; il momnento in cui alza la mano per sostenere il cielo al primo suono del tamburo).

A livello tecnico, Yuzu ha eseguito programmi migliori. Un programma con due cadute non si può definire perfetto, anche se una caduta è arrivata su un quadruplo axel, e anche se il semplice fatto che abbia provato ad eseguire un quadruplo axel è straordinario, e lo è ancora di più se pensiamo che lui ci ha provato alle Olimpiadi, sapendo che avrebbe potuto perdere una medaglia, e se l’altra caduta è dovuta a una caviglia slogata. A livello emotivo… ci sono altri programmi che raggiungono questa intensità, nessuno che la supera.

Il cielo, la terra e lui nel mezzo.

Essere umani significa muoverci tra due realtà più grandi di noi, e continuare a fare del nostro meglio, fino alla fine.

Poi ci sono state le interviste, degli allenamenti che non avrebbe dovuto fare con sua la caviglia ma che erano importanti per il suo animo (e il mio più sentito ringraziamento va a tutti i fanyu cinesi e a coloro che hanno trasmesso il loro calore a Yuzu, che gli hanno fatto sentire che quello che lui ha fatto non è stato invano), e il galà. In questa competizione le circostanze hanno fatto del loro meglio per togliergli tutto, due medaglie che si meritava, l’ultimo record del mondo reale sostituito dall’ennesimo record di cartapesta, la salute, il riconoscimento di aver ruotato completamente (o quasi) un salto che secondo altri è pura fantascienza. E nonostante tutto, è Yuzu rimasto fedele a se stesso, e quello che ha fatto è straordinario.

Io non so cosa farà in futuro, so che sono felice di poter seguire il suo cammino. Questi programmi non sono la testimonianza di una sconfitta. L’idea di sconfitta si ritrova nell’animo meschino di chi pensa più ai suoi interessi personali che alla giustizia. Rondò capriccioso e Ten to Chi to sono due programmi straordinari, e le due interpretazioni di Pechino, nonostante le loro imperfezioni, escono dalla sfera dello sport per entrare in quella dell’arte. In queste Olimpiadi hanno cercato di togliere tutto a Yuzu, ma nessuno riuscirà mai a togliergli la cosa più importante: la consapevolezza e l’orgoglio di essere Hanyū Yuzuru.

Grazie Yuzu.

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2 Responses to Pechino 2022

  1. Marjna says:

    Grazie! Ho letto il testo in inglese e in italiano. Sono di quelli che non hanno riguardato il programma libero perché hanno negli occhi e nel cuore il suo girarsi verso l’angolo per superare le lacrime

    • Il momento in cui lotta con le lacrime è veramente difficile, ma ho deciso di non volermi fermare lì. Nonostante la jella per il buco nel ghiaccio e la caviglia slogata gli hanno rubato due medaglie, e ho il vago sospetto che la medaglia individuale non doveva essere un bronzo, anche se non ho ancora fatto i calcoli. Io riguarderò quei programmi, perché sono straordinari. Quanto al resto, convoglierò la mia rabbia per l’ingiustizia nei testi che scriverò.

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