Valore Base

Sto lavorando su diversi file piuttosto lunghi (perché uno per volta non mi bastava) e non so quando ne verrò fuori. Le idee sono tante, magari anche guardare il national bias di qualche giudice che non ha mai giudicato una gara di Hanyu, perché è vero che io sono attenta soprattutto a lui, ma le ingiustizie non sono belle a nessun livello, in una finale di Grand Prix come in una gara di Grand Prix junior o in un Challenger Series, quando la lotta è per il primo posto o per il quinto, o anche per una posizione ancora più arretrata. Va bene, in attesa di districarmi fra montagne di dati, in parte già raccolti ma ancora da elaborare e in parte in fase di raccolta, pubblico una cosa rapida, giusto per ricordare che esisto ancora. [Commento aggiunto prima di schiacciare il tasto PUBBLICA: e questa sarebbe una cosa rapida? Ho finito con il guardarmi i protocolli di tutte le gare dell’ultima stagione, perché dopo aver iniziato a scrivere ho deciso che volevo aggiungere una cosa, e poi un’altra… io non so cosa significhi scrivere una cosa rapida. Se sparisco per un po’, sapete perché].

Fra la stagione 2017-2018 e la stagione 2018-2019 l’ISU ha cambiato il valore base degli elementi. La motivazione ufficiale è che i punteggi erano troppo sbilanciati a favore dell’aspetto tecnico, quindi bisognava abbassare il valore base degli elementi che compongono i programmi per riequilibrare la cosa. Per me sarebbe stato più semplice alzare il valore di fattorizzazione dei components, ma evidentemente sono io che di matematica ci capisco poco. Ha funzionato? Fra i quindicimila dati che sto elaborando c’è anche quello relativo al TES dei singoli programmi. Nell’immagine che posto qui sotto potete vedere tutte le volte che il TES di un programma libero ha superato i 100 punti, il valore massimo ipoteticamente raggiungibile dai components.

Va bene, la tabella è più lunga, comprende tutti i TES superiori a 90,00, ma io ve ne mostro solo una parte, e per ora non commento neppure il perché di tutte quelle colonne. Ho bisogno di meditarci sopra. Ho considerato Giochi olimpici, campionati mondiali, sia senior che junior, campionati continentali, gare di Grand Prix con relativa finale, sia senior che junior, gare di Challenger Series e World Team Trophy, dalla stagione 2010-2011 in poi, ma prima nessuno era riuscito a ottenere un TES superiore a 100,00 punti. In giallo sono evidenziati i programmi eseguiti nelle ultime due stagioni, con il nuovo codice di punteggi. Sono meno delle righe in bianco, vero, ma delle gare disputate con il vecchio codice di punteggio qui sono entrati programmi eseguiti in 5 stagioni, dalla 2013-2014 in poi, il nuovo codice di punteggi ha avuto a disposizione due sole stagioni, di cui una monca visto che è stato impossibile disputare il Campionato del mondo 2020. Direi che il nuovo codice di punteggi non ha abbassato i TES, fra l’altro la riga più in alto si riferisce a un programma disputato nell’ultima stagione. Secondo me, più che il valore base dei salti più basso, sul punteggio totale ha influito il fatto che il libero maschile comprende un salto in meno. Perché il punteggio non è sceso? Perché il valore base dei salti è stato abbassato, ma il GOE è stato alzato. Lo so, non sto facendo nessuna rivelazione sconvolgente, mi limito a fare il punto della situazione, a volte serve anche questo.

Mi sono limitata a guardare i salti più importanti, dal doppio Axel in su. Ipotizzando di ottenere il GOE massimo, da una stagione all’altra il valore del doppio Axel è cresciuto di 15 centesimi, il triplo toe loop e il triplo Salchow sono gli unici che hanno perso qualcosa, il valore del triplo loop è aumentato di 15 centesimi, quello del triplo flip di 55 e via via tutti gli altri, con una crescita decisamente irregolare. Il salto che ha visto incrementare maggiormente il suo valore è il quadruplo flip, +1,20, e dev’essere un caso che alcuni anni fa Brian Orser aveva dichiarato che Yuzuru Hanyu non avrebbe mai fatto il quadruplo flip. Brian mi sta simpatico, ma a volte credo che farebbe meglio a parlare un po’ meno. Di fatto Hanyu di quadrupli flip in gara non ne ha mai provati, e neppure in allenamento, non con certezza. La voce su Fantasy on Ice, finché non verrà fuori un video, rimane una voce, mentre i tentativi di quadruplo Axel li abbiamo visti tutti, anche se comunque i salti contano davvero solo quando sono eseguiti in gara. E fra i quadrupli eseguiti fino a questo momento in gara quello che ha visto crescere meno il suo valore è il quadruplo loop, solo +0,75, una crescita inferiore a quella del toe loop, che è nettamente il salto più diffuso perché è il più facile (ammesso che si possa dire che un salto quadruplo è facile). Anche qui, sarà un caso che Hanyu esegua regolarmente il loop e che Nathan Chen lo abbia eseguito una sola volta, allo US Classic International del 2017, e poi lo abbia accantonato perché quel salto gli fa paura. Considerando la velocità a cui si muovono, le botte che prendono quando cadono, se non si sentono di fare un salto li capisco, secondo me sono già abbastanza folli con quello che fanno, provare qualcosa di cui hanno paura dev’essere difficilissimo, e non è detto che ne valga la pena. Comunque i dati danno di che pensare.

E poi c’è il quadruplo Axel, e la tabella sconfina nella barzelletta. Ma come, l’unico salto che non è mai stato eseguito è uno di quelli che ha avuto l’incremento più piccolo? Il suo valore è aumentato di 15 centesimi, un incremento uguale a quello del doppio Axel. Devo dedurne che la difficoltà dei salti sia la stessa.

Quando mi metto a giocare con i numeri sono capace di andare avanti per un bel pezzo. La scala di difficoltà dei salti è toe loop, Salchow, loop, flip, Lutz, Axel. Il Lutz è più difficile degli altri salti perché il pattinatore deve ruotare in senso inverso rispetto a quello in cui si sta muovendo. Sulla sua difficoltà siamo tutti d’accordo, del filo parlerò in un’altra occasione perché per farlo avrei bisogno di più tempo di quello che ho a disposizione in questo momento. Dopo il Lutz viene l’Axel, con il suo mezzo giro in più, il suo stacco particolare, e tutta una serie di caratteristiche che lo rendono difficile. Vediamo il rapporto fra questi due salti.

Un doppio Axel è più difficile di un doppio Lutz, c’è una differenza di 1.80 punti fra i due salti. Un triplo Axel è decisamente più difficile di un triplo Lutz, a separare i due salti sono 3.15 punti. Oh, guarda, un quadruplo Axel non dev’essere mica tanto difficile, assegna solo 1.50 punti più del quadruplo Lutz, quindi cosa ci vorrà mai per farlo? Che poi ancora nessuno ci sia riuscito, dev’essere un caso.

Lasciamo stare un attimo il valore massimo di un salto e guardiamo il valore base. Quando aumentano le rotazioni la difficoltà di un salto cresce, giusto? Un doppio toe loop è più difficile di un toe loop singolo, e un triplo toe loop è più difficile di un doppio toe loop. Aumentando la difficoltà, deve aumentare anche il valore base del salto. Vediamo un po’…

Sono stata costretta ad approssimare alcune cifre per contenere il numero dei decimali. È ovvio che chi ha fatto le tabelle non si è messo a fare calcoli di questo tipo, ma questi calcoli, fatti a posteriori, mostrano una strana tendenza. Quale più, quale meno, tutti i salti hanno visto più che triplicare il loro valore quando da singoli sono diventati doppi. C’è una crescita notevole anche quando i doppi diventano tripli, ma questa crescita è sempre più piccola, fino al punto che in proporzione un quadruplo Axel vale davvero poco più del suo triplo. Del quadruplo Axel ha appena parlato anche Evgeni Rukavitsin, allenatore di Dmitri Aliev:

But when we see, for example, that a quad axel costs only 12.5 points – what kind of progress, what motivation for learning this jump can we talk about? This is an element of cosmic complexity, only a few can try it. Yuzuru Hanyu, in particular, is trying, good luck to him. But the risk of going for this element with its cost of 12.5 points is not justified. Yuzuru will certainly go for it anyway, he is in his own league, and moves figure skating forward, contrary to any rules. He will go for it just to test himself.

L’intervista si trova qui: https://fs-gossips.com/evgeni-rukavitsin-the-risk-of-going-for-quad-axel-is-not-justified-when-it-costs-only-12-5-points-but-hanyu-will-try-it-anyway/. Rukavitsin parla anche della regola della q, e prima o poi ne parlerò anch’io, e della difficoltà del quadruplo Lutz, dicendo una cosa teoricamente giusta ma aggirando allegramente tutta la questione delle prerotazioni e dei fili. Axel a parte, c’è un altro quadruplo che è uscito male da queste modifiche, il loop. Se n’è accorto pure Fabio Bianchetti, a capo della commissione tecnica dell’ISU per il pattinaggio di figura, tanto è vero che qualche mese fa il valore di alcuni salti era stato cambiato. Queste le sue parole:

Guardiamo il primo brano che ho evidenziato. La tecnica e la difficoltà di flip e Lutz sono le stesse? Io non sono un tecnico, ma nella mia ignoranza provo a capire qualcosa di più. In caso qualcuno avesse dubbi, consiglio un rapido ripasso qui:

Ehm…

Va bene, passiamo alla seconda parte, secondo le statistiche il loop sembra il quadruplo più difficile. Perché? Perché è un salto staccato dal filo. Più aumenta il numero di rotazioni di un salto, più il pattinatore deve staccarsi dal ghiaccio e trascorrere tempo in aria. Siamo sempre nell’ambito di frazioni di secondo, ma la differenza c’è. Con i tripli bene o male i pattinatori più forti non hanno problemi, ma con un quadruplo si vanno a toccare i limiti di quello che un corpo umano è in grado di fare. E se nei salti puntati la forza per la rotazione arriva dalla puntata del piede che spinge sul ghiaccio, nei salti staccati dal filo è impossibile avere questa forza. Il salto può riuscire solo se il tempismo nell’esecuzione è perfetto, altrimenti si finisce per avere un salto aperto in volo o una caduta. Qualcuno si è già distrutto una caviglia per aver sbagliato un quadruplo loop. Va bene, se l’era già distrutta l’anno prima con il quadruplo Lutz, ma in quell’occasione aveva la febbre, quindi sospetto che il suo fisico non reagisse proprio al meglio alle sollecitazioni. Con il loop era sano, prima di quell’atterraggio. È per questo che sono davvero in pochi a provare il quadruplo loop: perché il salto è rischioso, basta un niente e arriva l’errore.

Io non so che statistiche abbia visto il signor Bianchetti, non dubito che fossero fatte bene, ma visto che dopo qualche tempo la modifica sul valore base è stata annullata suppongo che quelle statistiche si siano perse nel nulla, probabilmente distrutte dal coronavirus che, si sa, è molto selettivo quando si tratta di pattinaggio artistico, attacca certe cose e altre no. Quindi rimane la modifica della q, la cosa più soggettiva del mondo, ma sparisce la modifica sull’equiparazione del valore base dei salti, tanto dipende dal fisico dell’atleta, e se un salto è meno diffuso di un altro sarà un caso.

Ho detto che ho perso molto più tempo del previsto per quest’articolo perché a un certo punto ho deciso di fare le statistiche dei quadrupli. Non ho considerato la loro qualità, se il GOE era positivo o negativo, se ci fosse stata una caduta, un sottoruotato o un degradato, sia perché non ne sarei venuta fuori più sia perché la qualità, al momento, non era il punto. Ho deciso di guardare quanti pattinatori hanno provato un quadruplo, e quale. Su cosa hanno deciso di concentrarsi, indipendentemente dal fatto che siano poi riusciti a fare ciò che avevano in mente. Le gare che ho considerato sono quelle di Challenger Series, di Grand Prix (sia junior che senior), il Campionato europeo, il Four Continents Championship e il Campionato del mondo junior dell’ultima stagione. In rosso ho evidenziato le ragazze, ormai ce ne sono diverse, in grassetto i multiquadruplisti, quelli che eseguono almeno tre tipi di quadrupli diversi. Le somme si trovano nell’ultima parte della tabella.

Non sorprendentemente il salto più diffuso è il toe loop, seguito a grande distanza dal Salchow. A eseguire gli altri salti sono davvero pochi pattinatori (nota: ovviamente il 73 finale, a differenza del 562 che è il numero di quadrupli eseguiti nell’ultima stagione, non è la somma dei cinque numeri che si trovano nella stessa riga perché alcuni pattinatori eseguono più tipi di quadrupli). Il più diffuso è il Lutz, seguito da flip e loop, che non esegue quasi nessuno (e non lo esegue nessuna donna, a differenza degli altri salti). A me viene il sospetto che il salto sia difficile e che quindi, in rapporto alla sua difficoltà, sia pagato molto poco, ma io non sono un tecnico, quindi cosa ne posso capire? Perciò non c’è problema, teniamo basso il valore del loop pur avendo in mano le statistiche, tanto a essere danneggiati dall’ingiustizia sono solo quattro persone, forse tre visto che Krasnozhon dopo averlo eseguito nella prima gara lo ha sostituito con il flip, un numero tutto sommato molto ridotto. Un’ingiustizia che colpisce poche persone non è una vera ingiustizia, vero? E poi non si può essere perfetti su tutto. Comunque se il signor Bianchetti dovesse avere bisogno della statistica per un ripasso è qui pronta, in caso di necessità posso indicargli pure in quale gara i pattinatori hanno eseguito i singoli salti, perché quello che voi vedete è il riassunto, ma per scriverlo ho dovuto raccogliere un bel po’ di dati che sono conservati nel resto del file.

Prima di prendermi una pausa torno un attimo sui GOE notando un ultimo dettaglio. Se una volta erano divisi per gruppi – tutti i salti compresi fra il triplo Axel e il quadruplo Lutz avevano un GOE massimo di 3.00, tutti i salti compresi fra il doppio Axel e il triplo Lutz avevano un GOE massimo di 2.1, confermando che l’Axel è più vicino ai salti di categoria superiore che a quelli di categoria inferiore – ora il GOE è legato al valore base. Ogni + o – vale il 10% del valore base di quel salto. Il quadruplo toe loop vale 9,95 punti? Un +1 su un quadruplo toe loop vale 0,95 punti, un +2 vale 1,90 e così via. La teoria è che è più difficile aggiungere valore a un elemento difficile e quindi quel valore aggiunto va premiato di più.

Tutto perfetto, fino a quando guardiamo le tabelle senza applicarle a una gara. Però le tabelle vanno poi applicate. Cosa succede se un salto è in combinazione? Il valore base della combinazione è più alto di quello di un salto da solo, ma il GOE no. E se un salto si trova nella seconda metà del programma, e quindi il suo valore base è maggiorato del 10%? Aumentando la difficoltà, il GOE non aumenta. Nel libero dell’NHK Trophy Hanyu ha eseguito nella seconda metà del programma la combinazione 3A+1Eu+3S. Non sto parlando quindi di una combinazione ipotetica, ma di una che abbiamo davvero visto eseguire in gara. Il valore base è alto, il GOE… parliamone, perché è legato al solo triplo Axel e non all’intero elemento. Il confronto è con un quadruplo Lutz eseguito a inizio programma.

Salto BV GOE max tot max
3A+Eu+3S x 14,08 4,00 18,08
4Lz 11,5 5,75 17,25
differenza 2,58 -1,75 0,83

Fra i due valori base ci sono 2,58 punti, ma se entrambi gli elementi fossero eseguiti alla perfezione e ricevessero il valore massimo, chi avrebbe eseguito la combinazione riceverebbe solo 83 centesimi in più rispetto a chi avrebbe eseguito il quadruplo Lutz. Questo tipo di effetto è qualcosa di voluto, qualcosa che non ha importanza (ma i pattinatori si giocano la carriera su questi numeri) o qualcosa che l’ISU si è dimenticato di considerare quando ha rifatto le tabelle?

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