Dopo mesi di forti dubbi l’ISU ha finalmente fatto conoscere le assegnazioni per il circuito Farce Prix di quest’anno. No, non è un refuso, ho trovato questa denominazione su un gruppo Facebook di pattinaggio, mi è sembrata corretta e ho deciso di utilizzarla anch’io.
C’è una pandemia in corso, suppongo che ce ne siamo accorti tutti. Stiamo cercando di riprendere, anche perché se blocchiamo tutte le attività magari non moriremo di malattia, ma moriremo perché crolla l’economia. E, come tutto, anche gli sport stanno ricominciando. Ci sono sport di squadra in cui le competizioni sono ricominciate già da un po’, il pattinaggio artistico è uno sport individuale o al massimo di coppia, dovrebbe essere più sicuro di tanti altri. Entro certi limiti lo è, ma di ogni sport vanno guardate le specificità. Il pattinaggio ha le sue competizioni nazionali a vari livelli, ma per gli atleti più forti, e per il pubblico, le competizioni si svolgono a livello mondiale. Circuito Challenger Series in autunno, diverse tappe in tre continenti diversi, quelli in cui il pattinaggio è maggiormente praticato. Lo scorso anno le tappe sono state queste: Autumn Classic International, Canada; Lombardia Trophy, Italia, U.S. International Classic, Stati Uniti, Ondrej Nepela Memorial, Repubblica Slovacca; Nebelhorn Trophy, Germania; Finlandia Trophy, Finlandia; Ice Star, Bielorussia; Asian Open, Cina; Warsaw Cup, Polonia; Golden Spin, Croazia. Circuito Grand Prix, sei tappe fra ottobre e novembre, due per continente negli stessi tre continenti del circuito Challenger Series: Nord America con Skate America e Skate Canada, Europa con Internationaux de France e Rostelecom Cup, Asia con Cup of China e NHK Trophy. In più finale di Grand Prix in dicembre, che può essere un qualsiasi nazione, quella di quest’anno è prevista in Cina, ma nel 2019 era stata in Europa (Italia), nel 2018 nel Nord America (Canada), nel 2017 in Asia (Giappone), e così via. Quest’anno Cina, test event per i Giochi olimpici del 2022. Quindi campionati nazionali poi, per metà atleti, Campionato europeo a Zagabria in gennaio, per l’altra metà Four Continents Championship in febbraio, quest’anno previsto a Sydney, e se non sbaglio l’Australia ha le frontiere chiuse. Infine Campionato del mondo a Stoccolma, campionato valevole, è bene ricordarlo, come qualificazione olimpica.
Atleti che viaggiano qua e là per il mondo… se si può viaggiare. Ma si può? E se sì, come? Il circuito di Grand Prix junior è stato cancellato dopo che gli organizzatori delle prime tappe hanno fatto sapere di aver rinunciato a organizzarle, e che alcune federazioni hanno fatto sapere che non avrebbero inviato i loro atleti. Il circuito Challenger Series non è più un circuito. Chi vuole fa la sua tappa, fino a ora abbiamo avuto il Nebelhorn Trophy, altre tappe sono nel limbo, non sappiamo cosa accadrà, e comunque non ci sarà nessuna classifica finale e quindi nessun montepremi per i vincitori. Quanto al circuito Grand Prix, il 1 ottobre, poco prima della prima tappa, Skate America, prevista fra il 23 e il 25 ottobre, sono arrivate le prime notizie.
Per la verità qualcosa lo sapevamo già. C’erano state due defezioni importanti, quelle dei campioni olimpici nelle discipline individuali, gli unici ancora in attività, Yuzuru Hanyu e Alina Zagitova. Si era già parlato di eventi domestici con qualche indicazione, tipo membri della giuria locali, così come gli atleti (che possono anche essere di tutt’altra area geografica ma allenarsi regolarmente nell’area dove si svolge la gara), con criteri di qualificazione diversi dai consueti perché queste gare non possono svolgersi come al solito. La finale di Grand Prix, non cancellabile perché è un test event olimpico, è stata posticipata a data da destinarsi. Il problema non è da poco, gli atleti possono essere in difficoltà a raggiungere la Cina o a tornare indietro, e potrebbero essere costretti da regolamenti locali a fare due settimane di quarantena. Chi entra in Cina deve fare la quarantena? Non conosco le direttive locali e non intendo cercarle, tanto siamo in una situazione tale che qualsiasi misura in vigore adesso potrebbe essere sostituita da una più restrittiva fra qualche ora, o il mese prossimo, o in qualsiasi momento. Ragioniamo su quello che sappiamo. Se chi va in Cina deve fare la quarantena, i partecipanti all’NHK Trophy non avrebbero potuto andare perché non ci sarebbero stati i giorni per fare la gara giapponese, prendere il volo da una nazione all’altra, fare la quarantena e partecipare alla seconda gara. Con la finale di Grand Prix in dicembre, e quarantena dopo, e molti paesi ce l’hanno, chi fosse rientrato dalla Cina si sarebbe dovuto fermare per due settimane. Avrebbe fatto in tempo a partecipare al campionato nazionale? E se sì, ammesso che ci fossero almeno 15 giorni fra il rientro in patria e la gara, in che condizioni avrebbe potuto partecipare non potendosi allenare perché in quarantena? Kevin Aymoz non avrebbe comunque problemi a vincere il campionato francese, al momento nessuno dei suoi connazionali è al suo livello, ma per le pattinatrici russe sarebbe un disastro. Lì sì che la lotta è serratissima, e problemi esterni che potrebbero influenzare le prestazioni di una parte di loro non sarebbero tanto simpatici. E questo senza considerare le spese. Il pattinaggio è uno sport costoso, molti faticano a far quadrare i conti, e dover trascorrere due settimane bloccati in albergo prima di poter partecipare a una gara potrebbe essere una spesa eccessiva per molti atleti.
Quindi finale di Grand Prix posticipata… a quando? In teoria fra il 25 e il 31 gennaio c’è il Campionato europeo, fra l’8 e il 14 febbraio il Four Continents Championship, fra il 22 e il 28 marzo il Campionato del mondo. I tempi sono stretti, anche perché non è che tutti i campionati nazionali si svolgono nella stessa data. In Russia e in Giappone la gara viene svolta a fine dicembre, negli Stati Uniti alla fine di gennaio. L’intervallo maggiore c’è prima del Campionato del mondo, con gli atleti europei che avrebbero comunque vita un po’ più facile rispetto a quelli degli altri continenti. Però il Campionato del mondo è gara di qualificazione olimpica, si può rischiare di creare problemi a quella gara?
Ultima notizia prima delle assegnazioni degli atleti, Skate America si disputerà senza pubblico.
Il 1 ottobre le comunicazioni ufficiali. Cominciamo con il vedere le assegnazioni.
UOMINI

Quello che salta subito all’occhio è che le gare non sono tutte uguali. Ci sono atleti importanti in ogni tappa, vero, quanto meno uno che ha vinto una medaglia in una tappa di Grand Prix, o in un campionato continentale. Ci sono anche diversi atleti non esattamente di primo piano. Alcuni sono giovani e teoricamente potrebbero ancora partecipare al circuito junior, che quest’anno non esiste, ma questo non è vero per tutti. Mi limito a fare un controllo su alcuni degli atleti presenti nella lista.
A Skate America parteciperà Jimmy Ma, nato nel 1995, quindi non è un giovane atleta promettente e in questi anni non ha mai ottenuto risultati di rilievo. Per lui partecipare alla gara è un gentile regalo.
A Skate Canada partecipano solo otto atleti, cinque canadesi e tre di altre nazioni. Il problema qui è più grosso rispetto a un atleta che c’entra poco con gli altri. Dove si trova Jun-hwan? Se è ancora in Corea, come ho letto da qualche parte, potrebbe avere problemi a partecipare alla gara, forse per lui una Cup of China sarebbe stata meglio, il continente è lo stesso, anche se sarebbe stato senza allenatore e non sono affatto sicura sulla possibilità di viaggiare dalla Corea alla Cina.
Peccato per quei quattro posti scoperti, non era possibile invitare qualcuno? Il primo che mi viene in mente, ma non conosco la situazione nel suo paese, è il messicano Donovan Carrillo. Non ha mai partecipato a una gara di Grand Prix, ma ha partecipato a due edizioni del Campionato del mondo e a tre del Four Continents Championship. Nell’ultimo ranking internazionale non è in alto, si trova al 107° posto, ma se lui è disposto a viaggiare e può farlo, tutte cose da verificare, sarebbe importante dare opportunità a pattinatori provenienti da paesi in cui il pattinaggio non è molto diffuso. A volte anche in paesi che non hanno una forte cultura di pattinaggio su ghiaccio nascono dei campioni, atleti come uno spagnolo che alla prima partecipazione europea, nel 2006, e alle prime due partecipazioni mondiali, nel 2006 e nel 2007, non si è neppure qualificato per il libero, ma poi lo sappiamo tutti cosa ha fatto Javier Fernandez, o come una sudcoreana, tale Yuna Kim. Dare opportunità ai pattinatori di paesi meno forti significa aumentare la probabilità che emerga un campione anche da lì.
Il tasto dolente è la Cup of China, con solo sei atleti iscritti, più o meno. Su due nomi non ci sono problemi, ma due sono un po’ pochi per fare una gara, oltretutto con una forte differenza fra loro. He Zhang ha partecipato a tre edizioni del Four Continents Championship senza ottenere risultati significativi, e a una Cup of China con lo stesso successo di Jimmy Ma a Skate America, ottenendo un punteggio complessivo di 167.58 punti, inferiore al libero di Max Aaron (176.58), ma anche a quelli di Vincent Zhou (176.43), Mikhail Kolyada (176.25), Han Yan (172,39) e Boyang Jin (170,59). L’ultimo nome è quello di Yudong Chen, ancora junior (28/09/2004). Direi che il terzo posto se lo giocano loro. Gli altri due nomi… boh, suppongo saranno ragazzini a cui faranno fare esperienza, cosa magari importante per loro ma questa non può certo essere definita una gara di Grand Prix.
All’Internationaux de France sono iscritti dodici atleti, e qui c’è da chiedersi perché solo dodici. Nulla da ridire sulla maggior parte dei partecipanti, i miei dubbi sono legati a tre francesi. Uno, Romain Ponsart (27/04/1992), ha partecipato a un Campionato europeo, un Campionato del mondo, ed è stato spesso presente all’Internationaux de France. Due, Adrien Tesson (09/05/1991) e Philip Warren (14/06/1993), al massimo hanno partecipato a qualche gara del circuito Challenger Series.
Vediamo quali sono i pattinatori europei che non sono stati selezionati per una tappa di Grand Prix e che si trovano nei primi 75 posti dell’ISU World Ranking. Si tratta dell’estone Alexandr Selevko (nato il 23/05/2001, quindi non è più junior per poco più di un mese, ha già partecipato a un Campionato del mondo e due Campionati europei e nel ranking internazionale è 30°), dell’italiano Gabriele Frangipani (31/12/2001, junior, 13° all’ultimo Campionato europeo e 36° nel ranking ISU), dell’ucraino Ivan Shmuratko (21/12/2001, junior, presente a un Campionato europeo e un Campionato del mondo, 42° nel ranking), dell’austriaco Luc Maierhofer (24/05/2002, junior, 20° all’ultimo Campionato europeo, 43° nel ranking), del tedesco Paul Fentz (al di là dei campionati ISU ha partecipato a gare di Grand Prix nelle ultime tre stagioni e nel ranking internazionale è 45°) del bielorusso Alexander Lebedev (24/07/2002, junior, 22° all’ultimo Campionato Europeo e 50° nel ranking), dell’austriaco Maurizio Zandron (51°), dell’israeliano Daniel Samohin, (55°, presente nel circuito Grand Prix lo scorso anno), dell’inglese Graham Newberry (56°), dello svizzero Lukas Britschigi (59°), del norvegese Sondre Odvoll Boe (62°), dell’estone Mihhail Selevko (65°), del bulgaro Nicky Obreykov (66°), del ceco Matyas Belohradsky (67°) e del bulgaro Larry Louplover (69°). Tesson rispetta i criteri di qualificazione solo perché sono state ammesse entrambe le classifiche, Warren non li rispetta con nessuna delle due classifiche. Davvero nessuno dei pattinatori che ho elencato voleva, o poteva, andare in Francia? Se avevamo dubbi sull’esistenza di nazioni di serie A e di serie B, ecco che il circuito Grand Prix ce lo ricorda. Forse in questo caso invece di mettere il limite a 12, si poteva accettare un numero maggiore di atleti. Nel circuito Grand Prix il massimo è 12? Vero, ma quelle di quest’anno non sono esattamente gare di Grand Prix, quindi su questo punto si poteva fare una deroga, almeno per quelle competizioni in cui c’è un campo di partecipanti di una certa importanza.
Dodici atleti anche alla Rostelecom Cup, anche se il nome del dodicesimo è ancora da decidere. Otto russi, che sono tanti ma sono tutti atleti di un certo peso, quello messo peggio nel ranking internazionale è Roman Savosin, che è 61° e che già lo scorso anno aveva partecipato a Skate America, saltando poi la Cup of China per infortunio, quindi non è proprio l’ultimo arrivato. Fra i russi già affermati, gli junior promettenti e tre atleti stranieri di buon livello qui una gara seria c’è.
L’NHK Trophy di fatto è un anticipo del campionato nazionale giapponese, e me ne domando il senso. Mancano Yuzuru Hanyu, per scelta, e Shoma Uno e Koshiro Shimada, che saranno presenti in Francia, ma tutti gli altri sono lì, senza nessuno proveniente da altri paesi. Suppongo che la cosa più importante sia la sfida fra Yuma Kagiyama e Shun Sato, sapendo che quasi certamente saranno loro, con Hanyu e Uno, a giocarsi i tre posti per il Mondiale. Certo, ci sono anche Keiji Tanaka, che temo che non troverà più spazio, Kazuki Tomono, idem come sopra, e Sota Yamamoto, che probabilmente ha perso il treno quando si è rotto la gamba. Il Giappone ha davvero bisogno di fare chiarezza nelle gerarchie interne perché quelli forti sono tanti, ma quello che ufficialmente è una gara internazionale trasformata in un campionato nazionale non mi sembra il posto migliore.
DONNE
A Skate America hanno deciso di assegnare tutti i posti disponibili, anche se un nome è ancora un’incognita. Undici pattinatrici saranno statunitensi, una cinese, a conferma del fatto che gli atleti dei paesi più forti sono dei privilegiati. Diverse pattinatrici sono junior, ma visto che la gara viene organizzata nel loro paese, loro possono fare un’esperienza che pattinatrici di quasi tutto il resto del mondo non possono fare. Non è colpa loro, certo, ma per gli altri è tutto molto più difficile.
In mezzo ai nomi delle pattinatrici americane più forti, e delle giovani più promettenti – manca Alysa Liu, troppo giovane per poter partecipare alla gara – spicca quello di Gracie Gold. È stata un’ottima pattinatrice, è arrivata quarta a un’edizione dei Giochi olimpici e a due Campionati del mondo, ma davvero ora vuole partecipare a una gara internazionale? Non discuto la sua passione per la disciplina, ma all’ultimo campionato nazionale si è classificata dodicesima.
Come in campo maschile, Skate Canada ha invitato un minor numero di atleti. Le più importanti sono due delle tre straniere, la giapponese Satoko Miyahara e la polacca Ekaterina Kurakova. Con quest’ultima c’è lo stesso problema che c’è per Jun-hwan Cha: Kurakova non è in Polonia? Il Canada ha le frontiere chiuse, e a differenza di chi si allena lì da anni, non sono sicura che lei possa essere dichiarata residente lì e che quindi riceverà l’autorizzazione a tornare.
La Cup of China ci dà una sola certezza: Hongyi Chen, vicecampionessa nazionale, che sarà affiancata da altre cinque pattinatrici cinesi che non si sa chi siano. La campionessa nazionale, An Xiangyi, è troppo giovane per poter partecipare alla gara. La terza classificata, Shan Lin, o Ashley Lin, a seconda di come viene traslitterato il suo nome, sarà in America. Beverly Zhu, o Yi Zhu, quarta classificata nella penultima edizione, sarà in Canada. Le altre… non ho idea dell’età né del livello, ma certamente il livello non sarà alto. Salvo infortuni, la gara la vincerà Hongyi Chen, sul podio dietro di lei saliranno due pattinatrici di livello basso. E questa sarebbe una gara di Grand Prix? Ci sono pattinatrici come Elizabet Tursynbaeva, argento al Campionato del mondo 2019, o Gabrielle Daleman, bronzo al Campionato del mondo del 2017, che non sono mai salite sul podio in una gara di Grand Prix, o come Wakaba Higuchi, argento al Campionato del mondo del 2018, che ha vinto solo un argento e due bronzi, e qui ci sarà una vincitrice che almeno al momento non è una pattinatrice di punta, e due pattinatrici che saliranno sul podio che non sappiamo neppure chi siano.
Sei partecipanti, una sola con esperienza internazionale. Siamo in Asia. Non so se Tursynbaeva si sia ripresa dal suo infortunio, ormai è passato parecchio tempo, ma non ho visto notizie in nessun senso. Magari me le sono perse io, magari non rientra. Ma le coreane? Che fine hanno fatto Eunsoo Lim, Young You, Yelim Kim, Haein Lee e Seoyong Wi? Lo scorso anno hanno tutte partecipato al circuito internazionale, Lee e Wi in categoria junior, le altre fra le senior anche se sono tutte molto giovani. Non possono uscire dalla Corea, o non sono state considerate? Sospetto che la risposta sia la prima, non possono, o se possono devono comunque fare quarantena, cosa che aumenta a dismisura la spesa, e non tutti se lo possono permettere, e che le farebbe arrivare alla gara a corto di preparazione. Confrontiamo la situazione delle pattinatrici coreane con quella delle statunitensi o delle canadesi, e poi chiediamoci se non sia possibile fare qualcosa per aiutare gli atleti di questi paesi. Non si può far sparire la pandemia semplicemente desiderando che sparisca, vero, ma non diamo opportunità di gareggiare se non possiamo darle a tutti. Non chiamando queste competizioni “gara di Grand Prix”, perché di fatto molte sono competizioni nazionali o poco più. In qualche caso di alto livello, ma comunque non sono le competizioni di livello mondiale che erano un anno fa. Magari si potrebbe provare a organizzare in modo serio competizioni locali, ma riconoscendole come tali, anche se programmi e risultati potrebbero essere diffuse sui canali ISU.
L’Internationaux de France avrà dodici partecipanti, anche se di una non conosciamo il nome. Molte delle pattinatrici sono giovani, perciò magari hanno poca esperienza in gare importanti ma hanno le potenzialità per gareggiare a buoni livelli per diversi anni, far fare loro esperienza ci sta. Però sono troppo poche. Mancano, per esempio, la belga Loena Hendrickx, la ceca Eliska Brezinova, l’ungherese Ivett Toth e la svedese Anita Ostlund, che nel ranking internazionale si trovano nelle prime 50 posizioni e quindi sono più in alto di Saarinen, Mazzara e Serna. Certo, bisogna fare delle scelte, ma visto che quest’anno il Grand Prix non è quello solito, che non tutte le gare di Challenger Series verranno disputate, che viaggiare sarà complicato e che gli atleti potrebbero trovarsi impossibilitati ad andare a gare a cui avrebbero partecipato volentieri, forse sarebbe stato meglio allargare il campo dei partecipanti per dare a tutti più opportunità. Poi magari nessuna di queste pattinatrici sarebbe andata, ma dove possibile bisognerebbe dare agli atleti la possibilità di scegliere, visto che tante altre cose vanno semplicemente accettate.
Anche la Rostelecon Cup avrà dodici partecipanti, nove russe più due ancora anonime, i cui nomi suppongo verranno decisi sulla base dei risultati della Coppa di Russia, sapendo che chiunque otterrà il posto sarà una signora pattinatrice, e un’atleta ciascuno da Azerbaijan, Bielorussia e Georgia. Mancano Alina Zagitova, per scelta, e Kamila Valieva, che tecnicamente non sfigurerebbe ma che è troppo giovane. Senza dubbio la gara più difficile, questa sarà una gara seria, una delle poche che varrà la pena di guardare. Però pensare che la quarta classificata qui, chiunque sarà, avrebbe potuto facilmente vincere tutte le altre tappe, con l’eccezione di quella francese (c’è qualche altra pattinatrice forte in giro, ma le probabilità che alcune delle altre battano la quarta russa sono poche), fa capire che c’è gara e gara. No, non possiamo parlare di Grand Prix. Non tutte le tappe sono uguali.
L’NHK Trophy è il campionato nazionale giapponese parte seconda, stavolta mancano Satoko Miyahara, in America, e Rika Kihira, in Francia.
COPPIE DI ARTISTICO
Il limite massimo è di otto coppie partecipanti, Skate America di fatto è un’altra edizione del campionato nazionale americano visto che l’unica coppia non statunitense, Evgenia Tarasova-Vladimir Morozov si è già ritirata. In Canada c’è una sola coppia infiltrata, la coppia giapponese, ma sappiamo già chi vincerà. La tappa cinese vedrà probabilmente il suo momento migliore dell’intera competizione con i programmi di Wenjing Sui e Cong Han, ma per quanto bravi loro e Boyang Jin fra gli uomini sono troppo poco per dire che questa è una tappa di Grand Prix. Otto coppie presenti sia in Francia che in Russia, l’Europa è il continente che ha il maggior numero di nazioni con pattinatori di una certa importanza, la Russia ha talmente tanti atleti che spesso potrebbe fare gara a sé e sarebbe migliore di molte gare internazionali. Quanto al Giappone, ha stabilito che non era il caso, e a volte è la soluzione più seria. Del resto loro hanno una sola coppia, che si trova in Canada.
DANZA SU GHIACCIO
Ok, quasi tutte le gare hanno l’esito già scritto, solo in poche occasioni ci sarà gara vera. Saranno presenti atleti di secondo piano in più di una prova, in compenso mancheranno atleti di buon livello. Visto che non tutte le gare sono dello stesso livello, l’ISU stessa ha stabilito di trattare le gare da gara di serie A e gara di serie B. Questo è il Prize Money:
Servirebbe il gruppo completo di pattinatori, per questo in Cina hanno deciso di cercare fra i pattinatori junior, e magari anche fra i semi ritirati, per riuscire a trovare i due uomini, le cinque donne e la coppia di danza che mancano, ma anche se rispettassero questo requisito non ci sarà la classifica per far sì che sia un evento qualified. Il Giappone non ci prova neppure, devono essere almeno tre eventi completi, uno proprio non c’è, quello delle coppie di artistico, mentre per la danza mancano due coppie. Significa, per esempio, che chi vince in Giappone guadagna meno soldi di chi vince in Canada, eppure chi vincerà la competizione femminile dovrà affrontare avversarie più forti di quelle che affronterà Satoko Miyahara. L’ISU ha fornito la doppia possibilità, Seasons best o World Standings, per definire importanti gli atleti, vediamo la situazione.
Casomai avevamo dubbi, le nazioni asiatiche sono quelle di serie B, quelle europee e nordamericane sono di serie A, anche se il Canada è a rischio: basta un solo ritirato fra quei tre nomi, in campo maschile o nelle coppie di artistico, per far passare la gara dal livello A al livello B.
Nella schermata relativa ai montepremi ho evidenziato anche un altro dettaglio: i risultati non valgono né per il ranking internazionale né per i personal best. Del resto, sono davvero tanti gli atleti importanti che, per un motivo o per un altro (scelta personale, età, infortunio, difficoltà negli spostamenti, mancata assegnazione, cancellazione della tappa) non saranno presenti. Io ho preso i primi 50 atleti nel ranking internazionale in ciascuna disciplina e ho cancellato tutti coloro che, per un motivo o per un altro, non saranno al via.
Passiamo ai giudici.
Come già sapevamo, saranno giudici del paese che organizza la gara. La teoria è giusta, limitare il più possibile i viaggi, ma davvero possiamo fidarci che i giudici assegneranno voti corretti? Abbiamo visto casi di national bias e ne vedremo ancora, e abbiamo visto come i voti assegnati nei campionati nazionali possano influenzare i giudici nelle competizioni internazionali. E i voti di cui ho già parlato non sono nemmeno i più assurdi assegnati in una competizione nazionale. Prendiamo la recente Cup of Colorado. Questo è il protocollo di gara relativo al programma corto di Vincent Zhou:
I voti del giudice 3, Hazel Wecal, sono affascinanti, c’è persino un 10,00 in Composition, ma nelle altre voci Zhou non è andato lontano dalla perfezione, almeno secondo lui. Wecal non dovrebbe essere un giudice internazionale, ma nelle righe che ho evidenziato si legge che nelle cosiddette gare di Grand Prix di quest’anno i giudici dovrebbero come minimo avere la qualifica di giudice internazionale, ma se questo non fosse possibile si deciderà caso per caso. E quindi che giudici ci saranno?
L’ultima parte del documento pubblicato dall’ISU riguarda la finale di Grand Prix. La gara è stata posticipata a data da destinarsi a causa della pandemia, quello che non capisco è come la pandemia possa rendere incerto pure il prize money. Sarò io che non ci arrivo. Lo so che i diritti televisivi, gli sponsor, la presenza di pubblico pagante e quant’altro possono variare, ma non è che parliamo di chissà quali cifre. Ma la parte più divertente si trova nelle ultime righe.
Visto che nessuno sa come si svolgeranno le gare, l’ISU ha deciso che la cosa più trasparente è prima far gareggiare gli atleti e poi dirgli se quello che hanno fatto risponde ai requisiti giusti oppure no. Un po’ come quando nei quiz televisivi bisogna scegliere la busta chiusa. Quale sarà quelle giusta, la 1, la 2 o la 3? La cosa più semplice sarebbe prendere tutti i vincitori, quindi Boyang Jin avrebbe la partecipazione alla finale assicurata, mentre in Francia e in Russia, e in misura minore anche in Canada e Giappone, ci sarebbe lotta, e anche i vincitori della gara femminile e di danza non sarebbero assolutamente a livello dei vincitori delle altre gare. Quindi cosa contano di fare, guardare i punteggi più alti? Sarebbe il modo migliore per spingere i giudici ad assegnare voti assurdi. Ci sono altre possibilità? A me non ne vengono in mente, magari a qualcun altro sì. Forse sarebbe stato meglio fare competizioni locali, chiamandole non gare di Grand Prix ma in un altro modo, magari Open degli Stati Uniti, Open del Canada… e accettare l’iscrizione di tutti i partecipanti in possesso di un punteggio minimo, anche un po’ più basso rispetto a quello del campionato continentale. Il test event per l’Olimpiade sarebbe potuta essere una gara in Cina, un evento unico a inviti visto che quest’anno un circuito di qualificazione è impossibile, invitando fino a tre pattinatori forti per nazione sulla base del ranking internazionale. Questo è un anno dispari, in teoria la stagione dovrebbe essere chiusa dal World Team Trophy. Si potrebbe cancellare la gara a squadre quest’anno, sono saltate gare più importanti di questa, e fare il test event olimpico, magari slittato una o due settimane più tardi per distanziarlo il più possibile dal Campionato del mondo senza andare troppo a disturbare l’inizio della preparazione per la stagione olimpica. Ma no, forse è meglio fare un circuito Grand Prix che non c’entra nulla con il Grand Prix vero e proprio, e sperare per il meglio.