Di giudici, giurie e giudizi equi. Introduzione

Recentemente un giudice internazionale di pattinaggio mi ha detto che “i Giudici di pattinaggio non sono come gli arbitri di calcio che vengono strapagati,ma svolgono il loro lavoro gratuitamente”, per poi chiedermi “quale tipo di rendiconto ottengono i giudici giudicando in maniera non conforme”. Per l’affermazione sull’aspetto economico riporto quando scritto da M.G. Piety in Sequins & Scandals:

People will occasionally defend the tendency of judges to allow personal bias to influence their awarding of points, on the grounds that the judges are all volunteers and thus cannot be held to the same standards of professionalism as would be appropriate if they were paid for their work. But such a view stems, again, from ignorance. “Professions” are distinguished from “occupations” not on the basis of whether, or how much, practitioners are paid, but on the basis of whether the work involved represents some intrinsic good that is pursued for its own sake, rather than for pecuniary reward (i.e., money); whether it requires specialized knowledge; and whether practitioners wield a certain authority over non-practitioners. Each of these conditions is satisfied by the role of figure skating judge. That the first is satisfied is pretty obvious. The second is also satisfied, because, even if some figure skating judges are deficient in post-secondary education, they still receive training in the judging of skating and must pass exams before they are qualified to serve as judges. Finally, they apparently wield enormous authority, not only over the athletes whose performances they judge, but also over the careers of the coaches and choreographers whose livelihoods are substantially influenced by how well their skaters do in competition. Figure skating judges are thus professionals, quite independently of whether they receive any financial remuneration for their work, and should be held to the same standards of professional ethics as are other professionals.

Per quanto riguarda  il suo interrogativo, quale sia il rendiconto, la mia risposta è semplice: non lo so. Ma non lo so perché nessuno mi ha mai detto nulla di specifico, e io non sono abituata a dire di sapere qualcosa che sospetto soltanto e per cui non ho prove. Però seguo il pattinaggio da anni, qualche libro l’ho letto, e so che di episodi poco chiari ce ne sono stati parecchi. Ci sono stati pure, guarda un po’, episodi di giudizi chiaramente manipolati, quindi qualcuno il suo tornaconto lo deve aver trovato, anche se io non so nulla. Magari non è sempre lo stesso motivo, i motivi che spingono le persone ad agire in un determinato modo possono essere diversi, perciò ogni episodio andrebbe conosciuto e analizzato in modo individuale. Qui, non avendo informazioni riservate, mi limito a un rapido riepilogo. Rapido secondo i miei standard, che chi mi legge abitualmente ormai conosce. Non per nulla pubblicherò quello che è nato come un unico post in diverse parti, perché altrimenti il mio testo sarebbe troppo lungo.

Io il pattinaggio lo vedo dalla televisione o dagli spalti, l’ho visto in modo più ravvicinato solo a livello molto basso, ma ci sono persone che hanno una visione migliore della mia e che possono aiutarmi a capire, magari raccontandomi cose avvenute anche prima della mia nascita. Cominciamo con Sonia Bianchetti Garbato. Sapete chi è? È stata nell’ISU per 25 anni, per 21 prima come membro e poi come presidente della Commissione Tecnica per il pattinaggio artistico, e ha fatto parte del Consiglio Direttivo per 4 anni, fra il 1967 e il 1992. È anche autrice del libro Crepe nel ghiaccio, l’unico libro sul pattinaggio che abbia letto in italiano, ma ne esiste anche la versione inglese, Cracked Ice. Cominciamo con la prefazione al suo libro, scritta da Donald McKnight, all’epoca presidente (non so se lo sia ancora) della Federazione australiana di pattinaggio. McKnight cita lo scandalo di Salt Lake City, su cui tornerò, e aggiunge:

Questa era solo la punta dell’iceberg. Storie e pettegolezzi erano circolati per anni, non soltanto su sospetti favoritismi e combine varie, ma anche su casi di corruzione, pagamenti in denaro e promesse di futuri sostegni in cambio di favori. (Bianchetti Garbato, p. 7)

Ora, io non ho le prove e non so niente di concreto, ma questa non mi sembra una bella introduzione a uno sport che amo. Per quello che scriverò mi sono basata su questi libri:

Mary Louise Adams, Artistic Impression. Figure Skating, Masculinity, and the Limits of Sport, University of Toronto Press, 2011

Sonia Bianchetti Garbato, Crepe nel ghiaccio. Dietro le quinte del pattinaggio artistico, Libreria dello Sport, Milano, 2005

James R. Hines, Figure Skating. A History, University of Illinois Press, 2006

Kelli Lawrence, Skating on Air. The Broadcast History of an Olympic Marquee Sport, McFarland  Company, Inc., Publishers, Jefferson, North Carolina, 2011

Steve Milton, Skate Talk. Figure Skating in the Words of the Stars, Firefly Books, Buffalo, New York, 1997

Steve Milton, Figure Skating’s Greatest Stars, Firefly Books, Buffalo, New York, 2009

M.G. Piety, Sequins & Scandals. Reflections on Figure Skating, Culture, and the Philosophy of Sport, Gegensats Press at Smashwords, 2014

Beverley Smith, Figure Skating. A Celebration, McClelland & Stewart Inc., Toronto, 1994

Un avviso: mi sono accorta che il correttore ortografico ha italianizzato a modo suo molte parole delle citazioni in inglese. Dove mi sono accorta dello scempio fatto dal computer sono intervenuta a ripristinare il testo corretto, ma in qualche caso potrebbero essermi sfuggiti degli strafalcioni notevoli. Se ve ne accorgete e mi fate la cortesia di segnalarmeli, io correggerò i termini incriminati.

Quello che vedete nella foto è lo scaffale dedicato allo sport, principalmente pattinaggio, nella mia libreria. Mancano un paio di illustrati fuori formato, troppo alti per poter entrare in questo scaffale e che sono finiti in un ripiano che ho dedicato ai libri “alti”. Non sono tutti i libri che ho, o che ho letto (un buon numero li ho presi in prestito in biblioteca) dedicati allo sport, ma il pattinaggio si trova qui. Ma forse da distanza più ravvicinata si vedono meglio, ce ne sono anche alcuni che ho letto ma da cui non ho inserito citazioni.

Anche le riviste sono tutte dedicate al pattinaggio (con l’unica eccezione di un numero di World Gymnastics), principalmente Patinage Magazine, ma anche Doppio Axel e International Figure Skating, di cui ora ho l’abbonamento digitale, perché i costi di spedizione per un abbonamento intercontinentale sono troppo elevati per i miei gusti.

E poi ci sono gli ebook, scelti, anche se preferisco i cartacei, quando l’acquisto dell’ebook è molto più facile (ed è ovvio che quando cito un ebook non posso indicare il numero di pagina)

e i DVD, perché va bene leggere per capire di più, ma prima di tutto il pattinaggio va guardato:

Non ho fatto le foto e lo screenshot per vantarmi di quello che ho comprato, ciò che ho fotografato è la semplice testimonianza di un interesse che dura dal 1989, perciò non è che mi sono svegliata da un giorno all’altro per parlare di uno sport di cui non so nulla, anche se è vero che non l’ho mai praticato. No, lo sport lo seguo, e per il pattinaggio ho speso anche un bel po’ di soldi, soldi che non ho quasi mai rimpianto (per esempio, i 10,00 € spesi per acquistare il programma ufficiale dell’ultima finale di Grand Prix sono stati soldi buttati via, i 60,00 € che ho speso per comprare i due peluche di Winnie the Pooh che ho lanciato sul ghiaccio il giovedì e il sabato no).

Alcuni dei libri che ho usato per questi post li ho riletti subito prima di mettermi a scrivere, non tutti perché altrimenti non so quando avrei iniziato a scrivere, perciò in queste pagine potrebbero essere citati altri episodi che non ricordo e che non sono riuscita a rintracciare basandomi sul ricordo delle vecchie letture. Pazienza, anche se non è completo, anche così questo mi sembra un elenco piuttosto lungo.

Doverose premesse sugli autori: Bianchetti Garbato ha perso una battaglia politica con Ottavio Cinquanta ed è probabile che alcuni suoi commenti non siano del tutto imparziali ma siano legati a questioni personali. Però la maggior parte dei discorsi politici all’interno della federazione sono poco rilevanti per quel che voglio dire in quest’occasione e quindi li tralascio (ma potrei tornare in futuro su alcuni punti), quello che conta per me è ciò che dice sui giudici e sulle gare, e direi che lei è una persona molto informata e attendibile. Ci sono anche errori, dovuti probabilmente a ricordi che nel tempo sono diventati imprecisi, come quando scrive, parlando del programma corto del campionato del mondo del 1991, che Midori Ito “aveva atterrato il secondo salto della combinazione fuori dalla pista” (pag. 242). No, la caduta di Ito la ricordo anch’io, credo che tutto coloro che l’hanno vista in diretta per un attimo siano rimasti di sasso, ma se andiamo a rivedere il video Midori è finita contro la parte inferiore della balaustra atterrando all’interno della pista, e solo dopo che il suo pattino ha toccato il ghiaccio è caduta fuori.

Però, al di là di possibili imprecisioni nei dettagli, il quadro da lei tracciato è inquietante. Hines ha scritto e pubblicato il suo libro in collaborazione con il World Figure Skating Museum and Hall of Fame, perciò ha la tendenza a presentare l’ISU nel miglior modo possibile. Non può negare determinati scandali, ma tende a circoscrivere i problemi nel passato, come se tutto fosse stato risolto:

The challenge of providing competent and fair judging has plagued the ISU throughout its history. The difficulty of obtaining objectivity in a subjectivity judged sport has persisted since the earliest skating competitions and continues to the present. Coupled with the inherent problems of subjective judging have been efforts to prearrange results. (pag. 176)

Hines dedica quindi un paio di pagine a giudici, scandali e controversie, ma scrive che contro i problemi

The ISU has historically taken its obbligations seriously (pag. 177),

e io mi domando: quando? Quando a occuparsi del problema c’era Bianchetti Garbato? In quel momento certamente, e ora?

Milton è canadese, è possibile che nei suoi commenti ci sia un po’ di bias a favore dei pattinatori canadesi. Prendiamo tutti i libri con un minimo di distacco, ma il quadro che emerge è impressionante, e non depone bene a favore dell’ISU. Già che ci sono, visto che non mi sento immune da bias – provate a leggere Pensieri lenti e veloci di Daniel Kahneman se volete capire un po’ meglio come funziona il bias, di qualsiasi tipo – di tanto in tanto, quanto il tifo è stato forte e non semplice simpatia, vi indicherò per chi ho tifato, in modo che possiate decidere consapevolmente quanto peso dare a quello che scrivo.

Va bene, andiamo avanti con un commento generale. Può darsi che sia un po’ datato, ma può darsi di no, io stessa capisco abbastanza bene un testo scritto in inglese, ma fatico molto a capire quelle stesse parole se le devo ascoltare, perché ho studiato la lingua da autodidatta, su una grammatica, con il preciso scopo di imparare a leggere perché volevo leggere libri che non erano mai stati tradotti in italiano, e la pronuncia è una cosa che mi manca completamente. Capisco molto meglio il francese parlato, anche se sullo scritto ormai sono più abituata all’inglese. La lingua ufficiale dell’ISU è l’inglese, e McKnight scrive che

per la stragrande maggioranza delle cinquanta e più federazioni nazionali per le quali la prima lingua è un’altra, gran parte delle questioni trattate a un Congresso è molto difficile, se non impossibile, da seguire e da comprendere. E’ frequente vedere delegati che non capiscono assolutamente che cosa stanno votando e qualche volta addirittura votare contro i loro stessi dichiarati interessi. (Bianchetti Garbato, pp. 7-8)

Andiamo bene… E il fatto che siano in molti ad avere serie difficoltà con la lingua viene citato pure da Beverley Smith a pagina 88 del suo libro. Adesso vediamo un altro paio di problemi:

Jacques Favart sollevò anche il problema dei giudici e del modo di giudicare. Nel suo rapporto espresse preoccupazione per la tendenza dei giudici a cercare di “stare in linea” con i loro colleghi nella giuria, tenendo più in considerazione la reputazione degli atleti che la qualità delle loro prestazioni in gara. (Bianchetti Garbato, pag. 33)

Il problema c’è anche adesso: a parità di prestazione per un atleta che sta emergendo è più difficile ottenere voti alti, rispetto a un atleta già affermato, perché i giudici tendono a lasciarsi influenzare, anche inconsciamente, dal prestigio, e se l’atleta proviene da una nazione che nel pattinaggio ha una tradizione scarsa l’atleta emergente fatica ancora di più. Un maggior uso della tecnologia consentirebbe di ridurre gli errori di valutazione dei giudici. Bianchetti Garbato prosegue spiegando che Favart

sottolineava inoltre il fatto che i punteggi assegnati nel pattinaggio libero erano spesso fortemente influenzati dai risultati nelle figure obbligatorie. In altre parole, i pattinatori che eccellevano nelle figure obbligatorie ricevevano punteggi ingiustificati rispetto al contenuto tecnico o all’esecuzione del programma libero. (Bianchetti Garbato, pag. 33)

Questo modo errato di valutare si è evoluto nel tempo, con una fase di gara che ha influenzato i voti dell’altra. Una volta la cosa più importante erano le figure obbligatorie, e chi era bravo nelle figure riceveva voti gonfiati nel libero. Ripeto, anche inconsapevolmente, però accadeva. Quando è diventato più importante il libero, alcuni pattinatori bravissimi nel libero hanno visto gonfiati i loro punteggi nelle figure. E ora, chi esegue tanti quadrupli e sta in piedi, spesso si vede gonfiare i components (e pure i GOE). Bianchetti Garbato non ama – o non amava nel momento in cui ha scritto il suo libro, non so se poi abbia cambiato idea – l’attuale sistema di giudizio, e lo dice chiaramente. Non entro nel merito di questi commenti, ma c’è un’altra cosa che scrive, e se lei la fa parlando del vecchio sistema per giudicare, il 6.0, vale ancora adesso:

Per stabilire il vincitore sarebbe indubbiamente più facile limitarsi a contare il numero e il tipo di elementi eseguiti. Ma questo non è giudicare. Giudicare significa molto di più. Significa sentire e capire la musica, significa apprezzare i movimenti innovativi, le nuove coreografie, i nuovi stili: significa saper percepire il messaggio che l’atleta vuole trasmettere con il suo movimento sul ghiaccio. (Bianchetti Garbato, pag. 44)

Il numero e il tipo di elementi, di fatto, sono l’attuale Valore Base. Il pannello tecnico chiama gli elementi, e per il momento lascio stare gli eventuali errori. Il GOE non entra in questo discorso, in quel che Bianchetti Garbato scriveva all’epoca non lo ha considerato, ma il GOE può fare la differenza. Anche qui, tralascio altrimenti mi dilungherei troppo, sapendo che qualsiasi argomento che tralascio potrebbe diventare l’argomento principale di un futuro post. Quello che per Bianchetti Garbato è giudicare è quanto rientra nell’ambito dei components, e troppo spesso i giudici non sanno più giudicare e assegnano voti nei components in modo approssimativo, basandosi sulla reputazione dell’atleta o sul numero di salti quadrupli che ha completato. Se una volta il giudizio per la parte artistica (o presentazione, da un certo momento in poi pur restando nel codice di punteggi 6.0 è stato cambiato il nome al secondo punteggio, come se cambiare il nome potesse cambiare il modo in cui i voti venivano assegnati) era molto soggettivo, ora questo è vero per i components, soprattutto in voci quali Performance o Interpretation of Music, e visto che

a judge could almost always successfully offer a defense, which could be essentially reduced to, “I liked that one better.” (Milton, Figure Skating’s…, pagg. 64)

diventa difficile dimostrare che un giudice è stato disonesto. Milton prosegue spiegando che

There were many reasons for bad judging, including individual incompetence, but usually it fell under some form of national bias. The practice of countries appointing judges for international competitions made the judges beholden as much to their national associations as to the ISU, for which they were allegedly working during a competition. There have been repeated calls for ISU to employ the judges indipendently. But, so far, it has been deemed too expensive and, more so, deeply offensive to the national associations which pay for the recruitment and training of judges. (Figure Skating’s…, pag. 64)

Mai far offendere una federazione dicendole che un giudice è sgradito perché bara sui voti, meglio tenerci giudici disonesti, tanto al massimo chi ci rimane male sono gli atleti che vengono danneggiati, e loro non contano. Del problema si è occupato anche Ray Fishman nell’articolo Is Figure Skating Fixed? (https://slate.com/culture/2010/02/have-efforts-to-keep-olympic-figure-skating-judges-honest-only-made-them-more-crooked.html) pubblicato su Slate l’11 febbraio 2010. Confrontando il modo di giudicare le gare di pattinaggio artistico e salto con gli sci, dove i giudici sono designati dalla federazione internazionale, Fishman è arrivato a una conclusione sconfortante:

“To be a skating judge, you need a sense of nationalism; for skiing, a sense of integrity”.

Domani inizierò con i singoli episodi, partendo dalle prime competizioni ufficiali di pattinaggio.

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Edit: dopo aver scritto questo post ho scritto tantissime altre cose e ho letto numerosi altri libri. In qualche caso ho integrato i vecchi posti, in altri no. Questi sono i libri che ho letto e commentato in questo periodo:

Christine Brennan, Inside Edge

Jon Jackson, On Edge introduzione, 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7

Joy Goodwin, The Second Mark 1, 2, 3, 4

Sarah Abitbol, Un si long silence 1, 2, 3

Joan Ryan, Little Girls in Pretty Boxes 1, 2

Push Dick’s Button 1, 2, 3

Alexei Mishin, the Secrets of the Ice

I post sono legati ai singoli libri, non sono dedicati solo agli scandali e contengono anche mie considerazioni personali, ma penso possano aiutare ad avere un quadro della situazione più completo. Ho anche scritto un post in cui aggiungo qualche altra considerazione sul perché fatico a fidarmi dei giudici. Con questo non sto dicendo che i giudici hanno sempre torto, solo che prima di fidarmi spesso preferisco controllare ciò che hanno detto (o i voti che hanno assegnato).

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2 Responses to Di giudici, giurie e giudizi equi. Introduzione

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