Ancora su Second Mark di Joy Goodwin

Ho già scritto in un paio di occasioni del libro di Joy Goodwin The Second Mark. Il libro è dedicato allo scandalo dei Giochi olimpici del 2002, qualcosa di cui bene o male hanno sentito parlare tutti coloro che seguono il pattinaggio. Marie Reine Le Gougne ha confessato di aver falsificato il risultato, a Jamie Salé e David Pelletier è stato assegnato un secondo oro, fatto senza precedenti nel pattinaggio, e l’episodio è stato ufficialmente chiuso lì. Fine del problema? Quello che sappiamo tutti è che è cambiato il modo in cui vengono giudicate le gare, purtroppo non sono cambiati i giudici, e alcuni dovrebbero davvero essere mandati in pensione, né il fatto che dietro le gare ci siano un bel po’ di interessi che hanno poco a che vedere con la qualità di quanto fatto in pista dai pattinatori.

Con Goodwin mi allontano un po’ da Le Gougne per allargare lo sguardo sul pattinaggio, con considerazioni che magari sono legate a una singola gara ma che hanno rilevanza anche ora. La prima riguarda ancora cosa ha fatto la differenza fra Berezhnaya/Sikharulidze e Salé/Pelletier. con la considerazione che a livello tecnico le due coppie erano molto simili, il che significa che il risultato

came down to the second mark, and the second mark is about culture. (pag. 251)

Ora non c’è più il punteggio per l’interpretazione artistica, o comunque la vogliamo chiamare (negli anni sono stati usati diversi nomi), però abbiamo i components, e anche se l’ISU elenca specifici criteri da valutare, l’uso dei fili, la morbidezza delle ginocchia, la verietà e via dicendo, di fatto le valutazioni sono approssimative e andiamo a finire sempre lì, nella cultura. E nel pattinaggio artistico la cultura dominante è quella occidentale.

Un pattinatore asiatico che pattina su una musica occidentale è normale. Il libero con cui Midori Ito ha vinto il Campionato del mondo nel 1989 era su musiche del pianista canadese Frank Mills. Quando ha vinto l’argento olimpico, nel 1992, Ito ha usato un tango per il programma corto e un brano di Rachmaninoff per il libero. Se andiamo a vedere le musiche usate da Mao Asada troviamo Chopin, Cajkovski, Rossini, Bizet, Debussy, Liszt, Gershwin… i nomi sono parecchi, nessuno giapponese. Il programma corto di Miki Ando nella stagione 2005-2006 era su un brano di Ryuichi Sakamoto, ma per il resto ancora Chopin, Stravinsky, Ennio Morricone, Mendelsshon e un bel po’ di altri nomi che con l’Asia non c’entrano nulla. Se mi sposto sugli uomini la situazione cambia poco, Daisuke Takahashi ha interpretato Nino Rota, Astor Piazzolla, Beethoven, i Beatles… vero, nella stagione 2013-2014 il suo programma corto era firmato da Mamoru Samuragochi, ma anche nel suo caso è stato un’eccezione, e di nuovo nel programma corto, che assegna meno punti. I programmi che ha presentato alle ultime due edizioni del campionato nazionale nell’individuale non contano, in quel momento era un ex pattinatore. Non discuto la voglia di tornare sul ghiaccio, fino a quando si diverte a farlo è giusto che lo faccia, ma certo sapeva che non sarebbe andato a fare gare internazionali, quindi non erano programmi che avrebbe portato all’estero per rappresentare il suo paese. Se cambiamo nazione, solo nella stagione 2010-2011, dopo aver vinto l’oro olimpico, Yuna Kim ha deciso di pattinare un libero su musiche coreane. Prima no, era un rischio, infatti a Vancouver è andata con le musiche della colonna sonora di James Bond e di Gerswin, e dopo è tornata a cose più usuali nel pattinaggio. E Shen/Zhao hanno iniziato con musiche cinesi, ma per vincere sono passati a musiche occidentali. Sì, sono anche cresciuti tecnicamente e artisticamente, ma hanno capito che la crescita, da sola, non sarebbe stata sufficiente, e si sono adattati a una realtà in cui a dominare sono le musiche occidentali. Non di una sola nazione, non devono per forza essere tedesche, o austriache, o americane, vanno benissimo anche musiche argentine, italiane, russe… le nazioni fra cui scegliere sono tante. Un occidentale che pattina su una musica asiatica è esotico e affascinante, anche innovativo, un asiatico che pattina su una musica asiatica è incomprensibile, e i components ne risentono. Ma se questa è una nota a margine, la richiesta che i giudici siano capaci di ampliare i loro orizzonti, il libro di Goodwin racconta una situazione preoccupante nella sua normalità.

A Salt Lake City Le Gougne non era certo l’unico giudice. Il referee era Ronald Pfenning, che in seguito sarebbe stato squalificato dall’ISU perché voleva delle riforme volte ad avere giudizi più chiari. La motivazione ufficiale è che ha provato a fondare un’associazione concorrente all’ISU, ma questo è successo solo dopo che i suoi tentativi di riforma interna sono falliti e nonostante il fatto che l’associazione non sia mai uscita dallo stadio di conversazioni fra alcuni addetti ai lavori. L’assistant referee era Alexander Lakernik, che ora è vicepresidente dell’ISU e che, come prima mossa quando qualche mese dopo Salt Lake City è diventato presidente della Commissione tecnica dell’ISU (il ruolo ricoperto ora da Fabio Bianchetti) ha richiesto un’ammonizione per Pfenning, che non rispettava le regole dell’ISU. Quali regole? Quelle che gli dicevano di piantarla di chiedere giustizia. Sì, nere su bianco non erano proprio così, ma il concetto era questo. E poi nove giudici, fra cui uno canadese che, non sorprendentemente, ha assegnato il primo posto a Salé/Pelletier.

Benoît Lavoie may be Canada’s judge, but to Jamie Salé and David Pelletier, he’s also a trusted adviser and a good friend. (pagg. 252-253)

Tralascio un paio di episodi e noto che

It was Lavoie who suggested to the Canadian federation that Salé and Pelletier deserved a shot at going to Grand Prix competitions in their first year as a pair. […]

Three years later, after Lavoie got the call from the Canadian federation to judge the Olympics pairs, he told Salé and Pelletier, “If you want someone other than me, I understand.” But they didn’t want anyone else. (pag. 253)

Davvero? Davvero la federazione può chiedere ai pattinatori quale giudice preferiscono avere? Forse sarebbe davvero ora che i giudici venissero scelti dall’ISU, e non dalle singole federazioni nazionali, e dal CIO per i giochi olimpici. Qualche tempo fa una persona che mi ha dimostrato di conoscere molto bene il pattinaggio – non ho idea di chi sia, ma i suoi commenti sono sempre molto graditi – sotto uno dei miei post ha scritto questo:

One issue with the draws is that the way they are organised they favour Feds with countries in the event. For instance, the Olympic draw is first done among Federations who qualified spots at 2021 Worlds. So for example for Men, they will pick 13 countries for the judging panel. So they will draw 13 out of 18 (I think).
In an ideal world, there wouldn’t be nationally biased judges. However, when they exit, the system is designed (especially for Olympics and GPs) to have more chances to have them in the panel.

La cosa non mi sembra né logica né confortante. Sulla logica faccio un esempio con l’Italia. In campo maschile per Pechino abbiamo due posti, conquistati da Matteo Rizzo e Daniel Grassl. Forse ci sarà un giudice italiano nella gara maschile dei Giochi olimpici, ma questo è ancora da vedere. Lara Naki Gutmann però non è riuscita a qualificarsi per il libero, perciò al momento l’Italia non sa se potrà avere una pattinatrice, lo scopriremo al Nebelhorn Trophy. Quindi niente giudice italiano. Ora, com’è possibile che un giudice qualificato per giudicare la gara maschile non lo è per giudicare la gara femminile? Quanto al confortante, riprendo un passaggio da Crepe nel giaccio di Sonia Bianchetti Garbato. Lei si riferisce a gare di molti anni fa, ma credo che le sue parole siano valide anche ora. Lei parla di nazioni partecipanti alla gara, all’epoca le nazioni più forti praticamente si conquistavano in pista il diritto di avere un giudice, secondo me dovremmo guardare quali giudici, indipendentemente dalla loro nazionalità, sono abilitati a giudicare una gara di un determinato livello:

con un’estrazione libera fra tutte le nazioni partecipanti avremmo avuto giurie più imparziali. Le federazioni forti asserivano invece che soltanto le nazioni nelle quali il livello del pattinaggio era elevato potevano garantire giudici competenti.

Questa teoria però era smentita dai fatti: in tutte le nazioni vi erano giudici buoni e giudici meno buoni ma, dai risultati delle gare, appariva evidente che i giudici delle nazioni senza atleti di punta in lizza per le medaglie erano più corretti e non subivano pressioni da parte delle loro federazioni, problema questo, tuttora, fra i più delicati del nostro sistema di giudizio! (pagg. 40-41)

Quindi, far designare i giudici dall’ISU (o dal CIO) senza nessuna predilezione per le nazioni che hanno atleti in gara, sospendere, o magari anche squalificare, quelli che sono chiaramente di parte, e sospendere l’intera federazione se i giudici di parte sono troppi pare brutto? E vietare ai prossimi giochi olimpici la presenza di qualsiasi giudice di una nazione i cui giudici hanno chiaramente dato voti assurdi in questa.

Torniamo a Goodwin e a Lavoie.

And this kind of special relationship is common in the judges’ world. The Canadian federation encourages Lavoie to monitor Salé and Pelletier’s progress, to drop in on their practices and give them his advice before they put a new program out in front of International judges. Communication between judges and their skaters is taken for granted. […]

Lavoie’s relationship to his pair is far from unique. The Chinese judge mentors Shen ad Zhao, and the Russian judge monitors Berezhnaya and Sikharulidze; moreover, the Ukrainian judge really lives in Moscow and could be assumed to favor the Russians, and so on and so on. If one interrogates the various connections of the judges on the panel for even ten minute it becomes clear that all the judges—East or West, honest or crooked—have their favorites. (pagg. 253-254).

Goodwin scrive che anche chi è onesto ha i suoi favoriti. È normale, è umano… e quando si tratta di giudicare le gare è un disastro. Per questo l’ISU dovrebbe implementare il più possibile le tecnologie, in modo da ridurre al massimo l’arbitrarietà di giudizio. Se l’uso di tre telecamere può aiutare a capire se il filo di un flip o di un Lutz è corretto, allora vanno usate tre telecamere e non una. Se l’uso del rallentatore può aiutare a vedere la prerotazione, allora va usato il rallentatore. Se telecamere dalla definizione migliore, o un controllo delle tracce lasciate dal pattino sul ghiaccio, possono aiutarea capire se un salto è sottoruotato oppure no, allora questi strumenti vanno usati, altrimenti la gara è una farsa. Idem per le posizioni basse delle trottole. Idem per tutto. Dove può essere usata una tecnologia obiettiva, va usata una tecnologia obiettiva. Nella scherma si usano i sensori per capire se il colpo è andato a segno in una zona valida o no. Nel tennis si usa l’Hawk-Eye per capire se un colpo è dentro o fuori. Forse è il caso che anche il pattinaggio inizi a usare sul serio la tecnologia.

Tanto per cambiare ho scritto tanto, troppo, e il capitolo è ancora lungo. Andrò avanti un’altra volta.

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6 Responses to Ancora su Second Mark di Joy Goodwin

  1. AP says:

    ISU parte proprio dal presupposto contrario nella composizione dei pannelli dei giudici. Nelle Regulations dicono esplicitamente:

    “ISU Members organizing International Competitions must do their utmost, in composing the panels of Judges, to secure representation on the panels of Judges from as many participating ISU Members as possible. However, no ISU Member can have the majority of the Judges on any panel”

    Questo porta ad un sistema che varia leggermente a seconda del tipo di competizione.

    Olimpiadi: sorteggio di 13 paesi tra quelli che hanno ottenuto il pass olimpico ai mondiali dell’anno precedente. Se questi non sono sufficienti, per completare il pannello si sorteggia tra i paesi che hanno ottenuto la qualificazione al Nebelhorn. Se non bastano, si continua sorteggiando tra i paesi non qualificati ma con atleti ai mondiali dell’anno precedente all’Olimpiade.

    In pratica pensando a Pechino, vuol dire che i paesi del pannello per la Danza lo si sa già. A Stoccolma esattamente 13 paesi hanno ottenuto il pass olimpico: Russia, USA, Canada, Italia, Gran Bretagna, Spagna, Polonia, Cina, Lituania, Francia, Germania, Giappone, Ucraina.
    Per le coppie, sono meno di 13 (Russia, Cina, Canada, Italia, USA, Giappone, Austria, Germania, Ungheria, Repubblica Ceca). Quindi, i paesi che si qualificheranno al Nebelhorn otterranno il giudice. Se la Cina ottiene il terzo spot al Nebelhorn, il 13esimo paese lo pescano aprendo ai non qualificati.

    Per le Olimpiadi non c’è la regola che un giudice può giudicare solo una disciplina. Quindi se la Georgia è pescata per più di un pannello, Salomé può giudicare 2-3 gare…

    Mondiali: pescano 13 paesi tra quelli con un pattinatore nell’edizione dell’anno precedente.
    Per i mondiali (ed Europei e 4 Continenti) un giudice può giudicare solo una disciplina per edizione. Quindi, niente Saloméx4.

    Europei: idem come per i mondiali ma considerando solo i paesi europei. Se l’anno precedente c’erano meno di 13 paesi in gara (questo succede spesso per le coppie), quelli con un pattinatore l’anno precedente ottengono il giudice e si apre il sorteggio a tutti gli altri paesi europei per completare il pannello.

    4 Continenti: il panello è di solo 9 person perchè non fanno la rotazione tra programma corto e libero, ma la logica è la stessa ma privilegiando paesi non europei. Quindi 1) paesi con pattinatore l’anno precedente. 2) se non sono sufficienti, altri paesi non europei 3) se ancora non basta (e per la Danza è il caso perchè ci sono meno di 9 paesi non europei con un giudice ISU di danza) si pesca tra i paesi europei che hanno dato disponibilità.

    Grand Prix: ai paesi con pattinatore invitato alla tappa viene chiesto di nominare un giudice. Se questi non bastano (anche considerando che nel GP è comune giudicare almeno 2 eventi dato che il numero di pattinatori è ridotto e le gare sono corte), il comitato organizzatore può invitare i giudici che preferisce.
    L’usanza pattinatore invitato=giudice può avere ripercussioni anche sulle assegnazioni dei pattinatori di seconda/terza fascia ai vari GP. Se Rostelecom decide di invitare Kvitelashvili, ottiene anche Salomé o l’altra (quella che prima era bielorussa, dato che nei GP possono giudicare anche i giudici con solo la qualifica “international”)

    Altre competizioni internazionali: non c’è una regola se non quella che il comitato organizzatore deve fare il possibile per farsi che i paesi con atleti iscritti abbiano un giudice. L’usanza è che al momento dell’iscrizione, i paesi che iscrivano pattinatori mandano anche il nome di un giudice al comitato organizzatore.

    ISU nomina direttamente solo referee e technical panels per Olimpiadi, Campionati ISU, GP. La federazione che organizza può proporre due nomi di referee, technical controller o technical specialist per Singolo/Coppie e 1 per la danza all’ISU. ISU non è obbligato ad accettarli ma la consuetudine è che lo fa. Vediamo l’anno prossimo per Pechino cosa faranno perchè la Cina proporrà probabilmente uno dei giudici sospesi nel 2018 come technical controller (per il semplice fatto che hanno solo 2 nomi con la qualifica ISU in quelle categorie e uno dei 2 è Feng. E quindi dovranno per forza proporre quelli se vogliono proporre qualcuno).
    Nei Challanger il comitato organizzatore propone all’ISU i membri del TP da nominare. ISU decide in base alle proposte ricevute.

    Questo genera un sistema in cui

    – piccoli paesi senza pattinatori di primo piano hanno meno probabilità di giudicare gare importanti anche se hanno il giudice ISU più bravo del mondo.
    Tranne per i paesi non europei perchè è più facile essere selezionati per i 4 Continenti. Quindi, il giudice ISU del Sud Africa e le due giudicesse neozelandesi hanno fatto più campionati ISU di molti altri.

    – i giudici di questi paesi hanno meno opportunità di fare esperienza ad ogni livello, perchè hanno pochi pattinatori anche nelle gare internazionali di secondo livello

    – quando una di queste nazioni, che magari hanno anche meno giudici (dato che hanno tradizionalmente pochi pattinatori e quindi meno occasioni di nominare giudici), produce un pattinatore di medio/alto livello…cominiciano ad essere sovra-rappresentati. E’ il caso della Salomé. Ma anche della giudice uzbeca quando c’era Misha Ge in attività o del kazako per la Tursynbaeva. Avevano almeno 2 GP a stagione + eventualmente 1-2 ISU Championships a seconda del sorteggio.
    Oltretutto a volte arrivano a gare abbastanza importanti (come i Gran Prix) con poca esperienza dato che nei GP basta il grado di international. Ricordo un giudice belga che ha fatto l’esame per international a luglio e in autunno ha debuttato come prima gara internazionale direttamente in un GP perchè Loena era stata assegnata lì e il Belgio poteva mandare un giudice (e ne aveva solo 2 tra cui scegliere).

    • Martina Frammartino
      Martina Frammartino says:

      Grazie per le informazioni. Più conosco le regole dell’ISU e meno mi piacciono.
      Non sentirò la mancanza di Delfa e Olozagarre nelle gare maschili, ma pensare che ogni volta che gareggia Kvitelashvili può comportare la presenza di Chigogidze mi infastidisce parecchio. Se io, che ho iniziato a guardare i protocolli da meno di un anno, mi sono accora di quanto siano di parte i suoi voti, o chi dovrebbe fare questi controlli è un incompetente, o non gli importa nulla della correttezza delle gare. Indipendentemente da quale sia la verità, una disciplina giudicata in questo modo non è una disciplina seria, e non dovrebbe far parte dei Giochi olimpici. E lo scrivo anche se amo il pattinaggio artistico dal 1989 e ai Giochi olimpici invernali raramente ho guardato competizioni in qualsiasi altro sport (l’unica eccezione è qualche gara di sci alpino molti anni fa).
      Fra gli uomini Guskov ha fatto danni fino a quando ha gareggiato il povero Denis Ten. I protocolli delle gare femminili li ho guardati meno perché non ho il tempo per fare tutti i controlli che vorrei, quindi non ho fatto caso ai voti assegnati a Tursynbaeva, ma suppongo che anche su quei voti ci sarebbe parecchio da scrivere. Non ricordo il nome dell’uzbeka, ma in effetti in un Four Continents Championship ho notato il suo sostegno a Ge. E chissà quanti altri voti strani ho visto ma non mi ci sono soffermata per mancanza di tempo.
      Con regole come quelle che hai spiegato, per la gara maschile so già chi sarà il giudice italiano per la gara maschile, e so anche chi sarà il migliore secondo lui. Meglio deciderlo in anticipo, in modo da non trovarsi pieni di dubbi e avere la tentazione di guardarsi un po’ intorno. Tanto se si assegnano i voti più alti a chi è ritenuto il migliore non c’è pericolo di sbagliare, giusto? Come essere dispiaciuti per la presenza di due pattinatori italiani nella gara, e per uno dei due tifo da quattro anni…
      Purtroppo ho visto troppe persone che non gradiscono i discorsi sui giudici perché guardare davvero come vengono assegnati i voti richiede di conoscere il regolamento e di guardare le gare con attenzione, e perché se vince il pattinatore per cui tifano allora ogni discorso sui voti assurdi viene bollato come lamentele di fan che non sanno perdere. In una situazione così, con i fan che bisticciano fra loro e la gran parte della stampa che non dice nulla, per l’ISU è semplice far finta di nulla. Invece sarebbe importante migliorare le tecnologie, perché sono l’unica cosa imparziale, ridurre il potere discrezionale dei giudici, e agire sul serio contro quei giudici, e quelle federazioni, che sono convinti di poter fare quello che vogliono.

      • AP says:

        Sarebbe interessante sapere quali giudici hanno ricevuto un assessment. La retrocessione la fanno solo dopo 4 assessment negativi nel periodo di 3 anni….quindi, devono proprio impegnarsi per raggiungere il “livello 4”!

        Chi pensi che ITA mandi per la gara maschile (se viene sorteggiata)?
        Avranno sicuramente giudice per coppie e danza.
        Un po’ dipende se vogliono dare l’esperienza olimpica a qualche giudice nuovo

        Bianchetti Fabio, Mr. (i membri del Technical Committee possono fare da referee o da technical controller ma non da giudici)
        Locatelli Raffaella, Ms. (ha fatto il TC a Pyeongchang)
        Morandi Gloria, Ms. (ha fatto da giudice a Torino 2006)
        Orlandini Massimo, Mr. (ha fatto da giudice a Sochi)
        Pizzocari Paolo, Mr. (ha fatto il TC a Sochi)
        Brambati Claudia, Ms. (mai fatto da giudice alle Olimpiadi. Spesso giudica le coppie. Penso che potrebbe essere la proposta per la gara olimpica delle coppie)
        Buttarelli Marco, Mr. (mai fatto da giudice alle Olimpiadi)
        Cavelli Daniela, Ms. (ha fatto da giudice a Vancouver 2010)
        Morandi Tiziana, Ms. (mai fatto da giudice alle Olimpiadi)
        Toigo Walter, Mr. (ha fatto da giudice a Pyeongchang)

        Per la danza penso che la Cesaro sia in pole position. Nonostante sia l’unica per ISU abbia tentato un procedimento per national bias…..perdendolo pure perchè, tra le altre cose, hanno fatto il reclamo oltre la deadline da loro decisa per una delle due gare che contestavano…

        • Martina Frammartino
          Martina Frammartino says:

          Dopo aver letto la dichiarazione di Bianchetti sulla tecnica di flip e Lutz mi piacerebbe vederlo fuori dal comitato tecnico. E durante la sua spiegazione sul perché è stata tolta la richiesta di passo prima del salto da solo nel programma tecnico ero imbarazzata per lui. Il pannello tecnico però l’ho guardato molto meno, il fatto che le decisioni siano prese con una maggioranza di due voti fra tre persone impedisce di dire con certezza come abbia votato ciascuno di loro, anche se sul modo di decidere di qualche persona mi sono venuti parecchi dubbi.
          Non sapevo né quanto fosse difficile degradare un giudice né della vicenda della Cesaro. Avendo iniziato a fare questi controlli da poco sicuramente le cose che non so sono molte più di quelle che so. In più i giudici della danza li guardo meno, non perché non ci siano voti assurdi, ma perché fatico di più a capire il livello di ciò che vedo. Posso scrivere che un voto è troppo alto (o troppo basso) per quello che è stato fatto in pista solo se ne sono sicura, altrimenti le mie sono solo parole inutili. E quindi, se facendo qualche somma vedo voti strani va bene, ma con un’analisi tecnica non mi azzardo.
          Per me fra gli uomini ci sarà Toigo, Il fatto che sia andato al World Team Trophy, una delle uniche due gare internazionali importanti della stagione, indica che è considerato uno dei giudici italiani più importanti, e ho sentito una voce sulla sua situazione sentimentale che non mi entusiasma. Non per la situazione sentimentale in sé, certe cose sono questioni private di cui non mi importa nulla, ma perché significa che lui continuerà a essere assegnato a gare importanti. Io non accetterei ai Giochi olimpici un giudice che è stato sospeso, indipendentemente dal motivo della sospensione, ma io non sono nell’ISU.

  2. Martina Frammartino
    Martina Frammartino says:

    Grazie, ho scaricato il documento, me lo leggerò con calma. Se il range continua a essere quello che avevo visto un paio di mesi fa in un vecchio documento ufficiale, per uscirne bisogna impegnarsi, perché l’ISU ha davvero lasciato tantissimo spazio ai giudici, che possono fare quasi quello che gli pare.
    Lo sguardo parziale sui voti l’ho notato anch’io, la cosa più clamorosa che ricordo è quando hanno guardato la gara maschile per sospendere Weiguang Chen e non hanno guardato Lorrie Parker che ha giudicato il programma libero di quella gara. Vero, Parker non ha assegnato voti assurdi come quelli di Chen, ma è comunque stata molto più di parte di Feng Huang, che ha giudicato le coppie di artistico, e Huang è stato sospeso. A me il fatto che i giudici cinesi vengano sospesi e quello statunitense no convince poco, ma sarò io che sono sospettosa.
    E anche in una gara di danza, mi pare un Challenger Series, ho notato voti strani, con due giudici che sembra si siano accordati per aiutarsi a vicenda. L’ISU ha sospeso solo uno dei due, e quello sospeso non era lo statunitense. Però non ricordo i dettagli, da qualche parte l’ho scritto ma per trovarlo dovrei rileggere parecchi testi.

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