Jon Jackson: On Edge/5. Salt Lake City

Nella mia infinita lista di cose da fare c’è anche finire di commentare On Edge di Jon Jackson. Rispetto agli altri libri gli sto dedicando tantissimo tempo perché quello che c’è in queste pagine merita attenzione. Jackson è un ex giudice, determinati comportamenti li ha visti dall’interno, e anche se non sempre è precisissimo, e se non sempre concordo con le sue opinioni, quello che scrive ci dice chiaramente che bisognerebbe fare un bel po’ di pulizia all’interno dell’ISU.

Lo scandalo di Salt Lake City lo conosciamo tutti, vediamo come ne parla Jackson nel nono capitolo del suo libro.

I Giochi olimpici sono la gara più importante per la maggior parte delle discipline, e nelle Olimpiadi invernali in moltissimi paesi le gare di pattinaggio artistico sono quelle che attirano maggiormente l’attenzione del pubblico. E ciò che accade in pista e fuori dalla pista viene amplificato proprio perché accade nel contesto olimpico. Jackson ricorda le lacrime di Tai Babilonia, campionessa del mondo in carica nelle coppie di artistico, quando lei e il suo partner hanno dovuto ritirarsi dai Giochi olimpici del 1980 a causa di un infortunio di Randy Gardner. Secondo Jackson,

the heartbreaking image was fixed forever in the minds of many Americans. (pag. 192)

In non so quanti punti ho visto citato lo sguardo lanciato da Barbara Fusar Poli a Maurizio Margaglio dopo la caduta al termine della Short Dance nei Giochi olimpici del 2006. Tutto quanto avviene alle Olimpiadi ha una risonanza maggiore, molto spesso le carriere vengono definite da quest’unica gara, e tutti meriterebbero di essere trattati equamente. Peccato che non sempre avvenga. Spesso i giudizi sono contestati, come esempio Jackson ricorda la vittoria di Oksana Baiul su Nancy Kerrigan nel 1994. All’epoca io di tecnica capivo poco e almeno in questo momento non ho il tempo per riguardare i programmi, so che tifavo per Baiul e che non ho mai apprezzato Kerrigan, troppo fredda per i mei gusti. Non che io avessi problemi con le pattinatrici americane, Kristi Yamaguchi è tutt’ora una delle mie pattinatrici preferite, e ho tifato anche per Tonya Harding, perciò tutta la vicenda della bastonata mi è piaciuta ancora meno, perché ora non riesco più a riguardare Harding. Va bene, Baiul vince il libero, con un programma meno valido a livello tecnico ma dal maggior impatto emotivo, per cinque preferenze a quattro, quanto basta per vincere la medaglia d’oro.

In the skating community, these incidents were discussed, even debated, but ultimately it was attributed to differences of opinion and differences in styles, not to corruption. (Pag. 193)

Entro certi limiti la soggettività di giudizio ci può stare, anche se il codice di punteggi approvato dopo lo scandalo del 2002 vorrebbe essere più imparziale. Il problema però non è tanto il sistema di giudizio usato, quando l’onestà di chi giudica. Dopo Salt Lake City tutti abbiamo parlato di due coppie, i russi Elena Berezhnaya/Anton Sikharulidze e i canadesi Jamie Salé/David Pelletier, Jackson allarga il suo sguardo ai cinesi Xue Shen/Hongbo Zhao, vincitori del bronzo, e agli statunitensi Kyoko Ina/John Zimmerman, quinti classificati. Da notare che nelle posizioni fra la terza e la sesta, tutte le coppie hanno mantenuto la classifica che avevano dopo il programma corto (e se Marie-Reine Le Gougne non avesse fatto la sua confessione, tutte le prime sei coppie avrebbero mantenuto la loro posizione). Un risultato che sfida la legge di probabilità.

As an insider, I knew that the Chinese team would not be considered to win the gold, even though their technical skills and style were such that they should have been contenders. The possibility simply did not exist in the minds of the judges who ad already been preprogrammed at the sneaky-peak cocktail parties and back-room clambackes as to just who was in the running for what medals, and the Chinese would be lucky to mine brass. (Pag. 194)

A livello interpretativo forse al momento i cinesi non erano allo stesso livello della coppia russa e di quella canadese, ma ritenerli in anticipo al di fuori della lotta per l’oro, quando le capacità tecniche c’erano tutte e in una disciplina in cui il rischio di errori è sempre molto alto, è decisamente scorretto. I giudici dovrebbero giudicare quello che gli atleti eseguono al momento, non basarsi su idee preconcette, e se è vero che molte coppie non avevano speranza di medaglia perché non avevano le capacità tecniche, là dove effettivamente il risultato è incerto chi giudica dovrebbe approcciarsi alla gara cercando di capire chi è il migliore in quello specifico giorno. Anche se con quello che tutte le coppie hanno fatto in pista i cinesi non avrebbero comunque meritato l’oro o l’argento, l’atteggiamento dei giudici rimane sbagliato.

Jackson prosegue scrivendo che

The American team of the lovely Kyoko Ina and the hunky Alabaman John Zimmerman skated so well that, in a fair world, they would have ranked higher than fifth. Some have speculated that to get the Chinese judge to vote for the Russian over the Canadians, a promise was made to secure the bronze for the Chinese team. China had never medaled in Olympic Pairs figure skating.

It certainly appears that some type of promise was made and kept. The Chinese team did not skate anywhere near as well as the American team, yet they won the bronze. And in the same five-to-four split that gave Russia the gold over Canada, the lower-ranked Russian team would finish in an outrageous fourth place, leaving the Americans in their architectonic fifth place spot.

If a deal had been made to put the Russian first, the Chinese vote had been secured by a promise of the bronze medal. Given the way the team skated, this explanation seems likely. (Pag. 195)

Con il regolamento dell’epoca, se Ina/Zimmerman avessero eseguito il terzo libero, piazzandosi davanti ai cinesi, il bronzo sarebbe stato loro. Sto riguardando i punteggi (non i programmi, per farlo serve troppo tempo) per controllare le classifiche di ciascun giudice, e all’apparire del punteggio tecnico per Tatiana Totmianina/Maxim Marinin, che hanno pattinato dopo gli statunitensi Ina/Zimmerman, la commentatrice ha definito i voti “pretty generous“, spiegando poi che la loro performance non è stata al livello di ciò che la coppia aveva fatto negli allenamenti. La commentatrice si è dissociata (“I totally disagreed“) dalla classifica provvisoria, che vedeva i russi davanti agli statunitensi. Giudicare la gara e non gli allenamenti sembrava brutto?

Ho controllato solo le prime cinque coppie, segnando i voti assegnati da ciascun giudice e la classifica provvisoria man mano che appariva. Ina/Zimmerman erano stati i migliori nel momento in cui hanno pattinato, da qui quella sfilza di 1 a indicare la loro classifica, in seguito sono stati superati da quattro coppie. In basso ho indicato, per ciascun giudice, la classifica. I colori servono solo per aiutare a individuare facilmente ciascuna coppia. Ricordo che nel caso in cui la somma dei due punteggi, quello tecnico e quello per la presentazione, fosse stata uguale, nella classifica sarebbe stata considerata migliore la coppia con il punteggio più alto dal punto di vista tecnico nel programma corto, la coppia con il punteggio più alto nella presentazione nel programma libero. Questo significa che il giudice cinese, che ha assegnato lo stesso voto totale a russi e canadesi, ha piazzato i russi davanti ai canadesi.

Non è possibile provare che la coppia cinese sia stata aiutata da qualche specifico giudice, tutti hanno piazzato Shen/Zhao al terzo posto. Però è senza dubbio vero che il giudice cinese Yang Jiasheng sia stato uno dei cinque che hanno preferito Berezhnaya/Sikharulidze, insieme al giudice russo Marina Sanaya, al giudice francese Marie-Reine Le Gougne (e almeno in questi due casi sappiamo con certezza perché hanno votato come hanno votato), al giudice polacco Anna Sierocka e al giudice ucraino Vladislav Petukov, uno che molti anni più tardi, nel 2015, sarebbe stato sospeso, e di cui mi fido poco. A preferire i canadesi sono stati la statunitense Lucy Brennan, il canadese Benoit Lavoie, la tedesca Sissy Krick e il giapponese Hideo Sugita. Ricordo un altro paio di nomi, il referee era lo statunitense Ron Pfenning, il suo assistente il russo Alexander Lakernik, quel Lakernik che ora è ai vertici dell’ISU. Direi che dopo lo scandalo lui ha fatto carriera.

Nella lotta fra il quarto e il quinto posto quattro dei giudici che hanno preferito Berezhnaya/Sikharulidze, la russa, la francese, la polacca e l’ucraino hanno preferito Totmianina/Marinin a Ina/Zimmerman, l’unica differenza è che il cinese ha preferito gli statunitensi e il giapponese i russi. Può anche essere stato un caso, ma forse sarebbe stato il caso di indagare un po’ per scoprire se c’erano schieramenti precostituiti.

Torno a Jon Jackson.

It was all over. I felt a personal blow for my sport; the judging was dreadful, and the world knew it. My heart sank. I knew something was going to have to be done about this, but what? How do you change what judges have been doing for years? It’s not just fair that all these athletes work so hard to get to this point in their careers, only to have it all taken from them by a group of conniving judges. And why, at this point, did this surprise me? Why was I so shocked that a few judges had slipped over the edge of the slippery slope of subjectivity? (Pag. 195)

Jackson racconta di aver sperato, in un primo momento,

that the judging oversight was merely a matter of opinion, and not clouded by cold cash or blinded by barbiturates. (Pag. 196)

Che bello vedere qualcuno che parla di soldi. Noi ammiriamo ciò che i pattinatori fanno in pista, facciamo il tifo, ci facciamo coinvolgere a livello emotivo. Per i pattinatori è la loro vita. Per troppa gente è solo questione di soldi. Quanto ai barbiturates, ricordo che recentemente c’è stato il caso di un giudice, l’estone Nikolai Salnikov, sospeso perché era ubriaco. Forse i motivi per cui non possiamo fidarci ciecamente dei voti assegnati dai giudici possono essere tanti.

Jackson racconta che era nella hall dell’albergo quando una sconvolta Marie-Reine Le Gougne ha iniziato la sua confessione a Sally Stapleford.

“It was a deal with the Russian,” she screamed. I was blown away.

“Ice-dancing is ruining our sport!” she sobbed. “You have no idea! I must defend myself!” She continued: “You don’t understand! I had to do this! Gold for gold! This was my Dance team! You don’t understand the pressure!” over and over she repeated these rants. Sally, mindful of the rule against undignified positions and movements, saw fit to move this spectacle out of the public corridor. Britta Lindgren reappeared and joined Sally with Le Gougne at the end of the hallway. Marie-Reine later claimed that no confession had taken place. Rather, she said, Sally Stapleford attacked her and attempted to coerce her into admitting that Didier Gailhaguet pressured her to vote for the Russian. (Pag. 197)

Magari Jackson non ricorda le parole con precisione, anche se lui afferma che certe frasi Le Gougne le ha ripetute più volte e quindi era più facile che si fissassero nella sua memoria, ma la scena mi sembra abbastanza chiara. Ovviamente la confessione di Le Gougne inizia a essere conosciuta, prima in un gruppo ristretto di addetti ai lavori, e poi da tutto il mondo. Cosa fare?

I had completely understimated the culture of corruption and collusion so deeply embedded in the figure-skating world, which would collectively leap into action to cover up the entire judging offense. (Pag. 200)

In seguito l’ISU ha assicurato che non ci sarebbe più stato uno scandalo come questo, e ha mantenuto la parola. Nessun giudice ha più confessato nulla. L’ISU non ha detto nulla sul fatto di avere le gare giudicate in modo corretto, però. Per Ottavio Cinquanta, all’epoca presidente dell’ISU, la cosa più importante è sempre stata affossare lo scandalo, e su quest’aspetto è molto interessante anche quel che dice Sonia Bianchetti Garbato in Crepe nel ghiaccio. Ho già riportato alcune delle sue affermazioni in passato, per il resto vi invito a leggere il suo libro.

Marie-Reine had made a similar confession in the judges’ meeting, and then again to him [Ron Pfenning] privately after the meeting was over.

In our phone call, I asked him, “What do you think the ISU is going to do about all this?”

He responded, “I don’t know, but I will be recommending Le Gougne’s marks to be thrown out and the substitute judges’ marks put in her place. It’s the right and fair thing to do.” (Pagg. 200-201)

A leggere questi libri scopro aspetti del regolamento che non conoscevo. Non so se sia ancora possibile, ma evidentemente all’epoca era possibile, suppongo solo per gravi e provati motivi, prendere i voti del giudice sostituto e usarli per calcolare le classifiche al posto di uno dei giudici che avevano giudicato ufficialmente la gara. Il giudice sostituto nell’occasione era la ceca Jarmila Portova. Chissà quali differenze avremmo avuto se la sostituzione fosse stata fatta, non solo nelle medaglie. Peccato che non lo sapremo mai.

The rules were clear. The referee shall resolve all disputes regarding the event. The ISU would have no choice but to accept his decision. Ron was not so optimistic. “You don’t know the ISU”, he warned.

The next day, I found out all I really needed to know about the ISU. At a press conference that morning, ISU president Ottavio Cinquanta defended the previous night’s judging of the Pair event, and claimed that there were no scandal, that no judge had done anything wrong, and that the ISU would not review the decision. (Pag. 201)

A questo punto Jackson racconta di essersene andato dalla conferenza stampa sentendosi oltraggiato e di aver avuto una conversazione con Frank Carroll, all’epoca allenatore di Timothy Goebel.

He went on to explain to me what had happened to Linda Fratianne in the 1980 Olympics. According to Frank, she was robbed, plain and simple. He believed that Carlo Fassi, a respected coach world-wide, cut a deal with some judges to guarantee gold for Robin Cousins in the Men’s event, and Linda was short-ended. Frank had been very angry and bitter for some time, and then he just had to let it go. (Pag. 201)

Che Carroll abbia criticato il risultato lo avevo già letto, per sapere se aveva ragione servirebbe (al di là di un’eventuale confessione) qualcuno più competente di me, con a disposizione i regolamenti dell’epoca e immagini di tutte le fasi di gara. Mi sa che, come in tanti altri casi, rimarremo solo con sospetti impossibili di confermare o smentire. Nel dubbio, metto qui le due classifiche delle gare maschile e femminile del 1980, notando che in entrambe le gare un pattinatore della Germania dell’Est è salito su uno dei primi due gradini del podio.

Jackson prosegue narrando le conversazioni che ha avuto con diverse persone e le segnalazioni che lui e altri hanno fatto all’ISU e a Cinquanta, ma per i dettagli vi invito a leggere il libro di Jackson.

I arranged another meeting with Phyllis Howard and John LeFevre. I came armed with my book of ISU regulations and urged them to file a formal protest on behalf of Kyoko Ina and John Zimmerman, the American pair who, with the vote-blocking, had finished fifth. I walked them through the rules, demonstrating to them the basis for the protest. In essence, U.S. Figure skating would be filing for arbitration to force the ISU to follow its own rules, stand by the referee’s decision to drop all of the Marie-Reine’s marks, and use the marks of the substitute judge. (Pag. 203)

Ci rendiamo conto della gravità di queste parole? È necessaria la protesta formale di una federazione per obbligare l’ISU a rispettare le regole scritte dall’ISU? Una federazione di questo tipo ha urgente bisogno di una riforma interna. Peccato che gli Stati Uniti non abbiano mai fatto la protesta formale che avrebbe voluto Jackson. Questo perché Phyllis Howard

explained that there were “more important matters to attend to” than helping John and Kyoko. More important matters? Why did she think she was even there, if not to fight for fairness for her athletes? She wasn’t judging, she wasn’t cleaning the ice, she wasn’t doing anything but going to parties and ceremonies. She was just there on the tab of U.S. Figure Skating, and not doing her job. (Pag. 204)

Jackson spiega che di lì a breve, alle prossime elezioni, Howard intendeva candidarsi per una delle cariche direttive dell’ISU, e che per questo

she placed her own political ambitions over the interests of their athletes. (Pag. 205)

Io odio la politica, la rifuggo come la peste, e amo guardare il pattinaggio. Com’è che mi sono ritrovata a parlare di politica? Il futuro politico di Howard per Howard era più importante della correttezza sportiva, anche se il suo lavoro era proprio far sì che i suoi pattinatori non subissero ingiustizie.

Lo scandalo si è ingrandito, la stampa ne ha parlato, il Canada ha fatto ricorso, e l’ISU ha rischiato il processo alla Corte Arbitrale dello Sport. La situazione era ingarbugliata, togliere la medaglia ai russi non era semplice, Berezhnaya/Sikharulidze avevano solo pattinato, non erano parte dei maneggi, anche se poi Anton ha fatto l’offeso dicendo che è stata tutta una montatura canadese e che alla fine i canadesi hanno avuto il contentino. Le parole non sono state queste, i concetti espressi da lui sì, ma lasciamo stare. È stata la federazione canadese a togliere le castagne dal fuoco proponendo di assegnare l’oro a entrambe le coppie, e questo è ciò che è stato fatto. Ma se l’ISU ha accettato due vincitori – nell’intera storia del pattinaggio c’è un solo altro caso di pareggio, sempre nelle coppie di artistico ma in questo caso sulla medaglia d’argento, ai Giochi olimpici del 1964, per una squalifica legata al professionismo prima comminata e poi ritirata – non ha comunque rivisto l’intera classifica.

After disregarding the marks of Le Gougne for the Russians, the IOC awardes a second gold medal, yet allowed her marks to stand for every other skater in the event! This not only made absolutely no sense, it completely ignored the recommendations of the referee. In his remarks, Cinquanta was emphatic that there was “no evidence” of any Russian involvement. (Pag. 206)

Cosa voleva Cinquanta, che l’accordo fra francesi e russi per falsificare i voti fosse stato firmato in diretta televisiva? Comunque con la prova che un giudice ha imbrogliato, i suoi voti non sono stati buttati nel cestino della spazzatura ma hanno contribuito a formare il resto della classifica, compreso il quinto posto della coppia statunitense. Ina e Zimmerman si sono recati da Phyllis Howard per protestare.

Phyllis warned them that it was a politically dangerous thing to do, and if they pushed it, the Russian might not come to Skate America, damaging the event. Skate America, lithe the other five fall events in the ISU Grand Prix Circuit, relies heavily on attendance of the top International skaters to get good television ratings and to fill the stands. If the Russians were to boycott Skate America, U.S. Figure Skating stood to lose a great deal of money. (Pag. 207)

Ecco che torna fuori il discorso economico, in questo caso i soldi sono più importanti degli atleti. Se per la federazione statunitense i soldi sono più importanti dei loro stessi atleti, come si può comportare quando invece può fare soldi aiutando in modo non proprio regolare i propri atleti, anche se questo danneggia gli atleti stranieri? Non dimentichiamo che uno dei giudici statunitensi a PyeongChang, Lorrie Parker, oltre ad aver assegnato voti assurdi, è molto brava a convincere gli altri giudici a votare come vuole lei. E lei non è stato neppure il giudice statunitense dal bias peggiore, quel titolo lo ha vinto, anche se di poco, Sharon Rogers.

This entry was posted in libri, pattinaggio and tagged , . Bookmark the permalink.