Un recente articolo di Jack Gallagher per Japan Forward (no, non metto il link, non vale la pena leggerlo) si chiude con una citazione di un altro genio della tastiera, Philip Hersh. L’argomento sono i Giochi olimpici di Pechino.
“If Nathan skates two clean programs, Yuzu will need to be as good overall, with a bigger technical element score, as he was at the 2015 NHK Trophy and Grand Prix Final to win in Beijing,” Hersh said.
Hersh concluded his thoughts with a succinct statement.
“Should Yuzu win again, the GOAT (greatest of all time) question will be settled.”
Considerando che Yuzuru Hanyu è più completo di Nathan Chen (e di chiunque altro) in tutte le voci dei components, non avrebbe bisogno di un punteggio tecnico più alto rispetto agli altri per vincere. In teoria dovrebbe bastargli avere lo stesso punteggio tecnico dei più forti fra gli altri pattinatori, Chen compreso, e superarli nei components. La cosa più difficile è avere giudici che siano capaci di vedere la differenza fra i pattinatori e assegnare voti corretti, perché se facciamo un confronto in skating skills, transitions o interpretazione della musica quello che gli si avvicina di più (pur rimanendo a debita distanza) è Jason Brown, e la prossima volta che Brown eseguirà un quadruplo pulito sarà anche la prima. Un quadruplo, non quattro. Non che io stia criticando Brown, dal ritiro di Javier Fernandez è diventato il secondo pattinatore per cui tifo, ma sono in grado di riconoscere i suoi limiti. Quindi se con quasi tutti Hanyu vince senza problemi dal punto di vista tecnico, basta che non faccia troppi errori, con Chen a parità di punteggio tecnico dovrebbe vincere Hanyu. Che Chen qualche volta abbia avuto voti nei components superiori a quelli di Hanyu, o anche solo vicini, e sono successe entrambe le cose, è uno scandalo, e l’ISU dovrebbe provvedere urgentemente a una migliore formazione dei suoi giudici se non vuole scadere ancora di più nel ridicolo e perdere la poca attendibilità che gli è rimasta. La perla però è la conclusione. Davvero a Hanyu serve il terzo oro olimpico per poter essere definito il più grande di tutti i tempi? Forse, e dico forse, posso concedere qualcosa a Hersh. In effetti c’è un pattinatore che può essere accostato a Hanyu, anche se secondo me Yuzuru è superiore. È uno statunitense, con buona pace di Hanyu che è cresciuto con il mito del russo Evgeni Plushenko, e pure mia, che ho sempre amato il canadese Kurt Browning. Il suo nome è Dick Button. Ecco, quello di Button è l’unico nome che può essere accostato a quello di Hanyu senza profferire un’eresia. E anche se sono partita da un articolo che per me vale poco, faccio qualche considerazione sfruttando tutta la mia solita, inesistente, capacità di sintesi. Siete pronti per un testo lungo?
Vediamo di fare qualche calcolo. Considero solo le competizioni individuali, perché il pattinaggio è una disciplina individuale (o di coppia), e a volte anche un pattinatore di buon livello, ma non un campione, può vincere una medaglia importante se ha la fortuna di appartenere a una nazione forte. Prendiamo le statunitensi Ashley Wagner e Gracie Gold. Hanno vinto un bronzo olimpico a squadre nel 2014. La prima ha partecipato a sette campionati del mondo, vincendo un argento e piazzandosi cinque volte fra il quarto e il settimo posto, ha vinto un oro in una delle sue due partecipazioni al Four Continents Championship, ha vinto un argento e due bronzi nelle sue cinque finali di Grand Prix e ha vinto cinque ori, tre argenti e sei bronzi nelle varie tappe a cui ha partecipato. Nella gara olimpica individuale si è classificata settima. La seconda ha due quarti, un quinto e un sesto posto nelle sue quattro partecipazioni al Campionato del mondo, un quarto, un quinto e un sesto posto al Four Continents Championship, un quinto posto nella sua unica finale Grand Prix e due ori, due argenti e due bronzi nelle gare di Grand Prix. Nella gara olimpica individuale si è classificata quarta. Se vogliamo guardare le cose con i paraocchi, possiamo dire che entrambe hanno vinto un bronzo olimpico. Il loro bronzo olimpico (Wagner è stata quarta nello Short Program, Gold seconda nel Free Skate) vale tanto quanto il bronzo olimpico di Carolina Kostner? Nel 2014 Kostner ha vinto il bronzo individuale. Per lei cito solo le medaglie, perché sono tante. Un oro, due argenti e tre bronzi al Campionato del mondo, in una carriera che si è protratta per 16 stagioni (anche se ha gareggiato solo in 14), a dimostrazione di una longevità, e di una capacità di caratterizzare un’epoca, notevoli. Cinque ori, due argenti e quattro bronzi al Campionato europeo, è salita sul podio nelle sue ultime undici partecipazioni. Un oro, un argento e due bronzi alla finale di Grand Prix. Quattro ori, sette argenti e tre bronzi in gare di Grand Prix. (Edit: aggiungo un’immagine, così la differenza è più chiara):
Se parliamo di medaglie olimpiche, senza guardare altro, hanno vinto un bronzo a testa, se guardiamo le carriere, le pattinatrici non sono minimamente paragonabili. Questo significa che le gare a squadre, che siano il Team Event olimpico o il World Team Trophy, non entrano nel mio discorso.
La gara più importante è quella olimpica. Il valore dei pattinatori si misura principalmente da questo, anche se c’è qualche eccezione. Paul Wylie ha vinto un argento olimpico nel 1992, alla sua seconda partecipazione, ma al Campionato del mondo ha ottenuto un nono, un decimo e un undicesimo posto. Mi piaceva, ma certo non è stato importante per il pattinaggio quanto lo è stato Kurt Browning, con le sue zero medaglie olimpiche in tre partecipazioni ma anche con quattro ori e un argento nelle sue ultime cinque partecipazioni al Campionato del mondo e l’attestazione di essere stato il primo pattinatore a completare un salto quadruplo. Per quanto mi riguarda Browning è stato un pattinatore più importante anche di Viktor Petrenko, che ha vinto un oro (in una gara davvero mediocre, in cui quasi tutti hanno fatto disastri) e un bronzo olimpici, un oro, due argenti e un bronzo mondiale e tre ori, un argento e due bronzi europei, o di Alexei Urmanov, che al suo oro olimpico può accostare solo un bronzo in sette partecipazioni mondiali e un oro, un argento e tre bronzi europei. Un pattinatore che ha vinto due ori olimpici può essere paragonato quasi solo a chi ha fatto altrettanto. C’è qualche eccezione, qualcuno che per diversi motivi merita di essere preso in considerazione, ma non si tratta di nessuno dei pattinatori attualmente in attività. Questi sono i pattinatori che hanno vinto due o più ori olimpici:
3 – Gillis Grafstrom (1920, 1924, 1928)
2 – Karl Schafer (1932, 1936)
2 – Dick Button (1948, 1952)
2 – Yuzuru Hanyu (2014, 2018)
Sono pochini, vero? Anche nelle altre discipline i plurivincitori sono pochi, si tratta, fra le donne, di:
3 – Sonja Henie (1928, 1932, 1936)
2 – Katarina Witt (1984, 1988)
Nelle coppie di artistico di:
2 – Andrée Joly/Pierre Brunet (1928, 1932)
2 Ludmila Belousova/Oleg Protopopov (1964, 1969)
2/3 – Irina Rodnina/Alexander Zaitsev (1976, 1980, Rodnina aveva già vinto l’oro nel 1972 pattinando con Alexei Ulanov)
2 – Ekaterina Gordeeva/Sergei Grinkov (1988, 1994)
2 – Artur Dmitriev (1992 con Natalia Mishkutenok, 1998 con Oksana Kazakova)
Nella danza (disciplina che è entrata nel programma olimpico solo nel 1976):
2 – Oksana Grishuk/Evgeni Platov (1994, 1998)
2 – Tessa Virtue/Scott Moir (2010, 2018)
Tredici pattinatori o coppie di pattinatori in ottantotto competizioni (sto contando anche la gara delle figure speciali del 1908), evidentemente ripetersi è difficile. È impossibile confrontare davvero pattinatori di epoche diverse, c’era una diversa partecipazione degli atleti, le difficoltà tecniche erano diverse, le attrezzature anche e i regolamenti pure. Grafstrom ha partecipato al Campionato del mondo solo quattro volte, vincendo tre ori, e non ha mai partecipato al Campionato europeo, perché l’unica gara per lui davvero importante erano i Giochi olimpici. Nel 1932, alla sua quarta e ultima partecipazione olimpica, a 38 anni, si è distratto e ha eseguito una figura obbligatoria diversa da quella che gli era stato richiesto, e nel libero è finito contro a un fotografo. Con questi due errori è riuscito comunque a vincere l’argento. Secondo le testimonianze dei contemporanei Grafstrom era un pattinatore straordinario, e sicuramente il pattinaggio gli deve molto, ma sui pattinatori attivi così tanti anni fa io ho un forte dubbio. La classifica finale era data per due terzi dalle figure obbligatorie e, per quanto tecnicamente difficili, erano meno rischiose rispetto agli elementi attuali. I pattinatori attuali rischiano spesso la caduta, e con le cadute le classifiche cambiano parecchio. Nelle figure era possibile sbagliare un becco, non ripetere perfettamente il tracciato, ma gli errori erano molto meno dannosi, i valori più definiti, tanto è vero che le classifiche erano molto più stabili. Per questo fatico a considerare allo stesso livello di Button e Hanyu pattinatori come Grafstrom o Karl Schafer, l’unico capace di superare Grafstrom in un’edizione dei Giochi olimpici e vincitore di sette campionati del mondo consecutivi fra il 1930 e il 1936 e, considerando i precedenti due argenti e il bronzo, sempre sul podio nelle sue dieci partecipazioni. Dieci partecipazioni anche al Campionato europeo, un oro in più, un argento in meno. Pattinatori straordinari, ma difficilmente accostabili ai pattinatori attuali.
Una considerazione la merita anche Ulrich Salchow, vincitore di un solo oro olimpico, ma non per colpa sua. Salchow, il tizio che ha inventato l’omonimo salto, ha vinto la prima medaglia mondiale, un argento, nel 1987, il primo dei suoi dieci ori mondiali (un record) nel 1901. Purtroppo per lui il pattinaggio è entrato nel programma olimpico nel 1908, quindi prima non poteva vincere. Quando ha potuto ha vinto l’oro. Nel 1912 il pattinaggio non ha fatto parte del programma olimpico, nel 1916, con la Prima Guerra Mondiale in corso, i Giochi olimpici non ci sono stati. Nel 1920 aveva 42 anni, non esattamente l’età in cui un atleta è più forte. È arrivato quarto. Salchow ha vinto quel che ha potuto. Va bene, loro tre e qualcun altro che ha vinto meno (tipo un certo Axel Paulsen che, in quanto professionista per aver vinto premi in denaro nel pattinaggio di velocità, non ha mai potuto partecipare a un Campionato del mondo nell’artistico) sono dei miti, e in quanto tali secondo me fanno categoria a parte. E se non si possono fare paragoni fra epoche diverse non si possono fare neppure fra discipline diverse. Fra i miti c’è anche Ernst Baier, che nel 1936 ha vinto l’oro olimpico nelle coppie di artistico pattinando insieme a Maxi Herber e l’argento, alle spalle di Karl Schafer, nella gara maschile. Qualcosa che ora non è più concepibile, l’ultima pattinatrice che ricordo che ha portato avanti contemporaneamente la carriera in due discipline ad altissimo livello, almeno per alcuni anni, è stata Kristi Yamaguchi, che nel 1990 si è classificata quarta al Campionato del mondo nella gara femminile e quinta in quella di coppia pattinando insieme a Rudi Galindo. Per vincere i suoi due ori mondiali e l’oro olimpico, però, ha abbandonato la competizione di coppia. Valentina Marchei, che ha partecipato all’Olimpiade in entrambe le discipline, non ha fatto la stessa cosa: fino alla stagione 2013-2014 era una pattinatrice di singolo, nel quadriennio successivo è stata una pattinatrice di coppia, non si è dedicata alle due discipline contemporaneamente.
Smetto di divagare nel passato e nelle altre discipline. Qualcosa più di una menzione la merita Evgeni Plushenko, vincitore di un oro e due argenti olimpici, di tre ori, un argento e un bronzo mondiali, e di sette ori e tre argenti europei. Tre medaglie olimpiche sono tantissimo (come detto, non considero la gara a squadre), anche senza considerare il loro colore solo Grafstrom ne ha vinte di più, quattro. Plushenko è l’unico fermo a quota tre, a quota due ci sono, proseguendo in ordine cronologico, Willy Bockl (due argenti), Karl Schafer (i già citati due ori), Dick Button (anche per lui due ori), David Jenkins (un oro e un bronzo), Patrick Pera (due bronzi), Brian Orser (due argenti), Viktor Petrenko (un oro e un bronzo), Elvis Stojko (due argenti), Philippe Candeloro (due bronzi) e Yuzuru Hanyu (due ori). Dodici pattinatori capaci di vincere più di una medaglia olimpica, a fronte di cinquantadue pattinatori che di medaglia ne hanno vinta una sola e di chissà quanti plurimedagliati mondiali che non sono mai saliti sul podio olimpico. Plushenko non ha vinto il secondo oro davvero per poco, e non sono troppo convinta che quell’oro non lo meritasse lui. Avrebbe anche potuto vincere di più Plushenko, se non fosse stato fermato da una sospensione legata alla sua partecipazione non autorizzata dalla federazione ad alcune esibizioni. La sua carriera è stata molto lunga, fra il 1998, anno del primo argento europeo e del bronzo mondiale, e il 2012, anno dell’ultimo oro europeo, ci sono 15 stagioni. In quattro di queste stagioni non ha gareggiato, ma quanti sono capaci di mantenersi ad alto livello, e di trovare le motivazioni, così a lungo? A livello tecnico è stato il primo uomo a eseguire una Biellman, ed è stato il primo a eseguire diverse combinazioni che per gli altri sono pura fantascienza, cose come quadruplo toe loop-triplo toe loop-triplo loop, o combinazioni con più di tre salti, cosa ora proibita dal regolamento. Eppure, per quanto forte tecnicamente, per quanto per un certo periodo abbia dominato – fra il Campionato del mondo del 2004 e l’Olimpiade del 2006 ha vinto tutte le gare a cui ha partecipato – il suo dominio era solo tecnico. Il suo pattinaggio non aveva la stessa completezza del pattinaggio di Hanyu. Lo stesso Hanyu, che in Plushenko ha uno dei suoi idoli, ammirava Plushenko per la potenza, il controllo sui salti, il dominio in pista, ma ammirava Johnny Weir per l’eleganza e le capacità espressive. Plushenko è stato straordinario, ma gli mancava qualcosa. Di Dick Button non abbiamo tante immagini, ma Button non si limitava a essere così forte su un elemento da rendere poco significativi gli altri, era il migliore della sua epoca in tutti gli aspetti del pattinaggio.
La musicalità di Button era notevole, lui sapeva anche suonare il piano, Hanyu non sa suonare nessuno strumento ma la sua sensibilità musicale non è inferiore. Quanto alle trottole, Button è stato l’inventore della trottola angelo saltata, chiamata dai commentatori Flying Button fino a quando lui stesso non è diventato un commentatore e non si è sentito in imbarazzo a chiamare la trottola con il suo nome. Se Plushenko è stato il primo uomo a eseguire una Biellman, Hanyu è uno dei pochi uomini in grado di eseguirla, e sa eseguire anche trottole doughnut. Guardando i pattinatori saliti sul podio mondiale negli ultimi anni fatico a ricordare qualcuno altrettanto bravo, per farlo devo spingermi indietro fino a Stephane Lambiel, che ho amato molto ma che non era esattamente il miglior saltatore. E per essere i migliori bisogna essere completi in tutti gli aspetti.
Fra Dick Button e Yuzuru Hanyu è possibile fare diversi paragoni. Sono gli unici nel secondo dopoguerra ad aver vinto due ori olimpici, e abbiamo visto che la cosa è difficilissima. Button è stato il primo pattinatore capace di eseguire in gara il doppio Axel (Giochi olimpici del 1948) e un salto triplo, il loop (Giochi olimpici del 1952), Hanyu, che ha il miglior triplo Axel di sempre, è stato il primo pattinatore a eseguire in gara il quadruplo loop. Vediamo, per quel che è noto, chi ha introdotto nelle gare maschile e femminile i singoli salti:
| 1T | Bruces Mapes | 1920 c. | ? | ? |
| 1S | Ulrich Salchow | 1909 | Theresa Weld | 1920 |
| 1Lo | Werner Rittberger | 1910 | ? | ? |
| 1F | ? | ? | ? | ? |
| 1Lz | Alois Lutz | 1913 | ? | ? |
| 1A | Axel Paulsen | 1882 | Sonja Heine | 1920 c. |
| 2T | ? | ? | ? | ? |
| 2S | Montgomery Wilson? | 1928-1936 | Cecilia Colledge | 1930 c. |
| 2Lo | Montgomery Wilson? | 1928-1936 | ? | ? |
| 2F | ? | ? | ? | ? |
| 2Lz | ? | ? | Alena Vrzanova | 1949 |
| 2A | Dick Button | 1948 | Carol Heiss | 1953 |
| 3T | Thomas Litz | 1964 | ? | ? |
| 3S | Ronnie Robertson | 1955 | Petra Burka | 1962 |
| 3Lo | Dick Button | 1952 | Gabrielle Seyfert | 1968 |
| 3F | ? | ? | Katarina Witt e Manuela Ruben | 1981 |
| 3Lz | Donald Jackson | 1962 | Denise Biellman | 1978 |
| 3A | Vern Taylor | 1978 | Midori Ito | 1988 |
| 4T | Kurt Browning | 1988 | Alexandra Trusova | 2018 |
| 4S | Timothy Goebel | 1998 | Miki Ando | 2002 |
| 4Lo | Yuzuru Hanyu | 2016 | ———————– | —– |
| 4F | Shoma Uno | 2016 | Alexandra Trusova | 2019 |
| 4Lz | Brandon Mroz | 2011 | Alexandra Trusova | 2018 |
| 4A | ———————– | —– | ———————– | —– |
Per molti singoli e doppi non abbiamo informazioni. La maggior parte le ho prese da Wikipedia ma so di averle lette anche su diversi libri, quelle su Montgomery Wilson derivano da questo video diffuso dall’ISU (minuto :30). Non sono molti i vincitori di un oro olimpico che compaiono in quest’elenco, giusto Salchow, Button e Hanyu fra gli uomini, Heine e Witt fra le donne. Nell’elenco che ho copiato mancano anche le informazioni relative a chi è stato il primo a eseguire un determinato tipo di combinazione, anche se essere il primo a eseguire una particolare combinazione non è qualcosa che marca la disciplina allo stesso modo dell’essere il primo a eseguire un determinato salto. Per Button mi baso su Figure Skating’s Greatest Star di Steve Milton:
He was constantly adding rare double-jump combinations to his repertoire and, at the 1948 Europeans, he landed five combinations of either two double jumps or a double jump with a spin. (pag. 14)
Secondo Milton l’unico tanto folle da provare la stessa combinazione salto-trottola è stato l’americano John Lettengarver, uno che ha partecipato al Campionato del mondo e ai Giochi olimpici una sola volta, nel 1948, ottenendo due quarti posti, e solo Button e un altro statunitense, James Grogan (bronzo olimpico nel 1952 e argento mondiale per quattro stagioni consecutive fra il 1951 e il 1954), eseguivano passi come parte delle loro coreografie. Mi fa pensare a qualcuno tanto folle da eseguire una combinazione triplo Axel-doppio toe loop (pure con braccia alzate) come movimento preparatorio per un triplo loop. Chi non sarebbe in grado di fare una cosa del genere? Comunque Hanyu, tanto per gradire, è stato il primo a eseguire la combinazione quadruplo toe loop-euler-triplo flip e continua a essere l’unico ad aver eseguito la sequenza quadruplo toe loop-triplo Axel, e pure il primo a eseguire un programma senza salti doppi ma con soli salti tripli e quadrupli (più un inevitabile euler) al Grand Prix di Helsinki del 2018.
Button per cinque stagioni ha dominato. Dopo aver vinto l’argento mondiale nel 1947, nell’anno della ripresa delle gare dopo la Seconda Guerra Mondiale, ha vinto tutte le gare a cui ha partecipato, due Giochi olimpici, cinque Campionati del mondo, due (o forse tre, non ho idea se l’edizione del 1947 sia stata disputata prima o dopo il Campionato del mondo) North American Championship e un Campionato europeo. Sì, non è un errore, fino al 1948 al Campionato europeo potevano partecipare tutti i pattinatori, indipendentemente dalla loro nazionalità. Prima erano sempre stati i pattinatori europei a vincere, nel 1948 fra gli uomini ha vinto lo statunitense Dick Button, fra le donne la canadese Barbara Ann Scott, e prontamente il regolamento è stato cambiato per escludere i pattinatori non europei. Button (insieme a Scott) ha fatto cambiare un regolamento, e quando il regolamento cambia per qualcosa che ha fatto un pattinatore, la sua influenza sul pattinaggio è molto più grande rispetto al suo periodo competitivo. Quanti pattinatori, anche se in modo involontario, hanno spinto l’ISU a cambiare il regolamento? Vediamo quelli che conosco io.
I canadesi Frances Defoe/Norris Bowden hanno vinto l’argento olimpico nel 1956, due ori mondiali nel 1954 e 1955, due argenti mondiali nel 1953 e 1956. Sono loro gli inventori del lasso lift (o almeno di una sua prima versione) e dei salti lanciati. Eppure al loro esordio internazionale
they were criticized for being too athletic (Milton, pag. 129)
I loro programmi erano stati giudicati più adatti al circo che alle gare, ma dopo il loro ritiro molti degli elementi da loro creati sono stati inseriti nelle gare. Il regolamento è stato modificato per dare più spazio all’aspetto atletico.
L’importanza delle figure obbligatorie è stata gradualmente diminuita sia perché per eseguirle serviva tantissimo tempo, sia perché non erano adatte a una trasmissione televisiva. Troppo tecniche, da guardare erano noiose. La televisione non le trasmetteva e quel che gli spettatori vedevano spesso erano pattinatori bravissimi nel libero, che però concludevano la gara in posizioni arretrate perché erano rimasti attardati da figure obbligatorie mediocri. Non avendo modo di capire il perché di quel risultato, il pubblico ha iniziato a domandarsi se non fosse tutto combinato per far vincere un atleta piuttosto che un altro, indipendentemente dalle loro capacità. Probabilmente la gara più importante in questo senso è stata quella femminile del Campionato del mondo 1970. L’austriaca Beatrix Schuba, bravissima nelle figure, ha vinto il primo segmento di gara e, nonostante un libero non eccelso, il settimo, ha conquistato l’argento. La statunitense Janet Lynn ha eseguito il secondo libero, ma a causa dell’ottavo posto nelle figure è riuscita a risalire solo fino al sesto posto. Che effetto poteva fare per gli spettatori vedere la bravissima Lynn sesta, e la mediocre (per quel che è stato trasmesso) Schuba seconda? Al successivo congresso l’ISU ha deciso che dal successivo quadriennio olimpico le gare sarebbero state costituire da tre segmenti di gara, con l’aggiunta del programma corto.
Nel 1982 la statunitense Elaine Zayak è diventata campionessa del mondo eseguendo nel programma libero sei salti tripli, quattro toe loop e due Salchow. Con la maggior parte delle sue avversarie che non presentava più di due tripli, Zayak le ha superate in quantità, anche se la sua prestazione era priva di varietà. È al suo programma che dobbiamo la Zayak rule.
L’impatto di Jane Torvill/Christopher Dean nella danza è enorme. Dopo il loro ritiro l’ISU ha cambiato il regolamento per impedire che altre coppie potessero seguire la loro strada.
When Torvill and Dean turned pro, the ISU acknowledged, by formally tightening the regulations and insisting that all programs be danceable on a ballrom floor, that some of their moves had indeed been beyond the boundaries. (Milton, pag. 195)
Quanto al salto triplo o quadruplo (quello che una volta era il salto preceduto da passi) del programma corto, nel 1990 Kurt Browning ha inserito nel suo programma corto una combinazione triplo Axel-toppio toe loop, il doppio Axel (all’epoca era obbligatorio che fosse doppio, non c’era la scelta fra doppio o triplo) e… il triplo Axel. Lui odiava il Lutz, si è fatto male più volte eseguendolo, però l’Axel quasi sempre gli veniva bene, quindi perché non eseguirne tre? Inutile dire che l’ISU ha modificato il regolamento, il salto triplo non in combinazione doveva per forza essere diverso dall’Axel.
La Zagitova rule è piuttosto recente, solo l’ultimo elemento di salto nel programma corto, e gli ultimi tre nel libero, possono ricevere il bonus, a patto di essere eseguiti nella seconda metà del programma. Questo perché ai Giochi olimpici del 2018 Alina Zagitova ha collocato tutti i suoi elementi di salto, tre nel programma corto, sette nel libero, in posizione tale da ricevere il bonus. Io non sono sicura che un programma strutturato a quel modo potesse essere definito un programma ben bilanciato, così come non lo è un programma in cui tutti gli elementi di salto sono posti all’inizio in modo che il pattinatore li possa eseguire quando è riposato, comunque dopo che con i suoi programmi strutturati a quel modo (e pattinati bene) Zagitova ha vinto l’oro olimpico, l’ISU ha cambiato il regolamento.
Quanto a Hanyu, anche se non ci sono dichiarazioni ufficiali, sospetto che il regolamento sia stato cambiato sotto tre aspetti proprio in reazione a quel che ha fatto lui. Il cambiamento macroscopico è il passaggio dal sistema di giudizio +3/-3 al +5/-5. Secondo la versione ufficiale in questo modo vengono premiati i pattinatori che eseguono con maggiore qualità gli elementi ma, da quel che abbiamo visto, se questa era l’intenzione, è stata completamente disattesa. Quel che domina è la soggettività di giudizio, una cosa che invece andrebbe ridotta il più possibile. È stato anche eliminato un salto. Il regolamento è entrato in vigore nella stagione 2018-2019, ma l’ISU ha iniziato a parlarne nella stagione 2015-2016, dopo il famoso NHK Trophy con cui Hanyu ha distrutto il codice dei punteggi. L’ISU poteva risolvere la cosa, equilibrare lo sbilanciamento, cambiando i valori di fattorizzazione dei components, ma evidentemente era una soluzione troppo banale, quindi ha optato per un cambio totale che rende difficile (non impossibile) confrontare il modo in cui i giudici assegnano i voti e che, appunto, rende il loro giudizio molto più importante. Con giudici onesti e competenti non sarebbe un problema, ma il condizionale è d’obbligo. E nella stagione 2015-2016 di pattinatori che potevano fare lo stesso numero di quadrupli e di tripli di Hanyu, con la sua qualità e anche nella seconda metà del programma, ce n’erano pochi, certo non nelle nazioni storicamente forti nel pattinaggio, quindi forse era meglio spuntargli un po’ le armi eliminando un salto.
Una modifica piuttosto recente è che ora non è più possibile ripetere più di un salto quadruplo. Non è che sia una regola nata dal fatto che per vincere a PyeongChang Hanyu ha sì eseguito un programma contenente quattro quadrupli, ma che erano di due soli tipi, Salchow e toe loop, entrambi eseguiti due volte? L’ultima modifica che probabilmente dobbiamo a Hanyu è la più vecchia. Ricordate la Cup of China 2014? In quel libero Hanyu è caduto cinque volte. Lui, in condizioni fisiche pessime a causa dell’incidente con Han Yan, sapeva che quasi certamente non sarebbe riuscito a completare i salti, ma sapeva anche che, se avesse completato le rotazioni, in termini di punti gli conveniva saltare e cadere piuttosto che rinunciare al salto. È stato folle. Ha tutta la mia ammirazione per quello che è riuscito a fare, ma se c’è una gara per cui sono felice di non essere stata sua tifosa all’epoca è questa, perché se lo avessi seguito in diretta sarei stata male. Ora sappiamo che è stato straordinario, ma all’epoca? Dopo questo programma l’ISU come reagisce? Dalla stagione successiva per la terza e quarta caduta i punti di detrazione non sono più 1.00 ma 2.00, dalla quinta in poi sono 3.00. Nel 2014 Hanyu ha avuto 5.00 punti di detrazione, l’anno successivo ne avrebbe avuti 9.00. Non solo, dalla stagione successiva per un quadruplo con GOE -3 il punteggio sarebbe stato abbassato di 4.00 punti, non di 3.00. Con 6.00 punti in meno, quello di Hanyu sarebbe diventato il quinto libero, non il secondo, anche se avrebbe comunque concluso la gara in seconda posizione (anche Han Yan, terzo dopo la prima fase di gara, ha pattinato male perché dopo l’incidente anche lui stava malissimo, gli altri erano troppo staccati) e si sarebbe comunque qualificato per la finale di Grand Prix perché ha superato Jason Brown per 22 punti a 20, e il punteggio delle singole gare non è stato determinante.
Il regolamento è cambiato in relazione a quanto fatto da Hanyu (e non certo per aiutarlo), perciò la sua influenza sul pattinaggio è più grande rispetto alle sole gare, o alle sole stagioni agonistiche, a cui partecipa lui.
Sono partita da Button per parlare dei cambi di regolamento, torno a lui per parlare delle gare vinte. All’epoca il Four Continents Championship non esisteva, Button ha partecipato a un solo Campionato europeo, e naturalmente lo ha vinto, e a tre North American Championship, e ha vinto pure quelli. Di fatto l’unica gara internazionale che non ha vinto è il Campionato del mondo 1947, quello d’esordio, dove si è accontentato dell’argento, poi ci sono state tutte le altre medaglie, compresi due ori olimpici e cinque mondiali. Il North American Championship era una competizione biennale fra pattinatori canadesi e statunitensi all’epoca ritenuta di primo livello. Non era l’equivalente dell’attuale Four Continents, a quest’ultima gara partecipano pattinatori di quattro continenti, se fosse stata una gara solo asiatica Hanyu avrebbe vinto l’oro sia nel 2013, quando è arrivato secondo alle spalle del canadese Kevin Reynolds, che nel 2017, quando ha ottenuto un altro secondo posto alle spalle dello statunitense Nathan Chen. Il Four Continents Championship è un pochino più difficile di come era il North American Championship. Button per cinque stagioni ha letteralmente dominato, Hanyu, anche nelle stagioni migliori, qualche volta si è dovuto accontentare dell’argento. Detto questo, all’epoca di Button le figure obbligatorie erano ancora importantissime, rendevano i risultati molto più regolari, e il rischio di infortuni era molto minore. Semmai i pattinatori dovevano combattere con problemi economici, visto che loro non potevano guadagnare nulla con il pattinaggio, pena l’esclusione dalle competizioni. Anche se Hanyu ha rinunciato a un solo Campionato del mondo e a due finali di Grand Prix, sappiamo bene che in parecchie gare, secondi Giochi olimpici compresi, le sue condizioni fisiche erano tutt’altro che ottimali. Nonostante una quantità di infortuni che sarebbe stata sufficiente per tre o quattro pattinatori, nelle ultime sei stagioni si è sempre classificato primo o secondo in tutte le gare a cui ha partecipato.
Giusto per curiosità inserisco l’elenco dei suoi risultati una seconda volta, con l’indicazione degli infortuni. Un infortunio, di per sé, non dice nulla riguardo alla forza di un atleta, ma quando un atleta è capace di vincere così tanto nonostante gli infortuni…
Button è stato il primo non europeo a vincere l’oro olimpico e mondiale, Hanyu il primo asiatico a vincere l’oro olimpico e più di un oro mondiale, ed essere il primo di un intero continente non è mai facile, significa che apri nuove prospettive, che fai capire a tantissime persone che, anche per chi non aveva mai ottenuto prima determinati risultati, è possibile ottenerne. Questo è uno dei motivi per cui gli ori di Button e Hanyu sono più importanti delle medaglie di Plushenko. Plushenko è stato il quinto russo/sovietico dopo Viktor Petrenko (1992, Petrenko è ucraino, ma ad Albertville ha gareggiato sotto la bandiera generica dell’Unified Team perché ancora il mondo stava cercando di capire come rapportarsi con la disgregazione dell’Unione Sovietica in numerosi stati, e prima aveva gareggiato per l’Unione Sovietica), Alexei Urmanov (1994), Ilia Kulik (1998) e Alexei Yagudin (2002) a vincere l’oro olimpico, perciò tutti sapevano che i pattinatori russi erano forti, ma quanto poteva essere considerata normale la vittoria di uno statunitense nel 1948 o di un giapponese nel 2014?
Button per la verità un piccolo vantaggio su Hanyu lo ha avuto. Gli ultimi Giochi olimpici prima della guerra si sono svolti nel 1936, i primi dopo la guerra nel 1948. L’ultimo Campionato del mondo prima della guerra si è svolto nel 1939, il primo dopo della guerra nel 1947. Quando ha vinto Button erano quasi tutti esordienti, pochissimi avevano gareggiato prima e, inevitabilmente, non erano più giovanissimi. Hanyu per trovare posto nella squadra giapponese ha dovuto confrontarsi con pattinatori più grandi di lui di diversi anni e con molta più esperienza alle spalle. Non pattinatori troppo avanti con gli anni e quindi non più competitivi a livello tecnico, semplicemente Hanyu è passato fra i senior giovanissimo, a 15 anni, perciò pattinatori che di anni ne avevano cinque o sei più di lui erano nel pieno della forma fisica e avevano molta più esperienza. Fra i suoi avversari c’erano pattinatori come Daisuke Takahashi (all’epoca del Campionato giapponese della stagione 2010-2011 aveva già partecipato a due olimpiadi, vincendo un bronzo qualche mese prima, e a cinque campionati del mondo, vincendo un oro e un argento, per limitarmi ai risultati principali), Takahiko Kozuka (aveva già partecipato ai Giochi olimpici in un’occasione e a tre Campionati del mondo, e proprio al termine di quella stagione avrebbe vinto l’argento mondiale) e Nobunari Oda (una partecipazione alle Olimpiadi, quattro al Campionato del mondo, con un quarto posto come miglior risultato, due al Four Continents Championship, e in una di queste occasioni aveva vinto l’oro). E, una volta conquistato il posto, ha affrontato anche Patrick Chan (nel 2012, anno dell’esordio di Hanyu al Mondiale, Chan ha vinto il suo secondo oro. A Sochi, le sue seconde Olimpiadi, Chan si è presentato forte di sei partecipazioni al Campionato del mondo, con al collo due argenti e tre ori consecutivi). Nel 2012 a Nizza c’erano anche Brian Joubert (nell’occasione è arrivato quarto proprio alle spalle di Hanyu, e stiamo parlando di un pattinatore che aveva già partecipato a tre Olimpiadi e dieci Campionati del mondo, vincendo un oro, tre argenti e due bronzi) e Denis Ten (già una partecipazione olimpica e tre mondiali, con la prima medaglia mondiale, un argento, vinta nel 2013), ma tutti erano più grandi di Hanyu e praticamente tutti erano più esperti. Stesso discorso con le Olimpiadi: Hanyu ha superato pattinatori più esperti di lui, Button è stato il più forte con pattinatori che avevano la sua stessa esperienza, e che magari avevano avuto difficoltà maggiori ad allenarsi. In Europa c’era stata la guerra, la maggior parte delle strutture erano state distrutte e molti allenatori si erano trasferiti oltreoceano, non per nulla se prima della guerra il pattinaggio era stato dominato dagli europei, subito dopo la guerra a dominare sono stati i nordamericani. Vincere nelle Olimpiadi d’esordio è difficilissimo, serve esperienza per riuscire ad affrontare al meglio la gara, non per nulla gli unici che nel dopoguerra hanno vinto nelle loro Olimpiadi di esordio sono stati Dick Button (ma era l’esordio per tutti), Ilia Kulik (a 20 anni e 9 mesi, era un po’ più grande di Hanyu con i suoi 19 anni e due mesi) e Hanyu.
In più, all’epoca di Batton il mondo del pattinaggio era molto più piccolo. Io adoro le mappe, così ne ho presa una, un bel planisfero muto, con la sola indicazione dei confini degli stati. Quindi sono andata a guardare quali nazioni hanno inviato un pattinatore al Campionato del mondo o alle Olimpiadi nella competizione maschile negli anni compresi fra il 1947 e il 1952, cioè nel periodo in cui ha gareggiato Button. Ho colorato ogni nazione di giallo. Il risultato è stato questo:
Subito dopo ho fatto la stessa cosa per il periodo compreso fra il 2012, anno in cui Hanyu ha partecipato per la prima volta al Campionato del mondo, e il 2019, anno in cui è stato disputato quello che, per ora, è l’ultimo Campionato del mondo. Non ho guardato l’edizione del 2018 perché Hanyu non c’era, ma dubito che avrei aggiunto qualche altra nazione. Il risultato è stato questo:
Non ho contato di quanti stati si tratta, ma il colpo d’occhio mi sembra sufficiente. Forse ora vincere è un po’ più difficile perché il pattinaggio è molto più diffuso, e questo aumenta il numero degli avversari.
I successi di Hanyu sono difficilmente paragonabili con quelli di Button, certo sono superiori rispetto a quelli dei pattinatori che sono arrivati dopo. Hanyu è l’unico uomo ad aver completato il Super Slam, cioè ad aver vinto tutte le competizioni più importanti sia nella categoria junior (Campionato del mondo e finale di Grand Prix) che nella categoria senior (Olimpiadi, Campionato del mondo, finale di Grand Prix, campionato continentale, nel suo caso Four Continents Championship). Non è un risultato da poco, implica una costanza di rendimento notevole. Non per tutti era possibile, Alexey Yagudin ed Evgeni Plushenko hanno vinto tutto quello che hanno potuto, cinque di queste competizioni, ma quando loro erano junior la finale di Grand Prix junior non esisteva. Guardando tutte le discipline, sono in pochi ad aver completato il Super Slam:
Due donne, Yuna Kim e Alina Zagitova, due pattinatori nelle coppie di artistico, ma con partner diversi, Maxim Trankov (con Maria Murkhortova e Tatiana Volosozhar) e Aljona Savchenko (con Stanislav Morozov, Robin Szolkowy e Bruno Massot), una coppia di danza, Tessa Virtue/Scott Moir, e un uomo, appunto Yuzuru Hanyu. E in campo maschile (nelle coppie a Sui/Han manca solo l’oro olimpico, e ringrazio Nymphea per avermi ricordato i loro nomi, fra le donne è possibile, anche se alle due pattinatrici in questione mancano anche la finale di Grand Prix, il Campionato europeo e il Campionato del mondo, e una delle due potrebbe vincere quest’ultima gara solo dopo un eventuale successo olimpico) alle prossime Olimpiadi è altamente improbabile che si aggiunga qualcun altro. A tutti gli statunitensi, i russi, all’unico cinese e a quasi tutti i giapponesi che potrebbero puntare a vincere il titolo manca almeno una delle due medaglie giovanili, ed è una medaglia che ormai non potranno più vincere. L’unica eccezione è Shoma Uno, che ha vinto entrambi i titoli giovanili ma a cui mancano, oltre all’oro olimpico, anche l’oro nella finale di Grand Prix e quello nel Campionato del mondo, se anche vincesse l’oro in Cina il suo cammino sarebbe ancora difficile.
Ultimo capitolo di un testo lunghissimo: i record del mondo. Prima della stagione 2004-2005 non esistevano perché il codice di punteggi era diverso, al massimo si poteva controllare chi aveva ottenuto più 6.0. In assoluto credo si tratti di Jane Torvill/Christopher Dean, fra gli uomini di Evgeni Plushenko. Vediamo quanti record del mondo sono stati realizzati e da chi da quando siamo passati all’ISU Judging System. Non considero i record stabiliti da qualcuno nel momento dell’introduzione del nuovo codice di punteggi se non ha vinto almeno una medaglia al Campionato del mondo. Troppo semplice fare il record del mondo se sei il primo a pattinare. Non facciamo come Ted Burton che, commentando la prova di Kana Muramoto/Daisuke Takahashi all’NHK Trophy ha detto “Wow! A personal best!”. Era la loro prima gara insieme, per forza hanno stabilito il personal best. Burton avrebbe potuto dire se quel punteggio era alto oppure no in rapporto alle coppie più forti, oppure anche stare zitto, avrebbe fatto una figura migliore. Guardo solo gli uomini.
| 20 | |
| 19 | Yuzuru Hanyu |
| 18 | |
| 17 | |
| 16 | |
| 15 | |
| 14 | |
| 13 | Evgeni Plushenko |
| 12 | |
| 11 | |
| 10 | |
| 9 | |
| 8 | |
| 7 | Patrick Chan |
| 6 | Nathan Chen |
| 5 | |
| 4 | Takeshi Honda, Shoma Uno |
| 3 | Jeffrey Buttle, Daisuke Takahashi |
| 2 | Michael Weiss |
| 1 | Takahiko Kozuka, Mikhail Kolyada |
Forse c’è qualcuno che ha stabilito qualche record in più rispetto agli altri. Se vogliamo fare paragoni fra Hanyu e qualsiasi altro pattinatore possiamo anche farli, ma se restiamo nel dopoguerra e il pattinatore non si chiama Dick Button (e secondo me anche rispetto a lui quel che ha fatto Hanyu è un pochino più difficile), non c’è dubbio su chi sia il più forte. Hanyu è ancora in attività, ma tutto quello che farà ora, tutto quello che ha fatto dopo PyeongChang, è un di più. Lui è il GOAT, indipendentemente da quale sarà il risultato dei prossimi Giochi olimpici.

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