2010, Giochi olimpici
Cominciamo da prima dei Giochi olimpici. Fatto salvo il periodo immediatamente successivo alla vicenda Kerrigan-Harding,
In the United States, figure skating is a minor television sport except during the Olympics, when women’s skating is one of the highlights of network broadcasts (Adams, Artistic Impressions).
In Skating on Air Kelli Lawrence racconta come il pattinaggio si è evoluto e i suoi rapporti con la televisione. I cambiamenti nel corso del tempo sono stati parecchi, da quelli tecnologici alle aspettative e all’importanza del pubblico. Uno degli episodi più significativi si è verificato nel gennaio del 1994, quando Nancy Kerrigan, medaglia di bronzo ai Giochi olimpici del 1992, campionessa americana in carica e favorita nella nuova competizione nazionale, all’epoca in corso di svolgimento, ha ricevuto una bastonata sul ginocchio che, in teoria, avrebbe dovuto impedirle di partecipare all’imminente Olimpiade. Alcuni mesi prima la tennista Monika Seles era stata accoltellata alla schiena da un tifoso di Steffi Graf, una seconda aggressione in ambito sportivo ha scatenato i media. In questo caso l’aggressore si è dimostrato un incapace, perché l’unica cosa che è riuscito a fare è stato costringere Kerrigan al ritiro dal campionato nazionale, ma il colpo, pur forte, non ha impedito alla pattinatrice, che nell’occasione ha dimostrato una forza di volontà notevole, di recuperare la condizione e presentarsi puntuale al via della competizione olimpica. Nel momento in cui si è scoperto che il mandante era l’ex marito di Tonya Harding, che in assenza di Kerrigan aveva riconquistato quel titolo nazionale che già era stato suo nel 1991, i media americani hanno analizzato la vicenda in tutti i modi possibili, dando al pattinaggio una visibilità che non aveva avuto prima. Ai Giochi olimpici hanno partecipato entrambe le pattinatrici, e la curiosità su di loro era talmente grande da far passare in secondo piano tutto il resto.
Kerrigan ha vinto l’argento, Harding si è classificata ottava, dopo un errore nel programma corto e un mini dramma in quello libero, con la rottura di una delle stringhe. Per alcuni anni la televisione ha trasmesso di tutto, non solo gare ma anche spettacoli di vario genere dei pattinatori professionisti, poi, pian piano, è arrivato l’effetto saturazione e gli ascolti sono calati. Chi guadagnava dalle trasmissioni di pattinaggio ovviamente non ha gradito. E la situazione ha continuato a peggiorare, parallelamente al peggioramento dei risultati dei pattinatori statunitensi. Lawrence ha intitolato il capitolo dedicato ai Giochi olimpici di Torino 2006 Searching for “Somebodies” per sottolineare come, dopo il ritiro all’ultimo momento per infortunio di Michelle Kwan, gli Stati Uniti non avessero un atleta davvero capace di catturare l’immaginario nazionale, e quindi di fare ascolti.
Without Kwan in the mix, well-known American skaters were hard to come by in Torino, and, for the second Olympics in a row, even harder to find atop their respective podiums. Johnny Weir, the sometimes hilariously outspoken U.S. men’s champion of 2006, found himself in second place after the short program, but failed to follow up with an equally successful free skate and finished in fifth.
Per la verità nel 2002 agli Stati Uniti non era andata tanto male, oro e bronzo nella gara femminile con Sarah Hughes e Michelle Kwan, bronzo in quella maschile con Timothy Goebel, ma Kwan, che fra il 1996 e il 2004 è sempre salita sul podio mondiale, conquistando cinque ori, tre argenti e un bronzo, e su quello olimpico, conquistando un argento e un bronzo, è stata l’ultima vera stella del pattinaggio americano. Le altre, a partire da Tara Lipinski e Sarah Hughes, che hanno vinto quell’oro olimpico che a Kwan è sempre sfuggito, hanno avuto carriere troppo corte, o non sono state abbastanza carismatiche, per entrare davvero nel cuore dei loro connazionali. Questi i podi e i risultati degli atleti americani nel 2006, per i quali indico fra parentesi i piazzamenti nel programma corto per capire le loro possibilità di conquistare una medaglia se avessero eseguito un buon programma libero.
Gara maschile:
- 1 Evgeni Plushenko, Russia;
- 2 Stéphane Lambiel, Svizzera;
- 3 Jeffrey Buttle, Canada;
- 4 Evan Lysacek (10),
- 5 Johnny Weir (2),
- 7 Matthew Savoie (8).
Gara femminile:
- 1 Shizuka Arakawa, Giappone;
- 2 Sasha Cohen, Stati Uniti (1);
- 3 Irina Slutskaya, Russia;
- 6 Kimmie Meissner (5);
- 7 Emily Hughes (7).
Weir era in lotta per l’oro, anche se con un programma libero falloso ha perso diverse posizioni, Cohen era addirittura in testa. È arrivato un argento (più un secondo argento nella gara di danza, ma gli statunitensi sono sempre stati più interessati alle discipline individuali, soprattutto a quella femminile visto che si è diffusa la convinzione che il pattinaggio artistico sia uno sport femminile, piuttosto che a quelle di coppia), non un brutto risultato, ma Sasha Cohen non ha mai avuto il seguito di Michelle Kwan. Come ha risposto il pubblico a questi risultati? Nel confronto con la trasmissione American Idol il pattinaggio è uscito sconfitto. Il libero della gara femminile è stato seguito da 17.7 milioni di spettatori, American Idol da 23.5.
It had been a similar story about a week earlier—when the Men’s Final competed with Idol for viewers and was pummeled in the ratings, 27 million to 16.1 million—but since the Ladies’ Final often serves as the highest-rated event of the Games, the Idol loss was particularly shocking.
Dire che chi ha trasmesso la gara di pattinaggio non ha gradito questi numeri non rende l’idea.
why was a weekly singing contest pulling down better numbers than the pinnacle of a worldwide athletic event that only came around every four years?
I Giochi olimpici del 2006 sono stati, televisivamente parlando, un fiasco per gli americani. Se volete capire meglio l’importanza della televisione americana e della narrazione che fa delle gare, Skating on Air è molto interessante, così come sono interessanti anche i saggi Forcing the Fairytale: Narrative Strategies in Figure Skating Competitive Coverage di Bettina Fabos e They Saw a Triple Lutz: Bias and Its Perception in American and Russian Newspaper Coverage of the 2002 Olympic Figure Skating Skandal di Elina V. Stepanova, Michael J. Strube e John J. Hetts. La televisione poteva permettersi un altro risultato deludente? Torniamo a Skating on Air:
Producer/director Rob Dustin thinks there’s a bigger connection between the two than most realize. “If you think about it, American Idol does what we used to do with figure skating: tell stories about ‘nobodies’ that become ‘somebodies’ because of their talent, and create a storyline around that person,” he says. “I don’t feel NBC did much storytelling during the 2006 Olympics, and I think what happened with Idol kind of rattled their cages.… I’m a firm believer that you’ve got to tell the stories. Give viewers 90 seconds about somebody so they can care about them.”
ABC’s Susie Wynne agrees with Dustin’s theory. “I used to fall in love with the Olympic stories,” she recalls. “Who was Franz Klammer [1976 Olympic gold medalist in downhill]? I didn’t know, but I was gonna find out! I’d love hearing they came from a little mountain town, and they didn’t speak a stick of English. And the East German girl—you liked her, too, because she had a sad story. We’ve all got our stories—and when you personalize somebody, people identify with them and do want to root for them.” (Lawrence)
Secondo due persone che di televisione ne capiscono, il pubblico vuole storie. Vuole guardare qualcuno che conosce, con cui può identificarsi. Nel 2010 in campo femminile le speranze statunitensi erano poche, sapevamo tutti che sarebbero state le pattinatrici asiatiche, le giapponesi Miki Ando e Mao Asada e la sudcoreana Yuna Kim, vincitrici degli ultimi campionati del mondo, a sfidarsi per il titolo, con il possibile inserimento della vicecampionessa del mondo in carica, la canadese Joannie Rochette. L’unica altra pattinatrice che nell’ultimo quadriennio olimpico aveva vinto una medaglia mondiale era l’italiana Carolina Kostner, all’epoca davvero incostante. La gara femminile è stata vinta da Kim davanti ad Asada e a Rochette, e con Joannie purtroppo la televisione ha avuto una storia da raccontare, perché sua madre è morta per malattia due giorni prima del libero olimpico. L’esordiente statunitense Mirai Nagasu si è classificata quarta, suo miglior risultato di sempre nei Giochi olimpici o al Campionato del mondo, Rachel Flatt si è classificata settima. Fra gli uomini, però, la possibilità di appellarsi all’orgoglio nazionale era molto concreta perché il campione del mondo in carica era Evan Lysacek.
Tall and conventionally good looking, Lysacek’s timing could not have been better in terms of marketing opportunities. As the reigning world champion in an Olympic year, he was a good bet for an Olympic gold medal. Also important to his ability to attract endorsement contracts was the fact that 2010 was the first time in decades that American women, who are generally among the most hyped athletes of the winter games, headed into the Olympics with no big names among them. (Adams, Artistic Impressions)
Certo, c’era da considerare il rientro di Evgeni Plushenko, che non partecipava a una competizione di questo livello dal 2006, quando aveva vinto con facilità l’oro olimpico. Dopo quella gara Evgeni si era fermato per curare vecchi infortuni, aveva provato a rientrare ma il suo fisico glielo aveva impedito, ed era tornato alle competizioni solo nell’autunno del 2009, vincendo la Rostelecom Cup. Il ritorno alle gare era stato accompagnato da polemiche fuori della pista, e non per colpa di Plushenko.
L’ISU realizza periodicamente dei video seminari di formazione per i giudici. Fin qui tutto bene, però i seminari dovrebbero aiutare i giudici a capire come valutare al meglio le prestazioni di ciascun atleta, non essere un mezzo per influenzare i loro voti. Per questo in teoria per fare gli esempi di ciò che è sbagliato dovrebbero essere usate solo immagini di atleti non più in attività. Peccato che in un video realizzato nell’estate del 2009 e dedicato ai components comparisse Plushenko:
The interpretation video highlighted the first 1 minute, 37 seconds of Plushenko’s long program from Torino and said that while he “was a technical skater of the highest level and had many good qualities,” he was disconnected from any kind of interpretation of his music for 1:04 and connected to it for just 33 seconds.
La vicenda è raccontata da Christine Brennan nell’articolo Educational videos of skater Evgeni Plushenko raise Russian ire (https://usatoday30.usatoday.com/sports/columnist/brennan/2010-02-10-evgeni-plushenko-videos_N.htm). La federazione russa ha protestato e il DVD è stato modificato
In the new version of that DVD, Belarus’ Sergei Davydov has replaced Plushenko, although the graphics assessing Plushenko’s program remain.
As for his transitions, the original version of that DVD offered a scathing review of Plushenko’s Olympic performance, assessing it to be worthy of only a 3.75 to 4.0 on a 10-point scale for some of the requirements. But in reality, Plushenko received a much higher mark in Torino — 7.75 — a sign of the inflated scoring of well-known skaters that the creators of the ISU videos had hoped to address.
Non proprio la migliore delle presentazioni per qualcuno che puntava a difendere il titolo olimpico.
Judges and experts from five countries worked on the DVDs: Germany’s Sissy Krick; Finland’s Hely Abbondati and Mika Saarelainen; the USA’s Charlie Cyr, Joe Inman and Gale Tanger; Italy’s Paolo Pizzocari; and Canada’s Ted Barton, Louis Stong and Anne Shelter.
Lasciamo Brennan e torniamo a Plushenko, che in gennaio vince il suo sesto oro europeo davanti a Stephane Lambiel e Brian Joubert, dimostrando chiaramente di essere pronto a difendere il titolo.
Dopo questa gara, rispondendo alle domande dei giornalisti, Plushenko aveva spiegato che “If the judges want someone to place high, they can arrange that”, aggiungendo che “Brian Joubert got more points for his transitions than me, although we did exactly the same transitions on the ice. In fact, we don’t have any transitions because we focus on jumps”. Affermazione fatta in un contesto preciso, e che quando è stata tolta dal contesto gli è costata tantissimo. Una settimana prima dell’Olimpiade Joseph Inman, giudice internazionale, relatore nei seminari di formazione per i giudici e uno degli autori del DVD estivo, ha inviato una mail a una sessantina di suoi colleghi, evidenziando queste parole e sottolineando che era lo stesso Plushenko a ritenere privi di transitions i suoi programmi. Potete trovare un resoconto dell’episodio qui: https://www.ocregister.com/2010/02/10/skating-judges-again-scrutinized/.
La mail di Inman ha avuto effetti sul risultato? Ricordo che l’oro è andato a Lysacek con un vantaggio di soli 1.31 punti su Plushenko. Nello screenshot ho inserito i voti nei components del programma libero dei primi dieci pattinatori.
In rosso ho evidenziato tutti i voti in transitions inferiori a 7.00. Davvero dei migliori sei Plushenko era il più scarso? Nobunari Oda, che è arrivato settimo, ha avuto un solo voto davvero basso, e lo stesso voto finale di Plushenko. In blu ho evidenziato chi ha avuto una media nelle transitions superiore a quella di Plushenko, e anche Jeremy Abbott, che ha eseguito il nono libero, con caduta sul quadruplo toe loop, un flip solo doppio e sottoruotato, e pure un doppio Axel dal GOE negativo, in questa voce ha ottenuto voti migliori di Plushenko. Certo, le transitions non sono i salti, anche se nell’ultimo paio d’anni sembrerebbe di sì, almeno per alcuni pattinatori, ma i voti di Plushenko rispetto a quelli degli altri sembrano strani. Fra l’altro fra il suo voto più basso e quello più alto c’è una differenza di 2.75 punti, Daisuke Takahashi oscilla in una forbice di 0.75 punti, Evan Lysacek e Stephane Lambiel di 1.25 punti, Patrick Chan, Johnny Weir e Takahiko Kozuka di 1.50, Jeremy Abbott e Javier Fernandez di 1.75 punti. Il solo Nobunari Oda ha un 6.50 che porta la differenza fra voto minimo e massimo a 2.00 punti, ma il programma di Oda è stato strano, con una lunga interruzione dovuta a un problema a un pattino che gli ha fruttato 2.00 punti di penalità e che può aver influenzato negativamente qualche giudice.
Con Plushenko non c’è stato accordo, e quando ad assegnare voti strani sono diversi giudici, è sicuro che alcuni di questi voti entreranno nella media. Quanto sono strani questi voti? L’ultimo protocollo, quello che ho piazzato in centro, è quello del Campionato europeo. Nell’occasione il voto più basso di Plushenko è stato un 7.00, il voto finale è stato di 40 centesimi più alto. Quaranta centesimi non bastano a cambiare il risultato, anche se in genere in assenza di errori i voti dei Giochi olimpici sono più alti rispetto a quelli delle gare precedenti. Qual è stata la differenza più grande fra i due liberi di Plushenko?
All’Europeo Evgeni ha aperto in volo un Lutz, trasformandolo da doppio a triplo, con un valore base di 1.90 punti e un GOE di -0.24 punti. Ai Giochi olimpici è stato impreciso sul primo triplo Axel, GOE -0.36, ma ha eseguito correttamente il triplo Lutz, con un valore base di 6.00 punti e un GOE di 0.60 punti. Il suo valore base, legato agli elementi che ha eseguito, è cresciuto di 4.70 punti. Nei GOE però uno dei giudici ha assegnato a Plushenko quattro -1, sei 0 e tre soli +1 (in due trottole e nei passi, dove il GOE è più basso), complessivamente Evgeni ha ricevuto dieci -1 da tre giudici diversi, e un solo -1 dagli altri sei giudici, Lysacek ha ricevuto nove -1 da sei giudici diversi, solo tre giudici hanno ritenuto che non meritasse nessun voto negativo, e che ci sia una differenza netta, sei giudici che valutano in un modo, tre che valutano in un altro, è strano.
Il GOE di Plushenko, legato sia a come vengono eseguiti gli elementi che alla soggettività dei giudici, da una gara all’altra è sceso di 2.98 punti, i components, molto più soggettivi, di 0.30 punti, per un totale di 3.28 punti, una differenza più che sufficiente per cambiare il colore delle medaglie. Colore che viene deciso anche da quanto avvenuto nel programma corto. Se la prima reazione è guardare il programma libero, perché è il libero che è stato vinto da Lysacek, mentre nel corto il primo posto è andato a Plushenko, è anche vero che un vantaggio troppo basso nel programma corto, dovuto non al fatto che i due atleti hanno eseguito programmi molto simili ma al fatto che uno dei due è stato giudicato male, può avere ripercussioni sul risultato finale della gara.
Quelli che ho riportato sono i voti nei components ottenuti nelle gare internazionali da Plushenko dal momento in cui è entrato in vigore l’attuale sistema di punteggio fino ai Giochi olimpici del 2010.
Le prime colonne ovviamente riguardano il programma corto, le altre il libero. Ho inserito anche le eventuali deduction per capire se il programma contenesse errori gravi. Il Campionato del mondo 2005 merita un discorso a sé. Quell’anno i partecipanti erano così tanti che è stato disputato un turno preliminare di qualificazione basato sull’esecuzione del libero. I punteggi che ho riportato sono quelli del programma di qualificazione, nell’occasione Plushenko non ha disputato il libero perché un infortunio lo ha costretto al ritiro dopo il programma corto.
Per quanto sia noto per le sue doti tecniche, nelle gare a cui ha preso parte Plushenko ha quasi sempre ricevuto i migliori voti nei components. Nelle colonne J e U ho indicato il nome del pattinatore (o, in un caso, dei pattinatori) che ha ricevuto i voti più alti nella singola gara, nel caso sia qualcuno diverso da Plushenko. Nelle colonne K e V ho indicato il voto, in modo da poter vedere quanto sia grande la differenza fra Plushenko e il migliore dei suoi avversari, nelle colonne M e W ho indicato quanti pattinatori hanno ricevuto un voto complessivo nei components più alto di quello di Plushenko. In due occasioni c’è stato un solo pattinatore migliore di Plushenko, in due occasioni ce ne sono stati due. Solo nel programma corto olimpico sono stati ben quattro i pattinatori capaci di fare meglio di lui. La tabella, che mostra i singoli voti, ci dice che nel programma corto Plushenko non aveva mai ricevuto un voto così basso in transitions, nel libero solo una volta.
Vediamo allora i components del programma corto.
Plushenko, che ha eseguito il miglior programma corto, è stato quinto nei components (39.75), preceduto, nell’ordine, da Stéphane Lambiel (43.15, quinto corto), Evan Lysacek (42.00, secondo corto, e la differenza di components fra lui e Plushenko, è di 2.25 punti, superiore a quegli 1.31 punti che a fine gara hanno fatto la differenza fra l’oro e l’argento), Daisuke Takahashi (41.35, terzo corto) e Patrick Chan (40.70, settimo corto, la sua deduction non è dovuta a una caduta ma a time violation). Se ci concentriamo sulle sole transitions, scopriamo che ben dieci pattinatori, compreso Tomas Verner, autore del diciannovesimo corto, hanno ottenuto un voto più alto rispetto a Plushenko. Verner non è proprio l’ultimo arrivato, nel 2007 si è classificato quarto al Campionato del mondo, l’anno dopo ha vinto il Campionato europeo, ma il dettaglio è quanto meno curioso. E comunque pure Jeremy Abbott, quindicesimo, e Michal Brezina, nono, hanno avuto voti migliori rispetto a Plushenko, mentre Brian Joubert, diciottesimo, ha ottenuto esattamente lo stesso voto. Come si è arrivati a questi voti? Se ho tempo e voglia, posso arrivare a guardare parecchi dettagli. Questi sono i protocolli di gara, per questioni di spazio mi sono limitata a salvare nello screenshot l’area dei components.
Ho guardato solo i migliori 24 pattinatori, quelli che si sono qualificati per il libero. I voti che non ho riportato qui, quelli dei pattinatori che si sono classificati sotto la ventiquattresima posizione, sono più bassi, ma è ovvio che se non si sono qualificati per il libero non erano esattamente i migliori pattinatori presenti in gara. Ho evidenziato in rosso i voti in transitions pari o inferiori a 5.00, in arancione i voti in transitions compresi fra 5.25 e 6.00. Ho usato gli stessi colori, ma con una linea molto più sottile, per tutti i voti delle altre quattro voci dei components che rientrano in queste fasce. Se per caso notate che ho sbagliato nell’indicazione di un voto vi chiedo di segnalarmelo, in modo da correggere l’immagine ed eventualmente il testo. Cosa notiamo?
Plushenko ha ricevuto due 5.00 e un 6.00. Per trovare un altro 5.00 dobbiamo scendere al quarto posto di Nobunari Oda, che ha ricevuto anche un 5.50. Per trovare il successivo 5.00, o un voto inferiore, dobbiamo scendere fino a Paolo Bacchini, che ha realizzato il ventesimo programma libero. E gli altri suoi voti sono superiori al 5.25, solo il ventunesimo pattinatore, Anton Kovalevski, ha ricevuto in transitions due o più voti pari o inferiori a 5.0. La differenza fra il voto più basso e quello più alto è notevole. L’ho calcolata per tutti i pattinatori, evidenziando in grassetto quando è pari o superiore a 2.50 punti.
Con alcuni pattinatori le oscillazioni fra un giudice e l’altro sono state minime, quelli che hanno avuto un’oscillazione maggiore sono stati Takahashi e Weir, 2.50 punti, Oda, 3.00 punti, e Plushenko, che spicca con un notevole 3.75 punti. Con lui i giudici hanno visto cose davvero molto diverse. Va bene la soggettività di giudizio, ma non stiamo esagerando?
Allarghiamo lo sguardo a tutti i voti. Il 4.75 di Bacchini in transitions è il primo voto che incontriamo nei components, tutte le voci considerate, pari o inferiore a 5.0 se escludiamo i voti già citati di Plushenko e Oda, e quel voto continua a rimanere isolato. È da Kovalevski, che ha ricevuto tre 4.50, tre 4.75 e quattro 5.0, che i voti si abbassano.
Lo scrivo in un altro modo, così forse è più chiaro. Nei 900 voti assegnati dai giudici ai primi 20 pattinatori, solo quattro (due di Plushenko, uno di Oda, uno di Bacchini) sono pari a 5.00 o inferiori. Davvero le transitions di Plushenko erano così scarse da meritare voti tanto bassi? Al recente Campionato europeo nessun giudice aveva avuto quest’impressione:
Come si arriva alla media? Proviamo a sommare tutti e nove i voti di Plushenko in transitions, il totale è 63.00, la media 7.00. Però non tutti i voti entrano nel punteggio. Adesso si tolgono il più alto e il più basso, se lo facessimo con questi voti (quindi uscirebbero uno dei 5.00 e l’8.75) il totale diventerebbe 49.25, la media 7.05 (in questo caso sto arrotondando visto che tutti i voti sono arrotondati). All’epoca però si toglievano due voti a caso scelti dal computer. Quali voti sono usciti? Lo possiamo solo supporre. Togliendo l’8.00 e uno dei tre 7.50 la media diventa 6.80, togliendo uno dei due 7.75 e uno dei 7.50 pure. Per puro caso i tre voti bassi sono rimasti, sono usciti due degli altri. Con le regole attuali Plushenko avrebbe ottenuto 0.25 punti in più.
E Lysacek? La media di tutti i voti dà 8.00, per avere una media di 7.95 punti bisogna togliere uno dei tre 7.75 e uno dei due 8.50. Anche per lui il voto più basso è rimasto dentro, ma se facessimo una media senza il voto più basso e quello più alto il totale sarebbe 8.05, vale a dire che Lysacek avrebbe avuto solo 0.10 punti in più. Anche se non di molto, dal sorteggio dei voti quello a cui le cose sono andate peggio è Plushenko.
Guardiamo un altro dettaglio. A penalizzare Plushenko sono stati tre giudici, lo stesso numero di giudici che, sia nel programma corto che nel libero, ha assegnato voti più bassi rispetto a quelli degli altri giudici a Brian Joubert. Potrebbe essere una coincidenza, ma chissà perché ho il sospetto che tre giudici siano stati influenzati dalla mail di Inman.
Facendo qualche ricerca mi sono imbattuta in un’intervista a Plushenko. È in russo, lingua che io non capisco, ma per quello che interessa a me il traduttore automatico funziona piuttosto bene:
e: accenno a una cospirazione giudiziaria?
Plushenko : Conosci questa storia con l’arbitro estero, che ha inviato lettere ai colleghi esortando a sottovalutare i segni dei pattinatori europei. C’è stata un’intera campagna di propaganda … Quindi alla fine ha funzionato. Dopo il programma corto, ho dovuto vincere almeno cinque punti dai miei avversari. Di conseguenza, il divario era solo di 0,35. E la nostra federazione non ha nemmeno reagito …
e: qual è il punto di ISU (International Skating Union. – “Izvestia”) per bloccarti?
Plushenko: Il fatto è che a causa della mancanza di nuovi nomi, l’interesse per il pattinaggio di figura in tutto il mondo è francamente in declino. In precedenza gli sponsor davano 22 milioni di ISU per la pubblicità durante le trasmissioni televisive, ora l’ammontare dei pagamenti è sceso a 6 milioni, i premi in denaro in altri sport crescono, ma nel nostro paese sono diminuiti della metà. E uno dei principali spettacoli americani, Champions on ice, si è semplicemente chiuso. Quindi l’ISU sta cercando di promuovere artificialmente nuove stelle.
Il link all’articolo: https://web.archive.org/web/20100324055134/http://www.izvestia.ru/sport/article3139336/.
Nell’articolo di Scott Reid che ho linkato più in su leggiamo
“I hope Joe Inman is barred from judging for the rest of his life,” Weir said. “It’s ridiculous. He has taken away the legitimacy of every American figure skater and American judges. He’s hurt all of us.”
A dirlo non è un connazionale di Plushenko ma un connazionale di Lysacek, Johnny Weir. No, Inman non è stato squalificato, anche se non ha giudicato molte altre gare. Fin troppe, secondo me. Fra queste troviamo il Campionato del mondo del 2012 (era nel pannello di giuria delle gare femminile e delle coppie di artistico), il Campionato europeo del 2015 (era il referee nelle coppie di artistico), e ancora, come ultima gara internazionale, il Nebelhorn Trophy del 2015, dove ha ricoperto il ruolo di giudice nelle tre discipline dell’artistico. Ultima apparizione: gara femminile al campionato nazionale statunitense 2018.
Ultima cosa, questa personale, per rendere palese il mio eventuale bias: all’epoca il mio sostegno andava a Stéphane Lambiel e Daisuke Takahashi, negli anni precedenti avevo tifato anche per Jeffrey Buttle. Nonostante quello che ha vinto, nonostante l’idolatria che ha per lui un certo giapponese, io non ho mai tifato per Plushenko.

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