Di giudici, giurie e giudizi equi/2. 1882-1936

1882

Secondo l’albo d’oro il primo Campionato del mondo si è svolto nel 1896 a San Pietroburgo, ma questa data va presa con cautela. Per i quattro pattinatori che vi hanno partecipato, due russi, un austriaco e un tedesco, era una gara come altre che avevano già fatto in passato, solo in seguito l’ISU (che all’epoca non si chiamava così, ma non è questo il luogo per una storia completa del pattinaggio artistico) ha deciso di fissare la nascita del Campionato del mondo in quella gara. Non è però che prima le gare di pattinaggio non esistessero.

Nel 1882 a Vienna è svolta quella che James R. Hines definisce la prima gara importante. Presenti Leopold Frey, Eduard Engelmann jr., Axel Paulsen (sì, proprio lui, quello che ha inventato l’Axel) e Theodore Langer. Ho indicato i nomi dei pattinatori in ordine di classifica. All’epoca non c’era ancora un regolamento, per decenni nel pattinaggio è stato complicato uniformare quello che veniva fatto in parti del mondo molto distanti fra loro, anche perché senza televisione, e con i viaggi molto più complicati rispetto a ora, scambiarsi informazioni era complicato, e ogni scuola aveva le sue peculiarità.

Cos’è successo in quella gara? I giudici si sono trovati a dover confrontare, e a stabilire chi fosse il più bravo, pattinatori che con le loro lame tracciavano disegni intricatissimi sul ghiaccio e pattinatori che eseguivano lune o trottole. Un po’ come se un giudice, trovandosi di fronte due esercizi dalla stessa difficoltà tecnica e ben eseguiti, dovesse dire se è migliore una prova di ginnastica artistica eseguita alle parallele asimmetriche o una prova di ginnastica ritmica con i cerchi. Il confronto è semplicemente impossibile, al massimo si può dire quello che ci è piaciuto di più a livello personale, non quale sia migliore. Questo è quello che è successo nell’occasione, i giudici hanno fatto una scelta che ha premiato Frey, che si allenava sulla pista dove si è svolta la gara (così come Engelmann). Favoritismi nei confronti dei pattinatori locali? È possibile, anche se ora questo è impossibile dirlo con certezza. È interessante anche una frase scritta da Hines:

it cannot be presumed, as some writers have suggested, that the judges favored free-skating moves over special figures. (pag. 71)

A Vienna era particolarmente apprezzato lo stile internazionale, uno stile da cui sarebbero derivati i programmi liberi come li conosciamo noi, e Frey era stato allievo di Jackson Haines, colui che potremmo definire il padre dello stile internazionale. In altre zone, tipo la Gran Bretagna dell’Epoca Vittoriana, era apprezzata l’eleganza, la compostezza, la precisione, e da quello stile sarebbero nate le figure obbligatorie. Il fatto che a Vienna sia stato apprezzato di più lo stile locale piuttosto che lo stile britannico è comprensibile anche senza pensare a qualche decisione partigiana da parte dei giudici, ma quest’episodio fa capire che fin dall’origine ci sono stati dubbi sul modo in cui vengono giudicate le gare.

1893, Campionato europeo

Il Campionato europeo è la più antica delle gare di pattinaggio artistico riconosciute dall’ISU. La prima edizione è stata disputata nel 1891, il primo Campionato del mondo è “solo” del 1896. E, fin dall’inizio, l’ISU ha avuto qualche problema con le valutazioni dei programmi. In Figure Skating. A History Hines (pag. 77) spiega che, contando i punti, il vincitore era lo svedese Henning Grenander ma, se si tenevano in considerazione i mezzi punti, il vincitore era l’austriaco Eduard Engelmann Jr.

Suppongo si fossero dimenticati di specificare come andavano stilate le classifiche, perché al Congresso del 1895 l’ISU ha deciso di annullare il Campionato europeo del 1893, anche se ora l’albo d’oro della manifestazione indica in Engelmann il vincitore e relega Grenander al secondo posto. Su Wikipedia ho trovato questa spiegazione:

The next European Championships was held in 1893 in Berlin; it was the first time the event was under the jurisdiction of the International Skating Union (ISU), which was formed in the summer of 1892. The championships were sponsored by the Berlin Skating Club, and like the previous two years, was organized by the German/Austrian federation.[9] There were eight competitors: three from Austria, two from Germany, and one each from Hungary, Sweden, and Norway. Englemann is listed as the gold medalist; Henning Grenander from Sweden came in second, and Zachariades came in third.[10] Figure skating historian James Hines called the 1893 European Championships “clearly a success from a skating standpoint”,[9] but it also marked figure skating’s “first major controversy”, due to “different interpretations of the scoring rules, which could result in a tie depending upon one’s interpretation of them”.[9] The Berlin Skating Club declared Grenander the winner, but the ISU declared Englemann the winner. The problem was never resolved, but in 1895, the ISU declared the 1893 results invalid. ISU historian Benjamin T. Wright said that the controversy “nearly led to the demise” of the newly-formed ISU.[11]

1902, Campionato del mondo

Questo per me è uno degli episodi più affascinanti dello sport. Il pattinaggio artistico in origine era uno sport maschile, magari prima o poi ne parlerò. Al Campionato del mondo partecipavano uomini, la cosa era ritenuta talmente normale che la federazione non aveva neppure sentito la necessità di specificarlo. Nel momento in cui i coniugi Edgar e Madge Syers, due dei più importanti rappresentanti del pattinaggio britannico, hanno notato questo dettaglio, Madge Syers si è iscritta al Campionato del mondo del 1902, disputato a Londra. La federazione internazionale avrebbe voluto escluderla, ma quando si è accorta, regolamenti alla mano, che non poteva farlo e che se avesse proseguito sulla linea dura si sarebbe inimicata la federazione britannica, una delle più importanti, ha accettato il fatto compiuto. Certo, poi ha preso provvedimenti. Il primo è stato specificare nel regolamento dell’anno successivo che i concorrenti dovessero essere uomini, caso mai Madge avesse avuto idee strane e magari fosse riuscita a convincere pure qualche altra donna a fare una cosa in precedenza inimmaginabile. Del resto lei ha vinto due volte il campionato britannico sconfiggendo tutti gli uomini partecipanti, marito compreso, e nel 1904 si è anche iscritta al Campionato europeo, salvo poi ritirarsi per infortunio. Però, con calma, nel 1906, la federazione internazionale ha iniziato a far disputare anche il Campionato del mondo femminile. Certo, era meno importante e si svolgeva in località diversa, ma è stato comunque un inizio.

Torniamo al 1902. All’epoca le figure obbligatorie contavano per il 67% del punteggio, il libero per il 33%, il programma corto non esisteva, perciò più che l’aspetto atletico contava la precisione della pattinata. La gara è stata vinta dallo svedese Ulrich Salchow (sì, colui che ha inventato il Salchow, se scrivo sempre i nomi di tre salti con la maiuscola è perché portano il nome di coloro che li hanno inventati) davanti a Syers (seconda nelle figure dietro a Salchow, terza nel libero dietro anche a Gordan), al tedesco Martin Gordan e all’argentino Horatio Torrome. Secondo le cronache dell’epoca

Salchow was so impressed with Syers’ effort that he reportedly gave her his gold medal. Many though she should have won. (Smith, pag. 21)

E, nella didascalia di una foto di Syers, Smith ha aggiunto un commento di T.D. Richardson:

Rumour, nay more than rumour – a good deal of expert opinion – thought she should have won (pag. 21).

Che Salchow le abbia donato la sua medaglia non è del tutto certo ma l’ho trovato citato in più punti, quel che conta è che secondo parte delle persone che hanno assistito alla gara avrebbe dovuto vincere lei. Secondo Steve Milton

It was reported locally that many thought Syers has outskated Salchow (Figure Skating’s…, pag. 83).

Considerando il regolamento dell’epoca non è impossibile, e da quel che ho letto non mi sembra assurda l’ipotesi che nelle figure sia stata più brava lei, ma che i suoi voti siano stati abbassati perché era una donna che si era messa a praticare uno sport da uomini.

1906, Campionato del mondo

Purtroppo qui non posso citare nessun libro, ma da quel che ho letto Salchow avrebbe deciso di non partecipare al Campionato del mondo, che si è svolto a Monaco, perché era convinto che non sarebbe stato giudicato equamente. Il suo principale avversario sarebbe stato il tedesco Gilbert Fuchs. Anche senza una fonte attendibile, l’assenza di Salchow dalla gara è insolita e per questo sospetta, la composizione della giuria conferma i sospetti, e come prevedibile la vittoria è andata a Fuchs.

1908, Giochi olimpici

Il pattinaggio artistico è diventato sport olimpico nel 1908, in un’edizione dei Giochi olimpici estivi, con quattro specialità diverse: uomini, donne, coppie (di artistico, ancora la danza su ghiaccio non esisteva) e figure speciali. Figure speciali era una gara maschile, disputata ai Giochi in quest’unica occasione, in cui i pattinatori tracciavano disegni molto elaborati sul ghiaccio. Questa gara è stata vinta dal russo Nicolai Panin, già vincitore di un argento al Campionato del mondo e di un argento e un bronzo al Campionato europeo, davanti agli inglesi Arthur Cummnig e Geoffrey Hall-Say. Panin dunque era un pattinatore notevole, tanto è vero che sei mesi prima dei Giochi olimpici aveva inflitto allo svedese Ulrich Salchow la sua prima sconfitta in sei anni. Dopo tre argenti, nel 1901 Salchow aveva iniziato a vincere il Campionato del mondo e non avrebbe più smesso, totalizzando 10 successi in 11 anni (come detto, nel 1906 non ha partecipato alla gara), e già che c’era ha vinto anche 9 ori e un bronzo in 10 partecipazioni al Campionato europeo.

La giuria della gara maschile era composta da due svedesi, uno svizzero, un russo e un tedesco, e

when three judges ranked Salkow first after compulsory figures, and only two tought Panin best, the Russian withdrew in protest, saying the judges had conspired against him. (Hines, pag. 19)

Quando si dice iniziare bene… già ai primi Giochi olimpici uno dei due candidati all’oro si è ritirato perché ha ritenuto di essere vittima di giudizi falsati, e in effetti con un vantaggio di due giudici connazionali a uno a Salchow bastava la preferenza di un solo giudice imparziale per assicurarsi il successo. Il ritiro di Panin è arrivato dopo l’esecuzione delle figure obbligatorie, che lo hanno visto piazzarsi al secondo posto provvisorio:

Partendo da queste premesse, quante probabilità c’erano che Panin riuscisse a scavalcare Salchow? E se Panin si è ritirato, Fuchs ha deciso direttamente di non andare, anche lui convinto che il giudizio sarebbe stato tutt’altro che imparziale.

Salchow comunque era una persona seria. Dopo aver smesso di gareggiare, fra il 1925 e il 1936 è stato presidente dell’ISU. È stato lui a volere che si organizzassero i primi Campionati del mondo al di fuori dell’Europa, e

perhaps because he’d seen the potential for disastrous judging controversy during his competitive career, Salchow also added more definition and structure to judging rules and process. They still had a long way to go, though, as subsequent scandals and un fair judging revealed. (Milton, Figure Skating’s…, pag. 26)

1927, Campionato del mondo

Nella gara femminile la sfida è fra la quasi quindicenne norvegese Sonja Heine, argento l’anno prima, e l’austriaca Herma Szabo, vincitrice dell’oro olimpico nel 1924 e di tutte e cinque le edizioni del Campionato del mondo disputate dopo la Prima Guerra Mondiale. La gara si svolge a Oslo, città tappezzata ancora prima della gara di poster che indicano in Henie la nuova campionessa (Milton, Figure Skating’s…, pag. 85) e alla presenza del re e della regina di Norvegia (Milton, Figure Skating’s…, pagg. 62 e 64). I giudici sono cinque, tre norvegesi, un austriaco e un tedesco, perché all’epoca il regolamento stabiliva che i giudici dovessero essere tesserati per circoli diversi, ma non diceva nulla sulla nazionalità. Secondo voi la gara com’è finita?

Secondo Szabo, “No matter what I did, I could no win” (Milton, Figure Skating’s…, pag. 85).

The outcry that followed spurred the ISU into making a new rule stipulating that only one judge per country was to be allowed to oversee a discipline at an International event. (Smith, pag. 83)

Ne parla anche Hines alla pagina 114, e ancora alla pagina 176, della sua storia del pattinaggio. È stato sufficiente uno scandalo per far capire all’ISU che forse non sempre i giudici votavano in modo corretto… Certo, questa regola non impedisce i voti combinati, ma è comunque un passo importante.

Per quanto Henie sia stata una campionessa straordinaria, la sua carriera è comunque costellata di episodi strani, in un’occasione suo padre “chased a skeptical judge”, che evidentemente non aveva gradito troppo la prestazione di Sonja, “down to the main street of a town with a broom” (Smith, pag. 83).

1930, Campionato europeo

Questa è una situazione decisamente originale, dubito che episodi di questo tipo si possano verificare ancora, ma già una volta è più che sufficiente a farci dire che a volte la realtà supera l’immaginazione, almeno quella delle persone comuni. La gara si svolgeva in Slovacchia,

wich were sponsored by the Czechoslovakian association. Two irregularities occurred in the men’s competition. First, the referee was not ISU-certified, but in addition the Yugoslavian judge, likewise not ISU-certified, was a replacement who served falsely under the name of a duly appointed judge without being detected until after the competition. (Hines, pag. 107)

Con queste premesse a vincere è stato il ceco Josef Silva davanti all’austriaco Karl Schäfer, due pattinatori che a livello di risultati non sono esattamente paragonabili.

Quando l’ISU si è accorto delle irregolarità ha annullato la gara e l’ha fatta disputare di nuovo. Schäfer ha vinto facilmente davanti al ceco Otto Gold e al finlandese Marcus Nikkanen, Silva (o Slíva, come scrive Wikipedia) non si è presentato.

1936, Giochi olimpici

In Germania la gara delle coppie di artistico viene vinta dai tedeschi Maxi Herber/Ernst Baier. Risultato giusto, i più forti erano loro, ma il fatto che Milton possa scrivere che hanno votato per loro sette dei nove giudici, mentre “the other two voting on national lines” (Figure Skating’s…, pag. 135) come se fosse la cosa più normale del mondo non è normale. In base a quale principio è ritenuto normale che un giudice faccia preferenze per i suoi connazionali? È umano, è comprensibile che a livello inconscio ci sia questa propensione, ma un giudice dovrebbe fare del suo meglio per essere imparziale e valutare correttamente ciò che viene fatto. E poi, in questo caso è andata bene, ci sono stati abbastanza giudici che hanno votato nel modo giusto e hanno vinto i migliori, ma quando i giudici onesti sono in minoranza, cosa succede?

1936, Giochi olimpici

La gara femminile è stata vinta da Sonja Henie, al suo terzo oro olimpico, davanti alla britannica Cecilia Colledge (che al Campionato europeo di quell’anno è diventata la prima donna capace di atterrare un doppio, un Salchow) e alla svedese Vivi-Anne Hultén. Quinta si è classificata Maribel Vinson, che aveva già vinto un argento e un bronzo mondiali, e il bronzo olimpico nel 1932. Vinson, all’epoca allenatrice, e le sue due figlie, due delle più promettenti pattinatrici statunitensi dell’epoca, una nella gara femminile e l’altra nelle coppie di artistico, sono morte nel 1961 nello schianto del Sabena Flight 548, di lei ci rimangono alcune testimonianze.

According to historian Nigel Brown, in 1936 the possibility of Henie losing her Olympic title to fifteen-year-old Cecilia Colledge of England drew a crowd of 200,000 to the women’s free skating at the Games in Garmisch-Partenkirchen, Germany. When Brown was writing, in the late 1950s, the results of the competition were still under dispute. The suggestion was, and remains, that Henie’s father and professional promoters who hoped to benefit from her victories exerted influence on the judges and the results. Maribel Vinson describes how ‘a minor drama developed over the right back bracket-change-bracket,’ one of the school figures skated by the women competitors. Vinson – who of course had a vested interest in Henie’s mistakes – wrote:

She had almost no speed for the second half of the figure, she came up to the second bracket right on the flat of her skate instead of on an edge, a major fault, and after the turn she had to wiggle and hitch her skating foot to keep going, and then she pushed off for the next circle a good four feet before she reached her center, another very major fault … and when she had turned her twelfth and last bracket, she was at a dead standstill. So making no pretense of trying to finish out her circle, she just put both feet down, smiled a gay camouflage smile, and walked off the ice. We gasped to see the world champion do such a thing. The figure as it stood, deserved no more than Vivi’s [Vivi-Anne Hulten of Sweden] 3.8 average, if as high as that, AND YET when the judges put up their cards, not one, not even Mr. Rotch, who does indeed know correct figures, had given her less than 5! We competitors and those on the sidelines who knew laughed in derision and with a ‘what can you expect’ tone – I looked at Mr. Rotch with the question, ‘How could you honestly do such a thing?’ in my eyes, and he just shrugged.

The assumption made by the other skaters was that Sonja Henie’s transgressions, on ice and off, were overlooked because of her ability to fill the stands, thus benefiting rink owners and the amateur associations that sponsored competitions. (Adams, Artistic Impressions)

Henie era già una star, e lo sarebbe diventata ancora di più con gli spettacoli e i film che avrebbe fatto negli anni seguenti, perciò intorno a lei c’era già un forte interesse economico. Ci sono anche sospetti circa simpatie naziste di Henie, e quell’Olimpiade si è svolta in Germania. Ha davvero fatto il disastro di cui parla Vinson? Purtroppo non esistono immagini che testimonino in che modo si è svolta la gara. Per il momento mi fermo qui, di altre gare parlerò domani.

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