Di giudici, giurie e giudizi equi/5. 1968-1976

1968, Campionato nazionale canadese

La maggior parte delle gare di cui parlo sono Giochi olimpici, Campionati del mondo e Campionati europei. Questo perché sono le gare più importanti, ed è su queste gare che si è concentrato chi ha scritto i libri che uso come fonte. Però saltuariamente c’è uno sguardo anche a qualche altra gara.

Nel 1967 Toller Cranston ha vinto il campionato junior canadese. Nel 1968 si è classificato quarto fra i senior dietro a Jay Humphrey (che negli anni precedenti aveva vinto un argento e tre bronzi e aveva già partecipato a tre campionati del mondo), David MacGillivray e Steve Hutchinson.

Se si guardano solo i risultati nelle gare più importanti, senza sapere nulla di quanto è avvenuto sulle piste, è difficile notare Cranston. Con un bronzo mondiale nel 1974 e un bronzo olimpico nel 1976, i pattinatori canadesi che hanno vinto più di lui sono davvero tanti. Però a leggere chi lo ha visto pattinare, Cranston era speciale. Nelle figure obbligatorie era un disastro, e questo è il motivo per cui ha vinto così poco, ma nel libero è stato uno dei più importanti pattinatori di sempre, con posizioni innovative e un modo d’interpretare la musica che ha rivoluzionato la disciplina. Cranston era anche una persona estremamente polemica, come si può immaginare anche solo dal titolo della sua autobiografia, Zero Tollerance. Sì, ha fatto un gioco di parole, ma bastano queste parole per dirla lunga.

Perché Cranston nell’esordio al campionato nazionale senior è arrivato quarto? Certamente era inesperto, e certamente avrà tracciato figure obbligatorie tutt’altro che perfette. Può essere stato penalizzato per altri motivi, magari perché è riuscito a trattare male qualcuno che poi lo ha penalizzato? Non lo so, è pura speculazione, basata sul fatto che Steve Milton ha scritto che

there were public criticism of the judging at the Canadian Nationals (Figure Skating’s…, pag. 32).

Troppo poco per sapere cosa sia successo, ma se le polemiche sono state pubbliche è evidente che qualcosa non è andato per il verso giusto.

1971, North American Championship

Quali sono le gare più importanti? I Giochi olimpici senza dubbio, il pattinaggio artistico è entrato nel programma olimpico nel 1908. Poi il Campionato del mondo, ufficialmente nato nel 1896. Quindi la Finale di Grand Prix, nata in tempi molto recenti, nel 1995, ma aperta ai pattinatori di qualsiasi nazionalità, purché si qualifichino, e visto che a volte i pattinatori più forti provengono da un continente, a volte da un altro, questa è la terza gara alla quale possono partecipare tutti i migliori. Quindi c’è il campionato continentale, con i dovuti distinguo. Il Campionato europeo, nato nel 1891, e che vede sempre la presenza di tutti i migliori europei (salvo, a volte, qualcuno che nella stagione olimpica decide di saltare la gara continentale per preparare al meglio la gara più importante, ma sono casi relativamente rari), è più importante del Four Continents Championship, e non solo perché con, la sua nascita nel 1999, è la gara dalla tradizione più breve. Il Four Continents Championship si svolge dopo l’Europeo, più vicino alla data del Campionato del mondo o dei Giochi olimpici, quindi dà più fastidio nella preparazione e i pattinatori sono più propensi a non andare. Non che non ci siano state anche lì prestazioni notevoli, ma almeno per ora il prestigio non è lo stesso.

Il pattinaggio è nato in Europa, e gli europei avevano più occasioni per gareggiare. Per la verità fino al 1948 al Campionato europeo potevano partecipare pattinatori di qualsiasi nazione, e infatti nel 1948 lo statunitense Dick Button e la canadese Barbara Ann Scott hanno vinto tutte le competizioni a cui hanno partecipato, e questo comprende, oltre ai Giochi olimpici e al Campionato del mondo, anche il Campionato europeo. Dopo la Seconda Guerra Mondiale sono stati i nordamericani, le cui infrastrutture non erano state colpite dalla guerra, a dominare la disciplina. Gli europei, per assicurarsi di vincere almeno una competizione importante, hanno deciso che al Campionato europeo avrebbero partecipato solo pattinatori europei. Tanto i nordamericani avevano un’altra gara, che ovviamente nel 1948 hanno vinto Button e Scott, il North American Championship. La competizione, nata nel 1923, era aperta a pattinatori statunitensi e canadesi.

Fine della divagazione storica, devo fare attenzione perché ho la tendenza a spiegare tutto, e che ci crediate o no ho cancellato parte di questo brano, dopo averlo scritto, per contenere la lunghezza. Il North American Championship per un certo periodo era ritenuto una gara importante, ma

the biennial North American Championship were finally killed in 1971 because in 1954 the event was forced to go from an even number of judges from Canada and the United States to an odd number of judges (dictated by ISU rules), the extra judge being from the host country. There were regular accusations of national bias, and many skaters refused to take part. (Milton, Figure Skating’s…, pag. 65)

La vicenda è riportata anche da Hines alle pagine 177-178. In pratica quando la gara si svolgeva in Canada, il Canada aveva un giudice in più, quando si svolgeva negli Stati Uniti gli statunitensi avevano un giudice in più, e i giudici assegnavano la vittoria ai loro connazionali. Che cosa sorprendente!

1972, Giochi olimpici

Irina Rodnina vince il suo primo oro olimpico nelle coppie di artistico insieme al suo primo partner, Alexei Ulanov. Rodnina viene descritta come una pattinatrice magnetica, capace di attirare su di sé tutti gli sguardi, cosa che li può aver aiutati in questa gara, quando Ulanov ha eseguito un Salchow singolo invece di un doppio e molti giudici non se ne sono accorti perché stavano guardando lei (Milton, Figure Skating’s…, pag. 138).

1972, Giochi olimpici

Questa è una delle integrazioni che ogni tanto faccio nei vecchi post, legata a un libro che ho letto in seguito o a qualche informazione in cui mi sono imbattuta. In questo caso il libro è Push Dick’s Button, ovviamente scritto da Dick Button. Qualche commento su questo libro l’ho fatto qui. Button parla della gara femminile, vinta dall’austriaca Beatrix Schuba davanti alla canadese Karen Magnussen e alla statunitense Janet Lynn. Button fa qualche errore nell’indicare il risultato dei vari segmenti di gara, Schuba è stata la migliore nelle figure, la settima nel libero, Lynn quarta nelle figure e prima nel libero. Sui numeri Button ha sbagliato, sul resto le sue parole non sono proprio tranquillizzanti. Parlando di Schuba, di cui ha elogiato le figure, quindi non critica la pattinatrice in sé, ma i voti che le sono stati assegnati, Button ha scritto (pag. 153)

She had received marks of first place for the Compulsory Figures and eighth place for the Free Skating.

(Eighth place was a gift.)

I piazzamenti non dovrebbero essere un regalo, dovrebbero essere meritati. Quanto a Lynn (pag. 154),

She was in seventh place after the figures. (As an aside, one of the judges later told her coach Slavka Kohout that a “block” of judges had kept her down in favor of the Austrian.)

Blocco di giudici in favore di una pattinatrice? Visto che queste cose non mi piacciono, riprendo l’elenco che ho postato nel post che ho dedicato al libro di Button:

Il referee era lo svizzero Karl Enderlin, l’assistant referee Kinuka Ueno, dal nome direi giapponese. I giudici erano l’italiano Michele Beltrami, il russo Valentin Piseev, quel Piseev che ho citato un’infinità di volte, non certo per i suoi giudizi al di sopra di ogni sospetto, e che in seguito sarebbe stato eletto prima a capo della Commissione tecnica dell’ISU e poi a presidente della federazione russa di pattinaggio, quindi la tedesca dell’Est Walburga Grimm, la svedese Ingegarg Lago, l’austriaco Han Kutschera, la canadese Joan MacLagan, la statunitense Marcella Willis, il giapponese Ryuchi Obitani e l’ungherese Klara Kozari.

1973, Campionato europeo

La gara, disputata a Colonia, in quella che all’epoca era la Germania dell’Est, è stata vinta dal ceco Ondrej Nepela davanti al sovietico Sergei Chetverukhin e al tedesco dell’Est Jan Hoffman. Quarto il britannico John Curry. E Curry

once complained to Sports World magazine, The bias in judging really is a pain. Of nine judges at [the 1973] European championships, five came up to me afterwards to say that, without a doubt I was the best. They had all put me fourth but now they were saying I was the best. What do you say to that?” (Milton, Figure Skating’s…, pag. 34)

Curry, a quanto pare, è stato sconfitto dai passaporti e dal passato agonistico dei suoi avversari, due dei quali dotati di un palmarès molto superiore al suo, mentre il terzo gareggiava in casa (e comunque tutti e tre erano di paesi dell’area sovietica).

Visto che ho inserito qui l’immagine relativa alla carriera di Chetverukhin, riporto l’affermazione di Milton secondo cui il russo

started winning medals in 1971, although there were suspicions he often had extra judging help (Figure skating’s, pag. 121).

Sì, è lo stesso pattinatore di cui, un paio di giorni fa, ho riportato una citazione:

“Figures was a big field for creations,” says Sergei Tchetveroukhin, the first male skater from the Soviet Union to win a world or Olympic medal. “Nobody could see what you do. The judges could do what they wanted. The judges could really screw you up.” (Smith, pag. 85)

1973, Campionato del mondo

Sergei Chetverukhin’s silver medal in the 1973 Worlds was long thought to be a trade-off with the East Germans in exchange for Soviet support of East Germans Manuela Gross and Uwe Kagelmann for the pairs bronze (Milton, Figure Skating’s…, pag. 65).

Non ho idea di come si sia svolta la gara, ma questa frase non mette i giudici in una buona luce. Mi limito a riportare le classifiche, con tanto di nomi dei giudici.

Edit: mi sono resa conto che a volte, a seconda del supporto usato per leggere l’articolo, i nomi diventano troppo piccoli per poterli leggere. Ho deciso quindi di trascrivere almeno quelli di giudici che per qualche motivo compaiono in altri articoli. In questo caso il referee della gara maschile era Sonia Bianchetti, uno dei giudici la tedesca dell’Est Walburga Grimm, presente anche nel pannello di giuria delle coppie di artistico, mentre nelle coppie uno dei giudici era il russo Valentin Piseev, che in futuro sarebbe diventato presidente della federazione russa.

1976, Campionato europeo

La lotta per il primo posto era fra l’inglese John Curry (argento al Campionato europeo e bronzo al Campionato del mondo nel 1975) e il sovietico Vladimir Kovalev (oro al Campionato europeo e argento al Campionato del mondo nel 1975). Alle loro spalle si sono piazzati un tedesco dell’Est, Jan Hoffman, due sovietici, Yuri Ovchinnikov e Sergei Volkov, e un altro inglese, Robin Cousins, ma la medaglia importante se la sono giocata un britannico e un sovietico. Ed era una medaglia particolarmente importante, il 1976 era un anno olimpico, e c’era il forte rischio che il risultato del Campionato europeo avrebbe influenzato i giudici della competizione olimpica. I giudici erano tesserati per… Bianchetti Garbato qui fa un errore, perché elenca nove giudici: Germania Occidentale, Francia, Finlandia, Jugoslavia, Unione Sovietica, Germania Orientale, Cecoslovacchia, Gran Bretagna e Svizzera. Quelle sottolineate sono le nazioni che fanno parte del blocco sovietico. Però, quando fa i nomi dei singoli giudici, elenca anche un giudice ungherese, quindi uno degli altri manca e non so chi sia. Va bene, con una preferenza di 5 a 4 per bloc judging era prevedibile che vincesse Kovalev. Però

John Curry eseguì un programma libero meraviglioso, perfetto, di gran lunga il migliore. Era semplicemente impensabile che Kovalev potesse essergli piazzato davanti e anche Lojkovic [Josef Lojkovic, il giudice cecoslovacco] deve aver ritenuto che nessuno avrebbe osato mettere Curry secondo e gli assegnò quindi il primo posto. Invece, nonostante l’evidenza, gli altri quattro giudici dell’Est misero Kovalev primo! (Bianchetti Garbato, pag. 60)

Bianchetti Garbato prosegue narrando di come in seguito sia andata a trovare Lojkovic e lo abbia trovato terrorizzato, convinto che avrebbe perso il posto di lavoro.

Era certo che i russi non lo avrebbero mai perdonato per aver fatto perdere a Kovalev il titolo europeo. Mi disse che, secondo lui, Curry aveva pattinato talmente meglio di Kovalev che era sicuro che a nessuno sarebbe nemmeno passato per la testa di metterlo secondo, nonostante gli “ordini ricevuti”: c’era un limite a tutto!. Ovviamente non era così. (Bianchetti Garbato, pag. 60).

Come conseguenza del suo voto, Lojkovic è sparito dalla circolazione per dieci anni, ed è tornato a giudicare una competizione internazionale, il Campionato del mondo junior a Sarajevo, solo nel 1986. E lui non era sovietico, era cecoslovacco.

Il voto sorprendente del giudice cecoslovacco a favore di Curry, dopo una

thinly-disguised campaign against him by the Soviets (Figure Skating’s…, pag. 35)

viene ricordato anche da Steve Milton.

1976, Giochi olimpici

Siamo ancora nel confronto fra Kovalev e Curry. Per cercare di proteggere Lojkovic da eventuali sanzioni da parte della sua federazione, l’ISU aveva fatto fronte unito dicendo che per i quattro giudici che al Campionato europeo avevano votato per Kovalev sarebbe stata proposta una sanzione per bloc judging perché, secondo Bianchetti Garbato,

quel giorno, il primo posto nel pattinaggio libero assegnato a Kovalev era da considerarsi un oltraggio allo sport” (pag. 61).

Due di quei giudici, Walburga Grimm della Germania Orientale e Mikhail Drei dell’Unione Sovietica, hanno giudicato la gara maschile anche ai Giochi olimpici, e ancora una volta hanno votato per Kovalev. L’episodio viene ricordato anche da Beverley Smith a pagina 85. Stavolta i due giudici sono effettivamente stati sospesi per un anno. Steve Milton si discosta leggermente da Bianchetti Garbato e Smith, perché scrive che

His Olympic performance at Innsbruck, one of the greatest ever, was so clearly superior that the judges from Canada and the Soviet Union were suspended for national bias after opting for Toller Cranston and Vladimir Kovalev, respectively. (Figure Skating’s…, pag. 33)

Qualcuno degli autori ricorda male o, contando anche l’anonimo canadese, i giudici sospesi sono stati tre?

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2 Responses to Di giudici, giurie e giudizi equi/5. 1968-1976

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