Jon Jackson: On Edge/1. Il codice dei punteggi e la formazione dei giudici

In On Edge. Backroom dealig, cocktail scheming, triple Axels, and how top skaters get screwed Jon Jackson racconta il pattinaggio dall’interno, visto con i suoi occhi. Inizia quando è ancora un ragazzo e si è innamorato della disciplina, con i primi capitoli dedicati alle sue vicende come pattinatore e, parallelamente, alla scoperta e difficile accettazione della sua omosessualità. Le prime righe che ho sottolineato sono a pagina 45. Non ricordo l’anno, il sistema di punteggio è ancora il 6.0, e lui ha partecipato a una competizione giovanile locale. Quel codice di punteggi era basato sulla maggiorità di priorità, espressione che ho usato in qualche punto nel mio blog ma che credo di aver parzialmente spiegato solo un paio di volte, quando mi serviva per commentare dei giudizi scorretti. Per il resto ho lasciato stare perché la spiegazione è lunga. Pure Jackson ha lasciato stare, perché serve tempo per spiegare il meccanismo.

it too complicated to explain here. Let’s just say it’s not easy to follow for a reason. Complex is exactly how figure-skating officials want it. There is power in information. Those who understand it have the power, and those who don’t are at their mercy.

Le informazioni sono potere, lo sono sempre state. E la conoscenza di come funzioni il punteggio è fondamentale per stilare la classifica delle gare. L’affermazione è vecchia? Cambiamo sistema di punteggio e passiamo a quello attuale.

Scala di valori della stagione 2017-2018. Con GOE in scala +3/-3, la tabella relativa ai salti, dai singoli ai quadrupli, comprendeva 200 caselle. 200 punteggi diversi a seconda di quel che i pattinatori avrebbero eseguito. Lo screenshot mostra solo l’inizio della tabella.

Nella stagione 2018/2019 i salti sono rimasti gli stessi, ma i GOE, con bullet diversi, sono passati su una scala di +5/-5. Prima guardo il colpo d’occhio e poi controllo i numeri.

Le caselle sono diventate 638 distribuite in 58 righe. In teoria dovrebbe essere un sistema più preciso, in pratica spalanca le porte alla soggettività di giudizio e rende molto più difficile qualsiasi contestazione. In questa stagione è stata introdotta la q per i salti privi di rotazione esattamente pari a 90°, cioè sul quarto.

Le righe sono diventate 162, moltiplicandole per 11 GOE diversi otteniamo 1782 valori diversi. Davvero i giudici, che devono valutare tantissime cose in poco tempo, riescono a capire esattamente quale voto assegnare ai pattinatori? Chi si limita a fare del proprio meglio diventerà matto, chi vuole barare può farlo con estrema facilità, chi vuole contestare un risultato riceverà risposte false ma plausibili o talmente incomprensibili da essere incontestabili. Quando ho provato a spiegare regolamenti più semplici di questo, i miei interlocutori hanno rinunciato a capire reputandoli troppo complicati. La maggior parte del pubblico rinuncerà a capire, e se non si capisce non si possono sottolineare gli errori e le scorrettezze. Se l’ISU voleva aiutare chi imbroglia, ci è riuscito alla perfezione.

È un sistema più preciso e i giudici devono solo stabilire il GOE su una scala di 11 mentre il pannello tecnico si occupa del resto? Certo, e quanto è facile stabilire esattamente quali bullet e quali detrazioni applicare? È di questa stagione l’introduzione della q, lettera misteriosissima che può apparire in qualsiasi istante, indipendentemente dal salto appena eseguito dal pattinatore. Per esempio… voi come giudichereste questo salto? Si tratta di un triplo Axel, lo stacco avviene nel fotogramma di destra, il pattinatore si sta per staccare dal ghiaccio mentre va in avanti, l’atterraggio avviene in quello di sinistra. Nel momento in cui ho fermato il video il pattinatore è già sul ghiaccio. L’immagine è presa da una fancam, quando ho fatto gli screenshot non ho trovato video ufficiali, anche se adesso in rete c’è qualcosa in più. Voi come giudicare la rotazione del salto? Completa? Q? (Non c’era la q all’epoca di questo programma, ma se ci fosse stata voi l’avreste assegnata?) Sottoruotato (<)? Degradato (<<)?

Lo so, l’immagine è piccola, ma credo che la direzione dell’atterraggio si veda chiaramente. Il pattinatore è rivolto in avanti, per me l’unico possibile dubbio è se il salto vada considerato un sottoruotato o debba essere degradato. Io il programma l’ho guardato in diretta, e durante la sua prova ho trascorso tutto il tempo, quel giorno e il successivo, durante un libero ancora più disastroso, a sperare che non si facesse male. Abbastanza presto il risultato ha smesso di essere importante, c’è stata solo la preoccupazione.

Ho scritto queste righe non tanto per dire che ero preoccupata per lui, cosa vera, quanto per fare un po’ di spazio, in modo permettere a tutti di valutare le immagini senza elementi esterni che potessero influenzare la valutazione sul salto, cose come l’identificazione del pattinatore e magari anche la conoscenza della valutazione fatta dal pannello tecnico. Questa è una serie di screenshot più completa dello stesso salto, ricavata da un’altra fancam.

Anche in questo caso la direzione per guardare l’immagine, è da destra verso sinistra, legata alla traiettoria seguita dal pattinatore. Lo stacco avviene nel secondo fotogramma, nel terzo è in aria e sta ruotando, non ho contato quale giro sia e non mi sembra un dato significativo, nel quarto fotogramma è già atterrato sul ghiaccio, infatti si vede che il suo peso ha iniziato a spostarsi all’indietro. La successiva caduta è inevitabile. Il movimento porta il pattinatore a concludere la rotazione, di fatto alla fine sarà il suo petto, e non la sua schiena, a essere rivolto verso il ghiaccio, ma la rotazione si è conclusa dopo l’atterraggio (e per come è andata può pure ringraziare qualche divinità. se ci crede, per non essersi distrutto la caviglia).

Se non lo avete riconosciuto, il pattinatore è Shoma Uno, il programma è il corto dell’Internationaux de France 2019, e secondo il pannello tecnico, il Technical Controller Wendy Enzmann, il Technical Specialist Vanessa Gusmeroli e l’Assistant Technical Specialist Monika Kustarova, il salto, pur se concluso con una caduta, è stato ruotato correttamente. Wendy Enzman, che da parecchi anni ricopre sia il ruolo di giudice che quello di Technical Controller, è esperta, dovrebbe essere in grado di valutare la rotazione di un salto di questo tipo, visto che persino io mi sono accorta in diretta dell’atterraggio in avanti e che poi sono andata a guardare il protocollo per vedere come era stato giudicato. Monika Kustarova non ricopre il ruolo di giudice, ma è da parecchi anni che ricopre quelli di Technical Specialist o Assistant Technical Specialist. E poi c’è Vanessa Gusmeroli, che non solo ricopre gli stessi ruoli di Kustarova, ma ha giudicato molte più gare quindi è davvero esperta, ma che è anche stata una pattinatrice di alto livello, con due partecipazioni olimpiche e una medaglia di bronzo al Campionato del mondo del 1997, quindi i salti dovrebbe conoscerli bene. Possibile che nessuno dei tre abbia avuto un dubbio e chiesto di rivedere il salto? Possibile che, rivedendo il salto, lo abbiano giudicato ruotato? E se i giudizi sono questi, come possiamo aspettarci che i pannelli tecnici siano in grado di capire quando a un salto mancano esattamente 90°? Non 85°, quello è corretto, non 95°, quello è sottoruotato, ma esattamente 90°, per assegnare la q.

Uno dei miei contatti su Twitter, Elisa, ha fatto un sondaggio. Lo so, il campione è piccolo, per essere realmente significativi i sondaggi dovrebbero essere fatti sui grandi numeri, ma qualche dubbio Elisa lo fa venire, ammesso che i dubbi non ci fossero già.

Il numero di risposte è limitato, sia perché Elisa non ha mantenuto il sondaggio attivo per molto tempo, sia perché quando a farlo è una persona comune come lei o come me, coloro che si accorgono dell’esistenza del sondaggio sono pochi. Non so se le percentuali sono visibili anche da chi non ha votato, io l’ho fatto e quindi conosco i risultati. Eliza mi ha inviato i risultati corretti, modificati rispetto a quelli visibili su twitter perché alcune persone le hanno inviato un messaggio privato per modificare il voto che avevano già assegnato. Sono queste le cifre che riporto.

Primo salto, 203 voti:

No call 10,34%, 21 voti (c’è anche il mio voto fra questi)

q 33,99%, 69 voti

< 39,41%, 80 voti

<< 16,26%, 33 voti

Secondo alto, 197 voti:

No call 6,60%, 13 voti

q 19,80%, 39 voti

< 48,73 %, 96 voti (c’è anche il mio voto, dato dopo non so quante revisioni e il filmato fermato più volte sia al momento dello stacco che a quello dell’atterraggio)

<< 24,87%, 49 voti

Terzo salto, 190 voti:

No call 3,16%, 6 voti

q 12,10%, 23 voti

< 40,00%, 76 voti (come per il secondo salto, il mio voto è fra questi, anche stavolta dopo infinite visioni)

<< 44,74%, 85 voti.

Una bella varietà di giudizi, con il punteggio assegnato ai pattinatori che sale o scende a seconda di chi guarda la gara. I giudici veri sono più precisi di noi? Provate a riguardare il triplo Axel di Shoma Uno, e poi ne parliamo. A fine sondaggio Elisa ci ha detto che tutti i salti sono stati giudicati q dal relativo pannello tecnico.

Ok, la q è impossibile da giudicare, anche con i sottoruotati è difficile, e l’ISU invece di potenziare le tecnologie che renderebbero più semplice il lavoro dei giudici, stila un regolamento ancora più complicato, in modo che nessuno capisca nulla. Per me il messaggio è chiaro: noi facciamo quello che vogliamo, la realtà non ha alcuna importanza.

Ho divagato abbastanza, torno a Jos Jackson. Poche pagine dopo c’è un episodio marginale, ma comunque interessante. Prima di una gara il giovane Jackson ha dimenticato la borsa contenente i suoi pattini nel bagagliaio dell’auto di alcuni conoscenti, i Blackburns. Loro dovevano pattinare molto più tardi, quindi si sono ripresentati alla pista in tempo per il loro orario, non per quello di Jackson, che avrebbe potuto essere squalificato per non aver disputato la sua prova all’orario stabilito. Quando ha saputo del problema, l’allenatore di Jackson ha cercato il referee della gara, Bill Munns, e gli ha spiegato la situazione.

Munns agreed to delay the competition until the Blackburns returned.

“Can he do that?” I asked Kris.

“Jon, if the judges like you, they can do anything they want!”

Pag. 50

Come si commenta un’affermazione di questo tipo? Io non ho parole, il giudizio lo lascio a voi. Alla pagina successiva Jackson definisce “acceptable” l’allenatore che ha in quel momento, non nel senso che lui abbia mai avuto problemi personali con gli allenatori, ne ha avuti di più bravi e di meno bravi, moderni e antiquati, quello a cui si riferisce è il modo in cui lo percepiscono i giudici. Alcuni allenatori vengono percepiti come validi, altri no, magari per motivi indipendenti dalla loro capacità di allenare o dalla loro serietà. Avendo un allenatore ai loro occhi valido, i giudici hanno accettato la richiesta di posticipare la gara e hanno ripreso a parlare con Jackson dandogli consigli su come migliorarsi, cosa che per un certo periodo non avevano fatto. In altre parole, avere l’allenatore giusto, l’allenatore apprezzato dai giudici, è un vantaggio, anche al di là di quello che viene fatto nel momento della gara. E le tensioni sotterranee possono essere di molti tipi.

I learned early on the distrust and resentment between volunteer skating officials, most of whom had never set blade to ice, and those skaters who made money from their trade, the “professionals.”

Pag. 65

L’affermazione di Jackson è legata a un periodo in cui c’era ancora la distinzione fra dilettanti e professionisti. Ora questa distinzione non esiste più, e i pattinatori possono legalmente guadagnare soldi grazie a ciò che hanno imparato a fare con il duro lavoro. C’è ancora l’invidia di parte dei giudici nei confronti di questi atleti che sono ricchi e famosi? In molti casi temo di si, e che l’invidia faccia nascere in loro il desiderio di “mettere a posto” quel tal pattinatore che secondo loro si crede chissà chi e che a loro modo di vedere non merita un successo che loro non hanno avuto e non avranno mai.

A un certo punto Jackson passa dall’altro lato. Era un pattinatore, decide di diventare un giudice, e lo fa seguendo il percorso accelerato riservato agli atleti. Io non so se questo sistema sia in vigore solo negli Stati Uniti o anche altrove, se fosse in vigore solo all’epoca o se lo sia anche ora. Certamente è qualcosa che è stato fatto in passato in uno specifico stato, e il fatto che questo fosse possibile fa nascere inquietanti dubbi. È possibile anche ora? È possibile, o è stato possibile, anche al di fuori degli Stati Uniti? Jackson ha ricoperto il ruolo di “trial judge”, giudice in prova. In pratica si sedeva dietro ai giudici e assegnava i suoi voti, come se avesse davvero fatto parte del pannello di giuria.

Later, in what can only be called indoctrination, the trial judge meet with some of the official judges to learn why he or she may have seen things a little differently, and how to see them like the real judges the next time.

[…]

If a trial judge does not see things the way the official judges see things, then he or she will not be promoted until he changes his errant ways-a process that encourages judge cloning, creating the same bad judging habits that esists before.

Pagg. 76-77

Per la serie, o giudichi come tutti gli altri o sei fuori. Il discrimine non è se giudichi bene o male, se sei coerente o no – ci può stare che un giudice assegni mezzo punto in meno sui components se lo fa con tutti e non solo con qualche specifico pattinatore, è semplicemente più severo nei suoi giudizi – ma che assegni gli stessi voti degli altri, non importa se siano giusti o sbagliati.

L’affermazione si riferisce a un periodo in cui c’era il vecchio sistema di giudizio, ancora nessuno aveva mai sentito parlare di components, ma il fatto che fosse possibile diventare giudice solo se si giudicava come chi era già giudice lascia spazio a molti dubbi. Il potere di chi era già un giudice era enorme. Le cose stanno ancora così? Se voglio entrare in un ambiente che secondo me ha bisogno di essere riformato, non posso neppure provare a farlo perché non mi fanno entrare? Sì, è esattamente questo che Jackson sta dicendo. O mi adeguo, e dopo che mi sono adeguata è difficile ritrovare lo slancio originario, o non posso fare nulla.

Jackson ha impiegato parecchio tempo a diventare effettivamente un giudice perché non si conformava alle aspettative dei giudici. Poco più avanti riporta una frase del suo ormai ex allenatore:

“you won’t ever be promoted if you don’t make friends with the judges” (Pag. 83)

Quando lui ha spiegato che la federazione aveva bisogno di buoni giudici, la risposta è stata che

“good judges are determined by existing judges” (pag. 83).

Ok, se mai avessi avuto il pensiero di diventare un giudice anch’io – un’allenatrice mi ha effettivamente chiesto di iscrivermi a un corso per giudici perché servivano buoni giudici e secondo lei io sarei stata perfetta – con questi post credo di essermi bruciata ogni possibilità. Non sarò mai amata da determinati giudici. Pazienza, me ne farò una ragione, tanto non avevo comunque intenzione di diventare un giudice. A Jackson, che invece voleva diventare un giudice, è stato detto che avrebbe fatto meglio a frequentare gli altri giudici e ad andare più spesso alla loro “hospitality room”, che lui aveva sempre ignorato. La sua reazione di fastidio ai rapporti sociali obbligati, l’incomprensione, avrebbe potuto essere la mia:

“It’s almost as if somene is keeping track.”

“They are!” he snipped

(Pag. 89)

Ma che ambiente meschino è? O sei dei nostri, o fai come diciamo noi, fai gruppo, o di te non ce ne importa nulla? Le tue capacità non contano, conta solo il nostro circolo… Ma è ancora così? Temo di si, una persona che i giudici li conosce mi ha detto, parlando di un giudice internazionale, “presa singolarmente non è una cattiva persona, ma quando fanno gruppo…” Ecco, ho il sospetto che facciano gruppo un po’ troppo spesso. L’ambiente è relativamente piccolo, si conoscono tutti, e fanno quello che vogliono. La correttezza è un optional. Non c’è modo di ridurre il potere dei giudici? E non sono ancora arrivata alle pagine più interessanti.

Brevissimo salto su un argomento tangente, omosessualità.

I would later experience first-hand, in the skating world, that instances of homophobia by gay man toward other “suspected” gay man are not unusual at all.

Pag. 102

Per la serie… una cosa che non dovrebbe avere nulla a che fare con giudizi di qualsiasi tipo perché appartiene alla sfera privata di ciascuno può rendere la vita più semplice o più difficile, anche solo in base a sospetti. Ma di cosa mi stupisco? È di pochi giorni fa la notizia che József Szájer, europarlamentare ungherese contrario ai diritti degli omosessuali è stato sorpreso dalla polizia in un party privato (tanto il COVID non esiste) per omosessuali (mai sentito parlare di coerenza) in cui si faceva uso di sostanze stupefacenti (lui però no, e noi gli dovremmo credere anche se aveva dell’ecstasy in tasca). L’importante è stigmatizzare gli altri, per qualsiasi motivo vero o presunto, e a quanto pare l’omosessualità vera o presunta nel pattinaggio può essere molto dannosa. Questo non lo dice solo Jos Jackson. Chiediamoci quanto sono i pattinatori che si sono dichiarati omosessuali durante la loro carriera e quanti lo hanno fatto solo dopo essersi ritirati. Se volete una conferma basta leggere quello che hanno scritto altri autori come Mary Louise Adams, Christine Brennan, Ellyn Kestnbaum e M.G. Piety.

Per ora mi fermo qui, le prossime pagine meritano un’attenzione che io, per altri impegni personali, in questo momento non riesco a dargli. Questione di pochi giorni e dovrei riuscire ad andare avanti.

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