Intorno a Heaven and Earth di Yuzuru Hanyu

26 dicembre, programma libero della gara maschile al campionato nazionale giapponese. Quante gare, e quanti programmi di pattinaggio, ho visto, prima di quel giorno? Seguo il pattinaggio artistico dal Campionato del mondo del 1989, per la precisione dal libero di Midori Ito. Mi sono imbattuta per caso nella gara, mi sono fermata per curiosità, e mi sono innamorata all’istante della disciplina. Gli anni sono tanti, ma io non mi considero un’esperta. Le persone più competenti di me sono talmente tante che sono sempre restia a dire la mia. Chi sono io per giudicare? Io so cosa piace a me, al di là di questo… però su internet ho visto tanti di quei commenti assurdi da spingermi a scrivere.

Considerando quanto scrivo questa può sembrare un’affermazione contraddittoria, io non ho bisogno di una scusa per scrivere, al massimo fatico a trovare il tempo per scrivere quanto vorrei. Quello che non ho ancora mai scritto, e che non scriverò neppure ora, è un commento tecnico. Questo è un commento emotivo.

Il giorno prima c’era stato il programma corto. Non lo avevo visto in diretta, il collegamento era saltato un paio di secondi dopo l’inizio del programma di Yuzuru Hanyu, ed era tornato solo negli ultimi trenta secondi. L’ho recuperato dopo. Non ho neppure visto il quadruplo Salchow iniziale nel replay, ero troppo impegnata a scattare una foto e a caricare il relativo tweet:

Let Me Entertain You è un programma meraviglioso, dubito che ci sia un altro pattinatore capace di eseguire quella sequenza di passi e a quella velocità. E se qualcuno pensa che Yuzuru abbia scelto questa musica come risposta ai programmi presentati da qualcun altro, significa che non ha mai visto Let’s Go Crazy, il programma corto della stagione 2016-2017 (ed è un peccato che con quel programma non abbia stabilito nessun record del mondo), o Parisienne Walkways, un programma corto con cui di record del mondo ne ha stabiliti quattro, compreso uno ai Giochi olimpici, e questo senza considerare i programmi che ha presentato in esibizione. Il Salchow e la combinazione non sono stati perfetti, va bene, ma i quattro giudici che si sono permessi di assegnare un +4 su quel triplo Axel dovrebbero essere immediatamente mandati a studiare il regolamento, per non parlare del pannello tecnico che è riuscito ad annullare la seconda trottola e che, invece di riconoscere di aver fatto un errore, ha dato una spiegazione contraddetta in modo molto evidente dalle immagini.

Il libero, come abitudine per Yuzuru, è stato molto diverso dal programma corto. Da quel che ho letto su Twitter il programma è Ten to Chi to, ma usiamo pure il nome inglese Heaven and Earth, anche se non è preciso. Un programma su musiche giapponesi, come già aveva fatto in passato, ma a differenza di quanto hanno affermato i critici più superficiali, questo programma non è la copia di nessun programma del passato. Quanto ne so io di musica? Nulla. E di Giappone? Ben poco. Nell’ultimo paio d’anni ho letto 13 saggi sul Giappone, e altri sei libri, fra narrativa, poesia e classici, di autori giapponesi, e quello che sento è la mia ignoranza. Quanto a Uesugi Kenshin, ho ordinato il romanzo di Eiji Yoshikawa, in inglese visto che in italiano non esiste, ma fino a neppure un mese fa se anche lo avevo incontrato nelle mie letture non avevo fatto caso a lui. Il programma per me è stato una scoperta, dal primo istante all’ultimo.

Per qualcuno non ci sono differenze fra i due personaggi, Abe no Seimei e Uesugi Kenshin, e il fatto che i due personaggi gli siano sembrati simili indicherebbe una scarsa capacità interpretativa da parte di Hanyu. Un po’ come se io provassi a leggere L’uomo senza qualità di Robert Musil in tedesco e accusassi lo scrittore di non saper scrivere perché non capirei nulla. Forse, più che l’incapacità dello scrittore, da un’esperienza di questo tipo emergerebbe la mia totale ignoranza della lingua tedesca. Paragonare Seimei a Uesugi Kenshin è un paragone più azzardato di quello che potremmo fare noi se provassimo a paragonare San Bernardo di Chiaravalle a Carlo V.

San Bernardo, abate vissuto fra il 1.090 e il 1.153, e Carlo V, imperatore vissuto fra il 1.500 e il 1.558, sono separati da un arco di tempo più breve di quello che separa Seimei, mago e astrologo vissuto fra il 921 e il 1.005, e Uesugi Kenshin, capo militare vissuto fra il 1.530 e il 1.578. E i personaggi non sono separati solo dal tempo, ma anche da ciò che hanno fatto nella loro vita. Non usiamo la nostra ignoranza per porre un limite alle capacità espressive di qualcuno appartenente a una cultura diversa dalla nostra. Fra l’altro io preferisco che i pattinatori scelgano musiche non troppo usate. Di Carmen, di Bolero, di La strada, ne ho visti un’infinità, di SEIMEI molto meno, e adoro quando un pattinatore sceglie una musica legata alla sua cultura. Quando una musica rappresenta davvero il pattinatore, l’interpretazione è più sentita.

La prima cosa che abbiamo visto è stata il costume. Per la verità avevamo visto gli allenamenti, ma non è la stessa cosa, e non solo per l’abbigliamento. Negli allenamenti ci sono in pista altri cinque pattinatori, che non solo distraggono noi nella visione, ma che ciascun pattinatore deve tenere presente, anche chi è impegnato nel run-trough, per evitare incidenti, e tutti tendono a non eseguire qualche elemento, perciò la visione non è mai completa.

Il costume. Per qualcuno sono due costumi molto simili. Vediamoli. Per SEIMEI Yuzuru ha modificato il costume più volte, io prendo la versione più famosa. Comunque le modifiche sono dettagli, quello che non cambia è lo stile dei costumi, e lo stile dei costumi di SEIMEI e Heaven and Earth è molto diverso, anche per qualcuno che non ha alcun interesse per la moda e nei vestiti cerca solo la praticità.

Ok, guardiamoli. Il tessuto del primo da l’impressione di essere più pesante rispetto a quello del secondo, che è più impalpabile. Il taglio del collo e la chiusura non potrebbero essere più diversi. È diversa l’attaccatura delle maniche, ed è diverso anche il modo in cui le maniche finiscono. Le cinture non hanno nulla a che fare l’una con l’altra. Quanto alla linea inferiore del costume, è orizzontale solo in uno dei due casi, e mentre nel primo ci sono due spacchi laterali, nel secondo non c’è traccia di spacchi.

E poi ci sono le decorazioni, astratte nel primo caso, naturalistiche (fiori e due passeri) nel secondo, e nel secondo non si tratta di semplici ricami visto che alcuni elementi sono in rilievo. Certo, entrambi questi vestiti ai nostri occhi dicono “abbigliamento orientale”, ma dovremmo essere in grado di vedere la differenza. È la stessa differenza che per noi passa fra l’abbigliamento di Bernardo di Chiaravalle e quella di Carlo V.

Quanto alle musiche, pur con tutta la mia ignoranza, un occidentale può amare sia Mozart che Beethoven, ma non dirà mai che le loro musiche siano uguali. La differenza fra la musica di Shigeru Umebayashi (SEIMEI) e quella di Isao Tomita (Heaven and Earth) è altrettanto grande. E come da un programma all’altro cambiano le musiche, cambia il modo in cui il pattinatore si muove su di esse. Non che sia vero con tutti i pattinatori, per alcuni di loro cambia il sottofondo – un sottofondo, non qualcosa da interpretare – ma non il modo di muoversi, per Yuzuru invece cambia profondamente da un programma all’altro, anche quando ripropone alcuni elementi tecnici che ha già usato in passato.

Va bene, passiamo al programma. La prima immagine che ho postato è quella della posa iniziale. Quindi inizia la musica. Io non conosco gli strumenti musicali. Qualcosa ho letto (dopo) e altro leggerò in futuro. In quel momento non ne avevo bisogno. Quello che arrivavano erano le emozioni. La musica è iniziata e Yuzuru è uscito dal suo mondo, dalle riflessioni in cui si trovava, e ha alzato la testa di scatto.

Lui in quel momento era già entrato pienamente nella parte. La determinazione con cui si è mosso, il suo dominio sullo spazio, anche in un gesto così semplice, erano assoluti. Provate a riguardare Chopin se non mi credete. Anche lì inizia con un movimento della testa, ma non subito, dopo quindici secondi, ed è morbido, fluido. Qui no, inizia subito e domina. L’incrocio delle braccia, fatto con gli stessi gesti precisi di chi pratica le arti marziali (ok, alcuni anni fa, per dieci mesi, ho preso lezioni di kodokan goshin jutsu, ricordo ben poco a parte i numeri fino a cinque in giapponese e il modo in cui l’insegnante faceva determinati gesti, i due kata che avevo in qualche modo imparato li ho dimenticati, ma qui ritrovo quel modo di muoversi), le spinte date con la punta del pattino e non con l’intera lama, e la gamba che va a incrociare l’altra spostandosi dietro portano in scena il guerriero che si sta preparando per la battaglia.

No, non ripropongo il programma movimento per movimento. L’ho già scritto che non faccio un’analisi tecnica. La musica cresce gradualmente d’intensità fino al quadruplo loop, poi si ritira, come le onde di una marea, lasciando dietro di sé il silenzio. Per la cultura giapponese gli spazi vuoti sono altrettanto importanti di quelli che contengono qualcosa, alludono, lasciano spazio all’immaginazione. Il Giappone non percepisce l’horror vacui come noi. Un paio di secondi, quindi… come si chiama lo strumento che suona in questo punto?

L’ho detto, non conosco gli strumenti, ma quel suono è perfetto, non poteva esserci altro in quel momento, così come, nella sua semplicità, è perfetto il gesto compiuto da Yuzuru. L’atmosfera è totalmente diversa da prima, e anche il quadruplo Salchow non viene preparato con la stessa maestosità, con lo stesso senso d’ineluttabilità, di qualcosa che arriverà a cambiare tutto. C’è, ed è ben eseguito, ma è inserito in modo più fluido nell’insieme, non cambia la visione del mondo, ma fluisce con tutto ciò che lo circonda. Qualcosa però in me lo ha cambiato: nel momento in cui Yuzuru ha atterrato il Salchow il mio nervosismo è sparito.

Servirebbe davvero qualcuno competente per commentare il legame fra la musica e ciò che ha fatto Yuzuru. Quindi è arrivata quell’incredibile sequenza triplo Axel-doppio toe loop, pure con le braccia alzate e, tre secondi più tardi, triplo loop. Ora so che per lui in quel momento soffiava il vento, e che la fluidità di quei gesti (i due tripli sono salti staccati dal filo, l’unico puntato è il doppio, che richiede meno potenza e che è stato addolcito dalle braccia che si alzavano) voleva richiamare proprio il vento. Io la fluidità l’ho percepita, e nel momento in cui Yuzuru ha atterrato il triplo loop ho saputo che sarebbe stato un programma perfetto. Non che avrebbe vinto, quello lo sapevo dal quadruplo loop, ma che avrebbe presentato un programma perfetto.

Ma quanto è bella questa sequenza di passi? Ok, i salti sono la cosa che assegna più punti, ma sono i passi la cosa che amo di più in un programma di pattinaggio, e questo è vero da sempre. Datemi un programma senza salti, ma con passi fatti come si deve, e io sono felice. Poi certo, anche il triplo Axel staccato dalla controvenda e seguito da una sgambata altissima ha un suo perché, ma forse ce l’ha non solo perché l’Axel è perfetto, ma perché fa parte di qualcosa che è più di un semplice salto, per quanto ben eseguito. Controvenda prima e sgambata poi, si tratta di una mini sequenza coreografica, anche se l’elemento centrale è un salto di tre giri e mezzo. Tre e mezzo, non all’incirca tre, rosicchiando qualcosa prima e dopo.

Va bene, come al solito ho divagato. Non vado avanti con gli screenshot della sequenza di passi sia perché è un lavoro lungo che perché suppongo abbiate capito cosa ne penso. Quel loop sotto il naso dei giudici è meraviglioso, anche se mi sa che loro sono capaci di accorgersi di quello che avviene sotto al loro naso, quando in pista c’è un pattinatore giapponese, solo se si tratta dell’angelo all’indietro di Kaori Sakamoto. Lì scappano.

Ho tagliato una parte della sequenza, ma potrei morire felice su questo gesto.

Se non riuscite a vedere la purezza, la perfezione, dell’unione della musica con quello che sta facendo Yuzuru, allora potete anche passare a un altro sport. Il pattinaggio artistico non fa per voi.

E poi la musica torna a salire, imperiosa. Prima sono solo piccoli tocchi, il tempo che scorre, una pace che si sta lentamente sfaldando, poi acquista sempre maggiore profondità. Con la combinazione quadruplo toe loop-triplo toe loop siamo nel pieno della battaglia. Nulla però dura per sempre, nemmeno lo scontro più cruento.

Ci sono gesti che non sono fatti in funzione del punteggio, ma in funzione dell’atmosfera.

Credo di aver iniziato a piangere sull’euler della combinazione. O forse no, forse l’ho fatto quando ha alzato il braccio, subito dopo l’atterraggio del Salchow.

Inserire un gesto così vicino a una combinazione aperta da un salto quadruplo significa avere una grande fiducia nella propria capacità di dominare il programma, perché è un attimo sbagliare il tempo o l’atterraggio e perdere la coreografia. Ma no, questo programma è la perfezione, e Yuzuru lo ha interpretato da quel campione che è. Non inserisco altre immagini, ormai eravamo arrivati all’apoteosi come poche volte è successo. C’era ancora un triplo Axel. C’era la sequenza coreografica, che comprende un hydroblade.

Con molti pattinatori sono in grado di dire quale programma mi ha trasformato in una tifosa. Con Yuna Kim è stato El Tango de Roxanne al Campionato del mondo 2007, la prima volta che l’ho vista. Con Jason Brown è stato Riverdance al Campionato statunitense nel 2014. Con Yuzuru è SEIMEI all’NHK Trophy 2015, prima lo avevo visto qualche volta ma, per chissà quale strano scherzo del destino, avevo sempre mancato le sue prestazioni migliori. Nel dicembre del 2006 e nel giugno del 2009 sono nate le mie due figlie, per alcuni anni per me è stato quasi impossibile guardare il pattinaggio. Ai Giochi olimpici del 2014 tifavo per Javier Fernandez, visto in chissà quale gara, non avevo particolari preferenze fra Hanyu e Patrick Chan. Non le avevo nemmeno dopo, dato che all’epoca ho visto solo il libero, non proprio il programma migliore per nessuno dei due. Non sempre so cosa mi ha resa tifosa di un pattinatore. In un solo caso sono in grado di indicare uno specifico elemento che mi ha fatto diventare tifosa di qualcuno. Si tratta dell’hydroblade eseguita da Shae-Lynn Bourne/Viktor Kraatz al Campionato del mondo 1996. Ecco, secondo voi se qualcuno inserisce un hydroblade in un programma, che effetto può farmi?

Lo so che avevo scritto che non avrei più inserito immagini, ma un hydroblade è un hydroblade, e oltretutto è arricchito dal braccio destro che si solleva di scatto sulla battuta musicale. E comunque non ho mai detto che non mi contraddico, di tanto in tanto.

Com’è che cinque giudici sono riusciti a non dare +5 a questa sequenza coreografica? Dove avevano gli occhi? Per la layback ina bauer l’unico aggettivo che mi viene in mente è maestosa.

Avete presente quando qualcosa è così bello da togliervi il fiato? Ecco, io sono rimasta così, in riverita contemplazione. Eravamo nel programma tutti quanti, lui, io e tutti coloro che lo hanno guardato davvero, e ci è servito un po’ di tempo per uscirne. E, quando si è diretto all’uscita dalla pista, lo ha fatto con i cross roll all’indietro, perché il passato non si cancella e lui rimane comunque un mago. La prestazione non è legata solo a quei minuti in cui suona la musica, non quando è sentita davvero. In uno degli ultimi libri che ho letto, Push Dick Button’s, Button spiega che secondo lui anche l’uscita dalla pista fa parte dello spettacolo, e qui, come in altre occasioni in cui Yuzuru ha fatto un sigillo magico dopo la fine della musica e della coreografia, lo abbiamo visto con forza. Questo programma non è la brutta copia di SEIMEI, è la continuazione del percorso artistico del più grande pattinatore di tutti i tempi.

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4 Responses to Intorno a Heaven and Earth di Yuzuru Hanyu

  1. Marina says:

    Grazie per questo “percorso”, che mi ha fatto entrare ancora più in profondità in questo programma eccezionale. Il signor Yuzuru Hanyu, oltre a essere unico nel pattinaggio di figura, è un eccellente ambasciatore della cultura giapponese nel mondo.

    • Davvero un ottimo ambasciatore, fino a un paio di anni fa del Giappone sapevo ben poco, e quel poco lo avevo letto in modo casuale, frammentario, ora invece mi sto interessando sul serio. Continuo a essere molto ignorante, ma decisamente meno di prima.

      • Marina says:

        … Se non fosse per gli impegni che già mi occupano a tempo più che pieno, avrei iniziato a studiare giapponese… La traduzione, anche senza cattiva volontà, può tradire il contenuto reale, specialmente se è un testo, che non può avere la “correzione” del tono di voce. Riconosco i lodevoli sforzi prodotti da tanti per le traduzioni in inglese.
        Grazie a lei per il grande lavoro, ora sui punteggi/giudici di gara. Grazie di cuore e mi scusi se le ho preso tempo con questo feedback

        • Io il corso di lingua giapponese l’ho comprato, ma confesso di non averlo quasi toccato, proprio perché gli impegni sono tanti. Purtroppo temo che dal giapponese mi dovrò sempre accontentare delle traduzioni. Un conto è leggere qualche libro sulla cultura o sulla storia del Giappone per capire qualcosa di più, un conto è studiare una lingua tanto diversa dalla nostra. Per fortuna tantissime persone postano traduzioni delle sue interviste, leggendo diverse versioni, con ciascun traduttore che dà la sua interpretazione personale, è possibile capire in buona parte quello che Yuzuru vuole dire, e considerando la mente straordinaria che ha, vale sempre la pena soffermarsi su ciò che dice.
          Nessun problema per la “perdita di tempo”. Qualche minuto per uno scambio di opinioni si riesce sempre a trovare, e proprio lo scambio è fondamentale per non fossilizzarci sulle nostre convinzioni.

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