11 marzo 2011 – dieci anni dopo

Sono trascorsi dieci anni dall’11 marzo del 2011. Ora questa data è legata anche ad altro, è stato l’11 marzo del 2020 che l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha dichiarato che quella del coronavirus è una pandemia, perciò per la maggior parte delle persone la mente va a un problema che è terribilmente attuale per tutto il mondo. Dieci anni fa c’è stato un problema – anche se la parola è terribilmente riduttiva – che ha riguardato un numero più piccolo di persone (comunque non un numero piccolo, stiamo parlando di qualche milione di persone), ma che per coloro che in qualche modo sono stati coinvolti è stato ugualmente devastante. Quel giorno si è verificato quello che è stato chiamato il terremoto del Tohoku, a cui è seguito un devastante tsunami.

Riprendo parte di un testo molto più lungo che ho scritto un paio di anni fa e mai pubblicato.

Un terremoto di magnitudo 9.0, il più potente mai rilevato in Giappone e il quarto a livello mondiale dal 1900, anno in cui è stato istituito l’attuale sistema di misurazioni, si verifica al largo della costa del Tōhoku, alla profondità di 24 chilometri. L’area è soggetta a terremoti violenti, nel 1978 ne era stato registrato uno di magnitudo 7.7 che aveva spinto il governo giapponese a rivedere la normativa sulla sicurezza degli edifici. La scossa del 2011, che avviene alle 14:46 locali e dura sei minuti, viene seguita nell’ora successiva da tre scosse di magnitudo superiore a 7.0, mentre sono oltre sessanta quelle di magnitudo superiore a 6.0 che si susseguono in un breve arco di tempo. Nei mesi successivi le scosse di assestamento saranno oltre novecento. È stato stimato che il terremoto abbia variato l’inclinazione dell’asse terrestre di 17 centimetri e spostato Honshū, l’isola principale del Giappone, di 2,4 metri verso est. Uno dei suoi effetti è la creazione di un gigantesco tsunami.

Quando si abbatte sulle coste del Tōhoku, alla velocità di 750 chilometri orari, l’onda più alta raggiunge i quaranta metri. Le morti accertate legate all’evento saranno quasi 20.000, oltre 2.500 persone verranno dichiarate disperse. I danni alle strutture, compresi porti e impianti di energia, sono enormi. Oltre 4,4 milioni di abitazioni rimangono per qualche tempo senza elettricità, e in oltre 1,5 milioni dei casi manca anche l’acqua. Fra le strutture danneggiate c’è l’impianto di Fukushima, con una perdita di sostanze radioattive talmente elevata da farlo considerare uno degli incidenti più gravi mai avvenuti in una centrale nucleare. Un’area con raggio di 20 chilometri intorno a Fukushima, e diverse città al di fuori di questo raggio, vengono evacuate per proteggere gli oltre 180.000 abitanti dalla contaminazione. Una delle città più colpite dall’evento, ufficialmente classificata come distrutta anche a causa di onde che viaggiano fino a 10 chilometri nell’entroterra, è Sendai.

Per il pattinaggio la conseguenza più evidente è lo spostamento del Campionato del mondo, inizialmente previsto a Nagano fra il 21 e il 27 marzo, a Mosca, fra il 25 aprile e il 1 maggio, e lo slittamento del World Team Trophy, previsto a Yokohama fra il 14 e il 17 aprile, allo stesso periodo del 2012. In Russia Patrick Chan conquisterà il suo primo titolo davanti a Takahiko Kozuka e Artur Gachinski, mentre Takahashi e Oda si classificheranno rispettivamente quinto e sesto. Non sarà presente alla gara perché solo quarto al campionato giapponese l’unico pattinatore di livello internazionale colpito direttamente dal terremoto, Yuzuru Hanyu.

Hanyu, certo. Il terremoto lo ricordo, ma al di là della preoccupazione per la centrale nucleare e del vago dispiacere per la morte di migliaia di persone che non conoscevo, era qualcosa di lontano da me. Se non è più lontano è grazie a Hanyu, che ne ha parlato in un’infinità di occasioni, che ha dedicato alla sua terra numerosissimi programmi, che ha personalmente contribuito a livello economico per la ricostruzione e che mi ha spinta a leggere numerosi articoli, e a soffrire almeno un po’ con chi quella tragedia l’ha vissuta sulla sua pelle. Questo è solo uno dei numerosissimi articoli che ho letto: https://mb.com.ph/2021/03/04/japans-children-of-the-tsunami-shaped-by-tragedy/. Un altro è questo. Quest’altro narra di una cabina telefonica usata per confidare pensieri ed emozioni al vento, luogo che conoscevo per averne letto qualche mese fa in un romanzo di Laura Imai Messina.

Yuzuru ha raccontato la sua esperienza in Aoi Honoo (Blue Flame), la prima delle due autobiografie che ha pubblicato. Ci sono almeno due ottimi motivi per comprare questi due volumetti. Il primo è che le royalties vanno interamente in beneficenza, dedicate all’Ice Rink di Sendai, la pista in cui Yuzuru ha iniziato a pattinare e che, salvo un periodo di poco più di un paio d’anni, fino a quel momento era sempre stata la sua pista. Il terremoto l’aveva danneggiata, rendendola inagibile per diversi mesi. Il primo Aoi Honoo è dell’aprile del 2012, in quel momento Yuzuru era un pattinatore promettente ma ancora aveva vinto poco, il Campionato del mondo junior nel 2010, l’argento al Four Continents Championship nel 2011 e il bronzo (pochi giorni prima) nel suo primo Campionato del mondo. Non c’erano garanzie sul suo futuro. Dei 33 pattinatori che avevano vinto il Campionato del mondo junior prima di lui 18, più della metà, non erano mai saliti sul podio mondiale o olimpico, fra i 15 che lo avevano fatto solo 7 avevano vinto almeno un oro. Anche la sua presenza nella squadra giapponese era tutt’altro che certa, andava conquistata di volta in volta contro avversari che si chiamavano Daisuke Takahashi (che, fino a quel momento, aveva vinto un bronzo olimpico e un oro e due argenti mondiali, il secondo precedendolo nella gara appena disputata), Takahiko Kozuka (un argento mondiale) e Nobunari Oda (al massimo quarto al Campionato del mondo, ma oro al Four Continents Championship 2006). Il pattinaggio è uno sport costoso e per una famiglia normale come la sua, che per parecchi anni ha dovuto fare attenzione a come gestire le spese, le royalties provenienti dal libro avrebbero fatto comodo. In più Yuzuru stava per trasferirsi in Canada, perciò sapeva che le spese sarebbero aumentate e contemporaneamente che lui avrebbe smesso di allenarsi all’Ice Rink. Il fatto che le royalties siano sempre interamente andate alla pista in cui ha ricominciato ad allenarsi regolarmente solo da qualche mese indica quanto il luogo sia importante per lui. Il suo sostegno all’Ice Rink continua ancora adesso, con donazioni di cui lui non ha mai parlato e che conosciamo solo perché è l’Ice Rink a farcele conoscere:

https://twitter.com/ShuPa93156524/status/1369596474967748617

Il secondo ottimo motivo per comprare i libri è che facendo beneficenza si ricevono comunque due libri pieni di foto stupende. Sono scritti in giapponese? Anche così varrebbe la pena averli, ma in realtà è possibile ricevere la traduzione in inglese grazie alla gentilezza di un paio di fanyu. Per sapere come fare basta leggere qui e qui. E, a proposito di piccole cose che possiamo fare, cliccando sul pulsante blu presente in questa pagina verranno donati tre yen per la ricostruzione di quanto distrutto dal terremoto. È possibile farlo una volta al giorno, non costa nulla e richiede solo un attimo. E oggi è anche possibile fare una ricerca sulla versione giapponese di Yahoo e far donare 10 yen. La spiegazione di cosa si deve fare si trova qui:

Dopo un periodo difficile Yuzuru pattina per la prima volta in pubblico in aprile, in uno show che si tiene a Kobe.

Il 9 aprile viene organizzato uno spettacolo di beneficenza a Kobe, città che è stata interamente ricostruita dopo un terremoto di magnitudo 6.9 che nel 1995 ha ucciso quasi 6.500 persone. Nell’occasione presenta White Legend, lo short program della stagione appena conclusa, un programma che trova particolarmente appropriato perché inizia con il protagonista che sembra risvegliarsi nell’oscurità, confuso dalla situazione in cui si trova, prosegue con una sensazione di lotta interiore e di indecisione sul percorso da seguire, fino a quando non riesce a spalancare le ali con fierezza e a prendere lo slancio per iniziare il suo viaggio, proprio come lui stesso è impegnato in un viaggio di cui non può vedere la conclusione. I salti non sono perfetti, ma la sofferenza lo spinge a valorizzare le emozioni e a dare tutto se stesso. Se prima di entrare in pista aveva esitato, incerto sui suoi stessi sentimenti, alla fine il pubblico gli tributa una standing ovation e lui deve trattenere le lacrime. Si tratta di lacrime di sollievo, capaci di guarire dalle ferite. Se non avesse partecipato allo show i dubbi avrebbero continuato a tormentarlo, ma ora sa di poter toccare i sentimenti delle persone donandogli gioia e di poter ricevere gioia a sua volta, e capisce di aver fatto la scelta giusta. Nel breve discorso che tiene alla fine ricorda la forza devastante del terremoto, spiega che non smetterà di pregare perché la vita possa tornare alla normalità e aggiunge “Nelle mie esibizioni voglio fare del mio meglio, sperando di poter diventare un qualche tipo di forza positiva. Anche se è qualcosa di piccolo, voglio fare la mia parte”. La sua presenza a Kobe era secondaria, le stelle erano altri pattinatori più famosi di lui, ma la sua presenza sul ghiaccio è stata tale che da questo momento gli inviti si susseguono, al punto che nei cinque mesi successivi parteciperà a ben sessanta show che si terranno in varie città del Giappone.

Non ho mai trovato il video integrale di quello spettacolo, non sono neppure sicura che esista. Ho visto solo frammenti, come quelli presenti in questo video. Una cortesia: i video non li ho caricati io, io mi sono limitata a cercarli e a guardarli. Se chi li ha caricati non lo avesse fatto, noi non potremmo vedere nulla. Io non so come fare a inserire il video in modo che sul blog ci sia solo il link ma per la visione si debba per forza andare su youtube. Fatelo voi, se il video vi interessa cliccateci sopra e andate a guardarlo direttamente su youtube (con dailymotion, in modo del tutto casuale, ci sono riuscita).

https://www.youtube.com/watch?v=4hmPNN2ecUA

In estate Yuzuru ha di nuovo la sua pista, in settembre inizia la seconda stagione da senior.

Il nuovo programma corto è Étude in D-sharp minor, Op. 8, No. 12, o Patetica, di Aleksandr Nikolaevič Skrjabin, una musica che alterna parti tranquille come le onde del mare in un giorno normale ad altre drammatiche, che ricordano l’arrivo violento dello tsunami, e che sente particolarmente adatta a esprimere i complicati sentimenti che lo attraversano in questo periodo, con il dolore e la ricerca della serenità. Il costume, giocato sui toni del blu, è un voluto richiamo al mare.

Il punteggio più alto con questo programma lo ottiene alla Rostelecom Cup, il suo primo successo in una prova di Grand Prix.

https://www.youtube.com/watch?v=MHa1JtQnbWE

Non ho intenzione di ripetere tutti i risultati delle gare a cui prende parte, sono informazioni che possono essere trovate facilmente da chi ha voglia di leggerle. In marzo partecipa al suo primo Campionato del mondo. Dopo il programma corto è settimo, una posizione per lui insoddisfacente. Come può accontentarsi di un simile piazzamento quando tantissime persone che hanno sofferto come e più di lui per il terremoto credono in lui? Deluderle è inconcepibile.

Insoddisfatto per l’errore nel programma corto, nervoso per il debutto nella competizione più importante, stanco dopo una stagione lunghissima iniziata molto presto con gli show e in condizioni fisiche precarie, Hanyu si dirige al centro della pista a occhi chiusi, concentrandosi per trasformare in energia il sostegno che ha ricevuto negli ultimi mesi.

E questo è il programma che presenta.

https://www.youtube.com/watch?v=aK3MJxS_–E

Nel gala si esibisce su White Legend, e se anche quel programma era nato come programma di gara, lo short program della sua prima stagione senior, dopo il marzo del 2011 sarà sempre un programma legato al terremoto e alla speranza, dopo la catastrofe, di poter andare verso un futuro migliore.

Se White Legend è stato creato prima del terremoto, sono numerosissimi i programmi nati appositamente per ricordare il terremoto e per esprimere tutta una gamma di sentimenti a esso legati, dalla disperazione alla speranza. Il primo di questi è Hana Ni Nare (Diventare fiori), coreografato da Kenji Miyamoto.

Nel 1995, quando aveva 16 anni, Miyamoto aveva vissuto il terremoto di Kobe, e l’essere stati coinvolti alla stessa età in due dei peggiori terremoti che hanno colpito il Giappone negli ultimi anni è una cosa che li fa sentire molto vicini. Entrambi hanno provato le stesse sensazioni d’impotenza, dolore e disperazione, e l’organizzazione dello show di Kobe che ha segnato il ritorno di Yuzuru sul ghiaccio dopo il terremoto si deve anche a Miyamoto.

Per chi non lo riconosce, nel primo video, quello dello spettacolo di Kobe, Miyamoto è la persona che si vede alle spalle di Yuzuru subito prima del suo ingresso in pista. Una cosa che mi ha colpito è l’atteggiamento di entrambi. Entrambi soffrono, ma mentre Miyamoto guarda in basso, Yuzuru, che non ha idea di cosa porterà il futuro, che non è ben sicuro neppure di avere il diritto di trovarsi lì, a un certo punto alza gli occhi verso il cielo. Dalla loro collaborazione nasceranno sempre programmi stupendi. E pure la canzone è stupenda. Fosse stata in inglese, i giornali occidentali avrebbero esaltato il programma, avrebbero parlato della sua profondità. Il giapponese però è ostico, e in una disciplina che è storicamente dominata da europei e nordamericani i media occidentali non si prendono il disturbo di guardare cosa succede in Giappone. I risultati delle gare sono evidenti, se ne parla, ma la profondità di certe esibizioni viene persa da tutti coloro che si fermano a guardare solo ciò che è semplice e immediato. E a proposito di gare, nell’autunno del 2012 Hanyu partecipa per la seconda volta all’NHK Trophy.

Yuzuru sente di dover pattinare al meglio non solo per dimostrare di aver fatto la scelta giusta ma perché la gara si svolge a Miyagi, nella sua prefettura d’origine, e in un edificio, la Sekisui Super Arena, che è stato usato come obitorio dopo il terremoto del 2011. Si tratta della prima competizione importante che si svolge nelle aree devastate, e per lui ha un valore speciale.

Nell’occasione stabilisce il suo secondo record del mondo e vince la sua seconda gara di Grand Prix. Questo è il gala:

YH – NHK12 – EX (ESP ITA) – Video Dailymotion

Per la trottola conclusiva Miyamoto esclude quella che avrebbe voluto lui perché si sentiva sicuro nell’eseguirla, dicendogli che avrebbe dato una sensazione di contrazione, e opta per una trottola saltata che termina con le braccia che si allargano delicatamente, dando l’idea di un fiore che sboccia nel momento in cui suonano le ultime note.

In diversi momenti si vede chiaramente che Yuzuru sta cantando. Il testo della canzone di Fumiya Sashida è importante. La mia gratitudine per le persone che traducono in inglese i testi delle canzoni, così come le interviste, gli articoli di giornale e qualsiasi cosa che riguardi Yuzu è enorme. Questa, con sottotitoli in inglese, è Hana Ni Nare, nel tour di Stars on Ice 2014.

Pochi mesi prima, nel 2014, Yuzuru aveva smesso di essere un pattinatore promettente, dalle enormi potenzialità, per diventare il campione olimpico. Nel gala aveva presentato White Legend, il suo modo per parlare del terremoto davanti al mondo intero. Lui era perfettamente conscio dell’importanza del palcoscenico olimpico. Nel 2006 Shizuka Arakawa aveva conquistato, il primo oro olimpico per il Giappone nel pattinaggio artistico e, nella conferenza stampa successiva alla gara, aveva espresso il dispiacere per la chiusura della pista di Sendai su cui per tanto tempo si era allenata anche lei. La pista, quella di Yuzuru, aveva chiuso per problemi economici, e aveva riaperto dopo oltre due anni proprio grazie al diretto interessamento di Shizuka. Yuzuru, dopo essersi definito “strongly helpless” parlando del suo contributo alla ricostruzione delle aree disastrate, nell’esibizione finale interpreta il programma da cui è iniziata la sua personale rinascita.

YH – WOG14 – EX (ITA) – Video Dailymotion

Prima dell’Olimpiade aveva collaborato con Miyamoto anche per Story, programma coreografato su

un brano della cantante Ai diventato uno dei più importanti successi giapponesi dell’inizio del XXI secolo.  Si tratta di una canzone d’amore, ma che parla anche del trovare la forza l’uno nell’altro e si conclude con il tempo che lenisce il dolore e la speranza del sole che brilla sui protagonisti.

L’interpretazione più famosa è quella della finale di Grand Prix 2013, il suo primo successo senior importante. Io però inserisco il link (guardate il video su youtube!) a una versione tratta dal tour estivo di Fantasy on Ice perché è sottotitolata e, come ho già scritto, le canzoni su cui Yuzuru pattina sono meravigliose, e il loro testo è importante.

A questo periodo risale uno straordinario documentario (grazie per i sottotitoli!) che parla dell’esperienza di Yuzuru durante e dopo il terremoto, con i sensi di colpa per aver lasciato la sua terra per dedicarsi al pattinaggio e la sensazione di essere impotente ad aiutare gli altri. Quante volte lo avevo già guadato? Cinque? Sei? Non importa, conoscevo già il contenuto prima di rimettermi a guardarlo per scrivere questo post, ma quando lui è entrato nella scuola di Ishinomaki io mi sono messa a piangere.

20140830 24H TV – Yuzuru Hanyu – English/Chinese Subtitle 24時間TV 羽生結弦part 中/英字幕付き – Video Dailymotion

Questo è un altro documentario straordinario. Ho letto pochi giorni fa che la casa che Yuzuru visita verrà demolita. Lo capisco, suppongo non sia sicuro conservarla ulteriormente, ma mi dispiace.

“Memories of That Day” (3.01.2016) – Video Dailymotion

Fra i due documentari, estate del 2014 e gennaio 2016, Yuzuru vive un periodo agonistico a dir poco particolare, fra il trauma in Cina e i record del mondo dell’anno dopo ma, per quanto le gare siano la cosa più importante per un atleta, per il momento le lascio da parte. Nella stagione 2014-2015 presenta due programmi di esibizione. Il primo è

Hana wa Saku (I fiori sbocceranno), brano scritto da Yoko Kanno e interpretato da Fumiya Sashida, con cui ha stretto amicizia nel periodo in cui si è esibito su Hana ni Nare. La canzone, nata per ricordare i morti provocati dal terremoto e sostenere la ricostruzione, alle cui opere sono indirizzate le royalties, è stata diffusa in occasione delle trasmissioni nazionali televisive e radiofoniche dedicate alla calamità. Nell’ideare la coreografia Nanami Abe si era confrontata con Yuzuru, che le aveva spiegato di voler convogliare nell’esibizione numerosi sentimenti, dalla consapevolezza del passato alla realtà del presente e allo sguardo verso il futuro con l’idea, alla fine, di ergersi in piedi con determinazione. Il programma inizia con Hanyu che si accorge dei fiori spezzati caduti sul ghiaccio, fiori che simboleggiano le vittime, e li solleva, offrendo una preghiera.

Yuzuru ha interpretato Hana wa Saku in una trasmissione speciale realizzata da NHK al fianco di Takeshi Honda (bronzo mondiale nel 2002 e 2003), Shizuka Arakawa (oro olimpico nel 2006, oro mondiale nel 2004) e Akiko Suzuki (bronzo mondiale nel 2012). Honda è di Fukushima, Arakawa si è allenata per molti anni a Sendai e Suzuki si è laureata all’università di Sendai. Il video comprende anche alcuni minuti dedicati alla realizzazione del programma.

The NHK Trophy Figure Skating Special Exhibition in Morioka – Hana wa Saku (NHK World TV) – Video Dailymotion

Questa è la versione interpretata da solo per un altro speciale di NHK:

Hana wa Saku ~Flowers Will Bloom~ – 動画 Dailymotion

Il secondo programma di esibizione è The Final Time Traveler, con la coreografia di Kenji Miyamoto. Il brano è stato scritto dalla cantante e compositrice australiana di origini giapponesi Sarah Àlainn in occasione del diciassettesimo anniversario del terremoto di Kobe.

Del programma di esibizione della stagione 2016-2017 ho già parlato. In questo caso riprendo il mio testo, ricordando che Yuzuru

ha chiesto aiuto a Kenji Miyamoto, spiegandogli il messaggio che voleva trasmettere. Dopo una lunga ricerca Miyamoto gli ha proposto Requiem for the Great East Japan Earthquake 3.11, un brano di dieci minuti composto da Yasunobu Matsuo, compositore specializzato in healing music, dopo la visione di alcuni video girati nelle aree colpite dal terremoto. Si tratta di un pezzo per solo pianoforte, caratteristica che lo rende più difficile da interpretare, ma Hanyu se ne è innamorato all’istante e, dopo aver incontrato Matsuo e discusso con lui del significato della musica, ne ha estrapolato un brano che ha chiamato Requiem of Heaven and Earth. La scelta di un nuovo titolo è fatta con la precisa intenzione di slegare il programma da un singolo evento, per quanto catastrofico, e abbracciare con la sua interpretazione anche coloro che hanno vissuto tragedie diverse da quella in cui è stato coinvolto lui. Ogni movimento è potente come un tuono, affilato come una lama, e allo stesso tempo fluido e armonioso. Shock, rabbia, disperazione, impotenza, al pari con l’incedere della musica i sentimenti dei primi istanti vengono sostituiti dal desiderio di lottare e dalla speranza, perché è dal dolore che emerge la forza per andare avanti. Se negli altri programmi cerca la connessione con il pubblico, la comunicazione con chi assiste alla prestazione, qui si immerge totalmente in se stesso, al punto non solo da non riuscire a sorridere alla fine dell’esibizione, ma di ritrovarsi a piangere per la commozione.

Questa è la versione che ha interpretato al Campionato del mondo 2016. In quel momento il piede sinistro faceva così male – era il momento peggiore con la lesione di Lisfranc – che ha temuto che sarebbe stata la sua ultima esibizione. Per chi non lo sapesse si tratta di un tipo di lesione che, nei casi più gravi, porta all’amputazione. La commozione, incredibilmente ancora più intensa rispetto al solito, deriva dai dubbi di Yuzuru sul suo stesso futuro.

A portare all’attenzione di Yuzuru Notte stellata (The Swan) è stata Tatiana Tarasova.  La coreografia di David Wilson

esprime la sensazione di voler riunire con delicatezza tutte le esperienze vissute, anche quelle dolorose, e andare avanti allargando ancora una volta le proprie ali.

L’interpretazione più famosa è quella di PyeongChang. Nonostante l’infortunio alla caviglia Yuzuru ha appena vinto il secondo titolo olimpico. Il giovane cigno di White Legend è cresciuto e ha preso il volo. Ormai non è più semplicemente il pattinatore più forte del momento, va al di là di tutto e il suo percorso ha la stessa intensità di una leggenda.

Anche fuori dalla pista l’impegno di Yuzuru per portare sotto gli occhi di tutti la situazione della sua terra, e per far affluire soldi (quando non è lui a donarli personalmente) è costante. Un esempio è la parata in suo onore che la federazione avrebbe voluto far svolgere a Tokyo e che lui ha voluto si svolgesse a Sendai, in modo da farvi confluire i turisti:

L’ultima esibizione di Yuzuru – l’ultima ideata ma anche l’ultima che gli abbiamo visto interpretare – è

Haru yo, Koi (Primavera, vieni), un brano per pianoforte composto da Yumi Matsutoya nel 1994 e interpretato da Shinya Kiyozuka. In Giappone il brano è molto noto anche perché è stato il tema dell’omonima serie televisiva trasmessa l’anno successivo da NHK, e fra il 2005 e il 2011 il suo testo è comparso all’interno di un’antologia per il secondo anno della Junior High School. Ancora una volta il terremoto entra nel suo pattinaggio. White Legend, Étude in D-sharp minor, Op. 8, No. 12 e Requiem of Heaven and Earth esprimono la confusione e il dolore legati alla catastrofe, Hana Ni Nare e Hana wa Saku la ricerca di una ragione per andare avanti, The Final Time Traveler e Notte stellata parlano del compito di recuperare i frammenti di ciò che si è rotto, mentre Haru yo, koi, coreografato da David Wilson, è la speranza per il futuro.

Questa è Medallist on Ice, l’esibizione che ha chiuso il campionato nazionale giapponese nel dicembre del 2020.

Il terremoto si è verificato dieci anni fa. Da quel che leggo la strada della ricostruzione è ancora lungo, ma c’è qualcuno che continua a illuminare i momenti bui e a guidare tutti sul giusto cammino.

Yuzuru ha scritto un messaggio per ricordare il terremoto e incoraggiare tutti ad andare avanti. Lo potete leggere qui: Skating champion Hanyu: Please stay strong. I will, too – The Japan News (the-japan-news.com).

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