Tifare per Yuzuru Hanyu

Questo è un testo che ho iniziato a scrivere quasi tre mesi fa, e che poi ho accantonato. Paura di espormi, convinzione che quello che sento io sia importante per me e per chi mi è vicino, e che non abbia senso pubblicare cose così su internet… Riparto da parole che ho scritto un un recente passato e provo ad andare avanti.

26 dicembre, programma libero della gara maschile al campionato nazionale giapponese. Quante gare, e quanti programmi di pattinaggio, ho visto, prima di quel giorno? Seguo il pattinaggio artistico dal Campionato del mondo del 1989, per la precisione dal libero di Midori Ito. Mi sono imbattuta per caso nella gara, mi sono fermata per curiosità, e mi sono innamorata all’istante della disciplina. Gli anni sono tanti, ma io non mi considero un’esperta. Le persone più competenti di me sono talmente tante che sono sempre restia a dire la mia. Chi sono io per giudicare? Io so cosa piace a me, al di là di questo… però su internet ho visto tanti di quei commenti assurdi da spingermi a scrivere.

Considerando quanto scrivo questa può sembrare un’affermazione contraddittoria, io non ho bisogno di una scusa per scrivere, al massimo fatico a trovare il tempo per scrivere quanto vorrei. Quello che non ho mai scritto, e che non scriverò neppure ora, è un commento tecnico. Questo è un commento emotivo, ed è legato all’accumulo di tweet, di commenti sotto ai video, di post facebook, di commenti audio dell’ultimo paio d’anni.

Ci sono commenti apparentemente banali, fatti per farci sentire in colpa, come quello scritti da chi dice che dovremmo tifare per tutti i pattinatori perché si allenano tanto. Sono passata al plurale perché alcuni commenti che ho letto se la prendono con un gruppo specifico di persone, i fanyu, a cui io appartengo da un paio d’anni. Prima di diventare una fanyu, una cosa  che è successa da sola, semplicemente leggendo articoli e guardando video, avevo letto commenti sul fatto che fosse impossibile ragionare con i fanyu perché erano tutti fanatici, generalizzazione sbagliata come tutte le generalizzazioni. In ogni gruppo di questo tipo ci sono persone che hanno idee, modi fare, diversi dai nostri, che non sceglieremmo mai come amici, con il tempo mi sono resa conto che molte persone hanno  etichettato tutto un gruppo sulla base di qualche comportamento sbagliato, o per motivi personali, come l’esaltazione di qualche altro pattinatore.

No, non tifo per tutti e non l’ho mai fatto. Quando tifavo per Stefan Edberg non apprezzavo Boris Becker, e credo che la quasi totalità dei tifosi di uno dei due tennisti non apprezzava l’altro. Non c’era nulla di strano. Non apprezzavo neppure Goran Ivanisevich, mentre mi divertivo a guardare Michael Stich, anche se non ho ancora digerito la semifinale di Wimbledon 1991. Ho la memoria lunga, lo so. Nel tennis tifavo per qualcuno, non sopportavo qualcun altro, e qualcun altro ancora mi era indifferente, nel pattinaggio… è la stessa cosa. Quando tifavo per Kurt Browning non apprezzavo Viktor Petrenko. Per la verità continuo ad amare Browning e a non apprezzare Petrenko, il ritiro non ha la minima rilevanza sul fatto di considerarmi tifosa di uno specifico atleta, semplicemente non ci sono più gare nuove. Mi piace il pattinaggio artistico, non mi piacciono tutti i pattinatori. E se quando ho assistito a una gara dal vivo il mio applauso è sempre andato a tutti, subito dopo un elementi difficile, sia di apprezzamento se lo avevano eseguito bene che di sostegno se c’era stato un errore, al termine dei singoli programmi sono io a decidere quanto è lungo e intenso il mio applauso, e a chi lanciare un omaggio in segno di apprezzamento. Anche chi non riceve omaggi vorrebbe riceverne qualcuno? Non ho dubbi sul fatto che sia così, anche a me piacerebbe che il mio blog venisse letto da qualche milione di persone e che mi pagassero per scrivere. Mi sono fatta una ragione del fatto che non sia così, e con tutto il rispetto per i loro sentimenti sono convinta che se ne siano fatta una ragione anche loro. No, a lamentarsi sono alcuni fan che vorrebbero che i loro beniamini fossero più apprezzati, o che qualcun altro fosse apprezzato meno.

Questa foto l’ho scattata io poco più di un anno fa, il 7 dicembre. Yuzuru Hanyu sta uscendo dal ghiaccio dopo aver eseguito il programma libero. In pista, alle sue spalle, c’è una quantità di peluches superiore rispetto a quella ricevuta nella tre giorni di gara da tutti gli altri pattinatori messi assieme, e c’erano anche medagliati olimpici fra loro, pattinatori del calibro di Alina Zagitova, oro nella gara femminile, Wenjing Sui/Cong Han, argento nelle coppie di artistico, e Gabriella Papadakis/Guillaume Cizeron, argento nella danza. Alle due coppie auguro di vincere l’oro alla prossima Olimpiade, anche se in quella che è passata tifavo per coloro che li hanno battuti. Fra le polemiche che ho visto c’è pure quella sui peluche, che potrebbero deconcentrare gli avversari. Qualcuno ha persino criticato il fatto che Hanyu li doni in beneficenza, perché in questo modo dimostrerebbe che dell’omaggio dei fan gliene importa ben poco. Ciò che quella persona non ha capito è che sappiamo tutti quanti che i peluches vanno in beneficenza, sono troppi perché possa riuscire a portarli via. A noi basta lanciarli, basta far sentire a Yuzuru il nostro calore, che poi i peluches vadano agli ospedali o ad associazioni che aiutano bambini bisognosi, è un di più, non un di meno. Non siamo noi al centro dell’attenzione, la nostra presenza è importante solo come sostegno, ma non ci serve nessun tipo di riconoscimento. Per la cronaca, anche a Stoccolma i peluches sono arrivati. Noi non c’eravamo, gli omaggi sì, sotto forma di bonifici bancari fatti ad alcune associazioni di beneficenza.

Parole, tante, su cose inutili. Onestamente non ricordo di cosa intendessi parlare dopo il commento sui peluches, è passato troppo tempo. Qualcosa sugli haters, probabilmente. Sulle polemiche che ho letto. Sulle accuse senza senso. Tutte cose inutili. Le polemiche sono inutili, la realtà è un’altra. La menzione che ho fatto in alto, relativa ai libero del campionato nazionale, mi dice che ho iniziato a scrivere in un momento in cui l’impatto emotivo di quel che Yuzuru aveva appena fatto per me era fortissimo. Mi sono commossa con quel programma, ho pianto mentre lo realizzava, e non so quante volte l’ho guardato in seguito o quante volte ancora lo riguarderò. Yuzuru è quello. Oggi in pista non sembrava lui. Non ne sono felice ma ci sta, nessuno può essere sempre perfetto. Il secondo posto gliel’hanno rubato, se il programma corto fosse stato valutato in maniera corretta avrebbe avuto su Kagiyama un vantaggio tale da consentirgli di rimanere davanti, ma pazienza. Aggiungiamo un altro piccolo dettaglio alla sua leggenda, settima medaglia mondiale (in otto partecipazioni), nel dopoguerra ci sono riusciti solo lui e Jan Hoffman, un signore che fra il 1968 e il 1980 ha partecipato a 10 campionati del mondo, vincendo due ori, due argenti e tre bronzi, e a quattro Olimpiadi, vincendo un argento. Dettaglio in più in una carriera straordinaria, anche se in questo momento quello che rimane è la delusione per il bronzo. Le statistiche si apprezzano sulla distanza.

Lo sapevamo che non avrebbe vinto l’oro, e questo per motivi che vanno ben al di là di quello che gli atleti fanno in pista. Un piazzamento sul terzo gradino del podio è una delusione, era dal 2014 che non si classificava così male in una gara, anche se mantiene ancora aperta la striscia di 27 podi consecutivi nelle ultime gare internazionali individuali disputate, striscia che si allunga se aggiungiamo due podi a squadre o quattro medaglie al campionato nazionale. Dettagli, note a piè pagina dello straordinario libro che narra la sua leggenda. Era andato a Stoccolma dicendo che l’obiettivo era conquistare i tre posti olimpici per il Giappone e tornare a casa sano, la prima parte l’ha fatta, ora è importante che non ci siano problemi nella seconda. È questa la cosa più importante, che lui stia bene, il resto ha un’importanza marginale. Anche le vittorie hanno un’importanza marginale.

Scrivere che una vittoria ha un’importanza marginale, per uno sportivo, sembra un controsenso. È ovvio che sono delusa per il risultato di oggi. Mi aspettavo un argento, che non avrei comunque gradito, un bronzo con un programma pieno di errori e la consapevolezza che il risultato è comunque un’ingiustizia, dà ancora più fastidio. Detto questo, e allora? L’importanza di Yuzuru per il pattinaggio non è legata a questo risultato. I due ori olimpici non glieli toglie nessuno, né tutte le altre cose che ha fatto. L’impatto emotivo dei suoi programmi, i record di punteggio, il quadruplo loop, senza dimenticare diverse combinazioni e una sequenza di salti che nessun altro ha mai fatto, e la sua importanza nel cambiare in volto del pattinaggio, sono tutte cose che rimangono. Notare che la prima cosa che è scritto è l’impatto emotivo, i record vengono dopo, i salti ancora dopo. Come lui non c’è nessuno, anche se in questo momento lui si sentirà più che mai kuyashii. Dopo il campionato nazionale del 2019 aveva detto che il passato è passato, che conta ciò che lui è in grado di fare al momento, e sicuramente ora la penserà allo stesso modo. Lui lavorerà per il futuro, ed è giusto così, ma ciò non toglie che il passato c’è stato. Che quella gioia c’è stata. È stato proprio lui a dirlo nell’anniversario del terremoto, quella gioia c’è stata ed è qualcosa che dobbiamo custodire come un tesoro. Ed è importante che lui per primo se lo ricordi ora. Va bene il desiderio di fare meglio la prossima volta, ma qualunque cosa porterà il futuro il passato c’è stato, e la realtà di una persona che dà sempre il massimo, e che in ogni occasione è un modello di comportamento è qualcosa di reale.

Sembra irreale a volte Yuzuru. Sembra incredibile pensare che qualcuno possa aver vinto quello che ha vinto lui, e a maggior ragione superando le difficoltà che ha dovuto superare. Ma la cosa più irreale è lui, il suo modo di essere. Ho avuto una breve discussione con una persona in internet, e c’è una cosa che quella persona e tutti coloro che la pensano come lui non capirà mai. Il sostegno per Yuzuru non è legato ai risultati. È andata male? Ok, è andata male. La vita è così, a volte va male. A dicembre eravamo tutti euforici per due programmi straordinari, qui di programma straordinario ce n’è stato uno solo, quello che in termini di punti vale meno. Andiamo avanti.

Andiamo avanti.

Da dicembre a oggi l’umore è diametralmente opposto. È la vita. Questo non significa sparire. La carriera dell’atleta è stata straordinaria in passato, oggi no, in futuro lo scopriremo solo con il tempo. L’uomo è straordinario, e indipendentemente da come si è svolta la gara oggi, indipendentemente da quel che avverrà in futuro, lui avrà il mio sostegno, sempre. Qualunque cosa deciderà di fare, nelle gare come nella vita.

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