Midori Ito

Nata il 13 agosto del 1969 a Nagoya, Midori Ito ha iniziato a pattinare a quattro anni. Determinata fin da piccola, appena scesa sul ghiaccio si è recata da un’allenatrice che stava già tenendo una lezione per dirle che anche a lei sarebbe piaciuto imparare. Quell’allenatrice era Machiko Yamada.

Yamada aveva faticato molto nell’ambiente agonistico degli anni ’60 a causa di allenatori molto severi che la spaventavano, e dopo essersi ritirata senza raggiungere risultati di rilievo ed essere passata all’insegnamento si era posta come obiettivo il divertimento dei suoi studenti. E Ito si divertiva. La prima impressione di Yamada sulla bambina che si era affidata a lei non riguarda il suo talento, ma il fatto che amasse così tanto quello che faceva da non voler mai smettere di pattinare.

Il talento di Ito è emerso presto, con il primo salto triplo atterrato a otto anni, seguito da altri tre diversi entro breve.

Campionessa nazionale Junior, e terza classificata nella competizione Senior del 1980 dietro a Reiko Kobayashi e Mariko Yoshida, nel 1981 l’undicenne Ito ha debuttato al Campionato del Mondo Junior. Dopo il ventesimo posto nelle figure obbligatorie, che avrebbero sempre pesantemente condizionalo la sua carriera, ha vinto il programma libero eseguendo, fra l’altro, due tripli toe loop in combinazione, un triplo loop e un triplo Salchow, e si è piazzata ottava nella classifica finale.

L’anno successivo è salita al sesto posto con il successo sia nel programma corto che in quello libero.

Nel 1983 una frattura a una caviglia l’ha tenuta lontana dalla gara, a cui ha partecipato Yuki Sachie, un anno più grande di lei, che si è classificata quinta. Le due si sono ritrovate all’Ennia Challenge Cup, una competizione che prevedeva la realizzazione dei soli programmi corto e libero. Sachie si è piazzata terza, Ito seconda, preceduta solamente da Katarina Witt.

L’ultima competizione giovanile di Ito è stata il Mondiale Junior del 1984 disputatosi a Sapporo. Sui primi due gradini del podio sono salite Karin Hendschke e Simone Koch. Ito, con il tredicesimo posto nelle figure obbligatorie ma il primo sia nel programma corto che in quello lungo, si è classificata terza. Per il Giappone si è trattato della seconda medaglia nella competizione dopo l’argento di Takashi Mura del 1976.

Al successivo Mondiale Senior Midori si è dovuta accontentare del settimo posto finale dopo il sedicesimo nelle figure e il quarto nelle altre fasi di gara.

Nelle competizioni internazionali ha ottenuto sei vittorie e due secondi posti all’NHK Trophy, un successo a Skate Canada, uno all’Internationaux de France e uno al Fujifilm Trophy (competizione non più esistente) e due argenti a Skate America. Al Campionato del Mondo, dopo l’assenza del 1985 dovuta a una nuova frattura alla caviglia occorsole mentre si stava
allenando su un salto quadruplo, si è ripresentata nel 1986. Diciannovesima nelle
figure obbligatorie, con l’ottavo posto nel programma corto e il quinto nel libero alla fine si è
classificata undicesima.

Nel 1987 è arrivata ottava, risultato che ha dato al Giappone due posti per le gare dell’anno successivo.

Grazie a Ito (e una volta grazie a Yuka Sato) Junko Yaginuma, due volte vice campionessa del mondo junior, ha partecipato a un’edizione dei Giochi olimpici e a sette Campionati del Mondo, ottenendo come miglior risultato l’undicesimo posto del 1991. In quell’anno Yaginuma ha ottenuto il suo unico successo internazionale, quello delle Universiadi.

La gara femminile ai Giochi olimpici di Calgary 1988 è stata animata dalla battaglia delle Carmen, che aveva per protagoniste la tedesca dell’Est Katarina Witt, campionessa olimpica del 1984 e vincitrice del Campionato del Mondo in tre delle precedenti quattro edizioni, e la statunitense Debi Thomas, che nel 1986 era diventata la prima pattinatrice di colore capace di conquistare un Campionato del Mondo. Il nome dato dalla stampa alla sfida è legato al fatto che le due atlete, ciascuna all’insaputa dell’altra, avevano deciso di pattinare sulle musiche della Carmen. In gara Witt ha eseguito un programma intenso e ha vinto, Thomas ha commesso diversi errori e si è dovuta accontentare della medaglia di bronzo.

La giornata è stata caratterizzata da altre due prove straordinarie. L’atleta di casa, Elizabeth Manley, ha vinto la medaglia d’argento grazie al miglior libero. Ito, decima nelle figure obbligatorie e quarta nel programma corto, con il terzo libero è salita fino alla quinta posizione, proponendo nella sua prova sette salti tripli, fra cui un triplo Lutz, una combinazione di due tripli toe loop e una combinazione doppio Axel-euler-triplo Salchow, elementi che nessuna delle sue rivali era in grado di proporre. I salti, eseguiti con estrema sicurezza e di un’altezza e ampiezza notevoli, erano accompagnati da un sorriso enorme che mostrava la gioia da lei provata nel pattinare. Il pubblico le ha tributato una standing ovation, e Midori, totalmente coinvolta da quanto fatto a livello emotivo, si è diretta all’uscita sbagliata.

Al successivo Mondiale Midori, terza sia nel programma corto che in quello lungo, si è dovuta
accontentare della sesta posizione, penalizzata dal quattordicesimo posto nelle figure. Senza
lasciarsi scoraggiare da risultati che non rendevano giustizia al suo talento Ito, che già era stata la prima donna capace di eseguire una combinazione di due salti tripli nel 1981, la prima a proporre la combinazione doppio loop-triplo loop nel programma corto nel 1983 e la prima a realizzare cinque diversi salti tripli in una gara sempre nel 1983, e che era stata di eseguire il doppio Axel tenendo le mani sui fianchi, o di staccarlo da una controvenda, stava lavorando per lasciare un segno indelebile nel pattinaggio. Quell’anno ha eseguito il suo primo triplo Axel in gara in una competizione regionale. Al successivo NHK Trophy Ito è diventata la prima donna capace di eseguire un triplo Axel in una gara internazionale.

Al Mondiale del 1989 si è ripetuta, diventando anche la prima atleta asiatica capace di vincere il titolo. Sesta dopo le figure obbligatorie, suo miglior risultato di sempre, ha vinto le successive fasi di gara sopravanzando nella classifica finale Claudia Leistner e Jill Trenary.


In Giappone il risultato ha destato un tale scalpore da farle guadagnare un invito a incontrare
l’imperatore Akihito, onore raramente concesso ad atleti diversi dai lottatori di sumo. L’anno seguente, malgrado i primi posti nei programmi corto e lungo, con un aspetto artistico
migliorato da lezioni di balletto, la decima posizione nelle figure le ha impedito di superare
Trenary, classificatasi prima, quinta e seconda nelle tre fasi di gara e vincitrice della medaglia
d’oro. Ito ha dovuto accontentarsi dell’argento.

Nel 1991 l’eliminazione delle figure aveva posto Ito nel ruolo di favorita, ma nel mese che ha preceduto il Mondiale Midori ha dovuto trascorrere diciotto giorni in ospedale per rimuovere dalla gola due cisti. In quel periodo non solo non ha potuto allenarsi, ma non era neppure in grado di mangiare. Dopo numerosi interrogativi circa la sua partecipazione, si è presentata alla gara pur ritenendosi pronta solo al 65% (nota). La sua prova è stata complicata da un brutto incidente avvenuto nei sei minuti di riscaldamento prima del programma corto, quando è stata involontariamente travolta da Laetitia Hubert che, intenta a preparare un salto, si è accorta della sua presenza troppo tardi per evitare l’impatto. Ito si è rialzata una ventina di secondi dopo lo scontro, è uscita dalla pista tenendosi il fianco, ha controllato le condizioni di uno stivaletto, quindi è tornata sul ghiaccio.

Nell’eseguire il primo elemento di salto, la combinazione triplo Lutz-doppio toe loop, è atterrata troppo vicina al bordo della pista, dove parte della balaustra era stata tolta per consentire il posizionamento di una telecamera, è finita nel varco ed è caduta fuori. Nell’arco di tre secondi Ito si è rialzata ed è tornata sul ghiaccio determinata, completando un esercizio per il resto perfetto. Alla fine, imbarazzatissima, si è scusata con il tecnico che ha quasi travolto, ha buttato fuori dal ghiaccio alcuni pezzi di balaustra rottisi nell’impatto, ha ascoltato un punteggio forzatamente basso per i suoi standard, ha controllato le condizioni del piede sinistro, ferito dalla lama del pattino di Hubert che era penetrata in profondità nello stivaletto, ed è stata portata in infermeria.

Terza nel programma corto alle spalle della statunitense di origini giapponesi Kristi Yamaguchi e di Tonya Harding, appena diventata la seconda pattinatrice capace di eseguire il triplo Axel, alla fine si è classificata quarta, scavalcata da Nancy Kerrigan.


Nella stagione successiva Ito ha vinto il suo sesto NHK Trophy e il successivo Trophée Lalique
battendo la campionessa del mondo in carica Yamaguchi. Ai Giochi olimpici del 1992 una caduta nella combinazione l’ha relegata al quarto posto nel programma corto.

Con il secondo libero è risalita fino all’argento alle spalle di Yamaguchi, cadendo su un primo tentativo di triplo Axel all’inizio del programma ma eseguendone uno perfetto verso la fine e mostrando, una volta di più, tutta la sua determinazione. Per il Giappone è stata la prima medaglia olimpica nel pattinaggio artistico. La seconda sarebbe arrivata solo 14 anni più tardi grazie a Shizuka Arakawa.

L’attività agonistica di Ito si è praticamente chiusa qui, un tentativo di ritorno nel
1996 l’ha vista classificarsi solo settima al Mondiale, ma la sua importanza per lo sviluppo del
pattinaggio in Giappone è stata enorme.

Nel 1992, nonostante la forte crisi economica che aveva appena colpito il paese, la federazione giapponese ha avviato un programma di stage estivi nei quali riuniva un centinaio di pattinatori di età compresa fra gli otto e i dodici anni per aiutarli nella loro crescita in vista dei Giochi olimpici del 1998 che si sarebbero tenuti a Nagano. E a Nagano sarebbe stata proprio Midori Ito, indossando il costume della Dea del Sole Amaterasu, ad accendere il braciere con la fiamma olimpica.

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