Alexei Mishin: The Secrets of the Ice

La maggior parte dei libri che sto leggendo è stata scritta da autori nordamericani. Per questo quando ho visto la traduzione in inglese del libro di Alexei Mishin The Secrets of the Ice l’ho immediatamente comprato, perché volevo guardare il pattinaggio da una prospettiva diversa. Essendo un’autobiografia, Mishin ripercorre la sua vita, la scoperta del pattinaggio, gli anni che ha trascorso come pattinatore, la carriera da coach. Non mi soffermo sulla maggior parte delle cose che scrive per scelta. Nella maggior parte dei mei post io sto guardando gli aspetti meno belli del pattinaggio. Mishin ha avuto una carriera piena di soddisfazioni, e non ha nessuna intenzione di fermarsi. Buon per lui, ma se volete sapere come ricorda il passato dovete comprare il suo libro. Io mi limito ad alcuni passaggi che per qualche motivo mi hanno colpita.

La prima nota riguarda i diversi ruoli che si possono ricoprire nel pattinaggio, posti in una specie di scala gerarchica secondo la quale i pattinatori inizierebbero a pattinare in singolo, passerebbero alle coppie di artistico se non riuscissero a emergere nelle competizioni individuali, e poi alla danza su ghiaccio se avessero problemi pure nelle coppie di artistico. Capisco l’idea di provare un’altra disciplina prima di abbandonare il pattinaggio, ma se questo fosse vero dovremmo spiegare a Scott Moir che la disciplina a cui lui si è dedicato per la sua intera carriera è quella destinata a chi ha fallito nelle altre.

Battute a parte, legate probabilmente al fatto che lui è un allenatore di artistico e non di danza su ghiaccio, il discorso mi interessa perché Mishin prosegue dicendo che

if it does not work in ice dance, go and coach, if you cannot coach, become a judge, if you cannot judge, go and work for the federation. (pag. 20)

Noi li vediamo come ruoli diversi, in teoria sono ruoli diversi, ma l’ambiente è quello, una persona può passare da un ruolo all’altro, e mi domando quanto siano in grado di essere imparziali i giudici e i membri della federazione.

Con questo dubbio mi sposto su un episodio del 1983. È il Campionato europeo. L’Unione Sovietica ha già avuto diversi campioni in tre discipline, uomini, coppie di artistico e danza sul ghiaccio, ma nella gara femminile non è ancora arrivato nessun oro, al massimo due bronzi con Elena Vodorezova (ora nota con il nome da sposata, Elena Buianova) nel 1978 e nel 1982. La gara è strutturata su tre segmenti: figure obbligatorie, programma corto, programma libero. Una settimana prima della gara qualcuno ha rubato i pattini delle figure obbligatorie a Anna Kondrashova e ad Anna Antonova. La sparizione di questi pattini

was considered almost a disaster because such skates required special sharpening and adjustment and the athlete had to be fully adapted to them.

At that time, it was pratically impossible for an outsider to enter the arena, and especially to be in the locker room of the Soviet national team skaters. Only coaches and athletes had access to the dressing room. (pag. 21)

Questo per ricordare a chi dice che i pattinatori sono tutti amici che non è vero. Alcuni pattinatori sono amici, altri no. E quando in ballo ci sono titoli, fama e soldi, qualcuno è leale, qualcuno no. Mishin non ha idea di chi abbia fatto sparire quei pattini, ma è almeno la terza volta che mi imbatto in un commento su pattini scomparsi o danneggiati. Uno si è verificato nel 1949 contro Eva Pawlik, dell’altro non ricordo dove ne ho parlato. Dovesse tornarmi in mente, aggiungerò il link. In questo caso sembra sia probabile che sia stato qualcuno che voleva aiutare Elena Vodorezova, che poteva esserne informata come poteva non saperne nulla. Tutto ciò che sappiamo è che Vodorezova è stata la più brava nelle figure e alla fine ha vinto l’argento, le sue connazionali nelle figure non si sono piazzate fra le prime dieci e hanno concluso più in basso, recuperando qualche posizione con le altre due parti di gara.

Ancora più affascinante è un altro episodio che riguarda l’avvicendamento di due coppie straordinarie, Irina Rodnina/Alexei Ulanov e Ludmila Belousova/Oleg Protpopov. Mishin ha affrontato in pista entrambe queste coppie, lui e la sua partner Tamara Moskvina nel 1969 si sono laureati campioni sovietici davanti a Belousova/Protopopov e a Rodnina/Ulanov. Ho evidenziato le gare più importanti della stagione 1968-1969 per vedere a quale punto fosse la carriera delle tre coppie.

In Figure Skating’s Greatest Stars Steve Milton ha ricordato che Belousova/Protopopov (o i Protopopov, come viene scritto talvolta visto che Ludmila e Oleg sono stati coppia anche nella vita) hanno vinto i primi quattro ori mondiali, e i primi due ori olimpici, per l’Unione Sovietica in qualsiasi disciplina.

But, rather than feeling indebted, Soviet officials decided that the Protopopovs had outlived their usefulness on the world scene. They wanted to herald the dynamic Irina Rodnina (who, paired with both Alexei Ulanov and Alexandr Zaitsev) and similar pair types and felt that the Protopopovs’ unassailable refinement was in the way.

“They said, ‘You’re too theater-like, and we’re into athletic direction now,’ ” Oleg recalled during a Russian radio interview sole 30 years later. “We were taken out of competitions.”

The Protopopovs wouldn’t retire after their second Olympic gold in 1968, as their federation wanted them to, and without the important political support of their home country, they were ultimately relegated to third at the 1969 Worlds, behind Rodnina and Alexei Ulanov. The federation didn’t name them to the 1972 Olympic team, so they reluctantly retired. (pagg. 139-140)

Vincono due ori olimpici e la loro federazione li vorrebbe ritirati? Cosa mi ricorda? In questo caso c’è di più. Milton prosegue spiegando che anche dopo il ritiro la loro attività è stata stranamente intralciata, al punto che durante un tour all’estero loro hanno deciso di scappare e rifugiarsi in Svizzera. Per quanto le federazioni dovrebbero trattare allo stesso modo tutti i loro atleti, a volte fanno preferenze. Mishin racconta un simpatico episodio. Ricordate Valentin Piseev? L’ho già citato non so quante volte. Nel 1967 è stato eletto segretario esecutivo della federazione di pattinaggio sovietica, e negli anni il suo suolo è solo diventato più importante. Fra il 1972 e il 1977 ha ricoperto il ruolo di giudice in competizioni importanti quali Giochi olimpici, Campionati del mondo ed europei. Giusto per chiarire, alle Olimpiadi del 1972 ha giudicato la gara femminile e quella delle coppie di artistico (vittoria per Rodnina/Ulanov davanti a Liudmila Smirnova/Andrei Suraikin), a quelle del 1976 ha giudicato solo le coppie di artistico (vittoria per Irina Rodnina/Alexander Zaitsev). Non ho trovato indicazioni per il Campionato europeo, al Campionato del mondo nel 1972, nel 1973 e nel 1974 ha giudicato le coppie di artistico, poi si è preso una pausa per sospensione ed è tornato nel 1977 a giudicare gli uomini e le coppie di artistico. Fra il 1987 e il 1985 Piseev ha fatto parte del Comitato tecnico dell’ISU, nel 1989 è diventato presidente della federazione, prima sovietica e poi russa, di pattinaggio. Qualcosa mi dice che è stato potente per tanti, tanti anni. Però non lo è sempre stato e, prima di diventarlo un giorno Piseev si è presentato all’allenamento di Belousova/Protopopov

At that time, he was still an ordinary employee who was in the modest position of federation secretary. He brought standard forms with plans for the year and the annual reports, to which Protopopov, in a strong emotional outburst, replied that he was not going to report to any bureaucrats or present them with any plans.

The young Piseev remembered those words very well […]

Alla fine degli anni ’60, quando ancora internet e i social media non esistevano,

The most powerful channel for obtaining information and influencing the audience was television. The leading commentator of figure skating was Sergei Kononykhin […]. As a master of sports in pair skating, he had an excellent understanding of the material and subsequently, as an important media person, became a member of the executive committeee of the federation. […]

In his reports, Kononykhin clearly adhered to the general “line of party,” saying that Belousova and Protopopov were not the same anymore and did not fully meet the strict requirements for an extra-class pair.

Indeed, at that time the team was technically already objectively weaker than Rodnina and Ulanov. However, they were still strong enough and could well go to the main competitions as the second couple of the Soviet team and win medals. Neverthless, with the beginning of a new Olympic cycle, the federation embarked on a course toward a radical renewal of the national team. (pag. 27)

Quindi anche se Rodnina/Ulanov ormai erano i più forti, Belousova/Protopopov erano ancora in grado di vincere medaglie importanti, ma la federazione li ha affossati puntando su altre coppie. Guardando i risultati successivi, Liudmila Smirnova/Andrei Suraikin erano comunque un’ottima coppia, ma con Mishin/Moskvina che avevano scelto di abbandonare le competizioni, siamo sicuri che nell’Unione Sovietica non ci fosse più spazio per Belousova/Protopopov?

Per la federazione sovietica il fatto che il campionato nazionale del 1969 fosse stato vinto da Moskvina/Mishin ha reso più semplice accantonare Belousova/Protopopov, non erano più i campioni nazionali. Mishin ricorda la conferenza stampa, nella quale gli è stata chiesta un’opinione sul suo successo.

We won, but we did not surpass (pag. 28)

ha risposto. Anche i più grandi campioni a un certo punto smettono di vincere, ma Mishin, nel momento più importante della sua carriera, è stato capace di riconoscere che gli altri erano speciali, che lui e la sua partner potevano superarli nella singola occasione, come avevano appena fatto, ma che non erano alla loro altezza. Non sempre chi vince è il più forte, neppure nella singola gara, se le valutazioni dei giudici sono influenzate da considerazioni esterne a quanto avviene sul ghiaccio, come la propaganda di Kononykhyn che ho citato più in su, e in tanti casi non lo è in senso assoluto.

Finita la carriera da atleta, Mishin passa a quella di coach. Ricorda brevemente alcuni episodi che hanno visto protagonisti i suoi allievi, ma per leggere i suoi ricordi vi invito a comprare il libro. Mi limito a riportare una sola frase di pagina 45:

When Evgeni left the sport after his Olympic victory in Torino, many serious specialist breathed a sigh a sigh of relief — at last he would give way to the young.

Quindi se il campione olimpico si ritira (anche se poi Plushenko è tornato) gli altri tirano un sospiro di sollievo. E se non si ritira?

I ricordi di Mishin sono anche la ricostruzione di un mondo. C’è stata la Guerra fredda, lo sappiamo tutti, ma sappiamo davvero cosa significava? Sappiamo davvero cosa significava per un sovietico uscire dal suo paese? Nel 1972 Mishin, insieme al miglior pattinatore sovietico dell’epoca, Sergei Chetverukhin, è stato invitato negli Stati Uniti per quello che potremmo chiamare uno stage da Carlo e Christa Fassi. È uno dei primi timidi tentativi di superare la contrapposizione fra i due blocchi, ci sono goffaggini, incomprensioni su banalità, ma c’è la volontà di conoscersi meglio e di provare a costruire qualcosa. E a un certo punto salta fuori il problema del North American Championship. Se non ricordate di cosa si tratta, era una competizione biennale fra pattinatori statunitensi e Canadesi, ho già accennato alla sua cancellazione qui. Il problema della gara era semplice: i pattinatori provenivano da due sole nazioni, o vincevano gli Stati Uniti o vinceva il Canada. Con un numero di giudici dispari, quando la gara si svolgeva negli Stati Uniti c’era un giudice statunitense in più, quando si svolgeva in Canada c’era un giudice canadese in più. Quale poteva essere il risultato? Sì, non era così rigido, se un pattinatore era nettamente il più forte poteva vincere anche se la gara veniva disputata nell’altra nazione, ma i risultati erano lievemente condizionati dal fattore campo. Per risolvere il problema, gli statunitensi hanno pensato di aprire la gara a una terza nazione, l’Unione Sovietica. I giudici, secondo l’idea di chi ha fatto la proposta, sarebbero stati uno sovietico, uno nordamericano, e uno neutrale.

When I asked what is “neutral” the response was “well, France, Switzerland, the Federal Republic of Germany.” I said, “Well, then let’s go to Poland, Romania or the German Democratic Republic.” The Americans did not believe the seriousness of my proposal. “What? Are these neustral countries?” officials asked. (pag. 69)

A quanto pare non tutti abbiamo lo stesso concetto di neutralità, è bene ricordarlo, e non sto criticando la risposta di Mishin. Soprattutto, è bene ricordare che alcune nazioni possono contare non solo sul voto del loro giudice, ma anche su quello di giudici amici, e questo le aiuta a vincere e a mascherare il fatto che la vittoria più che in pista è stata decisa dal bordo della pista, in quell’area dove si siede il pannello dei giudici.

Con queste premesse di neutralità dei giudici, il North American Championship è stato cancellato. Forse dovremmo farlo anche con tutte le altre gare. E visto che abbiamo iniziato a parlare di giudici…

For a sophisticated figure skating fan, it is no secret that absolute objective judging is an unatteinable dream. (pag. 78)

E se lo dice una persona che conosce il pattinaggio come Mishin… Però no, secondo i fan dei pattinatori favoriti da giudizi non proprio limpidi, i voti vengono contestati solo da coloro che non sanno accettare la sconfitta. Il concetto che non sappiamo accettare una sconfitta quando è ingiusta non li sfiora neppure.

There are unspoken agreements in the field of judging. For example, the top skater of a country is judged more loyally than the second and third members of a national team who can skate at the same high level. (pag. 78)

Qui bisogna fare delle precisazioni. Il pattinatore su cui punta la federazione non è necessariamente quello che ha ottenuto i migliori risultati in passato. Belousova/Protopopov sono stati danneggiati non perché Rodnina/Ulanov erano diventati più forti, ma perché qualcuno nella federazione non li amava particolarmente, e in qualche altro post ho scritto del fatto che la federazione preferisce un pattinatore a un altro, anche se sono tutti connazionali. Comunque secondo me il discorso di aiutare un solo atleta, quello preferito dalla federazione, non è sempre valido. Alcune federazioni sono abbastanza forti da riuscire ad aiutare tutti i loro atleti, altre ne aiutano uno solo, altre ancora non contano nulla e non possono aiutare nessuno neanche se volessero farlo. E se il discorso di spingere un solo atleta vi sembra strano… no, qualcuno me he ha parlato direttamente. Qualcuno che è nel mondo del pattinaggio mi ha parlato di una federazione non tanto forte e che proprio per questo riusciva a spingere uno specifico atleta, e chi non era il prescelto… tanto peggio per lui. Sono passati poco più di quattro anni da questa conversazione, e la ricordo con chiarezza.

Va bene, torniamo a Mishin e ai bei tempi passati (passati?)

Quite recently, it was enough to look at the nationalities of the members of the judging panel in order to understand which the athletes at a particular competition would have it easier, and who would find it more difficult. Often at the Olympics, judges try to prevent the mass migration of medals to one country. (pag. 78)

Tutte le medaglie a una sola nazione non vanno bene e quindi ci si accorda per spartirsele? Perché questa frase mi fa venire i brividi? Cosa accadrà di qui a qualche mese?

Mishin ricorda che negli anni ’70 le cose si erano spinte così in là da provocare la sospensione dell’intera federazione sovietica, qualcosa di cui ho già scritto. Una sospensione che, secondo lui, era assolutamente meritata. Il ruolo dei giudici era quello dei kamikaze.

A judge went to a competition, where Valentin Piseev told him to “put this skater in the first place.”

The judge did as ordered and, of course, received a disqualification. Once home, he wrote a letter to the ISU, where he tried to explain the correctness of his decision. But a new kamikaze was already on his way to the next competition. (pag. 78)

Sospendere tutti i giudici di determinate federazioni per un decennio no? No, sono state cambiate le regole in modo che per l’ISU è diventato più difficile sospendere i giudici. Ammesso che voglia farlo, fino a quando arrivano i soldi dobbiamo davvero preoccuparci? E comunque, perché riconoscere che i propri giudici hanno fatto qualcosa di sbagliato? Quando ha dovuto giustificare l’operato dei suoi giudici nella sua nazione, Piseev ha affermato che, visto che i pattinatori sovietici partecipavano a tante gare, era normale che si parlasse molto di loro.

Of course, many did not like this, especially when the Soviet skaters occupied the entire podium. Representatives of international federations were jelaous of our victories and, literally under a microscope, examined all possibile mistakes of the judges. We could not help but notice the prejudiced attitude on the part of the ISU. (pag. 79)

Insomma, secondo Piseev i poveri giudici sovietici erano stati sospesi a causa di piccoli errori e dell’ostilità dell’ISU, soprattutto per colpa di quella maligna persona che era Sonia Bianchetti.

No, la parola maligna non l’ha usata Piseev, l’ho usata io perché mi divertiva l’espressione, ma il concetto è quello: secondo quanto ha spiegato ai suoi connazionali, Sonia Bianchetti ce l’aveva con i sovietici perché vincevano troppo e li ha ostacolati tutte le volte che ha potuto. Possiamo riavere Sonia nell’ISU al posto di suo figlio? Per favore…

Tornando alla difesa di Piseev davanti al suo paese,

Here it is necessary to make an important remark. Any international competitions, any self-respectiong judge, all other things being equal, will put an athlete from his country higher. Otherwise, the question is, why is he even on the team if he does not defend his own? The main tash is then to prove in the debriefing that you are right. (pag.)

the question is, why is he even on the team if he does not defend his own? Davvero? E io che avevo creduto che il compito dei giudici fosse giudicare e che dovessero farlo indipendentemente dalla nazionalità dei pattinatori. Per Piseev la cosa più difficile non è giudicare in modo corretto, ma trovare giustificazioni che aiutino a farla franca. Con lui a occupare posizioni importantissime per decenni, nell’ISU e nella sua federazione, possiamo stupirci se molte valutazioni non hanno alcuna attinenza con quanto fatto dai pattinatori?

Nel discorso di Piseev citato da Mishin, Piseev cita anche un episodio specifico, un 6.0 da lui assegnato a Rodnina/Zaitsev malgrado un errore di Irina su un Salchow. La gara, anche se nel testo non viene specificato, è il Campionato europeo, e Irina atterra in avanti, dopo un giro e mezzo e non due, e ovviamente fa uno step out.

Ok, il regolamento non era quello attuale, la coppia era davvero brava, ma 6.0 significa perfezione, e in questo caso non sono stati perfetti. Più avanti, a pagina 113, Mishin parla di salchow singolo invece che doppio per Rodnina, quindi evidentemente non c’era l’idea di step out, e al fianco del 6.0 per l’aspetto artistico che si vede nel video ricorda un 5.9 per l’aspetto tecnico. A quanto pare dopo questa gara Sonia Bianchetti ha immediatamente preparato le carte per sospendere Piseev per due anni, ma nel giugno dello stesso anno Piseev è stato eletto nel comitato tecnico, qualcosa che avevo già commentato nell’ultimo post di cui ho inserito il link.

It turned out, in spite of the disqualification document, they could not disqualify me as a new member of the technical committee. (pag. 79)

Quindi le regole dell’ISU sono così belle che anche se l’ISU sa che una persona è scorretta, esistono determinate circostanze che impediscono la sua sospensione. Spero che la regola sia stata cambiata, ma ne dubito. Piseev aveva tutto l’interesse a non cambiarla, non so se lo ha fatto chi ha preso il suo posto dopo di lui ma non sono molto ottimista.

Non potendo sospendere Piseev, l’ISU ha sospeso la federazione sovietica, spiegando in dettaglio quali regole avevano infranto e come. Perché ho l’impressione che uno come Piseev quel documento lo abbia studiato attentamente per capire come riuscire a farla passare liscia ai suoi giudici?

Andando avanti anche Mishin ricorda lo scandalo del 2002, è qualcosa di troppo grande perché possa essere ignorato da qualcuno che si occupa di quanto è avvenuto nel pattinaggio in quel periodo. Ma mentre per la maggior parte dei libri che ho letto la confessione di Le Gougne è vera e la gara è stata truccata in favore dei russi, ovviamente per i russi la loro vittoria è legittima. Questa è l’opinione di una giornalista, Marina Chernyshova-Melnik, e anche di un allenatore, Alexander Vedenin. Mishin è un altro per cui la vittoria di Berezhnaya/Sikharulidze è legittima, piuttosto lui punta il dito contro la gara femminile:

in pair skating, many Western media and experts considered that the victory of Elena Berezhnaia and Anton Sikharulidze was undeserved, which resulted in un unprecedented decision to award a second gold medals to their Canadian rivals. No less controversial was the referee’s verdict in the woman’s competition, where two 5.6 marks for artistry given to Irina Slutaskaya out of the general row, sent her to the second place. (pag. 112)

Wow! Posso capire che secondo lui i russi avevano meritato la vittoria, Anton ha fatto uno step out ma il loro programma era comunque notevole. Ma liquidare così, senza nemmeno citarla, la confessione di un giudice, non citare neppure i nomi dei canadesi, e dedicare altrettanto spazio alla gara femminile, nella quale ufficialmente non c’è stato nessuno scandalo, significa voler alterare la realtà. Nella gara delle coppie di artistico c’è stato uno scandalo noto in tutto il mondo, in quella femminile no. Mishin può dire che ha sospetti sulla correttezza di giudizio della gara femminile, ma dare lo stesso peso alle due gare non è onesto. Allora perché lo fa? Perché non tutti ricordano lo scandalo, e anche chi lo ricorda, lo ricorda come gli è stato raccontato. Mishin ha scritto in russo per lettori russi, anche se poi il suo libro è stato tradotto in inglese e posso leggerlo anch’io. E anche se non ho letto giornali russi, e le uniche opinioni russe in cui mi sono imbattuta fino a ora sono quelle di cui ho messo il link più in alto, sono convinta che in Russia abbiano ritenuto pienamente legittima la vittoria di Berezhnaya/Sikharulidze e si siano indignati perché Irina Slutskaya non ha vinto la medaglia d’oro. In Figure Skating. A Celebration Beverley Smith ha riportato un’affermazione di Peter Dunfield relativa al modo in cui i giudici del Blocco dell’Est valutavano le gare negli anni ’60:

“Intially, none of those countries had TV…. Whatever [the judges] did internationally didn’t really matter because they weren’t accountable in their own country. So when these people came back with these medals, they were really the world champions [it appeared].” (pag. 84)

Senza televisione, e con solo la stampa di parte a dare i risultati, i vincitori potevano vantarsi dei successi, soprattutto il regime poteva vantare il successo dei suoi campioni. Tanto, chi conosceva la verità? Persone di altri paesi, che per loro non contavano. E nell’albo d’oro c’è il nome del vincitore, la medaglia viene contata nel numero di medaglie ottenute nel corso del tempo, come è arrivata la vittoria dopo qualche tempo viene dimenticato. Ora è diverso perché c’è la televisione e certi giochetti non possono essere fatti? No, vengono fatti anche adesso. Il regolamento è complesso, solo chi si prende il disturbo di studiarlo capisce come si è arrivati a un determinato risultato e se quel risultato è legittimo. Gli altri si limitano a vedere il risultato, e se è quello che vorrebbero vedere non si pongono domande.

E… ops! Mi sembrava strano che Mishin citasse esplicitamente il referee della gara femminile. Perché il referee? Non è stato lui ad assegnare quei due 5.6. Con una pulce nell’orecchio sono andata a guardare chi era il referee, e ho trovato un nome che mi è ben noto, quello della svedese Britta Lindgren. Una di coloro che ha sentito la confessione di Marie-Reine Le Gougne e che si è adoperata perché il risultato della gara delle coppie venisse cambiato e venisse fatta chiarezza sull’intero episodio. Ancora a distanza di anni Mishin non ha dimenticato il ruolo di Lindgren nella vicenda e accusa lei di scorrettezza. I giudici che hanno assegnato il 5.6 sono la tedesca Sissy Krick e l’italiano Paolo Pizzocari, qui non menzionati.

Dopo lo scandalo, come ben sappiamo, il sistema di giudizio è stato cambiato. È stato migliorato? Per certi aspetti sì, per altri…

If earlier, five of the nine judges made up the majority of the panel and, by agreement, could ensure the victory of one or another athlete, now it is eunogh that two of three people sitting on the technical panel decide the outcome of the competition. This also happens in the ice dance discipline, when the difficulty levels of the steps of certain skaters can be determined even before going onto the ice, just by looking at the composition of the technical panel. In a singles competition, technical specialists can also consider that, say, a quad toe loop was rotated when they review it with bias or see an inside edge entrance to a Lutz and ignore it.

Of one elegant American figure skater, journalists wrote, “The farther she is from her homeland, the more under-rotations she receives.” And vice versa. (pag. 113)

Quindi un sistema nato dopo uno scandalo per rendere la valutazione delle gare più obiettiva è ancora più facile da manipolare del precedente. Non che la cosa mi sorprenda, me n’ero già accorta da sola, ma forse, di fronte a parole come queste dette da qualcuno che il pattinaggio lo conosce come Mishin, l’ISU dovrebbe prendere qualche provvedimento. Uno potrebbe essere l’introduzione di tecnologie migliori, sia sulla risoluzione delle immagini che sul numero di angolazioni disponibili per le telecamere, unito alla possibilità per gli atleti di rivedere i filmati e contestare le chiamate chiaramente assurde. Magari anche un controllo alle tracce lasciate sul ghiaccio non ci starebbe male, basta mettere le telecamere nel modo giusto e le tracce sono chiaramente visibili. Un esempio? Questo è lo stesso screenshot, in alto ho evidenziato la traccia lasciata sul ghiaccio dalla pattinatrice in modo da far vedere chiaramente dove si trova, in basso non ho fatto nulla e il segno è visibile così come è stato tracciato dalla lama.

Quest’altra serie di screenshot l’avevo fatta tempo fa. L’immagine è presa da più lontano, quindi la traccia si vede un po’ meno, ma sapendo dove guardare si vede. Hanyu atterra, scivola all’indietro, e solo dopo aver lasciato un segno piuttosto lungo (visibile così come lo ha fatto nel terzo screenshot, evidenziato da me nel quarto) curva.

Quindi la rotazione di un salto può essere vista con le telecamere. Una bella spiegazione è stata fatta da Chibura (che mi ha fornito anche il link al video da cui ho fatto lo screenshot di Zagitova):

Perciò se un pannello tecnico – due persone su tre – decide che un determinato pattinatore ha sottoruotato tre salti, anche se non è vero, e che un altro pattinatore non ha sottoruotato nulla, anche se è al limite con la chiamata di downgraded, altro che underrotated, ecco che si fa in fretta a variare i punteggi, e quando ci sono tante chiamate (e/o mancate chiamate) a influenzare il punteggio, si può far sembrare che la gara non sarebbe potuta finire in nessun’altro modo.

Questo è solo un esempio di salto dalla rotazione incompleta che invece è stato giudicato pienamente ruotato, e per il quale il pattinatore ha ricevuto un punteggio altissimo. Un esempio scelto appositamente su un pattinatore di cui non mi importa nulla in una gara di cui non mi importa nulla. Quello che mi interessava nel momento in cui ho scelto il salto era che la mancanza di rotazione fosse chiaramente visibile. In questo caso il risultato non sarebbe cambiato, ma se lo desidera una giuria può falsificare la gara, anche ora. Il pannello tecnico era composto dalla statunitense Wendy Enzmann, dalla russa tesserata per la federazione finlandese Olga Baranova e dall’australiano Robyn Burley, il referee era Fabio Bianchetti. Qualche mese più tardi Enzmann avrebbe fatto parte di un pannello tecnico che avrebbe giudicato come perfettamente ruotato questo triplo Axel atterrato in avanti:

e che avrebbe stabilito che questa non è una caduta:

Quanto ai fili errati, ne ho già scritto in altre occasioni e per ora lascio stare.

Se nel caso del 2002 sono convinta che Mishin stia facendo la vittima degli occidentali cattivi perché lui è russo come Berezhnaya/Sikharulidze e come Slutskaya, nel 2010 sono convinta che contro Plushenko sia stata fatta una porcata. Mishin ci ricorda che gli statunitensi non vincevano un oro nella categoria maschile da 22 anni. In effetti se guardiamo il dopoguerra, i vincitori sono stati questi:

1948 USA, Dick Button
1952 USA, Dick Button
1956 USA, Hayes Alan Jackson
1960 USA, David Jenkins

1964 EUA, Manfred Schnelldorfer
1968 AUT, Wolfgang Schwarz
1972 TCH, Ondrej Nepela
1976 GBR, John Curry
1980 GBR, Robin Cousins
1984 USA, Scott Hamilton
1988 USA, Brian Boitano

1992 EUN, Viktor Petrenko
1994 RUS, Alexei Urmanov
1998 RUS, Ilia Kulik
2002 RUS, Alexei yagudin
2006 RUS, Evgeni Plushenko

Ricordo che l’ucraino Petrenko, che nel 1992 ha vinto l’oro sotto la bandiera del Team Unificato, in precedenza aveva gareggiato per l’Unione Sovietica. Credo che nel 2010 gli statunitensi fossero un po’ stanchi di assistere ai successi dei russi, un po’ come ora sono stanchi dei successi dei giapponesi, anche se quelli dei giapponesi sono stati di meno. Però per alcuni anni anche se non vincevano la gara maschile gli Stati Uniti vincevano quella femminile, ora si sentono davvero in astinenza di ori, l’ultimo è stato quello di Lysacek del 2010. C’è stato un oro nella danza su ghiaccio nel 2014, ma fra il 2014 e il 2018 si è verificato qualcosa che nel dopoguerra non era ancora successo: due edizioni consecutive dei Giochi olimpici senza nessuno statunitense vincitore dell’oro nelle discipline individuali. Qualcosa da perderci la testa:

Se allarghiamo lo sguardo alle medaglie conquistate da pattinatori statunitensi nelle discipline individuali, qualcosa che ho già fatto qui (in inglese), vediamo che solo in due occasioni non è arrivata neppure una medaglia. Nel 2014 e nel 2018.

Se prima dei Giochi olimpici di Vancouver gli statunitensi hanno sentito il bisogno di fare qualcosa per aiutare il loro campione, possiamo solo immaginare come si devono essere preoccupati dopo PyeongChang. Bisognava correre ai ripari, e il più in fretta possibile.

Tornando a Mishin e a quei 22 anni senza oro maschile, lui scrive chiaramente che

all forces were involved in the fight for the Olympic victory — specialists, judges, journalists and even the public. (pag. 117)

Tutti? Specialisti? Se si riferisce ad allenatori specializzati in determinati aspetti del pattinaggio o a psicologi, o a nutrizionisti, insomma a persone che con le loro capacità professionali possono aiutare i pattinatori a migliorarsi, va benissimo. Giudici? Giudici??? ISU!!! CIO!!! Aiuto!!! Se qui Mishin sta effettivamente scrivendo quello che sembra a me, serve immediatamente un’indagine seria. Giornalisti? Certo, altrimenti perché parlerei così tanto della propaganda? Pubblico? Sì, in fondo è il pubblico stesso, influenzato dalla propaganda dei giornalisti, che difende l’operato dei giudici e risultati palesemente assurdi, portando chi lavora per cercare di avere gare valutate in modo corretto cosa dovesse provare Sisifo ogni volta che vedeva la sua pietra tornare a valle. Nel momento in cui fan che non conoscono il regolamento o che lo ignorando deliberatamente difendono l’operato dei giudici, per gli addetti ai lavori è facile far passare critiche serie come semplice guerra tra fan e sminuire la portata di qualsiasi critica, evitando scandali.

Nell’estate del 2009 alcuni tecnici dell’ISU hanno realizzato un video per giudici in cui veniva sottolineato come determinati programmi fossero poveri di transitions. Il video è stato realizzato dalla tedesca Sissy Krick, dai finlandesi Hely Abbondati e Mika Saarelainen, dagli statunitensi Charlie Cyr, Joe Inman e Gale Tanger, dall’italiano Paolo Pizzocari e dai canadesi Ted Barton, Louis Stong e Anne Shelter. Nel video comparivano tre pattinatori ancora in attività, Evgeni Plushenko, Johnny Weir e Carolina Kostner, questo quando i tecnici avrebbero dovuto concentrarsi solo su pattinatori già ritirati per non rischiare di falsare il risultato delle competizioni. E stavolta Mishin il dito contro Krik lo punta, e ha perfettamente ragione nel farlo. Di Gale Tanger ha provveduto a darmi un’immagine non proprio edificante Jon Jackson, Inman l’ho già citato più volte. I commenti di Ted Burton li sentiamo tutti. Chissà se mi capiterà di imbattermi in qualcuna di queste persone da qualche altra parte.

when attempting the most complex jumping contet, it is difficult to bother with step sequences. For those born in that era, this was not necessary, It was this topic that began to be pedaled by the Canadian and U.S. federations.

One of the authoritative ISU judges, Sissy Krick, showed particular toughtness in the implementation of the project: “We will defeat Plushenko with transitions.” (pag. 117)

Mi domando se il virgolettato di Mishin sia una citazione reale, e in questo caso sarebbe un’affermazione gravissima, o se stia solo dando voce alle sue impressioni. Per Plushenko Mishin indica due avversari, lo statunitense Evan Lysacek, campione del mondo in carica, e il giovane canadese Patrick Chan, che si sarebbe presentato ai suoi primi Giochi olimpici, quelli di Vancouver, in casa, da vicecampione del mondo. Chan si è eliminato da solo dalla lotta per il titolo con un triplo Axel sbagliato per programma (su quello del libero è anche caduto) e qualche altro errore, Plushenko e Lysacek hanno completato due programmi puliti. A fine gara il distacco fra loro è stato di soli 1.34 punti. Ai quadrupli era stato assegnato un valore troppo basso? Può darsi, ma Plushenko i numeri li conosceva, qualche somma avrebbe potuto farla lui prima della gara così come l’ho fatta io dopo. In fondo si giocava solo una medaglia d’oro, era nel suo interesse ideare il programma migliore.

Plushenko ha eseguito nella seconda metà del programma tre soli elementi di salto, e neppure troppo importanti (3Lz+2T, 3S, 2A), contro i cinque di Lysacek (3A+2T, 3Lo, 3F+2T+2Lo, 3Lz, 2A). Di solo bonus sul valore base Lysacek ha guadagnato 1.70 punti in più rispetto a Plushenko, un valore superiore al distacco che ha separato l’oro dall’argento. Il risultato di Vancouver è stato deciso da numerosi fattori come il codice di punteggi, che riteneva i quadrupli meno importanti rispetto a ora, i layout, e questo è un errore di Plushenko, e la propaganda, ed è su questa che mi soffermo ora. A partire da quella di Mishin, che parla dei giudici nordamericani cattivi e si chiede chi, all’epoca, sapesse eseguire oltre a Plushenko combinazioni quadruplo toe loop-triplo toe loop e triplo Axel-triplo toe loop. La combinazione quadruplo-triplo l’ha fatta solo Plushenko, vero, Stephane Lambiel si è limitato a quadruplo-doppio, cosa che nel programma ha fatto perdere a Lambiel qualche punto, nel libero no perché il triplo toe loop l’ha comunque eseguito in combinazione dopo il triplo flip. Lambiel di quadrupli nel libero ne ha fatti due, non uno, tre nell’intera gara, anche se Stephane con il triplo Axel non andava tanto d’accordo e infatti si è limitato al doppio. La combinazione triplo Axel-triplo toe loop però non l’ha fatta neppure Plushenko, non poteva altrimenti avrebbe infranto la Zayak rule. In compenso l’hanno fatta Nobunari Oda (male) e, bene, Takahiko Kozuka, Jeremy Abbott e Artem Borodulin. Suppongo che Mishin conti sul fatto che nessuno vada a controllare le sue affermazioni sul protocollo di gara. Va bene, sapendo di dover prendere ciò che ha scritto con cautela, vale comunque la pena riflettere su tecnici dell’ISU che realizzano un video che danneggia l’immagine di un atleta agli occhi dei giudici non troppo tempo prima dei Giochi olimpici e su un giudice dell’ISU, Inman, che una settimana prima della gara ricorda a tutti che i programmi di Plushenko non hanno transition.

Secondo Mishin assegnare un oro a Plushenko significava riconoscere che nei quattro anni trascorsi fra Torino e Vancouver il pattinaggio era regredito, perché a vincere era stato lo stesso pattinatore. Un pattinatore che per tre intere stagioni non aveva gareggiato, fermandosi dopo l’oro olimpico nel febbraio 2006, senza neppure andare al Campionato del mondo, e tornando solo nell’ottobre del 2009 alla Rostelecom Cup. I Giochi olimpici erano la sua terza gara dal momento del rientro. Tutto quello che era successo in questi tre anni e mezzo era scadente perché Plushenko non aveva gareggiato? Mishin fa capire che secondo lui l’ISU temeva una vittoria di Plushenko perché avrebbe screditato quanto era avvenuto nel recente passato, ed è possibile che effettivamente qualche giudice fosse di quest’idea. Un campione che si ripete, per qualcuno, è sinonimo non della grandezza dell’atleta, ma della stagnazione della disciplina.

Quello che è certo è che le gare possono essere falsate da giudici disonesti, che esistono persone interessate a far vincere determinati pattinatori indipendentemente da quanto i pattinatori fanno in pista, e che anche la propaganda può essere usata per condizionare i risultati.

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