
Lo so, il titolo è in inglese ma io sto scrivendo in italiano. Secondo me alcune espressioni hanno un suono più bello in inglese, o forse è solo il contesto in cui le inserisce la mia mente, e con Yuzu sto usando l’inglese molto spesso. Anche in quel momento, subito dopo la fine di Roncapu, dopo aver visto quel punteggio che non avrei voluto vedere. Ho deciso che guardare il programma di Shoma Uno non era la cosa più importante. Quello potevo riguardarlo in replica, al momento l’urgenza era scattare una foto dei tre Winnie the Pooh che mi stavano facendo compagnia – e ancora non capisco dove sia finito il quarto, il più grande e bello, disperso da qualche tempo – e postarla, con una frase semplice. No matter what, we are always with you.
No matter what. Ho usato il plurale, perché so che sono in tanti a pensarla come me, e perché in certi momenti è bene ricordare che siamo in tanti, anche se ciascuno di noi reagisce a modo suo. Io so di essermi alzata in piena notte, sperando di rivivere la stessa magia di dicembre, e che nel giro di pochi secondi dall’inizio della musica quella magia è sparita, sfumata in un salchow semplice. Ma è davvero sparita?
Conosco il pattinaggio, i punteggi, i pattinatori, i giudici, abbastanza bene da sapere cosa quell’errore significhi nell’ottica della gara. Per capirne pienamente la portata ho dovuto aspettare la fine del programma, vedere tutti i punteggi, i distacchi, la classifica, ma fin dal primo istante, quando Yuzu era ancora in volo, ho saputo che qualcosa era finito. Ma cosa?
Io ero a casa, comodamente seduta. Non dovevo fare nulla, solo guardare. E ho continuato a guardare, un programma per il resto straordinario. Come si reagisce quando le cose non vanno per il verso giusto? Io spesso ne rimango paralizzata, fatico ad andare oltre. Quanti pattinatori abbiamo visto eseguire programmi disastrosi perché non sono stati capaci di andare avanti dopo l’errore iniziale? In questo caso, abbiamo scoperto in seguito, non c’è stato neppure un errore, solo tanta sfortuna. Nel replay si vede chiaramente la nuvola di ghiaccio che si solleva subito prima dello stacco. Prima, e questo dice tutto. Quello è il momento in cui la sua lama è finita nel buco. Sarebbe potuta andare peggio, Yuzu poteva cadere, magari anche farsi male. La sua gara è finita in quel momento. O forse no.
La rincorsa all’oro olimpico è finita in quel momento. Al terzo oro olimpico, perché Yuzu ne ha già vinti due, e questo è qualcosa che nulla potrà cancellare. Il terzo oro non arriverà, una medaglia vedremo, ma non sono le medaglie la cosa più importante. L’obiettivo, ora, è il quadruplo axel. Sono anni che lo sappiamo. Lo realizzerà? Non ne ho idea, Sono convinta che, se è umanamente possibile realizzarlo, e se non si fa male, ci riuscirà. Due se belli grossi. Lo realizzerà a Pechino? Non ne ho idea, posso solo aspettare, sperare e guardare. Ma il quadruplo axel è un obiettivo, non è tutto. Yuzu prende troppo sul serio il pattinaggio, ha troppo rispetto per la disciplina a cui ha dedicato la sua vita, per ridurre tutto a un salto. Non lo ha mai fatto. Anche quando era un bambino un salto doveva far parte di un programma, un programma che era un insieme e non solo una successione di elementi tecnici. In dicembre ha provato per la prima volta a eseguire un quadruplo axel in gara. Quell’elemento gli ha fatto perdere punti, e anche prima di scendere in pista lui sapeva che probabilmente le cose sarebbero andate così. Sarebbero potute andare meglio, se il salto fosse stato sottoruotato e non degradato, o se fosse atterrato su un piede solo e non su due, sarebbero potute andare peggio, se fosse caduto. Ma ai sogni non si comanda, e se cercare di atterrare un quadruplo axel è ciò che lo spinge ad andare avanti, io sosterrò il suo sogno.
Ma lo sostengo perché lui è lui. Lo sostengo perché negli anni ha dovuto affrontare un’infinità di difficoltà e le ha sempre superate, e lo ha fatto con intelligenza e con determinazione, rischiando sempre in prima persona, senza montarsi la testa e mostrando una generosità e una capacità empatiche notevoli. Lo sostengo perché quel giorno dopo aver sbagliato il quadruplo axel ha proposto un programma straordinario, perché ora dopo aver perso il salchow a causa di un episodio sfortunato non si è disunito.
Avevo iniziato a guardare i voti assurdi, il mancato +5 sulla combinazione quadruplo toe loop-triplo toe loop, i voti nei components bassissimi, con i giudici, quello israeliano in particolare, che sembra che sia partita da un voto basso e poi abbia applicato il tetto nei components, anche se non c’è stato nessun errore grave – nessuna caduta, e un salto aperto in volo a quel mondo non toglie la connessione con la musica, non rovina la coreografia – o i GOE superiori al +3 assegnati ad altri pattinatori su salti davvero piccoli, poi ho deciso di lasciar stare. Magari prima o poi ci tornerò, i voti vengono assegnati in modo assurdo da parecchio tempo, e questa gara non ha fatto eccezione, però… per oggi ho deciso di no. I voti sono ridicoli, i risultati delle gare sono assurdi, e con questo non sto dicendo che Yuzu meritasse di essere in testa alla gara. Oggi no, non con un elemento andato a zero, ma i numeri che vediamo non hanno alcuna rispondenza con la realtà. E la realtà è quella di un uomo che è stato sfortunato e che non si è fermato.
Quanto è difficile andare avanti quando gli ostacoli si susseguono uno dopo l’altro? Fin da quando era bambino con l’asma, la chiusura della pista, il terremoto, il trasferimento in un nuovo ambiente, i continui infortuni, la pressione della stampa e delle aspettative, la sua federazione che lo ha sostenuto solo quando ne aveva voglia. Quanto è difficile andare avanti dopo aver vinto tutto? Potrei fare un elenco, e sarebbe molto più lungo di quello di qualche osannata étoile, ma lascio stare, perché le vittorie non sono la cosa più importante. È facile tifare nel momento della vittoria. Non lo è così tanto ricordare cosa è davvero importante nei momenti difficili.
Quanto è difficile andare avanti allenandoti di notte, da solo, giorno dopo giorno, continuando a cadere mentre provi a fare qualcosa che nessuno ha mai fatto, che forse è impossibile fare? Quanto è difficile rimanere coerente con te stesso quando tutto ti si rivolge contro? Quanto è difficile completare un programma straordinario quando sai che, qualunque cosa farai, non sei padrone del tuo destino e che i soliti avvoltoi ti daranno per finito?
L’obiettivo non era l’oro, non questa volta. Poi certo, già che era in gara l’intenzione era provare a vincere con tutte le sue forze, perché non si va alle gare solo per farsi vedere, si va per dare il massimo. Sempre. E sempre significa anche completare un programma straordinario dopo un episodio che ha bruciato praticamente tutte le tue speranze di vittoria. L’atleta punta alla vittoria. L’uomo, quando è più di un atleta, accetta la sconfitta e va avanti fino in fondo.
Un programma di pattinaggio non è solo una competizione sportiva. Un programma realizzato bene, completo in ogni sua parte, e interpretato alla perfezione, è arte. E l’arte non si può abbandonare così, perché le cose vanno male. Non c’è stato neppure un istante di esitazione in Yuzu. La sua lama è finita nel buco che rovinava la perfezione del ghiaccio. il suo cervello ha registrato l’errore, il suo corpo ha reagito istintivamente nel modo migliore per proteggersi ed evitare l’ennesimo infortunio. Io ho impiegato ore per decidere di accantonare il mio file dedicato ai punteggi, per staccarmi da polemiche che meriterebbero di esserci, e che forse un giorno farò. Credo che lui abbia accantonato tutto quando era ancora in aria, prima di atterrare dal suo salchow singolo. La sua mente funziona così, all’istante. È stato capace di decidere di cambiare la seconda parte di una combinazione dopo aver atterrato il primo salto, non ha bisogno di tanto tempo per analizzare quel che è appena accaduto, quel che deve ancora accadere. Il buco nel ghiaccio, il salchow mancato, erano già il passato, quando lui era ancora in aria. Nel suo futuro, nell’immediato futuro, c’era ancora un programma da pattinare.
Con Ten to Chi to in dicembre Yuzu sapeva, dopo l’errore sull’axel, di dover essere perfetto se voleva vincere. È stato perfetto. Con Roncapu sapeva che nulla avrebbe potuto aiutarlo. È stato perfetto. Se non conoscessimo il regolamento, se non sapessimo che in quel punto ci sarebbe dovuto essere un quadruplo, non noteremmo quasi nulla. Il salto non ha la consueta eleganza – per forza, la sua lama ha subito una deviazione improvvisa e inaspettata – ma per il resto il programma è un capolavoro. La cosa migliore che chiunque abbia portato sul ghiaccio oggi, checché ne dicano i punteggi. E il fatto che Yuzu, dopo un incidente che ha distrutto le sue speranze di vittoria, sia riuscito a pattinare come ha pattinato, è qualcosa di molto più straordinario di un record del mondo stabilito perché a volte i giudici decidono che i voti si possono anche assegnare un tanto al chilo.
C’è ancora il programma libero da disputare. Yuzu proverà a realizzare il quadruplo axel. Ci riuscirà? Non ne ho idea. Quello che so è che rimarrà coerente con se stesso, e che lotterà fino in fondo.
Fly, Yuzu. No matter what, I will always with you.

GRAZIE!