Richard Lloyd Parry: Fantasmi dello tsunami nell’antica regione del Tohoku

Per anni ho commentato libri. Recensioni vere e proprie su FantasyMagazine, commenti più a ruota libera sul mio blog. Non questo blog, l’altro, quello che ho aggiornato quasi ogni giorno per una decina d’anni, e su cui ora non sto pubblicando quasi più nulla, anche se mi spiace lasciarlo morire così. Dopo aver dedicato tanto tempo, tante energie, a qualcosa, è sempre difficile lasciarlo andare. Ha ragione Yuzu, anche rinunciare fa paura, ma quando mai lui non ha ragione?

Eppure non riesco più a scrivere, non di determinate cose. Non di libri, per esempio. Le mie letture sono un po’ cambiate negli ultimi tempi. Sono sempre stata soggetta alle influenze del momento. Se penso solo agli ultimi anni, c’è stato un periodo in cui ho letto diversi saggi di storia, e poi qualcosa di attualità, fino a quando l’attualità non mi ha disgustata così tanto da farmi decidere di accantonarla. So cosa succede intorno a me, ho le mie idee anche se non leggo più determinati libri, e non credo abbia senso scrivere la mia opinione su tutto, aumentando così il rumore in cui viviamo.

Continuo a leggere, anche se scrivo poco di libri. Ho interessi diversi, come la storia dell’arte, o come i saggi di pedagogia che ho letto quando sono diventata mamma. E poi ancora saggi sull’informazione, sul modo in cui ci vengono proposte e su quello in cui noi le assimiliamo. Libri sul pattinaggio, ultimamente, anche ho sempre letto testi relativi agli sport che mi piacciono, e libri sul Giappone.

Sul Giappone. Di solito sono sulla sua storia o sulla sua cultura, ma non sempre.

Itte kimasu, dicono le persone quando escono di casa, per andare a fare qualcosa di normale, vivere la loro vita di tutti i giorni. Vado e torno.

Non conosco il giapponese, negli ultimi tre anni avrò imparato forse una cinquantina di parole. Queste le ho trovate in uno dei libri che ho letto, Fantasmi dello tsunami nell’antica regione del Tohoku di Richard Lloyd Parry. Ho finito il libro lo scorso mese di gennaio. Avevo pensato di commentarlo, ma cosa posso dire? Qualsiasi parola mi sembra banale.

Conoscevo, almeno a grandi linee, la storia della scuola di Okawa, avevo già letto diversi articoli che ne parlavano. Eppure non è la stessa cosa. Parry era a Tokyo quando si è verificato il terremoto, quindi lo ha sentito, ne è rimasto impressionato, ma era a distanza di sicurezza. Altre persone erano lì. Altre persone come Chisato, una bambina di undici anni travolta dall’onda e che ora vive solo nei ricordi di chi l’ha conosciuta. Chisato, che ha detto a sua mamma “Itte kimasu”, ma che non è più tornata. Cosa si può dire di fronte a una tragedia come questa? Di fronte a tutti coloro che hanno perso qualcuno, che sono stati travolti da un’onda alta come un edificio di tre piani, e capace di sradicare quell’edificio dalle fondamenta, facendolo in pezzi così piccoli da rendere difficile capire cosa erano prima? Io non posso commentare questo libro, non ne ho le capacità e neppure la forza, posso solo consigliarne la lettura, sapendo che è bene avere a portata di mano i fazzoletti e chiedendoci se anche noi possiamo fare qualcosa.

Ieri – per me era ieri, anche se per il Giappone era già l’11 marzo – mi sono imbattuta in un documentario realizzato un anno fa. Anche questa è una di quelle cose che non posso commentare e di cui mi limito a lasciarvi il link:

https://www3.nhk.or.jp/nhkworld/en/ondemand/video/3016087/

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2 Responses to Richard Lloyd Parry: Fantasmi dello tsunami nell’antica regione del Tohoku

  1. ElenaC says:

    Bellissimo post, come sempre del resto. Grazie grazie e ancora grazie!

    • Grazie. Quando Barbara ha citato questo libro, io ho sentito all’istante di doverlo leggere. Ci sono cose che può davvero capire solo chi le ha vissute, ma penso sia importante cercare di calarci nel dolore degli altri. È l’unica cosa che può spingere gli essere umani a cercare di costruire un futuro migliore.

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