English translation here.
Nessuno può sapere cosa accadrà, cosa ci riserverà il domani. Il 4 novembre, per me, avrebbe dovuto essere un giorno come tanti, uno di quelli che attraversiamo, vivendo la nostra giornata, e che poi dimentichiamo. Non mi aspettavo quel dolore, un dolore che per me non è stato fisico, non mi ha neppure toccata direttamente, ma che non per questo è stato meno reale.
Cosa si fa quando si è impotenti? Quando si vorrebbe gridare contro il cielo, lottare contro le ingiustizie della vita? Ci sono sofferenze peggiori, ne sono consapevole. Ne ho provate in passato e certamente ne proverò in futuro, ma a volte la consapevolezza non basta.
Ho staccato la pagina dal calendario. Ho tolto il giorno, come se così facendo avessi potuto cancellarlo, ma non è così. Non si può cancellare il passato.
Ho usato quel foglio per piegare una gru. Un augurio. Un momento di calore. Un balsamo per una ferita. Inutile, a livello pratico, ma a volte anche le cose inutili vanno fatte.

Il giorno dopo ho stampato un dettaglio del costume di Ten to Chi to, l’ultimo programma di gara che ti avevo visto interpretare. Anche quel foglio è diventato una gru.
È nato tutto così, sai? L’impulso del momento, il dolore, il desiderio di mandarti un po’ di calore, in qualche modo. Ho iniziato per caso, senza sapere fino a quando sarei andata avanti, imparando dalle imperfezioni che contraddistinguono alcune delle prime gru, come quel bordo bianco che c’è solo in questa gru, un po’ più grande delle altre, e che poi ho eliminato, perché anche nelle piccole cose possiamo imparare dai nostri errori e lavorare per migliorarci. Giorno dopo giorno, facendo ciò che potevo fare. Lo sai anche tu, è l’insieme di piccole cose che si accumulano nel tempo che alla fine consente di costruire qualcosa di grande.
Quello che sto facendo io non è, non sarà mai, davvero grande, ma non è importante. Quello che è importante è il sentimento che c’è dietro.
Se posso dire di conoscerti, almeno un po’, è perché c’è una comunità di persone che segue quello che fai. Ci sono persone che traducono quello che dici in una lingua che capisco, con testi che per me sono preziosissimi. Vorrei poter ascoltare davvero le tue parole, ma imparare la tua lingua non è una cosa tanto facile. Ci sono persone che hanno raccolto archivi notevoli di materiale, consentendomi di tornare indietro nel tempo e di ripercorrere il tuo percorso fin dall’inizio, scoprendo almeno in parte, la parte pubblica, quello che hai vissuto. Ci sono persone che fanno analisi, e che mi consentono di capire meglio cose che altrimenti io non capirei. Ecco… ero sicura che quelle persone stessero provando i miei stessi sentimenti. Per questo ho iniziato a postare le foto delle gru su internet. Per unire il mio calore al loro, oltre che per l’infinitesima possibilità che le mie gru arrivassero fino a te. Non ho bisogno di sapere se lo hanno fatto davvero oppure no, la tua privacy è più importante del mio ego, mi basta sapere che la possibilità esiste.
E naturalmente abbiamo parlato delle gru. Qualcun altro ha iniziato a farle, o magari aveva iniziato a farle subito e io l’ho saputo dopo. Nel giro di poco abbiamo parlato delle 1.000 gru. Sembra un numero grande, detto così. Sembra molto meno grande se si pensa che, da quel momento fino a Pechino, era sufficiente farne 10 al giorno.
Facciamo piani, e poi li cambiamo. Se il primo obiettivo era Pechino, il Campionato nazionale sarebbe arrivato prima, perciò ho aumentato il numero. Una settimana prima della gara avevo finito di piegare 1.000 gru bianche.
In quel momento mi sono fermata. La tradizione dice 1.000, io avevo raggiunto il numero, e ho smesso. Salvo riprendere a farne qualcuna in più, di tanto in tanto. Al momento sono arrivata a 1.160, usando cinque blocchetti di carta diversi, e infatti si vede che a volte il colore cambia un po’.
Con quelle colorate però non ho mai smesso. Una al giorno, ho continuato a cercare le immagini dalle foto presenti su internet, o facendo qualche screenshot dai video, o fotografando qualche foto presente in uno dei numerosi libri che ho comprato. Cerco le foto, mi servono petto, o stomaco, o schiena, le zone più ampie, e la tua vita sottile ogni tanto mi complica la vita, le ritaglio in forma quadrata e delle massime dimensioni consentite dal foglio, poi le stampo.
In qualche caso so quale dettaglio sarà visibile, i vertici del quadrato diventano le punte delle ali, o il becco e la coda, ma l’effetto finale è una sorpresa anche per me. Alcune gru sono più belle, altre meno, dipende dalla qualità della foto e da quali particolari rimangono visibili, e a volte anche le mie foto sono brutte. Non ha importanza. No, un po’ ce l’ha, mi piacerebbe fare solo cose belle, ma posso accettare le imperfezioni. Non sto cercando di realizzare opere d’arte, sto esprimendo un sentimento, e il sentimento giustifica qualche imperfezione di tanto in tanto.
Fino a quando andrò avanti con le gru basate sui tuoi costumi? Non lo so. All’inizio avevo pensato di farlo fino alla tua prima gara, ma conta il giorno del programma corto, dell’inizio, o quello del libero, della fine? Hanno importanza gli allenamenti ufficiali? E il gala? Mentre mi interrogavo, tu hai partecipato al sorteggio del Campionato nazionale. La gru del giorno dopo era fatta con un’immagine dei vestiti che hai indossato quel giorno. Il semplice vederti era bastato a rendermi felice.
Non sto dicendo che la mia vita ruota intorno a te, ho anche una vita che non ha nulla a che fare con il pattinaggio. Però, quando penso al pattinaggio, il semplice vederti mi ha resa felice, e l’ho espresso con una gru. L’ho rifatto anche quando dovevi recarti a Pechino. Ho fatto una gru con la foto della valigia su cui c’era scritto il tuo nome. La si vede in basso, nella foto della scatola che contiene tutte le gru-costume.
Un’altra ipotesi era fermarmi dopo aver realizzato una gru da tutti i costumi. Ma quali sono tutti i costumi? Tutti quelli delle gare? Le gare e le esibizioni? Ero già uscita da un limite di questo tipo perché avevo fatto diverse gru con Pooh-san, o con una delle tue maglie da allenamento, o anche con la folla della seconda parata di Sendai, per sottolineare l’abbraccio delle persone. Ma anche nei numeri di gruppo, come Cruel Angel’s Thesis quello che fai è straordinario. Tu non scendi in pista per eseguire un programma, prendere il tuo punteggio, il più alto possibile, e basta. Tu scendi in pista per dare l’anima, ogni volta, e si vede.
Quindi no, nessun limite sui costumi. Hai partecipato al Campionato nazionale senza essere ancora guarito del tutto, qualcosa che, come sempre, ci hai detto dopo. Ormai lo so, se dici di stare bene non ti credo più. Forse è vero, forse non lo è. È l’unico caso in cui non considero minimamente quello che dici. Con te la salute non può essere data per scontata, perciò ho deciso di andare avanti fino a Pechino.
Queste gru sono molte meno di quelle bianche. Ne ho sempre fatta una al giorno, non una di più, non una di meno. Quella bianca in piedi è la prima, quella fatta con la pagina del calendario. Le altre sono tutti momenti della tua vita, momenti che hai condiviso con me, con noi. Facendo i conti, oggi sono 173, domani saranno 174.
Fino a quando andrò avanti? Non lo so, non l’ho deciso. Suppongo che un giorno smetterò, avrò troppo da fare, ci sarà qualche imprevisto, e io smetterò semplicemente di piegare le gru.
Con te la salute non può mai essere data per scontata. Nel 2011 tu hai imparato, in modo molto doloroso, come non possiamo dare nulla per scontato. E la salute è una di quelle cose che per te ogni tanto c’è, e ogni tanto no.
A Pechino ti sei fatto male di nuovo. Non ho mai creduto che le mie gru ti avrebbero protetto. Sono troppo razionale per credere a una cosa di questo tipo, anche se le tradizioni e le leggende mi affascinano. Anche se leggo romanzi fantasy e quindi, in determinati ambiti, non ho problemi con la magia. Fai cose difficili, il rischio di farti male è alto. Non mi piace ma è così. Ci sono cose che mi piacciono ancora meno, e anche per quelle non posso fare nulla. Quello che posso fare è piegare gru. Posso anche scrivere post su questo blog, e sto scrivendo post. Le gru sono qualcosa di diverso.
Sai perché non ho smesso dopo Pechino? Perché non ho smesso anche se ti sei fatto male, conferma che le gru non servivano, se mai ne avessi avuto bisogno, e anche se non so cosa farai in futuro?
È la tua vita, la decisione sul futuro è solo tua, e qualunque sarà a me andrà bene. E andrà bene perché le vittorie non sono tutto. Perché le competizioni non sono tutto. Sono felice di aver seguito il tuo percorso in questi anni, sarò felice di seguirlo ancora in futuro, qualunque cosa sceglierai di fare. Sono orgogliosa delle tue vittorie, e sono tante, sono più che abbastanza, da anni, per dire che sei il più grande pattinatore di tutti i tempi.
Si può essere orgogliosi di qualcuno che non si conosce? Io lo sono, con te. Ho tifato per tanti altri atleti, in tanti altri sport, sono sempre stata felice per le loro vittorie, triste quando hanno perso, ma il mio sostegno a loro non è mai stato legato al risultato delle gare. E non è mai stato paragonabile al sostegno per te. Per loro ero contenta, o triste, per te sono orgogliosa, o provo dolore.
Delusione? Sì, a volte, per un risultato. Per ciò che hai fatto tu? Mai. Ho letto una traduzione di una tua intervista, quando hai rievocato la notte prima del programma libero. Ho letto una traduzione, non esattamente le tue parole. Mi piacerebbe davvero poter leggere esattamente quello che dici, ma anche così le traduzioni dicono tanto. E ho provato dolore nel leggere dei tuoi sentimenti. Perché sì, è comprensibile che tu sentissi dolore fisico. Non so quante volte io stessa mi sono slogata le caviglie, un’idea di cosa sentissi tu ce l’ho. E capisco anche la delusione per aver visto tutti i tuoi sforzi vanificati da un infortunio. Però… davvero te la sei presa con te stesso perché eri convinto di aver deluso i fan?
Sai, a volte un atleta mi ha deluso. Non voglio fare nomi, ma ho smesso di tifare per diversi atleti, da un giorno all’altro, perché non mi è piaciuto ciò che avevano fatto, e non sto parlando di un risultato sportivo ma di azioni che non approvavo dal punto di vista morale. Questo mi delude. Una gara finita male? Capita. Il vincitore è uno solo, il podio ha solo tre gradini, e io ho tifato e tifo anche per pattinatori che su quei gradini non ci sono mai saliti, perché mi piace come pattinano o perché per qualche motivo quei pattinatori mi sono simpatici.
Io sono orgogliosa dei tuoi risultati, e se continuerai a gareggiare non ho dubbi sul fatto che sarò orgogliosa dei risultati che otterrai in futuro. Sono orgogliosa della tua tesi di laurea, di cui ho letto solo la traduzione di un estratto. Posso essere orgogliosa anche di cose che non sono risultati sportivi. I risultati sportivi sono importanti, ma non sono tutto. Per questo sono orgogliosa dei programmi che interpreti negli show, del contributo che continui a dare alla ricostruzione del Tohoku, del modo in cui ti rapporti con le persone che interagiscono con te, dell’intelligenza, della sensibilità e della determinazione che traspare da tutte le tue interviste.
Io sto ancora facendo le gru proprio per quella notte. Non sapevo come tu l’avessi trascorsa fino a quando non ho letto la traduzione di quell’intervista, e anche adesso so poco, ma una più profonda consapevolezza del tuo dolore è solo una ferita che si aggiunge alla tristezza per il risultato di una gara in cui tutto quello che poteva andare male è andato male. Avevo già visto le lacrime davanti a Matsuoka-san e ad Arakawa-san, lacrime che hai cercato di nascondere e che dicono solo una parte di una sofferenza che noi non possiamo conoscere davvero. Io sto facendo le gru per dirti che, anche se avrei voluto un risultato diverso, sono orgogliosa di ciò che hai fatto. Sono orgogliosa di come hai combattuto. Sono orgogliosa per quei due programmi straordinari che sono Rondò e Ten to Chi to. Rondò, con una complessità di passaggi di transizione impressionante, e in cui non sei uscito dall’interpretazione neppure per un istante, nonostante quel buco nel ghiaccio. Ten to Chi to, con il coraggio di provare il quadruplo axel, coraggio che per la difficoltà del salto sarebbe stato straordinario anche se non si fosse trattato dei Giochi olimpici, e anche se tu non avessi avuto una caviglia slogata, e che fatto a Pechino, in quelle condizioni, è qualcosa di troppo straordinario perché io riesca a trovare le parole per esprimere ciò che provo. Ten to Chi to, con un’interpretazione incredibile nonostante la caviglia che ti ha tradito sul Salchow.
Quindi no, non hai deluso nessuno. Quello che Pechino mi ha detto, e che sono sicura che abbia detto anche agli altri fan, è che qualunque cosa accada tu darai sempre il massimo. Che il tuo coraggio e la tua determinazione sono straordinari. Che a volte le cose vanno male, ma che è possibile affrontare le avversità a testa alta, rimanendo fedeli a se stessi. Che anche nei momenti peggiori la gentilezza è importante. Che a volte non si riesce a ottenere il risultato per cui si è faticato tanto, ma che questo non ci sminuisce come esseri umani, né cancella quanto di buono abbiamo già fatto. E che siamo noi a dover lavorare per cercare di costruire il nostro futuro.
In questa foto la prima gru, quella che ho fatto con la pagina del calendario, non c’è. È un po’ più grande delle altre, è l’unica interamente bianca, e mi sembrava che stonasse. Le mie gru sono una piccola cosa, ma se non ho smesso di farle è per dirti che mi è spiaciuto per quel buco nel ghiaccio, che mi sono arrabbiata per le decisioni di alcune persone, non le tue, che ho sofferto per la tua caviglia e per un risultato che sarebbe dovuto essere diverso, anche se ne scriverò in un’altra occasione, che sono stata delusa dall’atteggiamento di qualcuno, ma che la mia ammirazione per te è semplicemente diventata più grande. Tu non mi hai delusa, mi hai donato nuove prospettive e una quantità di emozioni impagabile. Se a Sochi avevi detto di dover cercare di condure la tua vita con un atteggiamento tale da essere degno di quell’oro olimpico che avevi conquistato, puoi andare avanti a testa alta, perché a me non viene in mente nessuno che rappresenti lo spirito olimpico, e le potenzialità e la ricchezza dell’essere umano, più di te.