Denunciare gli abusi

Questo post nasce direttamente dalle parole di Yuzuru Hanyu, e dagli aspetti più tossici del pattinaggio. Avevo iniziato a ragionarci mesi fa, ne avevo scritto una parte in inglese, con il titolo “Intimidations“, e poi quel post è rimasto fra i testi incompiuti presenti nel mio archivio. Suppongo che prima o poi lo completerò, facendo le opportune modifiche, visto che qualche cosa rientrerà in questo post ed è inutile ripetermi. Per ora voglio solo scrivere un po’, e ho deciso di rendermi le cose più semplici usando l’italiano. Magari prima o poi tradurrò il testo in inglese, non lo so.

Gli aspetti più tossici del pattinaggio. Quanto a lungo io e numerosi altri fan ci siamo lamentati dei punteggi assurdi? Troppo bassi per Hanyu, troppo alti per diversi pattinatori. Io ho iniziato nell’autunno del 2019, dopo aver visto altri fan che contestavano i voti e aver studiato il regolamento per capire se le loro lamentele erano fondate oppure no. I voti errati, la vittoria (o il podio) assegnata a un pattinatore piuttosto che a un altro, indipendentemente da ciò che hanno fatto in pista i pattinatori, e da come lo hanno fatto, non è qualcosa di nuovo. Nell’ottobre del 2020 ho pubblicato una serie di post intitolati “Di giudici, giurie e giudizi equi” dedicati proprio agli aspetti meno belli del pattinaggio, principalmente a risultati quanto meno sospetti. Il testo dei miei post è in italiano, ma all’interno ci sono numerose citazioni da libri che ho letto in questi anni, e le citazioni sono per lo più in inglese. Li potete trovare qui: https://sportlandiamartina.link/2020/10/page/2/.

Torniamo a Hanyu. Il 14 febbraio ha tenuto una conferenza stampa a Pechino. Per le parole di Hanyu potete trovare uno straordinario archivio, con trascrizioni in inglese o con video sottotitolati, sul blog axelwithwings.com. Quel giorno, fra le altre cose, Hanyu ha detto queste parole:

I don’t know if it’s the right thing to say it like this, and well, I’m afraid it might sound like an excuse, and people would say various things against me, or I would definitely be hated by saying something, as it was the same at Pyeongchang, I do feel somewhat afraid of such accusations, but this is the reality. Well… I injured my foot at the practice the day before (the free skate)

Non so se è giusto dirlo in questo modo, e beh, temo che possa suonare come una scusa, che la gente possa dire varie cose contro di me, o che sicuramente verrei odiato per aver detto determinate cose, così come è successo a Pyeongchang. Ho un po’ paura di tali accuse, ma questa è la realtà. Beh… il giorno prima mi sono infortunato al piede durante gli allenamenti (per il programma libero)

Per me non è normale. Non è normale che un pattinatore che si fa male debba aver paura di parlarne perché potrebbe essere accusato di aver attribuito un risultato deludente non ai suoi errori ma a una causa esterna indipendente dalla sua volontà. Se qualcuno se lo è dimenticato, Hanyu è quel pattinatore che, dopo uno spaventoso incidente alla Cup of China 2014, non si è tirato indietro e, se pure in pessime condizioni fisiche, ha presentato un programma che comprendeva due quadrupli (e all’epoca erano davvero pochi i pattinatori che ne facevano di più) e sette tripli. È caduto cinque volte, ma il fatto che abbia continuato a saltare fino all’ultimo è qualcosa di fuori dal normale. E qualcuno può pensare che questo pattinatore sia uno che si tira indietro, o che cerca scuse?

L’infortunio alla caviglia è avvenuto nel corso di un allenamento ufficiale, e chiunque lo ha visto era in grado di capire da solo che si era trattato di una brutta caduta. Quando un pattinatore non si rialza all’istante c’è sempre da preoccuparsi, e se per il resto dell’allenamento non esegue più un singolo salto la preoccupazione non può che aumentare. Per chi conosce Hanyu, vedergli tirare le stringhe del pattino è stato un bruttissimo segnale, che ha riportato alla mente il Campionato del mondo di Boston. E, se non bastasse, io ho visto una foto di quella caviglia, e come me l’hanno vista tante altre persone. Io sono esperta di slogature alle caviglie, non so chi se le è slogate più volte fra Hanyu e me, e so cosa può fare una persona normale con una caviglia in quelle condizioni. Io fatico a zoppicare fino al bagno, lui ha presentato un programma con quattro quadrupli e cinque tripli, anche se su due quadrupli è caduto. Su uno perché era un quadruplo axel, sull’altro perché si è sbilanciato lievemente, e se in condizioni normali lui controlla quell’atterraggio senza problemi, in quel caso la caviglia ha ceduto e Hanyu non ha potuto farci nulla. Però Hanyu aveva paura di parlare perché sapeva che qualcuno lo avrebbe accusato di cercare scuse. Ma quanto lo devono odiare certe persone per inventarsi cose di questo tipo? Quanto lo devono odiare per inventarsi continuamente falsità? Anche falsità che possono essere smentite facilmente, come quando, qualche giorno fa, per 24-Hour Hanyu ha interpretato in modo perfetto Introduction and Rondo Capriccioso. Qualcuno, leggendo deliberatamente male l’orologio che si intravede in qualche istante, ha affermato che per completare il programma a Hanyu erano servite due ore, riprovando svariate volte le parti che aveva sbagliato. La prima smentita è arrivata da un fan, che ha riguardato con attenzione l’orologio, la seconda da Tokyo TV stessa, che ha pubblicato il video della prestazione. Il programma si vede due volte. Nella seconda, che inizia a 3:09, per l’inquadratura viene usata una sola telecamera. Non ci sono tagli, non c’è montaggio, e tutto si vede alla perfezione. Su questo video non è possibile barare, e Hanyu ha eseguito tutto al meglio, come se fosse stato in una gara.

Se ci sono commenti assurdi su questo programma, interpretato da un pattinatore che ha abbandonato l’agonismo non perché non è più in grado di competere con gli altri, perché nessuno degli altri è in grado di interpretare un programma così complesso, ma perché Hanyu si è stancato di valutazioni che non hanno senso, è evidente che chi sa che i suoi beniamini sono inferiori a Hanyu è pronto a fare di tutto per cercare di offuscarlo. Sa che Hanyu è superiore, e prova a danneggiarlo diffondendo calunnie, distorcendo le sue parole, o anche dicendo che i punteggi sono corretti e che chi li contesta è solo un fan deluso che non sa accettare la sconfitta. Secondo loro, il fatto che Hanyu non si lamentasse era sufficiente a dimostrare che erano solo i fan a inventare teorie cospiratorie.

Ci possono essere, e ci sono, errori in buona fede dei giudici. Uno di cui ho scritto in più occasioni è quel 0.75 ricevuto da Yuma Kagiyama in skating skills nel libero del Campionato del mondo junior 2020. Questo è evidente, chissà quanti ce ne sono che non sono così evidenti, perché se quel giudice invece di dimenticarsi di schiacciare il tasto delle unità avesse schiacciato il tasto sbagliato – ipotizziamo che volesse schiacciare un 7, e che invece avesse schiacciato un 6, o un 8 – nessuno avrebbe notato nulla. Un 6.75 sarebbe stato un voto molto severo, ma non assurdamente basso, un 8.75 un voto un po’ troppo generoso, ma non assurdamente alto. Quanti errori di questi tipo ci sono e nessuno nota nulla? Non lo potremo mai sapere. Ci possono essere errori legati all’effetto ancoraggio, qualcosa spiegato, fra gli altri, da Daniel Kahneman in Pensieri lenti e veloci, e di cui ho scritto in svariati posti, per esempio verso la fine di questo post. Ci sono altri problemi, come evidenziato dal finlandese Mika Saarelainen all’ultimo Congresso ISU:

Il video è questo, Saarelainen inizia a parlare a 1:12:58:

Attenzione: questo è uno dei pochissimi giudici qualificati a giudicare tutte le competizioni, artistico, danza e pure pattinaggio sincronizzato, a tutti i livelli, alle ultime Olimpiadi è stato referee della gara di danza, quindi è più che un giudice qualificato, e ha tenuto seminari di formazione per giudici per conto dell’ISU. Stiamo parlando di una persona che il pattinaggio lo conosce bene. Tornerò sulle sue parole anche in futuro, perché ha detto diverse cose importanti, per ora mi fermo a questa prima frase. Saarelainen ha affermato davanti a tutti di aver visto più volte i giudici usare i components come uno strumento per controllare la classifica. Cosa significa? Significa che un non specificato numero di giudici assegna voti alti a chi vuole aiutare, voti bassi a chi vuole danneggiare. Questi non sono fan che si lamentano, questo è un giudice importante che sta denunciando una situazione gravissima là dove tutti possono sentirlo. Ci sono state indagini in questo senso? Ne dubito. L’idea dell’ISU è evitare che ci siano scandali. Se non ci sono scandali, la correttezza è secondaria. E come si evitano gli scandali? Un sistema può essere scrivere un regolamento così complicato che molte persone non riescono a capirlo, e si devono accontentare di accettare i risultati ufficiali perché non sono in grado di contestarli. Può essere d’aiuto anche continuare a cambiare le regole, e avere un sito così disordinato che è difficile trovare i documenti passati, anche perché un certo numero di documenti è stato eliminato. Se non conosciamo le regole, come possiamo dire che non sono state rispettate? E poi si può agire su altri livelli. Prendiamo la vicenda di Jean Senft. Per il riassunto di ciò che è successo io mi baso su quanto narrato da Sonia Bianchetti Garbato da pagina 206 del libro Crepe nel ghiaccio, libro che, ricordo, è stato pubblicato anche in inglese con il titolo Cracked Ice.

All’NHK Trophy 1997 la canadese Jean Senft ha l’impressione che il comportamento del giudice russo non sia proprio cristallino e ne parla con il presidente di giuria, il quale le dice che senza prove non può far nulla. A parole diversi giudici concordano con Senft che stia accadendo qualcosa di strano, ma nessuno vuole mettere nulla per iscritto. La stessa situazione si ripete a breve alla finale di Grand Prix in Germania, con Senft che è convinta che ci siano manovre sporche e il presidente di giuria che le chiede prove che lei non ha. Nonostante una caduta, i russi vincono. Nel febbraio del 1998 ci sono i Giochi olimpici, e non solo Senft è ancora presente, ma stavolta si procura le prove. Prima della danza libera il giudice ucraino, Yuri Balkov, le telefona e le elenca i piazzamenti concordati, specificando che il giudice lituano e quello cecoslovacco fanno parte dell’accordo. E Senft, che ha imparato la lezione e che ormai circola con un registratore a portata di mano, registra la telefonata. Poco più sotto Bianchetti Garbato, citando non meglio identificate fonti affidabili, spiega che il blocco di giudici che ha concordato il risultato comprende i giudici di Ucraina (Balkov, appunto), Cecoslovacchia (Jarmila Portova), Russia (Alla Shekhovtseva, o Shekhovtsova, ho trovato il suo cognome traslitterato in entrambi i modi), Italia (Walter Zuccaro) e Francia (Jean-Bernard Hamel) Se alcuni di questi nomi non ci sono molto familiari, di Balkov e Shekhovtseva ho scritto parecchio nel mio blog.

Va bene, la gara finisce con i russi Grishuk/Platov campioni olimpici, i russi Krylova/Ovsyannikov secondi, i francesi Anissina/Peizerat terzi (Marina Anissina pattinava per la Francia, ma è russa, e fino al 1002 aveva gareggiato per la Russia) e i canadesi Bourne/Kraatz quarti. Per capire come si è svolta la gara, e quanto piccola è stata la differenza che ha consentito ai francesi di vincere il bronzo e ha relegato i canadesi al quarto posto, vi rimando a questo vecchio post.

In giugno Senft riceve una lettera di biasimo per National bias, e a causa di questa lettera di biasimo la sua domanda per essere promossa a referee viene respinta. Senft si appella, ma anche il suo ricorso viene respinto. A questo punto Senft si appella al CAS di Losanna, e guardando le gare, la finale di Grand Prix e i Giochi olimpici, in cui Senft aveva assegnato ai suoi connazionali un piazzamento migliore rispetto a quello della classifica finale, e ascoltando i commenti dei commentatori, il CAS stabilisce che Senft non si è resa colpevole di National bias ma che ha valutato le gare in modo corretto. Il comportamento di Senft viene giudicato così inappuntabile che il CAS condanna l’ISU a risarcire a Senft 20.000 dollari per le spese legali sostenute. Già che è lì, Senft tira fuori la registrazione della telefonata in cui Balkov le chiedeva di aiutare la coppia del suo paese (di coppie ucraine ce n’erano due, all’epoca la migliore era Romanova/Yaroshenko, alla fine nona). Purtroppo il CAS non apre nessuna inchiesta. A farlo, qualche tempo più tardi è l’ISU, che interroga separatamente Senft per un’ora e un quarto, Balkov per un quarto d’ora, non istituisce nessun contraddittorio, e alla fine sospende Balkov per un anno e Senft per sei mesi. Il motivo della sospensione a Senft? Secondo l’allora presidente dell’ISU Ottavio Cinquanta, “il suo comportamento in occasione di una gara non fu consono alla condotta di un giudice internazionale” (pag. 208). Insomma, senza prove Senft non poteva accusare nessuno, ma procurarsi le prove registrando chi imbroglia non è un comportamento consono e va punito con una severità non molto inferiore rispetto a quella con cui si puniscono gli imbroglioni. In un ambiente così, non c’è da stupirsi che anche chi sa che c’è qualcosa che non va preferisca non parlare.

Tornando indietro di qualche pagina (pag. 200), mi sposto avanti di quattro anni, ai Giochi olimpici del 2002, e alla la gara delle coppie di artistico. Suppongo che conosciate tutti l’episodio, che non ripeto. Se avete bisogno di rinfrescarvi la memoria, ne ho scritto qui. Ora mi limito al dopo-scandalo. La britannica Sally-Anne Stapleford, la persona a cui la francese Marie-Reine Le Gougne ha confessato di aver falsato il risultato (erano presenti altre persone, ma la conversazione si è svolta fra Le Gougne e Stapleford), che da dieci anni presiedeva la commissione tecnica, non è stata rieletta per due soli voti, e il suo posto è stato preso dal russo Alexander Lakernik. A non essere rieletto è stato anche il vicepresidente dell’ISU per il pattinaggio artistico, Katsuichiro Hisanaga, sostituito dal canadese David Dore, e anche se non è bello parlare male dei morti, prima o poi magari mi soffermerò su Dore. Hisanaga, come Stapleford, la svedese Britta Lindgren, una dei testimoni della confessione di Le Gougne, e l’americano Ron Pfenning, referee nella gara dello scandalo, avrebbero voluto che l’indagine si estendesse ai russi, perché erano convinti che l’episodio fosse un voto di scambio fra russi e francesi legato alle gare di Coppie di artistico e Danza. I russi non sono mai stati indagati per precisa volontà di Ottavio Cinquanta, che non ha ritenuto necessario aprire quel filone d’indagine, non si sa su quali basi. Hisanaga ha perso il posto e dopo il Congresso ISU di luglio Pfenning, che nel suo rapporto post-gara aveva incluso la confessione di Le Gougne, ha ricevuto una lettera di biasimo per comportamento non corretto. Chi ha voluto inviare la lettera di biasimo a Pfenning è stato l’assistant referee della gara dello scandalo, quindi all’epoca dei fatti incriminati assistente di Pfenning e in seguito presidente della Commissione Tecnica: Alexander Lakernik. Quanto a Lindgren, non è stata rieletta come membro della Commissione Tecnica. Tutti coloro che, in un modo o nell’altro, hanno denunciato lo scandalo e hanno cercato di far condannare Le Gougne e Didier Gailhaguet, il presidente della federazione francese e colui che ha spinto Le Gougne a falsificare il risultato (effettivamente condannati, ma con pene non così severe, soprattutto nel caso di Gailhaguet), e cercato di far indagare anche la federazione russa, hanno fatto una brutta fine. E poi ci si stupisce se i giudici non parlano? E non sono solo i giudici.

Prendiamo i giornalisti, tornando alla gara di danza dei Giochi olimpici del 1998. A lavorare per la televisione canadese c’era Tracy Wilson, che la danza la conosce bene. Wilson ha dichiarato che qualcuno le aveva comunicato il risultato della gara prima che la gara avesse luogo. Essendo una persona seria, lei ha esitato un po’, ha guardato cosa accadeva, quindi ha fatto la giornalista. Queste parole vengono da Skating on Air di Kelli Lawrence:

Wilson found herself at a crossroads, deciding what her role should be as a commentator with the knowledge she possessed. “I either had to say nothing, or speak against the sport and the judging of it,” she recalls. “How do you call it? I couldn’t do it anymore. And when the skaters don’t believe in it and the coaches don’t and the officials don’t … it’s time to call a spade a spade.”

Wilson and producer David Winner ended up doing a feature about improprieties within the compulsory-dance event; it ran shortly after the event took place. I was awake all night,” she says. “Then the next morning, I heard that some executives caught the feed of my report … they asked David, ‘What the hell is she doing?’

“‘She’s reporting!’ he told them.

“And they said, ‘You can’t do that—why would anyone watch if the whole thing’s fixed?’

La televisione non ha gradito l’inchiesta di Wilson, perché se il risultato delle gare è predeterminato nessuno è interessato a guardarle, e se non ci sono gli spettatori non ci sono neppure gli sponsor e quindi non ci sono i soldi. Perciò se un giornale può essere interessato a far scoppiare uno scandalo, per la televisione che detiene i diritti sull’evento la cosa non è tanto piacevole. Quindi è difficile che la televisione contesti il risultato come si è permessa di fare Wilson all’epoca. Un giornale non ha questo problema, può essere interessato a far scoppiare uno scandalo… ma è davvero interessato a farlo? Ok, sul momento venderà bene, ma poi?

Uno dei più famosi giornalisti che si occupano di pattinaggio è Christine Brennan. Io ho letto due libri suoi, Inside Edge e Edge of Glory (1, 2, 3). Come mi ha informata Steve Milton in Skate Talk, dopo la pubblicazione di Inside Edge Morry Stillwell, presidente della USFA (la federazione statunitense), ha fatto sapere che a Brennan non sarebbe più stato consentito l’accesso alla mixed zone – in pratica non avrebbe più potuto coprire le gare come aveva fatto fino a quel momento – perché secondo la federazione Brennan

is no longer reporting figure skating on an impartial basis and has interjected her personal opinions into her coverage of the sport (pag. 218).

La cosa è durata poco, entro breve Brennan ha potuto nuovamente scrivere i suoi articoli, ma il segnale è preoccupante: se un giornalista non è gradito perché, secondo la federazione (che sia una singola federazione nazionale o l’ISU il concetto è lo stesso), non è imparziale, quanti giornalisti avranno il coraggio di criticare la federazione? Ci vuole poco a dire a una testata di mandare un giornalista che non critica i giudici, altrimenti la testata non può mandare nessuno. In una situazione del genere, quante testate avranno il coraggio di rischiare di essere escluse? O quanti giornalisti avranno il coraggio di rischiare di far arrabbiare il loro datore di lavoro? Qualcuno lo fa, vero. Pochi, e non giornalisti di lingua inglese, o di testate importanti. In pratica, giornalisti che secondo l’ISU sono poco influenti, di nazioni che nel pattinaggio non contano nulla o che scrivono per giornali che nel pattinaggio non contano nulla. E anche così, possono esserci pressioni, o anche intimidazioni. Dipende chi si incontra.

Il mio è un piccolo blog. Con il tempo ho conquistato qualche lettore in più, ma continua a essere un piccolo blog, uno di quelli che non conta nulla. All’epoca dei fatti era ancora più piccolo di ora. Ho scritto un post in cui criticavo l’operato di un giudice. Qualcuno che apprezza ciò che scrivo ha riportato il mio post su Facebook e lì è stato letto da… da quel giudice? Forse, non lo so. Da qualcuno che lo ha detto al giudice? Dall’avvocato che mi ha scritto? Chiunque sia stato che lo ha letto per primo, a un certo punto un avvocato ha provato a contattarmi su Facebook lamentandosi per il mio post e intimandomi di cancellarlo all’istante se non volevo ricevere una denuncia per diffamazione. Io non sono un avvocato, comunque ho riletto il post, deciso che non c’erano gli estremi per una denuncia perché non stavo diffamando nessuno, solo raccontando fatti – i voti di cui parlavo li aveva assegnati quel giudice, non io, e di tutto quello che narravo avevo le prove – e ho ignorato il messaggio. Ho ignorato anche un messaggio successivo, per me quei messaggi erano solo un tentativo di spaventarmi. Tempo pochi giorni, l’avvocato in questione ha scoperto che io scrivo su FantasyMagazine – non che ne abbia mai fatto mistero – e ha contattato la redazione.

Oh, mamma mia, un articolo diffamante! Il direttore della rivista ha ipotizzato che qualche scrittore non avesse gradito una mia recensione in cui stroncavo il suo romanzo e, temendo problemi per il giornale, ha chiesto chiarimenti, quindi ha contattato me. Io gli ho spiegato l’intera vicenda e fra noi non c’è stato bisogno di dire altro. L’avvocato però, sentendosi incoraggiato, ha scritto una mail in cui è riuscito a suicidarsi con una forza notevole. No, davvero, ce ne vuole per scrivere una mail come questa:

Confesso, un errore tecnico l’avevo certamente fatto e l’ho visto dopo, se non ricordo male avevo scritto che un salto era un flip quando invece era un toe loop. Quando me ne sono accorta ho corretto il testo. Mi raccomando, se notate errori nei miei post segnalatemeli, in modo che io possa correggerli. Non mi piace essere imprecisa o scrivere falsità. Per quanto riguarda l’assenza di un linguaggio tecnico, non ho mai preteso di usarlo, soprattutto non lo pretendevo all’epoca, ed espressioni come uscita poco scivolata sono diffuse anche fra i commentatori. Se quest’avvocato, o il giudice, vogliono offendersi per queste espressioni, pazienza, certo non possono essere definite un insulto. Al massimo possono bearsi a guardarmi dall’alto in basso per la mia ignoranza e la loro profonda conoscenza della disciplina, io non ci perderò certo il sonno.

Sul lavorare gratuitamente, la cosa non mi tocca. Anch’io faccio cose gratis, ma provo a farle bene, e sul tornaconto dei giudici rimando alla mia serie di post dell’ottobre del 2020. Avrà poi parlato, quest’avvocato, con i suoi colleghi giudici internazionali? Non ne ho idea, se lo ha fatto potrei avere giudici di altri paesi che leggono i miei post. Potrei averli comunque, visto che parecchie persone hanno ritwittato alcuni miei post taggando l’ISU, e che in qualche caso io stessa ho taggato l’ISU. I problemi della mail secondo me sono altri.

Il primo è che ha raccontato i fatti miei a una persona che non c’entra nulla. All’inizio ha citato genericamente un articolo diffamatorio al direttore di una rivista per cui io scrivevo, anche se quell’articolo non c’entrava nulla con quella rivista, e poi è entrata nei dettagli. Che fine ha fatto la mia privacy? Se il direttore fosse stato una persona diversa, o se non ci conoscessimo come ci conosciamo, avrebbe potuto crearmi problemi seri in un ambiente che non c’entrava nulla con il testo che l’avvocato mi contestava. Già questo è grave, ma il problema principale è un altro. Nelle ultime righe l’avvocato scrive di aver già contattato la procura sportiva (addirittura!) e che se io o un mio familiare fossimo stati tesserati sarebbe iniziato un provvedimento disciplinare.

Io non sono mai stata tesserata per la FISG, grazie, quindi non ho problemi. Però ho due figlie che per un certo periodo hanno fatto agonismo, e sul blog ne ho parlato. Avevo scritto alcuni post sulle loro gare, nulla di importante ma comunque qualcosa che a una mamma piace ricordare. Dopo i primi tentativi di contattarmi, e prima di queste due mail, avevo cancellato quei post, perché avevo avuto l’impressione che avrebbero potuto essere utilizzati da qualcuno nel modo sbagliato. Qualche traccia nel blog è rimasta, non i nomi delle mie figlie, le gare a cui hanno partecipato, o foto o video che le ritraggono. Giusto la loro esistenza. Non so quando l’avvocato abbia spulciato nel mio blog e cosa abbia visto, certo sapeva di loro, e le sue parole sono una chiara minaccia. Io non cancello il post? Loro non potranno più gareggiare.

L’avvocato non sapeva due cose. La prima è che le mie figlie avevano già smesso di gareggiare, quindi non mi poteva toccare. La seconda è che non mi ha spaventata, mi ha fatta arrabbiare. Questo è un ricatto. La mia reazione è stata far vedere la mail al mio avvocato. È stato lui a rispondere a questa mail, non io. L’episodio si è chiuso qui. Volendo avrei potuto prendermi una piccola rivincita, perché i valori di National bias dell’avvocato-giudice internazionale che mi reputa tanto ignorante sono sufficientemente alti da meritare un’inchiesta. Potrei scriverne, non l’ho mai fatto perché non mi interessa. Quell’avvocato non merita che io sprechi il mio tempo così. Il punto è, se una persona come me, che scrive su un blog così piccolo, ha ricevuto un tentativo d’intimidazione, cosa può accadere ad altre persone? A me è andata bene perché avevo fatto attenzione a ciò che scrivevo, a differenza dell’avvocato che mi ha scritto, altri potrebbero avere problemi seri.

Ok, non possiamo aspettarci che i giudici denuncino le storture che vedono, non possiamo aspettarci che lo facciano i giornalisti. E gli allenatori?

Ho già citato di sfuggita Anjelika Krylova. Un argento olimpico più due ori, due argenti e un bronzo mondiali nella danza su ghiaccio con due partner diversi. Non proprio l’ultima arrivata, e anche come allenatrice ha allenato coppie importanti. Un anno e mezzo fa mi sono imbattuta in una sua intervista:

Ne riporto solo un passaggio.

Appeals are just a waste of energy. I had cases of biased judging of my athletes, and I could not help them in any way. When the scores are approved, we no longer can to appeal. I applied once, but then smart people told me that it’s better not to do this anymore … If I want to continue coaching.

Gli appelli sono solo uno spreco di energia. Ci sono state valutazioni di parte contro i miei atleti e non ho potuto aiutarli in alcun modo. Quando i punteggi vengono approvati, non è più possibile fare ricorso. Ho provato una volta, ma poi le persone furbe mi hanno detto che è meglio che non lo faccia più… se voglio continuare ad allenare.

Krylova parla chiaramente di giudizi scorretti, dell’inutilità degli appelli e anche del fatto che se vuole continuare ad allenare non deve lamentarsi. Cosa significa? Potrebbero essere minacce personali, qualcosa di cui scriverò in un’altra occasione, ma potrebbero essere anche minacce più soft: “lamentati, e i punteggi dei tuoi atleti si abbasseranno ancora, e tu non vedrai più una medaglia neppure per sbaglio“. Non ho la certezza che le siano state dette cose di questo tipo, ma le sue parole sono sufficienti a far nascere il sospetto, e avrebbero dovuto portare a qualche indagine che, sospetto, non c’è stata. Quindi anche gli allenatori potrebbero vedere cosa sta accadendo e ritrovarsi con le mani legate, non poter fare nulla per proteggere i loro atleti. E se l’allenatore non protesta perché sa che questo potrebbe danneggiare ulteriormente i suoi atleti, e stroncare la sua carriera, ancora meno può farlo l’atleta. L’atleta può aver paura di ricevere valutazioni ancora peggiori, o può iniziare a dubitare di se stesso. In una situazione completamente diversa, un problema con un allenatore che andrebbe indagato a fondo per capire cosa sia accaduto davvero, Elizaveta Nugumanova ha affermato

when bullying happens, at first you don’t understand that they want to remove you, but you think: the coach is probably talking nasty things in order to motivate you for further results. And you need time to understand, to figure out.

quando sei vittima di bullismo, all’inizio non capisci che vogliono mandarti via, ma pensi: probabilmente l’allenatore sta dicendo brutte cose per motivarti a ottenere risultati migliori. E hai bisogno di tempo per capire.

In un primo momento può essere difficile capire di essere vittime di un sopruso, si viene feriti e si dubita di se stessi. Situazioni diversissime, certo, ma determinati meccanismi psicologici sono gli stessi. Questa è la conferenza stampa tenuta da Hanyu il 19 luglio, sempre tradotta dal team Axel with Wings:

Mi sono chiesto se non mi stessi impegnando nella direzione sbagliata. Mi sono anche chiesto se non mi stessi impegnando abbastanza.

Cosa significa questo? Che ha dubitato di se stesso. I risultati per cui si allenava non sono arrivati, e ha pensato che fosse colpa sua, perché non si allenava nel modo giusto, sulle cose importanti, o non si impegnava abbastanza. Una persona meno forte di lui ne sarebbe stata distrutta. Lui ha dovuto sopportare il dolore delle valutazioni scorrette, del mancato riconoscimento dei suoi sforzi pur essendo il migliore, per anni. Ora si è finalmente concesso di riconoscere gli sforzi che ha compiuto e il livello che ha raggiunto, e sa che quello attuale è il miglior Hanyu Yuzuru che ci sia mai stato, ma la strada per arrivarci è stata lunga e dolorosa, e non mi riferisco agli infortuni, che sono incidenti di percorso spiacevoli ma che possono capitare.

Qui (41:52) sta parlando di Pechino, e anche se la gara è stata condizionata da due episodi sfortunati, il buco nel ghiaccio nel programma corto e l’infortunio prima del libero, quel quarto posto è uno scandalo. A ferirlo di più, quel giorno, a fargli sentire il maggiore dolore, non è stato l’infortunio, ma il vedere che i suoi sforzi non sono stati riconosciuti. Con questo non voglio dire che il semplice impegnarsi debba portare a una medaglia, anche gli altri si sono impegnati, ma se il migliore riesce a fare qualcosa di incredibilmente difficile – un programma corto con sei soli incrociati, e tutti gli elementi tecnici, primo salto escluso, eseguiti come li ha eseguiti lui, un libero che, pur con due cadute, è stato di altissimo livello, mentre gli altri a parte salti spesso preceduti da lunghe rincorse, e non sempre completamente ruotati, hanno fatto il minimo indispensabile – e ciò che ha fatto non viene riconosciuto, lui soffre, e la disciplina ha un problema serio.

There have been many time in the past when performing, I have really been so empty inside, or tears streamed down my face for no reason, or I couldn’t stomach any food. To be honest, there were some unjustified things that were said to me. It was something like… you know, there were times when I thought, “there’s no need to bash me so much.” To be honest, many thing have happened. In fact, there were of course times when when various people became untrustworthy and I didn’t know who to trust.

Ci sono state molte volte in passato quando ho gareggiato, in cui sono stato davvero così vuoto dentro, o le lacrime mi scorrevano sul viso senza motivo, o non riuscivo a mangiare. A essere onesto, ci sono state alcune cose ingiustificate che mi sono state dette. Era qualcosa del tipo… sapete, ci sono state volte in cui ho pensato “non c’è bisogno di colpirmi così”. A essere onesto, sono successe molte cose. In effetti, ci sono stati momenti in cui varie persone sono diventate inaffidabili e io non sapevo più di chi fidarmi.

I punteggi lo hanno ferito, perché i suoi sforzi non venivano riconosciuti. Dovrò riguardare le sue gare, ma ci vorrà tempo. Però, quando un elemento come la combinazione 4T+3T da lui completata nel programma corto di Pechino riceve tre soli +5, cinque +4 e addirittura un +3, è evidente che c’è qualcosa che non va. Il giudice che ha assegnato +3 a quella combinazione ha assegnato un +5 alla sequenza di passi di Kagiyama, una sequenza che comprende un inciampo. Sarebbe bastato giudicare quella combinazione in modo corretto, da +5, con GOE di +4.75, per assegnare a Hanyu il settimo punteggio nel programma corto e non l’ottavo. E se anche il resto fosse stato giudicato in modo corretto, la posizione sarebbe stata ancora più alta. Se tutto fosse stato giudicato in modo corretto, per tutti, alla fine Hanyu avrebbe vinto l’oro. L’ISU dovrebbe cercare di capire perché i giudici non hanno assegnato voti corretti, fare una formazione migliore ai suoi giudici, usare tutte le tecnologie esistenti per semplificare il loro lavoro e squalificare tutti quelli che assegnano i voti non in base a ciò che i pattinatori hanno fatto, ma in base ai loro gusti o ai loro interessi.

Quanto al fatto che Hanyu non sapesse più di chi fidarsi… io indagherei anche qui, perché la cosa puzza tanto di mobbing. Il pattinaggio ha regole abbastanza rigide, se una federazione non ama un atleta, può rendergli la vita davvero difficile, e l’atleta non può farci nulla. E parlare servirebbe solo a peggiorare le cose, perché il pattinatore è comunque in balia della federazione, che può rendergli le cose ancora più difficili, e senza prove fa solo la figura di chi si lamenta per nulla perché, secondo i critici, non sa perdere.

Eccolo qui il motivo per cui Hanyu, al picco della sua condizione tecnica e atletica, ha abbandonato l’agonismo. Per prendersi cura di se stesso, take care of my heart (43:59). Per non essere più ferito da un ambiente che credeva di poter fare a meno di lui e che da quattro anni ha smesso di riconoscere i suoi sforzi. Il suo pattinaggio, i suoi sogni, quelli rimangono. Il suo pattinaggio lo abbiamo visto nella SharePractice e nel Rondò di 24-Hour, e sappiamo che intende ancora lavorare sul suo sogno, un quadruplo axel degno di essere chiamato quadruplo axel. E se per anni non ha detto nulla sui voti assurdi che gli sono stati assegnati, è colpa di un ambiente che preferisce l’omertà alla correttezza. Ora è libero da tutti gli squali che hanno guadagnato soldi con la sua sola presenza ma che hanno negato di riconoscere ciò che faceva e, fra le altre cose, ha iniziato a parlare. Spero che ci saranno indagini serie, e che determinate persone paghino per ciò che hanno fatto.

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6 Responses to Denunciare gli abusi

  1. A says:

    Però, mi pare che Senft votò esattamente come Balkov le chiese di votare. Tirò fuori la registrazione solo mesi dopo quando era sotto inchiesta. Altrimenti, nulla. Mi pare un atteggiamento un po’ troppo comodo. Il suo tentativo di dipingersi come la paladina dell’onestà non mi ha mai convinto.

    • Non ho mai controllato i voti ricevuti dalla coppia ucraina. Io ho letto la versione di Bianchetti Garbato, e ho trovato commenti in linea con le sue parole anche in altri libri, però essendo fuori dall’ambiente non so se siano semplicemente due fazioni che si scontrano fra loro. Se Jon Jackson ha ricordi paragonabili a quelli di Bianchetto Garbato, le cose sono andate come raccontano loro, o sono solo amici e quindi si sostengono a vicenda?
      Nelle poche gare che ha giudicato con l’attuale sistema Senft ha assegnato voti stranamente alti alle coppie canadesi. Può aver cercato di aiutare Bourne/Kraatz? Io non sono in grado di giudicarlo (fra l’altro io tifavo per Bourne/Kraatz, sono diventati la mia coppia di danza preferita dopo il ritiro di Rahkamo/Kokko, quindi anche senza considerare che non sono in grado di giudicare un programma di danza, io sono certamente di parte).
      Quello che mi interessa è che può essere difficile denunciare un comportamento scorretto (anche se magari lo si fa solo per interessi personali).

      • A says:

        “Nelle poche gare che ha giudicato con l’attuale sistema Senft ha assegnato voti stranamente alti alle coppie canadesi. ”

        Ultima gara che Senft ha giudicato furono i mondiali di Milano nel 2018. Quanto ti esce di national bias nella danza libera? Mi pare che avesse dato voti a Papadakis/Cizeron nella media del pannello, poi overscoring di Weaver/Pojer e Gilles/Poirier e underscoring di tutti gli altri nella zona 2-8 e poi ritorna nella media per quelli fuori dalla top 10.

        “Quello che mi interessa è che può essere difficile denunciare un comportamento scorretto (anche se magari lo si fa solo per interessi personali).”

        Un paio di successi in questo senso ci sono stati. Ricordo, la Coppa di Nizza 2012 (mi pare). L’ucraina Kruglova cercò di convincere una giudice inglese, mi pare Diana Stevens, a regalare un punto di GOE su ogni elemento alla coppia ucraina perché erano scarsotti e avevano bisogno di aiuto a raggiungere il punteggio tecnico minimo per partecipare ai mondiali. Stevens andò immediatamente dal referee a dirgli cosa era successo. Dopo la competizione, Kruglova vene sospesa. Chiaramente adesso è tornata.

        • I numeri li prendo da SkatingScores, e visto che mi chiedi una sola gara, sono andata a guardare direttamente il sito invece del mio file. Nella danza libera i valori più alti li ha il giudice ucraino, Anastassia Makarova, che arriva a 6.98 (e già si era fatta notare nella short dance, +5.36). Senft si piazza al secondo posto, con un notevole +6.46. E, guardando nello specifico, ha assegnato voti decisamente alti a tutte le coppie canadesi. Partendo dai voti assegnati ufficialmente nella short dance, per lei Weaver/Poje avrebbero dovuto vincere l’argento, non il bronzo, Gilles/Poirier sarebbero arrivati quarti e non sesti (con la terza danza libera), e anche Soucisse Firus, per i quali non ho fatto il calcolo totale, avrebbero eseguito l’undicesima danza libera e non la quattordicesima.
          La tabella si trova qui: https://skatingscores.com/1718/wc/sr/dance/long/tss/

          La vicenda di Kruglova le ricordavo, anche se non sapevo con chi era il giudice che aveva provato a portare dalla sua parte, e ricordavo anche che è tornata a giudicare.

          Ogni tanto qualche giudice viene sospeso, perciò qualche controllo l’ISU lo fa. Secondo me non sono abbastanza, e anche quando è evidente che i voti sono assurdi spesso è complicato sospendere un giudice perché servono più gare dal comportamento scorretto per la sospensione.
          Probabilmente come in tutti i posti c’è chi cerca di fare il lavoro seriamente, e quindi se trova un giudice scorretto lo sospende, e chi preferisce lasciar correre per non avere problemi, o magari il giudice da sospendere è amico suo e quindi chiude un occhio (o, se gli sta antipatico, li apre entrambi).
          Purtroppo possiamo solo sperare che chi debba vigilare lo faccia seriamente, ma ormai non mi fido più di quello che mi dicono senza interrogarmi su ciò che mi è stato detto. Magari, continuando a rompergli le scatole sulla correttezza delle gare, alla fine si decideranno a introdurre tecnologie che riducono il potere dei giudici.

  2. Have found the panel-o-judges system weird since i was a high schooler
    I assumed that this is done to mask ‘result fixing’ effects
    Have seen this at local open freestyle dance comps personally when i participated
    Knew the pattern

    But found it weird on international platform for something that’s athletic+ artistic + broadcasted

    Is there any scientific reason why 10 judges or separate art&tech panels and not 2or3
    named&tested &paid principal judges + 1 apellate/reviewer one?
    Any policy logic specified anywhere on the voyeuristic K&C tradition, or immediate post-program interviews, or not formally paid judges, or immediate declaration of results (except for the K&C drama)?

    Just wondering if you have come across anything pertaining the above in your study
    Also, plz feel free to correct any errors in my understanding
    (Confession: haven’t read ALL your post yet😀😢😊

    • You don’t have to justify yourself because you haven’t (yet?) read all my posts. Reading what I write is not mandatory, it is done by those who want to do it and if they have the time to do it.

      Kiss and cry was established over time, because it gives televisions the opportunity to show the emotional aspect and tell a story, and this captures the viewers. Many decisions are made on the basis of viewers, to capture them in order to get sponsors, raise the price of television rights, and in general have a higher income.

      The number of judges varies with time, at the beginning of the twentieth century there were fewer, often there were only five, but also the skaters were not many. Since the judging system was different from the current one, having a small number of judges would probably have made competition results less reliable.
      When they switched to the ISU judging system the number of judges was higher, it seems to me eleven, then they reduced it for economic reasons, because even if the judges are not paid (beyond an attendance fee whose economic value in many countries is only symbolic, but I don’t know if it is so symbolic everywhere), they don’t pay anything, from hotels to restaurants or travel, and in important competitions they go to luxury hotels. So the expenses for the judges are there, and the ISU has slightly reduced their number.

      I do not believe there are scientific reasons behind almost all the decisions of the ISU. If they were interested in scientific reasoning, they would introduce technology. The size of the jumps can be measured, the rotation can be evaluated objectively, as well as the flip and lutz edge, and it is possible to draw patterns that tell how much time a skater spends on one foot, or on right rather than the left foot. more, and how many difficult steps he takes, which would help in evaluating the PCS. Why isn’t it done? In my opinion for a combination of factors.
      To do something you have to think that you can do that thing. Then you have to activate, you have to work on it, and it’s easier to leave things as they are than to work. You have to spend money, especially in the beginning. And I’m not sure everyone wants objective judgments: with technologies it is more difficult to manipulate the results of the competitions, and this is not good for cheaters. If even the dishonest are few in number, it is enough for them to leverage on the laziness of others, or on the economic aspect, to block any innovation.

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