Prologue

All’inizio non avevo scritto niente su Prologue. La notizia dello show mi aveva reso felice, e allo stesso tempo ero preoccupata. Uno show da solo? Non ho mai avuto dubbi sulla capacità di Hanyu di coinvolgere il pubblico, ma come sarebbe riuscito ad arrivare in fondo allo spettacolo a livello fisico? E questo senza considerare che ci possono essere un’infinità di imprevisti, qualcosa che, alla sua prima apparizione da professionista, sarebbe stata un disastro.

Sì, era già apparso in pubblico in numerose interviste o in partecipazioni a programmi televisivi, aveva aperto il suo canale youtube, e aveva interpretato meravigliosamente Introduzione e Rondò capriccioso per 24-hours, ma un intero spettacolo è un’altra cosa. Perciò ero preoccupata, per le incognite dello spettacolo (come in passato mi preoccupavo per le incognite della gara) e per l’impegno fisico richiesto dallo show. Hanyu ha detto che, entro certi limiti, per lui non è cambiato nulla, che continua a pattinare con lo stesso impegno e che vuole mantenere la stessa tensione delle gare, e direi che c’è riuscito alla perfezione. Già durante la SharePractice ogni volta che stava preparando un quadruplo mi ritrovavo a sperare che completasse il salto così come solo lui sa fare, e con SEIMEI volevo vedere un programma perfetto ancor più di quanto lo avessi desiderato quel giorno a PyeongChang. Va bene, nel 2018 ero solo una fan di Hanyu e non una fanyu, ma l’intensità di un suo allenamento è superiore rispetto a quella delle gare di chiunque altro.

L’arena di Yokohama è grande. Può contenere fino a 10.000 spettatori. Hanyu non ha sfruttato uno dei lati corti perché lo ha usato per l’ingresso e il megaschermo, perciò è sceso a 7.900 posti. È comunque un rischio, quanti show hanno avuto poco pubblico? Stars on Ice in Giappone, con i tre pattinatori che sono saliti sul podio olimpico maschile (due di loro giapponesi, e pure vincitori delle due medaglie più pregiate all’uultimo Campionato del mondo), la campionessa del mondo in carica e bronzo olimpico nella gara femminile, pure lei giapponese, la maggior parte dei più importanti pattinatori giapponesi del momento, e il nuovo re dei quadrupli, è andato lontano dal riempire un palazzetto da 2.500 posti. Guardiamo le gare di Grand Prix, e anche lì i palazzetti sono semi vuoti (2.500 posti quello di Skate America, 5.500 quello di Skate Canada, più grande ma molto più vuoto, la mia impressione è che ci fosse lo stesso numero di spettatori, 3.500 quello dell’Internationaux de France e 1.500 quello di Sheffield). Palazzetti piccoli, pochi spettatori, secondo me siamo fra gli 800 e i 2.000 spettatori a gara. L’arena dove si è svolto l’NHK Trophy era più grande, 10.000 spettatori di capienza massima. In quei pochi programmi che ho guardato i due lati corti erano praticamente vuoti, il settore più alto pure, e anche qua e là si vedevano poltrone libere. Quanti spettatori ci potevano essere? 5.000? 6.000? Comunque meno che a Prologue, che ha fatto il tutto esaurito e la diretta in oltre 100 sale fra cinema e teatri nonostante la diretta televisiva programmata per il secondo giorno. Dai numeri che abbiamo visto, credo che alla lotteria per i biglietti della Pia Arena abbiano partecipato oltre 100.000 persone. Fase uno vinta. Numeri alla mano, Yuzu è più importante dell’ISU.

Come tutti, ero preoccupata per la quantità di energie necessarie a fare uno show da solo. Abbiamo visto Hanyu finire i suoi programmi esausto troppe volte per non preoccuparci, anche perché sappiamo che lui dà sempre tutto se stesso. Stavolta avrà fatto un lavoro incredibile a livello fisico, comunque il secondo giorno era più stanco rispetto al primo, e a Hachinohe le date saranno tre. Speriamo in bene. Ero convinta che ci sarebbero stati video, sia per farlo rifiatare che per consentirgli di cambiarsi. Ha pattinato per circa un terzo del tempo, mezz’ora in uno spettacolo durato un’ora e mezza, e anche così è stata una maratona pazzesca. Due quadrupli in SEIMEI, ce n’erano stati altri due nel warm up, più i tripli axel e gli altri salti, e anche trottole e passi consumano tanta energia. Henni su Twitter ha contato gli elementi tecnici, e la sua tabella ci dice che a livello atletico si è trattato di una performance straordinaria. Il tweet di Henni (con qualche interessante commento aggiuntivo) si trova qui, ma riporto nel blog la sua tabella:

Detto questo…

L’idea di iniziare con il warm up è stata geniale. Per i prossimi show dovrà inevitabilmente cambiare, perché se con Prologue ha ripercorso il suo straordinario cammino, questo non è qualcosa che si può fare ogni volta. Prologue è un ponte. Mi viene da ridere a pensare che lo avevo scritto anch’io, in agosto, in un testo che prima o poi pubblicherò:

Prima di poter annunciare cosa farà ha bisogno di definire numerosi dettagli, ma la sua idea di pattinaggio non è cambiata, e ora che non è più limitato dalle regole dell’agonismo intende spostare i suoi limiti e quelli di ciò che viene ritenuto possibile, cambiando la concezione di cosa sia un atleta professionista.

Se la carriera agonistica di Hanyū è stata tale da poter affermare che lui è il più grande pattinatore di tutti i tempi, il suo percorso non è ancora finito, e per chi vorrà seguirlo ci sarà da divertirsi. Il passato non è che il prologo.

Ora ne sono ancora più convinta, e lui lo ha confermato. Il passato è il prologo, da cui partire per costruire il futuro. Io ho in mente un paio di cose che potrebbe fare, alcuni show tematici, sicuramente lui farà altro, e molto più bello di ciò che posso immaginare io, perché ha una mente superiore. Comunque se questo show è stato ideato come un ponte fra il passato e il futuro, per gli altri dovrà per forza cambiare, altrimenti diventerebbero una ripetizione di questo. I soliti noti lo criticherebbero per la scarsa fantasia, per qualcosa che definirebbero stantio – anche se dubito che l’idea di iniziare con il warm up, e il coraggio di portarla avanti, potesse venire a qualcun altro, o che qualcun altro potesse narrare una storia tanto ricca – ma soprattutto è lui che vuole sorprendere, creare qualcosa di nuovo e che, già dallo show successivo a Prologue, non sarà più un pattinatore che ha appena lasciato l’agonismo, ma il pattinatore professionista, quello che ha già proposto uno spettacolo senza precedenti.

Un ponte fra due fasi della carriera. C’è l’orologio, che parte dalle 11:11, perché lui è e sarà sempre il numero 1, che torna indietro a ricostruire il suo percorso, e che alla fine si sposta avanti verso il futuro. Non è più il tempo delle gare, anche nel video abbiamo visto una porta che si chiude, ma per una porta chiusa c’è un mondo da scoprire. Fra l’altro, da quel che ho letto il disegno dell’orologio lo ha fornito lui. Si sarà certamente fatto aiutare nell’ideazione, ma è stato lui a decidere di legare la sua storia al tema del trascorrere del tempo, e a immaginare l’aspetto visivo.

In realtà lo show non inizia con il warm up ma con il video del suo annuncio del 19 luglio, poi prosegue con l’arrivo alla pista, qualcosa che ha fatto un’infinità di volte. Fra le altre vediamo anche immagini di Torino, una gara per lui dolorosa, e che sicuramente ha marcato in modo molto forte il suo modo di guardare le gare, perché ha capito che qualcuno era infastidito dalla sua presenza, e poi il riscaldamento nella palestra. Poi se ne susseguono numerose altre, di altre gare disputate in vari momenti della sua carriera.

Lo vediamo anche in pista, in allenamento e in gara, giovanissimo mentre interpreta From Russia with Love, e poi lo vediamo crescere, mentre esegue una trottola bassa. Lui è più grande, ma è sempre lui. Le immagini sono accompagnate dalle note di Romeo e Giulietta, il libero con cui ha vinto per la prima volta l’oro olimpico, perché lui, comunque, è il campione olimpico. A Sochi ha vinto a sorpresa, il favorito era Patrick Chan, anche se alla finale del Grand Prix Hanyu aveva dimostrato di poter presentare programmi straordinari, e da quel momento è diventato lui l’uomo da battere, anche quando il titolo di campione del mondo era detenuto da un altro. Gli altri potevano vincere una gara, potevano vincere diverse gare, ma il campione era lui.

Dopo pochi minuti passiamo dal ricordo del passato all’attualità con il warm up. Il 4, quando ho letto su Twitter che era stato annunciato l’inizio dei sei minuti di riscaldamento, sono scoppiata a ridere. È giusto così. È l’inizio delle gare. L’ultima volta che Hanyu aveva pattinato davanti al pubblico era stato da agonista, anche se era per uno show. All’epoca di Fantasy on Ice non aveva ancora ufficialmente abbandonato le gare, e le gare iniziavano in questo modo. Sei minuti di riscaldamento, con annuncio, giacca indossata all’inizio, tappa per bere, Pooh in balaustra. Lui è lo Yuzu che abbiamo imparato a conoscere e amare, nulla è cambiato. Non è cambiata la serietà con cui lui fa tutto, non è cambiato il nostro affetto per lui. Poi si è tolto la giacca e ha rivelato il costume, causando i soliti GASP! di ogni volta che rivela un costume.

Suppongo che abbiamo riconosciuto tutti i colori, è il SEIMEI olimpico. Per SEIMEI ha fatto realizzare non meno di sei costumi diversi, questo è quello di PyeongChang. Quando ho guardato la diretta ero, almeno in parte, preparata, perché avevo letto i resoconti del giorno prima, e avevo visto qualche video di pochi secondi. Sapevo, più o meno, come era strutturato lo show, ma saperlo e assistere allo show sono due cose ben diverse. E poi c’è stato il dopo, che ha fornito nuove informazioni. Non conoscendo il giapponese, per sapere cosa viene detto ho bisogno che qualcuno faccia una traduzione. Forse in futuro potrebbero esserci già durante la diretta sottotitoli in inglese? Non durante le conversazioni, ma durante le parti registrate, o per il testo delle canzoni. Però ho letto che la persona che ha fatto gli annunci, e che ha conversato con Hanyu, è la stessa persona che fa gli annunci durante le gare che si svolgono in Giappone. È giusto così, è bello ritrovare la sua voce. Non ci avevo fatto caso, ma è una voce familiare, che il mio cervello aveva registrato e accettato come una cosa normale, “giusta”.

Ho letto che Hanyu era nervoso, si chiedeva come avrebbe reagito il pubblico alla presenza di un warm up, e se lui sarebbe riuscito a concentrarsi, sapendo che quello che sarebbe arrivato dopo non era una gara. Come ha reagito il pubblico lo abbiamo visto, io so come ho reagito io, e ho gradito tantissimo, lui non ho mai capito come faccia a trovare la concentrazione giusta. Come facesse a trovarla prima di una gara, quanto era un ragazzino sconosciuto, e dopo, quando era un campione affermato, quando tutti si aspettavano da lui prestazioni straordinarie, quando molti avrebbero voluto vedergli compiere disastri. O quando, durante la SharePractice, c’erano quasi 90 fra giornalisti e fotografi a pochi centimetri da lui, impegnati a studiare ogni sua mossa. Davvero, io non ho idea di come faccia, ma ha tutta la mia ammirazione.

Nonostante il costume di SEIMEI, nel riscaldamento Hanyu ha pattinato su Ten to Chi to. E anche qui è stato geniale, perché ha iniziato con la musica dello sceneggiato, una parte che non ha usato per il programma di gara, quindi abbiamo avvertito il suono epico, ma nessuno di noi ha riconosciuto la musica, fino a quando non sono risuonate le note della parte di brano su cui ha costruito il suo programma, mentre si toglieva la giacca. Il costume di SEIMEI, con cui è entrato nella leggenda, con le note di Ten to Chi to, perché è l’ultimo programma di gara e perché il passato non si rinnega, neppure se è doloroso. E poi questi programmi sono l’anima del Giappone.

All’inizio Hanyu era un mago, qualcuno pronto a combattere ma che guardava tutto con ironia e con un certo distacco. Uesugi Kenshin è molto più umano di Abe no Seimei, ha sofferto di più, è pieno di dubbi. Il passaggio dall’uno all’altro, la crescita personale dell’atleta Hanyu Yuzuru attraverso questi due programmi è straordinaria. Io spero che realizzi uno show specificamente dedicato al Giappone. Ci sono SEIMEITen to Chi toHope and Legacy, ma anche i vari programmi di esibizione, che non narrano propriamente una storia ma che sono molto noti, Hana ni NareHana wa SakuThe Final Time Traveler (qui in realtà una storia c’è, perché il brano è stato scritto per un videogioco dedicato alla memoria del terremoto di Kobe del 2005), Requiem of Heaven and EarthHaru yo, Koi… chissà se mentre rifiata è possibile portare in centro alla pista un palco mobile, fissarlo in modo che sia stabile senza rovinare il ghiaccio e avere uno spettacolo di teatro? La commistione fra le due forme d’arte potrebbe essere interessante.

Ichiban Hanyu Yuzuru-san. Giuro, io ho sentito che la frase era incompleta. Mancava un Nippon dopo san, o forse un A.N.A. Siamo in gara, qualcosa che abbiamo vissuto per anni, con SEIMEI pattinato su pista di dimensioni quasi regolamentari, una sua scelta precisa perché lui vuole programmi veri, anche se questo significa avere qualche spettatore in meno perché ha dovuto far togliere alcune poltrone. Luce da gara, ed è giusto così perché sta riproponendo una gara. Due quadrupli, purtroppo sul ghiaccio c’era un velo d’acqua lì dove il secondo giorno ha perso il filo ed è caduto, perché lui quel salchow lo aveva atterrato e poi è scivolato. E si è rialzato con una forza incredibile, senza neppure mettere la mano sul ghiaccio.

Negli show i pattinatori fanno cose più semplici, riducono il numero dei quadrupli, perché tanto non ci sono titoli in gioco, non ci sono punti, e non è mai bello cadere. Hanyu no, lui ci mette sempre la faccia. È un atleta, quindi fa i quadrupli, anche in uno show. E, se cade, si rialza e va avanti. Comunque era più stanco, anche nel warm up aveva aperto in volo un salchow, fatto solo un triplo e aveva riprovato (e completato) il quadruplo poco dopo. Quella che sta riproponendo è la gara che lo ha definitivamente consacrato come il più grande di tutti i tempi. Nel giro di pochi minuti ha ricordato in vario modo – con due musiche e un’interpretazione – la sua storia ai Giochi olimpici, anche se il layout è particolare. Tre tripli axel. Non ha fatto un altro quadruplo forse per risparmiare le energie – non dimentichiamo che in agosto ha riproposto SEIMEI nella versione olimpica, e che lo ha pattinato alla perfezione – ma scegliere di fare tre tripli axel significa due cose. La prima è una dichiarazione d’amore nei confronti dell’axel, un salto che lo ha sempre sostenuto e che è di una bellezza inarrivabile per chiunque altro. E che non è molto meno stancante di un quadruplo, quindi ha diminuito le difficoltà tecniche su un singolo programma, sapendo che dopo avrebbe dovuto ancora pattinare a lungo e che non si poteva esaurire all’inizio, ma lo ha fatto solo in minima parte. La seconda è che non è più vincolato alle regole.

Quante cose meravigliose ci hanno fatto perdere le regole? Pensiamo ai cross roll all’indietro in SEIMEI, che sono meravigliosi e che lui ha sempre fatto in esibizione perché sono perfetti per il programma, ma che ha tolto dalle gare dopo che nella prima aveva ricevuto solo livello 2 sulla sequenza di passi. Livello 2. Lui. Ha tolto i twizzle bassi prima di una trottola in Origin, perché aveva perso un livello nella trottola. E la coreografia di Origin nell’allenamento aperto ai giornalisti che ha fatto in Canada, prima dell’inizio della stagione, era diversa da quella che poi ha portato in gara, perché ha dovuto adattarla alle regole. Quante altre cose ha sacrificato? Perciò lui ha dichiarato con i fatti, non con le parole, che è perfettamente in grado di coprire l’intera pista, che non vuole le cose semplici, che non rinuncia a nulla, e che l’aspetto artistico è fondamentale. E che l’axel è l’amore della sua vita.

Poi torniamo indietro nel tempo con la nascita, l’incontro con il pattinaggio, le prime gare, con quel Dalla Russia con amore che gli ha consentito di vincere il primo titolo nazionale, ma anche Rapsodia su un tema per Paganini, con cui ha letteralmente dominato durante la sua seconda stagione junior. La determinazione e i successi sono accostati a immagini tenere, dall’albero di Natale e dal cavallino, ma accanto alla tenerezza c’è una punta di dolore. L’albero è quello della Santa Claus Cup in Finlandia, la sua prima gara all’estero. Sul cavallino si diverte, possiamo sorridere per l’energia che ci mette, e per quel piccolo Pooh che oscilla alle sue spalle, ma sulla schiena ha uno zaino. Non è mai libero di divertirsi e basta. Qualcuno su Twitter ha notato che quel cavallino si trova nella sala di attesa dell’aeroporto finlandese dove lui era andato per la Santa Claus Cup. I giochi da bambino sono relegati all’attesa dell’aereo, perché il pattinaggio cancella tutto il resto.

I video meriterebbero maggiori commenti. Da quel che ho letto è stato lui a fare il montaggio, non so se di tutto o solo di una parte dei video. Poi torna in pista per Change, con un musicista dal vivo che suona lo shamisen. Bellissimo. Il suono dello shamisen è perfetto per lo spettacolo, il musicista, Koki Nakamura, è giovane ma è bravo, e per Yuzu le collaborazioni con artisti che suonano dal vivo sono sempre state molto importanti.

Change è un programma di esibizione che Hanyu ha iniziato a interpretare quando era ancora junior, ma lo ha riproposto anche da senior, quando era già campione olimpico. Il brano è dei Monkey Majik, un gruppo di Sendai a cui è molto legato, quindi oltre a ripercorrere la sua storia Hanyu fa anche un omaggio alla sua città.

Change è importante non solo perché lui ama molto questa canzone e il gruppo che la interpreta, ma anche perché come stile è diversa dalle altre che ha portato in pista in Prologue. Ha cercato di interpretare tutti i generi, perché il pattinaggio parla tantissimi linguaggi. E, come ha notato Henni su Twitter, ha reso omaggio a (quasi) tutti i coreografi: Spartacus, di Shoichiro Tsuzuki, Change, di Nanami Abe, Romeo+Giulietta, con la coreografia di Abe in parte rielaborata da Natalia Bestemianova e Igor Bobrin, Hello, I love You di Kurt Browning (e suppongo che all’epoca abbia studiato con attenzione i passi di Browning, perché se ora Hanyu è più bravo, Browning è comunque uno dei migliori che ci siano mai stati se parliamo di passi, e all’epoca della loro collaborazione Hanyu aveva tanto da imparare), Hana ni Nare di Kenji Miyamoto (che non avrebbe dovuto interpretare perché nel voto del pubblico aveva vinto Let’s Go Crazy, ma che lui ha voluto interpretare lo stesso, probabilmente proprio per rendere omaggio a Miyamoto), Let’s Go Crazy e Parisienne Walkways di Jeffrey Buttle, Haru yo, Koi di David Wilson, SEIMEI di Shae-Lynn Bourne e A Fleeting Dream di Yuzuru Hanyu.

Il primo giorno Hanyu aveva un guanto rosso, e se in sé il guanto rosso è bello, con quella manica faceva un pessimo effetto. Rosso su rosso, nelle fotografie stava malissimo. Se gli piace può mettere il guanto rosso all’altra mano, visto che lì non c’è la manica, o cambiare il colore della parte terminale della manica. Ha notato anche lui il brutto effetto visivo, infatti il giorno dopo entrambi i guanti erano neri. Questo sottolinea la sua attenzione a ogni dettaglio.

Dopo i brani, Change e seguiti, Let’s Go Crazy comune nei due giorni, Spartacus il primo giorno, Hana ni Nare e Hello, I Love You il secondo, ci sono state le immagini legate al terremoto, con le note di Requiem. Yasunobu Matsuo è specializzato in healing music, lui compone le sue musiche con lo specifico obiettivo di aiutare le persone a superare il dolore. E Requiem for the Great East Japan Earthquake 3.11 – Requiem of Heaven and Earth è il titolo scelto da Yuzu per il suo programma, il brano di Matsuo ha un titolo diverso ed è lungo dieci minuti – è stato composto da Matsuo immediatamente dopo il terremoto, quando la televisione stava diffondendo le immagini di quel che stava avvenendo in Giappone. Lo ha detto chiaramente, lui vuole ricordare. È doloroso, ma ricordare ciò che è avvenuto è un modo per rendere omaggio alle vittime. E sappiamo che non sono solo parole vuote, da tutti i programmi che ha interpretato a tutti i soldi che ha donato.

Nel mezzo vediamo il video dello show di Kobe. Avete presente? È trascorso quasi un mese dal terremoto e a Kobe, una città che era stata distrutta sedici anni prima da un altro terremoto, e poi ricostruita, hanno organizzato uno spettacolo di beneficenza per la ricostruzione del Tohoku. Fra gli organizzatori dello spettacolo (uno spettacolo importante, fra gli altri c’erano Daisuke Takahashi e Shizuka Arakawa) c’è Kenji Miyamoto, l’uomo che vediamo alle spalle di Hanyu, che guarda verso il basso, quando Hanyu sta per entrare in pista. Miyamoto aveva 16 anni quando ha vissuto il terremoto di Kobe. Così, giusto per dire che era in grado di capire perfettamente ciò che provava Hanyu.

In quel programma ci sono solo due tripli. Il programma è White Legend, lo short program della stagione appena finita. Perché due soli tripli? Perché per 10 giorni dopo il terremoto Hanyu non ha potuto pattinare, per qualche tempo il cibo è stato razionato perché le vie di comunicazione – strade, ferrovie, aeroporti, porti – erano state distrutte e far arrivare qualsiasi cosa era difficile, quindi fisicamente non era proprio al meglio. E i suoi pattini erano rovinati. Quando è scappato dalla pista non ha messo i paralame, e le lame si sono rovinate così tanto da non poterle sistemare con un’affilatura. All’inizio anche i salti singoli erano complicati, perciò quando ha partecipato allo spettacolo di Kobe non era in grado di eseguire i salti che faceva senza problemi fino a un mese prima, e ha fatto quel che è riuscito a fare. Però, se i salti erano pochi, le emozioni sono state intensissime.

Una nota sui paralame, non qualcosa che abbiamo visto allo show ma qualcosa che è scritta nel libretto che io riceverò non prima di febbraio. Lui non ha usato i paralame per fuggire, non so se li abbia presi in mano ma non li abbia messi o se li abbiano portati fuori gli allenatori dell’Ice Rink, insieme alla borsa con i suoi vestiti, oltretutto era saltata la corrente, quindi lui è uscito dalla pista al buio. Da quel momento, in gara Hanyu ha sempre usato gli stessi paralame. In allenamento ne usa altri, per non consumare con l’eccessivo uso quelli del giorno del terremoto.

Prima di un programma di gara lui si toglieva i paralame, quelli che quel giorno si era dimenticato di usare distruggendo i suoi pattini, e li accostava al volto per ringraziarli per aver protetto i suoi pattini. Non ho fatto caso al momento in cui ha iniziato a fare questo gesto, magari dovrò guardare con più attenzione i programmi di gara, ammesso che abbiano filmato il momento in cui entra in pista. Certamente ha iniziato a salutare la pista quando hanno riaperto l’Ice Rink in luglio, e lui è stato felice di riavere la pista che ha perso per ben due volte.

Il primo libero che ha interpretato dopo il terremoto è Romeo+Giulietta. Quelle che vediamo sono le immagini della finale del Grand Prix 2011, Hanyu aveva compiuto 17 anni tre giorni prima. Nel Campionato del mondo aveva eseguito un 4T migliore, e quello è un programma epico, nonostante la caduta, o forse anche grazie alla caduta. Forse ha usato le immagini del pur bellissimo programma di qualche mese prima perché ha faticato meno a ottenere i diritti. Di fatto, in Prologue non vediamo le immagini di un solo Campionato ISU. Vediamo video di gare nazionali giapponesi, di gare del Grand Prix, finale compresa, e foto dei Giochi olimpici, ma del Campionato del mondo (junior e senior) e del Four Continents Championship non vediamo nulla. E qui abbiamo un altro colpo di genio, perché le immagini passano dall’Hanyu diciassettenne all’Hanyu ventisettenne, che si esibisce dal vivo. Un passaggio straordinario.

Quanti di voi sui passi hanno pensato “per favore, stavolta non cadere?”. Io sì. E, dai racconti che ho letto, il primo giorno ha fatto uno step out sul salchow conclusivo, qualcosa che a suo modo è adeguato al programma. Piccola nota: il programma, così come Change, è chiuso da una biellman. Un uomo che esegue la biellman, a quasi 28 anni. Ci sono pattinatrici, anche forti, che non hanno mai eseguito la biellmann neppure nel momento migliore della loro carriera.

Segue un breve video dedicato al alcuni momenti importanti della sua carriera, immagini che tutti riconosciamo e che, pur nella loro brevità, sono ricche di emozioni, e quindi il video di un programma nuovo, quel Dreamy Aspiration che ha caricato sul suo canale YouTube. Non lo avevamo capito, ma nel canale Hanyu aveva anticipato qualcosa che avrebbe fatto in PrologueChange e, appunto, Dreamy Aspiration. Io non avevo commentato quel programma, al di là forse di un paio di brevi frasi scritte come risposta da qualche parte, ma i salti sono notevoli, la costruzione è geniale, il montaggio non è il montaggio semplice della maggior parte dei dilettanti, e l’impatto emotivo è fortissimo.

E, dopo Dreamy Aspiration, passiamo su A Fleeting Dream. La musica proviene da Final Fantasy X, e viene un po’ da sorridere a vedere il nerd che emerge, ma in realtà è una musica meravigliosa, come tutte le musiche scelte da lui. E lui entra avvolto in quel telo che lo avvolgeva in Dreamy Aspiration.

Siamo sempre lì, ai suoi sogni che vanno avanti, interpretazione dopo interpretazione. Alle sue lotte, perché per lui un programma non è qualcosa di studiato da altri e che lui si limita a ripetere, ma in cui si cala e che interpreta. La coreografia è sua, ed è una coreografia incredibile. Lo abbiamo ammirato tutti nei suoi cool down. I suoi movimenti, anche nelle fasi di defatigamento, sono più belli dei movimenti della quasi totalità di quelli degli altri pattinatori durante le gare. Lo abbiamo chiesto noi il cool down, ed evidentemente lui ascolta ciò che diciamo. Il fatto che sia lui il coreografo ci conferma che sta assumendo sempre più la direzione creativa di ciò che fa. Collabora da anni con i coreografi, non si limita a fare ciò che gli chiedono, stavolta ha fatto tutto da solo, e suppongo che sempre più spesso sarà così. E mentre l’ISU dà sempre più valore ai salti, e i giudici, violando il regolamento, assegnano voti alti nei GOE e nei PCS a chi fa tanti quadrupli, Hanyu deliberatamente dice che la qualità del pattinaggio è importante. I salti sono importanti, ha fatto i suoi quadrupli all’inizio, e ha fatto diversi tripli, anche diversi tripli axel, anche in seguito, ma i salti non sono l’unica cosa, anche se purtroppo è difficile vedere bene i movimenti.

Perché non vediamo bene i movimenti di Yuzu? Perché Yuzu ha collaborato con MIKIKO e con i Rhizomatics. Considerando la loro fama, la collaborazione in due brani, A Fleeting Dream e Haru yo, Koi, sarà costata parecchio a Yuzu, ma ne è valsa la pena. Negli show è normale avere luci colorate, a volte ci sono giochi di luce particolari, ma non abbiamo visto nulla di paragonabile a ciò che abbiamo visto in Prologue. MIKIKO e i Rhizomatics sono artisti veri. La collaborazione fra loro è una collaborazione notevole, che non sarebbe stata possibile se Yuzu non fosse stato così preciso nel suo pattinaggio, perché il rischio di non coordinarsi bene e di realizzare qualcosa di mediocre è alto. Possiamo anche far suonare insieme i due musicisti più bravi al mondo, ma se uno suona un secondo prima rispetto all’altro, quello che abbiamo è una schifezza. Ecco, Yuzu ci ha mostrato che sulle piste di pattinaggio è possibile fare qualcosa che nessuno aveva immaginato prima. E farlo benissimo.

Il tema del programma è legato alla sua lotta con il quadruplo axel, al voler rispondere alle aspettative di tutti fino a perdere se stesso. Io non sono sicura di quanto ciò che ha detto sia legato al tema del programma e quanto siano i suoi sentimenti attuali, quindi non commento. Il tema è importante, Yuzu ci mostra ancora una volta la sua anima, quel che farà in futuro sarà lui stesso a rivelarcelo quando si sentirà pronto per farlo. Quello che vediamo ora è che sono i suoi movimenti a creare le luci, e un intero mondo. Siamo noi a creare il nostro mondo, e quello che creiamo dipende dalla nostra immaginazione, e dalla forza con cui andiamo avanti.

La lotta con il quadruplo axel. Noi vediamo le sue lotte. Nel video successivo vediamo quasi in parallelo le cadute sul quadruplo salchow e quelle sul quadruplo axel. Da quanto tempo seguite il suo percorso? Io troppo poco. Sono anni ormai, ma è sempre troppo poco. Però ho letto tanto, compresi forum vecchi, con i commenti dell’epoca. Ho letto le battute sul quadruplo salchow, che veniva definito una caduta coreografata. Nella stagione 2012-2013 il programma iniziava con un quadruplo toe loop, poi c’era la caduta sul quadruplo salchow, poi il triplo axel (nelle prime due gare, dalla terza in poi c’è stato il triplo flip)… Idem, nella stagione 2013-2014 c’era la caduta sul quadruplo salchow, poi il quadruplo toe loop, quindi il triplo flip… Secondo molti avrebbe dovuto rinunciare. All’epoca i quadrupli erano meno rispetto a ora, il quadruplo salchow non sembrava davvero necessario. Quindi perché cadere? Perché rischiare di farsi male? Ora il suo quadruplo salchow è meraviglioso. Vero, ogni tanto lo pianta in asso. Ho imprecato sia a Saitama nel 2019 che a Pechino nel 2022. Ma quando lo fa bene, nessuno ha un quadruplo salchow come il suo.

La canzone del video è Sasanqua, e come tutte le canzoni scelte da Hanyu, ha un testo molto importante. Potete trovare la traduzione in inglese qui. Marika ha fatto un lavoro molto importante: ha tradotto il testo, e indicato a quali parti del video si riferisce ogni singolo verso:

Hanyu non ha rinunciato al quadruplo salchow allora come non ha rinunciato al quadruplo axel negli ultimi quattro anni. Malgrado le cadute, le gare perse, gli infortuni.

Vediamo i momenti di delusione, quel secondo posto dietro a Ryuju Hino quando aveva dieci anni, o le sonore sconfitte subite da Patrick Chan nell’autunno del 2013. Il quadruplo axel e il quadruplo salchow. La determinazione è sempre stata la stessa. Anche nei momenti dolorosi. Anche quando la caviglia ha pagato pesanti conseguenze per un errore. Quante volte si è fatto male? Quante volte è andato avanti lo stesso, incurante del dolore?

Vediamo anche la Cup of China 2014, e chissà quanto gli è costato superare quel trauma.

Anche questo è il suo passato. Non sono solo gioie e trionfi. Lui è la persona che è, ha vinto quello che ha vinto, perché ha vissuto, perché ha accettato tutte le sue esperienze e le ha usate per crescere. La canzone parla delle lotte e delle sconfitte, della confusione, del dolore, ma conferma che la strada che sta seguendo, senza rinunciare ai suoi sogni o scendere a compromessi, è quella giusta.

Il suo percorso è stato difficile, ha avuto alti e bassi, abbiamo sofferto e gioito con lui, e, almeno a livello agonistico, si è concluso a Pechino.

Haru yo, Koi. Era giusto finire così, con l’ultimo programma che ha interpretato in una pista da gara.

Ancora una collaborazione con MIKIKO e i Rhizomatics, con i fiori che sbocciano dai suoi passi. I fiori, la primavera, un domani migliore. Sì, una chiusura perfetta, anche se dopo che l’orologio ha iniziato il suo cammino in avanti abbiamo avuto il bis con Parisienne Walkways, uno dei programmi con cui è nata la sua leggenda, perché è quello del primo oro olimpico e della prima volta sopra i 100 punti.

E il pubblico che lo ha abbracciato colorando gli spalti di luci blu. Arigato Hanyu-san. Grazie. Per questo magnifico spettacolo, per il passato, per il futuro e per tutti i sogni che verranno.

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3 Responses to Prologue

  1. Hello. I looked at Twitter and read the blog. Great blog. It was very strange because the pattern of the origami crane was the pattern of Yuzuru Hanyu’s costume. But when I saw the video, I was impressed, “I see!” I felt the depth of your love for Yuzuru Hanyu. I left a comment because it warmed my heart and touched me. Thank you 💕 for the inspiration!

    • Martina Frammartino
      Martina Frammartino says:

      I started folding cranes on November 4, 2021. I did the first one with that day’s calendar page, but I wanted something related to Yuzu, not just any sheet. The next day, I printed a photo of Ten to Chi to’s costume. I never stopped.
      I am happy that you like my blog.

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