Vittorie e popolarità

Ho pubblicato la traduzione in inglese di questo post qui.

Bene o male, siamo arrivati tutti a Yuzuru Hanyu attraverso il pattinaggio. Nulla di strano in questo. Un bambino inizia a praticare sport e se va avanti, se è bravo, a un certo punto iniziano ad arrivare risultati importanti e il pubblico si accorge di lui. Con le dovute proporzioni, succede in tutti gli sport con tutti gli atleti di un certo livello. Quello che normalmente non succede è che un atleta diventi più grande dello sport che lo ha reso famoso. Che riceva due medaglie d’onore, non una, perché i risultati straordinari non li ha ottenuti una volta sola. Che sia solo la ventisettesima persona, e la più giovane, a ricevere il premio più importante della sua nazione, il People Honor’s Award. Che riceva premi normalmente assegnati a personaggi della cultura, come il Kikuchi Kan Prize. Che riceva riconoscimenti accademici, come quelli assegnatigli da Waseda, l’Università presso cui si è laureato, la quale ha anche pubblicato la sua tesi, perché ciò che ha fatto lui va al di là di quanto normalmente presentato dai laureandi. Che venga nominato persona dell’anno dalla Public Relations Society of Japan, una società che con il pattinaggio non ha nulla a che fare. Che apra un canale Youtube capace di superare i 785.000 iscritti in sei mesi, quando il canale dell’ISU, aperto 11 anni prima, ha appena raggiunto i 279.000 iscritti. Che inizi la carriera professionistica facendo il tutto esaurito per uno spettacolo in cui si è presentato sul ghiaccio da solo, vendendo 7.900 biglietti per due giorni di fila, e che sia stato costretto a vendere i biglietti tramite una lotteria perché la richiesta era enormemente più alta, nonostante la trasmissione televisiva in diretta e il livestream in oltre 100 sale teatrali e cinematografiche in tutto il Giappone, mentre per gli organizzatori delle competizioni più importanti non riescono a riempire palazzetti da 6.000/7.000 posti. Nemmeno al Campionato europeo c’era il tutto esaurito, anche se l’ultimo giorno gli spalti erano quasi pieni. Il primo giorno… lasciamo stare.

Qualunque cosa si guardi, ciò che sta facendo Hanyu, ciò che ha fatto in tutti questi anni, non è normale. I premi che sta continuando a ricevere, l’affetto del pubblico, la popolarità, sono solo una naturale conseguenza di ciò che ha fatto. Non delle vittorie, le vittorie da sole non bastano a spiegare l’attaccamento dei fan nei suoi confronti, l’emozione provata da coloro che assistono alle sue prestazioni, o che hanno modo di parlare con lui. Le vittorie sono importanti, sono ciò che ci ha portato a conoscerlo, ma sono solo la punta dell’iceberg.

Hanyu ha iniziato a pattinare a quattro anni, a salire sul podio a livello nazionale a nove, negli anni successivi ha proseguito un cammino di crescita che lo avrebbe portato a diventare il più forte. Lo ha percorso in fretta, vincendo l’oro al Campionato del mondo junior a 15 anni. I suoi coetanei gareggiavano fra gli junior, lui è passato fra i senior. Il percorso lo conosciamo, non intendo ripercorrerlo gara per gara, ma se qualcuno ha bisogno di ricordare qualche dettaglio, la pagina di Wikipedia dedicata a Hanyu è talmente ben fatta da essere stata giudicata una delle pagine migliori come completezza e accuratezza. La pagina principale, poi ci sono diverse sottopagine, perché è impossibile riassumere tutto in poco spazio.

A 15 anni Hanyu era un pattinatore promettente. La maggiore promessa di un pattinaggio, quello giapponese, che stava vivendo il momento più importante della sua storia con Daisuke Takahashi che era già salito sul podio olimpico e mondiale, nel secondo caso vincendo l’oro, e altri pattinatori che avevano le potenzialità per farlo. Sarebbero saliti sul podio mondiale Takahiko Kozuka e Tatsuki Machida, lo avrebbe mancato per poco Nobunari Oda, e anche Takaito Mura e Daisuke Murakami, tutti più grandi di Hanyu, si sarebbero presi diverse soddisfazioni a livello internazionale. Fra le donne le pattinatrici erano anche più forti, e più numerose. Con tutta la concorrenza che aveva in casa, quanti si erano accorti di lui a livello internazionale? Le gare junior sono poco seguite anche ora, e anche il Four Continents Championship, dove il sedicenne Hanyu, da esordiente, ha vinto un argento, non è una gara così seguita. Qualche esperto e i fan più attenti avevano capito che era un pattinatore interessante, ma al di fuori del Giappone per le altre persone Hanyu, all’inizio del 2012, nella migliore delle ipotesi era poco più di un nome.

Nizza 2012 è uno dei momenti di svolta. Il programma corto non è andato bene, con un toe loop solo doppio invece che triplo come secondo salto della combinazione, e soprattutto un lutz singolo invece che triplo come salto preceduto da un passo. Hanyu si era infortunato alla caviglia destra durante l’allenamento del giorno prima, qualcosa che avremmo saputo solo dopo la gara. L’informazione, che rende ciò che ha fatto Hanyu ancora più incredibile, non ha nulla a che vedere con l’impatto emotivo della sua prestazione, proprio perché dell’infortunio si è saputo dopo. Quello che si sapeva in quel momento, che i giornalisti ricordavano, è che lui è di Sendai, città che si trova in una delle aree più colpite dal terremoto che si era verificato poco più di un anno prima. Il programma è Romeo + Giulietta, con musica di Craig Armstrong. Non la versione classica di Nino Rota che avrebbe interpretato due stagioni più tardi, ma quella moderna, dal film di Baz Luhrmann interpretato da Leonardo DiCaprio. Hanyu aveva compiuto 17 anni tre mesi prima, il Romeo Montecchi shakespeariano di anni ne ha 16. L’identificazione è immediata, nell’età, ma anche nell’impulsività, nel dare tutto se stesso, senza risparmiarsi, a costo di sbagliare e di pagare di persona per errori che qualcuno più maturo magari non avrebbe fatto.

Inizia con un quadruplo toe loop da manuale, +2.43 di GOE. Da quando esiste l’ISU Judging System solo Brian Joubert, al Campionato del mondo 2011, aveva ottenuto un GOE lievemente più alto, +2.57. Patrick Chan, che scenderà in pista più tardi per conquistare il suo secondo titolo mondiale, lo eguaglierà a +2.43. Il salto è enorme, e atterrato con una sicurezza notevole. E, subito dopo, c’è un triplo axel preceduto da una luna che è un’altra meraviglia, il migliore dell’intera competizione. Probabilmente i due salti, la velocità con cui si muoveva, gli avevano già consentito di catturare l’intero palazzetto. Ma Romeo non sarebbe Romeo, e come gli appassionati di pattinaggio avrebbero scoperto negli anni successivi, Hanyu non sarebbe Hanyu, se tutto filasse liscio. Al termine della sequenza di passi cade, mani e ginocchia sul ghiaccio. Una caduta banale, arrivata in un passaggio di transizione, dopo che aveva già completato quattro elementi di salto, tre senza problemi, uno con il secondo salto della combinazione attaccato solo lui sa come. Si sente chiaramente un GASP al momento della caduta. Il pubblico, i commentatori in tutte le lingue, sono allibiti per un errore che non si aspettavano.

Come si fa ad andare avanti dopo un errore? Come, dopo un errore inaspettato? A diciassette anni, e alla prima presenza al Campionato del mondo. Hanyu si rialza, forse un po’ troppo lentamente, e poi esegue la combinazione triplo axel-triplo toe loop, qualcosa che quel giorno, oltre a lui, hanno eseguito i soli Takahashi e Joubert, ma la qualità delle loro combinazioni non è la stessa della sua combinazione. Completata subito dopo una caduta su un passo. È questo il momento in cui cattura tutti gli spettatori, questa combinazione, l’urlo dopo la seconda trottola, e la scivolata all’indietro, in ginocchio sul ghiaccio durante la sequenza coreografica.

A volte capita di leggere commenti assurdi, paragoni che non hanno senso, perché ogni cosa va valutata nel suo contesto. Hanyu quel giorno ha fatto un solo quadruplo, un toe loop. Nella stagione 2011-12 eseguiva un solo quadruplo per programma. Il secondo quadruplo nel libero è arrivato nella stagione 2012-13, ma gli sarebbe servito tanto tempo per trovare la stabilità sul salchow. Oggi i diciassettenni che fanno almeno tre quadrupli nel libero sono parecchi. E allora? Se il valore dei pattinatori si misurasse solo sul numero di rotazioni dei loro salti, dovremmo ritenere scarso Gillis Grafstrom, vincitore di tre ori e un argento olimpici fra il 1920 e il 1932. Non ho idea di quali doppi facesse, certo non il doppio axel né i salti tripli, visto che entrambi gli elementi sono stati introdotti nel pattinaggio da Dick Button dopo la Seconda Guerra Mondiale. Quanto a Button, non ha avuto bisogno dei quadrupli, o nemmeno di due tripli, per vincere due ori olimpici. I salti, le difficoltà tecniche, vanno messe in rapporto con l’epoca in cui il programma è stato interpretato, e il libero di Hanyu, in quel momento, è stato quello che ha fatto registrare il sesto punteggio più alto della storia, dopo uno ciascuno di due suoi connazionali, Kozuka e Takahashi, e due di Patrick Chan. Quel giorno sotto l’aspetto tecnico Hanyu ha dimostrato di essere fortissimo, e a livello interpretativo è stato trascinante. Che abbia vinto solo il bronzo (con il secondo libero) non è importante. Chi ha assistito a quella prestazione non la dimentica.

Le medaglie sono importanti, ed è importante che Hanyu abbia compiuto una rimonta difficile e che sia salito sul podio, ma un recupero difficile, in sé, non è sufficiente a conquistare il pubblico. L’anno successivo anche Javier Fernandez avrebbe vinto un bronzo mondiale dopo aver realizzato il settimo programma corto. Fernandez con il suo programma piacevole, solo in minima parte disturbato da un paio di salti aperti in volo e da un piccolo inciampo in un passaggio coreografico, non avrebbe ricevuto dal pubblico canadese quella standing ovation che che aveva tributato a Hanyu nella finale di Grand Prix 2011, o che gli aveva tributato il pubblico di Nizza nel 2012. Il libero di quel Campionato del mondo per certi versi è la carriera di Hanyu, con le sue difficoltà ma anche con una forte passione, ed è quella passione, capace di far superare i momenti difficili, l’energia che permea ogni gesto, il coraggio di andare avanti e di dare tutto fino in fondo, ciò che ha conquistato il pubblico. Questo non è qualcosa che si insegna, o che è legato alle medaglie. Pur con le sue imperfezioni, pur con una pattinata buona ma ancora da affinare (ma la musicalità era già notevole), questo programma continua a spiccare anche se paragonato a programmi molto più difficili tecnicamente, ma pattinati senza passione.

Nizza è una tappa, una delle tante. Guardata con il senno di poi, con il percorso agonistico concluso, si potrebbe parlare di circolarità, con un bronzo alla prima e all’ultima apparizione mondiale, anche se le circostanze sono molto diverse. Aveva già iniziato a costruire una carriera straordinaria Hanyu, con questa gara è semplicemente entrato sul palcoscenico più importante. Il già citato primo titolo nazionale, in categoria Novice B, nel 2004, conquistato a 9 anni. Il secondo titolo nazionale, in categoria Novice B, arrivato nel 2008. Avrebbe vinto il titolo nazionale in tutte le categorie, Hanyu. I successi ottenuti da bambino sarebbero diventati parte di una storia più grande. Nel 2008 era salito per la prima volta sul podio del campionato nazionale junior, stabilendo un record di precocità in quella competizione, anche se tre anni più tardi il suo record sarebbe stato superato da Shoma Uno, più giovane di una decina di giorni. Uno però il suo podio lo avrebbe ottenuto con due quarti posti nei due segmenti di gara, Hanyu se lo era conquistato dopo un programma corto sbagliato, solo il settimo a causa di un errore nella combinazione, e rimontando con forza, presentando il miglior programma libero. Poi c’era stata la stagione 2009-10, con un unico piazzamento fuori dal podio, il sesto posto nel campionato nazionale senior, a quindici anni appena compiuti e in un Giappone ormai diventato una potenza nel pattinaggio artistico individuale. Il resto è stato un trionfo, con tutte le gare junior vinte, compreso il suo secondo titolo nazionale di categoria. Tutte le gare significa le due tappe di Grand Prix, la relativa finale e il Campionato del mondo (più il Campionato nazionale), qualcosa che prima di lui avevano fatto solo Alexander Shubin nel 2002-03 e Stephen Carriere nel 2006-07 e che a tutt’oggi non è più stato ripetuto. Sono le prime due tappe del Super Slam. All’epoca lo aveva conquistato solo Yuna Kim, lo avrebbero conquistato in seguito Maxim Trankov (con due partner diverse), Tessa Virtue/Scott Moir, Aljona Savchenko (con tre partner diversi), Alina Zagitova, lo stesso Hanyu e infine Wenjing Sui/Han Cong. Poi c’era stato l’esordio fra i senior, con il primo quadruplo atterrato, e a fine stagione la prima medaglia internazionale, un argento al Four Continents Championship. In quella gara, il Four continents Championship, nove anni più tardi avrebbe conquistato la sua ultima vittoria internazionale, un oro che gli avrebbe consentito di completare il Super Slam. La chiusura di un cerchio, anche se ancora ci sarebbe stata qualche gara.

Con quella medaglia inaspettata si era iniziato a parlare di lui, dell’asma, del terremoto. L’asma è qualcosa che c’è. Gli complica la vita, gli rende tutto più difficile, ma avrebbe creato problemi seri in una sola occasione, a Stoccolma nel 2021, per il resto lui e tutti quanti sanno che c’è, ma fanno finta che non ci sia. Hanyu prende le sue precauzioni e va avanti, e se il sapere che ha sempre gareggiato con un handicap può avergli portato qualche fan, questo è un dettaglio minore. Il terremoto è qualcosa di molto più grande. Lo è perché bene o male lo ricordiamo tutti, e perché Hanyu ha fatto in modo che non potesse essere dimenticato. Anche se lui è stato fra i “fortunati”, quelli che non sono stati toccati dallo tsunami, che non hanno dovuto piangere la scomparsa di persone care, e che hanno avuto forti disagi per un tempo tutto sommato limitato, quella che ha vissuto non è un’esperienza che si dimentica facilmente, o che lui voglia dimenticare. Ha partecipato a spettacoli i cui incassi erano destinati alle vittime, ha agito in prima persona quando ha deciso di destinare le royalties della sua autobiografia, Aoi Honoo, alla ricostruzione, anche se ancora la sua fama era limitata e quei soldi gli avrebbero fatto comodo. Il suo impegno all’inizio era noto solo in Giappone, con il tempo il suo contributo sarebbe diventato noto a tutti. E dall’NHK Trophy 2012 tutti i suoi programmi di gala sarebbero stati dedicati al terremoto. Aveva già trasformato White Legend, il programma corto della stagione 2010-11, in un ricordo della sofferenza e un messaggio di speranza durante gli show del 2011, a breve avrebbe iniziato a farlo in modo molto più consapevole. Il primo programma è Hana ni nare. Seguiranno, negli anni, Story, Hana wa saku, The Final Time Traveler, Requiem of heaven and Earth, Notte Stellata e Haru yo, koi.

L’intensità di questi brani è qualcosa di straordinario. Un’intensità che si percepisce anche quando i gesti accompagnano le parole di una canzone cantata in una lingua che non conosciamo. Questi programmi da soli, senza sapere nulla del contesto, senza conoscere il pattinatore, senza conoscere l’uomo, sarebbero sufficienti a catturare gli spettatori. Hanyu mette l’anima nell’interpretazione, e si vede. Poi i fan che lo seguono più da vicino sanno delle sue donazioni anche se lui non ne parla, del suo impegno continuo, hanno visto la sua empatia ogni volta che ha avuto modo di incontrare qualcuno che è stato più sfortunato di lui. Queste non sono cose che si costruiscono. Le medaglie si possono decidere a tavolino, il carattere di una persona no. E le persone rispondono al carattere del loro interlocutore. Quel bordo scuro che circonda il mio montaggio non è un cielo stellato. Hanyu, ma anche molti altri sopravvissuti, hanno parlato del cielo stellato che hanno visto, nell’oscurità della notte del disastro, quando la corrente elettrica non c’era. Non per nulla lo spettacolo che Hanyu sta organizzando, dedicato al terremoto, si intitola Notte stellata. No, quel bordo è il cielo stellato che il pubblico ha dedicato a Hanyu. Sono gli spettatori che hanno acceso il loro cellulare durante il gala del World Team Trophy 2021. Lui ha pattinato, ha messo a nudo la sua anima per lenire le ferite di chi lo stava guardando, e chi lo stava guardando si è stretto con lui in un abbraccio. Qualcosa che non può essere costruito, ma che può essere solo donato spontaneamente.

Nizza ha acceso i riflettori del mondo del pattinaggio su Hanyu. Non si sarebbero più spenti, nemmeno nei momenti peggiori. E anche i momenti peggiori avrebbero contribuito a far nascere la leggenda.

Notre-Dame de Paris, il libero della stagione 2012-13, non è coinvolgente come Romeo + Giulietta. Le potenzialità c’erano, lo abbiamo visto nell’encore dell’ultima tappa di Fantasy on Ice 2022, ma all’epoca, con un quadruplo in più, il cambiamento di sede e metodo di allenamento, e un lavoro importante sulla pattinata, Hanyu non aveva le energie per rendere giustizia al programma. Però chi ha seguito le gare lo ha visto lottare fino all’ultimo, a costo di crollare sul ghiaccio esausto a fine programma. In gare relativamente poco importanti come il Finlandia Trophy, a inizio stagione, e in gare importanti come il Campionato del mondo, quando tutti sapevano che era sceso in pista per il libero da infortunato. Per lui l’infortunio non era importante: il Giappone si stava giocando i tre posti per le successive Olimpiadi e Hanyu, campione nazionale in carica, non poteva deludere la sua nazione. Non l’ha delusa.

Quarto posto, con il terzo libero, l’unica volta che non è salito sul podio in un campionato ISU.

Aprendo la bozza del post, perché per scrivere un post così lungo mi servono parecchi giorni, mi sono ritrovata per caso a leggere questa frase, senza aver letto prima il contesto. La frase non era isolata come ora, ho cambiato gli a capo in seguito. Stavo andando al punto dove mi ero interrotta e le parole quarto posto, con il terzo libero, l’unica volta che non è salito sul podio mi hanno fatto pensare a Pechino. Anche lì è arrivato quarto, con il terzo libero, e le altre due volte sul podio ci era salito. Non si tratta di un campionato ISU ma dei Giochi olimpici, e anche se le circostanze sono diverse alcuni legami ci sono, dalla caviglia slogata al fatto che lui non ha deluso il pubblico. Nonostante l’assenza di medaglie.

Le due gare con cui Hanyu ha iniziato e concluso la stagione 2012-13 e i Giochi olimpici del 2022, con numerose altre gare nel mezzo, compresa la Rostelecom Cup 2018, vinta nonostante una caviglia che non so nemmeno come definire per quanto è gonfia, sono separate da tanti anni, e mentre gli spettatori guardavano le gare, chiedendosi come riuscisse a pattinare in determinate condizioni, vedevano anche altro.

Vedevano la dualità di un ragazzo, gradualmente diventato uomo, che quando si prepara alla competizione accoglie l’adorazione del pubblico in modo regale, con un’essenzialità di gesti e un distacco molto diverso dai saluti amichevoli di molti pattinatori, perché lui scende in pista per essere ammirato, non per scherzare, anche se alla fine della prestazione ringrazia di cuore anche quando il programma non si è svolto come avrebbe voluto. Vedevano un atleta che non dimentica di essere su un palcoscenico, con l’immedesimazione in un ruolo che prosegue anche quando il programma è finito, ma che al di fuori del momento agonistico si diverte a scherzare, lasciando emergere quel lato fanciullesco che molti adulti tendono a soffocare. Vedevano una persona che vuole vincere con tutte le sue forze, ma che rispetta gli avversari. L’immagine in alto a destra è quella del kiss & cry del Campionato del mondo 2014. Dopo il programma corto Hanyu era terzo, staccato di 6.97 punti da Tatsuki Machida e di 5.18 da Javier Fernandez. Machida aveva già pattinato, Hanyu non sapeva se sarebbe riuscito a superarlo (sì, lo avrebbe preceduto, con un vantaggio finale di soli 33 centesimi), e si è preoccupato di chiedere al pubblico di fare silenzio per non disturbare Fernandez, che si stava preparando a eseguire il suo libero pur sapendo che, se avesse pattinato al meglio, Fernandez gli sarebbe rimasto davanti.

Questo atteggiamento, chiedere al pubblico il silenzio interrompendo i festeggiamenti in suo onore, negli anni non sarebbe cambiato, e avrebbe fatto il paio con la sua capacità di fare i complimenti agli avversari quando è stato superato, o di dire qualche parola di conforto a un avversario deluso, prima di iniziare a festeggiare per il suo trionfo. Anche nel momento del successo più importante. Ed è qualcosa che il pubblico vede, come ha sempre visto un pattinatore che si inchina, da un certo momento in poi toccando il ghiaccio per salutarlo, ogni volta che entra o esce dalla pista. Un gesto di rispetto che è normale nelle arti marziali, che fa parte della cultura giapponese, ma che gli altri pattinatori non compiono. Non che debbano compierlo. Certi gesti non vengono compiuti perché devono essere compiuti, ma perché si ha voglia di compierli. Perché fanno parte di noi. E il rispetto per la pista, per il pubblico, per tutto e per tutti, fa parte di Hanyu. Lo si vede in ogni gesto, dal piegare la bandiera quando altri la appallottolano (o al non mettere la bandiera della propria nazione sopra quella di un’altra nazione) al gattonare in un passaggio stretto per non disturbare un altro pattinatore durante la sua intervista, all’aiutare gli addetti alla pista a rifare in ghiaccio, quando era ancora poco conosciuto così come dopo essere diventato il più forte di tutti i tempi.

Le immagini provengono da vari momento della carriera di Hanyu, fra il 2012 e il 2022. Avrei potuto cercare altre immagini, e chissà quanti altri episodi, ma per ogni immagine serve tempo. Quello che conta è la sua costanza nel dare tutto se stesso e nel rispetto, per l’ambiente e per gli altri. Conta la sua intelligenza, che emerge in ogni intervista. Conta la sua sensibilità, la sua capacità di immedesimarsi nei panni degli altri, la sua disponibilità. Alcune cose le abbiamo viste dal vivo, o in diretta, altre le abbiamo sapute dopo, e sono tutti episodi che parlano della forza dell’atleta e dell’uomo, che non si arrende mai e che non sente il bisogno di schiacciare gli altri per dimostrare di essere il più forte. Sono tanti i campioni che con il successo diventano arroganti, non lui. E non solo.

Quella bandiera piegata, con alcuni istanti rubati al momento del trionfo per dedicarli al suo paese e non a se stesso, perché sarebbe stato facile limitarsi ad appoggiare la bandiera sulla balaustra così, come capitava, e continuare a festeggiare, ci parlano della sua attenzione a ogni dettaglio. Attenzione in tutto, da ciò che lo circonda alle persone, perché le testimonianze in cui lui ha fatto qualcosa per gli altri sono numerosissime. Anche piccole cose, che altri non avrebbero notato e che lui nota. E attenzione al pattinaggio. Ne avrebbe parlato molte volte, dicendo che lui ha sempre desiderato esprimere la sua idea di pattinaggio. Il suo pattinaggio, con un’attenzione alla musica che nessun altro pattinatore ha, non per nulla Keiichi Yano realizzerà 33 versioni di SEIMEI, con modifiche anche di otto decimi di secondo nell’intervallo di due suoni per adeguare la musica al ritmo di Hanyu nell’eseguire una combinazione. Yano avrebbe impiegato un mese a realizzare quel brano, quando per la maggior parte dei pattinatori riesce a completare il lavoro in un giorno. La differenza fra una musica di sottofondo, su cui il pattinatore si limita a muoversi, magari facendo anche cose difficili ma che non si fondono con le note, e una musica che viene ascoltata, capita e interpretata. Attenzione che inizia lontano dalla pista, non solo con la scelta del brano e la sua composizione, e che comprende il costume e la coreografia, toccando ogni più piccolo dettaglio, fino alla punta delle dita, e fino a trasformare ciascun gesto, ciascuna prestazione, in arte. Termine da usare con cautela, con l’arte che deriva da un’assoluta padronanza della tecnica, perché un artista può essere davvero tale solo se ha le competenze tecniche per esprimere ciò che desidera esprimere, ma che con Hanyu ha piena ragione di essere. Tecnica e arte insieme, per qualcosa di perfetto e capace di toccare le emozioni, al di là del risultato sportivo.

Il pubblico era stato affascinato, ben prima della perfezione, dall’intensità che Hanyu ha sempre messo nelle sue interpretazioni e dalla sua capacità di sentire la musica. Dopo Romeo + Giulietta a colpire era stato Parisienne Walkways, con cui ha stabilito i suoi primi record del mondo. I record però, i punteggi altissimi, dicono a tutti che un pattinatore è forte, che può vincere qualsiasi gara, ma da soli non sono sufficienti a conquistare l’immaginazione degli spettatori, a catturare il loro cuore. Serve che il pattinatore metta se stesso in ciò che fa, non solo eseguendo elementi difficili, ma provando a connettersi con il pubblico. Continuando a lavorare per migliorarsi, anche dopo aver già raggiunto risultati straordinari. Accontentarsi, dopo che si sono stabiliti alcuni record, è la scelta facile, non quella giusta, e la scelta facile può far ottenere qualche risultato sul momento, specie se le circostanze sono quelle giuste, ma sulla distanza non paga.

Parisienne Walkways nella stagione 2012-13 era un ottimo programma, adatto a lui e ben interpretato. Ha stabilito due record del mondo, si sarebbe potuto accontentare. Chiunque altro lo avrebbe fatto. Invece Hanyu ha lavorato per perfezionarsi, e dalla prima gara di Grand Prix, Skate America 2012, all’interpretazione di Sochi 2014, la posizione del corpo è diventata molto più naturale, le sgambate sono più alte (nell’ultima serie di screenshot ho aggiunto, in centro, l’NHK Trophy 2012, e dopo il triplo axel più che una sgambata ha fatto un calcetto laterale), i fili più profondi.

Ci sono atleti che vincono, atleti che scrivono la storia della disciplina, e atleti che rimangono impressi nel cuore delle persone. Hanyu è tutte e tre le cose, con la medaglia di Sochi 2014 che è diventata il primo oro olimpico conquistato da un patinatore asiatico nella sua disciplina. Ma una stagione dominata così come l’ha dominata lui, con i successi nelle tre gare più importanti, altri due record del mondo, uno con il primo punteggio sopra i 100 punti in un programma corto mai ottenuto da chiunque, per lui non erano sufficienti. Non lo erano dopo un libero olimpico che, pur essendo stato il migliore della giornata – qualcosa che in molti tendono a dimenticare – non era ciò che lui aveva in mente, ciò che desiderava fare e che sapeva di poter fare. Gli anni successivi partiranno da questo momento, da questo trionfo con disappunto. Dal desiderio di diventare la migliore versione possibile di se stesso, passando attraverso un altro momento drammatico.

Questo è qualcosa di cui non ha colpa nessuno e che avrebbe potuto avere conseguenze drammatiche. Per fortuna nessuno dei due ha riportato conseguenze permanenti, ma l’incidente è stato davvero brutto e il fatto che entrambi abbiano pattinato è stato un rischio enorme.

Io ho letto resoconti, anni più tardi. Posso solo provare a immaginare l’angoscia di chi quei momenti li ha vissuti. I minuti della gara, le settimane fino alla completa guarigione. Tutti i problemi di una stagione complicatissima, compresa l’operazione di dicembre legata al residuo dell’uraco e la successiva slogatura alla caviglia. Quello che non può non colpire è la determinazione di un atleta che in quel momento era chiaramente in pessime condizioni fisiche ma che non si è risparmiato. Che ha messo tutte le sue energie nello stacco di un salto, è caduto e si è rialzato. E poi lo ha rifatto. E poi lo ha rifatto ancora. Alla fine il protocollo di gara parlerà di due salti quadrupli, un numero alto per l’epoca, sette salti tripli e un doppio. E di cinque cadute. Il suo sarà il secondo punteggio tecnico più alto della giornata, il settimo valore base più elevato dell’intero circuito senior internazionale maschile della stagione 2014-15. Ci possiamo chiedere perché gli sia stato consentito di gareggiare in quelle condizioni – in qualche occasione ho letto che Hanyu aveva subito una commozione cerebrale e questo non è vero, i dottori avevano escluso la commozione cerebrale, anche se ovviamente sarebbero serviti esami approfonditi – ma una volta che lui è sceso in pista possiamo ragionare solo su ciò che è accaduto, non su ciò che sarebbe potuto accadere. Indipendentemente da tutto il resto, non si può non provare ammirazione per la sua forza. E non si può non riconoscere che un episodio che non si sarebbe dovuto verificare abbia contribuito a far crescere la sua leggenda.

Poco più di un mese più tardi Hanyu ha partecipato alla finale di Grand Prix. Ha rischiato di non andarci. Se Jeremy Abbott non gli fosse finito alle spalle per soli 15 centesimi all’NHK Trophy, alla finale sarebbe andato Jason Brown, non Hanyu. Un distacco piccolissimo, inferiore ai 33 centesimi che avevano concesso a Hanyu di vincere in suo primo Campionato del mondo, superiore ai 3 centesimi che gli avevano consentito di vincere la sua prima gara di Grand Prix, la Rostelecom Cup 2011, e di qualificarsi per la sua prima finale di Grand Prix. Come se fosse stato il destino stesso a volere che si verificassero quei risultati che lui ha sempre inseguito con determinazione.

Non capita spesso che un campione olimpico partecipi alla finale di Grand Prix nello stesso anno solare in cui ha vinto il titolo olimpico. Dal 1998, con l’istituzione del circuito grand Prix, Hanyu è stato il primo a farlo. Dopo di lui lo ha imitato la sola Alina Zagitova. Tutti gli altri si sono fermati, qualcuno solo per una o due stagioni, la maggior parte per sempre, appagati dal successo. Andare avanti perché il successo in sé non è sufficiente, perché si è convinti di poter fare qualcosa di più, non è da tutti, e questo il pubblico lo nota. E, dopo essersi qualificato a fatica, Hanyu ha dominato la gara vincendo entrambi i programmi nonostante una caduta sull’ultimo salto, anche quella in entrambi i programmi. Non era al meglio, tutti avevano visto l’incidente nella prima gara, sapevano che nel momento in cui aveva disputato la seconda non era ancora guarito del tutto, era ovvio che fosse a corto di allenamento, ma quel Fantasma dell’Opera mostra una crescita notevole nella pattinata, e un quadruplo salchow che finalmente era diventato quel salto meraviglioso che i fan avrebbero imparato a conoscere. Non per nulla dopo il primo triplo axel, Kurt Browning, commentando la prestazione per la televisione canadese, avrebbe detto “Jumps like that possibly are dropped from heaven, and he just was the right guy to catch it” e subito dopo Carol Lane avrebbe aggiunto “You know, there are good skaters, and there are great skaters, and then there is Yuzuru Hanyu, who’s on a whole other level“. Quel programma, nonostante la caduta sul lutz finale, sarebbe rimasto il libero migliore della stagione, tutti i pattinatori considerati, e il secondo miglior libero di sempre, almeno fino al SEIMEI di poco meno di un anno più tardi.

Ci sono state altre gare durante la stagione, altri problemi, non altre vittorie, almeno non a livello internazionale. Lui ha preso le delusioni, gli errori, gli episodi sfortunati, li ha analizzati e ha ragionato sul da farsi. E quello che ha fatto è leggenda. Della nascita di SEIMEI sappiamo tantissimo, abbiamo visto alcuni brevi video sulla realizzazione del costume, o della coreografia, e soprattutto abbiamo il filmato dell’incontro con Nomura Mansai-san.

Probabilmente il termine più abusato nel mondo del pattinaggio, è artistico. Si parla dell’artisticità di un programma, del fatto che un determinato pattinatore sia un artista, e si perde il contatto con la realtà. Spesso viene contrapposta l’arte alla tecnica, come se la tecnica fosse fare tanti salti e basta. Ma, come avrebbe spiegato Hanyu dopo aver vinto il secondo oro olimpico, l’arte è basata sull’assoluta padronanza della tecnica. Dovrebbe essere ovvio, in tanti tendono a dimenticarlo. Michelangelo Buonarroti non avrebbe realizzato le opere d’arte che ha realizzato se non avesse avuto un assoluto controllo della tecnica. Il fatto che avesse anche un cervello di prim’ordine, e che per tutta la vita abbia portato avanti la sua ricerca spirituale, sono parte di lui, parte del suo essere un artista straordinario. Ma se avesse avuto tutto il resto, ma non fosse stato capace di adoperare uno scalpello o un pennello, noi ora non ammireremmo le sue opere. E questo vale per tutti gli artisti, qualunque sia l’arte a cui si sono dedicati. SEIMEI non sarebbe potuto nascere, non sarebbe stato il programma che è, se Hanyu non avesse capito la storia del personaggio che interpreta, se non si fosse calato nella musica, se non avesse ragionato sul senso di ogni gesto, se non fosse stato capace di esprimere con movimenti perfetti tutto ciò che aveva interiorizzato. Il video dell’incontro con Nomura è una testimonianza preziosissima, ci consente di vedere l’interazione fra due geni, di capire un po’ meglio i retroscena. Ci aiuta a conoscere meglio Hanyu, e ogni volta che sappiamo qualcosa di lui non possiamo che restare ammirati di fronte alla sua intelligenza, alla sua attenzione ai dettagli e alla portata dei suoi interessi. Ma, anche se non avessimo saputo nulla, avremmo pur sempre avuto quell’NHK Trophy, ed è tantissimo.

Fra quella gara e la finale di Grand Prix sono quattro i programmi, pattinati nell’arco di due settimane, che hanno cambiato tutto e ridefinito completamente la disciplina.

Le difficoltà tecniche, due quadrupli nel programma corto, tre nel libero, erano già state portate in pista da qualche pattinatore, nessuno lo aveva fatto con una qualità paragonabile a quella di Hanyu. Questo è il discrimine, qualcosa che entro breve i punteggi avrebbero smesso di riconoscere, ma che è sotto gli occhi di tutti: la perfezione. E la perfezione non si può inventare. Fingere che ci sia, provare a convincere gli spettatori che una cosa raffazzonata è bella solo perché nominalmente è difficile, porta solo alla disaffezione.

I numeri di quel giorno sono qualcosa che non si era mai visto. Il protocollo è quello della finale di Grand Prix. Avrei voluto circondare i +3, all’epoca il voto massimo, e i 10.00, ma l’immagine sarebbe diventata troppo pasticciata. Mi sono limitata a evidenziare quando un elemento, o una singola voce dei components, ha ricevuto il voto massimo. A destra grazie a SkatingScores ho controllato i GOE e i PCS più alti mai assegnati da quando è stato inventato l’ISU Judging System fino al libero di Barcellona. Li ho messi in ordine cronologico e ho evidenziato in verde chiaro i voti dell’NHK Trophy, in verde scuro i voti della finale di Grand Prix. Non si era mai visto nulla di simile, e le parole di tutti i commentatori che hanno fatto la telecronaca in diretta lo testimoniano.

Non era mai accaduto che un pattinatore precedesse il secondo classificato di oltre 50 punti, è accaduto a Nagano. A Barcellona, contro i migliori pattinatori al mondo, il vantaggio non era molto sotto i 40 punti. In quel momento tutti coloro che seguivano il pattinaggio hanno saputo che il più forte era lui, e che gli altri avrebbero potuto vincere solo se lui avesse commesso errori.

In due settimane Hanyu ha distrutto il sistema di punteggi, facendo capire che non era più adatto a giudicare i suoi programmi. Chi si doveva occupare del punteggio, controllare che tutto funzionasse nel modo corretto, ha preso i frammenti di un sistema imperfetto e li ha assemblati in un altro modo, distorcendolo fino a ottenere qualcosa di completamente diverso dal progetto originale. Fino ad avere le parole del regolamento che dicono una cosa, i numeri che ne dicono un’altra, e i risultati hanno finito con l’avere poco a che fare con quanto fatto dai pattinatori.

E, di nuovo, il momento del trionfo è stato seguito da una difficoltà enorme. Già a Barcellona Hanyu sentiva male al piede destro, qualcosa che avrebbe rivelato solo in seguito: lesione di Lisfranc. Prima del Mondiale erano circolate voci relative a un possibile infortunio a un piede, solo dopo quel secondo posto si è saputo quale fosse il problema e quale fosse la sua gravità. E un infortunio che avrebbe stroncato la carriera di un atleta meno determinato per lui è diventato uno spunto per crescere, con l’aggiunta del quadruplo loop nei suoi programmi. Non l’unica aggiunta che avrebbe fatto, Hanyu è stato il primo pattinatore capace di completare la combinazione quadruplo toe loop-euler-triplo flip, ed è tuttora l’unico che ha eseguito la sequenza quadruplo toe loop-triplo axel. Lui l’ha fatta con un regolamento diverso, quando le sequenze valevano meno delle combinazioni. Ora che vale come una combinazione, non c’è ancora stato un solo pattinatore a parte Hanyu che abbia provato a eseguire un quadruplo come primo salto di una sequenza.

Il lavoro tecnico, la ricerca di completare alla perfezione elementi difficilissimi, si è svolta sotto gli occhi di tutti, perché Hanyu è cresciuto sotto i riflettori. Fra i campioni olimpici maschili del dopoguerra, solo Manfred Schnelldorfer (10 stagioni fra il 1955 e il 1964), Ondrej Nepela (10 stagioni fra il 1964 e il 1973), Evgeni Plushenko (12 stagioni non consecutive fra il 1998 e il 2014) e Hanyu (12 stagioni fra il 2011 e il 2022) hanno gareggiato ad alto livello per almeno dieci stagioni. Schnelldorfer e Nepela hanno gareggiato in anni in cui la copertura televisiva era limitata e lo sport aveva un’importanza minore. Con la copertura televisiva attuale, la pressione per gli atleti è aumentata, ma i fan hanno avuto modo di veder crescere Hanyu e di affezionarsi a lui. Non è un caso che negli Stati Uniti Michelle Kwan, vincitrice solo di un argento e un bronzo olimpici ma presente a 12 Campionati del mondo di fila e sul podio (con 5 ori) 9 volte, sia più amata di Tara Lipinski, vincitrice dell’oro olimpico nel 1998 proprio davanti a Kwan ma presente nel circuito internazionale per tre sole stagioni, e di Sarah Hughes, vincitrice dell’oro olimpico nel 2002 ma presente nel circuito internazionale per cinque stagioni, con solo un bronzo mondiale. Non è impossibile che i fan si appassionino davvero a qualcuno che dura così poco, ma è più difficile. E quando un atleta cresce sotto i riflettori, il pubblico vede tutto quello che fa. E, oltra a un distacco sul secondo classificato che non ha precedenti e che testimonia la sua forza, vede anche le difficoltà, con un alternarsi di momenti di euforia e momenti di preoccupazione che consolida il legame emotivo.

Con Hanyu non abbiamo mai saputo in anticipo che gara avremmo visto. Nel programma corto di Skate Canada 2015 ha eseguito un triplo axel perfetto, 3.00 punti di GOE, e subito dopo è riuscito a farsi annullare due elementi di salto. Ha fatto più punti con le trottole che con i salti, in quel programma. Dodicesimo e più basso valore base della giornata, undicesimo TES, e i migliori PCS. Quattro settimane più tardi c’è stato l’NHK Trophy, e con un programma più complesso non ha sbagliato nulla.

Hope & Legacy a Helsinki nel 2017 è stato perfetto, il miglior programma libero mai pattinato da chiunque in una competizione internazionale, eguagliato solo da Ten to Chi to nel 2020, in una competizione nazionale. Una complessità di fili, di passi, ineguagliata da chiunque altro, più quattro quadrupli, tutti eseguiti alla perfezione, un’interpretazione da pelle d’oca. Il libero con cui ha conquistato il secondo oro mondiale è straordinario, ma lo è, in modo diverso, anche il libero che aveva interpretato un mese prima, al Four Continents Championship. Lì aveva sbagliato un elemento di salto, perdendo la combinazione quadruplo-triplo. E, subito dopo, aveva modificato tre elementi di salto per recuperare qualche punto. Anche questo è leggenda, il desiderio di non arrendersi, e l’intelligenza di fare i calcoli giusti anche mentre sta pattinando, mantenendo per tutto un’altissima qualità. Pur con tutte le modifiche che ha improvvisato nei suoi programmi, compreso quello che gli ha consentito di vincere il secondo oro olimpico, nella sua intera carriera senior Hanyu ha infranto la Zayak rule una sola volta: alla sua seconda gara, la Rostelecom Cup 2010, quando aveva 15 anni.

Non sapeva cosa avrebbe visto neppure chi ha assistito all’Autumn Classic International del 2017. Con un programma corto perfetto Hanyu ha stabilito il record del mondo, il dodicesimo personale. Nel libero del giorno dopo, con otto elementi di salto e tre combinazioni previsti, invece dei tre elementi di salto e una combinazione che costituiscono un programma corto, e con in più una sequenza coreografica che gli è valsa 3.82 punti, il punteggio tecnico è più alto di quello del programma corto di soli 2.85 punti. Non è un robot Hanyu, una macchina che ogni volta presenta lo stesso programma in modo identico, come se fosse fatto con lo stampino. E non è solo un problema di errori tecnici, che a volte ci sono stati e a cui più volte ha parzialmente rimediato improvvisando un layout diverso da quello pianificato. È un problema di emozioni. Quando non è riuscito a entrare nella parte, il programma è diventato un disastro, anche se ha sempre lottato fino alla fine per cercare di ottenere il miglior risultato possibile. Quando è davvero entrato nella parte… in alcune occasioni si è visto fin dai primissimi gesti che sarebbe stato un programma perfetto. Nessun altro è stato capace di raggiungere la perfezione raggiunta da lui, non nelle gare maschili.

You know, there are good skaters, and there are great skaters, and then there is Yuzuru Hanyu, who’s on a whole other level

Hanyu ha ottenuto i primi risultati grazie all’aspetto tecnico. Non che fosse scarso nella pattinata neppure nella sua prima stagione senior. C’erano alcuni pattinatori più bravi, anche più esperti, di lui, ma negli anni avrebbe perfezionato ogni movimento. Fin da subito c’era una padronanza assoluta del triplo axel unita a layout rischiosi, con un punteggio tecnico che è sempre stato fra i più alti, contribuendo a scrivere la storia della disciplina.

È stato lui il primo pattinatore capace di atterrare il quadruplo loop. Per ogni rotazione che viene aggiunta ai salti, sono solo sei i pattinatori che possono farlo. Button ha eseguito il primo doppio axel nel programma che gli è valso il titolo olimpico del 1948, il primo triplo loop in quello che gli è valso il titolo olimpico del 1952. È stato Button l’unico pattinatore capace di eseguire due salti nuovi, anche se non va dimenticato che Button ha gareggiato nell’immediato dopoguerra, dopo un periodo di sospensione delle gare durato 8 anni, altrimenti forse qualcuno sarebbe riuscito a eseguire il doppio axel prima di lui. I primi tentativi di doppio axel risalgono agli anni ’30, ma fra il 1939 e il 1946 compresi le gare più importanti non si sono svolte. Button con il triplo loop e Hanyu con il quadruplo loop sono stati gli unici pattinatori che hanno eseguito il loro salto quando erano già campioni. Gli altri, con la sola eccezione di Donald Jackson, che ha completato il primo triplo lutz nel programma che gli è valso il titolo mondiale, e che ha vinto anche perché ha eseguito quel salto, erano pattinatori di secondo piano, come Vern Taylor e Brandon Mroz, o promettenti ma giovani, che non avevano ancora vinto nulla. Kurt Browning nel 1988, Timothy Goebel nel 1998, Shoma Uno nel 2016 e Ilia Malinin nel 2022, non avevano nulla da perdere, e per loro il salto era un tentativo per cercare di arrivare alla vetta, o un modo per guadagnare notorietà, come lo sono stati la combinazione triplo lutz-triplo flip e il tentativo di quadruplo axel (salto degradato a triplo e concluso con una caduta) di Artur Dmitriev Jr. Come ha ricordato lo stesso Browning a proposito del suo quadruplo toe loop, a differenza dei pattinatori che si giocavano il titolo mondiale,”If I missed, it was no big deal; I had relatively little to lose” (Kurt Browning, Kurt. Forcing the Edge, pag. 81).

Hanyu aveva dominato facendo meno quadrupli di Boyang Jin, non aveva bisogno di eseguire il quadruplo loop per vincere. Lo ha fatto perché non ha mai ritenuto il fermarsi, l’accontentarsi di quello che sapeva già fare, come un’opzione accettabile. Scendere a compromessi, rinunciare a provare a spostare i suoi stessi limiti, non fa parte di lui. E questa è una cosa che il pubblico vede, come vede che, dopo aver vinto tutto, nella gara più importante ha scelto la strada rischiosa, non quella sicura.

Andare sul sicuro a Pechino significava mettere da parte il quadruplo axel, inserire in entrambi i programmi il quadruplo lutz, salto che lui sapeva già fare e che avrebbe potuto rendere ancora più solido, se ci avesse lavorato seriamente dopo il World Team Trophy 2021, e puntare a un valore base maggiore con meno rischi. Avrebbe potuto farlo. Goebel ha eseguito il suo quadruplo salchow in una gara junior (la prima edizione della finale di Grand Prix), Uno il suo quadruplo flip in quell’esibizione di lusso che è stata la Team Challenge Cup 2016, Malinin il suo quadruplo axel in un Challenger Series, e se anche Hanyu ha eseguito per la prima volta il quadruplo loop in un Challenger Series, e se circostanze diverse (un infortunio, una diversa decisione) lo hanno portato a non provare mai a eseguire un quadruplo loop ai Giochi olimpici, a Pechino ha provato il quadruplo axel. Sapeva cosa rischiava, è andato avanti lo stesso. Gli altri avrebbero fatto calcoli, lui ha deciso di mettere da parte i calcoli e di voler puntare a un ideale. Non è la natura degli esseri umani? Non aspiriamo tutti a un ideale? Forse non riusciremo mai a raggiungerlo, ma ciò che ci spinge va al di là dei numeri. E Hanyu, con quel salto, con la sua aspirazione consapevole all’ideale, con il suo rialzarsi immediatamente dopo la caduta, e con il suo proseguire rimanendo sempre fedele a se stesso anche quando sapeva che rischiava di essere ferito, è qualcosa che va al di là di tutto il resto.

Nella conferenza stampa Hanyu ha dichiarato di essere stato elogiato per il suo coraggio nell’andare avanti, anche se il suo tentativo di quadruplo axel si è concluso con una caduta, e la gara con un quarto posto che non rende giustizia al modo in cui ha pattinato. A ciò che ha fatto, nonostante le cadute. Ma se lui è stato elogiato per la sua sfida, ha voluto ricordare che le sfide fanno parte della vita di tutti. Che la sua sfida è stata magnificata dalla stampa perché si chiama quadruplo axel, ma che chi compie sacrifici per la sua famiglia, ha difficoltà con il lavoro, compie sfide altrettanto importanti, e allo stesso modo merita di essere elogiato. In un momento di sofferenza fisica in cui sarebbe stato facile lamentarsi per la sfortuna di essere finito in un buco nel ghiaccio ed essere amareggiati per quanto avvenuto, Hanyu ha espresso la sua gratitudine al pubblico, portandosi al livello delle persone comuni come ha sempre fatto. Portando le persone comuni al suo livello, e donando a chi lo ha ascoltato speranza e coraggio.

Il programma concluso in modo maestoso dopo due cadute, il misto di umiltà e orgoglio in una conferenza stampa dolorosa, l’abbraccio del pubblico nel suo cammino anche dopo la fine delle gare, sono tutti frutto del suo essere Hanyu Yuzuru. Lui, e nessun altro.

Due ori olimpici, qualcosa che nel dopoguerra hanno conquistato solo Hanyu e Button, e Button ci è riuscito in un mondo del pattinaggio più piccolo, che non comprendeva spagnoli o giapponesi, e neppure russi (provate a vedere quante medaglie in più avrebbe vinto, o quali sarebbero state più pregiate, togliendo solo queste tre nazioni, o anche solo la prima), e nel quale gli statunitensi erano avvantaggiati rispetto agli europei dal fatto che loro le piste le avevano, i loro avversari no, perché le piste erano state distrutte dalla guerra.

Due ori mondiali, e si potrebbe discutere a lungo del perché non sono di più, sette medaglie mondiali in tutto, nel dopoguerra ci sono riusciti solo lui e Jan Hoffmann, solo che Hoffmann alle Olimpiadi si è dovuto accontentare di un argento. Guardo solo il dopoguerra perché prima era un altro pattinaggio, ma in realtà con l’avvento della televisione le cose sono cambiate ancora perché è aumentata la pressione che grava sugli atleti più forti, soprattutto negli ultimi decenni, quando le dirette in mondovisione hanno sostituito i precedenti servizi che riassumevano le gare. E durante la sua carriera Hanyu ha saltato tre edizioni del Campionato del mondo, due per infortunio e una perché è stata annullata, altrimenti le medaglie sarebbero state di più. Per sette anni di fila, fra il dicembre del 2014 e il dicembre del 2021, Hanyu è salito sul podio in tutte le gare a cui ha partecipato. Sono 31 competizioni consecutive (non sto contando le medaglie di squadra, altrimenti ne dovrei aggiungere tre, e volendo lui le medaglie se le è guadagnate, visto che è sempre stati fra i tre migliori pattinatori nella prova maschile). Il solo Evgeni Plushenko ha una striscia di podi più lunga della sua.

19 record del mondo stabiliti, il secondo per numero di record del mondo è Plushenko, con 13. Vero, con il codice di punteggi 6.0 i record del mondo non esistevano, ma negli anni recenti nessuno ha dimostrato la stessa costanza ad altissimi livelli, con un innalzamento del punteggio che è frutto del continuo lavoro per migliorarsi. Innalzamento graduale nella maggior parte dei casi, non creato artificialmente dai giudici, improvviso in una sola occasione, nell’autunno del 2015, quando con due programmi perfetti ha messo a frutto il lavoro iniziato dopo il primo titolo olimpico, perché nella tormentata stagione 2014-15 non era mai stato abbastanza sano da provare a fare quel che aveva in mente.

Numeri, che dicono tanto e non dicono nulla. Non dicono che l’idea di pattinaggio di Hanyu non coincide con i regolamenti. Che anche se qualche volta ha accettato di adattarsi ai regolamenti, non ha mai dimenticato cos’è che rende il pattinaggio degno di essere guardato.

Numeri che dicono qualcosa sull’atleta, ma che non possono dire chi è l’uomo. Nemmeno il mio testo, confusionario, dispersivo, con continui salti nel tempo e cambi di argomento, con episodi importanti lasciati da parte, riesce a dire veramente chi sia Hanyu, perché la sua popolarità vada al di là delle vittorie. L’unica cosa certa è che Hanyu è sempre stato se stesso, ha sempre dato tutto se stesso con determinazione, ma anche con intelligenza e sensibilità, in pista e fuori dalla pista. E questo il pubblico lo sente. Si possono costruire le vittorie a tavolino, negli ultimi anni ne abbiamo viste tante. Quanto a entrare nel cuore degli spettatori… quello è tutto un altro discorso.

Un dono di luce, sempre.

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4 Responses to Vittorie e popolarità

  1. Fenraven – Fenraven lives in central Florida, which reminds him of Wisconsin and Minnesota. Find him on Twitter and Facebook by searching on 'fenraven'.
    Fenraven says:

    You summed up why people are drawn to him nicely, but it must also be said that Yuzu is an exceptionally attractive person. His good looks and perfect proportions are a big plus, then he improved what genetics gave him through hard work and exercise that would no doubt kill lesser individuals. 🙂 A year after his last Olympic competition–maybe? we can’t be sure at this point–he’s a better skater than he was then and more popular than ever. He transcends all expectations and continues to do so.

    • Martina Frammartino
      Martina Frammartino says:

      I very rarely write about his appearance. Hanyu is beautiful whether we look at the face or at the body. It shouldn’t be important, especially the beauty of the face, because within certain limits the body is shaped by training, but in a sport like figure skating appearance can also play an important factor. I don’t write about it because I don’t want to give the wrong impression: I like the way he looks, I’m glad he has the body and face he has, but it’s not the looks that make me support him, why he’s so important to me. Talking about looks might make him look like an idol, and with all due respect to idols, Hanyu is so much more.
      You are right that I did not write about his hard work. I didn’t write it as I didn’t write about many other things. Already so my text is very long. Too long, by internet speed reading standards. At some point I made some choices, maybe even strange ones. I mentioned the two Olympic gold medals, but I haven’t written anything about how he won the second one. If I had, I probably would have continued writing for another week… And also of the transition to professionism, I mentioned at the beginning a couple of awards he’s received, the number of Prologue viewers, there’s a very quick mention of Notte stellata, at the end I put two screenshots, one from Prologue and one from Dreamy Aspiration, and that’s it. I haven’t even hinted at GIFT. I tried to give an overview of several things, knowing that in any case mine would be an incomplete text.
      For the future, who knows. I have no idea what his plans are, but considering everything he’s done in the past and how he’s done it, my expectations are high. He’s in amazing shape and he can do whatever he wants, so the only sure thing is that it’s going to be fun.

      • Fenraven – Fenraven lives in central Florida, which reminds him of Wisconsin and Minnesota. Find him on Twitter and Facebook by searching on 'fenraven'.
        Fenraven says:

        Never underestimate the enticing power of good looks. While we, his fans, appreciate his stellar skating skills, his winning personality, and all the other terrific qualities he has, one cannot ignore his attractiveness. It’s the first thing you see when you meet someone, and the better-looking they are, the more you response to them. No one wants to admit it, but it’s true, and science will bear this out.

        He won BIG in the genetic lottery, but of course where he is currently (selling out the Dome, selling out live viewings in Japan, Taiwan, Hong Kong, and Singapore, bestselling autobiography, etc.) is not only due to that. He worked hard to excel at his sport, and it shows, and we primarily love him for that. Good looks alone does not get you millions of fans around the world. Dare I say it? You have to offer the complete package, and Yuzu has it ALL.

        • Martina Frammartino
          Martina Frammartino says:

          Certainly many have been impressed by his looks, and it is likely that a number of fans, especially girls, have come because he is beautiful. It’s one of the components, like his victories. But if we are so attached to him it is not because of his appearance, which is important up to a certain point, but because of his personality.

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