Vuoto

“Non ho bisogno di rimanere su questo palco, posso crescere in altri luoghi”

Più o meno, questa è una delle tante cose dette da Yuzuru Hanyu a Tokyo, lo scorso 19 luglio. Non conosco il giapponese, perciò le mie traduzioni derivano dalle traduzioni inglesi fatte da axelwithwings, da Marika, da sarah_sohma, da Tsukiyomi e da diverse altre persone che donano a me e a tutti coloro che non conoscono il giapponese il loro tempo e la loro competenza per consentirci di conoscere meglio Yuzu, al di là di ciò che tutti possiamo vedere sulle piste.

Yuzu, non Hanyu, perché è vero che io non lo conosco personalmente e che non lo conoscerò mai, ma la sua importanza va al di là di quella di un personaggio pubblico. Ho tifato e tifo tutt’ora per non so quanti atleti, ho apprezzato e apprezzo un buon numero di personaggi pubblici di vario genere, ma Yuzu è Yuzu. I Fanyu sanno perché lui è speciale, agli altri non sono in grado di spiegarlo. È qualcosa che si sente, che si sa. Qualcosa che ci spinge ad alzarci in piena notte per guardare in diretta un allenamento che potremmo guardare con calma, in un orario più comodo. Un allenamento, non una gara, con tutte le sue imperfezioni. Un allenamento di qualcuno che ha deciso di chiamarsi fuori dalle gare, di non andare più, non perché fisicamente non è più in grado di competere, ma perché le gare non sono più alla sua altezza e non hanno nulla da dargli. È un processo che è durato per anni, fino a quando lui non ha deciso di dire basta.

Forse le mie traduzioni non saranno precisissime, sono una traduzione da una traduzione, ma sento di dover scrivere qualcosa, di dover fissare le sue parole, per coloro che non conoscono l’inglese. Ciò che Yuzu ha detto quel giorno e che ha ribadito nei giorni successivi è di non aver bisogno di rimanere nell’ambito agonistico per migliorarsi, e per portare avanti la sua idea di pattinaggio. Lui non ha bisogno delle gare. Ha già vinto tutto quello che c’era da vincere, anche se avrebbe dovuto vincere di più. Se escludiamo l’unica competizione di squadra a cui ha partecipato, in cui il risultato è determinato anche da ciò che fanno gli altri, nell’ultimo quadriennio Yuzu avrebbe dovuto vincere tutte le gare a cui ha partecipato. Sì, tutte, nonostante gli errori, perché i programmi di pattinaggio non sono costituiti solo dal numero di salti quadrupli (o supposti tali) atterrati, anche se non tutti se ne accorgono. Me ne accorgo io, con le mie limitate conoscenze della disciplina, e sono anni che ne scrivo sul mio blog, è ovvio che lo sapesse anche lui.

Il 19 luglio Yuzu ha ufficialmente detto basta. Niente più valutazioni da parte di persone che per un’infinità di motivi – poco tempo per fare le valutazioni, scarso uso di una tecnologia in grado di aiutare i giudici a fare valutazioni il più obiettive possibili, influenze esterne di vario tipo, pregiudizi personali, interessi personali, incapacità, paura di distinguersi in un ambiente in cui è più semplice conformarsi che lottare per ciò in cui si crede – hanno assegnato per anni voti che hanno ben poco a che vedere con quanto è stato fatto fatto in pista dai pattinatori. E se le valutazioni non sono all’altezza dei pattinatori, allora è inutile averle. È inutile partecipare a gare il cui risultato è falsato fin dall’inizio, accettando compromessi che distruggono lo sport. Qualche compromesso Yuzu lo ha accettato. Quello più noto sono i cross roll all’indietro nella sequenza di passi di SEIMEI, eliminati pur di alzare il livello dell’elemento. Quei cross roll non venivano conteggiati, lui li ha sostituiti con passi che gli davano più punti, anche se l’impatto emotivo era minore. Appena ha potuto li ha rimessi, lo abbiamo visto a Medalist on Ice 2019, o alla SharePractice. Quel compromesso lo ha accettato per ottenere più punti. Nelle prime due gare della stagione 2018-2019 ha fatto precedere il triplo axel del programma corto da alcuni twizzle, poi è passato alla controvenda perché in questo modo otteneva GOE più alti. Solo nella stagione successiva ha rimesso i twizzle. In una delle interviste ha esplicitamente citato trottole che avrebbe voluto fare ma che non ha fatto perché non gli avrebbero portato punti. Quanti altri compromessi ha accettato? Non lo sapremo mai. Ma non è questo ciò che fa male. Alcuni compromessi possono essere accettati. Quanti compromessi si è rifiutato di accettare? Avrebbe potuto accantonare il quadruplo axel, concentrarsi sul quadruplo lutz ed eseguirne uno per programma. Il quadruplo axel non lo ha mai atterrato, sta ancora cercando di capire come fare. Il quadruplo lutz ha fatto parte dei suoi programmi, avrebbe solo dovuto continuare a perfezionarlo. E abbiamo appena visto come è in grado di eseguire il quadruplo loop. Quanti punti in più avrebbero portato due quadrupli lutz ben eseguiti? Quanti, se invece di ideare un libero con quattro quadrupli ne avesse ideato uno con cinque, e zero transitions, come fanno altri? Quanti compromessi si è rifiutato di accettare?

Ciò che fa male è ciò che è sottointeso a quelle parole, qualcosa di cui solo ora Yuzu sta iniziando a mostrare qualche barlume. Qualcosa che non intendo dimenticare, e per cui non perdonerò mai l’ISU né la federazione giapponese. Le mie sono traduzioni da traduzioni. Quello che scrivo io non ha una grande importanza, ma visto che non tutti conoscono l’inglese voglio fissare qui qualcosa che Yuzu ha iniziato a dire dopo quella conferenza stampa. Un dolore di cui immaginavamo l’esistenza, ma di cui non conoscevamo la profondità. Non la conosciamo neppure ora, e pur sapendo quel poco che sappiamo non possiamo fare nulla di concreto. Non possiamo dargli le medaglie che gli hanno rubato. Non possiamo cancellare la sua sofferenza. Possiamo stringerci intorno a lui con il nostro calore, e fare in modo che quello che ha subito non passi sotto silenzio. No, i pattinatori non sono tutti amici. No, accettare con dignità un trattamento ingiusto non significa esserne felice. No, il mondo del pattinaggio non è così scintillante e perfetto come le apparenze e i fan di coloro che sono stati ingiustamente avvantaggiati da un sistema marcio vorrebbero farci credere. Io non dimentico. E, traducendo da diverse traduzioni, con parole che forse non saranno totalmente fedeli, ma che conservano lo spirito di ciò che ha detto, vi riporto alcune delle cose dette da Yuzu a partire dal 19 luglio.

Ho sempre sentito il peso di essere Hanyu Yuzuru. Ho vissuto la mia vita come Hanyu Yuzuru, intendo continuare a vivere la mia vita come Hanyu Yuzuru e, come ho detto prima nella mia dichiarazione di determinazione, non voglio più trascurare il mio cuore. Ci sono state molte volte nella mia carriera in cui mi sono sentito completamente vuoto. Volte in cui le lacrime sono scese senza motivo, o in cui ho perso l’appetito. Ci sono state molte occasioni così. A essere onesti, ci sono state anche accuse infondate e momenti in cui mi sono chiesto il perché di certi rimproveri duri e inutili. Onestamente, sono successe molte cose del genere nella mia carriera. Come essere umano ho perso la fiducia in molte persone, non sapevo più di chi fidarmi. Ma questo non è qualcosa che accade perché io sono Hanyu Yuzuru, credo che tutti la pensino allo stesso modo, che tutti attraversino momenti difficili, grandi e piccoli. Ecco perché, mentre vado avanti con il resto della mia vita, vivendo ogni giorno, penso che sia giusto curare il mio cuore. Prima che il mio cuore diventi vuoto, devo amare me stesso tanto quanto mi amano coloro che mi sostengono.

Onestamente, parlando di skating skills o di interpretazione ho ottenuto quasi il voto massimo nel 2015. Dopo quel momento ho continuato a impegnarmi lavorando duramente sulle skating skills, sull’espressività, sull’interpretazione della musica. Tuttavia, avevo già quasi ottenuto il voto massimo, e il mio punteggio ha iniziato a scendere. È possibile che il punteggio si sia staccato dal mio duro lavoro.

Nella stagione di PyeongChang sono riuscito a raggiungere un livello altissimo nel PCS. In quel momento ho sentito che i miei sforzi erano stati ripagati, e che io ero sulla strada giusta nel realizzare i salti, le transition e le trottole nel modo migliore. Ero molto felice che i miei sforzi fossero stati apprezzati. Ma, da quel momento in poi, non importa ciò che facevo, anche se spostavo i miei limiti sotto numerosi aspetti, i PCS erano bloccati da un tetto che non riuscivo a oltrepassare, e mi sono ritrovato con l’animo combattuto da questa constatazione. Anche se stavo facendo tutto ciò che potevo, non riuscivo a ottenere determinati risultati, mi sono ritrovato a chiedermi “perché non riesco a ottenere punteggi più alti?” e così via. Così ho continuato ad alzare le difficoltà del mio pattinaggio ogni anno, ma anche così i risultati erano basati su un singolo salto, e io non ne ero felice perché questa non è l’essenza di ciò che il pattinaggio dovrebbe essere. Ero nel bel mezzo di un conflitto. Sapevo cosa avrei dovuto fare per ottenere un punteggio più alto, ma questo avrebbe significato snaturare il mio pattinaggio, io non sarei stato più io, perciò il conflitto non ha fatto che crescere.

Ci sono state un’infinità di volte in cui il mio cuore è stato svuotato. Ci sono state volte in cui ho provato il nulla. C’è stato un periodo particolarmente duro, che non dimenticherò mai e di cui non voglio davvero parlare… a quel tempo mi sono ritrovato incapace di mangiare. Semplicemente non riuscivo a superarlo, e non volevo neppure mangiare

[…]

Naturalmente, ci sono ancora molte volte in cui sento il mio cuore infrangersi, o mi sento vuoto, anche ora. Ma, dopotutto, pattinare davanti al pubblico è divertente, anche se il percorso per riuscire a farlo è doloroso. E, in questo percorso, la parte più dolorosa è quando mi viene detto qualcosa in un luogo in cui non posso rispondere nulla, o quando vengo ferito in una situazione da cui non posso uscire.

Le occasioni di essere felice nel kiss and cry, di dire “Si!”, sono diminuite. Ci sono state volte in cui ho sentito di non essere più necessario, e in cui ho avuto l’impressione che mi venisse detto “Hanyu, perché non ti ritiri ora?”

[…]

Ho avuto l’impressione che ci fosse un sentiero già pronto, e che io fossi una marionetta, costretta a continuare a correre lungo quel sentiero

Questi sono solo frammenti di interviste, qualcosa che ci fa intravedere la profondità di una sofferenza che si è protratta per anni, ingiustamente causata da interessi personali e costantemente negata da chi beneficiava di questa situazione. No, Yuzu non è una marionetta. E io non dimentico, e neppure perdono.

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5 Responses to Vuoto

  1. Fenraven – Fenraven lives in central Florida, which reminds him of Wisconsin and Minnesota. Find him on Twitter and Facebook by searching on 'fenraven'.
    Fenraven says:

    As someone who has suffered in just that way (most of us have gone through deep emotional turmoil, I’m sure!), I understand what he said on a visceral level, and it hurts. My heart aches for him, even more so when I remember he started skating at four and grew up in that environment. The teens years are already fraught because of puberty and new social situations; this must have made becoming an adult so much harder! That he was able to survive is a testament to how strong he is.

    • Martina Frammartino
      Martina Frammartino says:

      Yuzu strength never ceases to amaze me. It was obvious that he was aware of the way in which scores are assigned. If we notice something wrong, Yuzu notices it first and in the meantime he notices ten other things that we don’t notice. And there is everything that happens behind the scenes, of which we know nothing. We can imagine something, but only Yuzu knows how much else there is. The suffering that transpires from his words is enormous. It is something that no one should endure, and to think that it was inflicted on him by people who have lived on his back for years is terrible. No, I will never forgive them.

      • Fenraven – Fenraven lives in central Florida, which reminds him of Wisconsin and Minnesota. Find him on Twitter and Facebook by searching on 'fenraven'.
        Fenraven says:

        I’m glad he’s speaking out about it. I don’t know if it will change anything, but it will make people aware of what’s going on.

  2. marouska009
    marouska009 says:

    My heart aches reading your article!

    • Martina Frammartino
      Martina Frammartino says:

      What Yuzu said is painful, and for this very reason I thought it’s important to write his words. I hope that what he said will be translated in many languages and that all people can read them.

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