1989, Campionato europeo
Ancora la gara di danza, e ancora Rahkamo e Kokko. Ok, confesso di amare questa coppia e che mi sarebbe piaciuto che avessero vinto di più. Ma, al di là del mio tifo, Beverley Smith nota che c’è qualcosa di strano nel modo in cui venivano valutati.
They received a standing ovation from a british audience for their long program, skated to Vivaldi’s “Four Seasons,” at the 1989 European Championship in Birmingham, where they finished twelfth. At the closing banquet, their competitors rose en masse to applaud when the Finns were introduced. (Pag. 2011)
Certo, qui Smith non parla chiaramente di un giudizio scorretto, ma l’atteggiamento di tutti indica che quello che hanno presentato in pista era notevole, e probabilmente meritorio di una posizione migliore.
1992, Giochi olimpici
Io ricordo la competizione maschile come deludente. Vero, da fan di Kurt Browning non potevo non essere delusa dal suo sesto posto, ma lui non è stato l’unico a pattinare male, e i pattinatori non sono stati gli unici a non essere particolarmente brillanti. Steve Milton, dopo aver ricordato che Elvis Stojko ha vinto due argenti olimpici, nel 1994 e nel 1998, ha affermato che
had judging not been so political, Stojko probably would have medaled at the 1992 Olympics too. (Figure Skating’s…, pag. 51)
Cos’è successo? Con i voti che i giudici assegnavano veniva stilata una classifica. I giudici confrontavano nella loro testa i pattinatori e stabilivano chi era stato il più bravo, e la loro idea del rapporto fra i pattinatori era espressa nei voti che assegnavano. Stojko, al suo terzo anno da senior e senza nessuna medaglia importante all’attivo,
was the surprise and talking point of the Albertville Olympics, as the only top male skater to deliver two clean programs in what was otherwise the most poorly skated men’s Olympic competition of all time. But, ridiculously, judges doled out too many high marks early in the free skate competition, which meant, under the old 6.0 system, that there were no top marks remaining for Stojko, the last skater of the event. The only marks remaining would place him first, or seventh. So, Stojko dropped from sixth after the short program to seventh overall despite a clean, inspiring performance. (Milton, Figure Skating’s…, pag. 52)
Ok, Milton è canadese, potrebbe essere di parte nell’esaltare Stojko, ma è vero che Stojko è stato penalizzato dal fatto che i giudici hanno giudicato male. Milton si sofferma di nuovo sull’episodio a pagina 62.
1992, Campionato del mondo
Stavolta non mi baso su nessun libro, non per quanto avvenuto in questa gara, anche se le informazioni sul Lutz derivano da Forcing the Edge. Kurt Browning aveva vinto le ultime tre edizioni del Campionato del mondo, ma ai Giochi olimpici del mese prima si era classificato solamente sesto, frenato da un serio infortunio alla schiena che lo aveva portato a commettere numerosi errori. Qui non era ancora al meglio della condizione, ma stava decisamente meglio. Nel programma corto Browning ha fatto un errore gravissimo: ha eseguito solo doppio quello che sarebbe dovuto essere un triplo. L’anno prima aveva presentato la combinazione triplo Axel-triplo toe loop, e aveva eseguito il secondo programma corto alle spalle di Viktor Petrenko, il cui programma comprendeva un Lutz e non un flip. Per la stagione olimpica, prima di farsi male, Browning aveva recuperato un salto di cui aveva paura, il triplo Lutz. Aveva ottimi motivi per essere spaventato da questo salto, anni prima ne aveva eseguito uno quando era stanco, lo aveva sbagliato, e si era infilzato da solo il piede con la lama quando doveva fare la puntata. È finito quattro volte in ospedale per il triplo Lutz, quindi è comprensibile che a un certo punto abbia iniziato a evitarlo.
Ai Giochi olimpici, e al Campionato del mondo, Browning ha incluso il Lutz nei suoi programmi. Nei Giochi è stata una delle poche cose che ha funzionato, nel programma corto del Campionato del mondo ha eseguito un doppio. Era un elemento obbligatorio. Per valutare le gare dobbiamo sempre tenere presente il regolamento che era in vigore al momento, anche se purtroppo a distanza di anni spesso è difficile capire se qualche articolo del regolamento è stato cambiato. Qui ci aiuta la commentatrice del video che ho riguardato per fare lo screenshot che, prima che il punteggio venga reso noto, afferma chiaramente che quell’errore merita “a five point deduction”. Il punteggio:
Il giudice canadese nel suo bias è stato decisamente spudorato, ma altri tre giudici hanno assegnato un voto troppo alto, e questo lo scrivo da fan di Kurt Browning. Nonostante l’errore quello di Browning è stato il terzo programma corto, superato solo da quelli di Viktor Petrenko e di Petr Barna. Quel piazzamento significa che, se avesse realizzato il miglior libero, Kurt avrebbe vinto l’oro. Alla fine con il secondo libero Browning ha vinto l’argento.
1993, Campionato del mondo
During the 1991-1992 season, between twenty and thirty judges were suspended for various reasons, says Stapleford. (Smith, pag. 88)
Stapleford è Sally Stapleford, medaglia d’argento europea nel 1965 e undicesima all’Olimpiade sia nel 1964 che nel 1968, “now chairwoman of the ISU skating commitee”. E se, almeno a giudicare da questi numeri, la stagione 1991-1992 è stata complicata, quella successiva non è stata più semplice.
During the 1992-93, nine judges met the same fate. In an unprecedented move, six of the nine judges of the ice-dancing panel at the 1993 world championship in Prague were suspended for judging the competitors by reputation rather than by effort, but they were reinstated because proper procedures for their dismissal were not followed. (Smith, pag. 88)
Insomma, sei giudici sono stati giudicati colpevoli di aver giudicato non la gara ma la fama dei pattinatori, ma se la sono cavata per vizio di forma. Ogni tanto le dinamiche interne della giustizia dell’ISU mi fanno pensare a quelle della giustizia italiana, ma lasciamo stare. Purtroppo non conosco i nomi dei sei giudici, li avrei trascritti volentieri. Accanto ai risultati della gara, con indicati i piazzamenti delle varie coppie in ogni fase, ho indicato ciò che le coppie avevano fatto negli anni precedenti nelle competizioni più importanti, Giochi olimpici, Campionato del mondo e Campionato europeo, evidenziando con i colori la conquista di una medaglia. Ricordo che per la fama ha una sua importanza anche la nazionalità dei singoli atleti, perché tutti si aspettano che le nazioni dalla tradizione importante mandino in gara solo atleti forti.
Guardiamo un attimo la coppia che ha vinto la medaglia di bronzo, Anjelika Krylova con il suo primo partner, Vladimir Fedorov (dalla stagione 1994-1995 Anjelika ha fatto coppia con Oleg Ovsyannikov). Nel 1993 hanno esordito al Campionato europeo al quarto posto dietro a Rahkamo/Kokko, al Mondiale si sono piazzati davanti ai finlandesi.
In 1993, Russians Anjelika Krylova and Vladimir Fedorov surprised everybody to finish third in Prague at their world championship debut – an event marred by the brief suspension of six of the nine judges who were said to be relying too much on skaters’ reputations rather than their current abilities. However, when Krylova and Fedorov resurrected the same program for the Olympics less than a year later, they finished only sixth. (Smith, pag. 212)
Vero, all’Olimpiade erano rientrati Torvill e Dean, ma Krylova/Fedorov hanno comunque perso due posizioni, scavalcati sia da Kahkamo/Kokko che da Moniotte/Lavanchy in tutte le fasi di gara.
1994, Campionato europeo
Per i Giochi olimpici la Germania ha due soli posti nella gara femminile. Nel Campionato del mondo 1993 Tanja Szewczenko ha vinto il bronzo ed è la campionessa nazionale in carica, Marina Kielmann si è classificata sesta al mondiale e terza al recente campionato nazionale. L’ISU ha appena approvato una regola che consente anche ai pattinatori che erano passati al professionismo, purché rispettino determinati requisiti, di tornare a competere nelle gare ufficiali. Fra coloro che sono tornati c’è Katarina Witt, ritiratasi nel 1988 ma desiderosa di partecipare ancora una volta ai Giochi. Nelle occasioni precedenti, quando aveva vinto i suoi due ori, i genitori non avevano potuto essere presenti, perciò per lei la gara è importante a livello emotivo, anche se tutti sanno che non sarà in grado di vincere un altro oro.
Le gare però non ruotano solo intorno al titolo, e il ritorno dei vecchi campioni – lei fra le donne, Brian Boitano e Viktor Petrenko fra gli uomini, Ekaterina Gordeeva/Sergei Grinkov fra le coppie di artistico, Jane Torvill/Christopher Dean nella danza – è stato uno dei motivi di interesse dei Giochi (l’altro è stato la bastonata subita da Nancy Kerrigan…). Perciò, quanto poteva essere importante la presenza di Katarina? Al campionato nazionale si era piazzata alle spalle di Szewczenko ma davanti a Kielmann, il campionato europeo era l’ultima occasione per confermare o ribaltare le gerarchie interne. E secondo un giudice francese, Francis Betsch, il presidente della sua federazione Didier Gailhaguet gli ha detto di votare in un modo ben preciso per assicurarsi che la pattinatrice giusta andasse ai Giochi olimpici. Visto che dubito che Gailhaguet dicesse cose di questo tipo per simpatie o antipatie personali nei confronti di pattinatori tesserati per altre federazioni, è probabile che abbia ricavato qualcosa in cambio, non nella gara femminile, dove non erano presenti giudici tedeschi, ma da qualche altra parte.
Nessuna delle due ha pattinato al meglio. Witt, con il nono posto nel programma corto e l’ottavo nel libero, ha concluso la gara ottava e ha partecipato ai Giochi olimpici. Kielmann, con un quattordicesimo posto nel programma corto e un nono nel libero, si è classificata nona ed è rimasta a casa.
1994, Giochi olimpici
Della classifica di Krylova/Fedorov ho già parlato, mi limito alla rapida citazione di una coppia canadese che aveva esordito al Campionato del mondo l’anno prima classificandosi quattordicesima. Ricordiamo che ancora la tradizione canadese nella danza su ghiaccio non era delle più solide, gli unici che erano andati a medaglia erano stati Tracy Wilson/Robert McCall (un bronzo olimpico e tre mondiali fra il 1986 e il 1988).
Per le prime tre posizioni c’è stata una lotta a tre con voci su un possibile risultato già deciso in anticipo, ma questo è qualcosa che ricordo dall’epoca solo in modo vago. Ancora ero ingenua, credevo che i risultati delle gare fossero legati esclusivamente a quanto fatto dagli atleti in pista, quindi non ho dato molto peso alle voci che ho sentito e non ricordo nulla nei dettagli, perciò, a meno di trovare una citazione da qualche parte, lascio stare. Sulle altre posizioni è notevole quanti movimenti ci sono stati dalla prima all’ultima fase di gara… Bene, parlando di questa competizione e di Shae-Lynn Bourne e Viktor Kraatz, per tutto il tempo loro hanno mantenuto la decima posizione,
with a former Soviet dance coach claiming they should have won the rumba at the Games (Smith, pag. 218).
Essendo sovietico per lui non possiamo parlare di national bias, non con loro. È stato un po’ troppo generoso nel suo giudizio? Può darsi, ma fra prima e decima posizione c’è una bella differenza, è seriamente probabile che almeno in quella fase di gara gli sconosciuti Bourne/Kraatz meritassero di piazzarsi molto più in alto.
1994, Campionato del mondo
La gara è stata vinta dai russi Oksana Grishuk/Evgeni Platov, freschi campioni olimpici, davanti ai francesi Sophie Moniotte/Pascal Lavanchy, quinti ai Giochi olimpici, e ai finlandesi Susanna Rahkamo/Petri Kokko, quarti ai Giochi (Maia Usova/Alexander Zhulin e Jayne Torvill/Christopher Dean, vincitori dell’argento e del bronzo, si erano ritirati subito dopo la gara di Lillehammer). Il risultato però è tutt’altro che pacifico: nella danza libera
two of the nine judges [quello bulgaro e quello slovacco, non quello francese] rated Moniotte and Lavanchy first, appreciating their intricate footwork and constant changes of hold, all done at breackneck speed and on soft knees.
By contrast, only twenty seconds into the Russians’ fast-paced routine, Platov fell. (Smith, Pagg. 200-201)
Potevo non farvi vedere la caduta?
Purtroppo la qualità delle immagini è quella che è. Nel replay l’impatto con il ghiaccio e la successiva strisciata si vedono meglio perché le immagini sono prese da un’altra angolazione e Platov non è nascosto da Grishuk. Riprendo il racconto:
Their coach, former world champion Natalia Linichuk, said the couple actually loosened up after the accident. Callaway [Betty Callaway, nota soprattutto per essere stata l’allenatrice di Torvill e Dean] said they loosened up all right: they got “messy” after the fall.
Gritschuk and Platov were not as good in Japan as they were at the European championship, where their footwork was as neat as a pin, some said. “The first time I saw it, I thought it was very good,” says Callaway, speaking of their performance at the European championship. “The second time, I still thought it was quite good. The third time, I started to look at their feet and found they really didn’t do very much with their feet. It was all top-half and body gyrations. Now I’m bored with it. Whereas, with the French and the Finns, I could go on watching it several more times and still find something interesting that I’ve missed before.” (Smith, pag. 201)
Andiamo avanti, con Smith che parla di Rahkamo/Kokko.
The truth about the Finns, however, is that they probably have the best skating tecnique in the world. Callaway says she would have placed them first in one of the compulsory dances – the blues – at the Olympics, because of their flow, interpretation, and depth of blade edge as they cut into the ice with confidence at extreme angles. “They are probably the best skaters in the world, technically, at the moment,” Jones said after the 1994 world championship, where the Finns placed third in two compulsory dances, and third throughout the rest of the competition.
Alcune rapide note: in Norvegia Rahkamo/Kokko si sono piazzati al quarto posto in tutte le fasi di gara dietro ai russi Grishuk/Platov e Usova/Zhulin e ai britannici Torvill/Dean. Dopo i Giochi olimpici sia Usova/Zhulin che Torvill Dean si erano ritirati, in compenso al Mondiale Rahkamo/Kokko sono stati scavalcati dai francesi Moniotte/Lavanchy. Courtney Jones è un’ex danzatrice britannica che, insieme a June Markham, ha vinto l’oro sia al Campionato del mondo che al Campionato europeo nel 1957 e nel 1958.
Still if they were thought to be the best tecnicians, the Finns were perplexed by their placings in compulsory dances, which test technical edge quality. And they remained unclear about their placing overall, even though, for the past few years, they say they have had no illegal moves in their programs. “Klimova and Ponomarenko had so many illegals moves, and they still won,” Rahkamo said, suggesting that some couples can get away with breaking the rules and others can’t. (Smith, pagg. 209 e 213)
Il brano prosegue con uno sguardo a quanto fatto proprio in questa gara.
In fact, Gritschuk and Platov won, in spite of appearing to transgress rules about separations and lifts during their free-dance. While the rulebooks say ice dancers must not skate apart for more than five seconds, the winning Russians separated a total of eight times, once for about eight seconds. And some say that during the program Platov did a lift in which he appears to carry his partner. Carry lifts, too, are forbidden. (Pag. 2013)
E questo in un programma in cui lui è pure caduto, ma a quanto pare non tutti devono rispettare il regolamento, e per sette dei nove giudici la loro è stata la migliore danza libera.
1994, Campionato del mondo
Gara femminile. Qui il problema è il criterio di valutazione. Come si valuta un programma? È vero che i giudici hanno un margine di discrezionalità, ma se il margine è troppo ampio diventa un problema, perché gli atleti non capiscono su cosa devono lavorare per migliorare le loro prestazioni. È meglio eseguire un programma pulito, o uno tecnicamente più difficile ma che contiene errori? Ricordiamo che con il vecchio codice di punteggi i giudici stilavano una classifica fra i pattinatori, e che la classifica finale era data dal modo in cui si combinavano le classifiche di tutti i giudici. Quindi su cosa lavorare? Se lo è chiesto Louis Stong, allenatore che, fra l’altro, ha guidato Kurt Browning al suo quarto successo mondiale nel 1993.
“The triple jump mania still exists,” he says. “Judges are still influenced by the numbers. [During the 1994 season] a magnificently choreographed, beautifully skated technical program with a less difficult Salchow combination was placed below a brutal technical program [with falls] done by somebody who was expected to be highly placed. To me that’s bad.”
Stong was speaking of his own skater, Charlene Von Saher of Britain, whom judges placed sixteenth in the technical program after a strong performance at the world championship in Japan. Three of nine judges placed her behind Marie Pierre Leray of France, whose more difficult triple Lutz combination attempt was flawed. A Polish judge went so far as to place Von Saher nineteenth, Leray ninth. (Smith, pag. 239)
Stong, in quanto allenatore di una delle due pattinatrici, è ovviamente di parte, ma la questione resta. Von Saher ha presentato un programma pulito con il Salchow, e complessivamente il suo è stato il sedicesimo programma. Leray è caduta sul Lutz, in un periodo in cui una caduta, o la mancata esecuzione di un elemento obbligatorio, doveva costare tantissimo, e ha eseguito il dodicesimo programma (i numeri vengono fuori dalla maggiorità di priorità e dalle posizioni relative di un buon numero di atlete, sarebbe un discorso lungo e che non posso fare perché non ho a disposizione tutti i dati). Su cosa ci si deve concentrare per ottenere un buon risultato? Anche perché la differenza di valutazione fra un giudice e l’altro è davvero grande.
È interessante anche la citazione del fatto che si è classificata davanti la pattinatrice che i giudici si aspettavano che si sarebbe classificata davanti. Noto solo che Leray, francese, era connazionale di Surya Bonaly, quell’anno vincitrice del suo secondo argento mondiale, e che l’ultima medaglia mondiale britannica nella competizione femminile è il bronzo di Erica Batchelor nel 1954. Non dico che sia impossibile andare a medaglia se prima non lo ha fatto qualche connazionale, o che non si possano ottenere buoni risultati se non si ha un connazionale forte, ma è anche vero che
“I just assumed that the judges and everyone else was going to give me respect because I was Brian Orser’s teammate,” Kurt Browning says. “And I skated that way, because I felt I had an advantage. I recognize, now that I’m older, that that sort of mentality was huge.” (Milton, Figure’s Skating…, pag. 48)
A essere influenzati dalle aspettative sono sia i giudici che i pattinatori, quelli provenienti dalle nazioni più forti hanno un doppio vantaggio. Chi sa di essere guardato con favore dai giudici può pattinare più tranquilli – e questo lo aiuta a fare meno errori – di chi sa che verrà guardato in modo distratto o che sarà scrutato con attenzione in cerca di ogni più piccola sbavatura.




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