Yuzuru Hanyu. Un’introduzione

Un anno e mezzo fa per motivi personali mi sono trovata a scrivere una breve biografia di Yuzuru Hanyu. Breve secondo i miei criteri personali, ma mi sembra giusto avvisare chi non mi conosce che ogni volta che mi è stato commissionato un testo ho sempre sforato sui limiti di lunghezza. Ogni. Singola. Volta.

Poi, lavorando di lima, sono sempre rientrata nei limiti che mi erano stati imposti, ma cosa può capitare quando non ho limiti? Va bene, divagazioni a parte, chi è Yuzuru Hanyu, e perché è tanto importante? Inizio con la biografia, riprendendo il vecchio testo e aggiornandolo dove mi sembra necessario. Il ritmo è il mio, il che significa che scriverò a lungo. Una traduzione in inglese della vecchia versione del testo, con qualche piccola modifica, l’ho pubblicata qui)

Hanyu è nato a Sendai, in Giappone, il 7 dicembre 1994, il che significa che compie gli anni a metà stagione agonistica, nel periodo della finale di Grand Prix. Quando ha due anni gli viene diagnosticata l’asma, a quattro inzia a pattinare per stare insieme a sua sorella maggiore, che si era iscritta a un corso di pattinaggio. Nel 2004, a nove anni, vince il suo primo campionato nazionale in categoria Novice B, alla prima partecipazione. Il suo allenatore è Shoichiro Tsuzuki, già allenatore di Minoru Sano, primo pattinatore giapponese capace di conquistare una medaglia al Campionato del mondo, un bronzo nel 1977.

Subito dopo la pista su cui si allena chiude per fallimento. Inizia ad allenarsi su una pista più lontana e affollata, con meno tempo a disposizione, e i risultati ne risentono, infatti l’anno dopo si deve accontentare dell’argento. Nel 2006 la conterranea Shizuka Arakawa (nata in una delle municipalità di Tokyo ma cresciuta a Sendai) vince l’oro olimpico e a Torino, nella conferenza stampa, parla della difficile situazione dei bambini di Sendai, che non si possono allenare. Nel giro di pochi mesi la sua pista viene riaperta. In autunno arriva terzo al campionato nazionale Novice A, risultato che gli consente di partecipare al campionato nazionale junior, dove si classifica settimo.

Nel 2007, sotto la guida di Nanami Abe, vince il campionato Novice A e arriva terzo nella categoria Junior, stabilendo un record di precocità. In teoria l’essere salito sul podio gli darebbe il diritto a partecipare al campionato senior, ma è troppo giovane per poterlo fare.

L’anno successivo, avendo appena raggiunto l’età per partecipare alle gare junior nel circuito internazionale, gareggia solo in questa categoria: arriva quinto in una gara di Grand Prix, vince il titolo nazionale e si classifica dodicesimo al Campionato del mondo (dove è quasi il più giovane, solo un altro ragazzino, che si piazza diverse posizioni più in giù, ha tre mesi meno di lui). Al campionato nazionale senior si classifica ottavo.

Durante l’estate stabilizza il triplo Axel, e la stagione 2009-2010 è un trionfo. Vince tutte le gare junior a cui partecipa: le sue due tappe del circuito di Grand Prix, la relativa finale, stabilendo un record di precocità che sarebbe durato nove anni, il campionato nazionale e il Campionato del mondo. Solo al campionato nazionale senior si deve accontentare del sesto posto. A 15 anni, non avendo più obiettivi fra i ragazzini, e avendo superato di alcuni mesi l’età minima, passa nella categoria senior, anche perché l’obiettivo è chiaro. Lui vuole vincere l’oro olimpico a Sochi, perciò è importante iniziare a fare esperienza nel circuito maggiore il prima possibile.

La pagina inglese di Wikipedia è curata molto bene. Per brevità io ho tralasciato molte gare, questi sono i risultati di Hanyu prima del passaggio nella categoria senior:

All’esordio in una gara di Grand Prix atterra il suo primo salto quadruplo e conclude al quarto posto, nella gara successiva si deve accontentare del settimo, suo peggiore risultato in carriera in una competizione senior. Al campionato nazionale arriva quarto, cosa non facile visto che all’epoca il Giappone oltre a lui aveva quattro pattinatori in grado di competere per il podio mondiale. Il risultato gli vale la partecipazione al Four Continents Championship, dove a 16 anni vince l’argento, ed è un record di precocità tutt’ora imbattuto.

Il mese dopo, l’11 marzo 2011, c’è il terremoto, quello che tutti ricordiamo perché ha danneggiato anche la centrale nucleare di Fukushima. Se ne potrebbe parlare a lungo, qui mi limito a dire che quando è avvenuto Hanyu era in pista, che nella fuga ha distrutto i pattini, che lui e la sua famiglia hanno trascorso quattro giorni in un rifugio per terremotati, e che la pista stessa è stata danneggiata ed è stata costretta alla chiusura. Senza pista per la seconda volta, per continuare a pattinare nei mesi successivi Hanyu si è esibito in 60 show.

Nelle gare di Grand Prix, in autunno, ottiene un quarto posto e, per soli tre centesimi, la sua prima vittoria, risultati che gli valgono l’ultimo posto fra i qualificati alla finale senior. I suoi coetanei partecipano alla gara junior. Nell’occasione arriva quarto, il terzo posto nel successivo campionato nazionale gli fa ottenere la possibilità di partecipare al suo primo Campionato del mondo. È il più giovane fra i partecipanti. Negli allenamenti prima del programma corto si sloga la caviglia destra, quella su cui vengono atterrati i salti. Aveva già avuto problemi alla caviglia, una frattura da avulsione da bambino, diverse slogature nel corso degli anni, stavolta per riuscire a scendere in pista deve prendere gli antidolorifici.

Settimo dopo il programma corto, si sente in colpa per aver deluso le aspettative di chi lo aveva aiutato nei mesi difficili dopo il terremoto, ed esegue un libero epico. Epico davvero, il punteggio tecnico più alto è il suo, il pubblico gli tributa una standing ovation, e nessuno di coloro che hanno visto quella prestazione la può dimenticare. Con il secondo libero risale fino al terzo posto, conquistando la medaglia di bronzo nel suo Mondiale d’esordio.

Due mesi più tardi, consapevole di non potersi allenare adeguatamente in patria, si trasferisce in Canada, anche se il suo inglese è pessimo. Il periodo iniziale è complicato: con il cambio di clima l’asma peggiora, fatica a mangiare – non che in precedenza mangiasse tanto – le comunicazioni sono difficili, l’allenamento è diversissimo e lo mette più in difficoltà di quanto credeva. Con il tempo costruirà rapporti umani importanti con il team di allenatori, Brian Orser, Tracy Wilson e Ghislain Briand, e con Javier Fernandez, compagno di allenamento, per alcuni anni suo più grande rivale e grande amico.

Alla prima gara di Grand Prix, Skate America, stabilisce il suo primo record del mondo per il punteggio più alto nel programma corto.

Nel libero, nel quale ha inserito un secondo quadruplo, il Salchow, combina diversi pasticci e scivola al secondo posto. Alla successiva gara di Grand Prix, l’NHK Trophy, stabilisce il suo secondo record del mondo, sempre nel programma corto, e vince la gara. Rimane in Giappone, senza allenatore, per sostenere gli esami scritti delle prove di ammissione alla facoltà di scienze umane della Waseda University, una delle più prestigiose università giapponesi, alla quale si iscrive senza sfruttare le facilitazioni concesse agli atleti. Da lì va direttamente in Russia per la finale di Grand Prix, dove arriva secondo. Il giorno dopo, in piena intossicazione alimentare, sostiene via Skype gli esami orali.

Ancora debilitato dall’intossicazione, a fine dicembre vince il suo primo campionato giapponese senior. In febbraio torna al Four Continents Championship. Dopo il programma corto è primo, ma la mattina del libero si ferma a parlare con alcuni fan vicino a una porta scorrevole, la porta si chiude e lo ferisce all’occhio destro. Nei video si vede un cerotto sulla palpebra, e nel galà del giorno dopo il viso è gonfio e c’è un ampio livido. Esegue un pessimo libero e scivola al secondo posto.

Dopo qualche giorno di riposo riprende ad allenarsi ma si ammala ed è costretto a fermarsi. Quando torna in pista cerca di recuperare il tempo perso, fa un movimento sbagliato in un cambio di direzione e la torsione gli provoca un infortunio al ginocchio sinistro. Arriva al Campionato del mondo in precarie condizioni fisiche e quasi senza allenamento, e con un pessimo programma corto si piazza provvisoriamente nono. È il 2013, anno preolimpico, nel pattinaggio questo significa che quel Campionato del mondo vale come qualificazione non solo per il mondiale successivo ma anche per i Giochi olimpici. Lui è nono, Daisuke Takahashi quarto, perché una nazione abbia diritto a tre posti la somma dei due migliori atleti deve essere pari o inferiore a 13. Il Giappone è al limite, non possono permettersi di perdere neppure un posto e lui, da campione nazionale, sente di dover sostenere la squadra. Negli allenamenti fra programma corto e libero, cercando di proteggere il ginocchio, si sloga la caviglia destra. Visto che la parola arrendersi non fa parte del suo vocabolario ricorre di nuovo agli antidolorifici (sotto stretto controllo medico, non ha mai avuto problemi di doping) ed esegue il terzo libero. A fine programma si accascia sul ghiaccio perché non ha più energie ed esce dalla pista zoppicando, ma risale fino al quarto posto complessivo. Con Takahashi sesto il Giappone ottiene i tre agognati posti.

Nella stagione olimpica la squadra giapponese viene sponsorizzata da una compagnia alimentare, che affianca un dietologo a ogni atleta. Il dietologo si accorge che Hanyu ha un problema gastrointestinale che gli impedisce di nutrirsi bene e studia per lui una dieta mirata. Se in passato troppe volte aveva finito le gare a corto di energie, l’aiuto del dietologo risolve quasi del tutto il problema. In autunno arriva secondo nelle due gare di Grand Prix dietro al tre volte campione del mondo Patrick Chan, il favorito per i Giochi olimpici. Perde, ma intanto capisce cosa deve fare per vincere, e infatti alla finale di Grand Prix di dicembre è lui a vincere, con tanto di terzo record del mondo nel programma corto.

Se il percorso di avvicinamento è culminato con il sorpasso in questa competizione, anche se questo diventerà evidente solo in seguito, c’è un dettaglio curioso che secondo me vale la pena sottolineare. Hanyu ha scelto di affrontare Chan nel circuito Grand Prix perché era lui che voleva studiare per capire come fare a superarlo. L’obiettivo erano i Giochi olimpici, non una qualsiasi gara di Grand Prix. Se si fosse accontentato di vittorie meno significative avrebbe scelto altre tappe. Ma perché ha potuto gareggiare contro Chan? Perché al Campionato del mondo è arrivato quarto. Per il circuito Grand Prix viene assegnata la testa di serie numero 1 a coloro che sono saliti sul podio al Campionato del mondo. Questi pattinatori non possono affrontarsi prima della finale. A coloro che si sono classificati fra il quarto e il sesto posto viene assegnata la seconda testa di serie. Non possono affrontarsi fra loro, e affronteranno certamente qualcuno che appartiene al primo gruppo. Quello che potrebbe sembrare un risultato deludente, l’unica volta in cui non è riuscito a salire sul podio in un Campionato del mondo, in realtà è stato un vantaggio, perché in questo modo lui (come Kevin Reynolds, quinto, e Daisuke Takahashi, sesto) ha avuto la seconda testa di serie, contro la prima di Patrick Chan, Denis Ten e Javier Fernandez. Se al Mondiale Hanyu fosse arrivato terzo, avrebbe avuto la prima testa di serie, e non avrebbe potuto affrontare Chan né in Canada né in Francia.

Si conferma campione nazionale, quindi contribuisce al quinto posto del Giappone nella prova a squadre dei Giochi olimpici con il miglior risultato fra gli uomini. Nella gara individuale stabilisce il suo quarto record del mondo, sempre nel programma corto.

Nel libero commette diversi errori ma Chan è più falloso di lui, e Hanyu realizza il miglior libero. Tutti ricordano gli errori, lui stesso, il suo critico più severo, è il primo a farlo, ma l’impegnativo contenuto tecnico fa sì che il suo punteggio sia il decimo più alto realizzato fino a quel momento, il quinto assoluto nella somma dei due punteggi. Un libero deludente è comunque uno dei migliori liberi mai realizzati, e il suo 280.09 finale non è superiore solo al punteggio realizzato da Chan nella stessa gara, ma anche al 267.68 con cui Chan aveva vinto il Campionato del mondo nel 2013, o al 266.11 con cui lo aveva vinto nel 2012. Conquista l’oro a 19 anni, il più giovane pattinatore a riuscirci dal tempo di Dick Button nel 1948. Button, però, ha vinto quando tutti erano esordienti perché le gare erano appena ricominciate dopo la guerra, lui ha vinto superando pattinatori molto più esperti di lui.

In marzo, nonostante una caduta nel programma corto e problemi alla schiena che limitano la sua prestazione, pattina un libero notevole e, in rimonta, vince il suo primo Campionato del mondo, con soli 33 centesimi di vantaggio sul connazionale Tatsuki Machida.

La stagione 2014-2015 è la più sofferta da un punto di vista fisico. Avrebbe dovuto esordire in settembre in una gara minore, ma problemi alla schiena – è uno dei pochi uomini in grado di eseguire movimenti per i quali è necessaria una grande flessibilità, e che di solito eseguono solo le donne, e neppure tutte – gli hanno fatto rimandare il debutto a ottobre, nel circuito Grand Prix, in Cina. Nel riscaldamento prima del libero si scontra violentemente con un altro pattinatore. L’incidente è impressionante.

È ferito, dopo gli daranno sette punti di sutura sotto il mento e tre sopra l’orecchio, e ha una lesione al muscolo sartorio della gamba sinistra e una slogatura alla caviglia destra. Il video fa impressione. Non dovrebbe gareggiare, ma visto che i medici escludono una commozione cerebrale e che il regolamento non gli impedisce esplicitamente la partecipazione, lui scende in pista, puntando a un piazzamento che possa consentirgli di rimanere in corsa per la qualificazione alla finale di Grand Prix. Sa che non riuscirà a completare i salti ma li esegue tutti, anche se cade cinque volte. È la dimostrazione più incredibile di forza di volontà che abbia mai visto da parte di un atleta. Con il regolamento dell’epoca quello che fa è sufficiente ad assicurargli il secondo posto. Una delle cose incredibili di questo programma è che fra i tre elementi di salto che esegue bene c’è la combinazione triplo Axel-euler-triplo Salchow, ed è la prima volta nella storia del pattinaggio che qualcuno esegue questa combinazione.

Tre settimane dopo partecipa alla seconda gara di Grand Prix, tutt’altro che guarito, infatti arriva solo quarto, e per soli 15 centesimi (il suo vantaggio sul quinto classificato) si qualifica per per la finale. È l’ultima volta che non sale sul podio in una gara: nelle successive 26 competizioni internazionali (a cui vanno aggiunte quattro gare nazionali e tre a squadre) è sempre arrivato sul podio, e quasi sempre primo o secondo, striscia ancora aperta.

Vince la sua seconda finale con due programmi straordinari.

Già durante la gara, però, ha iniziato a sentire dolori allo stomaco che si evolvono in un grumo sporgente sopra l’ombelico. Qualche giorno dopo il grumo esplode emettendo pus e sangue. È un residuo dell’uraco, un canale di collegamento fra l’ombelico e la vescica esistente nel periodo fetale che in genere si dissolve dopo la nascita dando origine al legamento ombelicale mediano. Quando, come nel suo caso, non si dissolve, possono nascere diverse patologie, tumore compreso. Stringe i denti e il 27 vince il campionato nazionale, il 30 si opera, con tutta una serie di complicazioni legate all’alcol usato per la disinfezione prima dell’anestesia, che gli provoca l’orticaria, e agli antibiotici, a cui risulta allergico. Quando torna in pista si allena forsennatamente, errore che ha fatto più volte, da giovane, quando si sentiva in ritardo nella preparazione, e sloga la caviglia per l’ennesima volta. Al Campionato del mondo, dove arriva con poco allenamento, vince l’argento. Il mese dopo partecipa al World Team Trophy. Si piazza primo fra gli uomini, complessivamente il Giappone arriva terzo. Subito dopo si opera di nuovo per togliere i residui dei punti di sutura dell’operazione di dicembre che non si sono dissolti.

Nella nuova stagione, dopo il secondo posto nella prima gara di Grand Prix, è protagonista di una prestazione epica. Sbriciola – non si limita a superare, li sbriciola letteralmente – tutti e tre i record del mondo, nel programma corto, in quello libero e nella somma dei due punteggi. Il programma corto:

Il libero è SEIMEI; sulle musiche di Shigeru Umebayashi. Qui ho deciso di pubblicare un testo sintetico, non cito tutte le gare e fino a ora non ho scritto una parola sui programmi, non ne ho mai indicato neppure il titolo, ma i programmi andrebbero tutti analizzati. Quando Hanyu era un bambino le musiche le sceglievano i suoi allenatori, e un’analisi degli elementi tecnici consentirebbe di vedere la sua crescita. Ora è lui a scegliere le musiche, e quelle del libero sono sempre musiche importanti, che meriterebbero di essere approfondite. Per molti, me compresa, il giapponese è una lingua ostica, per fortuna diverse persone hanno sottotitolato in inglese numerosi documentari realizzati in giapponese. Vale la pena guardarli, perché consentono di capire un po’ meglio un percorso sportivo e umano incredibile. Per SEIMEI è fondamentale l’incontro fra Mansai Nomura e Hanyu, ma tutta l’ideazione di questo programma è notevole.

Per lui sono i record cinque, sei e sette, per il pattinaggio è una gara che cambia la disciplina. I suoi avversari capiscono che se lo vogliono battere devono cambiare completamente il loro modo di pattinare, la federazione internazionale decide di cambiare il regolamento, cosa che avverrà dopo i successivi Giochi olimpici. Probabilmente non esistono singoli programmi nella storia del pattinaggio che hanno avuto un impatto maggiore rispetto a quello dei due da lui pattinati in quei giorni. E se fino a ora ho inserito solo video di gara, anche quelli di esibizione sono straordinari.

Qualche giorno dopo vince la finale di Grand Prix ritoccando tutti e tre i record, anche se il piede sinistro fa un po’ male. Subito dopo si conferma campione nazionale, ma il piede peggiora, al punto che non riesce più a eseguire nemmeno salti singoli. Gradualmente, con riposo e cure, riesce a recuperare parzialmente. Al Campionato del mondo va in testa con un programma corto che sfiora il record del mondo, poi il suo piede cede, sbaglia due salti nel libero, e arriva secondo. Alla fine arriva la diagnosi: lesione di Lisfranc, un infortunio piuttosto serio, che se non curato può portare anche all’amputazione. Il problema è legato al movimento che esegue con un salto specifico, il toe loop, e all’impatto dei suo piede sul ghiaccio.

Dopo essersi curato Hanyu modifica il suo modo di saltare per evitare il ripetersi del problema, e visto che un altro salto, il loop, gli aveva creato meno problemi, inserisce nei suoi programmi il quadruplo loop. In autunno diventa il primo pattinatore capace di eseguilo in gara. Nelle gare di Gran Prix ottiene un secondo e un primo posto, poi vince la sua quarta finale consecutiva, raggiungendo Evgeni Plushenko come numero di successi, ma lui ha vinto quattro titoli di fila, Plushenko lo ha fatto nell’arco di sei anni. Salta il campionato nazionale perché ammalato, al Four Continents Championship sbaglia la combinazione nel programma corto e la prima combinazione nel libero. A questo punto decide di improvvisare, cosa difficilissima e non solo per un discorso di stanchezza, ma anche perché deve modificare abitudini consolidate in infiniti allenamenti. E non deve sbagliare i calcoli: nel pattinaggio esistono regole precise sulla ripetizione dei salti, infrangere la regola significa vedersi annullare un salto anche se è stato eseguito alla perfezione. Lui modifica completamente il programma, aggiunge salti impegnativi, recupera una parte dei punti che ha perso in quell’unico errore, ma riesce a risalire solo fino al secondo posto.

Il Campionato del mondo inizia in modo complicato, con un programma corto esaltante penalizzato in modo eccessivo per un errore.

Nel libero sfoga la sua frustrazione per risultati per lui deludenti eseguendo un programma perfetto che gli vale il suo secondo titolo mondiale, e il nuovo record del mondo nel segmento di gara. Per lui è l’undicesimo, un record fissato per sempre perché quando, dopo i Giochi olimpici, la federazione ha cambiato il codice di punteggi, ha fissato i vecchi record come storici ed è ripartita da zero.

Chiude la stagione vincendo l’oro al World Team Trophy con il Giappone. Nel libero diventa il primo pattinatore capace di completare tre salti quadrupli nella seconda metà di un programma.

Stagione olimpica. All’Autumn Classic International stabilisce il suo dodicesimo record del mondo, questo nel programma corto, e anche questo, come quello nel libero del Campionato del mondo 2017 e nel totale alla finale di Grand Prix 2015, è stato fissato per sempre come record storico. Il giorno dopo sbaglia il libero e arriva secondo. Alla sua prima gara di Grand Prix aggiunge un altro quadruplo ai suoi programmi, il Lutz, ma commette troppi errori e di nuovo si deve accontentare del secondo posto. Alla gara successiva si presenta con 39° di febbre, in allenamento sbaglia l’atterraggio del quadruplo Lutz e si distrugge la caviglia. Per quasi due mesi si cura e basta, quando torna in pista, poco più di un mese prima dei Giochi olimpici, la caviglia non regge, così lui si affida agli antidolorifici, sapendo che il rischio di farsi male e non poter più neppure camminare è altissimo. Dieci giorni prima dei Giochi riesce ad atterrare i primi due quadrupli dei quattro che eseguiva prima, il giorno prima di partire atterra per la prima volta anche il loop. I due programmi che presenta a PyeongChang sono epici, il corto è perfetto.

Nel libero sbaglia l’atterraggio di due salti, nel primo fa uno step out, un passo, e perde una combinazione, perciò modifica la combinazione successiva per recuperare qualche punto, nel secondo in qualche modo riesce a rimanere in piedi. A quel punto capisce di avere vinto. Non ha ancora la certezza matematica, ma lui lo sa, e la successiva sequenza coreografica è un’apoteosi.

Il mese successivo rinuncia a difendere il titolo mondiale perché la sua caviglia non è ancora guarita.

Autunno 2018, con il nuovo regolamento e il desiderio di fare ancora una volta la storia portando in gara il quadruplo Axel, arriva alla prima gara deconcentrato e vince pattinando male. Punto nell’orgoglio arriva alla gara successiva molto più preparato e stabilisce tre nuovi record del mondo. Nel libero esegue per la prima volta nella storia la sequenza quadruplo toe loop-triplo Axel e diventa il primo pattinatore capace di completare un programma privo di salti doppi (quattro quadrupli, sei tripli e un euler).

Nel programma corto della seconda gara di Grand Prix stabilisce il suo sedicesimo record. La mattina del libero cade male e si sloga di nuovo la caviglia. Decide di pattinare lo stesso e vince la gara. Sul podio, per una cerimonia di premiazione che si svolge il giorno dopo, sale con le stampelle, perché durante la notte la caviglia si è gonfiata.

Dopo un’altra pausa forzata di alcuni mesi, torna per il Campionato del mondo, e solo dopo dirà che sta ancora prendendo gli antidolorifici. Con il libero stabilisce il suo diciassettesimo e diciottesimo record del mondo, nel libero e nel totale.

Subito dopo di lui Nathan Chen supera entrambi i punteggi, gli strappa i record e lo relega al secondo posto. Il nuovo regolamento è molto più sbilanciato del vecchio, con determinati cambiamenti che sembrano studiati appositamente per metterlo in difficoltà, e in più casi le valutazioni dei giudici sono state sbagliate, ma per una vera spiegazione dovrei dilungarmi sull’aspetto tecnico. Hanyu chiude la stagione qui, rinunciando al World Team Trophy perché è ancora infortunato.

Nella stagione 2019-2020 inizia vincendo le prime tre gare. La seconda in particolare, Skate Canada, è importante. Sul triplo Axel del programma corto riceve la valutazione massima, a tutt’oggi è l’unico elemento di salto che è stato ritenuto perfetto con il nuovo codice di punteggi:

Nel libero diventa il primo pattinatore capace di completare la combinazione quadruplo toe loop-euler-triplo flip.

Nella finale di Grand Prix sbaglia la combinazione del programma corto. Fra il suo errore, e le valutazioni errate dei giudici, che stanno diventando la norma e che hanno quanto meno raddoppiato il distacco che avrebbe dovuto avere dal primo posto, dà per persa la gara. È solo, al suo allenatore hanno rubato il passaporto fra un volo e l’altro e non è riuscito ad arrivare in Italia, ci riuscirà solo dopo il venerdì pomeriggio, dopo che al mattino, fra la prima e la seconda parte della gara ha provato il quadruplo Axel, un salto che ancora nessuno ha mai eseguito per quanto è difficile e che è diventato il suo obiettivo. Nel libero di sabato progetta un programma difficilissimo, con cinque quadrupli, qualcosa su cui non si era più allenato dall’infortunio di due anni prima. I quadrupli riescono, quella che era prevista come sequenza conclusiva di due tripli Axel no, i giudici assegnano voti troppo bassi a lui, troppo alti al suo avversario, e conclude al secondo posto con un distacco enorme e non giustificato dal primo.

Nel campionato nazionale, stanchissimo per i cinque voli intercontinentali affrontati in un mese e mezzo per colpa dell’assurdo programma di gare che gli è stato imposto, e nuovamente danneggiato da voti assurdi, conclude al secondo posto. A questo punto decide di cambiare. Abbandona i programmi che ha presentato nell’ultimo anno e mezzo, Otonal e Origin, che erano un omaggio ai suoi due idoli d’infanzia, Johnny Weir ed Evgeni Plushenko, e torna ai suoi programmi: Chopin e SEIMEI. Nel programma corto del Four Continents Championship stabilisce il suo diciannovesimo record del mondo. Al momento è l’ultimo record che chiunque abbia stabilito, tutte le discipline considerate.

Prima del programma corto si accorge che nel ghiaccio c’è un buco enorme. Segnala il problema al presidente di giuria, che lo fa tappare sommariamente, ma ormai la concentrazione è sparita. Nel libero fa un paio di errori, ma è comunque il migliore. La vittoria gli consente di diventare il primo pattinatore a completare il Super Slam nella categoria maschile, cioè a vincere tutte le gare più importanti sia nella categoria junior (finale di Grand Prix 2009, Campionato del mondo 2010) che in quella senior (finale di Grand Prix 2013, 2014, 2015, 2016, Giochi olimpici 2014 e 2018, Campionato del mondo 2014 e 2017 e Four Continents Championship 2020).

A questo punto il mondo si blocca causa pandemia e il Campionato del mondo 2020 viene annullato. Hanyu torna in Giappone, senza allenatore, e rinuncia all’NHK Trophy. In compenso si laurea, con una tesi che potrebbe rivoluzionare il sistema di pattinaggio rendendolo molto più attendibile, se solo l’ISU decidesse di applicare quanto ideato da lui. Dopo nove mesi di totale solitudine la sua prima gara è il campionato nazionale. Il programma corto è notevole, il libero, sulle musiche di Ten to Chi to, un capolavoro.

Al Mondiale esegue il miglior programma corto, ma un attacco di asma prima del libero lo porta a eseguire un programma sottotono, che contiene diversi errori, e lo fa scivolare al terzo posto. È la sua prima medaglia di bronzo dall’autunno del 2014 e dalla finale di Grand Prix dopo lo scontro con Han Yan, il 26° podio consecutivo in una competizione individuale internazionale, una striscia ancora aperta. A questo totale possono essere aggiunti tre podi di squadra – il terzo arriverà a breve – e quattro nel campionato nazionale. Il bronzo è anche la sua settima medaglia in un Campionato del mondo, nel dopoguerra solo Jan Hoffman ne ha vinte altrettante.

La stagione si chiude al World Team Trophy. I primi due elementi di salto del programma corto, perfetti ma che non ricevono il voto massimo, sono la conferma della tendenza al ribasso presente nei suoi punteggi dopo il secondo oro olimpico. Quanto al triplo Axel, l’errore non fa che confermare l’incredibile controllo che lui ha sul suo corpo.

Lui è il migliore per la sua nazione, il Giappone vince il bronzo. Questi sono i suoi risultati nella categoria senior:

Già che c’ero ho deciso di segnare su questa tabella in quali gare ha stabilito il record del mondo. Non ho indicato diciannove gare perché in un caso (Campionato del mondo 2019) di record ne ha stabiliti due, in tre occasioni (NHK Trophy 2015, finale di Grand Prix 2015 e Grand Prix di Helsinki 2018) di record del mondo ne ha stabiliti tre.

Questi sono solo alcuni dati, i risultati delle gare e una rapida menzione degli infortuni peggiori, non dicono nulla di chi è lui come persona, e per quanto possa sembrare incredibile la persona è molto più straordinaria dell’atleta. La forza di volontà si intuisce dai successi, dal continuo tornare più forte di prima nonostante tutti gli infortuni; il talento, la bellezza dei suoi programmi, possono essere capiti solo ammirando ciò che fa in pista; l’allegria, la generosità, l’empatia, l’attenzione nei confronti degli altri, l’intelligenza, emergono da infiniti piccoli episodi che richiederebbero tantissimo tempo per essere narrati e che lo rendono una persona speciale. Per capire il suo impatto sulle persone basta guardare quanto è avvenuto nel gala del World Team Trophy. Negli anni il numero di omaggi lanciato dagli spettatori al termine di un suo programma è cresciuto fino a diventare impressionante. Ora il lancio di omaggi è stato vietato e lui, prima di scendere in pista per Hana wa Saku, ha detto che sperava di essere la luce capace di illuminare almeno un po’ i momenti bui per coloro che lo avrebbero guardato. E il pubblico gli ha restituito la luce, accendendo spontaneamente le luci dei cellulari e creando un effetto di cielo stellato che non si era mai visto su una pista di pattinaggio.

In passato c’erano stati premi vari, il People Honor’s Haward, due monumenti collocati in suo onore a Sendai, due parate, l’invito al ricevimento imperiale di primavera, per citare solo le cose più importanti. Del suo impatto su di me ho scritto brevemente, in italiano e in inglese, qui. Quanto al perché lui è il più grande pattinatore di tutti i tempi, ne ho scritto in italiano e in inglese, e ho aggiunto altre considerazioni qui.

L’ultima apparizione pubblica è per uno spettacolo che raccogliere fondi per la ricostruzione dopo il terremoto, un impegno a cui lui non è mai venuto meno in tutti questi anni con donazioni personali e la partecipazione a numerose iniziative legate alla ricostruzione.

Chi è Yuzuru Hanyu? Dire che è il più grande pattinatore di tutti i tempi è riduttivo. Lui è la luce.

This entry was posted in pattinaggio and tagged . Bookmark the permalink.

Leave a ReplyCancel reply