
Ultimamente sto leggendo un po’ troppi libri di gente che si occupa di economia e finanza, argomenti che ho sempre disprezzato. Qualche tempo fa si è trattato di Pensieri lenti e veloci di Daniel Kahneman, ora sono passata a Il cigno nero di Nassim Taleb. Visto l’argomento, e vista la mia formazione e i miei interessi, ho letto i libri a modo mio. Io non ho per la matematica l’avversione che hanno molte persone, amo i grafici – probabilmente li percepisco come disegni, così come le cartine, altra cosa che amo, e le arti figurative, e io ho studiato disegno e storia dell’arte – ma non ho basi solide di matematica, quasi tutto quel che avevo studiato al Liceo l’ho dimenticato, e non ho mai studiato statistica. Questo significa che, una volta stabilito il metodo di lavoro, ho fatto senza problemi controlli matematici sul national bias e sui voti ricevuti dai pattinatori in determinate occasioni, ma per tante cose non ho le basi adatte. Perciò se c’è una formula matematica o una spiegazione troppo tecnica per i miei gusti, prendo atto della sua esistenza, nel dubbio vado in favore del pattinatore (o, in questo caso, di colui che sta scrivendo), prendo per buono quello che mi dice e cerco di seguire il ragionamento generale. E visto che io sono io, applico il ragionamento a quel che interessa a me.
Vi ho consigliato il libro di Kahnemann a più riprese. Secondo me è un testo fondamentale che l’ISU dovrebbe inserire fra le letture obbligatorie per l’esame di giudice. Non parla di pattinaggio, eppure quello che Kahneman ha scritto è illuminante per capire tanti errori in cui incorrono i giudici. Errori che potrebbero essere ridotti se i giudici fossero più consapevoli dei meccanismi che ci spingono a prendere determinate decisioni o, nel loro caso, ad assegnare determinati voti. Non dico che se i giudici leggessero Pensieri lenti e veloci tutto si risolverebbe. L’introduzione di tecnologie capaci di misurare tutto il misurabile rimangono una priorità, anche se l’ISU non se n’è ancora accorta. La semplificazione del metodo di giudizio pure. Ne ho scritto, in un post fortemente ironico. Ma, lasciando da parte la mia frustrazione per quello che era appena stato stabilito al Congresso dell’ISU, ignorando il mio tono, sono davvero convinta che i miei suggerimenti porterebbero a valutazioni più corrette. Le tecnologie ridurrebbero il rischio di errori, gli eventuali errori sarebbero meno devastanti, i giudici dovrebbero tenere a mente meno cose, e questo faciliterebbe il loro lavoro e li renderebbe più rilassati, e quando siamo più rilassati tutti lavoriamo meglio.
La lettura di Kahneman da parte dei giudici, l’adozione dei miei suggerimenti da parte dell’ISU (o di suggerimenti migliori dei miei se qualcuno ne ha, io non ho la pretesa di essere l’unica persona in grado di migliorare le cose, però provo a dare i miei suggerimenti) potrebbero darci valutazioni più corrette e risultati più giusti, perché nell’ultimo quadriennio abbiamo assistito a valutazioni sempre più staccate da quello che dice il regolamento.
Va bene, torniamo a Taleb e alcune considerazioni su cui mi sono soffermata.
ebbi la netta impressione che la nostra mente sia una magnifica macchina da spiegazione capace di trovare un senso quasi ovunque, di escogitare giustificazioni per ogni tipo di fenomeno, ma generalmente incapace di accettare l’idea dell’imprevedibilità. Quegli eventi erano inspiegabili, tuttavia persone intelligenti pensavano di essere in grado di fornire spiegazioni convincenti a posteriori. E più le persone erano intelligenti, più la spiegazione sembrava calzante. La cosa più preoccupante è che tutte queste convinzioni e queste ricostruzioni sembrano logicamente coerenti e prive di contraddizioni.
(pag. 28)
Questo può essere un promemoria anche per me. Io so di essere una tifosa. Il mio giudizio è influenzato da questo? Faccio del mio meglio per non essere influenzata, non so quanto ci riesco. Un aspetto positivo è che non mi reputo perfetta e sono consapevole di avere una visione parziale delle cose. Ho iniziato a scrivere su internet, a pubblicare articoli, nel 2006. Se fate i conti, sono un bel po’ di anni. Quelli che definisco articoli sono ciò che ho pubblicato su FantasyMagazine, non i miei post sul blog, che sia questo o uno degli altri due. Su FantasyMagazine sono una redattrice, c’è qualcuno che controlla la qualità di ciò che scrivo, perciò non posso pubblicare tutto quel che mi pare. Da quando ho iniziato ho pubblicato oltre 850 articoli con il mio nome, altri 300 circa sotto la generica firma redazione. In un paio di casi mi è stato chiesto di approfondire un determinato punto, e una volta un articolo mi è stato respinto. Uno. Dovrei essere esperta, sapere che, bene o male, quello che scrivo rientra in determinati standard. Eppure quando scrivo qualcosa che esula dagli articoli più semplici, dalle semplici notizie, chiedo opinioni, perché non mi fido del mio giudizio. Non mi fido di saper valutare in modo obiettivo qualcosa che mi tocca direttamente. Allo stesso modo, se c’è di mezzo il tifo non mi fido di me. Con i post sul national bias è semplice. Quelli sono numeri, se non ho fatto errori nella trascrizione dei dati – gli errori ci possono essere, sono un essere umano perciò è ovvio che a volte sbaglio, anche se cerco di fare attenzione, ma se notate un errore e me lo segnalate io correggo tabella e testo – la mia opinione non conta nulla, mi limito a esporre i risultati. Le valutazioni sui programmi di Pechino sono più complicate, lì il rischio che io sia influenzata dal tifo c’è. Ho fatto del mio meglio, e ho spiegato quello che ho fatto in modo che chiunque possa farmi notare eventuali dettagli che mi sono sfuggiti, o eventuali cose che ho valutato male.
Quindi io sono convinta che i giudici assegnino voti sbagliati, e li critico sulla base dei miei pregiudizi? È possibile, anche se non lo credo. Io credo che siano molti di loro a essere influenzati dai pregiudizi. Teniamo presente un dettaglio: io ho analizzato i programmi con calma, da casa, riguardandoli tutte le volte che ho voluto. Loro hanno dovuto valutare sul momento, in pochissimo tempo, senza poter riguardare quel che i pattinatori avevano fatto. Perciò quando Hanyu non esegue il 4S nel programma corto, è facile che un giudice pensi “ha sbagliato, quindi non è in forma”. Da qui a pensare “non è in forma, perciò non merita il +5 negli elementi tecnici, o un voto superiore a 9.50 nei PCS” il passo è breve. Il giudice trova un senso a ciò che vede, si costruisce una storia, e assegna i voti di conseguenza. Voti spesso sbagliati, e gli errori dei giudici hanno un impatto determinante sulla vita di altre persone. O ancora, un’altra narrazione di questi ultimi anni è stata “Chen vince, quindi è il più forte”, con la conseguenza che, essendo il più forte, i voti più alti sono stati assegnati a lui e lo hanno aiutato a vincere ancora di più.
No. Questa è una situazione che può funzionare perché i riferimenti sono interni, la prima parte sostiene la seconda e la seconda sostiene la prima. I giudici si costruiscono una narrazione, e senza nemmeno farlo apposta creano un campione. Un campione, ricordo, che ha vinto le sue prime tre gare importanti (GPF 2017, WC 2018, GPF 2018) in assenza di Hanyu perché Hanyu era infortunato, e ha vinto la sua quarta gara importante (WC 2019) in presenza di un Hanyu infortunato, che comunque avrebbe dovuto vincere. Ho guardato i voti anomali assegnati a Chen a Saitama in questo post:
I giudici si sono costruiti una narrazione di Hanyu ancora infortunato (vero, ma comunque nel programma corto c’è un solo errore, il resto è straordinario, e il libero, pur imperfetto, è stato il migliore della giornata. A volte Hanyu commette errori, e in quel caso è giusto che il suo punteggio scenda, ma quando non sbaglia ha una tecnica da manuale e nella quasi totalità dei casi il voto che merita è +5) che quindi meritava voti alti ma non altissimi, e di un Chen perfetto (falso, Chen atterra tanti quadrupli e in genere rimane in piedi, ma non è in grado di aggiungere qualità alla mera esecuzione del salto, perciò nella maggior parte dei casi i suoi GOE dovrebbero essere solo lievemente positivi, +1 o +2). Invece per chi è convinto che Chen è un fenomeno, basta vedere i successi per trovare le conferma, e una volta confermato che è un fenomeno è normale assegnargli voti alti. Ecco costruita la narrazione per avere un magnifico campione di cartapesta, capace solo di atterrare tanti salti ma in difficoltà su tutto quello che è pattinata, e con una postura che preferisco non definire tanto è brutta.
Gli eventi si presentano a noi in modo distorto. Pensiamo alla natura delle informazioni: dei milioni, forse miliardi di piccoli fatti che avvengono prima di un evento, pochissimi risultano importanti a posteriori per comprendere ciò che è successo. Dato che la nostra memoria è limitata e filtrata, tendiamo a ricordare i dati che in seguito corrispondono ai fatti
(Pag. 30)
Anche questo è un promemoria per me. Ricordo solo quello che mi interessa? Metto insieme le cose come voglio io? Il motivo per cui cerco di spiegare, facendo sì che siano verificabili più cose possibili, è la mia paura della distorsione. Paura che probabilmente mi spinge a fare analisi migliori, perché mi devo interrogare davvero su quello che sto dicendo. Se chiedessimo a un giudice di dirci perché ha assegnato un determinato voto, lo obbligheremmo a riflettere. Perché lo ha fatto? Quali bullet ha assegnato? Quali deduction ha applicato? Sono convinta che molti giudici finirebbero per essere perplessi dai loro stessi voti, anche se per ammetterlo servirebbe onestà intellettuale e forza morale. Ma anche senza dirlo pubblicamente, se ci riflettessero sopra molti giudici potrebbero diventare giudici migliori, più consapevoli di quello che fanno, e l’ISU dovrebbe puntare in questa direzione.
Nonostante la sua posizione, mio nonno non aveva idea di quello che stava per accadere più di quanto l’avesse il suo autista, Mikhail. Ma, a differenza di mio nonno, Mikhail era solito commentare gli eventi dicendo «Dio solo lo sa», trasferendo più in alto il compito della comprensione.
Notai che, rispetto ai tassisti, le persone intelligenti e istruite non presentavano una maggiore capacità di fare previsioni, ma c’era una differenza sostanziale: i tassisti non ritenevano di comprendere la situazione quanto le persone istruite; non erano esperti e lo sapevano. Nessuno sapeva niente, ma i pensatori dei ceti colti erano convinti di sapere più degli altri perché facevano parte di un’élite, e se si fa parte di un’élite si sa automaticamente più di coloro che non ne fanno parte.
Non solo la conoscenza, ma anche le informazioni possono essere di dubbio valore.
(Pag. 32)
Questo invece è dedicato ai giudici. Io so di non esserlo, e mi interrogo. Ho il vantaggio di fare tutto con calma e lo riconosco, per me è molto più facile fare le valutazioni, anche se loro sono più esperti. Ma proprio perché so di non sapere, mi interrogo su tutto. Molti di loro sono convinti di sapere, e si richiudono nell’arroganza della casta. Sì, Taleb parla di previsioni, non di valutazioni, ma fatto salvo qualche piccolo aggiustamento la situazione non è tanto diversa. Chi pensa di sapere va avanti sicuro di sé nei suoi errori, soprattutto se a pagare le conseguenze dei suoi errori sono altri. Perciò, checché ne dicano tutti quelli che sminuiscono le mie analisi affermando che io non sono un giudice, è probabile che le mie valutazioni siano molto più corrette sia perché ho il vantaggio di farle con calma sia perché non ho l’arroganza di sapere tutto e di essere infallibile. E considerando le differenze fra i punteggi calcolati da me e i punteggi ufficiali, l’ISU dovrebbe prendere provvedimenti. Come? Introducendo le tecnologie e migliorando il sistema di giudizio. Non pretendo un’ammissione di aver sbagliato, le ammissioni di colpa sono sempre difficilissime. Mi basterebbe avere gare valutate in modo corretto in futuro. L’ISU agirà nel modo giusto? Non ne sono tanto convinta, perché, come ci ricorda Taleb,
Essere consapevoli di un problema non significa molto, soprattutto se ci sono in gioco interessi particolari e istituzioni egoiste.
(Pag. 68)
Se qualcuno si riconosce in questa definizione… io non ho detto niente, ho solo citato la frase di un libro. A proposito, non l’ho ancora scritto ma lo scrivo ora: comprate il libro di Taleb. Se io cito quello che ha scritto, scrivendo un testo che prova a essere critico, è perché reputo le sue affermazioni interessanti. Perché mi ha spinta a riflettere, e questa è sempre un’ottima cosa.
Una volta che abbiamo in testa una certa visione del mondo, siamo inclini a prendere in considerazione solo i casi che ci danno ragione. Paradossalmente, più informazioni abbiamo e più riteniamo che le nostre opinioni siano giuste.
(Pag. 85)
In questo caso Taleb fa l’esempio di persone che sono sui due fronti opposti a livello politico o militare e che, dagli stessi dati, arrivano a conclusioni opposte. È vero, è qualcosa a cui dobbiamo fare attenzione. I dati possono essere neutri, non lo è la lettura che ne facciamo, e la lettura è sempre influenzata dal nostro punto di vista. Per esempio, ho visto un articolo che paragonava il voto che Chen aveva ricevuto nel programma corto del campionato nazionale con quello che aveva ricevuto Hanyu. Entrambi hanno eseguito sette elementi tecnici, e il regolamento è lo stesso. Quindi era possibile paragonare quei voti? Secondo chi ha scritto l’articolo che ho letto (e un certo numero di tweet), sì, in fondo erano gare diverse ma in entrambi i casi si trattava di un campionato nazionale. Quel giornalista aveva tratto dai punteggi la conclusione che Chen era più forte di Hanyu. Secondo me c’era una manipolazione di base (consapevole o inconsapevole, la cosa al momento ha poca rilevanza), e ho guardato quegli stessi dati con occhio critico, ricavandone una conclusione opposta:
Poi ero consapevole che i giudici si costruiscono le storie, che la narrazione del giornalista era più facile da capire della mia, che non richiedeva alcuno sforzo intellettuale, mentre i miei numeri lo richiedevano, e non penso che chi odia la matematica si sia fermato per cercare di capire cosa stavo dicendo, e anche che il giornalista scriveva… su un giornale, a differenza di me che scrivevo su un blog. Lui diceva banalità e insensatezze, ma lo faceva da una piattaforma autorevole, io facevo un’analisi seria, ma ero difficile da capire e lo facevo parlando (in senso figurato) dal balcone di casa mia. Era ovvio che la mia voce non sarebbe stata ascoltata da nessuno, anche se sentivo il bisogno di parlare. Poi a Pechino Hanyu è stato sfortunato due volte, per il buco nel giaccio e per l’infortunio, ha sbagliato (anche se, se avesse avuto la caviglia funzionante, su quel salchow non sarebbe caduto), i giudici e il pannello tecnico hanno fatto più errori di tutti i pattinatori messi assieme, e il risultato è stato quello che è stato.
Più informazioni abbiamo e più riteniamo che le nostre opinioni siano giuste? Vero. Un giudice che avesse conosciuto solo il risultato di Stoccolma 2021 avrebbe potuto pensare che forse Chen è più forte di Hanyu, ma forse che Hanyu quel giorno era stato male e che non era possibile trarre conclusioni. Se quel giudice fosse stato a conoscenza anche della gara di Torino 2019, la sua convinzione che Chen è più forte si sarebbe rafforzata. Che poi i voti sono stati assegnati in modo quanto meno approssimativo è qualcosa che non considera nessuno. Guardare i voti è faticoso, è molto più semplice guardare il risultato e concentrarci su quello. E se torniamo a Saitama 2019, ecco che Hanyu non può battere Chen. Nella mente dei giudici si è formata questa convinzione, rafforzata gara dopo gara. A peggiorare le cose c’è un’altra informazione nociva: l’età. Hanyu è più grande, non può certo essere in forma come quando aveva 23 anni, giusto? Questa è un’informazione che distorce la realtà, perché chiunque si prende la briga di guardare come esegue gli elementi ora, può vedere che in questi anni Hanyu è migliorato. La sua tecnica è migliore, sia nei salti che nella pattinata. Ma i dati, l’età dei pattinatori, gli ultimi risultati, sono qualcosa che infesta la mente dei giudici, si inseriscono un una narrazione, e portano i giudici ad assegnare voti in accordo con quella narrazione, rafforzandola ulteriormente.
Il bias ha un carattere qualitativo pericoloso: più è grande il suo impatto e meglio riesce a nascondersi.
(Pag. 134)
Credo che quest’affermazione si commenti da sola. Mi limito a riportarla e a ricordarvi di comprare Il cigno nero, e vado avanti.
Se le conseguenze positive e negative di un’azione ricadessero su chi la compie, apprenderemmo in modo più rapido. Invece spesso le conseguenze positive, essendo visibili, portano beneficio solo a chi compie l’azione, mentre quelle negative, essendo invisibili, ricadono sugli altri
(Pag. 137)
Io estrapolo le frasi dal contesto, questa è una cosa da tenere presente. Però se un giudice sbaglia, le conseguenze negative ricadono sul pattinatore che viene danneggiato, non sul giudice stesso. Questo significa che il giudice non ha un incentivo personale a migliorarsi, e lo fa solo chi tiene a valutare le gare in modo corretto. Per gli altri è fatica inutile, tanto loro non ne pagano le conseguenze. Un pattinatore meriterebbe una medaglia e invece loro la assegnano a un altro? E allora?
Il problema è che le nostre idee sono viscose: una volta che produciamo una teoria cambiamo idea con difficoltà
(Pag. 174)
E se siamo convinti di essere nel giusto, cambiamo idea con difficoltà. Perché un giudice convinto che i suoi voti siano corretti dovrebbe interrogarsi sulla loro correttezza? Anche se viene criticato, fino a quando a farlo sono i fan di un pattinatore, perché dovrebbe farsi venire dei dubbi? Una volta che un giudice è convinto di aver assegnato i voti corretti, e di sapere quale pattinatore è più forte, è abbastanza difficile che cambi idea, anche con la realtà dei pattinatori che pattinano davanti ai suoi occhi.
l’effetto negativo che la reputazione ha sulla previsione: coloro che godevano di buona reputazione prevedevano peggio di chi non ne aveva affatto.
(Pag. 182)
Cambiando un po’ i termini, possiamo parlare dell’effetto negativo dell’esperienza sulle valutazioni: i più esperti sono convinti di sapere tutto, si affidano a ciò che sentono e non a ciò che vedono, non si pongono dubbi, e spesso assegnano voti assurdi.
Quegli «esperti» erano asimmetrici: nelle occasioni in cui avevano ragione attribuivano il merito alla loro profonda conoscenza ed esperienza; quando avevano torto, o era colpa della situazione inusuale o, peggio, non ammettevano di aver avuto torto e raccontavano storie. Era difficile per loro accettare che la loro conoscenza fosse limitata. Questo attributo è universale a tutte le attività: in noi c’è qualcosa che è progettato per proteggere la nostra autostima.
(Pag. 184)
Quindi gli esperti non ammettono di sbagliare. Quante volte abbiamo constatato di persona che è così? Anche nel caso di persone oneste. Anche nel caso di noi stessi. Facciamoci un esame di coscienza. Ammettiamo i nostri errori? Magari sì, almeno a noi stessi, ma troviamo scusanti. E li ammettiamo agli altri? Li ammettiamo quando significa riconoscere davanti al mondo (o quanto meno a quella parte di mondo che segue il pattinaggio artistico) di aver fatto una cavolata pazzesca, di aver assegnato a una medaglia a qualcuno che non la meritava neppure per sbaglio e di averla tolta a chi se l’era meritata? No, non mi fido degli esperti, almeno se non mi spiegano perché sono arrivati a quella valutazione (quando stiamo parlando di cose che sono in grado di capire, se parliamo di cose di cui non so nulla mi affido agli esperti anch’io. Ma cerco sempre di valutare il contesto. A meno che non mi dimostra di essere un incompetente, mi fido del lavoro di un elettricista sull’impianto elettrico di casa mia più di quanto mi fido di un giudice di pattinaggio sulla valutazione di un programma).
Costruiamo le nostre credenze intorno ai punti di riferimento che abbiamo in mente, per esempio le previsioni sulle vendite, perché paragonare un’idea a un punto di riferimento richiede meno sforzo mentale che valutarla in assoluto (è all’opera il Sistema 1). Non possiamo lavorare senza un punto di riferimento.
(Pag. 191)
Qui torniamo sull’effetto ancoraggio di cui ho parlato con Kahnemann. Già che ci sono piazzo qui i link ai tre post principali in cui ho parlato di lui:
Quando i matematici utilizzano con disprezzo l’espressione «poco rigoroso» per criticare il lavoro di qualcuno significa che tale persona ha: a) capacità intuitive; b) realismo; c) qualcosa da dire; e d) ragione, perché quella è la formula usata dai critici quando non riescono a trovare niente di più negativo.
(Pag. 207)
Questa è la mia opinione su molte contestazioni che mi sono state fatte. Io scrivevo dei PCS, e i miei critici mi facevano notare le cadute di Hanyu. Ne ho parlato in questo post:
Se scrivo di un argomento, contestatemi su quell’argomento. Provatemi che la mia logica è difettosa. Se sviate il discorso non fate altro che confermarmi che ho ragione. E anche se mi dite che non sono competente perché non so pattinare. Io non sono uno scultore, ma non ne ho bisogno per dire che Michelangelo Buonarroti era uno scultore molto migliore di Bartolomeo Ammannati. Quindi se volete criticare quello che scrivo, fatelo contestando le mie valutazioni, non contestando la mia competenza o parlando d’altro, altrimenti non vi prendo sul serio. Ma siete voi i primi a non voler essere presi sul serio, perché non avete fatto un commento serio.
gli stessi dati del passato possono confermare una teoria e il suo esatto contrario. Se sopravvivete fino a domani, potrebbe significare che: a) è sempre più probabile che siate immortali; b) siete più prossimi alla morte. Entrambe le conclusioni si basano sugli stessi dati.
(Pag. 218)
Ennesimo promemoria per ricordarci che dobbiamo fare attenzione a quali conclusioni traiamo dai dati che abbiamo a disposizione, e questo è vero anche indipendentemente dal pattinaggio. Contrariamente a quello che può sembrare a chi legge questo blog, io non penso solo al pattinaggio, e anzi faccio tante cose che non hanno nulla a che vedere con il pattinaggio. Semplicemente in questo spazio (e, in modo un po’ meno esclusivo, anche su Twitter) ho deciso di scrivere di pattinaggio. Quando faccio altro voi non lo sapete perché non ne parlo qui. Va bene, mi appunto la frase a vado oltre.
Possiamo quasi sempre scovare predecessori per qualunque pensiero. Possiamo sempre trovare qualcuno che abbia lavorato alla nostra stessa tesi e usare il suo contributo per avallarla.
(Pag. 290)
Considerando quanto io usi le citazioni, le parole degli altri, per fare un’affermazione, per rafforzare le mie parole o per nascondermi dietro le parole di altri, questa è una frase che con me va dritta al punto.
la Banca di Svezia e l’accademia del Nobel sono in gran parte responsabili per aver dato credito all’uso della teoria gaussiana del portafoglio: per le istituzioni si tratta di un fantastico approccio per pararsi il posteriore. I fornitori di software hanno venduto metodi «da premio Nobel» per milioni di dollari. Com’è possibile sbagliarsi, utilizzandoli? Strano a dirsi, eppure all’inizio tutti nel mondo degli affari sapevano che era una frode, ma la gente si abitua a certi metodi.
(Pag. 310)
Lasciamo stare la teoria gaussiana del portafoglio, che non mi interessa minimamente. Il punto è che un’istituzione importante come l’accademia del Nobel (leggi ISU) ha avallato un sistema per fare previsioni (leggi sistema di giudizio) e tutti hanno iniziato a usarlo pur sapendo che era fallace, perché aveva il beneplacito di un’istituzione autorevole, e con il tempo chi usa il sistema fallace ha dimenticato la sua fallacia. L’ISU ha creato un sistema di giudizio imperfetto, i giudici hanno iniziato a usarlo consci delle sue imperfezioni, e poi le hanno dimenticate. Il risultato è stato che gli onesti pigri, distratti o incapaci fanno errori in buona fede, a volte anche disastrosi, i disonesti sono più attenti e usano tutti i difetti del sistema per manipolare le gare, e gli onesti competenti sono in minoranza e più di tanto non possono fare. Anche perché il sistema è malato. Se un giudice è onestamente convinto che Chen meriti 8.00 in SS (io non ne sono convinta, penso meriti meno, ma lasciamo stare), avrà mai il coraggio di assegnare il voto secondo lui corretto, pur sapendo che tutti gli altri giudici gli assegneranno, come minimo, 9.00? Quindi i giudici si sono abituati a tal punto al sistema malato che si sono adeguati, e assegnano i voti di conseguenza. Ma questo è profondamente scorretto nei confronti dei pattinatori.
Un attacco ad hominem contro un intellettuale, non contro un’idea, è estremamente lusinghiero. Significa che la persona non ha nulla di intelligente da dire sul tuo messaggio.
(Pag. 312)
Io non mi considero un intellettuale, ma torniamo al discorso che ho fatto poco fa su quelli che sviano il discorso o provano a sminuire ciò che scrivo senza un valido argomento. Poco più avanti Taleb cita alcune persone che hanno contestato
le mie idee segnalando piccoli errori o approssimazioni nella mia presentazione […], attestando così di non avere risposte al mio argomento principale.
(Pag. 313)
Possono esserci piccole sviste, e se le notate è giusto che le segnaliate e che io le corregga, ma una piccola svista non distrugge tutto il discorso. Solo se le sviste sono tante, e di rilievo, quel che dico non ha valore. Fino a quando qualcuno non dimostra che ho sbagliato, che quello che ho scritto sul blog non vale nulla, credo sia il caso di rifletterci sopra, e valutare come fare per migliorare il sistema di giudizio e far sì che le gare vengano vinte dal pattinatore migliore, non da quello intorno a cui è stata costruita la storia migliore.

Good article. I saw much truth in what you wrote. I also agree with this statement: But, leaving aside my frustration with what had just been established in the ISU Congress, ignoring my tone, I am truly convinced that my suggestions would lead to more correct assessments.
You’re familiar with the thesis Yuzu wrote on skating jumps? Someone posted something on Twitter about how it could not only help improve jumps but point out what the problems are. https://twitter.com/hanyuzus/status/1492968151440633866
I hope positive change are made in figure skating before he retires, but I’m not holding my breath.
Wow! Do you read me also in Italian? Today I decided that I didn’t have enough energy to write in English, that a text like this would be too complicated for me, and I went back to my language.
Yes, I know Yuzu’s thesis, I have read the English translation of the extract published by Waseda. I also mentioned it in my post, although I wrote “a student from Waseda University graduated with a thesis entitled…”, without Yuzu’s name, then I wrote the title of the thesis and inserted the link to the page where it is possible to download the extract. And since I was angry, I added “the scholar who made it knows English, so you can ask him directly to illustrate the content, and perhaps to collaborate with him to further develop the system. He has the technical knowledge, and I’m sure he would be happy to help you improve your discipline. ”
When something irritates me, I can manage to write sentences that are apparently harmless for those who do not know the context, but which hit the target I am aiming for with remarkable precision.
Jokes aside, from what I’ve read, and considering everything I know about Yuzu, if only the ISU wanted to, they could really work to develop that system, and we’d have much better scored competitions. There would always be some mistakes, but they would be far fewer than now and far less devastating. For the system to be adopted, however, it is necessary that the interest in sport prevail over personal interests, even those of the most powerful federations, that the leadership of the ISU has the intelligence and humility to ask for help from a skater, and above all to a skater who in recent years they has treated very badly, and who wants to invest time and money in the development of the system. If even one of these conditions is missing, we can forget that Yuzu’s thesis is exploited to improve the sport.
Unfortunately, I can do very little, but if all I am able to do is write to try to create awareness and stir up some consciousness, then I write.
All credit for the translation goes to Google (and I thank them!). They did a wonderful job, and I was able to read this post easily.
I’m tired of seeing Yuzu mistreated. A skater like him comes along once in a lifetime, and he should be suitably cherished and used as an example to future generations of what figure skating actually is and should be.
Google translate is often a great help, even if translations must always be taken with some caution. Even the English-Italian ones (which are always better than the Japanese-English or Russian-English ones that I use). I have sometimes tried Italian-English translations, for undesrtand how are done, and I realized that, even if most of the sentences are correct, in rare cases the meaning it is not understandable or is changed. But often it’s reliable.
Beyond human being, in my opinion Yuzu as a skater is unique. Only Chen does more quadruples than him, but if Chen tries to do half of Yuzu’s transitions he will also do half of the quadruples. No one is able to perform all the elements with the same quality. Maybe sometimes Kagiyama’s 4S is comparable to Yuzu’s, but the 4T (and also the 3T) has a pre-rotation that should be punished, and at the moment he hasn’t been able to do a 4Lo properly. He is young, maybe he will succeed, at the moment he didn’t, but neither the 4T nor the 3A are comparable to Yuzu’s jumps. Chen makes jumps mostly correct, but he doesn’t put in quality, has a long preparation and doesn’t hold the landing. The 4F of Uno is of a rare ugliness. True, Yuzu does not do the 4F, but his 4Lz is beautiful, even if due to the circumstances that we know he has done very few. Usually Brown’s jumps are nice (except the axel), but we’re talking about triples, not quadruples, so even though Brown is on the same level as Yuzu on spins and is slightly lower on steps, there is no comparison on jumps. Similar speech for Cha. There may be skaters who do a single thing as well as Yuzu, even single elements like Messing’s hydroblade, which is on the same level of Yuzu’s. But at most the others are at his level in one or two things, not in everything. Yuzu’s technical completeness, combined with his musical sensitivity, are something so high that if I didn’t witness his performance I wouldn’t believe that a human being is capable of reaching the level reached by Yuzu. Too bad that the judges do not notice, or pretend not to notice.
Regarding the translation: overall, it was quite good. Occasionally I came across a wrong word (meaning it didn’t fit the meaning of the sentence), and I took it with a grain of salt. 🙂 But I certainly understood the meaning of the article, which was well done.
I am interested to see how the judging goes after the recent rule changes. I think they’re going in the wrong direction and have made a grave error, but we shall see. In any case, if Yuzu continues to skate as he has been, he will certainly stand out even more against all the jumpers. Excellence shines with its own beauty.
Since the marks they have to assign are still between 0.25 and 10.00, and the only thing that changes is the factorization, I don’t think it will change much. Already there was not a great distinction between the various items of the PCS: if the judges decided that a skater was worth between 9.00 and 9.50, they assigned him marks in that band, even if they did not always assign 9.25 to show that they had thought, they had seen differences in the various skill of the skater. Ditto for lower tier skaters. For most of the judges nothing will change, at most some will be confused at the beginning, but I think there will be few and that the confusion will not last long.
Of course, with rules that favor speed over knowing how to vary speed, we will see many more crossovers. What better way to pick up speed than to do a crossover? And Uno will always be able to stand on two feet, so much skating on one foot is no longer required.
Little will change for Yuzu. He has his own idea of skating, and will go the way he does. He will try to win, he never enters a competition with the idea of finishing second, but he is aware of the arbitrariness of the scores. He knows figure skating very well and how the judges vote, yet for the Olympic season he presented Rondo, knowing that he would have scored many more points by eliminating some transitions but doing the 4Lz instead of the 4S in the short program, and a 4Lz also in the free instead of 4A. He hasn’t compromised for the Olympic season, he won’t do it now. I don’t know what results will come, I know that following his path is a huge privilege.