Stars on Ice 2023 – Giappone

Non ho ancora commentato Notte stellata, e già siamo a metà di Stars on Ice. È diventato difficile tenere il ritmo di Yuzuru Hanyu, sta facendo tantissime cose. Non che mi lamenti, l’importante è che lui non si esaurisca perché ha richiesto troppo da se stesso. Quando dice che non vuole deludere le nostre aspettative… il primo desiderio è che stia bene e che sia felice, che pattini al meglio è solo il secondo, e questo secondo desiderio non l’ha mai deluso. Magari ha fatto errori, perché anche se scherziamo sulla sua provenienza dal Pianeta Hanyu, è pur sempre un essere umano, e a volte gli esseri umani fanno errori, ma è solo questo ciò che ha fatto. Ha fatto errori, dando sempre tutto se stesso. Non c’è stata una sola volta che una sua prestazione è stata deludente perché lui si è accontentato di fare qualcosa, senza dare il massimo. Hanyu mette sempre tutta la sua intelligenza, la sua passione e il suo impegno in ciò che fa, e fino a quando continuerà a farlo nulla potrà essere una delusione. Detto questo… conto di soffermarmi più avanti su Notte stellata, perché non è uno show che si può passare sotto silenzio, ma ora non he ho il tempo e mi soffermo su qualcosa di molto più piccolo. Stars on Ice. Sì, loro si autoproclamano il più importante show di pattinaggio, ma non è vero, da febbraio quel titolo spetta a GIFT, da novembre spettava a Prologue, e prima c’era comunque Fantasy on Ice che è di qualità superiore. Potrei sbagliarmi, ma credo semplicemente che Stars on Ice sia il più vecchio spettacolo di pattinaggio su ghiaccio, fra quelli che continuano a svolgersi. Sono esistiti parecchi spettacoli su ghiaccio prima della nascita di Stars on Ice, ma credo che abbiano chiuso tutti.

Nomi importanti nel cast ce ne sono, e anche pattinatori che mi piacciono, in tutte le specialità, anche se non sempre le due cose coincidono. Ovviamente il mio interesse è focalizzato soprattutto su Hanyu. La sua parte in All These Things That I’ve Done l’ha coreografata lui, ed è meravigliosa. Il resto, interpretato dagli altri pattinatori, è stato coreografato da Jeffrey Buttle, e la qualità del numero è migliorata giorno dopo giorno, man mano che è migliorato l’affiatamento dei pattinatori, ma il minuto di Hanyu è straordinario.

Già quando partecipava alle gare aveva collaborato alle sue coreografie. Il suo contributo è stato riconosciuto ufficialmente dalla stagione 2020-21, ma anche prima lui parlava con i coreografi, proponeva i suoi suggerimenti, e il risultato finale emergeva dal lavoro di entrambi, anche se per tanti anni sono stati i coreografi a ideare la maggior parte della coreografia. Ora, anche se continua a lavorare con Buttle, con Shae-Lynn Bourne, con Kenji Miyamoto, con David Wilson, che ha ideato la coreografia di One Summer’s Day, Hanyu ha raggiunto una maturità tale, una conoscenza della musica, del suo corpo, una consapevolezza delle possibilità del pattinaggio, da poter fare tutto da solo, se ne ha voglia. E lo fa, la coreografia di Ashura-chan è sua, e non è l’unica.

Perché è importante che Hanyu abbia realizzato da solo alcune coreografie? Va benissimo che continui a pattinare programmi coreografati da altri, il confronto con altre persone consente di mantenere la mente più attiva, vedere le cose da punti di vista diversi, e visto che ciascuno di noi si sofferma su dettagli diversi, il confronto può solo arricchire. Ma la possibilità di fare da sé, e con questi risultati, denota una maturità che non tutti raggiungono.

Certo, la coreografia da sola non sarebbe così bella se non fosse interpretata da un pattinatore bravo. Dal migliore. La fluidità dei movimenti, l’espressività dei gesti spezzati, il dinamismo della sequenza di puntate sul ghiaccio prima dell’ingresso nella trottola, tutto è perfetto. È la fusione di un’idea, della musica, e delle capacità tecniche dell’interprete. E visto che è il primo numero della giornata, il ghiaccio è liscio, e le tracce lasciate dalla lama hanno la stessa armonia, comunicano le stesse emozioni, dei segni che venivano tracciati dal pennello di Kandinskij.

Solo un minuto, poi Hanyu sparisce dietro le tende e lo ritroviamo quasi due ore più tardi, per il suo programma. Ne ha scelti tre, e con tutti e tre ha dato scuola di pattinaggio. Il primo è stato Il fantasma dell’Opera.

Avrebbe voluto interpretare quel programma nella stagione 2012-13, un sogno di quando era bambino. Poi gli è stato consigliato di rimandare, ha aspettato la stagione 2013-14, ha rimandato ancora, e finalmente nella stagione 2014-15 è riuscito a interpretarlo. La stagione più tormentata a livello fisico. Problemi alla schiena al Finlandia Trophy, niente gara. Pazienza, sono cose che capitano. E poi c’è stato l’incidente alla Cup of China, e queste sono cose che non dovrebbero capitare. A volte i pattinatori si scontrano. Vanno veloce, sono concentrati su quello che devono fare, e se si vedono troppo tardi magari non riescono a evitare lo scontro. La maggior parte degli incidenti per fortuna si risolve con un po’ di spavento e qualche livido. Questo è stato brutto, per Hanyu e per Han Yan. Non so chi dei due se la sia passata peggio, certo è che un episodio così lascia il segno. Nel caso di Hanyu anche senza considerare le ripercussioni a livello psicologico, qualcosa che non è quantificabile, ci sono stati sette punti di sutura al mento, tre graffette metalliche a una tempia, lesioni al muscolo sartorio della coscia sinistra, una slogatura alla caviglia destra quando è caduto sul triplo loop, e chissà quanti lividi e problemi minori. E una totale mancanza di fiato nel primo minuto, quando è rimasto disteso sul ghiaccio concentrato solo sul respirare. Non so come abbia fatto a pattinare quel giorno. Cinque cadute, e ugualmente il secondo libero e il secondo posto nella gara.

Tre settimane più tardi all’NHK Trophy non era ancora guarito. Era sofferente, e ovviamente era a corto di allenamenti. È arrivato quarto per il rotto della cuffia, facendo errori in entrambi i programmi. Per Il fantasma dell’Opera aveva un costume nuovo, quello della prima gara non l’abbiamo più visto, ufficialmente perché le macchie di sangue non erano venute via. Il sangue viene via senza problemi, se si sa come lavarlo. Con i ricordi è un po’ più difficile. Le sofferenze non possono essere lavate via. Rimangono lì, e possono tornare a tormentare in qualunque momento.

Altre due settimane, e Hanyu ha vinto la finale di Grand Prix dominando. Nemmeno lì è stato perfetto, e nemmeno lì ha pattinato il programma che avrebbe voluto pattinare. Durante l’estate aveva stabilizzato il quadruplo salchow, quello di Barcellona è bellissimo, ma la sua idea era di eseguire tre quadrupli nel libero. Quadruplo salchow in apertura, quadruplo toe loop, triplo flip e poi, nella seconda metà del programma, combinazione quadruplo toe loop-doppio toe loop, combinazione triplo axel-triplo toe loop, combinazione triplo axel-loop singolo-triplo salchow (solo dalla stagione 2018-19 la dicitura “loop singolo” sarebbe stata sostituita ufficialmente da “euler”), triplo loop e triplo lutz in chiusura. Lo scontro in Cina lo ha spinto a sostituire il secondo quadruplo toe loop con un triplo lutz. Alla Cup of China è stato uno dei tre soli elementi di salto che ha eseguito bene, gli altri erano stati il triplo flip e la combinazione triplo axel-loop singolo-triplo salchow. In Giappone aveva trasformato i due previsti quadrupli iniziali in un doppio e in un triplo concluso da una caduta, aveva cercato di trasformare il secondo triplo axel in un doppio per evitare di infrangere la Zayak rule e aveva fatto solo un singolo, e aveva eseguito un lutz conclusivo bruttino. Alla finale di Grand Prix, in condizioni fisiche migliori ma non perfette, e ancora a corto di allenamento, ancora una volta aveva rinunciato al terzo quadruplo, e poi aveva concluso un programma per il resto straordinario con una caduta sul triplo lutz finale, nonostante un dolorino allo stomaco che aveva iniziato a infastidirlo. Quel dolorino è degenerato entro breve nel problema all’uraco per cui si è dovuto operare a fine dicembre. Una caduta anche al Campionato nazionale, qualche problema su una trottola, e ovviamente ancora il triplo lutz al posto del quadruplo toe loop, perché viste le sue condizioni fisiche è già un miracolo che abbia pattinato e presentato il programma che ha presentato. Poi c’è stata l’operazione, una brutta slogatura alla caviglia quando ha ricominciato ad allenarsi, la febbre, e al Campionato del mondo, che si è svolto a Shangai, sulla stessa pista su cui si era svolta la Cup of China, è arrivato dolorante e con alle spalle due sole settimane di allenamento. Chissà perché ha fatto solo un doppio salchow al posto del quadruplo, è caduto sul quadruplo toe loop, e ha aperto la seconda metà del programma con la combinazione triplo lutz-doppio toe loop. Terzo libero, secondo posto finale. Ora dell’ultima gara della stagione, il World Team Trophy, la caviglia era a posto, ma i punti di sutura che gli erano stati dati alla fine dell’operazione non si erano dissolti in modo corretto e gli avevano provocato una dolorosa irritazione. Non ha provato il secondo triplo toe loop neanche stavolta, e anzi, visto che ha involontariamente trasformato in triplo il primo, il programma comprende un solo quadruplo, il bel salchow iniziale. Finita la stagione, Hanyu ha archiviato il programma. Credeva che non lo avrebbe più pattinato, e come si può dargli torto? La stagione è stata un susseguirsi di sofferenze.

In Cina c’è stata un’altra sofferenza molto intensa, una delusione fortissima. Quarto posto a Pechino. Hanyu non ha mai vinto in Cina, nazione dove è amatissimo. È arrivato due volte quarto, alla sua terza gara di Grand Prix senior della carriera, nel 2011, e all’ultima gara, le Olimpiadi del 2022, e due volte secondo, nella stagione 2014-15. Lo sappiamo perché è arrivato quel risultato, con il buco nel ghiaccio, la caviglia slogata, e i voti assegnati in modo assurdo. Fosse mancato anche solo uno dei primi due problemi, Hanyu avrebbe vinto il bronzo. Fosse mancato anche solo il terzo, avrebbe vinto l’oro. E per guarire dalla sofferenza del cuore, più forte di quella fisica, per diversi giorni è sceso in pista, sulla pista di allenamento, e ha pattinato per sé e per gli addetti ai lavori. Per quanto ne sappiamo il primo programma che ha pattinato, il 14 febbraio, è stato Il fantasma dell’Opera. Non tutto, non era in condizioni di farlo, e anzi non avrebbe proprio dovuto mettere i pattini ai piedi, altro che pattinare. però lui ha voluto atterrare un quadruplo toe loop, in Cina, in una pista da gara, anche se era solo la pista riservata all’allenamento, sulla musica del Fantasma dell’Opera. Voleva in qualche modo chiudere un cerchio, completare qualcosa che era rimasto incompiuto, anche se non potrà mai davvero mettere a posto quelle gare che sono andate nel modo sbagliato, cancellare le sofferenze.

In luglio ha lasciato le gare per trovare la sua vera dimensione. Lo stiamo vedendo giorno dopo giorno. In gara era il migliore, la sua leggenda è nata lì, ma le gare lo limitavano. Lui è molto più di quanto potrà mai essere una competizione. E ha iniziato ad affrontare a modo suo i suoi demoni. Il primo passo è stato Introduction and Rondo Capriccioso, pattinato in modo perfetto per 24-Hour. Poi c’è stato Prologue, e Prologue è la sua storia sul ghiaccio, i momenti belli come anche quelli brutti. Il fantasma dell’Opera, lo scontro in Cina, non potevano mancare.

Quel momento è tornato anche in Sasanqua, il video che Hanyu ha pubblicato come regalo di Natale sul suo canale. Però, per quanto dolorose, quelle erano immagini del passato. Hanyu ha sempre affrontato i suoi demoni faccia a faccia. Può servirgli tempo, ciascuno di noi ha i suoi ritmi per venire a patti con quanto abbiamo vissuto, se mai riusciamo a farlo, ma lui è il tipo che mette le cose a posto. Non può rifare ciò che è andato male. Lo ha detto anche in GIFT. Non può tornare indietro nel tempo e atterrare il quadruplo axel a Pechino. Non lo atterrerà mai in gara, un giorno ha deciso che le gare non erano più necessarie. Non può completare quel quadruplo salchow sparito per colpa di un buco nel ghiaccio. Non può rifare quella gara. Quello che poteva fare era provare a tutti, soprattutto a se stesso, che si è trattato solo di un episodio sfortunato. Che lui quel programma lo poteva eseguire in modo perfetto, davanti a tutti, in un momento di forte pressione. C’erano 35.000 spettatori al Tokyo Dome, 30.000 nei cinema e nei teatri, chissà quanti collegati in televisione, sicuramente tanti visto che Disney+ ha deciso che trasmetterà lo show, con contenuti speciali, in tutto il mondo.

Eravamo tesissimi, come in gara. Quei due minuti e quaranta secondi erano fondamentali. Se avesse sbagliato lì, lo show avrebbe perso il suo significato. Hanyu ha completato il suo programma. Ha riscritto una memoria positiva sopra una sofferenza enorme, ingiusta, che non accetteremo mai perché il buco è stato solo uno dei problemi, e non il più grave, ed è andato avanti. E nella seconda metà del programma ha riproposto Il fantasma dell’Opera.

Se Prologue era stata la storia di un pattinatore, GIFT è più ampio, è la storia di un uomo, di tutti gli esseri umani, e il suo protagonista ha affrontato tutti i suoi demoni. A quel punto però era stanco, e anche se ha proposto solo parte del programma, dalla sequenza di passi in poi, il quadruplo toe loop lo ha sbagliato. Si tratta di un programma della stagione 2014-15, quando gli elementi di salto per gli uomini erano otto, non sette come ora. Togliendone tre, ne sono rimasti cinque. Non molti meno di un programma libero attuale. Quel giorno ha sbagliato il toe loop, ma è tornato a presentare il programma in pubblico. E in Stars on Ice ha deciso di completarlo. In un momento in cui non era stanco per aver già presentato un programma di gara completo e diversi altri programmi, tutti comprendenti difficoltà notevoli.

La prima tappa di Star on Ice si è svolta a Osaka, sulla stessa pista dove si era svolto l’NHK 2014. Quel giorno aveva inaugurato il nuovo costume, e aveva fatto parecchi errori. Si era scusato per il risultato, aveva promesso che avrebbe fatto meglio in futuro. Aveva applaudito Daisuke Murakami per la sua vittoria, e dichiarato che la volta successiva sarebbe stato lui a far suonare l’inno nazionale. È stato di parola. La gara successiva, la finale di Grand Prix, l’ha vinta. Ed è tornato a Osaka, dopo tutti questi anni, per proporre un Fantasma dell’Opera perfetto. In realtà un piccolo errore lo ha fatto, il triplo salchow è concluso da uno step out, ma non è nulla di grave. Il programma è in versione ridotta, dalla sequenza di passi in poi, ma nelle piste piccole degli show, con scarsa illuminazione, proporre la maggior parte di un programma libero, un quadruplo in combinazione con un triplo, due tripli axel, il primo in combinazione con un doppio toe loop, in secondo con euler-triplo salchow e poi un triplo loop e un triplo lutz, è qualcosa di notevole. La maggior parte dei pattinatori fa pochi salti, ed evita i più difficili. E quei pochi che si azzardano a fare quadrupli, perché è l’unica cosa che sanno fare, hanno programmi vuoti, rincorsa-salto, rincorsa-salto. Questo è un programma vero, con un’interpretazione bellissima. Hanyu ha portato tutti a scuola di pattinaggio. Ha dimostrato che si dà sempre il massimo, anche negli show, che si fanno cose tecnicamente difficili, che i salti si possono fare con eleganza, e che fra un salto e l’altro si pattina davvero.

Dopo aver mostrato cosa sia un programma di gara, ha cambiato. Il secondo giorno Hanyu ha proposto Ashura-chan. In GIFT c’erano le Elevenplay a danzare mentre lui pattinava, c’erano immagini sul megaschermo, perché quel programma era parte di una storia. Quello che Hanyu ha fatto con GIFT è straordinario, e non solo per l’incredibile resistenza fisica dimostrata e per la capacità di passare da un personaggio all’altro, da un’interpretazione all’altra, nell’arco di pochissimo tempo. I programmi che ha interpretato, o anche quelli che abbiamo sentito come musica che accompagnava la storia, Hope and Legacy, la Ballata n. 1 di Chopin, Otonal, Introduzione e rondò capriccioso, Let’s Go Crazy, Let Me Entertain You, Masquerade, Il fantasma dell’Opera, Notte stellata, Haru yo, koi e SEIMEI, che fossero programmi di gara o di esibizione, erano tutti nati per un’occasione specifica, tutti slegati l’uno dall’altro, anche se Notte stellata e Haru yo, koi erano accomunati dai sentimenti legati al terremoto, e in Masquerade si trovano echi del Fantasma dell’Opera. Programmi nati in momenti diversi, anche a distanza di parecchi anni, e per occasioni diverse, ma che lui è riuscito ad armonizzare in un’unica storia.

Ashura-chan è nato per quella storia, ma ne è venuto fuori. Hanyu lo ha staccato dal suo contesto e lo ha riproposto al pubblico di Stars on Ice perché è un programma meraviglioso. Ci sono modifiche nella coreografia, questa realizzata da Hanyu stesso, perché lui ha sempre ragionato sui suoi programmi, modificandoli dove sentiva di poter migliorare qualcosa. In questo caso, fra le altre cose, ha aggiunto un triplo loop, con uno stop improvviso che mi ricorda ciò che aveva fatto la scorsa estate in Raison. Non che ci fosse bisogno di un salto. I passi sono così intricati che se provasse a farli qualcun altro finirebbe con i piedi annodati. Spero che la regia di Yokohama sia migliore di quella di Osaka e di quella di Oshu (e che ci sia un po’ di luce in più, perché ciò che stanno facendo gli organizzatori è pericoloso per l’incolumità degli atleti), perché per quanto Hanyu sia bello e un suo primo piano è sempre un bel vedere, perdere ciò che sta facendo con i piedi è un delitto. Ad altri pattinatori conviene che non sia possibile guardare come stanno muovendo i piedi, i passi di Ashura-chan vanno ammirati. E con questo programma Hanyu ha mostrato a tutti che i salti non sono necessari per fare un programma difficilissimo e per catturare completamente il pubblico.

Anche il terzo programma, One Summer’s Day, proviene da GIFT, e non potrebbe essere più diverso dai precedenti. Hanyu ha dichiarato che non pensava di eseguirlo altrove perché era nato espressamente per GIFT e pensava che solo in quella storia avesse senso. Sono contenta che abbia cambiato idea. Se Ashura-chan potrebbe essere interpretato, forse, solo dal miglior Kurt Browning, One Summer’s Day potrebbe essere riproposto (forse) dal solo Scott Moir senza diventare un programma vuoto. Anche in questo caso ha aggiunto un triplo loop, un salto che avrebbe meritato +5 da tutti i giudici ogni volta che lo ha eseguito, ma evidentemente secondo i giudici è impossibile assegnare il +3 a un salto triplo diverso da un axel, se a eseguirlo è un uomo. Ne ha eseguiti otto nelle ultime quattro stagioni, e solo all’ultimo Campionato nazionale ha ricevuto quattro +5, le altre volte non ne ha ricevuto nessuno, con un voto medio nei GOE che va da 1.78 a 4.00. Le gare sono il passato, e se io sono felicissima per il presente, non intendo lasciare che ciò che gli è stato fatto svanisca pian piano con il trascorrere del tempo. Che lui guarisca dalle sue ferite è giusto, che noi dimentichiamo ciò che gli è stato fatto no.

One Summer’s Day. Hanyu è Haku, il drago che rischia di perdere la sua identità ma che è pronto a lottare per aiutare la sua amica Chihiro in La città incantata di Hayao Miyazaki. Il costume è chiaramente ispirato a Haku, nel colore e in quelle parti fluttuanti che aiutano a ricreare la sinuosità della più magica di tutte le creature, e con una traslucenza che lo rende ancora più magico. Movimenti fluidi stavolta. Là dove Ashura-chan era frenetico, con movimenti spezzati, e il protagonista che viene trasformato in un automa, una marionetta che si deve muovere sempre a ritmo degli altri, anche se è innaturale, anche se perde la sua identità, One Summer’s Day è giocato sulla morbidezza. C’è qualche stop improvviso, qualche cambiamento di atmosfera, perché quello della Città incantata è comunque un mondo pericoloso, in cui ogni errore si paga a caro prezzo e in cui i protagonisti devono lottare per ottenere ciò che desiderano, ma la perfezione di ogni gesto, l’intensità che lo permea fino alla punta delle dita è qualcosa di ineguagliabile. Io davvero non ho parole per descrivere la bellezza di questo programma. Posso solo ammirarlo.

Tre programmi diversissimi, due dei quali in gara non avrebbero senso perché non contengono ciò che, secondo il regolamento, è la cosa più difficile, la cosa più importante. Hanyu ha dato lezioni a tutti, ai pattinatori presenti sul posto, facendo vedere loro ciò che è possibile dare, e ai tecnici dell’ISU, se si sono degnati di guardare lo show, perché ha dimostrato per quale motivo il pubblico è interessato a ciò che fa lui e non a ciò che viene proposto nelle gare. Il pattinaggio è questo. Questi tre programmi, Questa straordinaria storia che Hanyu sta narrando giorno dopo giorno. Possiamo solo essere felici che lui abbia deciso di condividere la sua arte con noi.

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