L’ho sentita pronunciare molte volte questa parola, e da tante persone diverse. Sì, ci sono varianti. C’è chi parla di regresso, chi parla di mancanza di originalità, chi parla di stagnazione, chi parla di un pattinaggio che ormai non ha più nulla da dire. Per me i casi sono due: chi parla così o è in malafede, o non ha le idee chiare. E non sto discutendo gusti diversi dai miei, si può tranquillamente preferire qualcun altro per qualsiasi motivo, ma quando si critica qualcuno si devono avere le basi per farlo, non si devono sparare parole a caso. Perciò, qualcuno può preferire qualcun altro, e sono gusti personali di cui m’importa ben poco, molti sono in malafede, come provato dall’enorme quantità di commenti cattivi e accuse assurde che proliferano su internet, e con loro non si può ragionare, e poi ci sono quelli che non hanno le idee chiare e che magari possono gradire qualche spiegazione.
Che io non abbia bisogno di scuse per mettermi a scrivere credo sia evidente, quello che mi manca è il tempo per scrivere quanto vorrei. Perciò faccio scelte, non scrivo di tante altre cose, compresi sportivi, anche di sport che su questo blog non ho mai citato, anche pattinatori che per me sono stati e sono ancora importanti, e scrivo solo su ciò che sento come per me più importante.
Nel 2018 Yuzuru Hanyu ha vinto il suo secondo oro olimpico. Erano sessantasei anni che nessuno, nella categoria maschile, era stato capace di bissare l’oro olimpico. Nel dopoguerra c’era riuscito il solo Dick Button, adesso sono in due. Prima di questo successo cos’aveva fatto Hanyu?
Aveva iniziato diventando il campione nazionale in tutte le categorie possibili: Novice B (2004, a nove anni, alla prima partecipazione), Novice A (2007, lo stesso anno ha vinto il bronzo nella categoria Junior, risultato che gli avrebbe dato il diritto di partecipare al campionato Senior… se non fosse stato troppo giovane per potersi iscrivere), Junior (2008 e 2009) e Senior (2012, 2013, 2014 e 2015). Non sono risultati significativi, soprattutto quelli Novice? Dipende dai punti di vista. Considerando la carriera che ha avuto in seguito, quelli Novice, e in una certa misura pure quelli Junior, non sembrano risultati importanti, non sono i successi per cui lo elogiamo tutti (beh, tranne gli haters) e per cui è entrato di diritto nella storia del pattinaggio, ma i campionati nazionali Novice sono comunque le gare le più importanti che lui poteva vincere a quell’età, e quelle Junior gli hanno consentito di partecipare alle gare internazionali. Hanyu ha vinto, e la consapevolezza dei successo è rimasta dentro di lui e ha contribuito a farlo diventare il pattinatore che è diventato in seguito. Quello che la storia del pattinaggio la sta scrivendo, pagina dopo pagine. Nulla di quello che Hanyu ha passato, in senso positivo come in senso negativo, è andato sprecato, anche se sarebbe bello che gli eventi negativi la smettessero di riproporsi, in forme diverse, con così tanta costanza. Ma sugli eventi negativi stavolta sorvolo.
Poi ci sono i successi internazionali nella categoria Junior: nella stagione 2009-2010 ha vinto tutte le gare a cui ha partecipato. Due gare di Grand Prix, la relativa finale, e il Campionato del mondo junior. Quando ha disputato le prime tre gare aveva ancora 14 anni, ora dell’ultima ne aveva compiuti 15 da tre mesi. Il punteggio con cui ha vinto, per l’epoca era il secondo più alto della categoria junior. Chi aveva fatto meglio di lui? Il solo Adam Rippon, che al Mondiale dell’anno prima aveva fatto registrare un punteggio più alto di quasi sei punti. Però Rippon, che aveva partecipato alla gara per ottenere punti per il ranking internazionale, di anni ne aveva 19, e a quell’età quattro anni di differenza sono tanti.
Visto che l’età minima l’aveva superata, anche se di pochi mesi, nella stagione 2010-2011 è passato fra i senior. Il fatto di vedere Hanyu gareggiare da così tanti anni non significa che è vecchio, lui è semplicemente passato in categoria maggiore a 15 anni. Volete sapere chi è più vecchio di lui ed è ancora in circolazione? Yuzuru Hanyu è nato il 07/12/1994. All’ultimo Mondiale erano presenti Alexei Bychenko (05/02/1988), Michal Brezina (30/03/1990), Keegan Messing (23/01/1992) e Paul Fentz (08/09/1992). Jason Brown invece è più giovane, è nato il 15/12/1994, una settimana dopo Hanyu. C’erano anche diversi pattinatori del 1995, quindi non tanto più giovani. E fra i pattinatori in attività fino a settembre c’era Sergei Voronov, classe 1987. Ci sono pattinatori più grandi di Hanyu nel circuito, anche senza guardare le altre discipline, eppure non ho sentito dire che si devono ritirare perché sono troppo vecchi, di Hanyu l’ho sentito dire. Hanyu ha 26 anni, ne avrà 27 e due mesi quando ci saranno i Giochi olimpici di Pechino. Competizione in cui, se parteciperà, sarà un po’ più giovane di come era Daisuke Takahashi a Sochi, giusto per fare il nome di un suo connazionale, uno che è andato alla gara più importante dopo un quinto posto al campionato nazionale. Per ciò che è avvenuto in passato mi limito a guardare i pattinatori che hanno vinto una medaglia olimpica dopo l’ingresso del salto quadruplo nel pattinaggio.
Nel 2014 Evgeni Plushenko vinceva la sua ultima medaglia olimpica, l’oro a squadre. Avrebbe partecipato anche alla competizione individuale se non si fosse infortunato alla schiena, e il punteggio che ha ottenuto nella gara a squadre, se fosse stato ottenuto nella gara individuale, sarebbe valso il terzo posto. A 31 anni e 3 mesi Plushenko avrebbe potuto lottare per una medaglia. In quello stesso 2014 Jeremy Abbott, 28 anni e 8 mesi, vinceva il bronzo a squadre e si classificava dodicesimo nell’individuale. Era il campione nazionale americano e nessuno lo definiva vecchio. Quattro anni più tardi è stato Adam Rippon, 28 anni e 3 mesi, a vincere il bronzo a squadre e a classificarsi decimo nella gara individuale. Nel 1992 Paul Wylie, che il podio mondiale non l’ha mai visto da vicino, ha vinto l’argento olimpico a quasi 27 anni e 4 mesi. Wylie il quadruplo non lo sapeva fare, ma alcuni suoi avversari sì. Aveva la stessa età (la differenza è di soli tre giorni) di Plushenko quando ha vinto la sua terza e ultima medaglia individuale, l’argento nel 2010. Nel 2018, quando Patrick Chan ha vinto il suo unico oro olimpico, a squadre, era un po’ più giovane di come sarà Hanyu se andrà a Pechino: 27 anni e 43 giorni. E ancora un po’ più giovane era Javier Fernandez nel 2018, sempre a PyeongChango, dove ha vinto il bronzo: 26 anni e 10 mesi. Tralascio le altre discipline, mi limito a menzionare una certa Aljona Savchenko, neppure la medagliata più anziana, che in barba a quello che chiunque poteva pensare è andata a prendersi l’oro olimpico alla sua quinta partecipazione, a 34 anni. Perciò no, anche se la carriera senior di Hanyu è lunga, lui non è vecchio.
Di ciò che ha fatto Hanyu fra i senior mi limito a un riassunto brevissimo, senza dettagli, altrimenti non mi fermo più. Ho scritto qualcosa in più, in inglese, qui e qui. E qui c’è un testo in italiano in cui riassumo brevemente (secondo i miei criteri di brevità) la sua storia, magari prima o poi lo tradurrò in inglese. Due ori olimpici, se il primo ci ha detto che lui è un campione il secondo lo ha fatto entrare di diritto nella leggenda. È stato il primo asiatico a vincere l’oro nella categoria maschile, non dimentichiamolo. Non solo il primo del suo paese, il primo di un intero continente, è qualcosa di un pochino più difficile, e un pochino più significativo. Due ori mondiali, e anche il questo caso è stato il primo asiatico a fare il bis. A far compagnia a quegli ori ci sono due argenti e un bronzo. Quattro ori nella finale di Grand Prix, solo lui ed Evgeni Plushenko ne hanno vinti così tanti, ma lui è stato il primo a vincerne quattro di fila. È stato anche l’unico a vincere l’oro nella finale di Grand Prix nello stesso anno solare in cui ha vinto l’oro olimpico, a dimostrazione che non ha mai avuto un calo di motivazioni nonostante i notevoli successi. Prima di quegli ori nella finale di Grand Prix aveva vinto anche un argento, e prima o poi finirò di scrivere un testo che ho iniziato troppi giorni fa in cui parlo anche di quella gara. E poi quattro ori e sei argenti in gare di Grand Prix e tre argenti al Four Continents Championship. Dodici record del mondo stabiliti, con tutti i record del vecchio codice di punteggi fissati da lui per sempre. Primo pattinatore a completare in gara il quadruplo loop, e anche questo è importante. Kurt Browning (primo quadruplo, un toe loop), Timothy Goebel (primo 4S), Shoma Uno (primo 4F), ma anche Dick Button (primo 2A e primo triplo, un loop) e Ronnie Robertson (primo 3S) sono stati (o sono tutt’ora, Uno è ancora in attività) pattinatori straordinari, capaci di vincere medaglie olimpiche e mondiali. Vern Taylor (primo 3A) e Brandon Mroz (primo 4Lz) sono entrati nella storia del pattinaggio grazie a un salto, altrimenti ora nessuno li nominerebbe più. Hanyu ha fatto anche altre cose, ha costruito i programmi in modo particolare, prima con due tripli Axel, e poi con anche due quadrupli, uno in combinazione, nella seconda metà del programma, o con tre quadrupli nella seconda metà del programma, è stato il primo a eseguire la combinazione 4T+1Eu+3S, anche se all’epoca l’euler veniva chiamato single loop, e probabilmente è stato i primo a eseguire la combinazione 3A+1Eu+3S (una combinazione simile, 3A+1Eu+3F, era già stata eseguita certamente da Plushenko, non ricordo se l’aveva fatta qualcun altro). Essere il primo a eseguire una combinazione, o a strutturare il programma in un certo modo, colpisce meno l’immaginario, ma è significativo perché mostra come il pattinatore sia costantemente alla ricerca di nuove strade e osservi la sua disciplina da tutti i punti di vista. Il pattinaggio non è solo aspetto atletico, artistico (che troppo spesso in molti dimenticano) o emotivo, è anche ragionamento.
Nel 2018 Hanyu ha vinto il secondo oro olimpico. Nella stagione successiva è entrato in vigore il nuovo codice dei punteggi. E, secondo alcuni, Hanyu sarebbe regredito o, nella migliore delle ipotesi, si troverebbe in una fase di stagnazione, per cui farebbe meglio a ritirarsi perché continuando a gareggiare si limita a fare solo brutte figure. Va bene, cosa è successo in queste ultime tre stagioni? Le ultime due stagioni sono state monche per colpa del coronavirus, lo sappiamo tutti, accontentiamoci di guardare le gare che ci sono state.
Per prima cosa ho guardato la durata delle carriere dei pattinatori più forti, quelli capaci di vincere l’oro mondiale o quello olimpico. Ci sono due grosse sezioni nei miei screenshot, mi soffermo prima sulle colonne A-Z.
Ho guardato per quante stagioni questi pattinatori hanno partecipato a competizioni di alto livello, e con questo mi riferisco al Campionato del mondo, al campionato continentale, o a competizioni che, in un determinato periodo, sono state giudicate importanti, come i North American Championship e i Goodwill Games in passato o la finale di Grand Prix ora. Qualche pattinatore ha gareggiato a livello internazionale in gare che ho considerato come minori prima del periodo che compare nella mia tabella. Quello che mi interessa è la durata delle varie carriere e il momento in cui i pattinatori hanno scelto di ritirarsi. Le caselle colorate con quel verde grigiastro indicano che in quella stagione quella particolare gara (in genere sono i Giochi olimpici, ma ci sono casi particolari come le guerre, che ho indicato per mostrare quanti anni i pattinatori si sono visti sottrarre al pattinaggio, o il Campionato del mondo del 1961, o ancora le gare cancellate dal coronavirus) non è stata disputata.
Ho trascritto le carriere di tutti, ma mi concentro su chi ha gareggiato dopo la Seconda Guerra mondiale. Prima lo sport ad alto livello era riservato quasi esclusivamente alle elite per il semplice fatto che loro erano gli unici che si potevano permettere di pattinare e di andare alle gare. Parto quindi dal 1947, anno in cui l’oro mondiale è stato vinto da Hans Gerschwiler. La maggior parte dei pattinatori ha smesso di gareggiare nell’anno della medaglia olimpica o nell’anno successivo. Qualcuno che non aveva vinto l’oro (gli unici che hanno vinto l’oro e hanno proseguito sono stati Dick Button e Alexei Urmanov, una volta, e Hanyu, due volte) è andato avanti nel tentativo di salire sul primo gradino del podio. Gli unici che non si sono accontentati di due medaglie sono stati Elvis Stojko, che dopo due argenti ha proseguito per un altro quadriennio ma non è più riuscito a salire sul podio, Evgeni Plushenko, che ha vinto un argento, un oro, un altro argento e che, se non si fosse infortunato per l’ennesima volta, avrebbe provato a salire nuovamente sul podio (e, punteggi alla mano, l’oro e l’argento non erano alla sua portata, il bronzo, se avesse pattinato bene, sì) e Hanyu. Direi che il fatto che Hanyu non abbia perso le motivazioni è notevole.
Nelle colonne AB-AT ci sono gli stessi pattinatori, solo che stavolta ho accorciato le loro carriere. Ho tenuto solo la parte che va dalla prima medaglia importante, non mi importa di quale sia la medaglia, basta che una medaglia ci sia, fino all’ultima. In pratica sono passata dal guardare gli anni di attività al numero di anni che quei pattinatori hanno trascorso al vertice della loro disciplina. Per la maggior parte dei pattinatori ho eliminato i primi anni, per qualcuno ho eliminato anche (o solo), gli ultimi. Rimanere al vertice per più di dieci stagioni è difficile, nel dopoguerra lo hanno fatto i soli Plushenko e Hanyu, ma Plushenko qualche anno di pausa nel mezzo lo ha fatto. Fra squalifica e infortuni non so se ci sia stata anche una parte volontaria nelle pause di Plushenko, di fatto però per parecchio tempo non ha gareggiato. Per undici anni di fila Hanyu ha vinto almeno una medaglia in una delle gare più importanti, per trovare strisce di podi più lunghi dobbiamo tornare indietro a Karl Schafer e Ulrich Salchow.
La longevità agonistica di Hanyu è ancora più straordinaria se si considera il periodo in cui si situa la sua carriera. Fino al 1988 le gare erano costituire da tre parti, oltre al corto e al libero c’erano le figure obbligatorie. Lasciamo stare la danza che fa sempre storia a sé, le figure sono uscite dal programma di gara al termine della stagione 1989-1990. I Giochi olimpici del 1992 sono stati i primi in cui la gara era strutturata così come è strutturata ora.
All’epoca di pattinatori capaci di completare un quadruplo ce n’erano pochi, Browning era stato il primo nel 1988, nel 1991 Elvis Stojko era stato il primo pattinatore ad atterrare un toe loop in combinazione, nell’occasione con un doppio toe loop. Nel 1996 Stojko sarebbe stato il primo a eseguire la combinazione quadruplo-triplo. Alexei Urmanov aveva eseguito il suo primo quadruplo toe loop al Campionato europeo 1991, Petr Barna ne ha eseguito uno ai Giochi olimpici del 1992. C’era qualcun altro in grado di eseguire quadrupli all’epoca? Non mi pare. Comunque i Giochi olimpici del 1992 sono stati il festival dell’errore. Browning era infortunato e ha sbagliato di tutto, ma non è che il vincitore, Viktor Petrenko, abbia eseguito un programma pulito, e chi gli è arrivato alle spalle, Paul Wylie non era un gran saltatore. Barna, pur avendo completato un quadruplo, non era in grado di eseguire il triplo Axel. Era un problema relativo, all’epoca l’Axel del programma corto doveva obbligatoriamente essere doppio, chi lo piazzava anche triplo nel programma era costretto a farlo in combinazione. Nel 1994 il podio olimpico è stato conquistato da Urmanov, Stojko e Philippe Candeloro.
Io ho controllato quali salti ha eseguito chi è salito sul podio nelle successive edizioni dei Giochi olimpici. Nel 1998 e 2002 c’era ancora il vecchio codice dei punteggi, perciò ho guardato le gare e mi sono diligentemente appuntata ciò che ha fatto ciascun pattinatore, nel 2006 l’ISU era passato a quello nuovo e mi sono basata sui protocolli, considerando solo i salti validi. Non mi interessa se ci sono state cadute oppure no – ne ho indicata una sola, e solo perché quella caduta ha impedito a Plushenko di completare la combinazione nel programma corto, perciò c’è un salto in meno in un programma in cui il numero di salti in genere è lo stesso per tutti – ma se il salto è stato riconosciuto come valido e il pattinatore ne ha ricavato qualche punto. Per esempio, sul protocollo del libero di Hanyu del 2014 c’è l’indicazione 3Lz+1Lo+SEQ. Hanyu ha eseguito un triplo Salchow come terzo salto, ma il pannello tecnico lo ha invalidato reputando che Hanyu avesse spostato il peso del corpo sul secondo piede dopo il secondo salto. È come se il Salchow non fosse mai stato eseguito (per il punteggio, non per la fatica fatta dal pattinatore o per le sue ambizioni, maggiori rispetto a quelle che ci dicono i numeri), perciò io non l’ho contato. Quindi, quanti salti singoli, doppi, tripli e quadrupli sono stati necessari per salire sul podio nelle ultime sei edizioni dei Giochi olimpici?
Nel 1998 nel programma corto era ancora richiesto un Axel doppio. Niente quadrupli. Nel libero Ilia Kulik ha completato un quadruplo toe loop, Elvis Stojko avrebbe voluto farlo ma era sia infortunato che influenzato, che abbia vinto l’argento in quelle condizioni è straordinario, ma il previsto quadruplo si è trasformato in un triplo. Philippe Candeloro non eseguiva quadrupli. Totale di quadrupli per coloro che sono saliti sul podio: 1.
Nel 2002 l’Axel poteva essere triplo, ed è quello che hanno fatto tutti e tre. E tutti e tre, Alexei Yagudin, Evgeni Plushenko e Timothy Goebel, hanno eseguito un quadruplo nel programma corto, anche se Plushenko è caduto e non è riuscito a completare la combinazione. Nel libero due quadrupli ciascuno per Yagudin e Plushenko, tre per Goebel, l’unico capace di fare il Salchow. Totale quadrupli: 10. L’incremento è notevole ma non è durato a lungo. Dopo quell’edizione dei Giochi olimpici l’ISU è passata dal vecchio codice di punteggi 6.0 all’ISU Judging System, i salti in proporzione erano rischiosi e venivano pagati poco, e sono diminuiti.
Nel 2006 sia Plushenko che Stephane Lambiel hanno eseguito un quadruplo nel programma corto. Lambiel però ha completato la combinazione con un doppio, non con un triplo, e il suo Axel era solamente doppio. Tutti salti tripli per Jeffrey Buttle. Nel libero Plushenko e Buttle hanno eseguito un quadruplo, Lambiel due, ma i suoi Axel sono stati nuovamente doppi. Numero di quadrupli: 6.
La tendenza al ribasso è proseguita nel 2010. Gli Axel ormai sono tripli, ma nel programma corto solo Plushenko ha eseguito un quadruplo, Evan Lysacek e Daisuke Takahashi si sono accontentati di un triplo. Nel libero hanno fatto un quadruplo ciascuno Plushenko e Takahashi, il vincitore ha preferito usare una strategia diversa, e quel che ha fatto gli è bastato per andarsene a casa con l’oro. Totale quadrupli: 3.
La situazione nel 2010 non era molto diversa da quella che era nel 1998, dodici anni prima. In seguito alle polemiche l’ISU ha cambiato alcuni valori, in particolare quello dei quadrupli, e il numero dei quadrupli è aumentato di nuovo.
Nel 2014 nuovamente i tre pattinatori che sono saliti sul podio, Yuzuru Hanyu, Patrick Chan e Denis Ten, hanno presentato un quadruplo nel programma corto, e tutti e tre ne hanno presentati due nel libero. Totale quadrupli: 9. La gara è paragonabile a quella del 2002. A questo punto cos’è successo?
Hanyu ha aggiunto il secondo quadruplo nel programma corto, e il terzo in quello libero, nella stagione 2015-2016. Saltuariamente qualcuno lo aveva già fatto, nessuno con la stessa qualità di esecuzione. All’NHK Trophy 2015 Boyang Jin ha presentato due ottimi programmi. Nel programma corto ha eseguito una combinazione quadruplo Lutz-triplo toe loop notevole, che lo ha aiutato a stabilire il nuovo record del mondo corto nel TES. Non parliamo spesso dei record su un singolo aspetto del programma, ma ci sono anche questi. Il record di Jin è durato circa mezz’ora, poi è stato sbriciolato da un pattinatore che come lui faceva il toe loop, ma che come altro quadruplo eseguiva un Salchow, non un Lutz. La qualità di esecuzione però era tutt’altra. Nel libero le cose non sono cambiate, tre quadrupli per Jin, fra cui un Lutz, e una distanza fra Hanyu e Jin nel punteggio finale, di 55.97 punti. Con i suoi programmi Hanyu ha detto a tutti che se volevano avere qualche speranza di batterlo dovevano eseguire più quadrupli, e dovevano eseguirli meglio. Non è un cambiamento da poco quello che avviene in questo periodo.
Pensiamo a Patrick Chan. Chan ha vinto tre campionati del mondo di fila, nel 2011, 2012 e 2013. L’unione di aspetto artistico e aspetto tecnico elevatissimi era qualcosa che nessun altro aveva. È arrivato in cima, poi si è fermato. I suoi Mondiali li ha vinti con il quadruplo toe loop. Bastava, perché avrebbe dovuto fare di più? Uno nel programma corto, due nel libero, e per tre anni è stato il migliore. Però in quegli anni Chan non è cresciuto, e due mesi prima di Sochi è stato superato da qualcuno che aveva le idee chiare e una fame di vittoria superiore alla sua. Hanyu ha vinto, ma non si è mai fermato. Nella stagione 2014-2015 ha aggiunto solo la combinazione 3A+1Lo+3S. Avrebbe voluto aggiungere un altro quadruplo, una serie di problemi fisici notevole gli ha detto di no. Due quadrupli in più, uno per programma, sono arrivati nella stagione successiva. Nella stagione 2016-2017 ha aggiunto il quadruplo loop, non sostituendo uno dei due quadrupli nel libero, ma presentando quattro quadrupli. Nella stagione 2017-2018 ha aggiunto il quadruplo Lutz. Poi lo ha portato in gara una volta sola, ma semplicemente perché si è infortunato. I suoi programmi erano altri. Quanto quadrupli sono stati necessari per andare sul podio a PyeongChang?
Nel programma corto tutti e tre i pattinatori, Hanyu, Shoma Uno e Javier Fernandez, hanno eseguito un quadruplo da solo e la combinazione quadruplo-triplo. Nel libero Hanyu e Uno hanno eseguito quattro quadrupli, Fernandez due (ma sappiamo che avrebbe voluto eseguirne tre). Totale: 16 quadrupli. La crescita è notevole, ed essere arrivato al vertice con un tipo di pattinaggio ed esserci rimasto con il pattinaggio così cambiato, con questa longevità in un’epoca che richiede così tanto al fisico, è notevole.
Se prima ho elencato alcuni pattinatori più grandi di Hanyu ancora in attività, fra loro c’è una differenza enorme. Quanti quadrupli eseguono i vari Bychenko, Brezina, Fenz, Messing, o anche Brown? Quanto hanno vinto? E chi è che ha vinto di più nel quadriennio iniziato con la stagione 2018-2019? C’è molto Nathan Chen in queste statistiche, e non potrebbe essere diversamente. Ha vinto tutte le gare a cui ha partecipato, per forza è primo in quasi tutte le statistiche. Non sono così accecata dal tifo da non accorgermene. Ci sarebbe da discutere su parecchie situazioni, su inciampi non visti, su trottole che avrebbero dovuto essere annullate e invece hanno ricevuto punteggi molto alti, su cadute che sono state degradate considerandole errori meno gravi, su salti dalle rotazioni sospette, su GOE e PCS che hanno poca rispondenza su quanto vediamo nelle piste, e che ormai hanno portato tantissime persone, opinione pubblica e giudici, a smettere di ragionare e ad adeguarsi a una narrativa che ha già deciso chi è il più forte in modo del tutto acritico. I problemi sul punteggio di Chen li ho segnalati in più occasioni, ma potrei segnalarne molti altri se avessi il tempo per scrivere quanto vorrei. Per la narrazione… ci sono quelle che riguardano i giudici. Pensiamo a quest’affermazione:
Mi domando quanto debba essere strano un voto, secondo la signora Rutherford, per essere meritorio di una sanzione. Ho già parlato dei voti di Lorrie Parker a PyeongChang qui, qui e in chissà quanti altri punti. Con i suoi connazionali Parker si è discostata dai voti degli altri giudici più di quanto abbia fatto Feng Huang con le coppie cinesi. Se l’ISU ha ritenuto che i voti di Huang fossero di parte e lo ha sospeso, avrebbe dovuto fare lo stesso anche con Parker (e non solo con lei, sono molti, di molte nazionalità, i giudici che avrebbero meritato di essere sospesi). Però la narrazione di una famosa giornalista è questa, e se lei scrive così il pubblico si convince che va tutto bene e scrive assurdità di altro genere. Cose di questo tipo:
La domanda è stata fatta sulla pagina di un famoso analista. È un giornalista? Non ne sono sicura, il suo è l’unico nome che ho lasciato leggibile. Lui non ha risposto. Mi sarebbe piaciuto conoscere la sua opinione, ma pazienza. La prima persona che risponde lo fa in modo molto cafone, poi si sposta su un’altra diramazione della discussione. La persona che risponde dopo, che difende l’operato dei giudici, interloquisce in modo molto più corretto e fornisce la sua opinione. Per questa persona non realizzare un quadruplo è molto più grave che non realizzare un salto di una combinazione. Secondo lei si tratta di un grave errore che influisce sui components. Prendo atto dell’affermazione, su cui tornerò in seguito. A questo punto interviene una terza persona che esprime le sue perplessità attribuendo i components bassi a una valutazione errata da parte dei giudici, e qui ci imbattiamo in un problema importante. Per la persona che ritiene che mancare un quadruplo sia più grave che mancare un salto in una combinazione, il commento sui components bassi è dovuto alle solite teorie cospirazioniste, degne solo di una risata da parte delle persone serie. L’impressione che ne ricavo è che per questa persona chi critica i components e l’operato dei giudici merita di essere preso sul serio tanto quanto i terrapiattisti. Le teorie cospirazioniste sono queste. I complottisti pensano che ciò che non gli piace sia spiegabile solo con un grande complotto, con misteriosi burattinai che operano alle spalle di tutti. Perciò per questa persona qualche giudice ha imbrogliato, e cita Sochi 2014 – suppongo la gara femminile, ma quella non è stata l’unica gara dal risultato quanto meno dubbio, solo la più discussa – quindi afferma che i fan di Hanyu non sono pronti per una conversazione seria, senza lamentarsi (secondo lei erroneamente) per punteggi che ritengono bassi perché non sanno accettare una sconfitta.
Per gli imbrogli del passato, suggerisco a questa persona di leggere i 14 post che ho pubblicato nel mese di ottobre 2020 intitolati Di giudici, giurie e giudizi equi. In quei post ripercorro numerosissimi episodi della lunga storia del pattinaggio parlando di gare dal risultato quanto meno dubbio, e lo faccio non scrivendo mie opinioni ma riportando quanto scritto da altri. Di giudici disonesti, per un motivo o per un altro, ce ne sono sempre stati, perciò non si può sminuire la loro influenza come se sia stata circoscritta a un singolo episodio. Se ci sono dubbi, è perché i giudici ci hanno dato ampi motivi per dubitare di loro. Non dico che tutti i giudici siano scorretti, solo che il loro operato va monitorato. Se li controlliamo e scopriamo che hanno assegnato voti che rispecchiano davvero quanto fatto in pista da ciascun pattinatore… benissimo, non chiedo di meglio. Se li controlliamo e scopriamo che hanno votato nel modo sbagliato si possono aprire diversi scenari, dal dargli una migliore formazione, perché in qualche caso hanno semplicemente sbagliato, alla squalifica, perché in qualche caso hanno deliberatamente alterato, o provato ad alterare, il punteggio. Non possiamo dare per scontato che i loro voti siano corretti.
Fra gennaio e febbraio 2021 ho pubblicato numerosi post in cui ho fatto il controllo sul national bias di tutti i giudici nelle competizioni più importanti in quattro stagioni, dalla 2016-2017 in poi (prima o poi dovrò aggiungere le ultime due gare, Campionato del mondo e World Team Trophy 2021). Un certo numero di giudici si è rivelato corretto quando ha giudicato i suoi connazionali, altri giudici invece sono stati di parte. Questo è qualcosa che va controllato per tutti, senza dire che i fan si lamentano perché sono fissati con le loro teorie cospirazioniste. E i giudici possono assegnare voti errati anche per motivi diversi dal favorire loro connazionali. Prima di sminuire le lamentele di tutto un gruppo di fan, forse questa persona dovrebbe notare un dettaglio: i fan di Hanyu che si lamentano del punteggio sono tutte persone che hanno letto il regolamento. E questo fa la differenza. Sminuire una critica così, senza chiedersi se chi si lamenta possa avere le sue ragioni, è sbagliato. Magari le lamentele sono davvero senza fondamento, ma prima di dirlo bisogna controllare.
Dalla domanda iniziale sui PCS è scaturita una seconda linea di discussione. Chi ha risposto è un fan, e la conversazione è così surreale che sarebbe divertente, se non fosse preoccupante, perché a pensarla così sono in molti.
Secondo una persona che con molta finezza intima di stare zitta a una persona che ha semplicemente fatto una domanda, senza inflessioni positive o negative, Hanyu merita components non particolarmente alti perché ha eseguito un Salchow singolo al posto di un previsto quadruplo, e a sostegno della sua informazione ha citato il regolamento. E visto che il regolamento era stato citato anche prima, adesso lo vado a guardare.
Ripeto quanto scritto sul regolamento:
Serious errors are falls, interruptions during the program and technical mistakes that impact the integrity/continuity/fluidity of the composition and/or its relation to the music.
Aprire un salto in volo non è citato da nessuna parte, quindi non può in alcun modo essere considerato un serio errore. Chi lo afferma non conosce il regolamento. E al di là di questo… se la detrazione per una caduta è -1.00, che sia avvenuta su un quadruplo, un doppio o su in passo incrociato, all’inizio del programma o negli ultimi cinque secondi, perché dovrebbe avere la minima rilevanza se un salto aperto in volo era stato progettato come quadruplo o come triplo, all’inizio del programma o alla fine, da solo o come parte di una combinazione? Il pattinatore che apre in volo un quadruplo perde più punti in fatto di valore base, l’unica differenza è questa. La gravità dell’errore non cambia. A proposito, Chen di errori ne ha fatti due, un suo salto è stato contrassegnato come una q, ma visto che neppure questo è ritenuto dall’ISU un errore grave non mi sogno di dire che ci sarebbe dovuto essere un tetto ai components di Chen. I suoi components sono troppo alti, ma per altri motivi quali il (bassissimo) numero e la difficoltà dei passi che fa al di fuori della sequenza di passi o della sequenza coreografica.
Quindi Chen, che nelle ultime stagioni ha vinto tutte le gare a cui ha partecipato, domina in quasi tutti gli aspetti che ho controllato. Non discuto il fatto che sia forte ma mi domando se davvero abbia meritato tutte queste vittorie e i punteggi che gli sono stati assegnati. Punteggi che a volte hanno davvero poca attinenza con la realtà. Prendiamo questo elogio delle sue capacità che ho trovato su internet. La gara in questione è il campionato statunitense 2021, stavolta con le parole del famoso analista.
Domanda: se è behind rispetto alla musica, come fa a essere well timed? Non sono io a scrivere che è behind, è qualcuno che teoricamente è esperto e che apprezza molto Chen, altrimenti non scriverebbe che potrebbe guardare in continuazione quella sequenza di passi. Anch’io guardo continuamente alcuni programmi, ma solo quelli che mi piacciono davvero. Perciò, da dove deriva quel 9.50 in Interpretation?
Fra le altre cose sul regolamento c’è scritto chiaramente
Movements and steps in time to the music (Timing).
E i 1.79 punti di GOE sui passi, con ben quattro dei sette giudici che gli hanno dato +5? Ricordo che per la sequenza di passi il bullet 2, uno dei tre bullet obbligatori per avere un voto superiore al +3, è element matches the music. Anche senza assegnare la detrazione, compresa fra -2 e -4, per Does not correspond to the music, il voto massimo poteva essere un +3, e solo un giudice lo ha assegnato. Questo è solo uno dei tanti dettagli che mi lasciano perplessa. Perciò sui voti assegnati a Chen ho forti dubbi, e gli stessi esperti contribuiscono a farli crescere. Prima o poi lo dovrò guardare davvero, al momento non ho nemmeno guardato il suo libero del World Team Trophy. Non mi interessava, perciò ho chiuso il canale. Del suo programma so solo quel che dice il protocollo.
Detto questo, mettiamo da parte un attimo Chen, non per scarsa considerazione nei suoi confronti ma per chiederci se, rispetto agli altri pattinatori, Hanyu si è rivelato così scarso come sembrano pensare i critici. Se davvero non ha senso che continui a pattinare. Ricordiamo che anche negli anni migliori Hanyu non ha mai vinto tutte le gare a cui ha partecipato, con l’eccezione della sua seconda stagione junior. Al Four Continents Championship è arrivato secondo per ben tre volte, e se nella sua prima partecipazione l’argento è stato una piacevole sorpresa perché nessuno si aspettava che fosse già così forte, le altre due volte era lui il favorito. Nell’anno del primo successo olimpico ha dominato, ma nelle sue due gare di Grand Prix è stato sonoramente battuto da Patrick Chan. In due campionati del mondo Javier Fernandez è stato più bravo di lui. In ogni stagione Hanyu ha avuto almeno una gara, più spesso due, non proprio perfetta. Anche negli anni migliori. Certo, ci sono stati gli infortuni a infastidirlo, ma non è che di infortuni nelle ultime stagioni non ce ne siano stati. Se c’è una cosa che Hanyu non è mai stato è regolare. Il suo pattinaggio è rischioso, basta un niente per distruggerlo, e se quel niente arriva al momento sbagliato la gara la vince qualcun altro. Questo non significa che lui non sia forte, ma che quella gara è andata male. L’ho detto più in su, undici stagioni consecutive con almeno una medaglia in un campionato ISU (o nei Giochi olimpici, che sono un filo più importanti), e a quelle medaglie ne ha accostate altre sei nelle ultime sei finali di Grand Prix che ha disputato. Perciò, chi ha battuto Hanyu? Quanti avversari sono in grado di fare meglio di lui?
Campionato del mondo
| Oro | Argento | Bronzo | |
| Chen | 2 | ||
| Hanyu | 1 | 1 | |
| Kagiyama | |||
| Uno | 1 | ||
| Kolyada | 1 | ||
| Zhou | 1 |
Hanyu è secondo per numero e valore delle medaglie, superato dal solo Nathan Chen. Se i suoi risultati sono scarsi, cosa dovrebbero dire gli altri? Fra l’altro l’altro vincitore dell’argento, Kagiyama, è giovane e ha partecipato a un solo campionato del mondo senior (l’anno prima nella categoria junior aveva vinto l’argento), ma Uno, Kolyada e Zhou sono sempre stati presenti, mentre Hanyu ha saltato l’edizione del 2018 per infortunio. Possiamo dire che con Kagiyama non c’è una grande differenza, ma Hanyu ha senza dubbio superato tutti gli altri, i pattinatori che compaiono in questa breve tabella, e tutti quelli che non vi compaiono, pur avendo gareggiato meno di molti di loro. E questo pur essendosi presentato al Mondiale del 2019 ancora infortunato. Stava prendendo gli antidolorifici, e le sue pessime condizioni di salute sono confermate dal fatto che ha saltato il successivo World Team Trophy. Sarei curiosa di sapere quanti pattinatori sarebbero andati a medaglia nelle stesse condizioni. E quest’anno, al di là della difficoltà dell’allenarsi da solo – se ci sono dubbi su quanto sia difficile possiamo guardare cosa ha fatto Shoma Uno nelle gare di Grand Prix del 2019, e lui è rimasto senza allenatore per sei mesi, non per un anno – se i voti fossero stati assegnati in modo corretto sarebbe arrivato un altro argento, non un bronzo. Potrebbero esserci altre considerazioni da fare, ma visto che Hanyu è il primo a sminuire i problemi lascio stare, non perché non ci siano stati problemi indipendenti da lui, ma per rispetto nei suoi confronti.
È deludente un bronzo? Sì, certo, per un pattinatore che dal dicembre 2014 era sempre salito su uno dei primi due gradini del podio è deludente, ma questo ci dice solo una cosa: che le aspettative su di lui (e di conseguenza la pressione) sono altissime. Ricordo un dettaglio di cui avevo già scritto il mese scorso: con questo bronzo Hanyu ha conquistato la sua settima medaglia mondiale (in sole otto partecipazioni). Nel dopoguerra solo Jan Hoffman è stato capace di vincerne altrettante, e se alle medaglie mondiali aggiungiamo quelle olimpiche scopriamo che nessuno ne ha vinte tante quanto lui.
Nei suoi ultimi due campionati del mondo Hanyu non avrà vinto l’oro, ma ha comunque ottenuto un altro risultato importante che conferma la sua longevità ad altissimi livelli. Credo che in molti ci metterebbero la firma per stagnare a questo modo…
Podi consecutivi
A proposito di longevità ad alti livelli, il Campionato del mondo 2021 è stata la ventiquattresima gara internazionale consecutiva in cui Hanyu è salito sul podio. Gara internazionale, i tre ori e l’argento che ha vinto al campionato nazionale in questo dato non rientrano, così come non ho conteggiato neppure l’oro e i due bronzi al World Team Trophy. Nelle gare di squadra conta anche ciò che fanno gli altri, e non ha senso usarle per valutare la carriera di un pattinatore. Ventiquattro podi consecutivi, a partire dalla finale di Grand Prix 2014. In quante gare consecutive sono saliti sul podio gli altri pattinatori? Ho guardato solo chi è salito sul podio mondiale nel dopoguerra, prima le gare erano davvero troppo poche perché una statistica di questo tipo abbia senso. Forse avrei dovuto mettere un taglio più vicino a noi, magari negli anni ’70, ma qualsiasi data avessi scelto sarebbe stata arbitraria.
Nel mio elenco ho inserito solo i pattinatori che sono saliti sul podio in almeno dieci gare consecutive. Gli unici la cui striscia di podi è ancora aperta sono Hanyu e Chen.
| 28 | Plushenko | ||||
| 27 | |||||
| 26 | |||||
| 25 | Yagudin | ||||
| 24 | Hanyu | ||||
| 23 | |||||
| 22 | |||||
| 21 | |||||
| 20 | |||||
| 19 | Chan | Uno | |||
| 18 | |||||
| 17 | Orser | ||||
| 16 | Petrenko | ||||
| 15 | |||||
| 14 | |||||
| 13 | Fernandez | Lambiel | Stojko | ||
| 12 | Boitano | Browning | Button | Joubert | Lysacek |
| 11 | Calmat | Hoffman | Kovalyov | Nepela | |
| 10 | Chen | Chetverukhin | Honda |
Ok, forse non è tanto facile salire sul podio in 24 gare di fila. Se lo guardiamo bene mancano diversi campioni olimpici in quest’elenco, e anche pattinatori che hanno vinto più di un Campionato del mondo.
Grand Prix
In questo caso non ho considerato le gare di Grand Prix della stagione 2020-2021. Non l’ho fatto perché sono stati eventi domestici, e i campi di partecipazione delle diverse gare non erano paragonabili. In Cina non c’è stata gara, tanto è vero che sul terzo gradino del podio è salito Yudong Chen, un pattinatore che nella sua apparizione più importante, il Campionato del mondo junior del 2019, si è classificato venticinquesimo, mentre in Giappone la lotta era molto aperta (anche se non tanto quanto nella gara femminile in Russia). D’altro canto due tappe sono state cancellate dopo le assegnazioni, lasciando molti pattinatori (fra quelli presenti nel mio elenco si tratta di Kevin Aymoz, Michal Brezina, Jason Brown, Jun-hwan Cha, Nam Nguyen, Matteo Rizzo, Roman Sadovsky e Shoma Uno) senza la possibilità di competere. I pattinatori sono elencati per numero di ori, a seguire di argenti, e quindi di bronzi. L’ultima colonna indica il totale di medaglie conquistate. Se una o più medaglie sono state vinte nella finale fanno parte del numero totale, ma il loro numero e valore sono indicati fra parentesi .
| Oro | Argento | Bronzo | tot | |
| Chen | 6 (2) | 6 (2) | ||
| Hanyu | 4 | 1 (1) | 5 (1) | |
| Uno | 2 | 1 (1) | 3 (1) | |
| Samarin | 1 | 1 | 1 | 3 |
| Jin | 1 | 1 | ||
| Brezina | 2 | 2 | ||
| Brown | 2 | 2 | ||
| Aymoz | 1 | 2 (1) | 3(1) | |
| Aliev | 1 | 1 | 2 | |
| Voronov | 1 | 1 | 2 | |
| Han | 1 | 1 | ||
| Kvitelashvili | 1 | 1 | ||
| Messing | 1 | 1 | ||
| Nguyen | 1 | 1 | ||
| Cha | 3 (1) | 3 (1) | ||
| Rizzo | 2 | 2 | ||
| Ignatov | 1 | 1 | ||
| Sadovsky | 1 | 1 | ||
| Tanaka | 1 | 1 | ||
| Tomono | 1 | 1 |
Non li ho conteggiati, ma segnalo i nomi di coloro che compaiono in questa o in altre statistiche che sono saliti sul podio di una delle tappe di Grand Prix, se così le possiamo chiamare, di questa stagione: un oro per Nathan Chen, Boyang Jin, Mikhail Kolyada e Yuma Kagiyama, un argento per Vincent Zhou, Han Yan, Morisi Kvitelashvili e Kazuki Tomono e un bronzo per Keegan Messing.
Nelle gare vere, quelle con un campo di partecipanti regolare, Chen domina con sei ori. Dietro di lui c’è Hanyu. Davvero deludente vincere quattro ori e un argento. Il terzo classificato di ori ne ha vinti due, la metà, gli altri al massimo uno. E, per mettere i puntini sulle i, nel 2018 Hanyu si era qualificato per la finale, era primo nella classifica, ma non è andato perché era infortunato. Considerando i suoi risultati delle ultime sette stagioni, sembra probabile che un’altra medaglia sarebbe arrivata.
Nelle varie tappe del circuito, una delle sue quattro gare l’ha vinta nonostante un grave infortunio, quanto all’argento in finale… il discorso è lungo, e prima o poi dovrò affrontarlo sul serio, perché per quanto in quella gara abbia commesso errori, chi ha fatto più errori non è stato lui, sono stati i giudici.
Comunque l’argento in quell’unica partecipazione gli ha permesso di staccarsi da Takahashi e piazzarsi al secondo posto da solo nel numero di medaglie vinte in una finale di Grand Prix dietro al solo Plushenko. In questo caso ho elencato i pattinatori per numero di medaglie da quando esiste la gara, escludendo quelli che ne hanno vinta solo una. I pattinatori ancora in attività che ho lasciato fuori dall’elenco sono Mikhail Kolyada, Jun-hwan Cha e Kevin Aymoz, tutti vincitori di un bronzo.
| Oro | Argento | Bronzo | tot | |
| Plusheko | 4 | 2 | 1 | 7 |
| Hanyu | 4 | 2 | 6 | |
| Takahashi | 1 | 3 | 1 | 5 |
| Chen | 3 | 1 | 4 | |
| Chan | 2 | 1 | 1 | 4 |
| Stojko | 1 | 3 | 4 | |
| Oda | 2 | 2 | 4 | |
| Uno | 2 | 2 | 4 | |
| Yagudin | 2 | 1 | 3 | |
| Urmanov | 1 | 1 | 1 | 3 |
| Fernandez | 2 | 1 | 3 | |
| Lambiel | 2 | 2 | ||
| Joubert | 1 | 1 | 2 | |
| Lysacek | 1 | 1 | 2 | |
| Buttle | 2 | 2 | ||
| Eldredge | 1 | 1 | 2 | |
| Kozuka | 1 | 1 | 2 | |
| Goebel | 2 | 2 | ||
| Weir | 2 | 2 |
Vincere sei medaglie mi sembra tutt’altro che semplice, e Hanyu ci è riuscito in sole sette partecipazioni, e pur avendo saltato due edizioni della gara (e non sto considerando questa stagione così assurda che ha portato all’annullamento della gara) in anni in cui era al vertice. Plushenko le sue sette medaglie le ha vinte in otto partecipazioni, ha fatto un po’ meglio di Hanyu, Takahashi ha vinto cinque medaglie in sette partecipazioni, Patrick Chan, che per alcuni anni ha dominato il circuito, ha vinto quattro medaglie in otto partecipazioni. Proprio un risultato da nulla quello ottenuto da Hanyu.
Campionato europeo/Four Continents Championship
| Classifica | Oro | Argento | Bronzo |
| Aliev | 1 | ||
| Fernandez | 1 | ||
| Hanyu | 1 | ||
| Uno | 1 | ||
| Brown | 1 | ||
| Danielian | 1 | ||
| Jin | 1 | ||
| Samarin | 1 | ||
| Kagiyama | 1 | ||
| Kvitelashvili | 1 | ||
| Rizzo | 1 | ||
| Zhou | 1 |
In questo caso nessuno è stato capace di vincere più di una medaglia. A parità di medaglia i pattinatori sono elencati in ordine alfabetico. Vista la giovane età, Danielian e Kagiyama hanno potuto partecipare a una sola edizione, e sono saliti sul podio. Curiosamente tutti e quattro i vincitori dell’oro hanno partecipato alla gara una sola volta, vuoi perché troppo indietro nel campionato nazionale (Aliev in un’occasione è arrivato quinto), vuoi perché si sono ritirati (Fernandez), vuoi perché infortunati (Hanyu), vuoi per scelta (Uno).
Il successo di Hanyu ha un valore speciale se si considera che gli ha consentito di completare il Super Slam, cioè di vincere tutte le competizioni più importanti sia junior che senior. Prima di lui ci erano riusciti Yuna Kim (2005-2010), Maxim Trankov (2004-2014, con due partner diverse), Tessa Virtue/Scott Moir (2005-2016), Aljona Savchenko (1999-2018, con tre partner diversi) e Alina Zagitova (2016-2019). Sono pochini, al momento Hanyu è l’unico uomo a esserci riuscito e sappiamo già che a Pechino non si aggiungerà nessuno, non nella categoria maschile almeno, potrebbero farlo Wenjing Sui/Cong Han nelle coppie di artistico, mentre per qualcun altro la vittoria lascerebbe aperta la possibilità per un’eventuale conquista del Super Slam in futuro. Se non ho dimenticato nessuno nei miei controlli, l’unico che teoricamente ha la possibilità di farlo è Shoma Uno, ma sono tante le vittorie che gli mancano, e che gliene manchino così tante (oltre all’oro olimpico si tratta di Campionato del mondo e finale di Grand Prix) dopo sei stagioni senior non è incoraggiante.
Torniamo al discorso iniziale: fare qualcosa che nessun altro ha fatto non mi sembra esattamente stagnare. C’è un’altra cosa che Hanyu ha fatto in quella gara: ha stabilito il suo diciannovesimo record del mondo. Eravamo rimasti a 12 con il vecchio codice di punteggi, mi pare che se ne sia aggiunto qualcuno.
Record del mondo
| SP | FS | SP+FS | tot | |
| Hanyu | 3 | 2 | 2 | 7 |
| Chen | 3 | 3 | 6 | |
| Uno | 1 | 2 | 1 | 4 |
| Aliev | 1 | 1 | 1 | 3 |
| Rizzo | 1 | 1 | 2 | |
| Kolyada | 1 | 1 |
Ho considerato solo i record stabiliti da settembre 2018 in poi. Con il codice di punteggi appena cambiato, è ovvio che i il primo pattinatore che è sceso in pista ha stabilito il record, battuto più volte nella stessa gara, man mano che pattinatori più forti scendevano in pista. Perciò ho ignorato l’inizio della stagione, e anche così i vari Dmitri Aliev, Matteo Rizzo e Mikhail Kolyada sono un po’ degli infiltrati, anche se qualche medaglia importante l’hanno vinta tutti quanti. Con il nuovo codice di punteggi, Hanyu è quello che ha stabilito più record del mondo. Tre nel programma corto, due nel libero, due nella somma dei punteggi, sette in totale. Se questo è regredire…
Già che c’ero ho sommato i nuovi record a quelli vecchi – e ricordo che Hanyu è il detentore di tutti e tre i record storici – per vedere chi ha stabilito più record del mondo in carriera. Riporto solo i pattinatori che ne hanno stabiliti almeno tre:
| SP | FS | SP+FS | tot | |
| Hanyu | 10 | 5 | 4 | 19 |
| Plushenko | 5 | 4 | 4 | 13 |
| Chan | 3 | 2 | 2 | 7 |
| Chen | 3 | 3 | 6 | |
| Uno | 1 | 2 | 1 | 4 |
| Honda | 1 | 1 | 2 | 4 |
| Aliev | 1 | 1 | 1 | 3 |
| Takahashi | 1 | 1 | 1 | 3 |
| Weiss | 1 | 1 | 1 | 3 |
Punteggi oltre 100, 200 e 300
E, al di là dei record, della singola giornata positiva, quanto spesso ha ottenuto punteggi alti? Sopra i 100 nel programma corto, i 200 nel libero, i 300 nel totale? Guardo solo le gare internazionali. Per quest’ultima stagione considero solo Campionato del mondo e World Team Trophy, perché sono le uniche gare in cui c’è stata una giuria internazionale.
| 100 | 200 | 300 | tot | |
| Chen | 7 | 4 | 5 | 16 |
| Hanyu | 7 | 2 | 4 | 13 |
| Kolyada | 2 | 2 | ||
| Aliev | 1 | 1 | ||
| Kagiyama | 1 | 1 | ||
| Uno | 1 | 1 |
Qui torna in testa Chen, con Hanyu che non è tanto distante. Gli altri? In tre ci sono riusciti nel solo programma corto, due volte Kolyada, una ciascuno Aliev, Kagiyama e Uno. Per il momento l’impressione è che Chen e Hanyu facciano gara a sé, gli altri pattinatori possono inserirsi solo se loro fanno errori. Oltre i 300 punti nel totale sono andati solo Chen e Hanyu, più volte, e qualche volta hanno mancato di superare quella soglia per meno di un punto. Il personal best di Yuma Kagiyama è il 291.77 con cui ha vinto l’argento all’ultimo Campionato del mondo. Kagiyama è molto giovane e probabilmente si migliorerà nei prossimi anni, ma Hanyu ha ottenuto un punteggio più alto in sei occasioni, se avesse pattinato un po’ meglio – sarebbe bastato un errore in meno da parte di Hanyu, o che i giudici assegnassero voti corretti anche a uno solo dei due programmi eseguiti da Hanyu – avrebbe fatto di meglio anche al Campionato del mondo. Se Hanyu non sbaglia, almeno al momento è davanti a Kagiyama, e se questo è vero con lui…
Per vedere la distanza dagli altri, ricordo che nel totale il miglior punteggio di Uno è il 290. 41 stabilito alla Challenge Cup 2020. Hanyu ha ottenuto un punteggio più alto in otto delle undici gare che ha disputato, e in una delle tre in cui non c’è riuscito ha pattinato con una sola caviglia funzionante, e non era quella che usa per atterrare i salti. Il personal best di Kolyada sarebbe il 281. 69 dell’ultima Rostelecom Cup, ma l’ISU non considera i punteggi delle gare di Grand Prix di quest’ultima stagione perché i giudici erano tutti locali. Perciò il suo miglior punteggio è il 274.14 dell’ultimo World Team Trophy, Hanyu ha fatto meglio in dieci occasioni. Per Aliev il record è 272.89, stabilito al Campionato europeo 2020. Se Hanyu è intero, con gli altri la gara non c’è, c’è solo con Chen e, forse, con Kagiyama.
Questo per quanto riguarda quanto avvenuto negli ultimi anni. Io però amo anche guardare le statistiche totali, vedere per quanto tempo un atleta è rimasto al vertice. Con il vecchio codice di punteggi, il +3/-3, è stato Hanyu il primo a superare i 100 punti nel programma corto, ai Giochi olimpici del 2014. Il secondo è stato sempre lui, all’NHK Trophy del 2015. E in quella gara è stato anche il primo a superare i 200 punti nel libero e i 300 punti nel totale. È dalla stagione 2015-2016, quindi, che ho fatto la mia tabella controllando chi ha superato queste cifre. I pattinatori sono elencati in ordine di season best, perciò nella stagione 2015-2016 per il programma corto ho posto in cima Hanyu, con i suoi 110.96 punti (anche se non li ho trascritti, diventava complicato trascrivere tutto) e Javier Fernandez alle sue spalle con i suoi 102.54 punti, nella stagione successiva le posizioni si sono invertite perché Fernandez è arrivato a 109.05 punti e Hanyu solo a 106.53. Al fianco dei nomi dei pattinatori ho indicato quante volte in quella stagione quel pattinatore ha superato la soglia che ho indicato.
Ho considerato solo le competizioni con una giuria internazionale, quindi ho escluso sia i campionati nazionali che quelle specie di gare di Grand Prix che abbiamo avuto quest’anno. Una volta fatto il controllo per stagione, sono passata a quello per pattinatori. Le righe in grigio sono quelle in cui i pattinatori non hanno fatto neppure una gara internazionale, indipendentemente dal motivo (ritiro, infortunio, troppo giovane o, nel caso di Zhou, in questa stagione ha partecipato a una sola gara e non si è qualificato per il libero. Il numero indica ancora una volta in quante gare internazionali ciascun pattinatore è stato capace di superare la soglia che ho indicato. In alcuni casi ho inserito un asterisco. In questo caso il pattinatore ha superato la soglia solo in una competizione nazionale. In passato il dato non sarebbe molto rilevante, quest’anno ha un peso maggiore perché di gare internazionali ce ne sono state poche, e di conseguenza sono state poche anche le opportunità di ottenere punteggi alti.
Non tutti hanno gareggiato sempre, il fatto che qualcuno dei più forti si sia ritirato è un’ulteriore conferma della straordinaria longevità ad alto livello di Hanyu, ma ci sono diversi pattinatori più giovani di lui che hanno fatto capolino in questa tabella, magari hanno ottenuto punteggi alti per più stagioni, e che poi sono calati. Di fatto Hanyu ha iniziato a ottenere punteggi alti un anno prima di Chen, ma sono solo loro due i pattinatori capaci, anno dopo anno, di ottenere punteggi alti.
Campionato nazionale
Qui non faccio tabelle, e non solo perché per farle dovrei andare a controllare un bel po’ di campionati nazionali. Non tutti i campionati nazionali sono altrettanto difficili. La prima volta che ne ho parlato è stato qui, sono tornata su questo soggetto, con un diverso tipo di statistica, qui. Di fatto Hanyu ha partecipato a due edizioni del campionato nazionale, nel 2018 non è andato perché infortunato. In questo momento il campionato nazionale più difficile è quello femminile russo. Se ci limitiamo a guardare gli uomini, da oltre un decennio il campionato nazionale più difficile è quello giapponese.
La gara più importante è il Campionato del mondo (per la verità i Giochi olimpici sono più importanti, ma tutti quelli che hanno vinto una medaglia nelle ultime due edizioni dei Giochi sono stati capaci di salire sul podio mondiale, quindi non si aggiunge nessun nome). Trovati i nomi, ho controllato la nazionalità di chi è salito sul podio mondiale negli ultimi quadrienni olimpici, dalla stagione 2010-2011 in poi.
| CAN | CHN | ESP | JPN | KAZ | RUS | USA |
| Chan | Jin | Fernandez | Kozuka | Ten | Gachinski | Chen |
| Takahashi | Kolyada | Zhou | ||||
| Hanyu | ||||||
| Machida | ||||||
| Uno | ||||||
| Kagiyama |
Un canadese, un cinese. uno spagnolo, un kazako. In Russia e negli Stati Uniti il numero di pattinatori forti raddoppia, sono due. In Giappone sono sei. Volendo il controllo si può allargare alla finale di Grand Prix, gara a cui si qualificano i sei pattinatori migliori del momento.
Ho aggiunto un francese, un coreano, un russo… e un giapponese. In Giappone c’è lotta da oltre un decennio, e che Hanyu nelle sue due partecipazioni dopo gli ultimi Giochi olimpici abbia vinto il quinto oro, a cui ha affiancato un argento, è un risultato notevole. In teoria negli ultimi tre anni ha fatto meglio di lui Shoma Uno, con due ori e un argento, ma il primo oro Uno lo ha vinto in assenza di Hanyu e il secondo… ecco, devo davvero trovare il tempo per i giudici giapponesi, perché anche in questo caso i voti che sono stati assegnati hanno falsato il risultato. L’altro argento lo ha vinto Daisuke Takahashi, e anche qui servirebbe un discorso lungo. Ricordo che nel campionato giapponese chi ha vinto più titoli, 10, è Nobuo Sato (1956-65), seguito da Takeshi Honda (1995-2004), 6, e da Toshikazu Katayama (1932-37). Ryusuke Arikasa (1939-59), Minoru Sano (1972-76), Daisuke Takahashi (2005-11) e Yuzuru Hanyu (2012-20) sono a quota cinque.
Programmi
Ignoro i programmi di esibizione, non perché non siano meravigliosi (Crystal Memories è bellissimo, Masquerade… è Masquerade, non esistono parole adeguate per descriverlo, anche se questo è vero per quasi tutti i suoi programmi) ma perché, essendo stati proposti solo negli show in Giappone, non è detto che siano noti a livello internazionale. I fan li conoscono, ma rimango su quanto fatto nelle competizioni. Quattro programmi completamente nuovi più uno che è come se lo fosse.
Nella stagione 2018-2019 Hanyu ha disputato solo quattro gare. L’Autumn Classic International lo dimentichiamo, lì non era focalizzato sulla gara e ha pattinato male. A volte capita anche a lui, è umano. Di gare ne rimangono tre. Tre Otonal pattinati con testa e cuore, anche se il ghiaccio nel Grand Prix di Helsinki non era dei migliori e se al Mondiale ha fatto un errore sul Salchow. Otonal, musica di un compositore e pianista argentino. Origin lo abbiamo visto ancora meno. Origin è di un violinista nato in Ucraina e formatosi in Russia, la musica è completamente diversa, e quel che Hanyu ha fatto nella Rostelecom Cup conta poco. Si era infortunato qualche ora prima, ha cambiato completamente il layout, ha fatto qualche errore e ha comunque vinto. Sorvolo sulla forza che ci vuole prima per decidere comunque di gareggiare, e poi per fare quello che ha fatto lui, quello che è certo è che non ha presentato il programma che aveva in mente. E anche al Mondiale il layout era quello che voleva lui, la preparazione atletica no, e questo cambia tanto. Che abbia tenuto anche per la stagione successiva due programmi così poco sfruttati non è sorprendente.
Erano musiche molto diverse da quelle che aveva usato in passato, e questo comporta un lavoro notevole per trovare i giusti ritmi e la giusta interpretazione. E da una stagione all’altra ha cambiato comunque diversi dettagli, perché lui arricchisce sempre i suoi programmi. Se si confrontano le versioni di Helsinki con quelle delle gare di Grand Prix della stagione successiva è evidente. Ha interpretato questi programmi in cinque gare, poi ha deciso di cambiare. Chopin è stato un ritorno al passato, anche se ha unito al layout della stagione dei record alla sequenza di passi della stagione olimpica. SEIMEI è cambiato. Ci sono trenta secondi in meno ora, e non è una differenza da poco. Questi sono i layout nella stagione dei record, nei Giochi olimpici e al Four Continents Championship 2020. Non ho indicato dettagli occasionali legati alla singola gara come il livello della sequenza di passi o chiamate sul filo del flip. Nella stagione 2017-2018 SEIMEI è stato un programma tormentato, all’Autumn Classic International Hanyu non era del tutto a posto a livello fisico, ha cambiato il layout e ha fatto diversi errori, alla Rostelecom Cup più o meno ha presentato il layout che aveva in mente ma ha aperto in volo un salto e ha perso per strada una combinazione, perciò ho optato per la versione migliore del programma, anche se il layout è stato adattato alle sue condizioni fisiche precarie perché, se avesse potuto fare quel che voleva, Hanyu avrebbe presentato cinque quadrupli, fra cui un Lutz.
| 2015-2016 | OG 18 | 4CC 20 |
| 4S | 4S | 4Lz |
| 4T | 4T | 4S |
| 3F | 3F | 3A |
| FCCoSp3p4 | FCCoSp4 | 3F |
| StSq | StSq | FCCoSp4 |
| 4T+3T | 4S+3T | StSq |
| 3A+2T | 4T+REP | 4T+1Eu+3S |
| 3A+1Lo+3S | 3A+1Lo+3S | 4T |
| 3Lo | 3Lo | 3A+3T |
| 3Lz | 3Lz | |
| FCSSp4 | FCSSp4 | FCSSp4 |
| ChSq1 | ChSq1 | ChSq1 |
| CCoSp3p4 | CCoSP4 | CCoSp4 |
Nella stagione 2015-2016 e 2017-2018 la struttura del programma è la stessa, cambiano solo i dettagli. Come detto, ci sarebbero dovuti essere Lutz e loop quadrupli, è andata come è andata. La posizione di trottole, passi e sequenza coreografica e la collocazione delle combinazioni è la stessa. Nel Four Continents Championship c’è un salto in più prima della prima trottola, un triplo Axel, che viene eseguito da solo mentre in passato era stato in combinazione. Di fatto tutto quello che Hanyu fa dal secondo quadruplo in poi è diverso. Cambiano i tempi e i ritmi, ci sono meno di venti secondi fra il quadruplo Salchow e il triplo flip. Il secondo triplo Axel è diventato l’ultimo elemento di salto, e i salti si concludono con una combinazione, non con un salto da solo. E per poter eseguire gli stessi gesti della sequenza coreografica del passato, Hanyu ha accelerato la musica. Cambiare completamente i ritmi a questo modo è difficilissimo. Questo non è lo stesso programma del passato, anche se racconta la stessa storia. A livello fisico è un programma diversissimo, e per fare una scelta di questo tipo ci vuole un notevole coraggio, anche perché lui sapeva che tutti lo avrebbero confrontato con la versione migliore di se stesso. Ma quando mai non dimostra coraggio Hanyu? L’idea era riproporre questi due programmi a quel Campionato del mondo che non c’è stato.
In quest’ultima stagione sono arrivati due programmi nuovi, quasi interamente coreografati da Hanyu, soprattutto il corto, visto che fra lui e Jeffrey Buttle, e lui e Shae-Lynn Bourne, c’era un oceano. Sarei curiosa di sapere quanti pattinatori sono in grado di fare lo stesso tipo di lavoro sui loro programmi, e quanti sono in grado di allenarsi completamente in solitudine come ha fatto lui. Li terrà anche per la prossima stagione? Il libero sì, il corto non ha ancora deciso. Comunque li ha presentati solo in due gare internazionali e in una nazionale, se decidesse di riutilizzarli entrambi non ci sarebbe nulla di male. Il corto è Let Me Entertain You di Robbie Williams, ed è un programma diversissimo da quelli che ha interpretato nelle ultime stagioni agonistiche. Non che non avesse interpretato un brano simile in passato, il Let’s Go Crazy della stagione 2016-2017 ha la stessa carica di energia. Vorrei sapere quanti pattinatori sono in grado di pattinare programmi così tecnicamente complessi – non solo i salti ma anche i passi, le trottole e tutte le transition che ci sono fra un elemento e l’altro – alla stessa velocità. Le prime due interpretazioni sono state praticamente perfette, anche se in un’occasione una trottola è magicamente sparita, sulla terza c’è stato un atterraggio un po’ in punta sul triplo Axel, come lo ha definito qualcuno. Regresso? Ma dove?
Il libero è Ten to Chi to, anche se per rendere le cose più semplici agli occidentali (e lo sono pure io, ma in non mi faccio problemi a fare qualche ricerca se qualcosa mi interessa) lo possiamo chiamare Heaven and Earth. Musiche giapponesi, musiche diversissime da quelle di Otonal, o Origin, o Let Me Entertain You. E pure da quelle di SEIMEI, anche se in tanti non se ne sono accorti. Ora so qualcosa di quella storia, ho idea di chi sia stato Uesugi Kenshin, la prima volta che ho visto Hanyu interpretare il programma, al momento l’unica volta che lo ha interpretato in modo perfetto, non ne avevo idea, ma la differenza fra i due programmi l’ho vista. Non è difficile vederla, basta guardarli senza preconcetti. SEIMEI è potente, Ten to Chi to gioca più sulle sfumature. Abe no Seimei è un personaggio molto meno tormentato da interrogativi morali rispetto a Uesugi Kenshin, e la cosa si vede. E anche per chi non conosce taiko, biwa e koto, la differenza fra un tamburo e degli strumenti a corda dovrebbe essere evidente. Ho parlato brevemente di questo programma – niente commenti tecnici, solo qualcosa di contorno e la mia reazione emotiva – qui. Programmi che hanno la stessa densità di Ten to Chi to… io credo di non aver mai visto nulla di simile, e di programmi ne ho visti parecchi.
Pensiamoci un attimo. Si tratta di una colonna sonora, quindi la musica di Ten to Chi to non è esattamente musica classica giapponese, però è musica giapponese. Ci sono le sue origini lì dentro. La sua cultura. Il pattinaggio artistico è dominato dalle musiche occidentali. Anche i pattinatori orientali pattinano quasi sempre sulle musiche occidentali, ho parlato qui del fatto che se i giudici non gradiscono la musica, o se non la conoscono, e con la musica orientale questo è fin troppo spesso vero, i voti si abbassano. I giudici non capiscono il programma e credono che non sia abbastanza artistico.
Onestamente io adoro quando i pattinatori scelgono di pattinare su una musica che li rappresenta davvero, che è loro, e per quanto abbia visto programmi memorabili vorrei che i pattinatori si orientassero un po’ più spesso su qualcosa di diverso dalla Carmen, dal Bolero, dalle Quattro stagioni. Anche Hanyu ha pattinato su musiche molto usate, nella prima stagione olimpica il libero era sul Romeo e Giulietta di Nino Rota, la stagione successiva ha usato Il fantasma dell’opera di Andrew Lloyd Webber. Hanyu ha scelto la musica di Isao Tomita per motivi personali, ma non di meno si tratta di una scelta coraggiosa che testimonia la sua continua crescita personale.
Salti
In tutte e tre le stagioni il layout del programma libero ideato da Hanyu è stato un layout con quattro quadrupli. Non sempre lo ha completato, qualche volta ha fatto errori, in una gara è sceso in pista da infortunato e ha deliberatamente eliminato uno dei quadrupli, in un’altra ha aggiunto un quadruplo in più. Quanti quadrupli eseguono i pattinatori nei loro programmi? Ho controllato solo le gare di Grand Prix (junior e senior), i campionati continentali, il Campionato del mondo (junior e senior) e il World Team Trophy dalla stagione 2018-2019. Ho considerato anche le gare di Grand Prix dell’autunno 2020. I giudici saranno anche stati locali, ma non sono loro a decidere quanti quadrupli un pattinatore mette nel suo layout. Ho contato il numero dei quadrupli registrati dal protocollo, indipendentemente dalla loro riuscita. Ricordo che prima di queste stagioni Nathan Chen era stato l’unico a eseguire sei quadrupli in un programma di gara. A cinque era arrivato Vincent Zhou, anche se si potrebbe discutere a lungo della qualità dei suoi quadrupli. A quattro non ho controllato, ma se la memoria non m’inganna si tratta dei soli Jin, Hanyu e Uno. Vediamo allora cosa è successo in tempi recenti. L’elenco comprende solo i pattinatori che hanno eseguito almeno tre quadrupli nel loro libero.
| Numero di quadrupli | 5 | 4 | 3 |
| Chen | 2 | 4 | 5 |
| Hanyu | 1 | 6 | 2 |
| Uno | 7 | 3 | |
| Jin | 1 | 5 | |
| Kvitelashvili | 5 | ||
| Siao Him Fa | 5 | ||
| Zhou | 4 | ||
| Grassl | 3 | ||
| Aliev | 2 | ||
| Gogolev | 2 | ||
| Kagiyama | 2 | ||
| Sato | 2 | ||
| Ignatov | 1 | ||
| Lazukin | 1 | ||
| Miura | 1 | ||
| Sadovsky | 1 | ||
| Samarin | 1 | ||
| Savosin | 1 | ||
| Yamamoto | 1 |
Due soli pattinatori – sempre loro, Chen e Hanyu – hanno eseguito almeno un libero comprendente cinque quadrupli, ed è qualcosa di notevole. L’abitudine è eseguirne quattro, anche se a volte le cose possono cambiare. Talvolta Chen scende a tre in gare in cui sa che gli bastano tre quadrupli per vincere. In cinque dei suoi undici liberi ha eseguito tre soli quadrupli, il 45% delle volte. Hanyu ne ha eseguiti solo tre in due dei nove liberi che ha interpretato, il 22% delle volte. Una delle due gare è l’ultima che ha disputato, il World Team Trophy perché la lama del pattino gli è finita in un buco che lui stesso aveva fatto nel ghiaccio durante il riscaldamento proprio al momento dello stacco del Salchow, e tutto quel che è riuscito a fare è stato solo un singolo. Non una scelta quindi, ma un errore. L’altra gara è la Rostelecom Cup 2018, quando si è infortunato qualche ora prima di scendere in pista. Da infortunato ha tolto un quadruplo, ne ha lasciati tre. Hanyu è un pattinatore che non scende a compromessi. Lui dà il massimo, sempre. Poi può sbagliare, è umano anche se a volte scherzando lo definiamo un alieno, ma indipendentemente dalle circostanze il rispetto per chi è andato a vederlo e merita il meglio da lui, per gli avversari che vengono sempre presi sul serio, è altissimo. Se non ci sono situazioni particolari a forzargli la mano, è dalla stagione 20176-2017 che il suo layout è costituito da quattro quadrupli, e nella stagione olimpica solo un infortunio gli ha impedito di realizzarne uno con cinque. Gli unici altri che nelle ultime tre stagioni hanno presentato quattro quadrupli sono Shoma Uno, sette volte, ma spesso la qualità è stato un problema, e Boyang Jin, una volta sola. Per gli altri al massimo i quadrupli sono stati tre. È abbastanza probabile che qualcuno dei pattinatori più giovani presenterà in futuro layout più impegnativi, certo quel che fa Hanyu non è da pattinatore in fase di regresso.
Ero già andata oltre, avevo già scritto un paragrafo che si trova più in basso, che mi è venuta un’altra malsana idea. Quanti quadrupli hanno fatto i pattinatori? E con quanto successo propongono programmi complicati? Ho preso i pattinatori che nelle ultime tre stagioni hanno vinto una medaglia al Campionato del mondo, in uno dei due campionati continentali o alla finale di Grand Prix. Per loro ho guardato tutte le gare internazionali, comprese gare come l’Universiade o quelle finte gare di Grand Prix che abbiamo avuto quest’anno. L’unica eccezione che ho fatto è il Japan Open, non ce la faccio proprio a considerarlo una gara. Da notare che, se lo avessi considerato, sarebbero peggiorate le statistiche sia per Nathan Chen che per Shoma Uno. Nelle due edizioni a cui hanno partecipato Chen ha completato quattro quadrupli con GOE positivo, tre con GOE negativo ed è caduto tre volte. Uno ha completato due quadrupli con GOE positivo, quattro con GOE negativo, ed è caduto due volte. Numeri che ho visto e non ho conteggiato.
Ho contato tutti i quadrupli, dividendoli in due gruppi, quelli dal GOE positivo e quelli dal GOE negativo. Se un salto è stato degradato l’ho comunque conteggiato. L’idea del pattinatore era fare un quadruplo, poi che non gli è riuscito è un altro discorso. Solo i salti aperti in volo non rientrano nei miei numeri. La terza colonna è il numero di quadrupli eseguito dai pattinatori, ed è questa la colonna che ho usato per metterli in ordine, da chi ne ha fatti di più, indipendentemente dalla loro qualità, a chi ne ha fatti di meno. Chi ne ha fatti di meno è Javier Fernandez. Per forza, ha partecipato a una sola gara, e di allenamento vero ne aveva pochino visto che fino a un mese prima della gara era impegnato in un tour di esibizione. Chi ne ha fatti di più è Morisi Kvitelashvili. Non che sia stato il migliore, ha semplicemente eseguito più quadrupli sia di Hanyu che di Chen perché ha partecipato a 17 gare, contro le 11 degli altri due pattinatori. Quanto alla qualità… La quarta colonna indica la percentuale di realizzazione di salti con un GOE positivo. Ho evidenziato in grassetto chi ha eseguito correttamente almeno due terzi dei quadrupli che ha provato, e non sono tanti. Sono molti di più, li ho evidenziati in rosso, coloro che hanno avuto un GOE negativo più della metà delle volte. Segue il numero di cadute. Sono davvero tante. Tre pattinatori in media hanno fatto più di una caduta a gara, solo due- Hanyu e Chen, tanto per cambiare – sono caduti in meno di un terzo delle gare a cui hanno partecipato. Loro sono fra coloro che fanno più quadrupli, e sono anche coloro che più spesso rimangono in piedi. Una delle cadute di Hanyu, ricordo, è avvenuta alla Rostelecom Cup 2018, quando ha pattinato da infortunato, e che in quella circostanza sia caduto una volta sola la dice lunga sulle sue capacità e sulla sua determinazione. Poi è vero che Chen ha una percentuale di GOE positivi migliore della sua, ma è anche vero, al di là di circostanze occasionali come l’infortunio di Hanyu che ha un po’ peggiorato le sue statistiche, o una certa caduta non vista per Chen che ha un po’ migliorato le sue, che il tempo che dedicano alla preparazione dei salti non è minimamente paragonabile. Mi sa che ci dovrò lavorare sopra… Con i numeri è più facile lavorare, ma i numeri non dicono tutto. Comunque siamo sempre lì, Hanyu e Chen fanno più quadrupli degli altri e li fanno molto meglio degli altri. In alto ci sono loro, gli altri pattinatori inseguono. A livello percentuale fra GOE positivi e negativi anche Kagiyama è messo bene, a livello di cadute un po’ meno. Lui (come Danielian) è molto giovane, bisogna ancora capire come crescerà. Perciò chi critica Hanyu ritenendo che non faccia più nulla di speciale (e per capirlo gli basterebbe guardare i suoi programmi, che dicono molto più di quel che dico io), forse si può aiutare con qualche numero.
| GOE + | GOE – | tot | % | cadute | gare | |
| Kvitelashvili | 37 | 33 | 70 | 52,86 | 21 | 17 |
| Uno | 36 | 32 | 68 | 52,94 | 20 | 13 |
| Hanyu | 45 | 18 | 63 | 71,43 | 3 | 11 |
| Chen | 51 | 10 | 61 | 83,61 | 3 | 11 |
| Jin | 29 | 25 | 54 | 53,70 | 18 | 12 |
| Samarin | 22 | 26 | 48 | 45,83 | 13 | 15 |
| Zhou | 13 | 29 | 42 | 30,95 | 6 | 10 |
| Aliev | 25 | 13 | 38 | 65,79 | 9 | 10 |
| Cha | 14 | 20 | 34 | 41,18 | 12 | 12 |
| Aymoz | 14 | 16 | 30 | 46,67 | 10 | 13 |
| Rizzo | 10 | 20 | 30 | 33,33 | 12 | 17 |
| Kagiyama | 20 | 5 | 25 | 80,00 | 7 | 13 |
| Danielian | 4 | 5 | 9 | 44,44 | 6 | 8 |
| Brown | 5 | 5 | 0,00 | 9 | 12 | |
| Fernandez | 3 | 1 | 4 | 75,00 | 1 |
Al di là del numero dei quadrupli, ci sono altri dettagli interessanti, altre cose che dimostrano la continua ricerca di Hanyu di spostare i limiti di ciò che è possibile fare. Al momento è stato lui l’unico pattinatore a presentare in gara la sequenza quadruplo toe loop-triplo Axel. È praticamente sicuro che non la farà più perché le sequenze, in termini di punteggio, non sono pagate abbastanza bene, indipendentemente dalla loro difficoltà, ma quel che ha fatto Hanyu è difficilissimo e nessun altro si è azzardato a provarci. Ha completato per la prima volta la sequenza nel Grand Prix di Helsinki nel 2018. In quell’occasione il GOE è stato negativo. Al Campionato del mondo 2019, però, il GOE è stato positivo.
C’è un’altra cosa che Hanyu ha fatto a Helsinki. Questi sono stati i suoi salti:
4Lo, 4S, 3Lo, 4T, 4T+3A+SEQ, 3F+3T, 3A+1Eu+3S
Notato un dettaglio? Non c’è neppure un doppio. Questo è stato il primo programma mai eseguito composto solo di salti tripli e quadrupli (più un inevitabile euler). Solo altre due volte è stato proposto un layout privo di doppi, da lui stesso e da Chen al Campionato del mondo 2019.
A Skate Canada 2019 Hanyu è diventato il primo pattinatore capace di completare la combinazione 4T+1Eu+3F. Non è stato il primo a provarla, il primo a eseguirla correttamente sì. Con i salti (per la verità non solo con i salti, ma con i salti è più facile fare statistiche) è sempre all’avanguardia.
Ora sta provando a eseguire il quadruplo Axel. Per il momento c’è stato un solo tentativo ufficiale, compiuto da Artur Dmitriev Jr. alla Rostelecom Cup 2018. Dmitriev è atterrato completamente in avanti ed è caduto, e il salto è stato giustamente degradato. Vedremo quel che avverrà la prossima stagione, ma il fatto che Hanyu stia lavorando seriamente su questo salto significa che vuole spostare di nuovo i limiti del possibile. E se qualcuno si azzarda a parlare di regresso, o anche solo di stagnazione, significa che non ha capito nulla.
Laurea
In mezzo a tutto questo Hanyu si è anche laureato. Per quanto molti media sembrano conoscere l’esistenza solo delle Università statunitensi, di un paio inglesi, di una francese e di quelle del loro paese, esistono Università pure in Giappone. Qualcuna è pure molto valida. E Waseda è una delle migliori. La tesi di Hanyu, intitolata “A Feasibility Study on Utilization in Figure Skating by a Wireless Inertia Sensor Motion Capture System”, potrebbe rivoluzionare il sistema di giudizio nel pattinaggio rendendolo molto più affidabile, se soltanto l’ISU decidesse di adottare il sistema da lui studiato. Lo farà? Questo solo il tempo lo può dire, quel che è certo è che l’impegno di Hanyu nel pattinaggio non è limitato a quel che fa nelle gare, e questa tesi potrebbe rivelarsi più importante di un oro olimpico.
Hanyu è una leggenda, e quel che ha fatto, e che sta ancora facendo, va molto al di là di quanto chiunque altro abbia mai fatto nel pattinaggio. Non vince tutte le gare? Va bene, non vince tutte le gare. Ha già vinto abbastanza per almeno due carriere, e sta ancora continuando a spostare i limiti della sua disciplina come quando, da bambino, batteva pattinatori più grandi di lui qualificandosi per gare a cui non poteva partecipare perché non aveva ancora l’età.
